Visualizzazione post con etichetta frank oz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frank oz. Mostra tutti i post

martedì 25 giugno 2024

Inside Out 2 (2024)

Il giorno stesso dell'uscita mi sono fiondata al cinema per vedere Inside Out 2, diretto e co-sceneggiato dalla regista Kelsey Mann.


Trama: Riley è arrivata a 13 anni aiutata dalle sue emozioni, ma con l'arrivo della pubertà la sua testa si riempirà di nuovi, inquietanti elementi...


Inside Out
mi aveva rapito il cuore e la mente, e ancora oggi ritengo sia uno dei più bei film Pixar mai realizzati. Avevo un mix di aspettative e timori all'idea di un seguito, ma ho deciso comunque di dargli fiducia, perché mi interessava sapere come sarebbe cresciuta Riley. Introdotto da una bella botta di nostalgia, nella forma dello storico score di Michael Giacchino (che ovviamente mi ha spinta alle lacrime quando il film non era neppure ancora cominciato), Inside Out 2 inizia due anni dopo la fine del primo e ci mostra delle emozioni solide ed equilibrate, che lavorano in perfetta sintonia per fare di Riley un gioiellino di ragazza. "Io sono una brava persona" è il nucleo della personalità della protagonista, un nucleo che Gioia e gli altri cercano di preservare con tutte le forze, eliminando e nascondendo tutto ciò che potrebbe intaccarlo; le emozioni "base" non hanno, però, fatto i conti con la pubertà, che introduce altri destabilizzanti colleghi all'interno della mente di Riley. Invidia, Imbarazzo, Ennui e, soprattutto, la terribile Ansia, scuotono dalle fondamenta la semplice e dolce ragazzina, proprio nel momento di transizione tra scuole medie e liceo, quando un breve campo estivo di hockey diventa il fondamentale crocevia per determinare il futuro successo. In maniera non dissimile dal primo Inside Out (di cui ricalca anche la struttura narrativa e una serie di situazioni) anche il secondo capitolo contiene un importante monito a non ignorare né le emozioni né le esperienze negative, perché contribuiscono ad alimentare la complessità e la conseguente ricchezza del nostro carattere, facendoci crescere come persone, per quanto imperfette. L'esperienza evita che le emozioni ci governino e ci permette di controllarle e richiamarle secondo la nostra volontà, salvo inevitabili ricadute in momenti particolarmente stressanti o emotivamente soverchianti, com'è comprensibile per un individuo equilibrato. Nel suo percorso di crescita, l'adolescente Riley si riconferma così un personaggio col quale è facile empatizzare e in cui ci si può riconoscere, e lo stesso vale per Gioia, Tristezza e tutti i loro compagni, che crescono ed evolvono assieme alla loro "umana".


Forse perché l'Ansia è una mia costante esistenziale, mi sono riconosciuta parecchio in quel tarlo insinuante che parla senza sosta, non richiesto, scodellando una serie infinita di scenari mentali da incubo, e ho trovato la rappresentazione del passaggio tra infanzia e adolescenza molto realistica. A parer mio i realizzatori sono riusciti a renderlo molto angosciante, in virtù delle scelte sbagliate intraprese da Riley e per la visione da incubo di un nucleo positivo sempre meno luminoso; i richiami alla morte "figurata" e alla depressione sono palesi, inoltre ho apprezzato tantissimo la rappresentazione di un attacco di panico in piena regola, di quel momento in cui il cervello si blocca in una frenesia terrorizzata e senza via d'uscita. In generale, Inside Out 2 mi è sembrato ancora più dolceamaro del primo e alcune prese di coscienza, sia della protagonista che delle sue emozioni, mi hanno commossa parecchio. Per quanto riguarda la realizzazione, Inside Out 2 è bello quanto il suo predecessore. L'interazione tra mondo reale e mentale non presenta sbavature ed è molto emozionante, soprattutto è bello vedere l'evoluzione dei coloratissimi luoghi introdotti nel 2015, con interessanti aggiunte alla mente di Riley, funzionali alla sua crescita; l'idea di inserire una sorta di lago da cui si dipanano tutte le "ramificazioni" delle esperienze della protagonista è vincente, e si traduce in una miriade di splendide immagini. Passando ad argomenti più faceti, da appassionata (giuro) di La casa di Topolino, ho adorato, tra le tante parodie presenti all'interno del film, la presenza di un simil-Toodles che mi ha fatta piegare dalle risate in più di un'occasione, un colpo di genio forse un po' autoreferenziale, ma comunque sempre un colpo di genio. Anche il character design delle nuove emozioni è assai intelligente, con l'apice di preferenza personale raggiunto con Ennui, talmente molla e scazzata dalla vita da avere un modo tutto suo di muoversi senza spendere troppe, inutili, energie (viceversa, Invidia non mi ha detto nulla, e più che un vergognoso peccato capitale mi è sembrato il comprensibile, per quanto disperato e spesso sbagliato, desiderio di conformarsi a persone che si ammirano). Dopo il deludente Lightyear, nonostante non fosse sequel ma spin-off, la Pixar si è rimessa sul giusto cammino e ammetto di non vedere l'ora che esca un terzo capitolo di Inside Out che faccia luce sul terrificante mondo degli adulti!  


Di Maya Hawke (Ansia), Tony Hale (Rabbia), Diane Lane (Mamma), Kyle MacLachlan (Papà), Paul Walter Hauser (Imbarazzo), Frank Oz (Dave il poliziotto), Pete Docter (Rabbia di papà) e Flea (Jake) ho già parlato ai rispettivi link.

Kelsey Mann è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio e prima ha lavorato principalmente come storyboarder. E' anche animatore e doppiatore.


La doppiatrice originale di Ennui è Adèle Exarchopoulos, la protagonista di Vita di Adèle, mentre in Italia il personaggio è stato affidato a Deva Cassel, la splendida figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel. Se Inside Out 2 vi fosse piaciuto, recuperate Inside Out e Soul. ENJOY! 


giovedì 20 giugno 2019

Nicole Kidman Day: La donna perfetta (2004)


Oggi cade il compleanno di Nicole Kidman, splendida benché rifattissima cinquantaduenne, e col solito gruppetto di Blogger cinèfili abbiamo voluto omaggiarla. Scartabellando la filmografia della bella hawaiana ho scelto La donna perfetta (The Stepford Wives), diretto nel 2004 dal regista Frank Oz e remake de La fabbrica delle mogli, già tratto dal romanzo omonimo di Ira Levin.


Trama: dopo essere stata licenziata dal network per cui lavorava, Joanna ha un crollo nervoso e il marito decide di abbandonare la città e trasferirsi nei sobborghi, a Stepford. Lì i mariti sono felici e le mogli perfette, tutto sembra idilliaco ma qualcosa comincia ad insospettire Joanna...



Correva l'anno 2004 e Nicole Kidman, diventata una star internazionale nonché una delle attrici più quotate grazie a film come Moulin Rouge!, Eyes Wide Shut, The Hours e The Others, grazie ai quali sembrava che la sua stella non dovesse tramontare mai... cominciava la sua parabola discendente, impantanandosi per parecchi anni in filmetti dimenticabili. Tra questi ultimi farei rientrare anche La donna perfetta e non perché non mi sia divertita molto durante la visione ma perché, passatemi il termine, è "indegno" di un'attrice come la Kidman e probabilmente avrebbe funzionato lo stesso anche con un'altra protagonista. Al momento in cui scrivo queste righe non ho mai guardato né La fabbrica delle mogli né letto il romanzo di Ira Levin quindi non posso fare confronti tra le varie opere (vista la produzione travagliata di La donna perfetta credo sia meglio così o probabilmente avrei odiato questo film visto anche l'abbandono totale della natura horror della storia) ma, da quello che ho colto relativamente alle prime due, mi par di aver capito che Frank Oz abbia optato per un approccio più da commedia satirica, tirando spesso il freno all'inevitabile inquietudine causata da questa cittadina dove tutte le donne sono perfette e servizievoli, mentre i mariti si riuniscono a tessere misteriosi complotti. La mano di Paul Rudnick, sceneggiatore di quelle piccole meraviglie di In & Out, La famiglia Addams 2 e Sister Act è riconoscibilissima grazie al suo gusto per il grottesco, per i personaggi caricati, per l'esagerazione di situazioni e relazioni "normali", che vengono stressate fino a risultare pura fantascienza (quasi) e che puntano il dito su follie e idiosincrasie realmente esistenti all'interno della nostra società; gli improbabili reality creati da Joanna (improbabili per il 2004, ora sono stati praticamente sdoganati identici), il rapporto tempestoso tra Bobbie e il suo stupido marito, la gaiezza al limite della parodia di Roger, sono tutti elementi che sconfinano nel nonsense ma sembrano quasi "normali" se confrontati alla realtà di Stepford, dove le mogli si piegano davanti ad ogni irragionevole richiesta di mariti che a definirli infantili si farebbe loro un complimento.


La donna perfetta non è però una critica al maschilismo imperante, anzi. La sceneggiatura di Rudnick ne ha per tutti: per l'uomo molle e senza palle che non riesce a trovare una sua dimensione nel mondo e passa il tempo a dar le colpe alla moglie nemmeno fossimo rimasti negli anni '50, per la società che costringe le donne o a rimanere ancorate ad un modello retrogrado oppure ad annullarsi come persona per dimostrare di valere tanto quanto un uomo (portando avanti una lotta tra sessi che, di fatto, non dovrebbe nemmeno esistere visto che siamo tutti sulla stessa triste barca che affonda), per le donne che abbracciano completamente questo stile di vita imposto trasformandosi in schiacciasassi prive di sentimento. La perfezione, come si dice alla fine del film, non esiste. Né per l'uomo, né per la donna, né per la coppia (gay o etero che sia) e il segreto di una vita felice o perlomeno "umana", normale, è comprendersi, venirsi incontro e sopportarsi, oltre che sUpportarsi a vicenda, senza pretendere di imporsi sul partner al punto da annullarlo completamente. E questo, ovviamente, vale per donne e uomini in egual misura. Queste riflessioni scaturiscono da un tourbillon di eventi che non lascia allo spettatore neppure un tempo morto durante il quale annoiarsi, tra dialoghi al fulmicotone, situazioni al limite del paradossale, una bella colonna sonora, immagini coloratissime e un mix vincente di costumi, make-up e scenografie capaci di trasformare Stepford nel sogno di ogni desperate housewife che si rispetti, di ogni amante del kitsch e nell'incubo di chiunque pensi anche un minimo fuori dal coro, come i poveri Joanna, Bobbie e Roger.


A proposito di questi tre personaggi. Nicole Kidman nei panni della moglie in carriera prima e trasandata poi è onestamente poco credibile. Troppo bella per essere sciatta, troppo perfetta e signorile per non risultare caricaturale in questa sua interpretazione, anche se in un parterre di macchiette riesce in qualche modo ad amalgamarsi. C'è da dire che lei, assieme a Matthew Broderick e allo stesso Frank Oz ("reo" di essersi messo a novanta davanti alla Paramount e di aver lavorato essenzialmente col pensiero fisso di non scontentare i produttori, tanto da arrivare a litigare con mezzo cast), hanno dichiarato in seguito di essersi pentiti di avere partecipato al film e purtroppo si vede come anche durante le riprese non fossero molto convinti. Tolto Broderick che è praticamente un gatto di marmo, la Kidman è infatti spesso eclissata da una Bette Midler esilarante (la sequenza del Natale mi ha uccisa dalle risate), una Glenn Close perfettamente a suo agio nei panni del boss delle mogli e uno scoppiettante Roger Bart, talmente sissy nel suo essere gay da far vergognare persino il Jack di Will & Grace. Non pervenuto il povero Christopher Walken, ancora più gatto di marmo di Broderick e incapace di conferire al personaggio di Mike quel tocco luciferino che avrebbe meritato e che mi sarei aspettata dall'attore. A parte gli innegabili difetti, comunque, La donna perfetta è un film che mi ha divertita parecchio. Come ho detto, questo "entusiasmo" nasce dal fatto di non aver mai visto La fabbrica delle mogli oltre che dall'amore per lo stile di scrittura di Paul Rudnick, altrimenti penso non sarei stata così indulgente, nemmeno con la festeggiata Nicole.


Nicole Kidman è già comparsa parecchie volte sulle pagine del Bollalmanacco, ecco l'elenco dei post:

Scendi Zac Efron che lo piscio: imbarazzante in The Paperboy (2012)


Elegantissima e angosciante in Stoker (2013)


Altro scivolone: Paddington (2014)


Dimenticabile in La famiglia Fang (2015)


Fuori di testa in Genius (2016)


Dolcemente materna in Lion - La strada verso casa (2016)


Intensa in L'inganno (2017)


Il ritorno recente al cinema con le palle: Il sacrificio del cervo sacro (2017)


Di nuovo madre, di nuovo a lottare per il figlio in Boy Erased - Vite cancellate (2018)


Combattente spaccaculi in Aquaman (2018)


Qui invece trovate l'elenco degli altri omaggi alla brava attrice:

La bara volante - Da morire
Pensieri Cannibali - Destroyer
Non c'è paragone - Il sacrificio del cervo sacro
La fabbrica dei sogni - Il matrimonio di mia sorella
Director's Cut - Moulin Rouge
La stanza di Gordie - The Others
Una mela al gusto pesce - Amori e incantesimi
Stories. - Big Little Lies (stagione 1)

domenica 10 gennaio 2016

Il ritorno dello Jedi (1983)

Con il post di oggi, dedicato a Il ritorno dello Jedi (Star Wars: Episode VI - Return of the Jedi), diretto nel 1983 dal regista Richard Marquand, concludo la mia irrispettosa disamina della trilogia originale. Abbiate pietà ma se volete un recupero anche della seconda trilogia vi toccherà aspettare il 2017...


Trama: dopo aver liberato Han Solo dalle grinfie di Jabba the Hutt, Luke Skywalker e i ribelli si ritrovano a dover distruggere una nuova Morte Nera e, per farlo, si dirigono su un pianeta abitato dai tenerosi Ewoks...


Abbiamo finito? Sì, abbiamo finito. Non bene, bisogna dire. C'è in effetti un motivo se de Il ritorno dello Jedi ricordavo solo gli Ewoks e Jabba The Hutt perché, in soldoni, tolto un inizio in cui si cerca di dare una conclusione alla vicenda del rapimento di Han Solo, il resto del film è praticamente un remake del primo episodio: c'è una Morte Nera, bisogna distruggerla. E voi direte "beh, Il risveglio della forza ripropone più o meno lo stesso schema". Ho capito ma lo ripropone meglio, figlioli. Non fraintendetemi, lo scontro finale tra Luke Skywalker e Darth Vader è epico, il finale potrebbe indurre alla lacrimuccia, vedere finalmente Jabba The Hutt (con l'aggiunta di una principessa seminuda ma questo è un discorso che vale solo per i maschietti) è qualcosa di meraviglioso e gli Ewoks mi hanno ricordato i tempi più felici della mia infanzia ma per il resto m'è calata la palpebra un minuto sì e un minuto no tanto che non saprei nemmeno come andare avanti nel post (d'altronde sono passate due settimane da quando ho rivisto Il ritorno dello Jedi) quindi riempirò lo spazio ponendo ai fan un paio di domande le cui risposte non ho voglia di cercare su Wikipedia. Innanzitutto, mi spiegate per favore perché Yoda è diventato così vecchio e malato tutto ad un tratto? Quanti anni è rimasto Han Solo sotto carbonite se nel film precedente la povera bestiola era il ritratto della salute e in quello dopo rantola manco gli fosse cascato sulla schiena di botto il suo quasi millennio di vita? Ma soprattutto, me lo spiegate cos'è 'sto lato oscuro? TUTTO mi porta al lato oscuro, porca miseria! Se uccido il nemico passo al lato oscuro, se mi arrabbio perché magari 'st'impunito ha cercato di uccidere me e i miei amici passo al lato oscuro, se ho paura perché sto per morire passo al lato oscuro, se ignoro cosa sia il lato oscuro passo al lato oscuro, se rinchiudo in un ospizio l'Imperatore perché ormai pare una mummia passo al lato oscuro... e che cosa devo fare per rimanere dal lato giusto della Forza? Che fiscali 'sti Jedi, santo cielo!! Ci credo poi che c'è gente che si stufa e soccombe...


Vabbé, comunque in tutto questo devo dire che Jabba è davvero bellissimo. Il colpo di genio della saga, ancora più della doppia supercazzola familiare fatta a Luke Skywalker, è stato quello di nominare per ben due film Jabba senza farlo vedere e poi bam! sbattere in faccia agli spettatori stupiti quel meraviglioso lumacone porco, tenutario di bordelli e cattivissimo. Anche se, nonostante il mio entusiasmo per questo essere immondo, c'è da dire che la scelta di mettere così tanti dialoghi in lingue aliene ed incomprensibili (c'è Jabba e tutto il suo codazzo, ci sono gli Ewoks, c'è ovviamente Chewbacca...) dopo un po' stufa e i concetti della Forza si perdono un po' in questo Grammelot spaziale. Anche gli Ewoks sono carini e ben realizzati, quasi ai livelli di Jabba, però riducono parecchio la potenza del capitolo finale della trilogia. Sì, sono fondamentalmente degli esseri cannibali che non esiterebbero a mangiare Han Solo ma sono anche pelosotti, tenerini e buffi, adatti ad un pubblico di bambini, e stonano con quel finale da tragedia Shakespeariana che vede confrontarsi Luke Skywalker e Darth Vader. Se dovessi quantificare il diludendo causatomi da Il ritorno dello Jedi direi che potrei paragonarlo a Mad Max oltre la sfera del tuono, con quell'aria avventurosa che pareva creata apposta per un pubblico di ragazzini. E molto probabilmente col film di Richard Marquand è stato lo stesso, magari Lucas avrà voluto allargare la sua scandalosa ed ingegnosa campagna di marketing raggiungendo anche gli spettatori più piccini, chissà! Ma poi, chissenefrega? Il post è finito e ora attendo le giuste e doverose maledizioni di chi troverà insopportabile la mia mancanza di fede e mi accuserà di non capire nulla di Cinema! Con Star Wars è tutto... ci risentiamo al 2017!


 Di Mark Hamill (Luke Skywalker), Harrison Ford (Han Solo), Carrie Fisher (principessa Leia Organa), Billy Dee Williams (Lando Calrissian), David Prowse (Darth Vader), Frank Oz (Yoda) e Alec Guinness (Obi Wan Kenobi) ho già parlato ai rispettivi link.

Richard Marquand è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come La cruna dell'ago e Doppio taglio. Anche produttore, sceneggiatore e attore, è morto nel 1987 all'età di 49 anni.


Come volevasi dimostrare, visti anche gli eventi del primo film, Leia non doveva essere la sorella di Luke Skywalker, che avrebbe dovuto invece intraprendere un viaggio per ritrovarla in un'altra trilogia di film, tuttavia alla fine Lucas ha scelto di risolvere tutte le questioni in sospeso con Il ritorno dello Jedi. In fase di scrittura ci sono stati altri cambiamenti: per esempio Obi Wan sarebbe dovuto resuscitare grazie alla Forza e Luke avrebbe dovuto ereditare il casco nero di Darth Vader passando conseguentemente al Lato Oscuro, ma il più disdicevole è stato quello di utilizzare gli Ewok invece che i Wookie (una foresta zeppa di Chewbacca sarebbe stata meravigliosa!!). La regia del film era stata offerta a David Lynch e David Cronenberg, che hanno rinunciato per poter girare rispettivamente Dune e Videodrome (grazie a Dio!), sebbene la prima scelta fosse stata Steven Spielberg, che non ha potuto accettare in quanto membro della Directors Guild, dalla quale Lucas si era dimesso ai tempi del primo Guerre Stellari (Spielberg aveva suggerito Paul Verhoeven ma dopo aver visto l'esplicito Spetters ha cambiato idea...). Per concludere, nel caso voleste addentrarvi nei recuperi tutta la cronologia precedente e successiva a Il ritorno dello Jedi la trovate QUA. ENJOY!

venerdì 8 gennaio 2016

L'impero colpisce ancora (1980)

Continuiamo il brevissimo e assolutamente non adorante excursus sulla prima trilogia di Star Wars con L'impero colpisce ancora (Star Wars: Episode V - The Empire Strikes Back), diretto nel 1980 dal regista Irvin Kershner.


Trama: L'Impero è lungi dall'essere sconfitto e le forze ribelli vengono sopraffatte su un gelido pianeta. Han Solo, Chewbacca, la principessa Leila e il droide C-3PO fuggono e cercano aiuto presso Lando Calrissian mentre Luke Skywalker, assieme al piccolo R2-D2, va a concludere il suo addestramento dall'anziano Yoda, già maestro Jedi di Obi Wan Kenobi...


Con il secondo capitolo della saga George Lucas si chiama fuori sia dalla regia che dalla sceneggiatura (anche perché gli attori gli hanno sempre rimproverato i dialoghi puerili sebbene in realtà sia stato Lucas, anche questa volta, a scrivere le linee base del film prima che subentrasse Lawrence Kasdan a lavorare maggiormente su dialoghi, personaggi e consequenzialità della trama) ma la storia di Luke, Han e compagnia prosegue serena come se "il capo" non si fosse ritirato nelle retrovie. Il grandissimo dispiego di mezzi tecnologici, alieni, paesaggi da capogiro ed effetti speciali dell'Amadonna non è rimasto invariato e le vicende degli allegri "compagni della forza" si complicano un po', tanto che per lo spettatore poco attento o poco interessato diventa un po' arduo seguire ogni singolo passaggio. Pare siano passati tre anni dalla fine del primo film e ovviamente nel frattempo qualcosa è cambiato: Luke è diventato un pilota rispettatissimo ed è praticamente il fulcro della ribellione, Han ha ancora sulla testa la taglia di Jabba ma pare che il tempo abbia concesso lo sviluppo di un idillio tra lui e la principessa Leila (per quanto il triangolo con Luke sia ancora apparentemente in piedi, ovvio...) e comprensibilmente Darth Vader è un po' più incarognito di prima perché il giovane Skywalker è diventato un avversario temibile. Per aumentare la propria "temibilità" e tener fede alle promesse fatte ad Obi Wan Kenobi il buon Luke si reca quindi sul pianeta di Yoda e la franchise acquista di botto il personaggio più iconico dopo Darth Vader, il vecchio alienotto che parla come un sardo. Arriviamo quindi a capirci un po' di più di questa Forza, tanto potente quanto pericolosa, soprattutto arriviamo a comprendere che basta un attimo e BAM! si soccombe al Lato Oscuro. Io personalmente ho invece capito che senza Yoda, la cui presenza dura giusto una ventina di minuti scarsi, la storia smette di decollare per un po' prima di accellerare sul finale: L'impero colpisce ancora si conclude infatti con la più grossa rivelazione della storia del Cinema (roba da far vergognare Rosabella) e con un valido cliffhanger che sicuramente avrà fatto bestemmiare gli spettatori dell'epoca, che hanno dovuto aspettare quattro anni per conoscere il destino di Han Solo, cristallizzato nella carbonite.


Nel comparto tecnico, per quel poco che ne ho potuto capire io (ma che volete che ne capisca di fantascienza e astronavi???), c'è stato sicuramente un salto di qualità rispetto alla varietà degli ambienti utilizzati e L'impero colpisce ancora mi è sembrato più vario in quanto a scenografie: dalle lande ghiacciate iniziali (ubicate in Norvegia) si arriva sfruttando l'ipervelocità alla palude di Yoda e alla città sulle nuvole di Lando Calrissian, per poi ovviamente passare agli interni del Millenium Falcon, delle caverne iniziali e della cintura di asteroidi "con sorpresa". Le aggiunte al cast sono interessanti, senza dubbio. Yoda è un maestro Jedi con i controcosiddetti sebbene si presenti come un vecchietto tenerello, svampito e simpatico; la duplice natura del personaggio conferma la volontà dei realizzatori di creare una storia seria ma anche capace di imprevedibili e lievi risvolti umoristici, inoltre ancora oggi la sua natura di pupazzotto mosso e doppiato (almeno in originale) da Frank Oz risulta molto gradevole e naturale, oltre a richiamare la nostalgia per i bei tempi di Labirynth e altre pellicole simili. Anche Lando Calrissian, nonostante il suo nome esilarante, rappresenta un bell'archetipo di personaggio ambiguo ma capace di redimersi e, se solo il suo tempo sullo schermo con Han Solo non fosse così ridotto, molto probabilmente sarebbe stata una validissima aggiunta alla strana coppia "Han & Chewbe". Ovviamente non sto nemmeno a dirvi quanto sia emozionante la battaglia finale a colpi di spade laser tra Darth Vader e Luke anche se io continuo a sostenere la fondamentale dabbenaggine di quest'ultimo mentre Lord Vader è un figo, non c'è nulla da fare, cattura in toto l'essenza dell'Oscurità senza volto ed implacabile, alla quale non è possibile sfuggire. Ho già finito? Sì, tranquilli: tenetevi strette le manine e anche le spade laser che domani arriva l'ultima puntata di questi post supercazzola su Guerre Stellari!


Di Mark Hamill (Luke Skywalker), Harrison Ford (Han Solo), Carrie Fisher (principessa Leia Organa), David Prowse (Darth Vader), Frank Oz (Yoda) e Alec Guinness (Obi Wan Kenobi) ho già parlato ai rispettivi link.

Irvin Kershner (vero nome Isadore Kershner) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Occhi di Laura Mars, Mai dire mai e Robocop 2. Anche attore, produttore e sceneggiatore, è morto nel 2010, all'età di 87 anni.


Billy Dee Williams (vero nome William December Williams) interpreta Lando Calrissian. Americano, ha partecipato a film come Il ritorno dello Jedi, Batman e a serie come Sentieri, Destini, Missione Impossibile, Dynasty, That's 70s Show e Glee; inoltre, come doppiatore ha lavorato nel film Lego Movie e nelle serie Robot Chicken e The Cleveland Show. Anche sceneggiatore, ha 79 anni.


Il film ha vinto un Oscar per il miglior sonoro ma Lucas si è impegnato parecchio per cercare di assicurare una nomination anche a Frank Oz, marionettista e doppiatore di Yoda; l'Academy ovviamente ha rifiutato in quanto non si poteva parlare di attore "vero". Tra l'altro, al posto di Oz avrebbe dovuto esserci Jim Henson che però era già impegnato con le riprese di Giallo in casa Muppett. Billy Dee Williams aveva invece fatto il provino per il ruolo di Han Solo tre anni prima ed è riuscito comunque ad entrare nella saga "dalla porta di servizio" con quello di Lando Calrissian, rifiutato da Yaphet Kotto. L'"ingrato" Harrison Ford, di par suo, non aveva alcuna intenzione di girare tre film, non a caso la scelta di congelare Han Solo nella carbonite è stata (in parte) dovuta al fatto che nessuno era certo che l'attore avrebbe accettato di comparire ne Il ritorno dello Jedi e anche il famoso scambio di battute "Ti amo" "Lo so" avrebbe dovuto essere una cosa come "Ti amo" "Tienilo bene a mente, Leia, perché tornerò". Per concludere, nel caso voleste addentrarvi nei recuperi tutta la cronologia precedente e successiva a L'impero colpisce ancora la trovate QUA. ENJOY!

mercoledì 14 agosto 2013

Monsters & Co. (2001)

Nell'attesa che arrivino il 21 agosto e l'uscita italiana di Monsters University, qualche sera fa ho deciso di rinferscarmi la memoria e riguardare Monsters & Co. (Monsters, Inc.), diretto del 2001 dai registi Pete Docter, David Silverman e Lee Unkrich e vincitore di un Oscar per la miglior canzone originale (If I Didn't Have You).


Trama: Sulley e Mike lavorano alla Monsters & Co., fabbrica dove i mostri, spaventando i bimbi del mondo reale, riescono a ricavare energia dalle loro urla. I bambini vengono visti come esseri spaventosi e mortali e strettissime regole impediscono il passaggio tra i due mondi, ma un giorno nelle vite di Sulley e Mike piomba la piccola Boo... e i due devono riuscire a riportarla a casa senza essere scoperti. 


Rivedere Monsters & Co. è sempre un grandissimo piacere perché ad ogni visione il film si riconferma un piccolo capolavoro. Innanzitutto per la storia, una delle prime a sfruttare l'idea di mostrare il lato "normale" di esseri sovrannaturali o negativi, dando una motivazione alla loro presenza nel mondo umano, un cambiamento radicale di punto di vista sfruttatissimo nei decenni a venire e ormai quasi inflazionato. Non è questo il caso di Monsters & Co., che offre allo spettatore chicche geniali come il terrore dei bimbi trasformato in energia per la normalissima Mostropoli, le porte collegate agli armadi del mondo umano o mostri "storici" come lo Yeti, Nessie e Bigfoot esiliati nella nostra dimensione come punizione per i loro sbagli. Giocando con questi elementi fantastici e parodistici gli sceneggiatori hanno messo su il classico racconto di formazione disneyano, focalizzandolo sul protagonista Sulley e sulla piccola Boo; il primo è lo spaventatore per eccellenza, così preso dal suo lavoro e sviato dalle regole del proprio mondo da non accorgersi che il suo bene deriva dalla sofferenza di migliaia di bambini urlanti e traumatizzati, mentre la seconda è una dolcissima bimbetta di tre anni al massimo che, come tutti i suoi coetanei, dovrà superare le paure irrazionali dell'infanzia e diventare, a modo suo, forte e decisa per riuscire a crescere.


A fare da spalla a questi due personaggi ci sono ovviamente l'indispensabile spalla comica e il fondamentale villain. Il monocolo Mike Wazowsky è il migliore amico di Sulley nonché suo motivatore ed è forse il personaggio con cui maggiormente il pubblico può identificarsi: non particolarmente portato per il suo lavoro, sbadato, ingenuo, sfigato, buffo ma nonostante questo dotato di un grandissimo cuore è sicuramente il mostro più indimenticabile della pellicola e noi italiani avremo sempre da ringraziare il bravissimo Tonino Accolla per questo. Dall'altra parte della barricata c'è poi il terribile Randall che, invece, incarna tutto ciò che riesce a renderlo mostro anche tra i suoi stessi simili e rivela la propria natura abietta e insinuante attraverso il potere dell'invisibilità. I battibecchi tra questi due "estremi" richiamano quelli delle tipiche commedie americane ambientate negli ambienti lavorativi e sono resi ancora più esilaranti dalla presenza di personaggi apparentemente secondari come la burbera Roz, la frizzante Celia e tutto il codazzo di altri mostri, ognuno con una propria incredibile peculiarità. Non crediate però che in Monsters & Co. si rida e basta! L'ultimissima scena del film, basata interamente su un unico scambio di battute e sull'espressione di Sulley, è una delle più commoventi e belle che siano mai state girate e sfido chiunque a non sentirsi spezzare il cuore quando Boo fugge inorridita davanti al suo amicone peloso, vedendolo mostro per la prima e unica volta.


Se la storia e i personaggi sono praticamente degli evergreen, tecnicamente parlando si vede invece che Monsters & Co. soffre il passare del tempo. Il coloratissimo pelo di Sulley risulta ancora oggi incredibile e morbidissimo ma le espressioni dei vari personaggi sono a volte rigide e, soprattutto, il design degli esseri umani è irreale e spigoloso. A farne le spese è soprattutto Boo che, purtroppo, non appare più così carina e adorabile come un tempo (non a caso per metà film viene comunque infilata in un costumino da mostro, probabilmente più facile da animare), tuttavia il doppiaggio riesce in parte a frenare quest'impietoso avanzare del tempo: Monsters & Co. è infatti uno degli ultimi film che ho deciso di guardare esclusivamente in italiano nonostante il fior fior di attori che prestano le loro voci nella versione originale perché la nostra è incredibilmente piacevole da ascoltare e non solo per il grande Tonino Accolla ma anche per l'abilità di Marina Massironi, Loretta Goggi e della piccola (tre anni appena!!) doppiatrice di Boo. Insomma, avrete capito che Monsters & Co. mi è piaciuto davvero molto e per questo temo un confronto impari con l'imminente Monsters University (che tra l'altro parte da un presupposto sbagliato visto che in questo film Mike dice di essere il miglior amico di Sulley dalla terza elementare!). Recuperatelo in tempo, se riuscite, e ovviamente non sognatevi di perdere gli esilaranti titoli di coda con le "papere" dal set e la realizzazione del finto musical che Sulley e Mike usano come scusa per ingannare i colleghi perché sono l'ennesima dimostrazione di quanto la Pixar abbia curato fin nei minimi dettagli questo suo piccolo capolavoro.


Del co-regista Lee Unkrich ho già parlato qui. John Goodman (James P. "Sulley" Sullivan), Billy Crystal (Mike Wazowski), Steve Buscemi (Randall Boggs), Frank Oz (Fungus) e Bonnie Hunt (Flint) li trovate invece ai rispettivi link.

Pete Docter è regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche La nuova macchina di Mike e Up. Anche doppiatore, produttore e animatore, ha 45 anni e un film in uscita.


David Silverman è il co-regista della pellicola. Marito di Nancy Cartwright, la doppiatrice originale di Bart Simpson, ha diretto I Simpson - Il film, il corto The Longest Daycare e alcuni episodi della serie animata. Americano, anche produttore, animatore e doppiatore, ha 56 anni.


James Coburn (vero nome James Harrison Coburn Jr.) presta la voce a Henry J. Waternoose. Americano, ha partecipato a film come I magnifici sette, La grande fuga, Giù la testa, Pat Garret e Billy the Kid, Hudson Hawk - Il mago del furto, Sister Act 2 - Più svitata che mai, Il professore matto, Affliction (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista) e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Ai confini della realtà e La signora in giallo, inoltre ha lavorato come doppiatore per Capitan Planet e i Planeteers. Anche sceneggiatore, produttore e regista, è morto nel 2002 all'età di 74 anni.


Jennifer Tilly (vero nome Jennifer Elizabeth Chan) presta la voce a Celia. Americana, come doppiatrice ha lavorato anche in Stewart Little - Un topolino in gamba, Mucche alla riscossa e I Griffin, inoltre la ricordo per film come High Spirits - Fantasmi da legare, Bound - Torbido inganno, Bugiardo bugiardo, La sposa di Chucky, La casa dei fantasmi e Il figlio di Chucky. Ha partecipato anche alle serie Moonlighting e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatrice, ha 55 anni e due film in uscita. 


Bill Murray era stato preso in considerazione per doppiare Sulley ma siccome i realizzatori non sono riusciti a mettersi in contatto con lui alla fine non se n'è fatto nulla... in compenso la parte di Mike è andata a Billy Crystal, che aveva rifiutato di doppiare Buzz Lightyear ai tempi del primo Toy Story e a cui la Pixar aveva promesso la possibilità di cimentarsi in un personaggio più adatto a lui. Doppiatori a parte, ci sono voluti diversi tentativi per arrivare al Monsters & Co. e soprattutto al Sulley che conosciamo: il protagonista del film all'inizio avrebbe dovuto essere il mostro che viene costantemente rapato dagli agenti del CDA, Sulley sarebbe stato invece un banalissimo lavoratore dal pelo marrone, Mike l'assistente del terribile Randal e Boo una bambina di sei anni. Infine, nell'attesa che esca il prequel Monsters University, sappiate che esiste anche un corto, nato come scena eliminata e poi inserito nella collectors edition di Monsters & Co., intitolato La nuova macchina di Mike... e ovviamente, se il film vi fosse piaciuto, non perdetevi la trilogia di Toy Story, Monster House, Shrek, A Bug's Life e The Nightmare Before Christmas. ENJOY!!

giovedì 30 aprile 2009

La piccola bottega degli orrori (1986)

Al mattino sono solita, prima di andare al lavoro, guardare un film a pezzetti, giusto per rilassarmi un po’ e non svegliarmi proprio del tutto bruscamente. Ultimamente è toccato a La piccola bottega degli orrori (Little Shop of Horrors), film del 1986 diretto da Frank Oz, remake del film omonimo diretto da Roger Corman nel 1960 e trasposizione cinematografica del musical off Brodway datato 1982 e tratto proprio dalla pellicola di Corman.

 



199202




La trama: Seymour è uno sfigatissimo commesso nello squallido negozio di fiori del signor Mushnick. Un giorno, durante un’eclissi, trova una strana piantina che presto diventa l’attrazione della bottega e gli porta clienti a frotte, così come un successo personale inaspettato e l’attenzione della ragazza da cui è da sempre innamorato, Audrey. Peccato che la pianta (ribattezzata Audrey II) per sopravvivere ha bisogno di un inquietante nutrimento: il sangue. E mentre la pianta cresce, cresce anche il suo appetito…

 



vampire_plant





Quante volte da piccola ho visto questo film, pur non capendo un’acca delle canzoni che, se non erro, nella versione italiana non sono sottotitolate. E’ ovvio che ci sono molto affezionata, nonostante tutti dicano che il film di Corman sia nettamente migliore. Ma come si fa a non amare un musical che ha per protagonista la pianta carnivora più espressiva della storia del cinema? Audrey II rischierebbe di eclissare i protagonisti in carne ed ossa, se non fosse che gli attori sono la crema del Saturday Night Live dell’epoca, ed ogni guest appearence all’interno della pellicola è un’iniezione di nostalgia per ogni persona nata e cresciuta negli anni ’80. Rick Moranis, Bill Murray, Steve Martin, John Candy e James Belushi nella stessa pellicola sono un must per ogni appassionato ma in generale tutti gli attori della pellicola sono perfetti, così come perfette sono la voce e le movenze di Audrey II e delle sue piccole figliole.

 



little-shop-of-horrors





La storia è abbastanza stringata, un pretesto per far cantare i protagonisti, però è molto carina. L’idea della pianta venuta dallo spazio con un piano di conquista del mondo affonda le radici nella storia Faustiana dell’uomo che vende l’anima al diavolo per realizzare i suoi desideri: lo sfigatello Seymour passa le giornate desiderando di uscire dal malfamato quartiere di Skid Row, e di poter coronare il suo sogno d’amore con la sciacquetta dal cuore d’oro Audrey e, nonostante l’ovvio disgusto, accetta di scendere a compromessi con la pianta spinto dalla consapevolezza che solo lei potrà aiutarlo ad avere il successo sperato. Come nella migliore tradizione delle commedie, tuttavia, il buon Seymour dopo aver toccato il fondo si accorgerà che la disperazione lo aveva reso cieco su parecchie cose, riguardo a sé stesso e a ciò che lo circonda, e la morale del film potrebbe essere “credi in te stesso sempre”. Frustrazione, sogni infranti, ingenui desideri, amore, redenzione, tentazione e follia, sono tutti temi che arricchiscono la splendida colonna sonora. Tutti i cantanti sono bravissimi e alcune canzoni sono diventate assai famose, in primis l’iniziale Little Shop of Horror, per continuare con Dentist (con un esilarante Steve Martin che racconta l’infanzia e la vocazione del suo sadico dentista), Suddently Seymour, Downtown, e la canzone creata apposta per il film, l’assolo di Audrey II Mean Green Mother from Outer Space. Da sottolineare la presenza del graziosissimo “coro greco” formato dalle tre grazie di colore Crystal, Chiffon (Tisha Campbell – Martin, ovvero la moglie di Kyle in Tutto in Famiglia) e Rochelle.

 



lsoh86-still




Ovviamente, come già detto, questo film non esisterebbe neppure senza la presenza di Audrey II, un perfetto animatronic che, pur privo di occhi in quanto pianta, canta, prende in giro, mangia, incombe come una presenza grottesca ed inquietante in tutto il film. Esilarante quanto tenta di morsicare le chiappe di una ragazza mentre Seymour è distratto nella sala d’attesa della radio e tenerissima nella sua “infanzia” quando comincia a ciucciare alla vista del sangue sul dito del suo padroncino. Certo, fa molto anche la voce che le fornisce Levi Stubbs, componente del gruppo motown Four Tops, azzeccatissima e molto molto cool.

Un film da vedere assolutamente se ancora non l’avete fatto (e cosa state aspettandoooo???).

 

Frank Oz è il regista della pellicola. Basta solo dire che presta la voce, in originale ovviamente, alla Miss Piggy dei Muppet per sottolineare quanto quest’uomo sia degno di stima. Tra i film del regista inglese ricordo Tutte le manie di Bob, Moglie a sorpresa, In & Out, La donna perfetta e Funeral Party. Ha 65 anni.

 



250px-Frank_oz




Rick Moranis interpreta lo sfigatello Seymour. Indelebile nella memoria di ogni bravo bambino figlio degli anni ’80 dovrebbe esserci la sua performance nei panni di Louis (alias il Guardia di Porta) negli splendidi Ghostbusters e Ghostbusters II. Tra gli altri film di questo meraviglioso e ahimé scomparso, pare, caratterista, ricordo l’altrettanto geniale Balle spaziali, Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, Tesoro mi si è allargato il ragazzino, The Flinstones. Ha prestato la voce per il film Koda fratello orso. L’attore canadese ha 56 anni e un solo, importante film di prossima (si spera!) uscita, Ghostbusters III. Prego perché sia assolutamente all’altezza degli altri due!

 



6776_large




Ellen Greene interpreta Audrey. Mi commuove vedere che di recente è apparsa davanti ai miei occhi proprio di recente, mentre guardavo Heroes, e neppure l’ho riconosciuta nei panni della madre di Sylar. L’attrice newyorchese ha partecipato anche al bellissimo Talk Radio, Una pallottola spuntata 33 e1/3: l’insulto finale, il meraviglioso Léon (era la mamma di Mathilda), Un giorno per caso e, per la tv, anche ad un episodio di X-files. Ha 58 anni e un film in uscita.

 



ellen-greene-the-cooler-movie-premiere-1r8m70




Steve Martin interpreta il folle Orin Scrivello, rigorosamente D.D.S. E’ un attore che mi piace molto ma, chissà perché, non ha mai avuto troppo successo in Italia, ed è un peccato. Tra i suoi film ricordo Ho sposato un fantasma, Roxanne, Il padre della sposa, Moglie a sorpresa, Il principe d’Egitto (ovviamente come doppiatore), Looney Tunes: Back in Action, La Pantera Rosa ed il suo seguito. Per la TV ha dato la voce ad un episodio de I Simpson. Ha 64 anni e tre film in uscita.

 



244_martin_steve_100606





Bill Murray interpreta il masochista Paul Denton, unico paziente felice di Scrivello. Non esiste un film di Bill Murray che sia migliore dell’altro, ogni sua interpretazione, anche la più becera, è una perla. Posso dire con assoluta certezza che stiamo parlando di uno dei miei attori preferiti, se non IL preferito, anche perché mi ha praticamente cresciuta con i suoi film, tra i quali cito: Tootsie, i già citati Ghostbusters e Ghostbusters II, lo splendido S.O.S. Fantasmi, Tutte le manie di Bob, il geniale Ricomincio da capo, Lo Sbirro, il Boss e la Bionda, il meraviglioso Ed Wood, Sex Crimes: giochi pericolosi, Rushmore, Charlie’s Angels, Osmosis Jones, I Tenenbaum, Lost in Translation, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Broken Flowers, Il treno per il Darjeeling. Ha 59 anni e tre film in uscita, tra cui, ovviamente, Ghostbusters III!

 



r14793_36276




James Belushi interpreta Patrick Martin, in una piccola comparsata. I miei sentimenti verso costui sono sempre stati altamente contrastanti, non è ovviamente mai arrivato ai livelli del divino fratello John, di cui è sempre stato una pallida imitazione. Ma negli ultimi anni ha trovato la sua dimensione con l’esilarante La vita secondo Jim, che personalmente adoro. Tra i suoi non eccelsi film ricordo Una poltrona per due, Danko, Poliziotto a 4 zampe (e tutti i suoi seguiti..), Mister Destiny (che pur conta tra gli attori lo zio Quentin), Una promessa è una promessa, Cappuccetto Rosso e i soliti sospetti (doppia il Boscaiolo). Ha anche doppiato, tra l’altro, il Pinocchio di Benigni, e per la TV ha prestato la voce a serie storiche come Pinky and the Brain, Gargoyles, Timon & Pumbaa, Hercules, Rugrats, Jimmy Neutron. Ha inoltre partecipato a E.R. Ha 55 anni e due film in uscita.

 



0000036714_20070102183631




Il buon John Candy interpreta il dj Wink Wilkinson, piccolo cameo di questo grande (in tutti i sensi) comico canadese venuto a mancare troppo presto. Tra i suoi film ricordo 1941: allarme a Hollywood e The Blues Brothers (entrambi con il geniale John Belushi), Splash – Una sirena a Manhattan, Balle spaziali, Io e zio Buck, Mamma ho perso l’aereo, Bianca e Bernie nella terra dei canguri (come doppiatore), JFK – Un caso ancora aperto. E’ morto all’età di 44 anni, nel 1994, per un attacco cardiaco.





picture6




Vi lascio con la clip della bellissima Mean Green Mother From Outer Space, il trionfo di Audrey II. ENJOY!!!





Se vuoi condividere l'articolo