Spinta da un trailer intrigante, non ho potuto fare a meno di recuperare Ted Bundy - Fascino criminale (Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile), diretto dal regista Joe Berlinger.
Trama: Ted Bundy, studente di legge legato a una ragazza con figlia a carico, viene fermato dalla polizia per una semplice infrazione stradale e finisce processato per mezza dozzina di terrificanti omicidi.
Lo so, lo hanno già fatto tutti ma sapete che ho una (de)formazione "linguistica", pertanto non posso non soffermarmi sull'orrore di un titolo italiano sbagliatissimo per cominciare a parlare di Ted Bundy - Fascino criminale, perché l'adattamento nostrano offre una chiave di lettura del film completamente errata. Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile è una definizione estrapolata direttamente dal processo a Ted Bundy, riferita alla natura dei suoi crimini. Estremamente malvagia, in primis. Quasi sovrannaturale, un male disumanizzato, da orco delle fiabe, tanto da non sembrare nemmeno possibile, atto a recare alle vittime quanto più danno possibile. Nell'accezione italiana, Wicked e Evil avrebbero anche potuto accorparli in un Estremamente, terribilmente malvagio, in realtà c'è differenza tra wicked ed evil: l'uno viene utilizzato per il male compiuto verso altri, l'altro è pertinente alla sfera della moralità, ma non stiamo a spaccare il capello. Arriviamo a Vile. Come in italiano. Vile, abietto, spregevole, ignobile. Quindi estremamente, terribilmente malvagio e ignobile. Questo era Ted Bundy. Questi erano i suoi crimini. Definizione di fascino: potenza di attrazione e seduzione. Se ad esso si aggiunge "criminale", mi da ad intendere che qualcuno possa trovare affascinante l'idea di un pazzo che, nel tempo, ha ucciso, stuprato e mutilato almeno una trentina di giovani donne, che teneva alcune delle loro teste mozzate come trofeo, che, non pago, talvolta ha infierito sessualmente anche sui cadaveri. Un titolo simile mi fa pensare che, consapevoli di tali aberranti azioni, le donne americane lanciassero comunque mutandine addosso a Bundy, oppure che quest'ultimo sia stato connotato come antieroe romantico nel sentire comune, un po' come un Clyde Barrow qualsiasi, ma non c'è UN SOLO minuto di tutto il film in cui si percepisce una cosa simile, per fortuna.
E' vero, verissimo, che Joe Berlinger mostra interviste di ragazze incapaci di convincersi di come quel bel ragazzo dal modo di fare spigliato e gentile possa essere un serial killer efferato, ed è anche vero che Carole Ann Boone ha scelto di sposarlo durante il processo, ma queste scelte ed opinioni non nascono dal fascino: nascono, appunto, dall'incapacità di credere, a prescindere da tutte le prove disponibili, ché la teoria del GomBloDDoH non è qualcosa nata ora su internet. Un'incapacità (o, meglio, mancanza di volontà) di credere che non ha impedito comunque a Elizabeth Kloepfer, all'epoca fidanzata con Bundy, di sospettare e superare ogni tipo di sentimento davanti a coincidenze un po' troppo grandi per poter essere ignorate. E, aggiungo, il Ted Bundy del film avrà anche il visetto di Zac Efron ma non è affascinante per niente, anzi. Nonostante non venga mai mostrato Bundy nell'atto di compiere i suoi crimini, lasciando così virtualmente il beneficio del dubbio almeno fino alla fine, il ritratto che emerge è quello di un ragazzo pieno di sé, strafottente, consapevole di essere bello e pronto ad esibirsi in numeri di inaudita, ridicola sfacciataggine anche per un sistema giudiziario consacrato allo spettacolo come quello americano ma tuttavia incapace di convincere poliziotti, avvocati e giudici, convinti a ragione di avere davanti agli occhi un mostro di una malizia immane. Il risultato è sconvolgente perché uno pensa all'esagerazione dello strumento cinematografico e poi si trova a dover testimoniare come molte delle intemperanze di Bundy, riportate sui titoli di coda attraverso filmati d'epoca, fossero vere, reali quanto l'allegria guascona mostrata nelle interviste, da far accapponare la pelle.
Merito di uno che l'argomento lo conosce bene, visto che il regista Joe Berlinger ha sfornato per Netflix anche la serie Conversazioni con un killer: il caso Bundy, che non mancherò di recuperare nei prossimi giorni. Il regista ha scelto l'approccio psicologico e giudiziario, lasciando da parte l'efferatezza, affidando interamente il dolore e lo sconcerto delle vittime alla Liz Kendall della brava Lily Collins, fanciulla uscita indenne fisicamente dalla relazione con Bundy ma completamente annientata nell'animo al pari dell'altra povera crista che si è ritrovata a sostituirla, ingannata dal bel Ted tanto da aiutarlo in tribunale e condannare una bambina a portare il suo stesso cognome. Tra canzoni inserite qui e là ad hoc, sapienti ricostruzioni processuali, flashback inquietanti e confronti al cardiopalma, mai mi sarei aspettata di dover ammettere che Zac Efron è un Ted Bundy perfetto, terribilmente inquietante nel suo atteggiamento da bravo ragazzo piacione e capace di mangiarsi tutto il resto del pur valido cast. L'unico a cui, se permette, non gliela si mena, è un meraviglioso John Malkovich che compare poco ma lascia il segno (e pensare che il giudice vero era realmente così caustico, severo, scoglionato ma giusto come lo interpreta Malkovich) anche più del protagonista. In soldoni, film interessante e godibilissimo, con un unico, enorme difetto: è stato distribuito ovunque su Netflix, che lo produce, tranne in Italia, dove ovviamente potete trovarlo in ben pochi cinema oltre che mal titolato. C'è solo da sperare che la piattaforma on line se l'accaparri presto anche da noi, soprattutto perché visto in lingua originale rende ovviamente molto di più.
Di Lily Collins (Liz Kendall), Zac Efron (Ted Bundy), Jeffrey Donovan (John O'Connell, avvocato difensore dello Utah), Dylan Baker (David Yocom, pubblico ministero dello Utah), Haley Joel Osment (Jerry), Brian Geraghty (Pubblico difensore Dan Dowd), Jim Parsons (Pubblico ministero Larry Simpson) e John Malkovich (Giudice Edward D. Cowart) ho parlato ai rispettivi link.
Joe Berlinger è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2 prima di convertirsi ai documentari, tra i quali segnalo Paradise Lost 3: Purgatory e Conversazioni con un killer: il caso Bundy. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 58 anni.
Kaya Scodelario interpreta Carole Anne Boone. Inglese, ha partecipato a film come Moon e Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar. Ha 27 anni e due film in uscita tra cui Crawl.
James Hetfield, cantante dei Metallica, compare per la prima volta nel ruolo di attore come Bob Hayward, un poliziotto. Se la figura di Ted Bundy vi interessa, parecchi film e serie si sono dedicati a lui: Il mostro, film per la TV del 1986, Ted Bundy, Ted Bundy - Il serial killer e Bundy, più virato sull'horror e con Kane Hodder tra i protagonisti, senza dimenticare ovviamente Conversazioni con un kiler: il caso Bundy, diretto sempre da Joe Berlinger e disponibile su Netflix. ENJOY!
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domenica 12 maggio 2019
domenica 1 ottobre 2017
Visions (2015)
Ad Agosto la Midnight Factory ha distribuito sul mercato home video italiano il film Visions, diretto nel 2015 dal regista Kevin Greutert.
Trama: una donna incinta si trasferisce col marito nei pressi di un vigneto per cominciare una nuova vita dopo un terribile incidente stradale accorso un anno prima. Nella nuova casa cominciano però a palesarsi inquietanti presenze...
Visions è uno di quei film horror tranquilli, per così dire, di quelli che non mettono paura nemmeno per sbaglio ma che non presentano nemmeno difetti talmente grossolani da scagliarcisi contro con veemenza, quindi il post sarà abbastanza breve. La storia è quella tipica di mille altri horror a tema "case infestate": i protagonisti si trasferiscono nella nuova proprietà, all'interno della quale anni prima è successo "qualcosa" e quel qualcosa torna a mordere le chiappe degli inquilini novelli. In più, giusto per aggiungere un po' di pepe alla faccenda, una degli abitanti è una donna incinta con un passato di turbe psichiche quindi quando le presenze maligne cominceranno a manifestarsi non penserete mica che qualcuno le crederà, vero? Bravi, appunto. Il difetto più macroscopico presente nella sceneggiatura è che tra passato e presente non c'è effettivamente legame alcuno, altro snodo perplimente è l'idea molto "pancina" (e se non seguite il Signor Distruggere siete delle persone MALE) che la gravidanza fornisca un sesto senso che ci consente di vedere cose che normalmente non percepiremmo, per il resto il twist finale è anche molto simpatico e farà la gioia di chi normalmente non guarda film horror ma apprezza i rompicapi che alla fine tornano alla perfezione, un po' come il Bolluomo, costretto a farmi compagnia durante la visione. Per il resto, Visions è senza infamia né lode: Kevin Greutert è un regista abbastanza anonimo e non realizza sequenze particolarmente d'impatto, gli attori sono tutti medi (o mediamente cani, come la protagonista Isla Fisher) ma qua e là compaiono facce simpaticamente note come una rifattissima Joanna Cassidy, lo Sheldon Cooper di The Big Bang Theory (a ennesima dimostrazione che gli attori della famosissima sit-com, se tirati fuori dal contesto, non funzionano nemmeno per sbaglio, come accaduto a Johnny Galecki in The Ring 3) e la sempre bella Eva Longoria, e l'idea di ambientare un horror in un vigneto ha dalla sua una certa originalità. Insomma, ho visto di meglio ma ho visto anche di peggio, per una serata disimpegnata a mo' di Alta Tensione più che Notte Horror ci sta e se non altro un film come Visions può essere visto anche da chi solitamente è terrorizzato dagli horror ma vorrebbe provare l'ebbrezza di guardarne uno.
Del regista Kevin Greutert ho già parlato QUI. Isla Fisher (Eveleigh Maddox), Gillian Jacobs (Sadie), Joanna Cassidy (Helena) e Jim Parsons (Dr. Mathison) li trovate invece ai rispettivi link.
Eva Longoria interpreta Eileen. Americana, indimenticabile Gabrielle della serie Desperate Housewives, la ricordo per film come The Sentinel, inoltre ha partecipato ad altre serie quali Beverly Hills 90210, Febbre d'amore e lavorato come doppiatrice ne I Simpson. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 42 anni e tre film in uscita.
Se Visions vi fosse piaciuto recuperate Jessabelle, anche conosciuto in Italia come Oscure presenze. ENJOY!
Trama: una donna incinta si trasferisce col marito nei pressi di un vigneto per cominciare una nuova vita dopo un terribile incidente stradale accorso un anno prima. Nella nuova casa cominciano però a palesarsi inquietanti presenze...
Visions è uno di quei film horror tranquilli, per così dire, di quelli che non mettono paura nemmeno per sbaglio ma che non presentano nemmeno difetti talmente grossolani da scagliarcisi contro con veemenza, quindi il post sarà abbastanza breve. La storia è quella tipica di mille altri horror a tema "case infestate": i protagonisti si trasferiscono nella nuova proprietà, all'interno della quale anni prima è successo "qualcosa" e quel qualcosa torna a mordere le chiappe degli inquilini novelli. In più, giusto per aggiungere un po' di pepe alla faccenda, una degli abitanti è una donna incinta con un passato di turbe psichiche quindi quando le presenze maligne cominceranno a manifestarsi non penserete mica che qualcuno le crederà, vero? Bravi, appunto. Il difetto più macroscopico presente nella sceneggiatura è che tra passato e presente non c'è effettivamente legame alcuno, altro snodo perplimente è l'idea molto "pancina" (e se non seguite il Signor Distruggere siete delle persone MALE) che la gravidanza fornisca un sesto senso che ci consente di vedere cose che normalmente non percepiremmo, per il resto il twist finale è anche molto simpatico e farà la gioia di chi normalmente non guarda film horror ma apprezza i rompicapi che alla fine tornano alla perfezione, un po' come il Bolluomo, costretto a farmi compagnia durante la visione. Per il resto, Visions è senza infamia né lode: Kevin Greutert è un regista abbastanza anonimo e non realizza sequenze particolarmente d'impatto, gli attori sono tutti medi (o mediamente cani, come la protagonista Isla Fisher) ma qua e là compaiono facce simpaticamente note come una rifattissima Joanna Cassidy, lo Sheldon Cooper di The Big Bang Theory (a ennesima dimostrazione che gli attori della famosissima sit-com, se tirati fuori dal contesto, non funzionano nemmeno per sbaglio, come accaduto a Johnny Galecki in The Ring 3) e la sempre bella Eva Longoria, e l'idea di ambientare un horror in un vigneto ha dalla sua una certa originalità. Insomma, ho visto di meglio ma ho visto anche di peggio, per una serata disimpegnata a mo' di Alta Tensione più che Notte Horror ci sta e se non altro un film come Visions può essere visto anche da chi solitamente è terrorizzato dagli horror ma vorrebbe provare l'ebbrezza di guardarne uno.
Del regista Kevin Greutert ho già parlato QUI. Isla Fisher (Eveleigh Maddox), Gillian Jacobs (Sadie), Joanna Cassidy (Helena) e Jim Parsons (Dr. Mathison) li trovate invece ai rispettivi link.
Eva Longoria interpreta Eileen. Americana, indimenticabile Gabrielle della serie Desperate Housewives, la ricordo per film come The Sentinel, inoltre ha partecipato ad altre serie quali Beverly Hills 90210, Febbre d'amore e lavorato come doppiatrice ne I Simpson. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 42 anni e tre film in uscita.
Se Visions vi fosse piaciuto recuperate Jessabelle, anche conosciuto in Italia come Oscure presenze. ENJOY!
mercoledì 8 marzo 2017
Il diritto di contare (2016)
Forte di tre candidature all'Oscar (Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Octavia Spencer come Miglior Attrice Non Protagonista), arriva finalmente anche in Italia Il diritto di contare (Hidden Figures), diretto e co-sceneggiato nel 2016 dal regista Theodore Melfi e tratto dal libro omonimo di Margot Lee Shetterly. Con questo film è proprio il caso di augurare buona festa della donna a tutte le lettrici del blog!!
Trama: negli anni '60, un gruppo di donne di colore tra le quali spicca la matematica Katherine Goble aiuta i tecnici della NASA a spedire il primo uomo nello spazio.
Nonostante lo scorno degli "addetti ai lavori" per non avere avuto la possibilità di vedere per tempo sul grande schermo uno dei film candidati all'Oscar, stavolta la distribuzione italiana ci ha azzeccato e lo stesso vale per i titolisti. Il diritto di contare è un bellissimo titolo che gioca sia sull'aspetto razziale della vicenda narrata nel film, sia sul lavoro svolto dalle protagoniste, tre "cervellone" di colore impegnate ad eseguire incredibili calcoli matematici per conto della NASA; allo stesso modo, distribuirlo proprio l'8 marzo, giorno della festa della donna, potrebbe non solo spingere più gente al cinema a vederlo ma potrebbe anche scatenare qualche riflessione sulla condizione lavorativa delle donne, che a ben vedere non è cambiata molto dagli anni '60, soprattutto negli ambienti "piccoli". Katherine, Dorothy e Mary sono tre capacissime donne che, oltre ad avere lo svantaggio di appartenere al cosiddetto sesso debole, sono anche nate con la pelle di un colore diverso in un'America ancora piagata dalle leggi di segregazione razziale. Nonostante questo, pur compiendo lavori che non rendono giustizia alle loro capacità individuali, tutte e tre sono impiegate alla NASA e un giorno Katherine, la quale può essere tranquillamente definita un genio della matematica, viene richiesta per svolgere le funzioni di un computer nel corso della delicata preparazione che avrebbe portato al primo viaggio spaziale americano, quello della capsula Friendship 7 e dell'astronauta John Glenn. La sceneggiatura de Il diritto di contare segue dunque le vicende di queste tre donne, all'interno del rispettivo ambito lavorativo (fonte di dolori e soddisfazioni in pari misura) e anche in quello familiare o sociale, focalizzandosi non solo sulla lotta per essere rispettate al pari dei loro colleghi e colleghe bianche, ma anche su quella affrontata quotidianamente contro i pregiudizi di amanti e mariti che ancora riconoscono in loro il "sesso debole" nonostante il cervello, la passione e la determinazione che le rende assai superiori a moltissimi uomini. Il tutto è raccontato con mano lieve, con alcuni momenti divertenti capaci di stemperare situazioni assai spiacevoli (gli episodi più violenti della lotta razziale vengono solo suggeriti o appena mostrati ma le parole fanno più male delle aggressioni fisiche, si sa) ed altri genuinamente commoventi, mentre le vicende di queste signore realmente esistite sono contestualizzate all'interno dei momenti chiave di un pezzo importante di storia americana.
Lo stile proposto da Melfi e soci richiama molto quello di The Help e non solo perché ritroviamo nel cast la simpatica Octavia Spencer, alla quale il film di Tate Taylor aveva portato già parecchia fortuna. Ne Il diritto di contare viene riproposto il cameratismo di chi si trova reietto all'interno della società e condivide modi di essere e tradizioni lontani da quelli dei bianchi, il mix dolceamaro di commedia e dramma, la presenza di personaggi (sia bianchi che neri) a tratti stereotipati ma sui quali riversare comunque tutto il nostro amore o il nostro odio, infine un gusto delizioso per quel che riguarda costumi e scenografie, soprattutto quando il film mostra la vita familiare di Katherine e compagne, le quali meriterebbero la visione della pellicola in lingua originale anche solo per il modo in cui cambiano accento a seconda che parlino tra di loro o con i superiori della NASA. A tal proposito, le attrici sono tutte molto brave, soprattutto quelle principali (sebbene la nomination di Octavia Spencer mi sia sembrata un po' eccessiva) e anche il cast di supporto è molto valido: Kevin Costner offre un'interpretazione assai misurata e adatta al suo phisique du rol, Mahershala Ali e il Chaaaad sono entrambi molto simpatici, Kirsten Dunst ormai pare mia nonna ma è perfetta nel ruolo del colletto bianco femmina alla "non sono razzista ma...". L'unico neo è Jim Parsons che, poveraccio, è costretto per contratto a riprendere i tic di Sheldon anche in un film ambientato negli anni '60 e si è visto superare persino da Wolowitz, che per Florence si è beccato invece una bella nomination ai Golden Globes, In definitiva, Il diritto di contare è un film delizioso che vi consiglio di recuperare, sicuramente uscirete dal cinema con un bel sorriso stampato sulle labbra e di questi tempi non è roba da poco!
Del regista e co-sceneggiatore Theodore Melfi ho già parlato QUI. Octavia Spencer (Dorothy Vaughan), Kevin Costner (Al Harrison), Kirsten Dunst (Vivian Mitchell), Jim Parsons (Paul Stafford), Mahershala Ali (Colonnello Jim Johnson) li trovate invece ai rispettivi link.
Taraji P. Henson interpreta Katherine G. Johnson. Americana, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e a serie come E.R. Medici in prima linea, Dr. House e CSI; come doppiatrice, ha lavorato per serie quali The Cleveland Show e I Simpson. Anche produttrice, ha 47 anni e un film in uscita.
Glen Powell interpreta John Glenn. Indimenticabile Chad della serie Scream Queens, ha partecipato a film come Spy Kids - Missione 3-D: Game Over, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, I mercenari 3 e ad altre serie quali CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e stuntman, ha 29 anni e un film in uscita.
La cantante Janelle Monáe, che interpreta Mary Jackson, ha partecipato ad un altro dei film in lizza per l'Oscar quest'anno, Moonlight. Se Il diritto di contare vi fosse piaciuto recuperate The Help e Apollo 13. ENJOY!
Trama: negli anni '60, un gruppo di donne di colore tra le quali spicca la matematica Katherine Goble aiuta i tecnici della NASA a spedire il primo uomo nello spazio.
Nonostante lo scorno degli "addetti ai lavori" per non avere avuto la possibilità di vedere per tempo sul grande schermo uno dei film candidati all'Oscar, stavolta la distribuzione italiana ci ha azzeccato e lo stesso vale per i titolisti. Il diritto di contare è un bellissimo titolo che gioca sia sull'aspetto razziale della vicenda narrata nel film, sia sul lavoro svolto dalle protagoniste, tre "cervellone" di colore impegnate ad eseguire incredibili calcoli matematici per conto della NASA; allo stesso modo, distribuirlo proprio l'8 marzo, giorno della festa della donna, potrebbe non solo spingere più gente al cinema a vederlo ma potrebbe anche scatenare qualche riflessione sulla condizione lavorativa delle donne, che a ben vedere non è cambiata molto dagli anni '60, soprattutto negli ambienti "piccoli". Katherine, Dorothy e Mary sono tre capacissime donne che, oltre ad avere lo svantaggio di appartenere al cosiddetto sesso debole, sono anche nate con la pelle di un colore diverso in un'America ancora piagata dalle leggi di segregazione razziale. Nonostante questo, pur compiendo lavori che non rendono giustizia alle loro capacità individuali, tutte e tre sono impiegate alla NASA e un giorno Katherine, la quale può essere tranquillamente definita un genio della matematica, viene richiesta per svolgere le funzioni di un computer nel corso della delicata preparazione che avrebbe portato al primo viaggio spaziale americano, quello della capsula Friendship 7 e dell'astronauta John Glenn. La sceneggiatura de Il diritto di contare segue dunque le vicende di queste tre donne, all'interno del rispettivo ambito lavorativo (fonte di dolori e soddisfazioni in pari misura) e anche in quello familiare o sociale, focalizzandosi non solo sulla lotta per essere rispettate al pari dei loro colleghi e colleghe bianche, ma anche su quella affrontata quotidianamente contro i pregiudizi di amanti e mariti che ancora riconoscono in loro il "sesso debole" nonostante il cervello, la passione e la determinazione che le rende assai superiori a moltissimi uomini. Il tutto è raccontato con mano lieve, con alcuni momenti divertenti capaci di stemperare situazioni assai spiacevoli (gli episodi più violenti della lotta razziale vengono solo suggeriti o appena mostrati ma le parole fanno più male delle aggressioni fisiche, si sa) ed altri genuinamente commoventi, mentre le vicende di queste signore realmente esistite sono contestualizzate all'interno dei momenti chiave di un pezzo importante di storia americana.
Lo stile proposto da Melfi e soci richiama molto quello di The Help e non solo perché ritroviamo nel cast la simpatica Octavia Spencer, alla quale il film di Tate Taylor aveva portato già parecchia fortuna. Ne Il diritto di contare viene riproposto il cameratismo di chi si trova reietto all'interno della società e condivide modi di essere e tradizioni lontani da quelli dei bianchi, il mix dolceamaro di commedia e dramma, la presenza di personaggi (sia bianchi che neri) a tratti stereotipati ma sui quali riversare comunque tutto il nostro amore o il nostro odio, infine un gusto delizioso per quel che riguarda costumi e scenografie, soprattutto quando il film mostra la vita familiare di Katherine e compagne, le quali meriterebbero la visione della pellicola in lingua originale anche solo per il modo in cui cambiano accento a seconda che parlino tra di loro o con i superiori della NASA. A tal proposito, le attrici sono tutte molto brave, soprattutto quelle principali (sebbene la nomination di Octavia Spencer mi sia sembrata un po' eccessiva) e anche il cast di supporto è molto valido: Kevin Costner offre un'interpretazione assai misurata e adatta al suo phisique du rol, Mahershala Ali e il Chaaaad sono entrambi molto simpatici, Kirsten Dunst ormai pare mia nonna ma è perfetta nel ruolo del colletto bianco femmina alla "non sono razzista ma...". L'unico neo è Jim Parsons che, poveraccio, è costretto per contratto a riprendere i tic di Sheldon anche in un film ambientato negli anni '60 e si è visto superare persino da Wolowitz, che per Florence si è beccato invece una bella nomination ai Golden Globes, In definitiva, Il diritto di contare è un film delizioso che vi consiglio di recuperare, sicuramente uscirete dal cinema con un bel sorriso stampato sulle labbra e di questi tempi non è roba da poco!
Del regista e co-sceneggiatore Theodore Melfi ho già parlato QUI. Octavia Spencer (Dorothy Vaughan), Kevin Costner (Al Harrison), Kirsten Dunst (Vivian Mitchell), Jim Parsons (Paul Stafford), Mahershala Ali (Colonnello Jim Johnson) li trovate invece ai rispettivi link.
Taraji P. Henson interpreta Katherine G. Johnson. Americana, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e a serie come E.R. Medici in prima linea, Dr. House e CSI; come doppiatrice, ha lavorato per serie quali The Cleveland Show e I Simpson. Anche produttrice, ha 47 anni e un film in uscita.
Glen Powell interpreta John Glenn. Indimenticabile Chad della serie Scream Queens, ha partecipato a film come Spy Kids - Missione 3-D: Game Over, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, I mercenari 3 e ad altre serie quali CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e stuntman, ha 29 anni e un film in uscita.
La cantante Janelle Monáe, che interpreta Mary Jackson, ha partecipato ad un altro dei film in lizza per l'Oscar quest'anno, Moonlight. Se Il diritto di contare vi fosse piaciuto recuperate The Help e Apollo 13. ENJOY!
venerdì 3 aprile 2015
Home - A casa (2015)
Volevate davvero che la bimba Bolla non andasse a vedere l'ultimo film della Dreamworks? Impossibile! E infatti mercoledì mi sono guardata Home - A casa (Home), diretto dal regista Tim Johnson e tratto dal libro The True Meaning of Smekday di Adam Rex.
Trama: I Boov sono una razza aliena perennemente in fuga dai terribili Gorg. Quando scoprono che la Terra è un nascondiglio perfetto, i buffi alieni prendono tutti gli esseri umani, li confinano in una sorta di parco giochi ed instaurano una nuova e pacifica civiltà. Non hanno però fatto i conti con il Boov pasticcione Oh e con la piccola Tip, un'umana alla disperata ricerca della madre...
Sono davvero contenta di avere finalmente sentito al cinema, dopo quelli che mi sono sembrati anni, le risate sincere di bambini divertiti e di essermi divertita a mia volta guardando una pellicola quasi interamente destinata a loro. Home è l'emblema dell'animazione "classica", adatta a tutte le età, scevra di quei riferimenti che solo noi adulti possiamo cogliere e tuttavia non così infantile da risultare insopportabile a chi ha più di dieci anni, un film come non si girava più dai tempi di Monsters & Co. o Lilo & Stitch. La storia del reietto alieno Oh (talmente schifato dai suoi pari che il nome deriva proprio dal lamento che si lasciano sfuggire ad ogni incontro) e della sua amicizia con la tenera ma scafata Tip è di quelle che scalda il cuore e apre gli occhi, perché insegna non solo la tolleranza ma anche la necessità di abbracciare molteplici punti di vista per poter davvero interagire con qualcuno. I Boov sono una razza debole, guidata da un codardo della peggior specie, sempre pronto ad anteporre la fuga al dialogo: Oh e i suoi simili non affrontano i loro problemi ma scappano a gambe levate davanti alla minaccia dei Gorg, che li seguono per tutta la galassia. Dal punto di vista dei Boov sono i Gorg i malvagi e l'invasione della Terra è una diretta conseguenza di questa fuga, messa in atto in modo pacifico e a suon di gelati e parchi divertimento perché tanto "gli esseri umani sono creature semplici"; dopo l'incontro con Tip (per inciso, un'immigrata con difficoltà d'integrazione, proprio come Oh), Oh imparerà che gli umani non sono affatto semplici e soprattutto che dal loro punto di vista sono i Boov ad essere dei mostri terrificanti, degli invasori che li hanno privati delle famiglie e della casa prima di mettere a soqquadro l'intero pianeta e comincerà così a mettere in discussione se stesso e tutto ciò che credeva giusto ed insindacabile. Home celebra dunque non solo l'importanza del dialogo e della conoscenza reciproca ma anche l'importanza di affrontare con coraggio i propri errori e ammettere gli sbagli, un bel messaggio positivo e per nulla stucchevole da condividere con i piccoli spettatori.
A parte queste considerazioni serie, Home è soprattutto divertente e molto ben fatto. L'incredibile stupidera del Capitano Smek, una sorta di Re Julian di Madagascar in versione aliena, è la cosa più esilarante della pellicola ma funzionano alla grande tutte le piccole incomprensioni "culturali" tra Oh e Tip e, soprattutto, c'è il ciccionissimo gatto Pig che strappa l'applauso in più di un'occasione con i suoi irresistibili vezzi felini. Molto carina anche l'idea di rappresentare i Boov come dei polipetti dai grandi occhioni che cambiano colore a seconda delle emozioni, cosa che rende Home un tripudio di sfumature tenui e colori sgargianti, un arcobaleno in movimento talmente grazioso da lasciare spesso a bocca aperta; sarà poi per via del mio cognome ma ho adorato anche la scelta di fornire ai Boov delle bolle come mezzo di locomozione e riempire spesso lo schermo di miriadi di sfere trasparenti. A proposito di meraviglia, ormai la tecnica dell'animazione al computer ha raggiunto vette di perfezione un tempo impensabili e la cosa che più mi ha affascinata guardando Home è il modo in cui il pelo di Pig e i riccioli di Tip sembrano talmente morbidi che verrebbe voglia di allungare la mano verso lo schermo e toccarli per saggiarne l'effettiva consistenza! Altro elemento importante della pellicola è la colonna sonora e non potrebbe essere altrimenti vista la presenza di Rihanna e Jennifer Lopez tra i doppiatori; se la prima parte di Home è zeppa di melodie truzze, le due cantanti si impongono soprattutto verso la seconda metà del film con le canzoni Towards the Sun e Feel the Light, che accompagnano i momenti più "sentimentali" di Home. Detto questo, se cercate un cartone animato moderno ed innovativo forse Home non fa per voi perché la storia della strana amicizia tra Oh e Tip è già stata raccontata in mille altri film d'animazione e non, tuttavia se cercate una pellicola gradevole da guardare in famiglia forse l'ultimo prodotto della Dreamworks potrebbe davvero essere l'ideale!
Di Steve Martin (Capitan Smek) e Jennifer Lopez (Lucy) ho già parlato ai rispettivi link.
Tim Johnson è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Z la formica, Sinbad - La leggenda dei sette mari e La gang del bosco. Anche produttore, ha 54 anni.
Jim Parsons (vero nome James Joseph Parsons) è la voce originale di Oh. Americano, universalmente conosciuto per il ruolo di Sheldon Cooper nella serie The Big Bang Theory, ha partecipato a film come La mia vita a Garden State, I Muppet e lavorato come doppiatore per la serie I Griffin. Ha 42 anni.
Nella versione originale del film, la cantante Rihanna presta la voce a Tip; a proposito del personaggio, in italiano il suo nome intero è Freccia mentre in inglese è Gratuity, cosa che spiega il suo soprannome Tip (gratuity significa "mancia", che in inglese è anche "tip". Perché mai una madre dovrebbe chiamare sua figlia "mancia" è però qualcosa che mi sfugge, sono sincera). Infine, Home segue il corto promozionale del 2014 Almost Home, proiettato prima del film Mr. Peabody e Sherman; se Home vi fosse piaciuto, recuperatelo e aggiungete Mostri contro alieni, Lilo e Stitch e Monsters & Co.. ENJOY!
Trama: I Boov sono una razza aliena perennemente in fuga dai terribili Gorg. Quando scoprono che la Terra è un nascondiglio perfetto, i buffi alieni prendono tutti gli esseri umani, li confinano in una sorta di parco giochi ed instaurano una nuova e pacifica civiltà. Non hanno però fatto i conti con il Boov pasticcione Oh e con la piccola Tip, un'umana alla disperata ricerca della madre...
Sono davvero contenta di avere finalmente sentito al cinema, dopo quelli che mi sono sembrati anni, le risate sincere di bambini divertiti e di essermi divertita a mia volta guardando una pellicola quasi interamente destinata a loro. Home è l'emblema dell'animazione "classica", adatta a tutte le età, scevra di quei riferimenti che solo noi adulti possiamo cogliere e tuttavia non così infantile da risultare insopportabile a chi ha più di dieci anni, un film come non si girava più dai tempi di Monsters & Co. o Lilo & Stitch. La storia del reietto alieno Oh (talmente schifato dai suoi pari che il nome deriva proprio dal lamento che si lasciano sfuggire ad ogni incontro) e della sua amicizia con la tenera ma scafata Tip è di quelle che scalda il cuore e apre gli occhi, perché insegna non solo la tolleranza ma anche la necessità di abbracciare molteplici punti di vista per poter davvero interagire con qualcuno. I Boov sono una razza debole, guidata da un codardo della peggior specie, sempre pronto ad anteporre la fuga al dialogo: Oh e i suoi simili non affrontano i loro problemi ma scappano a gambe levate davanti alla minaccia dei Gorg, che li seguono per tutta la galassia. Dal punto di vista dei Boov sono i Gorg i malvagi e l'invasione della Terra è una diretta conseguenza di questa fuga, messa in atto in modo pacifico e a suon di gelati e parchi divertimento perché tanto "gli esseri umani sono creature semplici"; dopo l'incontro con Tip (per inciso, un'immigrata con difficoltà d'integrazione, proprio come Oh), Oh imparerà che gli umani non sono affatto semplici e soprattutto che dal loro punto di vista sono i Boov ad essere dei mostri terrificanti, degli invasori che li hanno privati delle famiglie e della casa prima di mettere a soqquadro l'intero pianeta e comincerà così a mettere in discussione se stesso e tutto ciò che credeva giusto ed insindacabile. Home celebra dunque non solo l'importanza del dialogo e della conoscenza reciproca ma anche l'importanza di affrontare con coraggio i propri errori e ammettere gli sbagli, un bel messaggio positivo e per nulla stucchevole da condividere con i piccoli spettatori.
A parte queste considerazioni serie, Home è soprattutto divertente e molto ben fatto. L'incredibile stupidera del Capitano Smek, una sorta di Re Julian di Madagascar in versione aliena, è la cosa più esilarante della pellicola ma funzionano alla grande tutte le piccole incomprensioni "culturali" tra Oh e Tip e, soprattutto, c'è il ciccionissimo gatto Pig che strappa l'applauso in più di un'occasione con i suoi irresistibili vezzi felini. Molto carina anche l'idea di rappresentare i Boov come dei polipetti dai grandi occhioni che cambiano colore a seconda delle emozioni, cosa che rende Home un tripudio di sfumature tenui e colori sgargianti, un arcobaleno in movimento talmente grazioso da lasciare spesso a bocca aperta; sarà poi per via del mio cognome ma ho adorato anche la scelta di fornire ai Boov delle bolle come mezzo di locomozione e riempire spesso lo schermo di miriadi di sfere trasparenti. A proposito di meraviglia, ormai la tecnica dell'animazione al computer ha raggiunto vette di perfezione un tempo impensabili e la cosa che più mi ha affascinata guardando Home è il modo in cui il pelo di Pig e i riccioli di Tip sembrano talmente morbidi che verrebbe voglia di allungare la mano verso lo schermo e toccarli per saggiarne l'effettiva consistenza! Altro elemento importante della pellicola è la colonna sonora e non potrebbe essere altrimenti vista la presenza di Rihanna e Jennifer Lopez tra i doppiatori; se la prima parte di Home è zeppa di melodie truzze, le due cantanti si impongono soprattutto verso la seconda metà del film con le canzoni Towards the Sun e Feel the Light, che accompagnano i momenti più "sentimentali" di Home. Detto questo, se cercate un cartone animato moderno ed innovativo forse Home non fa per voi perché la storia della strana amicizia tra Oh e Tip è già stata raccontata in mille altri film d'animazione e non, tuttavia se cercate una pellicola gradevole da guardare in famiglia forse l'ultimo prodotto della Dreamworks potrebbe davvero essere l'ideale!
Di Steve Martin (Capitan Smek) e Jennifer Lopez (Lucy) ho già parlato ai rispettivi link.
Tim Johnson è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Z la formica, Sinbad - La leggenda dei sette mari e La gang del bosco. Anche produttore, ha 54 anni.
Jim Parsons (vero nome James Joseph Parsons) è la voce originale di Oh. Americano, universalmente conosciuto per il ruolo di Sheldon Cooper nella serie The Big Bang Theory, ha partecipato a film come La mia vita a Garden State, I Muppet e lavorato come doppiatore per la serie I Griffin. Ha 42 anni.
Nella versione originale del film, la cantante Rihanna presta la voce a Tip; a proposito del personaggio, in italiano il suo nome intero è Freccia mentre in inglese è Gratuity, cosa che spiega il suo soprannome Tip (gratuity significa "mancia", che in inglese è anche "tip". Perché mai una madre dovrebbe chiamare sua figlia "mancia" è però qualcosa che mi sfugge, sono sincera). Infine, Home segue il corto promozionale del 2014 Almost Home, proiettato prima del film Mr. Peabody e Sherman; se Home vi fosse piaciuto, recuperatelo e aggiungete Mostri contro alieni, Lilo e Stitch e Monsters & Co.. ENJOY!
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