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mercoledì 22 aprile 2020

The Vault - Nessuno è al sicuro (2017)

E' un film che aveva già attirato la mia attenzione con un trailer su Imdb e quando ho visto che The Vault - Nessuno è al sicuro (The Vault), diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Dan Bush, era disponibile su Prime non me lo sono fatto scappare.


Trama: una rapina in banca prende una piega inquietante quando i rapinatori decidono di forzare un vecchio caveau...


The Vault è uno di quegli esempi di come i trailer escano spesso meglio dei film. Non che sia incredibilmente brutto, ho visto molto di peggio, ma è vero che la pellicola in questione manca un po' di mordente, il che è strano vista la sua natura duplice di heist movie contaminato con l'horror. Ci sarebbe molto da fare e dire con una trama così, legata ad un caveau misterioso e strani avvenimenti che accorrono periodicamente in banca (un'informazione, tra l'altro, lasciata cadere en passant nel corso di un furbo colloquio di lavoro), col paranormale che si scatena proprio durante una rapina, invece tutto scivola nel comodo territorio del già visto. A tratti, guardando The Vault, mi è venuto in mente Deathwatch - La trincea del male, che però era molto più sporco e visionario (nonché sanguinoso) nel suo tentativo di mescolare film di guerra a horror; qui invece gli sceneggiatori e il regista non riescono a sfruttare l'atmosfera da assedio che si viene a creare e ricorrono blandamente ad una serie di jump scare non particolarmente inventivi, con giusto una o due sequenze interessanti e un twist finale diviso in due, che se da un lato risulta perfetto per chiudere il cerchio, dall'altro invece la fa un po' (tanto) fuori dal vaso.


D'altronde, quando un film ricorre al trucco scorretto di piazzare all'interno della locandina, in primo piano, l'attore più famoso del cast e quest'ultimo compare per pochi minuti in un ruolo perplimente, c'è già qualcosa in partenza che non va. Nella fattispecie, James Franco (che peraltro non amo particolarmente) è sprecato in un ruolo sommesso e defilato che non gli si confà per nulla, esempio di un altro personaggio scritto un po' coi piedi, appena abbozzato, cosa che del resto vale per tutti gli altri protagonisti. Anche Clifton Collins Jr. è sprecato, con l'aggravante di avere un ruolo totalmente inutile, e la povera Francesca Eastwood, che avevo apprezzato molto in M.F.A., fa del suo meglio per infondere profondità a una ladra ancora meno psicologicamente delineata di qualsiasi damsel in distress all'interno degli special TV di Lupin, ma non basta il suo innegabile fascino per renderla memorabile o anche solo particolare. The Vault mi dava l'idea di una pellicola frizzante, ispirata allo stile tarantiniano, impreziosita da attori validi e da una punta di horror che non guasta mai, ma con tutti questi punti di forza i realizzatori non sono riusciti ad ottenere altro che una robetta dimenticabile e persino noiosa. Su Prime c'è molto meglio, quindi non vi consiglio di sprecare il tempo con questo film.


Di James Franco (Ed Maas), Francesca Eastwood (Leah Dillon) e Clifton Collins Jr. (Detective Tom Iger) ho parlato ai rispettivi link.

Dan Bush è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, anche produttore e attore, ha diretto film come Signal e La ricostruzione di William Zero.


venerdì 14 dicembre 2018

La ballata di Buster Scruggs (2018)

Nel catalogo di originali Netflix spesso ciofecosi ecco spuntare la magia dei Coen e del loro western ad episodi, La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs), diretto e sceneggiato proprio da Joel ed Ethan Coen.


Il film comincia con l'episodio titolare, The Ballad of Buster Scruggs, appunto. Tra tutti, l'ho trovato il segmento più divertente, un mix tra western, influenze campyssime di musica country, alcuni dei migliori episodi di Lucky Luke e ovviamente Fratello, dove sei? , film dei Coen che dovrei decidermi a riguardare e recensire. The Ballad of Buster Scruggs è un florilegio di musica e personaggi surreali che più caricati non si può, a partire dal protagonista, interpretato da uno spettacolare Tim Blake Nelson. Andando avanti ci sono episodi più elaborati e profondi ma come antipasto questo è perfetto perché mette subito nel mood giusto, introducendo il fil rouge delle storie narrate dai Coen, ovvero la casualità di un destino di morte che non guarda in faccia a nessuno, che si tratti di buoni, cattivi, intelligenti o stupidi.


Near Algodones è un episodio altrettanto esilarante e pregno di umorismo nero. In dieci minuti i Coen sono riusciti a fare quello che non è riuscito a MacFarlane nelle due ore del suo logorroico Un milione di modi per morire nel West, presentandoci una terra pericolosissima, zeppa di contraddizioni, dove nel giro di un momento la vittima diventa carnefice e il bandito diventa vittima e dove non bisogna sottovalutare nessuno, nemmeno i vecchietti ciarlieri. Il finale è decisamente poetico e malinconico e, per una volta, ho adorato la faccetta da ca**o di James Franco dall'inizio alla fine.


A proposito di triste e malinconico, ma anche grottesco, Meal Ticket è indubbiamente uno degli episodi che rischiano di rimanere maggiormente impressi nella mente dello spettatore e di spezzargli il cuore per la casualità con la quale la disperazione arriva a privare le persone di ogni residuo di umanità. In una terra dove la sopravvivenza e la povertà vanno a braccetto, dove il pericolo è sempre dietro l'angolo, essere indifesi è una condanna ed essere acculturati non serve a nulla; soprattutto, la disumanizzazione del protagonista tocca il cuore e fa male. Potrei dire anche che fa pensare, riflettere su un mondo odierno non tanto diverso dal West, dove lo sfoggio di cultura fine a se stesso si risolve in un tweet o in un post su Facebook di rapido consumo e altrettanto rapido disinteresse, ripetuto fino a privarsi del suo significato originale, ma servirebbe solo a  deprimersi ulteriormente.


Basato su un racconto di Jack London, All Gold Canyon è lo one man show di un Tom Waits strepitoso, un inno alla testardaggine e alla natura predatoria dell'uomo. In esso, seguiamo un cercatore d'oro che all'inizio viene connotato nel modo più negativo possibile, soprattutto se confrontato con la natura incontaminata che la sua sete d'oro arriva a disturbare: acque limpide sporcate di terra, animali costretti a fuggire, splendidi prati ridotti a un colabrodo, risorse rubate, ecco ciò che porta la febbre, la smania del Cercatore. Eppure, nella sua ricerca febbrile ci sono metodo e rispetto, un qualche codice d'onore che ad un certo punto, quando l'uomo è a un passo dal suo obiettivo, ce lo rendono molto più simpatico, ribaltando in un istante la percezione del protagonista. Un episodio girato benissimo, recitato alla perfezione, costruito come un cerchio perfetto ed incredibilmente profondo nella sua brutale semplicità.


The Girl Who Got Rattled (ispirato a un racconto di Stewart Edward White) è invece uno spaccato di quotidianità colonica con tutto quel che ne consegue. Probabilmente è il segmento più "complesso", dal momento che è reiterato nel tempo, si basa su eventi sottesi e prevede un'evoluzione costante dei personaggi principali, al punto che lo spettatore comincerebbe ad affezionarsi agli occhioni sgranati di Zoe Kazan (sempre bellissima) e al timido cowboy che arriva a farle la corte, sperando di poterli seguire nella loro futura vita da marito e moglie. Invece i Coen non sono minimamente interessati all'aspetto più soapoperistico dello slice of life western portato sullo schermo, anzi, ci tengono a ribadire come la quotidianità del west andava comunque a braccetto con terribili incognite e con la morte sempre a un passo; ignorare il pericolo trincerandosi dietro ingenuità ed ignoranza significa mettere con le spalle al muro se stessi e gli altri, diventare un peso insostenibile che rischia di scatenare tragedie ancora più grandi. E' la tipica natura clueless di buona parte dei personaggi Coeniani a venire celebrata (criticata?) qui, l'atteggiamento di chi non ha ben inquadrato la realtà in cui vive e si limita a stare ai margini combinando solo casini. Il che ci porta dritti all'ultimo segmento.


The Mortal Remains, le spoglie mortali. Il semplice viaggio di cinque persone all'interno di una carrozza? O forse il loro ultimo viaggio, quello definitivo? L'ambiguità è voluta ma come chiosa finale propenderei più per l'ultima opzione, anche per quella fotografia cupissima, virata sul grigio, e quelle scenografie inquietantemente posticce sul finale. Sta di fatto che l'episodio, benché in esso, di fatto, succeda poco o nulla, è uno dei miei preferiti perché è recitato benissimo, ha dei dialoghi che spaziano dall'incredibilmente witty al malinconico e permette a Brendan Gleeson di sfogare le sue doti canore con una tristissima ballata irlandese.


Riassumendo, La ballata di Buster Scruggs è un'antologia western che non perde un colpo che sia uno. Introdotta ed intervallata, come i vecchi film Disney, dalla ripresa di un libro a cui vengono sfogliate le pagine, sulle quali c'è scritto esattamente come iniziano e finiscono gli episodi, consente ai Coen di sfruttare diversi stili di regia e spaziare attraverso svariati registri narrativi che coinvolgono lo spettatore senza mai annoiarlo: si passa dal musical al western, dallo slice of life alla tragedia per arrivare a tinte da ghost story, il tutto interpretato, diretto, scritto e soprattutto musicato alla perfezione. Al momento, oserei dire che La ballata di Buster Scruggs è uno dei più bei film che potete trovare su Netflix e consiglierei il recupero non solo agli amanti dei Coen, che troveranno pane per i loro denti, ma anche a chi di solito non mastica western perché qui c'è da rimanere estasiati a prescindere dal genere.


Dei registi e co-sceneggiatori Joel e Ethan Coen ho già parlato QUI. Tim Blake Nelson (Buster Scruggs), Clancy Brown (Surly Joe), David Krumholtz (il francese), James Franco (Cowboy), Stephen Root (Teller), Ralph Ineson (Leader del branco), Liam Neeson (Impresario), Zoe Kazan (Alice Longabaugh) e Brendan Gleeson (L'irlandese) li trovate invece ai rispettivi link.

Tom Waits interpreta il Cercatore. Cantautore americano, ha partecipato a film come I ragazzi della 56sima strada, Rusty il selvaggio, La leggenda del re pescatore, Dracula di Bram Stoker, America oggi e ha lavorato come doppiatore in un episodio de I Simpson. Anche sceneggiatore, ha 69 anni e un film in uscita.


Harry Melling, che interpreta l'Artista nell'episodio Meat Ticket, era l'odioso Dudley Dursley nei film di Harry Potter. Detto questo, se La ballata di Buster Scruggs vi fosse piaciuta potete recuperare Il Grinta e Fratello, dove sei? ENJOY!

venerdì 23 febbraio 2018

The Disaster Artist (2017)

Come avrete già intuito dal post su The Room, oggi parlerò di The Disaster Artist, diretto nel 2017 dal regista James Franco e tratto dal libro omonimo di Greg Sestero e Tom Bissell, candidato all'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.


Trama: il giovane Greg, attore di belle speranze, viene attirato dalla carismatica figura di Tommy Wiseau, anch'egli desideroso di diventare attore ma assolutamente NON portato per intraprendere la carriera. Nonostante tutto, i due diventano amici e decidono di realizzare il loro film, The Room, senza immaginare che l'opera verrà consacrata ai posteri come il Quarto potere dei film brutti.



Il mondo del cinema è davvero un universo a parte dove può succedere di tutto. Ci sono film oggettivamente belli che magari la gente dimentica dopo due o tre giorni, ci sono i capolavori che vengono riconosciuti subito, quelli che ci mettono anni per ottenere questo status, le robe orrende che giustamente vengono subito stroncate e condannate all'oblio... e poi ci sono film come The Room. The Room è una schifezza diretta coi piedi, scritta da un pazzo, "recitata" da cani maledetti se mai ne sono esistiti, eppure con gli anni è diventata un cult, un'aberrazione talmente affascinante e con un background così assurdo da raccogliere attorno a sé miriadi di adepti persino tra gli addetti ai lavori. Qui casca l'asino, ovvero James Franco, attore/regista/sceneggiatore talmente folle da scegliere di realizzare un docupic interamente dedicato alla creazione di The Room e alle due figure che si nascondono dietro di essa, Tommy Wiseau e Greg Sestero. Quest'ultimo, furbone matricolato alla faccia del suo aspetto da "bambolino", ha pensato bene di scrivere un libro autobiografico per cavalcare l'inaspettato successo postumo del Quarto potere dei film brutti e consacrarlo ancor più ad imperitura memoria, libro all'interno del quale viene raccontata la genesi dell'amicizia tra lui e Wiseau e tutti gli assurdi dettagli della produzione, realizzazione e distribuzione di The Room, un "dietro le quinte" che Franco ripropone (romanzandolo parecchio) con un amore tangibile, cercando di raccontare una storia molto umana piuttosto che mettere alla berlina i coinvolti o scavare nel torbido. Lo spettatore viene così portato a condividere il punto di vista di Greg Sestero, ragazzo dalla faccia pulita e dalle limitate doti di attore, che si ritrova suo malgrado a dover arginare la debordante personalità di Tommy Wiseau, uomo dalle origini sconosciute, di età indefinita e zeppo di soldi che compensa la sua assoluta incapacità attoriale (assieme a quella relazionale) con una totale mancanza di vergogna e percezione di sé. La strana amicizia tra i due nasce nel segno di James Dean e si accende dell'entusiasmo di Wiseau, che propone a Greg di condividere un appartamento a Los Angeles e da lì partire per realizzare i rispettivi sogni; purtroppo, mentre Greg comincia piano piano ad ottenere delle piccole parti e trova persino una bella fidanzata, Tommy viene scoraggiato da più parti e rimane sempre più solo, al punto da arrivare quasi a rinunciare, almeno finché Greg, per consolarlo e spronarlo, non propone incautamente di realizzare un film tutto loro. Il resto, come si suol dire, è storia. Una storia non sempre bella, certo, anche perché l'inadeguatezza di Tommy si trasforma in quattro e quattr'otto in arroganza e cattiveria sul set, alimentata da frustrazione personale e dalla convinzione di essere un genio incompreso, mentre persino Greg a un certo punto perde la pazienza e decide di lasciare Wiseau al suo destino, vergognandosi di avere partecipato ad un film condannato in partenza ad essere un flop.


Il bello di The Disaster Artist è proprio questa sua capacità di raccontare la storia di una persona VERAMENTE strana dotata di un sogno irrealizzabile, qualcosa di fruibile anche da chi The Room non l'ha mai visto. Il disagio di Greg si avverte palpabile per tutto il film, così come il suo desiderio di non ferire Tommy e di sostenere comunque l'amico che nonostante tutto lo ha aiutato ad entrare nel mondo dello spettacolo; allo stesso modo, Wiseau sarebbe da prendere a schiaffi per la sua tracotanza e testardaggine ma spesso suscita anche sentimenti di tristezza e pietà, ché non dev'essere facile essere troppo weird persino per Hollywood e venire etichettati come "cattivi" solo per il proprio aspetto quando invece si vorrebbe recitare nei panni dell'eroe. Per chi invece ha visto The Room, il film di Franco assume una valenza ancora diversa e porta non solo a guardare con maggiore indulgenza agli enormi difetti dell'opera di esordio di Wiseau, ma anche a capirne la natura di "comfort zone", di universo a sé stante dove Tommy poteva non solo essere protagonista ma anche raccontare la sua storia, il suo desiderio di essere eroe buono ed incompreso, avere il controllo di qualcosa dal quale la macchina di Hollywood lo avrebbe sempre tenuto fuori. Ecco che allora il folle desiderio di perfezione assoluta (emblematica la scena in cui Tommy umilia l'attrice che interpreta Lisa davanti a tutti), il fastidio di venire criticato da persone palesemente più competenti di lui, la necessità di distinguersi dagli altri in ogni modo possibile e immaginabile diventano comprensibili, benché non giustificabili, e lo spettatore comincia a sentirsi come Greg, un po' in colpa per quelle sensazioni di vergogna, disgusto e ilarità provate guardando The Room. E anche se il trionfo raccontato sul finale non c'è mai stato, perché la natura involontariamente comica di The Room è stata riconosciuta solo in seguito, grazie alle già citate proiezioni di mezzanotte, c'è della soddisfazione (perversa?) nel veder celebrare una creatura ambigua come Wiseau in tutta la sua gloria, assistendo alle risate e alle urla di una platea in visibilio per cotanta trashissima sfacciataggine. E questo, se permettete, è l'unico vero difetto di The Disaster Artist, perché rischia di spingere la gente a guardare un film che, lungi dal divertire, fa soltanto cadere le balle da quanto è noioso.


Per il resto, The Disaster Artist è tanta roba, a partire soprattutto da James Franco. Il suo annullamento all'interno del personaggio di Wiseau è da antologia, con quel terrificante accento europeo (pardon, di New Orleans) strascicato e la fisicità tracotante; perfettamente in bilico tra commedia e tragedia, il Wiseau di Franco colpisce nei momenti più esilaranti del film ma tocca il cuore in quelli più seri ed "introspettivi" e dispiace che l'attore sia stato tenuto fuori dalla corsa agli Oscar per l'ennesimo scandalo a sfondo sessuale perché, ora come ora, tra lui e Gary Oldman avrei delle serie difficoltà a scegliere un vincitore. Ma non c'è solo questo, perché Franco merita il plauso anche e soprattutto per il modo certosino con cui ha ricostruito alla perfezione la maggior parte delle scene (s)cult di The Room, alcune inserite nel film, altre utilizzate nei titoli di coda per fare un confronto con le sequenze originali, con risultati da lasciare a bocca aperta. Molto bravo anche il fratello Dave, che normalmente viene relegato a ruoli di belloccio inespressivo e che qui riesce a reggere la scena senza farsi troppo eclissare dal più carismatico James, creando così una sorta di equilibrio all'interno delle varie sequenze, e intelligente l'utilizzo di buona parte della solita combriccola di Franco, con gli amici di sempre ingaggiati per ruoli più o meno importanti (mi ha fatto molto piacere vedere l'adorato Rogen, nei panni del cinico Sandy, sottolineare gli stessi difetti di "anatomia sessuale" che ho evidenziato io nel post su The Room). In buona sostanza, The Disaster Artist merita di finire in un'ideale Top 5 di film visti in preparazione della notte degli Oscar e vi consiglio di correre a vederlo, cercando possibilmente un cinema che lo proietti in v.o. altrimenti lasciate pure perdere, ché l'interpretazione di Franco si aggiudica un buon 60% di merito per la riuscita del film.


Del regista James Franco, che interpreta anche Tommy Wiseau/Johnny, ho già parlato QUI. Dave Franco (Greg Sestero/Mike), Seth Rogen (Sandy), Zac Efron (Dan/Chris R), Josh Hutcherson (Philip/Denny), Sharon Stone (Iris Burton), Bob Odenkirk (insegnante Stanislavsky), Tommy Wiseau (Henry, MI RACCOMANDO NON OSATE ALZARVI PRIMA DELLA FINE DEI TITOLI DI CODA!!!!), Zoey Deutch (Bobbi), Judd Apatow (produttore di Hollywood), Christopher Mintz - Plasse (Sid), Jason Mitchell (Nate) e Greg Sestero (Agente di casting) li trovate invece ai rispettivi link.

Ari Graynor interpreta Juliette, ovvero "Lisa". Americana, ha partecipato a film come Mystic River, Whip It e a serie quali I Soprano, Veronica Mars, CSI - Miami e Numb3rs; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie The Cleveland Show, I Griffin e American Dad!. Anche produttrice, ha 35 anni e un film in uscita.


Alison Brie interpreta Amber. Americana, ha partecipato a film come Scream 4, The Post e a serie quali Hannah Montana e GLOW; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie Robot Chicken, American Dad!, Bojack Horseman e nel film The Lego Movie. Anche produttrice, ha 36 anni.


Megan Mullally interpreta Mrs. Sestero. Americana, meravigliosa Karen Walker della serie Will & Grace, ha partecipato a film come Che cosa aspettarsi quando si aspetta e ad altre serie quali La signora in giallo, Frasier, Innamorati pazzi, Una famiglia del terzo tipo, How I Met Your Mother e 30 Rock; inoltre ha doppiato episodi di Batman e il film Hotel Transylvania 2. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 60 anni.


Melanie Griffith interpreta Jean Shelton. Americana, la ricordo per film come Omicidio a luci rosse, Una donna in carriera, Il falò delle vanità, Lolita e Pazzi in Alabama, inoltre ha partecipato a serie quali Starsky & Hutch, Miami Vice, Nip/Tuck e ha anche doppiato episodi di Robot Chicken e il film Stuart Little 2. Anche produttrice, ha 61 anni.


Nei panni di loro stesse compaiono star di Hollywood come Ike Barinholtz, Kevin Smith, Keegan-Michael Kay, Adam Scott, Danny McBride, Kristen Bell, J.J. Abrams, Lizzy Caplan, Bryan Cranston e Dylan Minnette; in particolare, da Barinholtz alla Caplan si tratta di veri fan di The Room, che spiegano perché il film di Wiseau li affascini ancora oggi. Sono invece rimasti fuori dal film i camei di Zach Braff e Jim Parson. Se The Disaster Artist vi fosse piaciuto recuperate OVVIAMENTE The Room, aspettate l'uscita di Best F(r)iends (il film scritto da Greg Sestero dopo aver visto The Disaster Artist, che riunisce finalmente lui e Tommy Wiseau) e aggiungete Ed Wood. ENJOY!

lunedì 8 gennaio 2018

Golden Globes 2018

Buon lunedì a tutti! Piccolo riassunto ignorante (come ogni anno) dei vincitori dei Golden Globes, con un'unica grande gioia (Guillermoooooo aléééééé!!!!!!) e quattro film pigliatutto da attendere col fiato sospeso, non tanto per gli Oscar ma perché si preannunciano davvero bellissimi! Ah, ho già detto "che peccato, niente Dunkirk!"? ENJOY!


Miglior film - Drammatico
Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards in Ebbing, Missouri, USA, 2017)
E questa è la PRIMA pellicola da vedere assolutamente, consigliata persino da Zerocalcare in persona. Uscirà la settimana prossima, quindi per una volta la distribuzione italiana ci ha preso, e viene descritta nei poster come "il film che i Coen avrebbero voluto girare". Speriamo benissimo!!

Miglior film - Musical o commedia
Lady Bird (USA, 2017)
Coming of age? Io addoro i coming of age, anche quelli ambientati nei primi decenni del secondo millennio, un'epoca un po'... MEH. E poi l'ha scritto Greta Gerwig, altra garanzia di sicura validità! Purtroppo ci sarà da aspettare il giorno del mio genetliaco per vederlo uscire in Italia quindi temo che in occasione degli Oscar bisognerà diventare un po' creativi...

Miglior attore protagonista in un film drammatico
Gary Oldman in L'ora più buia
Molto ma molto bene. L'ora più buia è un film che sarei andata a vedere a prescindere, ora ho un motivo in più e confido che il caro Oldman nei panni di Winston Churchill sia molto convincente. In Italia uscirà il 18 gennaio, altro colpo intelligente della distribuzione, bravi.

Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Frances McDormand in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri
Oh, ma quanto la amo, da sempre. Non vedo l'ora di ammirarla nei panni di madre coraggio impegnata a risolvere il caso dell'omicidio della figlia, so già che non sarà la solita interpretazione banale.


Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
James Franco in The Disaster Artist
Per quanto mi stia sulle balle da sempre Franco, non si può dire che non metta anima e corpo in tutto quello che fa. Sono molto curiosa di vedere il film sulla "pellicola più brutta di sempre"... e anche, ovviamente, di recuperare ciò da cui tutto ha avuto origine! Purtroppo, data di uscita italiana non ancora pervenuta.

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Saoirse Ronan in Lady Bird
Adorabile Saoirse, sono molto ma molto contenta per questa vittoria e ovviamente aspetto di vedere il film!


Miglior attore non protagonista
Sam Rockwell in Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Rockwell è un attore che non mi dispiace ma in questo caso sospendo il giudizio fino alla settimana prossima, anche perché l'unico suo antagonista visto sul grande schermo quest'anno è stato Christopher Plummer e la sua interpretazione di Paul Getty, per quanto valida, a mio avviso non era nemmeno da candidare.

Miglior attrice non protagonista
Allison Janney in I, Tonya
Altra attrice che adoro. Purtroppo I, Tonya, storia della pattinatrice americana Tonya Harding, non ha ancora una data di uscita italiana quindi chissà quando avremo l'onore di vederlo...

Miglior regista
Guillermo del Toro
Non posso che esserne stra-felice. Guillermone sta facendo incetta di premi quindi mi vien da dire che The Shape of Water sarà un capolavoro meraviglioso e quando uscirà sarà una festa per tutti!!


Miglior sceneggiatura
Martin McDonagh per Tre manifesti a Ebbing, Missouri
E niente, questo Tre manifesti ha sbancato. E io non ho mai visto nulla sceneggiato da McDonagh, mannaggia. Conviene mettere in lista Sette psicopatici e In Bruges, giusto per farmi un'idea.

Miglior canzone originale
The Greatest Showman di Benj Pasek e Justin Paul, per il film The Greatest Showman
Boh, io con la musica non ci azzecco nulla e The Greatest Showman non l'ho visto. Accetto il giudizio, anche perché le canzoni di Coco non mi hanno granché entusiasmata.

Miglior colonna sonora originale
The Shape of Water di Alexandre Desplat
Bella regia e colonna sonora evocativa, un connubio che aDDoro e che aumenta ulteriormente le aspettative per il nuovo film di Del Toro!

Miglior cartone animato
Coco (USA 2017)
Non c'era storia, obiettivamente (anche se The Breadwinner vorrei vederlo). Coco è uno splendore e sfido chiunque a rimanere indifferente dopo averlo visto, che piacciano o meno i film d'animazione. Adesso aspetto l'Oscar!

Miglior film straniero
Oltre la notte (Aus dem Nichts, Germania/Francia, 2017)
Storia di vendetta con Diane Kruger come protagonista, il film uscirà in Italia a marzo ma come al solito non sono preparata sui film "stranieri" e non riesco a fare un commento intelligente. Non so neppure se potrebbe essere un film in grado di interessarmi...

La mia reazione davanti al mancato tributo a Dougie!
Due righe anche sulle serie TV, sulle quali come al solito non posso pronunciarmi visto che ne seguo pochissime. Innanzitutto CACCA. Cacca su chi non ha riconosciuto la bravura di Kyle MacLachlan e la natura mitica di Dougie preferendogli Ewan McGregor. Non si fa, signori. Male anche per le mancate vittorie di Susan Sarandon e Jessica Lange in Feud (ma per Feud in generale...) mentre The Handmaid's Tale, che ha portato a casa il Globe come miglior serie drammatica e per la migliore attrice, si riconferma LA serie da recuperare per il 2018, nell'attesa che esca la seconda stagione. E con questo è tutto... ci si risente per gli Oscar! ENJOY!

martedì 23 maggio 2017

Alien: Covenant (2017)

Confortata da un paio di pareri entusiasti tirati fuori dalle persone che più stimo in campo di cVitica cinematogVafica, mercoledì ho deciso di dare una chance ad Alien: Covenant, diretto da Ridley Scott.


Trama: l'equipaggio della nave spaziale Covenant intercetta un messaggio proveniente da un pianeta molto simile alla Terra. Convinti di potervi stabilire una colonia, gli astronauti atterrano solo per scoprire che il pianeta non è ospitale come pensavano...


Probabilmente l'ho già scritto nel post su Prometheus ma in tempi di haters e troll non fa mai male ripeterlo: i film della saga di Alien li ho visti tutti, almeno una volta, ma non hanno mai segnato il mio percorso cinematografico e mi sono limitata ad apprezzarli (qualcuno più, qualcuno meno) senza diventare uno di quei fan capaci di citarli a memoria o addirittura di scovare gli errori di continuity. Per me, insomma, Ridley Scott può fare un po' quello che vuole con la "sua" creatura e non mi offendo se sceglie di cancellare ciò che è venuto dopo il primo Alien con un colpo di spugna preferendo attingere più a Prometheus che al film del 1979. A proposito di Prometheus, della trama rammentavo poco e nulla e ho quindi passato la pausa tra primo e secondo tempo di Alien: Covenant a spulciare Wikipedia scatenando lampi di memoria nel mio cervellino provato dalle continue visioni, cosa che mi ha spinto a considerare una cosa: di sicuro Prometheus era ridondante da morire, con una trama al limite del fastidioso, a tratti incomprensibile, ma diamine le immagini che aveva! Non a caso, alla prima riga di ogni paragrafo del riassunto di Wikipedia smettevo di leggere in quanto i miei neuroni riuscivano a produrre il ricordo delle sequenze perfette di Prometheus, capaci di rimanere impresse più di mille spiegoni ed intrecci, e non a caso sono tornata alla magione pensando "A Ridley Scott non dovete ca*are il ca**o" (cit.). Perché è vero che Alien: Covenant ha una trama facilona, personaggi al limite della stupidità abbozzati alla bell'e meglio (tutti tranne uno) e twist che lo spettatore medio potrebbe riuscire ad anticipare almeno due ore prima che accadano, ma è soprattutto uno spettacolo per gli occhi, la dimostrazione che un regista di ottant'anni è in grado di dare tanta di quella mer*a ai suoi colleghi più giovani da seppellirli per l'eternità, come se non fosse bastato l'esempio di George Miller con Mad Max: Fury Road. Alien: Covenant, forse il film della saga più horror di sempre (ma potrei sbagliarmi), desta ammirazione grazie ai campi lunghi che mostrano spazio profondo e pianeti, sconvolge per la grandiosità con cui viene resa una civiltà ormai morta, emoziona durante una concitata fuga e lascia a bocca aperta per una sequenza bellissima che sfrutta alla perfezione l'assenza di gravità e rende poetico persino l'utilizzo improprio di un modulo spaziale... e questo solo per fare pochi esempi che persino il mio occhio becero è riuscito ad apprezzare ma poi c'è tutta la costruzione della tensione di cui parlare, una roba che il 90% degli horror recenti può solo sognarsi.


E il 90% degli horror recenti può sognarsi Fassbender, ça va sans dire. 
Hic sunt SPOILER, mi spiace
Se in Prometheus ho accolto ogni azione del personaggio David con un enorme punto interrogativo sulla capoccia qui ho provato molto più terrore ad ogni sua comparsa piuttosto che davanti alle zanne dello xenomorfo/neomorfo. E sì, la storia del doppio e di come sarebbe andata a finire la questione era telefonata fin dal taglio di capelli dell'androide (ma come hanno fatto a crescergli??), così come l'utilizzo improprio del chiodo, ma non importa: proprio la convinzione che la faccenda si sarebbe conclusa nel peggiore dei modi ha reso Fassbender una figura demoniaca e glaciale, un folle dal sembiante accattivante e raffinato, una creatura desiderosa di imporre la sua superiorità ai creatori e persino ai creatori dei creatori, e pazienza se la sua progenie e l'incarnazione stessa di un incubo.
FINE SPOILER
Alien: Covenant meriterebbe quindi la visione già "solo" per la bravura di Fassbender ma la verità è che come horror, prima ancora che come parte di una saga, funziona e fa il suo dovere anche al netto di quei necessari "momenti Prometheus" giustamente messi alla berlina da Leo Ortolani. La tensione si taglia col coltello, ci sono sequenze incredibilmente splatter, quel disperato senso di claustrofobica ineluttabilità che è proprio dei migliori horror ambientati nello spazio "dove nessuno può sentirti urlare" e con un paio di personaggi, nella fattispecie Daniels e Tennessee, si può anche empatizzare... basta far finta di non vedere l'inutile Oram di Billy Crudup, forse l'elemento più inutile e dannoso del film. Insomma, non sono una fan di Alien quindi non posso sapere perché questo Alien: Covenant è diventato in poco tempo uno dei film più odiati di sempre (nell'attesa che esca l'ultimo di Nolan, ovvio, o qualche altro remake di intoccabili cult anni '80) ma dall'alto della mia ignoranza crassa posso dire che a me è piaciuto davvero molto. Bravo Ridley Scott, continua così e, come si dice in Liguria, battitene u belin.


Del regista Ridley Scott ho già parlato QUI. Michael Fassbender (David/Walter), Katherine Waterston (Daniels), Billy Crudup (Oram), Danny McBride (Tennessee), Demián Bichir (Lope), Carmen Ejogo (Karine), Callie Hernandez (Upworth), James Franco (Branson), Guy Pearce (Peter Weyland) e Noomi Rapace (Elizabeth Shaw) li trovate invece ai rispettivi link.

Amy Seimetz interpreta Faris. Americana, ha partecipato a film come You're Next, The Sacrament e a serie come Stranger Things. Anche sceneggiatrice, regista, produttrice e costumista, ha 36 anni e tre film in uscita.


Alien: Covenant è preceduto da due corti che dovreste poter trovare su Youtube; uno è Alien: Covenant - Prologue: Last Supper (che mostra l'equipaggio della Covenant prima del sonno criogenico), l'altro è Alien: Covenant - Prologue: The Crossing e mostra cos'è successo a David e alla dottoressa Shaw dopo Prometheus, di cui Alien: Covenant è ovviamente il sequel e sarebbe meglio che lo guardaste prima di recarvi in sala. Nell'attesa che esca l'ultimo capitolo della trilogia promessa da Ridley Scott, se Alien: Covenant vi fosse piaciuto recuperate Alien, Aliens - Scontro finale, Alien³ e Alien - La clonazione e magari aggiungete Life: Non oltrepassare il limite. ENJOY!

domenica 13 novembre 2016

Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia (2016)

Uscito sotto Halloween credo in cinque sale, con un bel divieto ai minori di 14 anni ma senza alcun clamore, è arrivato in Italia Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia (Sausage Party), diretto dai registi Greg Tiernan e Conrad Vernon e sceneggiato da gente del calibro di Seth Rogen, Evan Goldberg e Jonah Hill.


Trama: alla vigilia del 4 luglio, la salsiccia Frank e il panino Brenda aspettano solo di essere scelti dagli "Dei" umani per essere portati fuori dal supermercato, in un mondo migliore dove finalmente potranno consumare il loro amore. Purtroppo, ciò che attende il cibo fuori dal supermercato non è un destino gioioso...



E’ possibile che il senso dell’umorismo, così come i gusti, cambino ogni dieci anni? Me lo chiedo perché ai tempi di South Park – Più lungo, più grosso e tutto intero ricordo di essermi spanciata dalle risate e, magari in maniera più contenuta, è successo lo stesso anche guardando I Simpson – Il film, giusto per fare un esempio di lungometraggi dichiaratamente “per adulti”. Mettiamo un attimo da parte I Simpson, il cui umorismo col tempo si è fatto decisamente più “signorile” ed innocuo, ma il film di South Park, al netto di bestemmie e parolacce, era un trionfo di cattivo gusto, violenza e risate scatologiche, eppure quanto mi fa ridere ancora oggi (nonostante non segua la serie più o meno dai tempi del primo cambio di doppiatori)! Forse perché la creatura di Trey Parker e Matt Stone era uscita nel momento giusto, oppure perché per quanto presentasse un umorismo di grana grossa conteneva sempre qualche riferimento alla politica, allo spettacolo o al reale capace di scatenare il mio senso dell’assurdo ma sta di fatto che, come del resto succede anche con I Griffin, ancora non riesco a volere male a South Park, neppure quando tocca i più bassi livelli di becerume. Lo stesso, non riesco a voler male a “orsotto” Rogen, eppure Sausage Party, da lui co-sceneggiato assieme ad altri loschi figuri quali Evan Goldberg, Jonah Hill, Kyle Hunter ed Ariel Shaffir, è una belinata della peggior specie che mi lasciata spesso obnubilata all’interno di una coltre di perplessità oppure mi ha disgustata senza possibilità di recupero. Ho riso forse un paio di volte davanti all’epopea di Frank e Brenda, rispettivamente un wurstel e un panino da hot dog costretti ad affrontare la scomoda verità su ciò che si cela oltre le porte del supermercato che fa loro da casa. Il “great beyond” abitato dagli dei che scelgono la merce sugli scaffali è la promessa di una vita migliore e, soprattutto, della scopata tanto bramata da alimenti costretti a passare la loro breve esistenza stipati all’interno di involucri di plastica ma cosa succede quando gli dei (ovvero noi voraci esseri umani e sì, vegani, ce n’è anche per voi, mi dispiace!) si rivelano essere dei mostri “cannibali” capaci  solo di dare la morte per i propri scopi egoisti? L’idea di base, effettivamente, ha un che di geniale, e il ribaltamento di punti di vista che trasforma un semplice scontro tra carrelli in un disaster movie zeppo di vittime o una cena in un horror-splatter sono i punti più alti della pellicola, assieme ovviamente ad una certa fantasia nel trasformare il supermercato in una sorta di megalopoli dove ogni genere alimentare ha il suo quartiere ben definito tutto da esplorare; non disprezzabile è anche una critica di tipo “religioso”, dove ci si fa beffe del desiderio di credere a tutti i costi in un piano divino o nelle punizioni per i propri peccati, anche quando gli dei si rivelano essere nient’altro che pie illusioni. Eppure, con tutto questo, mi sono ritrovata al massimo a sorridere con indulgenza.


Il problema di Sausage Party è che ogni tipo di satira o critica, siano esse religiose, sociali o politiche, è subordinato all’umorismo adolescenziale tipico dei film di Rogen o Seth MacFarlane, quello humour demenziale tipicamente americano che si concretizza, più o meno dagli anni ’80, in due cose soltanto: la patata e la fattanza. Certo, seguendo il trend attuale Sausage Party raggiunge picchi di “depravazione” che forse nemmeno Fritz il gatto, ma la mega orgia nella sequenza finale è talmente gratuita ed esageratamente gretta da chiedersi se davvero tutto quello che c’è stato prima non fosse altro che un mero contorno per arrivare al punto focale della pellicola, ovvero sconvolgere lo spettatore attraverso il coito infervorato tra salsicce e panini. Che per carità, Rogen, se ti ricorderai di aver pensato questa sequenza anche quando verrà il momento di mostrare Jesus De Sade in Preacher potrei anche applaudire, però solo se riuscirai a crescere mentalmente e contestualizzare la cosa, evitando di renderla il fulcro della storia. Il problema però è che io, non essendo un’americana puritana né un membro del MOIGE, dopo un’ora e mezza di wurstel dritti, panine vulviformi, lavande vaginali dopate (giuro), doppi sensi a sfondo sessuale, procaci lesbicone e personaggi cripto gay, se permetti invece di sconvolgermi mi rompo anche un po’ i marroni. Poi posso dire che le animazioni sono molto belle, alcune trovate divertenti, le parodie di film come Salvate il soldato Ryan o Terminator sono pregevolissime, il punto di vista “umano” che ritrasforma gli oggetti da animati ad inanimati ha una resa molto realistica, i flashback hanno lo stile gradevole dell’animazione bidimensionale anni ’80, c'è un bell'omaggio a Meat Loaf, la colonna sonora è simpatica quanto basta (ecco, l’unico momento in cui ho riso è stato quando i “fruits” che, come sapete, in inglese può indicare non solo la frutta ma anche un modo scortese di chiamare gli omosessuali, sono partiti all’attacco al ritmo di Wake Me Up Before You Go) e in particolare l’”inno del supermercato” è esilarante ma, per il resto, parliamo di poca roba davvero. Insomma, come sempre la Rogen Factory potrebbe fare molto di più ma non si impegna abbastanza: passi un cartone, scemino e divertente quanto volete, ma se nella seconda stagione mi rovineranno Preacher (e non miglioreranno Tulip, pensare che ci vorrebbe così poco!), orsotto o non orsotto scasserò il buon Seth di mazzate nei denti.


Del co-regista Conrad Vernon (che presta la voce anche a vari personaggi) ho già parlato QUI. Michael Cera (Barry), James Franco (il drogato), Bill Hader (Firewater/Tequila/El Guaco), Salma Hayek (Teresa), Jonah Hill (Carl), David Krumholtz (Lavash), Danny McBride (Honey Mustard), Edward Norton (Sammy), Craig Robinson (Grits), Seth Rogen (Frank), Paul Rudd (Darren) e Kristen Wiig (Brenda) li trovate invece ai rispettivi link.

Greg Tiernan è il co-regista della pellicola, inoltre presta la voce alla Patata e ai Noodles. Irlandese, ha diretto parecchi episodi della serie Il trenino Thomas. Anche animatore e doppiatore, ha 51 anni.


Al festival South By Southwest è stata proiettata una versione non ancora definitiva del film, contenente una scena che avrei molto apprezzato, magari dopo i titoli di coda; in essa, Seth Rogen, Michael Cera ed Edward Norton vengono attaccati dalle loro controparti animate mentre, seduti in un diner, discutono proprio del film. Detto questo, se Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia vi fosse piaciuto recuperate il già citato South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero. ENJOY!

martedì 5 gennaio 2016

Il piccolo principe (2015)

Per cominciare bene il nuovo anno in barba a comici innominabili e agli orari imbecilli del Multisala ho deciso di andare a vedere al primo spettacolo pomeridiano Il piccolo principe (The Little Prince), diretto nel 2015 dal regista Mark Osborne e tratto dal famosissimo romanzo di Antoine de Saint-Exupéry.


Trama: una bambina costretta a vivere un'esistenza programmata fin nei minimi dettagli da una madre ansiosa fa amicizia con un anziano aviatore che le racconta la storia del Piccolo Principe, l'unico abitante di un asteroide lontano che, un giorno, decide di fuggire dalla natura vanitosa ed esigente della sua rosa...


Dopo l'intelligente Inside Out, il cinema d'animazione sforna un'altra piccola perla imperniata sul difficile argomento della crescita e sul passaggio spesso traumatico dall'infanzia/adolescenza all'età adulta. Il piccolo principe, ovviamente, lo fa appoggiandosi alla storia senza tempo raccontata da Antoine de Saint-Exupéry e affrontando la riduzione di questo importantissimo romanzo poetico e filosofico partendo dalle reazioni di una giovanissima lettrice. La protagonista del film di Mark Osborne è una bambina che di infantile ha davvero poco; responsabilizzata, plasmata e stressata da una madre in carriera, la piccola ha ben chiaro cosa vogliano la genitrice e la società da lei e nessun mezzo per mettere in discussione le loro scelte che, ovviamente, considera come le uniche possibili. Il suo mondo è grigio come gli abiti che porta, scandito dai ritmi di un orologio e da un concetto di "essenziale" che coincide con quelli di "produttività, utilità e conformità", per i quali ogni azione dev'essere finalizzata al raggiungimento di uno "scopo" concreto. L'incontro con un vecchio aviatore consente alla bambina di cominciare a leggere qualcosa di diverso dalle infinite serie di equazioni matematiche che sua madre vorrebbe farle memorizzare e quel qualcosa è proprio Il piccolo principe; attraverso gli occhi della bambina "leggiamo" a nostra volta il libro di Antoine de Saint-Exupéry, pezzetto dopo pezzetto, e questa lettura cambia noi spettatori (o ci arricchisce, a seconda che l'opera in questione sia un nostro vecchio amico oppure un perfetto sconosciuto) così come cambia la piccola protagonista la quale, a poco a poco, apre gli occhi su un universo fatto di colori ed emozioni e, soprattutto, impara l'importanza dell'amicizia, dell'unicità delle cose e di quei ricordi d'infanzia che è sempre bene conservare se si vuole diventare degli adulti "meravigliosi". La pellicola di Mark Osborne prende per mano i piccoli spettatori e li guida alla scoperta di un'opera letteraria universale e bellissima, mostrando loro cosa sia davvero l'"essenziale" e quali siano i valori per i quali vale davvero la pena lottare, senza nascondere loro la possibilità che l'esistenza venga sconvolta da eventi dolorosi come l'abbandono o la morte di una persona cara; l'importanza di costruirsi un "nucleo" di esperienze, ricordi, affetti e, perché no, anche un po' di "stupidera" (sempre per citare Inside Out) viene sottolineata più volte e segna la differenza tra un adulto "bizzarro" come gli abitanti degli asteroidi visitati dal Piccolo Principe e un adulto equilibrato come potrebbe diventare la bambina protagonista.


Il piccolo principe è di una delicatezza rara anche per quanto riguarda la realizzazione. La storia della bambina protagonista e dell'aviatore viene raccontata attraverso l'utilizzo di un'animazione moderna (se guardate tra i character designer c'è Peter DeSève, già impegnato in Ratatouille, ed effettivamente i "cattivi" e i tristi abitanti dell'asteroide/città visitato ad un certo punto dalla protagonista somigliano tantissimo ad Anton Ego) e coloratissima che, per quel che riguarda sfondi, edifici, oggetti ed architetture, mira a creare un secco contrasto tra la caotica abitazione del vecchio aviatore e il resto delle costruzioni presenti in città, costrette da una planimetria geometrica e regolarissima. Contrapposta a questo stile di animazione c'è l'incantevole stop-motion con la quale è stata invece realizzata la parte di storia tratta direttamente dal romanzo, con i personaggi molto simili a dei pupazzetti ed essenziali nelle linee (non nella loro natura, ovviamente!) e tuttavia fluidi nei movimenti al punto che un occhio poco allenato come quello di un bambino potrebbe facilmente venire tratto in inganno e credere di avere davanti dei disegni in movimento; i disegni originali di Antoine de Saint-Exupéry, per la cronaca, ci sono e danzano sullo schermo ogni volta che la protagonista si accinge a leggere una pagina de Il piccolo principe. Bellissima anche la colonna sonora di Hans Zimmer, la quale spesso e volentieri si avvale della voce della cantante francese Camille, anche se personalmente ho avuto una piccola scossa di diludendo quando ho capito che la commovente versione di Somewhere Only We Know realizzata da Lily Allen, peraltro presente nel trailer, non sarebbe stata fatta sentire nemmeno durante i titoli di coda. Poco danno, ho pianto lo stesso come una fontana, anche perché Il piccolo principe a tratti è straziante. Ah, a proposito di strazio, genitori miei cariSSimi, concludo il post con un messaggio per voi. Lo so che Il piccolo principe è un bel film e che non sarebbe giusto privarvi del cinema solo perché avete messo al mondo dei teneri pargoletti però a mio avviso essere genitori significa non solo tantissima felicità ma anche un (bel) po' di sacrifici: non siate egoisti dunque e pensate ai vostri piccini di 3, 4, 5 anni che a) non capiranno NULLA della pellicola in questione e conseguentemente b) si romperanno le palline cominciando a deambulare per la sala, urlare "maaaammmaaaaaossoooonnoooooo" e lanciare pop corn costringendo ad un inutile stress voi e gli altri spettatori. Il piccolo principe dura un bel po' ed esprime qualche concetto difficile, riservatelo ai bimbi dai 6 anni in su e magari, dopo il film, leggete il libro assieme a loro. I vostri nervi vi ringrazieranno e anche io!


Del regista Mark Osborne ho già parlato QUI. Di Rachel McAdams (voce originale della Madre), Benicio Del Toro (voce originale del Serpente), Paul Rudd (voce originale del Signor Principe), Marion Cotillard (voce originale della Rosa, anche nella versione francese), James Franco (voce originale della Volpe), Jeff Bridges (voce originale dell'Aviatore), Paul Giamatti (l'insegnante in Accademia), Albert Brooks (L'uomo d'affari) e Bud Cort (il Re) ho parlato invece ai rispettivi link.

Mackenzie Foy è la voce originale della Bambina. Americana, ha partecipato a film come The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1 e 2, L'evocazione - The Conjuring e Interstellar . Ha 16 anni.


Il comico Ricky Gervais doppia in originale il personaggio del Vanitoso mentre per quel che riguarda le voci italiane ci sono Paola Cortellesi (la Mamma), Stefano Accorsi (la Volpe), Michaela Ramazzotti (la Rosa), Toni Servillo (l'Aviatore), Alessandro Gassmann (il Serpente), Alessandro Siani (il Vanitoso) e Pif (il Re). In Francia tra i doppiatori c'è invece Vincent Cassel, una Volpe incredibilmente sexy! Detto questo, se Il piccolo principe vi fosse piaciuto recuperate Inside Out e, ovviamente, leggete il libro di Antoine de Saint-Exupéry! ENJOY!

domenica 2 agosto 2015

Il prescelto (2006)

Esistono film leggendari nella loro bruttezza, delle schifezze talmente enormi che la loro fama passa di bocca in bocca, imperitura ed inoppugnabile. Dopo averne sentito parlare da amici, colleghi e conoscenti, era quindi arrivato anche per me il momento di guardare Il prescelto (The Wicker Man), diretto e sceneggiato da Neil LaBute nel 2006. L'orrore... l'orrore...


Trama: dopo aver assistito al terribile incidente in cui sono morte una donna e una bambina, il poliziotto Edward Malus riceve una lettera da Willow, ex fiamma che lo aveva abbandonato praticamente sull'altare e che ora gli chiede aiuto per ritrovare la figlioletta scomparsa. Edward decide quindi di indagare e parte alla volta SummersIsle, l'isola quasi interamente popolata da donne dove è nata Willow...

Bambine di m**da! Bagasse! Tutte bagasse! Sì, anche tu!
Il fatto è che qualche sera fa volevo guardare What We Do in the Shadows ma purtroppo il video non funzionava. Siccome erano già quasi le 23 avevo bisogno di un film abbastanza corto da evitare di addormentarmi in corso d'opera. Ovviamente, NESSUNA delle millemila pellicole a mia disposizione rispondeva ai requisiti tranne Il prescelto quindi mi sono fatta forza e ho cominciato a guardarlo, incurante del pericolo come fossi un cretino allergico alle api che decide all'improvviso di inoltrarsi in un campo zeppo di arnie. Incurante, ovviamente, anche dell'amore subitaneo provato per un cult come The Wicker Man, di cui questo scempio è l'indegno remake. E ora io mi chiedo ma come diamine fai a riprendere a grandi linee la trama di un capolavoro dell'horror, a ripetere quasi pedissequamente l'80% dei dialoghi e riuscire comunque a realizzare naMMerda? Devi essere davvero un incapace totale per trasformare un'acuta satira nei confronti della religione e del bigottismo fine a sé stesso in un trionfo di misoginia senza capo né coda, arrivando a stravolgere l'inquietante e "libero" paganesimo di The Wiker Man in una paradossale tirata femminista fatta di donne follemente malvagie che si proiettano nel mare del 2000 al grido di "ca**o subito!" (o meglio, abbondanza nel raccolto subito). Ha un bel dire Nicolas Cage a rimandare al mittente le critiche che gli sono giustamente piovute addosso da ogni dove affermando che Il prescelto è una "commedia nera surreale": a Nicola, di nero c'è soltanto il vuoto pneumatico all'interno della testa tua e di LaBute, che un cult horror venga trattato come una commedia è passabile di fucilazione istantanea e il surreale è tutto ciò che rimane allo spettatore ancora incredulo di fronte a una simile belinata! Il prescelto è idiota dall'inizio alla fine, dall'incidente che non ha modo di essere collegato al resto della vicenda fino alla scelta di Malus come vittima sacrificale (mi volete davvero dare a bere che le donne di SummersIsle in età fertile decidano di andare sulla terraferma e fare figli con uomini da tenere "in caldo" nel caso di un raccolto infruttuoso? Solo perché serve un legame di sangue? Mah...) e se ciò non bastasse è anche orrendo a vedersi.


Neil LaBute infarcisce quest'accozzaglia di WTF (perché a Cage dovrebbero rubare delle cassette con incisi quei corsi di autostima tanto amati dagli americani??) con immagini "oniriche" che dovrebbero rappresentare il progressivo disgregarsi della sanità mentale del protagonista e invece fanno solo ridere ma mai tanto quanto la delirante apertura di stanze contenenti vecchi nudi e orbi oppure donne col volto ricoperto di api. In tutto questo, Cage gira come la merda nei tubi per cercare una bambina, ammaccando figuremme' da primato (prima facendosi scherzare dalle vecchie, poi facendosi perculare dalle bambine, infine facendosi spezzare le gambe dai due uomini scionchi usati come schiavi sessuali dalle donne dell'isola, bella roba!) e dando prova di un'incredibile abilità attoriale che non riguarda solo lui bensì, come la maledizione di The Grudge, riesce a toccare ed influenzare tutti i coinvolti che, molto probabilmente, davanti ad un Nicolas sempre più iracondo e fuori di testa, avevano il loro bel daffare per non scoppiargli a ridere in faccia. Se la scena del "not the bees!", ahimé inedita sulle TV italiane, è ormai entrata di diritto nell'empireo del trash, per me la palma d'oro va comunque ai surreali dialoghi tra Cage e un'insegnante che parla di falli alle bambine o tutta quella tiritera di spiegone che Ellen Burstyn propina al protagonista ricevendo di rimando solo sguardi "minacciosi" e smorfiette cageane da antologia. Poi vabbé, molto probabilmente mi sono persa qualche altra chicca perché nonostante la brevità del film ciò che accade ne Il prescelto è talmente "coinvolgente" che sono riuscita ad addormentarmi un paio di volte nonostante i miei buoni propositi, ma nel complesso direi che la pellicola è talmente inconcludente e menosa che forse sarebbe bastato vedere solo l'inizio e la fine. Vi pungesse (ahah!) mai vaghezza di guardare Il prescelto telefonatemi che ve lo racconto, così eviterete di sprecare un'ora e mezza della vostra vita con questa immondizia!

Perchééééééé????
Di Nicolas Cage (Edward Malus), Ellen Burstyn (Sorella SummersIsle), Aaron Eckhart (proprietario della stazione di servizio) e James Franco (il ragazzo che Honey abborda in un bar sul finale) ho già parlato ai rispettivi link.

Neil LaBute è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Nella società degli uomini e Possession - Una storia romantica. Anche produttore e attore, ha 52 anni e un film in uscita.


Frances Conroy interpreta la dottoressa T.H. Moss. Americana, la ricordo per film come Manhattan, Scent of a Woman - Profumo di donna, La seduzione del male, The Aviator e Broken Flowers, inoltre ha partecipato a serie come Ai confini della realtà, Six Feet Under, E.R. Medici in prima linea, Desperate Housewives, Nip/Tuck, Grey's Anatomy, How I Met Your Mother e American Horror Story. Ha 62 anni e due film in uscita.


Leelee Sobieski (vero nome  Liliane Rudabet Gloria Elsveta Sobieski) interpreta Sorella Honey. Americana, la ricordo per film come Da giungla a giungla, Deep Impact, Mai stata baciata e Eyes Wide Shut. Anche produttrice, ha 32 anni e un film in uscita.


Il prescelto fa talmente schifo che Robin Hardy, sceneggiatore e regista del film originale che comunque dovrebbe vergognarsi per avere girato un seguito orrendo come The Wiker Tree, ha chiesto esplicitamente che il suo nome venisse tolto dai credits (mentre Christopher Lee si è limitato signorilmente a storcere il naso), Edward Woodward, protagonista di The Wiker Man, ha declinato l'invito a partecipare con un cameo e persino Winona Ryder, che non è proprio un cane da tartufo quando si tratta di film Urendi, ha rinunciato al ruolo che le era stato offerto. Nonostante tutto questo, non ci crederete ma de Il prescelto esiste persino una versione "unrated" che si conclude con il falò del wicker man (quindi ciao ciao alla partecipazione di Franco) e soprattutto include la già citata e trashissima scena in cui a Cage viene infilata la testa in un casco di vimini riempito di vespe . Per concludere, non posso credere che Il prescelto vi fosse piaciuto ma, nel malaugurato caso fosse così e siccome questa schifezza è il remake di The Wiker Man, vi consiglierei di recuperare la pellicola di Hardy oppure di affrontare Il prescelto con questo esilarante drinking game scovato su internet. ENJOY!

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