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domenica 19 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 19: Together (2025)

Qualche giorno dopo l'uscita sono corsa in sala a vedere Together, diretto e sceneggiato dal regista Michael Shanks, ma ho deciso di tenermelo per la Nuovi Incubi Halloween Challenge, visto che il tema odierno era "Horror Romance".


Trama: Tim e Millie, coppia ormai di lunga data, si trasferiscono in un paesino sperduto per via del lavoro di lei. Un giorno, facendo un'escursione del bosco, cadono in una caverna sotterranea che contiene una pozza d'acqua. Assetato, Tim la beve e da quel momento comincia a cambiare...


"Ma che vaccata!". Con buona pace del claim di "horror dell'anno", è questo che ho esclamato alla fine di Together. L'ho fatto ridendo, quindi permettetemi di elaborare, prima di dirmi che non capisco una mazza di horror in particolare e di cinema in generale. Together è l'opera prima del regista australiano Michael Shanks, che ne ha scritto anche la sceneggiatura. Il film ha una forte componente romance, infatti inizia nel bel mezzo di quel tremendo bivio in cui si vengono a trovare la maggioranza delle coppie dopo anni di frequentazione o convivenza, ovvero "o ti lasci o ti sposi", aut aut che a me è sempre sembrato la summa di tutta la stupidità umana. Nel caso di Tim e Millie, i due protagonisti, è però un bivio quantomeno sensato, visto che i due sembrano stare assieme per abitudine, più che per un sentimento sincero, soprattutto per quel che riguarda Tim. Quest'ultimo incarna il belino mollo per eccellenza, un thirtysomething fallito, un uomo senza spina dorsale a prescindere dai traumi che la vita gli ha fatto piombare addosso; disperato all'idea di perdere la libertà di essere patetico cercando di trovare (ancora) la sua strada nella vita, è comunque incapace a troncare i rapporti con Millie, la quale, pur essendo una scassapalle da primato (ma la si può capire, vista la pittima con cui sta) proiettata verso la perfetta vita di coppia, cerca almeno di salvare il salvabile e trovare un modo per mantenere economicamente sé stessa e l'ameba. Per fare ciò, Millie decide di portare via Tim dalla città, convinta che lì l'immaturo avrà modo di fare pace col cervello e coi suoi sogni di gloria infranti, mentre lei lavorerà come insegnante. Purtroppo, durante una camminata nel bosco succede qualcosa che muta profondamente la fisiologia di Tim, costretto, da quel momento in avanti, ad esprimere in maniera fisica quella dipendenza mentale da Millie di cui lui nemmeno è consapevole. Qui entra a gamba tesa l'aspetto body horror del film, ampiamente anticipato dai trailer, un elemento tuttavia assai trattenuto, salvo per un paio di scene splatter, perché Together preferisce piuttosto muoversi nel campo della commedia nera grottesca, da qui la mia divertita definizione di "vaccata".


Intendiamoci, la visione di Together è un'ordalia, proprio perché anticipa (attraverso suoni da far accapponare la pelle, incubi allucinati che sono la parte migliore del film e un paio di spoilerose ed inutili scene iniziali che vi consiglierei di evitare se avete a cuore gli animali) tutta una serie di probabili "cose" che chi conosce Yuzna e Gordon si aspetta con trepidante orrore. Che poi queste cose siano molto attenuate è, a mio avviso, un altro elemento che mi ha portata a considerare Together un'opera incerta e riuscita a metà, benché molto divertente. Il finale (ma, più in generale, tutto il film), infatti, ha la natura ambigua di qualcuno che vuole tenere il piede in due scarpe. Da una parte, Michael Shanks sembra impegnarsi con tutto se stesso a rappresentare Millie e Tim come una coppia "sbagliata", anche per quel che riguarda i desideri dei singoli individui, che palesemente cozzano tra loro; tuttavia, il film parrebbe mettere anche in guardia da quel dolore inestricabilmente legato alla separazione, che porterebbe i due a perdere un pezzo importante di loro stessi, dopo una vita passata insieme. Sono concetti complessi e zeppi di sfaccettature, che però il regista tronca proprio quando si fanno più interessanti, privando prima Millie della volontà di scelta, poi ricorrendo a una repentina "illuminazione" (o pentimento, non saprei) di Tim, improbabile visti gli orrori ai quali il ragazzo ha assistito. Nel finale frettoloso, si butta tutto in caciara grazie alla canzonetta più gnegna delle Spice Girls e si cerca di ovviare a una cupa tragedia sostituendola ad una leziosa arrendevolezza, senza avere però il coraggio di prendere una posizione netta rispetto alla natura del finale. Per quanto mi riguarda, trattasi di tragedia, però visto il registro utilizzato non sono sicura che una simile interpretazione fosse nelle intenzioni del regista. Inoltre, in maniera abbastanza scorretta, per troncare sul nascere ogni domanda dello spettatore, Michael Shanks cala il jolly di un'immagine di chiusura a dir poco grottesca.


A parte questi dubbi legittimi, che imputerei ad eccessivo entusiasmo di un regista/sceneggiatore alla prima opera, Together non è un brutto film. Io i fratelli Franco non li sopporto e fanno il paio coi Duplass, ma è innegabile che Dave Franco ed Alison Brie, coppia anche nella vita reale, abbiano un'incredibile alchimia. Tim e Millie sono detestabili, soprattutto lui, ma verosimili, e vederli battibeccare nei momenti più horror del film dà una sferzata di energia al tutto, rendendo Together spesso esilarante. Inoltre, Michael Shanks ha un buon occhio per le inquadrature e confeziona un paio di sequenze notevoli, in sinergia perfetta con l'intelligente montaggio di Sean Lahiff, in particolare quando si manifestano i primi effetti della "malattia" di Tim o durante i suoi terrificanti incubi, che mi hanno fatto fare più di un salto sulla sedia. Non perdono, però, l'orrore digitale che mi sono trovata davanti nella scena clou. Salvo un paio di necessari ritocchi a computer, la maggior parte degli effetti speciali di Together sono artigianali e si vede, anzi, c'è un lavoro di arti ed appendici prostetiche a dir poco eccellente, anche e soprattutto in sequenze potenzialmente scult come quella del bagno. Ma quello schifo inguardabile sul finale rientra in toto nella mia definizione di "imbarazzante", e non credo neppure per un secondo che non ci fosse un modo per realizzare il tutto artigianalmente, visto quello che riuscivano a fare negli anni '80. Anche per questo, "horror migliore dell'anno" un par di balle. Una visione piacevole, divertente, interessante, tutto quello che volete, non rimpiango assolutamente i soldi spesi e sono contentissima di essere andata al cinema. Ma quest'anno ho visto almeno cinque/sei film migliori. 


Di Dave Franco (Tim), Alison Brie (Millie) e Damon Herriman (Jamie) ho già parlato ai rispettivi link.

Michael Shanks è il regista e produttore della pellicola, inoltre interpreta Simon. Australiano, anche produttore, montatore, animatore e tecnico degli effetti speciali, è al suo primo lungometraggio. 



martedì 15 settembre 2020

The Rental (2020)

C'è una serie di horror thriller usciti ultimamente che hanno attirato la mia attenzione e nei prossimi giorni dovrei riuscire a guardarli e a parlarne. Il primo è The Rental, diretto e co-sceneggiato dal regista Dave Franco. P.S. Come avrete notato, si torna a rallentare, gente. Purtroppo, la sfiga non dà tregua.


Trama: due coppie di amici decidono di passare un weekend in una lussuosa villa in affitto. Una volta arrivati, cominciano le tensioni e i misteri...



Dave Franco è l'inespressivo fratellino del ben più famoso James, ed è un attore apprezzato giusto nell'interessante The Disaster Artist e per il resto dimenticato. Non ho guardato The Rental per amor di Franco, dunque, ma per quel gran figo di Dan Stevens, tuttavia mi sono accinta alla visione curiosa di capire cosa avrebbe potuto combinare, uno che come attore non è granché, dietro la macchina da presa e alla sceneggiatura. La risposta è: avrebbe potuto fare di meglio, ma anche di peggio. The Rental è infatti una di quelle pellicole passabili di rientrare nel cosiddetto genere mumblegore; per chi non sapesse di cosa sto parlando, i film mumbleCore sono solitamente indipendenti, si concentrano prevalentemente sui dialoghi tra personaggi e sull'approfondimento di legami e rapporti interpersonali, e hanno per protagonisti persone che non superano i quarant'anni. Se alla C sostituite la G, avrete il mumblegore, ovvero la versione horror di questo genere di pellicole, di cui The Rental può dirsi un esponente. Non dei migliori, come ho scritto su, anche perché verso il finale il film cambia strada e diventa un banale slasher "bianco", ovvero senza quasi una goccia di sangue, mentre la parte che precede l'esplosione dell'azione improvvisa è molto più interessante e il suo unico problema è giusto quello di mettere in scena quattro personaggi di cui solo uno apprezzabile, la bella Mina. Gli altri vanno dall'odioso al detestabile, con varie sfumature che passano dal figonzo che sa di esserlo e se ne approfitta (indovinate un po' chi...), alla fidanzata spaccamaroni la cui idea di divertimento coincide col drogarsi, per arrivare al fratellino testa di cazzo e fallito. A far scoppiare la miccia di tensioni, cose non dette e conflitti latenti ci pensa il fratello dei proprietari della villa in affitto, un razzista misogino che si ritrova a diventare anche involontario capro espiatorio per qualcosa di assolutamente imprevedibile.


Imprevedibile fino a un certo punto ovviamente, ché una volta svelato l'arcano che tanto danno causerà ai quattro baldi fanciulli, lo svolgimento del film diventa di una banalità sconcertante e la noia è lì che attende, subito dietro l'angolo. Peccato, perché oltre ad avere occhio per la scelta degli attori (Sheila Vand ha la fortuna di avere il personaggio più interessante ma anche gli altri attori sono perfetti per i rispettivi ruoli e una menzione speciale la merita Toby Huss, assolutamente detestabile e laido) mi è parso che, nonostante qualche scivolone patinato (la scena della doccia è terribile, giuro), Dave Franco abbia anche gusto per i colori e le riprese in interni. Purtroppo, il suo non è uno stile riconoscibile e a tratti pare più una scopiazzatura dei cliché del genere, privati di buona parte della personalità, e ciò mi fa pensare che la sua inespressività attoriale si sia trasferita anche alla regia e alla sceneggiatura, arrivando a fare di The Rental un film gradevole ma dimenticabile nel giro di un paio di giorni, perso nella marea di altri horror, thriller, mumblegore e quant'altro, che periodicamente escono negli States. Fortuna che Dan Stevens è sempre un bel vedere!


Del regista e co-sceneggiatore Dave Franco ho già parlato QUI. Dan Stevens (Charlie) e Alison Brie (Michelle) li trovate invece ai rispettivi link.

Sheila Vand interpreta Mina. Americana, ha partecipato a film come Argo, A Girl Walks Home Alone at Night, Holidays, Xx - Donne da morire; come doppiatrice ha lavorato in BoJack Horseman. Ha 35 anni.


Se The Rental vi fosse piaciuto recuperate The Invitation (lo trovate tranquillamente su Prime Video). ENJOY!

venerdì 23 febbraio 2018

The Disaster Artist (2017)

Come avrete già intuito dal post su The Room, oggi parlerò di The Disaster Artist, diretto nel 2017 dal regista James Franco e tratto dal libro omonimo di Greg Sestero e Tom Bissell, candidato all'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.


Trama: il giovane Greg, attore di belle speranze, viene attirato dalla carismatica figura di Tommy Wiseau, anch'egli desideroso di diventare attore ma assolutamente NON portato per intraprendere la carriera. Nonostante tutto, i due diventano amici e decidono di realizzare il loro film, The Room, senza immaginare che l'opera verrà consacrata ai posteri come il Quarto potere dei film brutti.



Il mondo del cinema è davvero un universo a parte dove può succedere di tutto. Ci sono film oggettivamente belli che magari la gente dimentica dopo due o tre giorni, ci sono i capolavori che vengono riconosciuti subito, quelli che ci mettono anni per ottenere questo status, le robe orrende che giustamente vengono subito stroncate e condannate all'oblio... e poi ci sono film come The Room. The Room è una schifezza diretta coi piedi, scritta da un pazzo, "recitata" da cani maledetti se mai ne sono esistiti, eppure con gli anni è diventata un cult, un'aberrazione talmente affascinante e con un background così assurdo da raccogliere attorno a sé miriadi di adepti persino tra gli addetti ai lavori. Qui casca l'asino, ovvero James Franco, attore/regista/sceneggiatore talmente folle da scegliere di realizzare un docupic interamente dedicato alla creazione di The Room e alle due figure che si nascondono dietro di essa, Tommy Wiseau e Greg Sestero. Quest'ultimo, furbone matricolato alla faccia del suo aspetto da "bambolino", ha pensato bene di scrivere un libro autobiografico per cavalcare l'inaspettato successo postumo del Quarto potere dei film brutti e consacrarlo ancor più ad imperitura memoria, libro all'interno del quale viene raccontata la genesi dell'amicizia tra lui e Wiseau e tutti gli assurdi dettagli della produzione, realizzazione e distribuzione di The Room, un "dietro le quinte" che Franco ripropone (romanzandolo parecchio) con un amore tangibile, cercando di raccontare una storia molto umana piuttosto che mettere alla berlina i coinvolti o scavare nel torbido. Lo spettatore viene così portato a condividere il punto di vista di Greg Sestero, ragazzo dalla faccia pulita e dalle limitate doti di attore, che si ritrova suo malgrado a dover arginare la debordante personalità di Tommy Wiseau, uomo dalle origini sconosciute, di età indefinita e zeppo di soldi che compensa la sua assoluta incapacità attoriale (assieme a quella relazionale) con una totale mancanza di vergogna e percezione di sé. La strana amicizia tra i due nasce nel segno di James Dean e si accende dell'entusiasmo di Wiseau, che propone a Greg di condividere un appartamento a Los Angeles e da lì partire per realizzare i rispettivi sogni; purtroppo, mentre Greg comincia piano piano ad ottenere delle piccole parti e trova persino una bella fidanzata, Tommy viene scoraggiato da più parti e rimane sempre più solo, al punto da arrivare quasi a rinunciare, almeno finché Greg, per consolarlo e spronarlo, non propone incautamente di realizzare un film tutto loro. Il resto, come si suol dire, è storia. Una storia non sempre bella, certo, anche perché l'inadeguatezza di Tommy si trasforma in quattro e quattr'otto in arroganza e cattiveria sul set, alimentata da frustrazione personale e dalla convinzione di essere un genio incompreso, mentre persino Greg a un certo punto perde la pazienza e decide di lasciare Wiseau al suo destino, vergognandosi di avere partecipato ad un film condannato in partenza ad essere un flop.


Il bello di The Disaster Artist è proprio questa sua capacità di raccontare la storia di una persona VERAMENTE strana dotata di un sogno irrealizzabile, qualcosa di fruibile anche da chi The Room non l'ha mai visto. Il disagio di Greg si avverte palpabile per tutto il film, così come il suo desiderio di non ferire Tommy e di sostenere comunque l'amico che nonostante tutto lo ha aiutato ad entrare nel mondo dello spettacolo; allo stesso modo, Wiseau sarebbe da prendere a schiaffi per la sua tracotanza e testardaggine ma spesso suscita anche sentimenti di tristezza e pietà, ché non dev'essere facile essere troppo weird persino per Hollywood e venire etichettati come "cattivi" solo per il proprio aspetto quando invece si vorrebbe recitare nei panni dell'eroe. Per chi invece ha visto The Room, il film di Franco assume una valenza ancora diversa e porta non solo a guardare con maggiore indulgenza agli enormi difetti dell'opera di esordio di Wiseau, ma anche a capirne la natura di "comfort zone", di universo a sé stante dove Tommy poteva non solo essere protagonista ma anche raccontare la sua storia, il suo desiderio di essere eroe buono ed incompreso, avere il controllo di qualcosa dal quale la macchina di Hollywood lo avrebbe sempre tenuto fuori. Ecco che allora il folle desiderio di perfezione assoluta (emblematica la scena in cui Tommy umilia l'attrice che interpreta Lisa davanti a tutti), il fastidio di venire criticato da persone palesemente più competenti di lui, la necessità di distinguersi dagli altri in ogni modo possibile e immaginabile diventano comprensibili, benché non giustificabili, e lo spettatore comincia a sentirsi come Greg, un po' in colpa per quelle sensazioni di vergogna, disgusto e ilarità provate guardando The Room. E anche se il trionfo raccontato sul finale non c'è mai stato, perché la natura involontariamente comica di The Room è stata riconosciuta solo in seguito, grazie alle già citate proiezioni di mezzanotte, c'è della soddisfazione (perversa?) nel veder celebrare una creatura ambigua come Wiseau in tutta la sua gloria, assistendo alle risate e alle urla di una platea in visibilio per cotanta trashissima sfacciataggine. E questo, se permettete, è l'unico vero difetto di The Disaster Artist, perché rischia di spingere la gente a guardare un film che, lungi dal divertire, fa soltanto cadere le balle da quanto è noioso.


Per il resto, The Disaster Artist è tanta roba, a partire soprattutto da James Franco. Il suo annullamento all'interno del personaggio di Wiseau è da antologia, con quel terrificante accento europeo (pardon, di New Orleans) strascicato e la fisicità tracotante; perfettamente in bilico tra commedia e tragedia, il Wiseau di Franco colpisce nei momenti più esilaranti del film ma tocca il cuore in quelli più seri ed "introspettivi" e dispiace che l'attore sia stato tenuto fuori dalla corsa agli Oscar per l'ennesimo scandalo a sfondo sessuale perché, ora come ora, tra lui e Gary Oldman avrei delle serie difficoltà a scegliere un vincitore. Ma non c'è solo questo, perché Franco merita il plauso anche e soprattutto per il modo certosino con cui ha ricostruito alla perfezione la maggior parte delle scene (s)cult di The Room, alcune inserite nel film, altre utilizzate nei titoli di coda per fare un confronto con le sequenze originali, con risultati da lasciare a bocca aperta. Molto bravo anche il fratello Dave, che normalmente viene relegato a ruoli di belloccio inespressivo e che qui riesce a reggere la scena senza farsi troppo eclissare dal più carismatico James, creando così una sorta di equilibrio all'interno delle varie sequenze, e intelligente l'utilizzo di buona parte della solita combriccola di Franco, con gli amici di sempre ingaggiati per ruoli più o meno importanti (mi ha fatto molto piacere vedere l'adorato Rogen, nei panni del cinico Sandy, sottolineare gli stessi difetti di "anatomia sessuale" che ho evidenziato io nel post su The Room). In buona sostanza, The Disaster Artist merita di finire in un'ideale Top 5 di film visti in preparazione della notte degli Oscar e vi consiglio di correre a vederlo, cercando possibilmente un cinema che lo proietti in v.o. altrimenti lasciate pure perdere, ché l'interpretazione di Franco si aggiudica un buon 60% di merito per la riuscita del film.


Del regista James Franco, che interpreta anche Tommy Wiseau/Johnny, ho già parlato QUI. Dave Franco (Greg Sestero/Mike), Seth Rogen (Sandy), Zac Efron (Dan/Chris R), Josh Hutcherson (Philip/Denny), Sharon Stone (Iris Burton), Bob Odenkirk (insegnante Stanislavsky), Tommy Wiseau (Henry, MI RACCOMANDO NON OSATE ALZARVI PRIMA DELLA FINE DEI TITOLI DI CODA!!!!), Zoey Deutch (Bobbi), Judd Apatow (produttore di Hollywood), Christopher Mintz - Plasse (Sid), Jason Mitchell (Nate) e Greg Sestero (Agente di casting) li trovate invece ai rispettivi link.

Ari Graynor interpreta Juliette, ovvero "Lisa". Americana, ha partecipato a film come Mystic River, Whip It e a serie quali I Soprano, Veronica Mars, CSI - Miami e Numb3rs; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie The Cleveland Show, I Griffin e American Dad!. Anche produttrice, ha 35 anni e un film in uscita.


Alison Brie interpreta Amber. Americana, ha partecipato a film come Scream 4, The Post e a serie quali Hannah Montana e GLOW; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie Robot Chicken, American Dad!, Bojack Horseman e nel film The Lego Movie. Anche produttrice, ha 36 anni.


Megan Mullally interpreta Mrs. Sestero. Americana, meravigliosa Karen Walker della serie Will & Grace, ha partecipato a film come Che cosa aspettarsi quando si aspetta e ad altre serie quali La signora in giallo, Frasier, Innamorati pazzi, Una famiglia del terzo tipo, How I Met Your Mother e 30 Rock; inoltre ha doppiato episodi di Batman e il film Hotel Transylvania 2. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 60 anni.


Melanie Griffith interpreta Jean Shelton. Americana, la ricordo per film come Omicidio a luci rosse, Una donna in carriera, Il falò delle vanità, Lolita e Pazzi in Alabama, inoltre ha partecipato a serie quali Starsky & Hutch, Miami Vice, Nip/Tuck e ha anche doppiato episodi di Robot Chicken e il film Stuart Little 2. Anche produttrice, ha 61 anni.


Nei panni di loro stesse compaiono star di Hollywood come Ike Barinholtz, Kevin Smith, Keegan-Michael Kay, Adam Scott, Danny McBride, Kristen Bell, J.J. Abrams, Lizzy Caplan, Bryan Cranston e Dylan Minnette; in particolare, da Barinholtz alla Caplan si tratta di veri fan di The Room, che spiegano perché il film di Wiseau li affascini ancora oggi. Sono invece rimasti fuori dal film i camei di Zach Braff e Jim Parson. Se The Disaster Artist vi fosse piaciuto recuperate OVVIAMENTE The Room, aspettate l'uscita di Best F(r)iends (il film scritto da Greg Sestero dopo aver visto The Disaster Artist, che riunisce finalmente lui e Tommy Wiseau) e aggiungete Ed Wood. ENJOY!

martedì 20 giugno 2017

Nerve (2016)

Nell'attesa di vedere Wonder Woman e parlarne, giovedì è uscito anche Nerve, diretto nel 2016 da Henry Joost e Ariel Schulman (e tratto dal romanzo omonimo di Jeanne Ryan), così ho deciso di guardarlo.


Trama: Vee è una ragazza molto timida che, un giorno, decide di iscriversi al gioco on line Nerve per dimostrare alla sua migliore amica di avere coraggio. Nerve prevede che i partecipanti accettino e portino a termine delle sfide decise dagli utenti paganti, a fronte di ricompense sempre più alte e pericoli sempre maggiori...


Nerve è un simpatico thriller per ragazzi capace di dare qualche "scossa" anche agli spettatori più adulti. La storia, di base, è molto simile a quella raccontata nel ben più riuscito e raccapricciante 13 Beloved: c'è un gioco all'interno del quale i partecipanti devono affrontare prove sempre più difficili per portare a casa dei soldi e, siccome ormai sono passati dieci anni dal film di Chookiat Sakveerakul, anche la popolarità su internet, che di questi tempi è bramata come non mai. Protagonista di Nerve è Vee, liceale dal passato triste che vive nell'ombra dell'amica Sydney, popolare coi ragazzi e disnibita. Come spesso accade in questo genere di storie, Vee è intelligente, creativa e molto carina ma "non si applica" quindi è costretta a vivere di foto rubate e ad accompagnarsi col nerd del gruppo, che la ama non ricambiato. L'iscrizione a Nerve, fatta fondamentalmente per frustrazione e per vendicarsi di Sydney, paleserà agli occhi di tutti come la ragazza in realtà sia incredibilmente bella, tosta e capace e le consentirà anche di conquistare un misterioso fidanzato, a sua volta utente di Nerve. Insomma, parrebbe tutto rose e fiori se non fosse che Nerve pretende dai suoi giocatori un impegno e uno sprezzo del pericolo crescente, con prove che diventano sempre più pericolose ed illegali, al punto che qualcuno, in passato, pare ci abbia rimesso la vita; euforica per le novità rappresentate da Nerve, lì per lì Vee non capisce di essere l'ingranaggio di un gioco pericoloso che rischia di rovinarle amicizie di lunga data e famiglia, privarla della libertà e persino della vita ma ovviamente ci vorrà poco per farle aprire gli occhi e trasformarla nella Katniss Everdeen del gioco. Ho citato la protagonista di Hunger Games perché, effettivamente, tra le due opere c'è una certa affinità dei temi di base e gli utenti di Nerve hanno la stessa sete di spettacolo e violenza che caratterizza gli abitanti di Capitol City, con l'aggravante di essere forse ancora più vigliacchi: da bravi internettari, i cosiddetti watchers, protetti dall'anonimato, diventano degli stalker e si consultano via chat per sottoporre i players a prove sempre più umilianti e pericolose, privandoli dello status di persone per trasformarli in avatar da muovere a piacimento e solo per il gusto del divertimento proibito. Il pistolotto finale della protagonista, la storia d'amore mantenuta nonostante tutto il delirio e la critica al web sotterraneo fanno molto young adult e a chi non è più tanto young rischiano di far storcere il naso ma la verità è che, al netto di un paio di scelte mosce, Nerve è un thriller abbastanza adrenalinico.


Joost e Schulman hanno fortunatamente abbandonato lo stile found footage dei tempi di Paranormal Activity e qui le riprese dal vivo, fatte dagli utenti di Nerve coi cellulari, servono solo per aumentare il senso di vertigine che rischia di agghiacciare lo spettatore timoroso delle altezze come la sottoscritta, in quanto nel film ci sono parecchie prove legate al "penzolare da luoghi alti". Di fatto, dopo un inizio soft ma dalla grafica gradevole, con riprese effettuate dal punto di vista di pc e cellulari e colme di schermate tipiche di Facebook e di altri social (un po' come accadeva in Unfriended e Friend Request ma anche in The Shallows, per intenderci), le prove diventano più dinamiche e adrenaliniche e mostrano come i due registi si trovino a loro agio anche davanti a sequenze che prevedono l'utilizzo di una moto lanciata in corsa in mezzo al traffico di New York, giusto per fare un esempio. La tensione dunque non manca, così come non mancano rimandi a film come la trilogia de La notte del giudizio, soprattutto per quel che riguarda l'aspetto degli stalker del finale, ma non mancano neppure scelte stilistiche e di cast atti a catturare l'attenzione di un pubblico di teenager. La colonna sonora, giusto per fare un esempio, è ruffiana da morire nonché un aspetto importante del film, poi ovviamente ci sono gli attori: tutti belli, giovani e cool, vestiti secondo la moda del momento (sapete che in Italia siamo un paio d'anni in ritardo, no? Guardate un po' le mise della Roberts - costosissimo abito a parte - o dell'amica Sydney e ditemi se non sono identiche a quelle di TUTTE le adolescenti italiane medie) e con accessori all'ultimo grido, bicicletta vintaggia compresa. Poco importa che Dave Franco, fratellino del più famoso James, sia un cane inespressivo buono solo per far da manzetto della situazione, Emma Roberts è così carina e in parte (quando, per esigenze di copione, qualcuno le dice di "non essere il suo tipo", sono scoppiata a ridere) da reggere da sola l'intera trama, anche nelle situazioni più trite ed abusate, anche se ogni tanto mi ritrovavo a rimpiangere la caustica cattiveria dell'adorata Chanel Oberlin. Riassumendo, se cercate un thriller serio capace di non farvi dormire la notte evitate Nerve come la peste, se invece vi va bene la visione di un divertissement estivo e poco impegnativo concedetegli pure una chance.


Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato QUI mentre Juliette Lewis, che interpreta Nancy, la trovate QUA.

Emma Roberts interpreta Vee. Adorabile e adorata Chanel della serie Scream Queens nonché tra i giovani volti più promettenti di American Horror Story e figlia di Eric Roberts, la ricordo per film come Blow, Aquamarine, Scream 4 e February - L'innocenza del male; come doppiatrice, ha partecipato a episodi de I Griffin. Anche produttrice, ha 26 anni e cinque film in uscita.


Dave Franco (vero nome David John Franco) interpreta Ian. Fratello di James Franco, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Fright Night - Il vampiro della porta accanto, Now You See Me - I maghi del crimine e a serie quali Scrubs, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e tre film in uscita.


Emily Meade, che interpreta Sydney, era già comparsa nel diludente My Soul to Take - Il cacciatore di anime mentre il rapper Machine Gun Kelly, che interpreta Ty, era anche nel cast di Viral, diretto da Joost e Schulman lo stesso anno. Se Nerve vi fosse piaciuto recuperate il già citato 13 Beloved (occhio però perché non è altrettanto "leggero") e aggiungete The Game - Nessuna regola, Nemico pubblico e magari anche Unfriended. ENJOY!

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