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venerdì 3 aprile 2015

Home - A casa (2015)

Volevate davvero che la bimba Bolla non andasse a vedere l'ultimo film della Dreamworks? Impossibile! E infatti mercoledì mi sono guardata Home - A casa (Home), diretto dal regista Tim Johnson e tratto dal libro The True Meaning of Smekday di Adam Rex.


Trama: I Boov sono una razza aliena perennemente in fuga dai terribili Gorg. Quando scoprono che la Terra è un nascondiglio perfetto, i buffi alieni prendono tutti gli esseri umani, li confinano in una sorta di parco giochi ed instaurano una nuova e pacifica civiltà. Non hanno però fatto i conti con il Boov pasticcione Oh e con la piccola Tip, un'umana alla disperata ricerca della madre...


Sono davvero contenta di avere finalmente sentito al cinema, dopo quelli che mi sono sembrati anni, le risate sincere di bambini divertiti e di essermi divertita a mia volta guardando una pellicola quasi interamente destinata a loro. Home è l'emblema dell'animazione "classica", adatta a tutte le età, scevra di quei riferimenti che solo noi adulti possiamo cogliere e tuttavia non così infantile da risultare insopportabile a chi ha più di dieci anni, un film come non si girava più dai tempi di Monsters & Co. o Lilo & Stitch. La storia del reietto alieno Oh (talmente schifato dai suoi pari che il nome deriva proprio dal lamento che si lasciano sfuggire ad ogni incontro) e della sua amicizia con la tenera ma scafata Tip è di quelle che scalda il cuore e apre gli occhi, perché insegna non solo la tolleranza ma anche la necessità di abbracciare molteplici punti di vista per poter davvero interagire con qualcuno. I Boov sono una razza debole, guidata da un codardo della peggior specie, sempre pronto ad anteporre la fuga al dialogo: Oh e i suoi simili non affrontano i loro problemi ma scappano a gambe levate davanti alla minaccia dei Gorg, che li seguono per tutta la galassia. Dal punto di vista dei Boov sono i Gorg i malvagi e l'invasione della Terra è una diretta conseguenza di questa fuga, messa in atto in modo pacifico e a suon di gelati e parchi divertimento perché tanto "gli esseri umani sono creature semplici"; dopo l'incontro con Tip (per inciso, un'immigrata con difficoltà d'integrazione, proprio come Oh), Oh imparerà che gli umani non sono affatto semplici e soprattutto che dal loro punto di vista sono i Boov ad essere dei mostri terrificanti, degli invasori che li hanno privati delle famiglie e della casa prima di mettere a soqquadro l'intero pianeta e comincerà così a mettere in discussione se stesso e tutto ciò che credeva giusto ed insindacabile. Home celebra dunque non solo l'importanza del dialogo e della conoscenza reciproca ma anche l'importanza di affrontare con coraggio i propri errori e ammettere gli sbagli, un bel messaggio positivo e per nulla stucchevole da condividere con i piccoli spettatori.


A parte queste considerazioni serie, Home è soprattutto divertente e molto ben fatto. L'incredibile stupidera del Capitano Smek, una sorta di Re Julian di Madagascar in versione aliena, è la cosa più esilarante della pellicola ma funzionano alla grande tutte le piccole incomprensioni "culturali" tra Oh e Tip e, soprattutto, c'è il ciccionissimo gatto Pig che strappa l'applauso in più di un'occasione con i suoi irresistibili vezzi felini. Molto carina anche l'idea di rappresentare i Boov come dei polipetti dai grandi occhioni che cambiano colore a seconda delle emozioni, cosa che rende Home un tripudio di sfumature tenui e colori sgargianti, un arcobaleno in movimento talmente grazioso da lasciare spesso a bocca aperta; sarà poi per via del mio cognome ma ho adorato anche la scelta di fornire ai Boov delle bolle come mezzo di locomozione e riempire spesso lo schermo di miriadi di sfere trasparenti. A proposito di meraviglia, ormai la tecnica dell'animazione al computer ha raggiunto vette di perfezione un tempo impensabili e la cosa che più mi ha affascinata guardando Home è il modo in cui il pelo di Pig e i riccioli di Tip sembrano talmente morbidi che verrebbe voglia di allungare la mano verso lo schermo e toccarli per saggiarne l'effettiva consistenza! Altro elemento importante della pellicola è la colonna sonora e non potrebbe essere altrimenti vista la presenza di Rihanna e Jennifer Lopez tra i doppiatori; se la prima parte di Home è zeppa di melodie truzze, le due cantanti si impongono soprattutto verso la seconda metà del film con le canzoni Towards the Sun e Feel the Light, che accompagnano i momenti più "sentimentali" di Home. Detto questo, se cercate un cartone animato moderno ed innovativo forse Home non fa per voi perché la storia della strana amicizia tra Oh e Tip è già stata raccontata in mille altri film d'animazione e non, tuttavia se cercate una pellicola gradevole da guardare in famiglia forse l'ultimo prodotto della Dreamworks potrebbe davvero essere l'ideale!


Di Steve Martin (Capitan Smek) e Jennifer Lopez (Lucy) ho già parlato ai rispettivi link.

Tim Johnson è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Z la formica, Sinbad - La leggenda dei sette mari e La gang del bosco. Anche produttore, ha 54 anni.


Jim Parsons (vero nome James Joseph Parsons) è la voce originale di Oh. Americano, universalmente conosciuto per il ruolo di Sheldon Cooper nella serie The Big Bang Theory, ha partecipato a film come La mia vita a Garden State, I Muppet e lavorato come doppiatore per la serie I Griffin. Ha 42 anni.


Nella versione originale del film, la cantante Rihanna presta la voce a Tip; a proposito del personaggio, in italiano il suo nome intero è Freccia mentre in inglese è Gratuity, cosa che spiega il suo soprannome Tip (gratuity significa "mancia", che in inglese è anche "tip". Perché mai una madre dovrebbe chiamare sua figlia "mancia" è però qualcosa che mi sfugge, sono sincera). Infine, Home segue il corto promozionale del 2014 Almost Home, proiettato prima del film Mr. Peabody e Sherman; se Home vi fosse piaciuto, recuperatelo e aggiungete Mostri contro alieni, Lilo e Stitch e Monsters & Co.. ENJOY!




giovedì 30 aprile 2009

La piccola bottega degli orrori (1986)

Al mattino sono solita, prima di andare al lavoro, guardare un film a pezzetti, giusto per rilassarmi un po’ e non svegliarmi proprio del tutto bruscamente. Ultimamente è toccato a La piccola bottega degli orrori (Little Shop of Horrors), film del 1986 diretto da Frank Oz, remake del film omonimo diretto da Roger Corman nel 1960 e trasposizione cinematografica del musical off Brodway datato 1982 e tratto proprio dalla pellicola di Corman.

 



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La trama: Seymour è uno sfigatissimo commesso nello squallido negozio di fiori del signor Mushnick. Un giorno, durante un’eclissi, trova una strana piantina che presto diventa l’attrazione della bottega e gli porta clienti a frotte, così come un successo personale inaspettato e l’attenzione della ragazza da cui è da sempre innamorato, Audrey. Peccato che la pianta (ribattezzata Audrey II) per sopravvivere ha bisogno di un inquietante nutrimento: il sangue. E mentre la pianta cresce, cresce anche il suo appetito…

 



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Quante volte da piccola ho visto questo film, pur non capendo un’acca delle canzoni che, se non erro, nella versione italiana non sono sottotitolate. E’ ovvio che ci sono molto affezionata, nonostante tutti dicano che il film di Corman sia nettamente migliore. Ma come si fa a non amare un musical che ha per protagonista la pianta carnivora più espressiva della storia del cinema? Audrey II rischierebbe di eclissare i protagonisti in carne ed ossa, se non fosse che gli attori sono la crema del Saturday Night Live dell’epoca, ed ogni guest appearence all’interno della pellicola è un’iniezione di nostalgia per ogni persona nata e cresciuta negli anni ’80. Rick Moranis, Bill Murray, Steve Martin, John Candy e James Belushi nella stessa pellicola sono un must per ogni appassionato ma in generale tutti gli attori della pellicola sono perfetti, così come perfette sono la voce e le movenze di Audrey II e delle sue piccole figliole.

 



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La storia è abbastanza stringata, un pretesto per far cantare i protagonisti, però è molto carina. L’idea della pianta venuta dallo spazio con un piano di conquista del mondo affonda le radici nella storia Faustiana dell’uomo che vende l’anima al diavolo per realizzare i suoi desideri: lo sfigatello Seymour passa le giornate desiderando di uscire dal malfamato quartiere di Skid Row, e di poter coronare il suo sogno d’amore con la sciacquetta dal cuore d’oro Audrey e, nonostante l’ovvio disgusto, accetta di scendere a compromessi con la pianta spinto dalla consapevolezza che solo lei potrà aiutarlo ad avere il successo sperato. Come nella migliore tradizione delle commedie, tuttavia, il buon Seymour dopo aver toccato il fondo si accorgerà che la disperazione lo aveva reso cieco su parecchie cose, riguardo a sé stesso e a ciò che lo circonda, e la morale del film potrebbe essere “credi in te stesso sempre”. Frustrazione, sogni infranti, ingenui desideri, amore, redenzione, tentazione e follia, sono tutti temi che arricchiscono la splendida colonna sonora. Tutti i cantanti sono bravissimi e alcune canzoni sono diventate assai famose, in primis l’iniziale Little Shop of Horror, per continuare con Dentist (con un esilarante Steve Martin che racconta l’infanzia e la vocazione del suo sadico dentista), Suddently Seymour, Downtown, e la canzone creata apposta per il film, l’assolo di Audrey II Mean Green Mother from Outer Space. Da sottolineare la presenza del graziosissimo “coro greco” formato dalle tre grazie di colore Crystal, Chiffon (Tisha Campbell – Martin, ovvero la moglie di Kyle in Tutto in Famiglia) e Rochelle.

 



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Ovviamente, come già detto, questo film non esisterebbe neppure senza la presenza di Audrey II, un perfetto animatronic che, pur privo di occhi in quanto pianta, canta, prende in giro, mangia, incombe come una presenza grottesca ed inquietante in tutto il film. Esilarante quanto tenta di morsicare le chiappe di una ragazza mentre Seymour è distratto nella sala d’attesa della radio e tenerissima nella sua “infanzia” quando comincia a ciucciare alla vista del sangue sul dito del suo padroncino. Certo, fa molto anche la voce che le fornisce Levi Stubbs, componente del gruppo motown Four Tops, azzeccatissima e molto molto cool.

Un film da vedere assolutamente se ancora non l’avete fatto (e cosa state aspettandoooo???).

 

Frank Oz è il regista della pellicola. Basta solo dire che presta la voce, in originale ovviamente, alla Miss Piggy dei Muppet per sottolineare quanto quest’uomo sia degno di stima. Tra i film del regista inglese ricordo Tutte le manie di Bob, Moglie a sorpresa, In & Out, La donna perfetta e Funeral Party. Ha 65 anni.

 



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Rick Moranis interpreta lo sfigatello Seymour. Indelebile nella memoria di ogni bravo bambino figlio degli anni ’80 dovrebbe esserci la sua performance nei panni di Louis (alias il Guardia di Porta) negli splendidi Ghostbusters e Ghostbusters II. Tra gli altri film di questo meraviglioso e ahimé scomparso, pare, caratterista, ricordo l’altrettanto geniale Balle spaziali, Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, Tesoro mi si è allargato il ragazzino, The Flinstones. Ha prestato la voce per il film Koda fratello orso. L’attore canadese ha 56 anni e un solo, importante film di prossima (si spera!) uscita, Ghostbusters III. Prego perché sia assolutamente all’altezza degli altri due!

 



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Ellen Greene interpreta Audrey. Mi commuove vedere che di recente è apparsa davanti ai miei occhi proprio di recente, mentre guardavo Heroes, e neppure l’ho riconosciuta nei panni della madre di Sylar. L’attrice newyorchese ha partecipato anche al bellissimo Talk Radio, Una pallottola spuntata 33 e1/3: l’insulto finale, il meraviglioso Léon (era la mamma di Mathilda), Un giorno per caso e, per la tv, anche ad un episodio di X-files. Ha 58 anni e un film in uscita.

 



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Steve Martin interpreta il folle Orin Scrivello, rigorosamente D.D.S. E’ un attore che mi piace molto ma, chissà perché, non ha mai avuto troppo successo in Italia, ed è un peccato. Tra i suoi film ricordo Ho sposato un fantasma, Roxanne, Il padre della sposa, Moglie a sorpresa, Il principe d’Egitto (ovviamente come doppiatore), Looney Tunes: Back in Action, La Pantera Rosa ed il suo seguito. Per la TV ha dato la voce ad un episodio de I Simpson. Ha 64 anni e tre film in uscita.

 



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Bill Murray interpreta il masochista Paul Denton, unico paziente felice di Scrivello. Non esiste un film di Bill Murray che sia migliore dell’altro, ogni sua interpretazione, anche la più becera, è una perla. Posso dire con assoluta certezza che stiamo parlando di uno dei miei attori preferiti, se non IL preferito, anche perché mi ha praticamente cresciuta con i suoi film, tra i quali cito: Tootsie, i già citati Ghostbusters e Ghostbusters II, lo splendido S.O.S. Fantasmi, Tutte le manie di Bob, il geniale Ricomincio da capo, Lo Sbirro, il Boss e la Bionda, il meraviglioso Ed Wood, Sex Crimes: giochi pericolosi, Rushmore, Charlie’s Angels, Osmosis Jones, I Tenenbaum, Lost in Translation, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Broken Flowers, Il treno per il Darjeeling. Ha 59 anni e tre film in uscita, tra cui, ovviamente, Ghostbusters III!

 



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James Belushi interpreta Patrick Martin, in una piccola comparsata. I miei sentimenti verso costui sono sempre stati altamente contrastanti, non è ovviamente mai arrivato ai livelli del divino fratello John, di cui è sempre stato una pallida imitazione. Ma negli ultimi anni ha trovato la sua dimensione con l’esilarante La vita secondo Jim, che personalmente adoro. Tra i suoi non eccelsi film ricordo Una poltrona per due, Danko, Poliziotto a 4 zampe (e tutti i suoi seguiti..), Mister Destiny (che pur conta tra gli attori lo zio Quentin), Una promessa è una promessa, Cappuccetto Rosso e i soliti sospetti (doppia il Boscaiolo). Ha anche doppiato, tra l’altro, il Pinocchio di Benigni, e per la TV ha prestato la voce a serie storiche come Pinky and the Brain, Gargoyles, Timon & Pumbaa, Hercules, Rugrats, Jimmy Neutron. Ha inoltre partecipato a E.R. Ha 55 anni e due film in uscita.

 



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Il buon John Candy interpreta il dj Wink Wilkinson, piccolo cameo di questo grande (in tutti i sensi) comico canadese venuto a mancare troppo presto. Tra i suoi film ricordo 1941: allarme a Hollywood e The Blues Brothers (entrambi con il geniale John Belushi), Splash – Una sirena a Manhattan, Balle spaziali, Io e zio Buck, Mamma ho perso l’aereo, Bianca e Bernie nella terra dei canguri (come doppiatore), JFK – Un caso ancora aperto. E’ morto all’età di 44 anni, nel 1994, per un attacco cardiaco.





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Vi lascio con la clip della bellissima Mean Green Mother From Outer Space, il trionfo di Audrey II. ENJOY!!!





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