lunedì 18 febbraio 2013

John Travolta Day - Get Shorty (1995)


Come già accaduto per il Nicolas Cage Day, oggi un nutrito gruppetto di blogger ha deciso di riunirsi sotto l’egida del nome (per nulla ambiguo) di F.I.G.A. (Federazione Italiana Cine Amatori) e dedicare un post al personaggio il cui genetliaco cade proprio il 18 febbraio. Facciamo dunque gli auguri al brillantinoso John Travolta, attore che personalmente non amo né odio ma che mi fa sempre piacere vedere sul grande schermo – almeno quando non incappa in belinate come Attacco alla terra - . Ovviamente, l’essere stato scelto, e conseguentemente salvato dal baratro, da Quentin per il cooltissimo ruolo di Vincent Vega in Pulp Fiction gli ha fatto ottenere diversi punti di merito: ammetto infatti di non essere mai stata fan né di Grease né di La febbre del sabato sera e di preferire il buon John quando veniva Travolto dalle gioie della paternità in Senti chi parla. Ma il periodo d’oro dell’attore si racchiude per me nell'era post-Pulp Fiction con filmoni come Face/Off e quello che sto appunto per recensire, Get Shorty, diretto nel 1995 da Barry Sonnenfeld e tratto dall’omonimo romanzo di Elmore Leonard. ENJOY!

 
Trama: il gangster Chili Palmer, costretto a recuperare soldi per conto dei suoi capi, decide di cambiare vita e approfittare di un produttore indebitato fino al collo per darsi al cinema…


Poiché oggi è il compleanno di John Travolta anche la mia recensione sarà un po' diversa dal solito. Innanzitutto, perché ho scelto proprio questo film per celebrare l'attore? Beh, perché a mio avviso Travolta da il suo meglio quando veste i panni ironici di un gangster in elegante bilico tra il pericoloso criminale e il cialtrone gigione. Chili Palmer è il cuginetto un po' più caricaturale di quel  meraviglioso Vincent Vega che non ho avuto il coraggio di affrontare per non incappare in una brutta recensione di un film che venero, è un pericolosissimo simpaticone, un elegante truffatore e soprattutto un affabulatore sopraffino. La faccia da schiaffi di Travolta è perfetta per incarnare degnamente questo personaggio che per tutto il film si barcamena uscendo indenne dalle situazioni più assurde e che riesce ad affascinare (in positivo o in negativo) chiunque incroci la sua strada: dal folle "boss" Bones al produttore fallito Harry Zimm, dal mega attorone hollywoodiano Martin Weir alla sua ex-moglie Karen, dal wannabe Bo Catlett all'ex stuntman Bear, ogni personaggio del film si ritrova come rinvigorito dal carisma del buon Travolta, dalla parlantina che da il via alle situazioni e ai dialoghi più paradossali e divertenti. John si da arie da grande attore e non manca di prendersi simpaticamente in giro, estendendo questa "perculata" a tutto il mondo dello star system che, come ben sa, non è tenero con nessuno e che in un secondo può consacrare una nullità in divo internazionale oppure affossare gente con tutte le carte in regola per farcela.


Travolta, tra alterne vicende, ha dimostrato nel corso della carriera di essere un vincente come Chili Palmer. Sempre sorridente, anche nei momenti negativi, sempre con un'incredibile faccia di tolla, anche in quei film che farebbero venir voglia allo spettatore di ucciderlo, l'attore si è saputo reinventare più di una volta ed è riuscito a cambiare generi e personaggi così come Chili è riuscito a smettere di essere un gangster: trovando le persone giuste e continuando per la sua strada senza rimanere prigioniero in un ruolo ormai talmente sfruttato da rasentare la parodia. E a proposito di persone giuste, appunto, chi è che ha convinto Travolta ad accettare una parte praticamente cucita addosso a lui? Il buon Quentin, siamo sempre lì. E poi venitemi a dire che Tarantino si limita a copiare e mescolare generi. Come capisce lui gli attori, nessuno mai. Ma questa dovrebbe essere l'apologia di Travolta, non di QT. E allora, spendiamo due parole rapide rapide sul film e poi passiamo ai "luoghi di ritrovo" dove potrete continuare a festeggiare il compleanno dell'ex ragazzo del sabato sera.


Get Shorty è un film frizzantissimo e molto divertente. Non ho mai letto il romanzo da cui è stato tratto, quindi non posso fare paragoni, ma la pellicola è in sé offre un ironico spaccato dell'industria cinematografica a cui si mescola una classica "gangster story" ricca di colpi di scena, machiavellici equivoci e personaggi al limite dell'assurdo. I dialoghi fiume di cui si compone il film sono scanditi da una colonna sonora molto "cool" e sono messi in bocca ad attori in stato di grazia: oltre al protagonista del post ci sono un esilarante Gene Hackman, un cattivissimo Dennis Farina, un borioso Danny De Vito (ovviamente nel senso più simpatico del termine!!) e un bellissimo e giovine James Gandolfini praticamente agli esordi... e quest'ultima cosa, per me che amavo i Soprano, è come il cacio sui maccheroni. L'atto d'amore per il cinema che è Get Shorty, inoltre, contiene anche un interessante rimando a L'infernale Quinlan di Orson Wells e si conclude con un simpatico film nel film interpretato nientemeno che da Harvey Keitel ed introdotto da un geniale esempio di montaggio. Insomma, avrete capito che Get Shorty mi piace davvero tantissimo... e credo sia un degno modo di fare gli auguri a John Travolta per il suo 59esimo compleanno. Se non lo avete mai visto vi consiglio di recuperarlo e tenete presente che nel 2005 è uscito il seguito Be Cool, dove Chili si getta a capofitto nel mondo della musica. Non l'ho mai visto ma, a occhio, non mi sembra "piccante" quanto Get Shorty.


John Travolta non è uno dei protagonisti assoluti del Bollalmanacco, ma come tanti altri suoi colleghi ha già avuto l'onore di comparire in queste pagine. Se volete gustarvelo agli esordi, non ancora famoso ma già dotato di indiscutibile fascino e carisma da bulletto di periferia (e se volete guardare un film a dir poco meraviglioso) cercate Carrie, lo sguardo di Satana , diretto nel 1976 da Brian De Palma, e aguzzate la vista, perché lo troverete intento ad organizzare lo scherzo più atroce mai portato sul grande schermo.

Infine, se volete continuare i festeggiamenti, ecco i post degli altri compari di celebrazione!!

venerdì 15 febbraio 2013

I Saw the Devil (2010)

Miseria, sto diventando veramente lentissima con le recensioni. E non è che non veda film, anzi, è solo che il tempo per buttare giù delle impressioni sensate è sempre meno. Quindi, bando alle ciance: oggi facciamo un salto in Corea e parliamo dell’angosciante I Saw the Devil (Akmareul boatda), diretto nel 2010 dal regista Jee-won Kim.


Trama: quando un maniaco gli uccide la fidanzata incinta, un poliziotto decide di intraprendere un lungo e sanguinoso viaggio sul sentiero della vendetta, cominciando un inquietante gioco in cui i ruoli di preda e predatore si invertono…


I Saw the Devil. Il titolo si presta a più di un’interpretazione. Chi o cosa è il Diavolo e soprattutto qual è il punto di vista attraverso cui si manifesta questa terribile figura? Come spettatori, di primo acchito, non avremmo dubbi: il diavolo è il perverso Kyung – chul, uno dei maniaci più spietati, laidi, abietti e privi di ironia che abbia mai calcato lo schermo. In una Corea letteralmente invasa da assassini, stupratori, pervertiti della peggior specie, lui ne è il freddo, insensibile ed inarrestabile re, sordo a qualunque tipo di richiamo alla pietà, privo di paure, rimorsi o dubbi. Quella di Kyung-chul è una figura impossibile da dimenticare, un personaggio che lascia addosso allo spettatore una tangibile sensazione di “sporco”, una voglia incredibile di averlo per le mani e, come minimo, dargli tante di quelle mazzate da frantumargli ogni osso, lasciarlo guarire e ricominciare da capo, all’infinito. E qui casca l’asino, appunto. Perché il Diavolo, il Male, la violenza, il sangue, sono come una malattia. Si propagano e non se ne ha mai abbastanza, infettano anche il giusto. In questo caso, il poliziotto Soo-hyeon, che diventa letteralmente il Diavolo agli occhi di Kyung –chul, l’oscuro vendicatore che gli impedisce di portare avanti la sua perversa ricerca del piacere e del sangue, il demone che gli promette un dolore e un terrore interminabili.


Soo-hyeon agisce spinto dal dolore e dal desiderio di vendetta, guarda il diavolo negli occhi e accetta di diventare come lui, dimenticando che, in quanto poliziotto, il suo primo pensiero dovrebbe andare innanzitutto al prossimo. Invece, Soo-hyeon comincia ad indulgere nel piacere della caccia, lasciando che la sua nemesi vaghi per la Corea azzoppato, dolorante, ferito ma comunque ancora molto pericoloso, come la proverbiale tigre, con gli artigli spuntati ancora in grado di ferire tutte le persone più o meno innocenti che incontrerà nel cammino, fino ad arrivare al devastante, dolorosissimo finale. Non vi dirò chi dei due contendenti vincerà, perché in una storia così terribile non ci possono essere vincitori o vinti: chi non ha mai avuto un’anima viene spezzato nel fisico, chi ce l’ha viene invece costretto a mandarla a far compagnia ad un cuore in frantumi. Alla fin fine, quindi, chi ci guadagna è sempre il Diavolo, qualunque sia la sua incarnazione, perché la vendetta ha sempre e comunque un prezzo altissimo, soprattutto quando segue un percorso tortuoso come quello mostrato in I Saw the Devil.


Vi lascio modo di gustare il dipanarsi della trama come ho fatto io, persa nelle due ore e passa di durata del film tanto da non rendermi nemmeno conto dello scorrere del tempo e vado a parlare brevemente degli aspetti più formali della pellicola. I Saw the Devil è un film in grado di mescolare una crudezza a tratti insostenibile e una perfezione di regia e montaggio talmente ricercata che sembra di guardare un'opera d'arte in movimento. Jee-won Kim pare quasi bearsi dei corpi mutilati, del sangue che imbratta il terreno, persino delle feci, di ogni cosa che arriva ad insozzare lo schermo e che lui ci restituisce con una fotografia nitida e pulitissima, quasi volesse prenderci in giro. Siamo ben lontani sia dall'inquietudine sussurrata di Two Sisters sia dai baracconeschi effetti gore delle produzioni giapponesi: in I Saw the Devil non c'è nulla né di sussurrato né di irreale e a rendere ancora più angosciante il tutto ci pensa Min-sik Choi, che si annulla completamente nell'insensibile macchina di morte da lui interpretata. E Byung-hun Lee non viene eclissato da un personaggio così orribilmente carismatico, anzi. La sua interpretazione misurata conferisce al poliziotto una dignità incredibile, tale che gli bastano un gesto o uno sguardo per far capire allo spettatore tutta la rabbia e il dolore che il suo personaggio si porta dietro a rischio di esplodere. A coronare il tutto c'è anche una colonna sonora molto particolare, che tocca l'apice dello straniamento durante la sequenza in cui Kyung-chul strimpella degli accordi assai simili a quelli di The House of Rising Sun. In conclusione, I Saw the Devil è un film bellissimo che consiglio spassionatamente... ovvio, non ai deboli di stomaco o a chi si impressiona facilmente perché è stata una visione difficile persino per me.


Del regista Jee-woon Kim ho già parlato qui.

Byung-hun Lee interpreta Kim Soo-hyeon. Coreano, ha partecipato a film come Three… Extremes, Hero, Il buono il matto e il cattivo e G.I.Joe – La nascita dei Cobra. Ha 43 anni e due film uscita, tra cui Red 2 e G.I.Joe – La vendetta


Min-sik Choi interpreta il terribile Kyung-chul. Coreano, ha partecipato a film come Oldboy e Lady Vendetta. Ha 50 anni.




giovedì 14 febbraio 2013

Bolla's Top 5 - Appuntamenti (in)dimenticabili!

Come vi avevo promesso, ecco il secondo post della giornata, tutto dedicato a quel sentimento che oggi dovrebbe pervadere l’aere: l’aMMore!! Quello con la A e soprattuttamente le due MM maiuscole, quello che il cinema ci mostra spesso e volentieri perfetto, unico, prezioso, raro, grande… ah, ma noi comuni mortali per arrivare all’Amore dobbiamo riuscire innanzitutto a passare indenni attraverso appuntamenti, incontri e figuracce che proprio memorabili non sono. Della serie, non è che tutti possono essere Cosette e Marius che zac!, uno sguardo ed è unione eterna, e che diamine!!  E dunque, per onorare degnamente questa giornata in cui ogni coppia si ricorda improvvisamente di essere tale e magari si scioglie perché lui s’è scordato l’importantissima scatola di Baci Perugina a forma di cuore per lei oppure perché lei si è dimenticata di rasarsi l’aiuola a forma di cuore per regalare una memorabile serata a lui, andiamo a vedere la mia personale top 5 degli appuntamenti veramente di MMerda (altro che aMMore!) che il cinema ci ha regalato nel corso degli anni. ENJOY!!

5. Tutti pazzi per Mary (There’s Something About Mary, 1998)
Ah, il famoso Prom, momento importantissimo nella vita di ogni adolescente americano, una roba che per fortuna a noi italiani è stata risparmiata o immaginatevi quante feste sarebbero finite a schifìo come quella delle medie di Elio. Considerazioni a parte, al povero Ben Stiller accade la cosa peggiore che potrebbe succedere ad un uomo il giorno del primo appuntamento con la ragazza dei suoi sogni e proprio in un’occasione così importante: ritrovarsi con l’attrezzo incastrato nella cerniera dei pantaloni. La bella serata al Prom finisce così per diventare un viaggio al pronto soccorso e un trauma adolescenziale mica da poco!!

4. Fargo (1996)
Durante le indagini sul rapimento della signora Lundegaard, Marge riceve una chiamata da un ex compagno di scuola e accetta di incontrarlo. Nonostante lei sia incinta lui ci prova pesantemente facendo leva sulla sensibilità femminile della poliziotta: dichiara di essere vedovo e scoppia a piangere. Peccato che sia tutta una balla, come scoprirà poi una scioccata Marge da un'altra ex compagna di scuola. Nell'assurdo mondo dei Coen anche gli appuntamenti sono grotteschi!!

3. Taxi Driver (1976)
Il disadattato tassista Travis Bickle, interpretato da uno strepitoso Robert De Niro, riesce a strappare un appuntamento alla donna dei suoi sogni, interpretata nientemeno che dalla splendida Cybill Shepherd. Purtroppo, il dialogo tra i due stenta a decollare e il nostro (anti)eroe, per rimediare e creare l'atmosfera giusta, decide di portare la sua bella al cinema. Un classico, quanta tenerezza! Peccato che il film designato sia un porno. Tra un mugolio e l'altro il povero Travis verrà piantato in asso da un'inviperita e schifata Betsy. L'epic fail d'autore, una delle sequenze culto di una pellicola che ha fatto storia.

2. Pulp Fiction (1994)
Apparentemente, parliamo dell’appuntamento ideale: lui cool e automaticamente affascinante come solo un personaggio tarantiniano può essere (anche se io avrei preferito uscire con il fratellino Mr. Blonde o con il vestagliato Jimmy, lì va a gusti!), lei sexy e pericolosa come solo Uma Thurman SA essere. Mia e Vincent chiacchierano, mangiano in un locale meraviglioso, ballano sulle note di You Never Can Tell in una delle sequenze meglio girate della storia del cinema e infine tornano a casa. La tensione sessuale si taglia col coltello, ma lei è la moglie del boss, di conseguenza lui si chiude in bagno per richiamare all’ordine i propri istinti di maschio alfa. E’ un attimo, il tempo necessario affinché Mia si sbagli e sniffi dell’eroina al posto della coca: l’appuntamento diventa una corsa contro il tempo per salvare la vita di lei (e conseguentemente quella di lui). Il resto, come si dice, è pura storia cinematografica.

1.Carrie - Lo sguardo di Satana (Carrie, 1976)
Carrie è la ragazzina che tutti a scuola prendono di mira, è bruttarella, goffa, timida e ha una madre a dir poco spaventosa. Quando il bellissimo Tommy le chiede di essere la sua dama per il ballo della scuola, la poveretta non crede ai suoi occhi e si convince di vivere in un sogno. Peccato che il tanto agognato primo appuntamento si trasformerà in un incubo e in uno dei più terribili bagni di sangue della storia dell’horror. Questo insegna che non bisogna mai scherzare con i sentimenti di una fanciulla innamorata!!




WE, Bolla! del 14/02/2013

Notizia straordinéria, anche oggi vi delizierò con ben due post (che non diventi un'abitudine, neh!). Quello che state per leggere è il solito compendio delle uscite locali del giovedì, mentre quello di stasera sarà dedicato alla festa dei cioccolatai, che come ben sapete cade oggi. Intanto cerchiamo di capire se questa settimana è uscito qualche film degno di nota, ci riaggiorniamo stasera! ENJOY!


Die Hard – Un buon giorno per morire
Reazione a caldo: mannaggia.
Bolla, rifletti!: eh, come ho detto qui non ho guardato il quarto capitolo della saga, quindi tocca restare al palo. Ma Bruccino è sempre un bel vedere e sono sicura che il film sarà molto divertente, quindi ricandido tutta la serie per un recupero futuro.

Il principe abusivo
Reazione a caldo: se è abusivo mandiamolo via a calci in chiulo!
Bolla, rifletti!: Ma aspetta un po’… ‘sto Alessandro Siani è quello che ha fatto Benvenuti al sud? Santo cielo. Leggo la trama del film e trasecolo, sembra una di quelle commedie sceme con Eddie Murphy o Adam Sandler, dove lo streppone di turno viene chiamato  per risolvere i problemi di un regno lontano ed inesistente. Molto anni ’80 come concetto, ma assolutamente impensabile ai giorni nostri. Bocciato, anche per la presenza di Christian De Sica, che notoriamente non sopporto.

Davanti a tanta immondizia si eleva ovviamente il cinema d’élite.


Noi siamo infinito
Reazione a caldo: ma li mortacci…
Bolla, rifletti!: vabbé, non mi aspettavo certo di vederlo proiettato nel multisala. La storia della vita di un “fiore da parete” (ma cosa stradiavolo c’entra l’infinito??), di un ragazzo nato per stare in disparte ed osservare gli altri da lontano, già mi è sembrata interessante di primo acchito. Recensioni più che positive e la presenza nel cast di Ezra Miller ed Emma Watson mi hanno pervasa con un’incredibile voglia di vederlo, quindi sputerò in faccia alla distribuzione italiana e lo recupererò per i fatti miei.

mercoledì 13 febbraio 2013

Les Misérables (2012)

Dopo aver tanto penato, finalmente anche io sono riuscita a vedere uno dei film che aspettavo di più in questo ricco gennaio, ovvero Les Misérables, trasposizione dell’omonimo musical di Broadway diretta nel 2012 dal regista Tom Hooper.


Trama: l’ex forzato Jean Valjean decide di cambiare vita dopo l’incontro con un pio vescovo. Violata la parola, riesce persino a diventare sindaco, ma il poliziotto Javert gli è sempre alle calcagna, deciso a riconsegnarlo alla giustizia. In un momento di disattenzione ed egoismo Valjean causa la definitiva rovina e conseguente morte di una sua dipendente, Fantine, e per espiare le promette di prendersi cura della figlioletta Cosette, affidata ai terribili locandieri Thénardier. Nonostante l’incombente e costante pericolo incarnato da Javert, i due riescono a condurre  una vita serena, ma l’amore e la rivoluzione sono in agguato…


Siccome di Les Misérables ho letto male dal momento stesso in cui è uscito, spezzerò subito una lancia in suo favore: a me il film è piaciuto. Non mi nascondo dietro a un dito, adoro i musical e mi faccio sempre trascinare dalla bellezza delle canzoni o dal sentimento con cui vengono cantate, e in Les Misérables ci sono tante canzoni meravigliose e un paio di performance degne di nota. Non mi vergogno nemmeno a dire che ho pianto come un vitello in almeno quattro o cinque occasioni: d'altronde il pregio del romanzo di Hugo è quello di "diluire la tragedia" con spiegoni storico-socio-politici-culturali che durano interi capitoli, mentre Hooper ammazza lo spettatore concentrando questa storia di poveri vinti in due ore e mezza (ma nelle sue intenzioni originali dovevano essere più di quattro, Dio benedica i tagli!!). All'uscita dalla sala io e le mie compagne di visione siamo sbottate in un accesso di risa isteriche invocando un musical sui Malavoglia, con Hugh Jackman/Padron 'Ntoni che piange sui lupini perduti, spero che qualche cantautore particolarmente allegro come, che so, Riccardo Cocciante mi legga ed esaudisca il nostro desiderio. Ma sto divagando, scusate, è solo che la commozione è ancora tanta e in qualche modo va sdrammatizzata. Passiamo alla recensione.


Les Misérables cinematografico è una sorta di compendio del musical di Broadway a cui si aggiungono elementi presi dal romanzo di Hugo e, come l'opera dello scrittore francese, porta avanti un parallelo tra la vita di questi miserabili e la Francia. Jean Valjean è un uomo che lo stato e la cosiddetta giustizia hanno privato dell'identità, della fiducia verso il prossimo e della possibilità di avere un lavoro onesto e una vita serena; la Francia dell'epoca trattata è più o meno simile, una nazione passata in brevissimo tempo dalla Rivoluzione all'impero di Napoleone per poi tornare alla monarchia, uno stato allo sbando dove il popolo è ridotto nella miseria più nera e dove la legge tutela solo chi è benestante, quindi rispettabile. Sia i protagonisti dell'opera che la Francia dovranno trovare nell'amore, nella passione, nella comunione d'intenti e persino nel sacrificio e nella morte la forza per riaffermare sé stessi e ritrovare la dignità perduta, perché in caso di fallimento le alternative sono ugualmente terribili: o rimanere a razzolare nel fango e nell'ignominia come gli abietti Thénardier, oppure rimanere ciecamente ancorati ai propri pregiudizi come Javert, consacrando la propria intera esistenza e la propria sanità mentale al dovere, all'odio e alla persecuzione. Nonostante siano passati secoli il succo della storia mantiene intatta la sua potenza e riesce a far dimenticare persino le ingenuità da feuilletton come la storia d'amore tra Cosette e Marius, nata nel giro di un paio di minuti e sfociata immediatamente in struggente melodrammone.


Il punto di forza di Les Misérables, dunque, sono i passaggi in cui la critica sociale del romanzo (e di conseguenza del musical) riesce a farsi sentire e a raggiungere il cuore del pubblico: che sia la sordida rappresentazione dei bassifondi di Montreuil, che siano le scorrerie del monello Gavroche, che sia il terribile attacco alle barricate o il trionfo dei truffaldini Thénardier, la pellicola di Hooper da il suo meglio in queste sequenze corali, dove il mezzo cinematografico concorre indubbiamente a rendere più vivace la rappresentazione e riesce a infondere nuova linfa in canzoni bellissime e conosciute come At the end of the day, Lovely ladies, Master of the House e Do you hear the people sing?, che risultano così i brani più belli sia per quanto riguarda la regia, che le scenografie. Ovviamente, stiamo parlando di un musical, quindi l'aspetto più importante sono i cantanti. Qui ce ne sono due che svettano su tutti, al di là della tecnica sulla quale non posso esprimermi perché mi mancano le competenze: Anne Hathaway e Russell Crowe. Innanzitutto, ho finalmente capito perché la Hathaway, pur comparendo solo per una ventina scarsa di minuti, si sia beccata miliardi di premi e nomination. Sfido CHIUNQUE a non rimanere a bocca aperta e a non piangere come se non ci fosse un domani davanti alla sua incredibile interpretazione della tristissima I dreamed a dream. Una performance così sentita e commovente che credo avrebbe potuto spaccare il cuore a un sasso, una sequenza che varrebbe da sola il prezzo del biglietto. E l'altro è Russell Crowe. Io ero partita puntando alla tempesta ormonale davanti a Hugh Jackman ma il granitico, impenetrabile e bastardissimo Javert di Crowe è un trionfo che supera di gran lunga ogni aspettativa. Mi permetto di dire che l'ex Gladiatore ha una voce forse troppo impostata, ma il pezzo in cui canta il suo Soliloquio prima di gettarsi nella Senna mette i brividi e non solo per il suono realistico del corpo che si spezza contro la pietra. Chapeau a entrambi e menzione d'onore anche per i simpaticissimi Thénardier di Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, sempre a loro agio nei ruoli di laidi cialtroni (anche se qualcuno avrebbe dovuto ricordare alla signora Burton che il musical si ambienta a Parigi, non serviva indulgere nell'accento di Mrs.Lovett).


Purtroppo, e non avete idea di quanto mi dispiaccia, ci sono anche parecchie critiche da fare. Innanzitutto, Les Misérables abbonda di sequenze statiche. Io ne ho visti parecchi di musical ma non ne ricordo uno così pieno di primi piani e mezzi busti a bocca spalancata. In due ore e mezza, i momenti in cui i cantanti si ritrovano soli con uno sfondo alle spalle, immobili, a cantare i loro dubbi e il loro dolore superano quasi sicuramente metà della durata della pellicola e purtroppo solo Anne Hathaway può permettersi un simile trattamento. Lo stesso, ahimé, non si può dire di Hugh Jackman. Jean Valjean, posso dirlo? E che due maroni, sempre lì a frignare come un disperato, a lamentarti, a preoccuparti per tutti tranne che per te stesso e persino ad invecchiare male! Sì, il povero Hugh passa dall'essere uno scheletro inquietante all'indossare un'inguardabile parrucchetta riccia per poi morire con in faccia un improponibile trucco da vecchio. Sono sincera, era mille volte meglio Depardieu nella serie TV, Jackman non è proprio tagliato per il ruolo di Jean Valjean. Altra cosa orrenda, ma questa ce la siamo beccata solo noi italiani, è la scelta di doppiare quei dieci minuti scarsi di dialogo: santo cielo, vi rendete conto che non si possono sentire gli intermezzi pronunciati da un'altra persona e in un'altra lingua nel bel mezzo di una canzone?? Tanto, ormai avevate fatto trenta, potevate far trentuno, qualche sottotitolo in più non avrebbe creato delle sommosse popolari. E aggiungo che Santa Claus e Babbo Natale non sono proprio la stessa cosa, credo che per un film ambientato nella Francia dell'800 una simile traduzione sia quantomeno discutibile. No comment. Vabbé, a parte questi due o tre difetti, Les Misérables mi è piaciuto, lo ribadisco. Non lo candido a film dell'anno, questo proprio no, ma se volete guardare un bell'omaggio ad uno dei più grandi e conosciuti musical di Broadway non vi pentirete di aver messo piede in sala.


Del regista Tom Hooper ho già parlato qui. Di Hugh Jackman (Jean Valjean), Russell Crowe (Javert), Anne Hathaway (Fantine), Amanda Seyfried (Cosette), Sacha Baron Cohen (Thénardier) e Helena Bonham Carter (Madame Thénardier) li trovate invece ai rispettivi link.

Eddie Redmayne (vero nome Edward John David Redmayne) interpreta Marius. Inglese, ha partecipato a film come Elizabeth: The Golden Age e Marilyn. Ha 31 anni e un film in uscita.


Samantha Barks, che interpreta Eponine, aveva già incarnato il personaggio in occasione del 25simo anniversario del musical di Broadway e per fortuna la scelta è ricaduta su di lei, oppure avremmo dovuto beccarci la “performance” di Taylor Swift. Tra le altre fanciulle in lizza per il ruolo segnalo Hayden Panettiere, Scarlett Johansson ed Emily Browning, mentre ad ambire a quello di Cosette c’era anche Emma Watson. E’ cosa risaputa invece che durante i provini Anne Hathaway (fortemente voluta proprio da Hugh Jackman) abbia lasciato tutti in lacrime, surclassando così gente come Jessica Biel, Marion Cotillard, Kate Winslet e Rebecca Hall. Passiamo ora ai maschietti. Prima di ingaggiare Crowe si era pensato a Paul Bettany per il ruolo di Javert, Jamie Campbell Bower ha rifiutato il ruolo di Enjorlas e Geoffrey Rush (già Javert ne I miserabili del 1998) era stato preso in considerazione per quello di Thénardier ma, in tutta sincerità, meglio che la parte sia andata all’esilarante Sacha Baron Cohen.  E con questo concludo, aggiungo solo che a fine mese Les Misérables concorrerà per otto Oscar: migliori costumi, miglior make-up (ma stiamo scherzando??!), miglior canzone originale (Suddenly), miglior scenografia, miglior sonoro, miglior film (no, sinceramente, non lo merita, soprattutto non con le altre pellicole in lizza per il premio…), Hugh Jackman miglior attore protagonista (e anche lì, assolutamente no, sarebbe immeritato…)  e Anne Hathaway migliore attrice non protagonista (se potessi glielo consegnerei io ora, giuro). Nell’attesa della notte degli Oscar, se Les  Misérables vi fosse piaciuto consiglio la visione de Il fantasma dell’Opera e Moulin Rouge. ENJOY!!

No Captcha Day

Nell'attesa della recensione serale (sarà un musical, un thriller, un dramma d'autore o una scanzonata gangster story? Mah, ai posteri l'ardua sentenza!) mi unisco alla crociata odierna lanciata dall'Alligatore nel suo blog.


I Captcha, per chi non lo sapesse, sono quelle odiose combinazioni di numeri e lettere tutti scritti male che viene richiesto di inserire prima di postare i commenti sui blog, giusto per dimostrare di "non essere un robot". E giusto per far venire un gran mal di testa agli utenti.
Levateli, che non servono a niente!!
E buon proseguimento, ci si risente stasera!

lunedì 11 febbraio 2013

Get Babol! #53

Buon lunedì a tutti! Nell'attesa di riuscire a scrivere e pubblicare almeno una recensione dei film che ho visto ultimamente, beccatevi il solito compendio delle uscite USA, gentilmente offerte dai consigli del sito GetGlue. Poca roba interessante questa settimana... ma qualcosa, come al solito, si riesce a trovare. ENJOY!!

Escape from Planet Earth 
Di Cal Brunker  
Con le voci di Brendan Fraser, Sarah Jessica Parker, Jessica Alba
Trama (da Imdb): L'astronauta Scorch Supernova viene preso in trappola dopo aver risposto ad un SOS proveniente da un pericoloso pianeta.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Toy Story, Monsters & Co. e Mostri contro Alieni. Mah. A dire il vero questo film non m’ispira né per la trama né per il character design, cosa che in un cartone animato trovo estremamente importante. I produttori, altra cosa importante, hanno all’attivo roba come Cappuccetto rosso e gli insoliti sospetti, che non mi aveva fatta impazzire, e una miriade di film di Barbie, altro campanello d’allarme. Si salva solo il regista, già impelagato negli storyboard del pregevole Cattivissimo me, ma tutto sommato non smanio per andare a vedere questo Escape from planet earth che, peraltro, non ha ancora una data di uscita italiana.


A Good Day to Die Hard
Di John Moore  
Con Bruce Willis, Jai Courtney, Sebastian Koch
Trama (da Imdb):  John McClane va in Russia per aiutare Jack, il suo figlio (apparentemente) scavezzacollo, che in realtà è un agente CIA incaricato di sventare un furto di armi nucleari; padre e figlio si alleeranno così contro l'intera malavita.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuta la vecchia trilogia di Die Hard. Ora, io amo definirmi una grandissima fan di Bruce Willis… ma la verità è che sono una fan un po’ choosy. Nella fattispecie, sono choosy per paura, perché ho adorato sia Trappola di cristallo, sia 58 minuti per morire, sia Die Hard – Duri a morire. Memore della perfezione di questa trilogia (e di quanto era figo lui!!) ho evitato con una sorta di atavico timore il Die Hard – Vivere o morire girato nel 2007 e di conseguenza non potrò andare a vedere questo Die Hard – Un buon giorno per morire che è uscito in questi giorni negli USA e verrà distribuito in Italia proprio il giorno di San Valentino.  Sono sicura che qualcuno di voi blogger all’ascolto ha guardato Vivere o morire e non vede l’ora che esca Un buon giorno per morire… ma io che faccio, devo recuperare Die Hard 4 e fiondarmi a vedere il 5 oppure no?


A Glimpse inside the Mind of Charles Swan III
Di Roman Coppola 
Con Charlie Sheen, Jason Schwartzman, Bill Murray
Trama (da Imdb):  L'invidiabile vita di un graphic designer scivola nell'abisso della disperazione dopo che la sua ragazza decide di mollarlo.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Burn After Reading e I Tenenbaums. La seconda opera da regista del figlio di Francis Ford è molto debitrice, sia per i protagonisti Bill Murray e Jason Schwartzman, sia per le atmosfere generali, allo stile del mio amato Wes Anderson (con cui Roman Coppola ha collaborato più di una volta come aiuto regista).. ma con un tocco di follia alla Charlie Kaufman, almeno da quello che si evince dal trailer. Inutile dire che un film simile non posso perderlo assolutamente... purtroppo però in Italia è stato presentato l'anno scorso al Film Festival di Roma, dopodiché di una sua distribuzione nazionale non si è più saputo nulla.



Beautiful Creatures
Di Richard LaGravenese  
Con Alice Englert, Viola Davis, Emma Thompson
Trama (da Imdb): Ethan desidera fuggire a tutti i costi dalla piccola città del Sud in cui vive. Incontra una misteriosa ragazza nuova, Lena. Insieme, scopriranno gli oscuri segreti legati alle loro rispettive famiglie, alla loro storia e alla loro città.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Cappuccetto Rosso Sangue. Ho paura. Ammetto di non conoscere il romanzo La sedicesima luna, da cui è tratto il film, ma dando un’occhiata rapida a uichipìdia senza leggere con attenzione (perché al secondo paragrafo mi ero già frantumata gli zebedei) sembrerebbe di aver davanti la trama di un incrocio tra Tuailàit ed Harry Potter. Ragazzetti che si sognano a vicenda senza sapere perché e poi amandosi, maghi, maledizioni risalenti alla Guerra Civile (che ‘sto Lincoln continua ad andare di moda e non passerà per un bel po’, neh!) sono gli ingredienti chiave di questa robetta buona solo per gli adolescenti in fregola. Nel cast figurano anche Emma Thompson, Viola Davis, Pruitt Taylor Vince e Jeremy Irons, meglio non commentare oltre o parte un’invettiva sul “cosa non si fa per soldi” che non finisce più. In Italia uscirà il 21 febbraio col titolo Beautiful Creatures -  La sedicesima luna.






 


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