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domenica 9 febbraio 2020

Missing Link (2019)

Fresco di un Golden Globe, tra i nominati per l'Oscar come miglior lungometraggio animato c'è il delizioso Missing Link, scritto e diretto nel 2019 dal regista Chris Butler. Questo tra l'altro è l'ultimo post che pubblicherò prima della fatidica Notte: i compiti li ho fatti tutti ma cosa penso dei film mancanti lo scoprirete nei prossimi giorni.


Trama: Sir Lionel Frost tenta invano da anni di ottenere l'ingresso nella "Società dei Grandi Uomini", un esclusivo club di avventurieri, ma viene tacciato di essere un cialtrone. Per provare il suo valore, Sir Frost intraprende dunque un viaggio alla ricerca del leggendario Sasquatch il quale, una volta trovato, gli sottoporrà una richiesta inusuale...


Adoro la Laika. A partire da Coraline non c'è stato un solo cartone animato prodotto da questo splendido e coraggioso studio di animazione che non mi sia piaciuto. Adoro le sue storie particolari e spesso inquietanti, i messaggi che veicolano, il modo arguto in cui affrontano temi anche non facili per dei bambini o ragazzini, e ovviamente mi sciolgo davanti alla realizzazione sopraffina di questi gioielli in stop-motion. Missing Link non fa eccezione, pur essendo, per temi e storia narrata, forse il più "infantile" dei cartoni della Laika, almeno in apparenza. Missing Link è infatti un perfetto film d'avventura che va a braccetto con l'umorismo slapstick dei buddy movies e quello surreale dei Fratelli Marx; se dovessi trovare un esempio recente per indicare quanto mi sono entusiasmata proprio durante la visione dei viaggi, delle ricerche e delle rocambolesche fughe di Sir Lionel e compagni mi viene in mente solo Le avventure di Tin Tin - Il segreto dell'unicorno, e lì c'era Spielberg nella sua forma migliore. Qui abbiamo Chris Butler, che era stato molto più "avanti" ai tempi di ParaNorman ma che, comunque, confeziona un'opera divertentissima, emozionante e punteggiata di tante piccole stoccate alla società odierna, retrograda quanto quella in cui vive Sir Lionel, borioso avventuriero incapace di pensare ad altri che a se stesso e talmente cieco di fronte alla pochezza dei "Grandi Uomini" da voler diventare uno di loro. E' l'incontro col Sasquatch Mr. Link a cambiarlo a poco a poco, assieme alle parole dell'antica fiamma Adelina, due personaggi borderline e molto ben caratterizzati, i quali incarnano rispettivamente l'innocente libertà di essere quello che desidera il cuore, a prescindere da regole e convenzioni, e la forza di aspirare a finali non convenzionali, anche a costo di rimanere soli. E' interessante, a proposito di solitudine, come all'interno del film si sottolinei spesso l'inutilità del branco e si privilegi un'idea di amicizia basata su un costante e reciproco arricchimento, sul rispetto e la generosità, pur contemplando la possibilità di non riuscire a trovare "soddisfazione" anche davanti a simili premesse, nel qual caso l'amicizia è comunque destinata a continuare, anche se "a distanza". Un'idea assai moderna, che conferma l'incredibile finezza delle opere della Laika, mai banali e scontate.


Detto questo, come ho scritto prima Missing Link è anche e soprattutto estremamente divertente. Il contrasto tra l'aplomb inglese unito al complesso da supereroe di Sir Lionel e la goffaggine di Mr. Link, "cugino di campagna" del ben più nobile Yeti e talmente ingenuo da prendere alla lettera qualsiasi frase, è una delle cose più spassose viste quest'anno in un film ed è ben sottolineato dai diversi accenti di Hugh Jackman e Zach Galifianakis (purtroppo Missing Link non ha ancora una data di distribuzione italiana, vai a sapere perché, ma se non altro c'è la gioia di poter ascoltare le voci originali dei doppiatori visto che il contrasto tra i due nell'edizione italiana verrà notevolmente appiattito in tal senso); onestamente, sul finale viene voglia di assistere ancora ad altre spedizioni della strana coppia e chissà che per una volta la Laika non decida di fare un sequel. Di sicuro, realizzare Missing Link è stato uno sbattimento anche per via della miriade di dettagli presenti in ogni scena, tra oggettini, espressioni facciali, mezzi e costumi (ma questo vale per tutti i film realizzati in stop-motion) e il cartone animato presenta delle sequenze esaltantissime e fluide, talmente ben costruite non solo a livello di tecnica animata ma anche di regia da far invidia ai cosiddetti live action: nel mio cuore rimarranno sempre la scazzottata da film western, l'inseguimento all'interno di una nave che sfida ogni legge della fisica e della gravità e, ovviamente, lo showdown finale sulle nevi himalayane, per me anche troppo tachicardico. Se mai Missing Link uscirà in Italia sarò la prima a correre a vederlo al cinema per godermi al 100% la bellezza visiva di questo gioiellino, nel frattempo incrocio le dita perché l'ambita statuetta finisca tra le zampe di Mr. Link!


Del regista e sceneggiatore Chris Butler ho già parlato QUI. Hugh Jackman (Sir Lionel Frost), Stephen Fry (Lord Piggot - Dunceby), Matt Lucas (Mr. Collick), Zach Galifianakis (Mr. Link/Susan), Timothy Olyphant (Willard Stenk), Zoe Saldana (Adelina Fortnight) e Emma Thompson (L'anziana) li trovate invece ai rispettivi link.




martedì 7 marzo 2017

Logan - The Wolverine (2017)

Nonostante la pochezza delle pellicole a lui dedicate, potevo perdermi l'ultimo film dedicato al mutante artigliato canadese, quel Logan - The Wolverine (Logan) diretto e co-sceneggiato da James Mangold? Assolutamente no! NO SPOILER, suckers!


Trama: Anno 2029, Logan si è ritirato dal suo ruolo di eroe e lavora come autista di limousine. E' invecchiato e il suo fattore rigenerante non è più quello di una volta ma viene richiamato sul campo da una donna e una strana bambina in cerca di protezione...



Ovviamente, dopo due tentativi più o meno falliti ci ritroviamo con IL film su Wolverine per eccellenza proprio quando Hugh Jackman ha scelto (d'altronde sono anche 17 anni) di abbandonare il personaggio, aprendo così la via a probabili reboot che getteranno al vento tutto il bel lavoro fatto da Mangold in Logan. Il bravo James Mangold che, ottenuta carta bianca e un bello R Rating alla faccia di tutti i mocciosi che pagano denaro contante per gadget, fumetti ed ammenicoli vari, ha girato un film di supereroi senza cretini in tutina, senza fenomenali poteri cosmici che minacciano di devastare il mondo (quasi), senza villain con l'unica ambizione di parlare molto e fare poco, senza scomodi retaggi da un passato che neppure lui era riuscito a riportare su pellicola senza far piegare in due gli spettatori dal ridere e, soprattutto, senza supereroi. I personaggi che popolano il mondo di Logan sono innanzitutto persone, umanissimi vecchi e bambini per i quali il potere è una piaga più che una benedizione, che hanno perso tutto a causa di vicende immortalate sulle pagine di fumetti che non raccontano che la punta dell'iceberg del dolore e della sofferenza di chi si ritrova ad essere mutante in un mondo che ormai ne è privo. Logan e Xavier sono diventati due vecchi, uno sconvolto nel fisico e l'altro nella mente, due reietti per i quali delle vecchie avventure e della vecchia vita non rimangono che tristi ricordi e la speranza di un futuro nel quale lasciarsi tutto alle spalle per morire in relativa pace, lontano dal mondo. Nel mezzo del cammin di questa loro non-vita spunta la piccola Laura, mutante che con i due condivide più cose di quante vorrebbe, compresa la maledizione di un potere terribile e l'impossibilità di avere il controllo sulla propria esistenza, pianificata fin dalla più tenera età da persone senza scrupoli in cerca dell'arma definitiva. Logan è costruito come un lungo road trip intrapreso da questi tre personaggi, focalizzato non tanto sui loro poteri (che pur sono un punto chiave della vicenda) quanto sul rapporto che li lega, sulla consapevolezza di sé stessi e sul rapporto col mondo che li circonda, un viaggio ben poco allegro e affrontato a braccetto con la morte, il rimpianto, la nostalgia, la decadenza fisica e mentale, talvolta la speranza benché pagata a caro prezzo. L'uomo Logan è ben diverso dall'eroe conosciuto nei film precedenti, è una creatura cinica e ormai stanca che scarica letteralmente il proprio dolore su chi è tanto incauto da stuzzicarlo quando lui vuole soltanto stare in pace; se i suoi artigli nelle altre pellicole erano utilizzati con uno scopo, talvolta trattenuti, talvolta sfoggiati come eccesso di sboroneria, nel film di Mangold diventano l'ultimo, disperato sfogo di un uomo distrutto ed è giusto quindi che vengano rappresentati in tutto il loro terribile realismo.


Per la prima volta quindi, e per fortuna, gli artigli di adamantio lacerano, mutilano e spillano litri di sangue ma senza la giocosa cattiveria di Deadpool, anch'esso film R Rated. Vedendo finalmente quelle artigliate libere dalle restrizioni di un montaggio da galera non si prova gioia né catarsi perché ogni colpo inferto da Laura è un pezzo della sua innocenza di bambina che se ne va mentre per Logan è il ricordo di una vita andata in frantumi, tra amori scomparsi e amici defunti; il make up applicato a Hugh Jackman, sempre più sfregiato e vecchio mano a mano che il film prosegue, riversa all'esterno tutto il veleno che il personaggio ha dentro, un senso di rabbia impotente e disgusto che poco hanno a che fare con i recenti cinecomic Marvel e persino con quelli DC, i cui protagonisti paiono sempre comunque "superiori" a noi esseri umani; Logan è prosaico e terra terra ma in senso buono, talvolta è persino buffo e a tratti triviale, ma il suo è un umorismo che non invoglia al famoso trenino Brigittebardòbardò immortalato da Ortolani, bensì fa salire un groppo alla gola grosso quanto una palla di pelo canadese. Così come l'umorismo, sono sottili anche i riferimenti nerd (passatemi il termine) al mondo degli X-Men o agli eventi passati, tanto che Logan è un film da guardare con molta attenzione perché molto di ciò che ha portato i protagonisti al punto in cui li ritroviamo viene appena accennato nei dialoghi, come se avesse ben poca importanza per lo spettatore il quale, per una volta, è costretto a confrontarsi con personaggi che si sviluppano esclusivamente all'interno delle due ore di spettacolo e ad affidarsi a sceneggiatori capaci e attori favolosi invece che annichilirsi il cervello con fantastiliardi di effetti speciali. Hugh Jackman e Patrick Stewart non potevano accomiatarsi meglio da Wolvie e Xavier, si vede anche col filtro del doppiaggio che i due attori si sono impegnati in quanto coinvolti in un film che prima di essere "l'ultimo capitolo della trilogia di Wolverine" era un racconto serio e strutturato, in grado di veicolare emozioni potenti; di fatto, è la prima volta che guardando un cinecomic ambientato nel mondo degli X-Men mi sono commossa e ho provato reale compassione per i personaggi su schermo (protagonisti o secondari che fossero, come il dolce Calibano di Stephen Merchant) e persino simpatia verso quell'insopportabile vecchio porco pedofilo di Xavier. Favolosa anche la dodicenne Dafne Keen, le cui apparizioni nei panni di Laura mi hanno messo spesso i brividi, sia durante le concitate ed esaltanti scene d'azione che in quelle in qualche modo più "poetiche" e poco importa che un paio di scelte di sceneggiatura fossero un po' tirate per i capelli (va bene regalare a Laura e regalarsi un po' di tranquillità familiare ma non puoi immaginare che i Reavers stermineranno chiunque dovesse ospitarvi? E poi, un branco di pargoli con potentissimi poteri incapaci di spazzare via dei cyborg? Mah.): se mi avessero dato altri due film come questo, la trilogia di Wolverine avrebbe meritato un posto d'onore nel cinema in generale, non solo nell'ambito dei cinecomics.


Del regista e co-sceneggiatore James Mangold ho già parlato QUI. Hugh Jackman (Logan), Patrick Stewart (Charles Xavier) e Richard E. Grant (Dr. Rice) li trovate invece ai rispettivi link.

Boyd Holbrook interpreta Pierce. Americano, ha partecipato a film come Milk, Behind the Candelabra, L'amore bugiardo - Gone Girl, Morgan e a serie come Narcos. Anche regista e sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita, The Predator.


Stephen Merchant interpreta Calibano. Comico inglese, ha partecipato a film come Hot Fuzz, Comic Movie e a serie quali 24, Extras e The Big Bang Theory; come doppiatore ha lavorato nelle serie Robot Chicken, I Simpson e American Dad!. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 43 anni.


Elizabeth Rodriguez interpreta Gabriela. Americana, ha partecipato a film come Desperado, Blow, Chi è senza colpa e a serie come Six Feet Under, ER Medici in prima linea, Fear the Walking Dead e Orange is the New Black. Ha 37 anni.


Eriq La Salle interpreta Will Munson. Attore americano che ricordo per il suo ruolo di Dottor Benson in ER Medici in prima linea, ha partecipato a film come Il principe cerca moglie, Allucinazione perversa, Il colore della notte, One Hour Photo e ad altre serie quali 24 e Under the Dome. Anche regista e produttore, ha 55 anni.


Alla fine dell'anno o nel 2018 Mangold dovrebbe fare uscire una versione in bianco e nero di Logan; nell'attesa di questa versione, di Deadpool 2 e dei prossimi X-Men e X-Force (entrambi ancora senza titolo ufficiale né sceneggiatura), se il film vi fosse piaciuto recuperate  X-MenX-Men 2X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio X-Men: Giorni di un futuro passato, X-Men: ApocalisseX-Men Origins: Wolverine, Wolverine - L'immortale e ricordate che Logan è ambientato nella linea temporale che è stata cambiata in Giorni di un futuro passato, dove quindi gli eventi dei primi tre X-Men non contano più una beata min**ia! ENJOY!

Per la cronaca, i fumetti mostrati nel film non sono veri e sono stati realizzati ad hoc dall'artista Dan Panosian

E ritorna, per la gioia di tutti i bambini... 

L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi) rigorosamente scritto a memoria e senza l'aiuto di Wikipedia 
HIC SUNT SPOILER!:

CalibanoIl mutante Calibano era già comparso nel film X-Men: Apocalisse, interpretato da un altro attore. In quel film se non rammento male gestiva una sorta di losco ritrovo per mutanti disagiati, qui si parla di una vecchia collaborazione con la multinazionale per cui lavorano Pierce e i Reavers. Nei fumetti Calibano era uno dei Morlock, mutanti deformi e per questo costretti a vivere nel sottosuolo di New York e il suo potere era identico a quello mostrato in Logan, ovvero la capacità di rintracciare altri mutanti. Potrei sbagliarmi ma ora dovrebbe essere morto oppure perso in un limbo editoriale come il 90% dei mutanti Marvel.

X-23: clone "venuto male" di Wolverine e macchina assassina che solo negli ultimi anni gli sceneggiatori hanno dotato di un minimo di capacità interattiva, Laura Kinney ha cominciato a bazzicare nelle storie degli X-Men quando avevo smesso di leggerle quindi non posso essere più precisa di così (ed effettivamente non ricordavo neppure il Dr. Rice che, invece, era già comparso proprio in quelle storie come creatore di Laura). Adesso dovrebbe essere LA nuova Wolverine, costumino gialloblù compreso, visto che il povero Logan è finalmente morto, pace all'anima sua.

X-24: di cloni di Logan è pieno l'universo Marvel ma siccome questo è legato ai Reavers potrebbe rifarsi in parte ad Albert, cyborg creato proprio da Pierce e soci nelle vecchie storie degli X-Men per uccidere Wolverine. Questo cyber-Wolvie negli anni '90 andava in giro con un'altra cyborg dalle fattezze di bimba chiamata Elsie Dee; da avversari i due sono diventati amiconi di Logan ma anche loro si sono persi nel solito limbo causato da innumerevoli cambi di gestione delle varie collane.

Pierce e i Reavers: Anche di Pierce non ricordo moltissimo, tranne che era sicuramente un cyborg a base umana (non mutante), probabilmente l'Alfiere Bianco del Club Infernale e che ai tempi in cui gli X-Men vivevano in Australia lui e i Reavers (altri cyborg in mezzo ai quali se non sbaglio ha militato anche Lady Deathstrike) avevano torturato e crocefisso Wolverine. In tempi relativamente recenti dovrebbe essere stato disintegrato da un Ciclope furioso dopo l'ennesima ca**ata ma sinceramente non rammento.

Rictor e gli altri amichetti di X-23: Julio Esteban Richter, detto Rictor, è un mutante capace di generare onde sismiche ed è in giro dai tempi della prima X-Force quindi non è un bambino come invece viene rappresentato nel film. Per inciso, è uno dei pochi mutanti apertamente gay ma anche lui s'è perso in un limbo editoriale dopo la bella gestione Davidiana di X-Factor, in cui lo si vedeva inciuciare col compagno di squadra Shatterstar. Degli altri bimbi, sicuramente una è stata creata dal DNA di Bobby "Uomo ghiaccio" Drake, il ciccionetto ha dei poteri che somigliano tanto a quelli di Surge, il resto dei piccoli mutanti non sono pervenuti ma chissà che in un prossimo film dedicato a Laura non rifacciano capolino, magari un po' meglio definiti. 




mercoledì 10 febbraio 2016

David Bowie Day - The Prestige (2006)



A seguito del vuoto incolmabile lasciato da David Bowie era inevitabile che il gruppetto di blogger di cui mi pregio di far parte decidesse di dedicare un "day" all'Uomo che cadde sulla terra. Come al solito arrivo tardi e conseguentemente male alloggio tanto che, tolti i titoli importanti di cui avevo già parlato sul Bollalmanacco, erano rimaste libere ben poche pellicole col Duca Bianco come unico protagonista, quindi ho dovuto "ripiegare" su The Prestige, diretto e co-sceneggiato nel 2006 dal regista Christopher Nolan.


Trama: dopo un terribile incidente accorso durante uno spettacolo di magia, il rapporto di amicizia professionale tra due prestigiatori diventa un odio reciproco radicato negli anni, una scalata al successo senza esclusione di colpi...



Il post dovrebbe essere dedicato a David Bowie, quindi parliamo del Duca Bianco e del perché Christopher Nolan ha voluto giustamente a tutti i costi che il cantante partecipasse a The Prestige. Il film dell'autore inglese racconta la storia di due prestigiatori, Robert Angier e Alfred Borden, dichiaratamente due imbonitori che devono convincere il loro pubblico a credere in una magia fatta di trucchi, illusioni ed inganni; molte volte nel corso della pellicola viene ribadito il concetto e la trama è interamente giocata sul continuo scambio di ruoli tra Angier e Borden i quali, a turno, diventano l'ingannatore e l'ingannato, il prestigiatore e il pubblico che deve scoprire quali assi si nascondano nella manica dell'avversario. A scombinare le carte all'interno di una storia vissuta da due "semplici" esseri umani, per quanto incredibili, arriva ad un certo punto "lo stregone", come viene definito dal personaggio di Michael Caine, Nikola Tesla. Tesla è una persona realmente esistita, un pioniere dell'ingegneria elettrica dalle molte idiosincrasie e dalla mente geniale, ma all'interno della pellicola di Nolan viene descritto più come un mago che come uno scienziato, quasi un visionario osteggiato dal "malvagio" Edison (per il quale, peraltro, Tesla ha davvero lavorato prima di venire derubato dei suoi progetti e spedito fuori dall'azienda a calci nel sedere); relegato all'interno di un laboratorio/rifugio in cima alle montagne del Colorado, il Tesla di Bowie sembra un novello Dottor Frankestein ma non c'è follia nel suo sguardo, semmai una dolorosa consapevolezza di ciò che lo circonda e di quello che si cela nel futuro. La performance di Bowie, per quanto breve, si carica della personalità magnetica dell'attore/cantante e conferisce al personaggio un nobile distacco, una saggezza superiore, un'aura quasi ultraterrena: arrivato agli inizi del nuovo millennio il Duca Bianco poteva permettersi di nobilitare qualunque pellicola anche solo in virtù del suo fascino e della sua presenza scenica, non a caso qualche anno prima era stato Ben Stiller a decretare Bowie arbitro indiscusso di un'improbabile contesa tra fotomodelli mentre in The Prestige il cantante si erge a nume tutelare e figura di riferimento all'interno della terribile faida tra i due protagonisti che, diciamocelo, per almeno una decina di minuti scompaiono, inghiottiti dallo sguardo bicromo dello splendido David.


Ovviamente, The Prestige non ruota attorno a David Bowie, nonostante il suo personaggio sia una figura chiave all'interno della trama. La pellicola di Nolan è splendida a prescindere, forse il film del regista che ho preferito, ancora più di Inception, per il modo subdolo che ha di ingannare lo spettatore creando una sorta di identificazione non solo con l'ingenuo (e tuttavia molto esigente!) pubblico dell'epoca ma anche con i due protagonisti, vittime della propria curiosità ancor più che della loro ambizione. Intendiamoci, Angier e Borden sono due personaggi deprecabili, ognuno per motivi diversi, e non si fa in tempo a provare pena per il dolore dell'uno o i fallimenti dell'altro che Nolan cambia le carte in tavola e alla pietà si sostituisce l'odio e viceversa, come in un carosello apparentemente infinito. Merito non solo della sceneggiatura ad orologeria ma anche di un intelligente montaggio che scivola con eleganza tra presente e passato, costringendo lo spettatore a seguire le vicende con estrema attenzione. La macchina da presa di Nolan non lesina spettacolari coreografie dei numeri di magia e le inquadrature giocano con l'occhio dello spettatore, costringendolo dapprima a concentrarsi sui dettagli o i piccoli trucchi per poi allargare all'improvviso il campo di ripresa e scioccare l'occhio con macroscopiche e inquietanti rivelazioni, troppo grandi per rimanere nascoste a lungo. Affiancati da un cast di supporto di prima scelta (il già citato Michael Caine, Scarlett Johansson, Rebecca Hall e Andy Serkis), Christian Bale e Hugh Jackman duettano e soprattutto duellano dall'inizio alla fine del film, cercando di accaparrarsi non solo le simpatie del pubblico ma anche i favori di chi potrebbe aiutarli a prevalere e placare finalmente la loro devastante sete di vendetta unita ad un pericoloso desiderio di imperitura gloria. Di fronte a simili modelli di rovina faustiana fa quasi specie pensare che David Bowie, talmente "superiore" a noi miseri umani da far davvero pensare ad un patto col diavolo, in The Prestige giochi il ruolo del saggio e misterioso deus ex machina ma tant'è, il Duca Bianco è stato anche questo ed è bello ricordarlo anche in questi piccoli, grandi cammei.


Di David Bowie, ovviamente, ho già parlato sul Bollalmanacco, ecco l'elenco dei post "a tema" che potete trovare:

Elegantissimo vampiro in Miriam si sveglia a mezzanotte (1983)


Il mio primo amore, Jareth il Re dei Goblin, in Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)


Qui invece trovate l'elenco degli omaggi tributati al grande Artista dagli altri blogger:

L’uomo che cadde sulla terra (1976) su In Central Perk
The Elephant Man (1980) su The Obsidian Mirror
ChristianeF. (1981) su Mari’s Red Room
Furyo (1983) su White Russian
Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) su Combinazione Casuale
Tutto in una notte (1985) su Non c’è paragone
Labyrinth (1986) su Director’s Cult
C.R.A.Z.Y (2005) su Pensieri cannibali
Zoolander su Viaggiando (meno)



mercoledì 28 maggio 2014

X-Men - Giorni di un futuro passato (2014)

Ieri sera sono finalmente tornata a varcare la soglia di una sala cinematografica e ho recuperato l'attesissimo X-Men - Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past), diretto da Bryan Singer. Avevo un po' di timor panico ma, fortunatamente, l'attesa è stata ricompensata!


Trama: nel futuro, i mutanti vengono cacciati e uccisi spietatamente da robot assassini chiamati Sentinelle. Per impedire lo sterminio della razza mutante, i sopravvissuti spediscono la coscienza di Wolverine all'interno del suo io passato, incaricandolo di cercare i giovani Xavier e Magneto e fermare Mystica, fermamente intenzionata ad uccidere il creatore delle Sentinelle, Bolivar Trask.


X-Men - Giorni di un futuro passato è la conferma filmata di come, se gestiti intelligentemente, anche i sequel o i reboot possono costituire un ottimo intrattenimento cinematografico. Quando Bryan Singer aveva abbandonato il timone delle X-saghe cinematografiche il risultato era stato quella schifezza di X-Men - Conflitto finale, una roba talmente obbrobriosa che non avrebbe neppure dovuto essere filmata; il reboot della saga, X-Men - L'inizio, era stato per contro una ventata d'aria fresca piuttosto convincente e sarebbe stato MOLTO comodo proseguire su quella strada, facendo finta che i tre film precedenti non fossero mai esistiti. Con l'ultima pellicola dedicata ai mutanti Marvel, invece, Bryan Singer e soci hanno deciso di prendere una via accidentata e tortuosa, cercando di tirare le fila di quattro film completamente diversi tra loro, sia per qualità che per interpreti, confrontarsi con escamotage difficili da gestire come quello dei viaggi spazio-temporali e ricominciare tutto da capo senza abbandonare i vecchi personaggi, amati quanto e più di quelli nuovi. Il risultato è un film sicuramente imperfetto, con tanti buchetti logici sparsi qui e là, che mostra delle crepe quando cerca di incastrarsi col resto delle pellicole girate (e soprattutto con la scena post credit di Wolverine-L'immortale!), tuttavia convincente, entusiasmante e gradevole, soprattutto se si considera che il punto di partenza era una pietra miliare dei comics dedicati agli X-Men. Alla fin della fiera, lo ammetto, lo status quo tra buoni e cattivi o la personalità dei vari protagonisti rimane pressoché invariata rispetto a X-Men - L'inizio e, gira che ti rigira, il plot è sempre lo stesso (i mutanti vengono minacciati dagli umani perché diversi, segue rappresaglia dei mutanti malvagi e tentativo di quelli buoni di metterci una pezza), tuttavia X-Men - Giorni di un futuro passato pone le basi per un ottimo avvenire e fa sicuramente venire voglia di scoprire cosa accadrà ai mutanti cinematografici nei prossimi film.


La trama, come ho detto, mescola elementi di X-Men - L'inizio ed elementi della prima trilogia dedicata agli X-Men. Il fulcro dell'intera vicenda, forse anche perché la Lawrence è diventata ormai una delle attrici più famose in circolazione, questa volta è la sempre affascinante ed ambigua Mystica, la cui anima oscilla per tutto il film tra dannazione e salvezza, luce ed oscurità. A differenza della sua controparte cartacea, nel film Mystica è ancora una "ragazzina" che cerca il modo migliore per proseguire sul suo cammino verso l'indipendenza da due figure autorevoli e carismatiche come il fratellastro Xavier e l'amante Magneto; il problema, ovviamente, è che nella sua ricerca il movente maggiore sono il dolore, il disagio e l'odio nei confronti degli umani mutantofobi (incarnati dalla figura folle e quasi Hitleriana di Bolivar Trask), che rischiano di spingerla a condannare non solo sé stessa, ma l'intera razza che vorrebbe salvare. Il punto più alto ed emozionante di X-Men - Giorni di un futuro passato è infatti, neanche a dirlo, la rappresentazione del distopico futuro governato dalle terribili sentinelle, dove il clima da pre-guerra fredda viene sostituito da una soverchiante sensazione di disperazione: davanti allo sparuto gruppo di mutanti sopravvissuti, vecchi "amici" di tempi più innocenti ormai consunti, stanchi e fondamentalmente rassegnati all'inevitabile fine, è inevitabile sentire una stretta al cuore che porta ad essere ancora più partecipi dell'intera, complicata vicenda.


A tal proposito, ammetto che il mio maggior timore era quello di vedere, in questi squarci di futuro, un'accozzaglia di carne mutante gettata in pasto ai fan senza un perché, come accadeva appunto in X-Men - Conflitto finale. Gli autori sono invece riusciti ad aggiungere (miracolo!!) pochi nuovi mutanti fatti bene, cadendo giusto in qualche pacchianata come l'aspetto ridicolo di Quicksilver o il look da Torcia Umana di Sunspot e regalandomi, bontà loro, una meravigliosa resa dei poteri di teletrasporto della bellissima Blink. Superlativo anche il lavoro compiuto sulle inquietanti sentinelle, così come il montaggio nel prefinale, dove ad ogni azione di Mystica nel passato segue l'ineluttabile conclusione delle vicende future, con un crescendo di tensione e momenti commoventi, ma sicuramente il mio momento preferito è stato lo "show" del giovane Quicksilver, un trionfo di gag al ralenti sulle note dell'appropriatissima Time in a Bottle di Jim Croce. A proposito di Quicksilver, non lasciatevi ingannare dall'orrendo look da bimbominkia di Evan Peters, praticamente perfetto in una versione giovanile del supereroe che, probabilmente, avrebbe apprezzato anche il geniale scrittore Peter David: il signorino si candida tranquillamente come miglior attore del film accanto ai bellissimi (da infarto!!!) Hugh Jackman e Michael Fassbender e ad un James McAvoy nei panni di un inedito e sboccato Xavier in piena crisi esistenziale (e d'astinenza). E se tutto questo ancora non vi basta per correre a vedere X-Men - Giorni di un futuro passato ... beh, sappiate che nell'ormai indispensabile scena post-credit risuona chiaro un solo, terribile nome: En Sabah Nur. 'nuff said!!! 

 

Del regista Bryan Singer ho già parlato qui. Hugh Jackman (Logan/Wolverine), James McAvoy (Charles Xavier), Michael Fassbender (Eric Lehnsherr), Jennifer Lawrence (Raven/Mystica), Halle Berry (Tempesta), Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), Anna Paquin (Rogue), Ellen Page (Kitty Pryde), Peter Dinklage (Dr. Bolivar Trask), Shawn Ashmore (Bobby/Uomo Ghiaccio), Ian McKellen (Magneto), Patrick Stewart (Professor X), Famke Janssen (Jean Grey) e James Marsden (Scott Summers/Ciclope) li trovate invece ai rispettivi link.

Omar Sy interpreta Bishop. Francese, ha partecipato a film come Quasi amici - Intouchables e Mood Indigo - La schiuma dei giorni. Anche sceneggiatore e produttore, ha 36 anni e tre film in uscita, tra cui l'annunciato Jurassic World.


Evan Peters (vero nome Evan Thomas Peters) interpreta Peter/Quicksilver. Giovane ma carismatico protagonista di tre serie di American Horror Story (confermato anche per la quarta, alé!), ha partecipato a film come Kick-Ass e ad altre serie come Monk, Dr. House, Ghost Whisperer e Criminal Minds. Ha 27 anni e due film in uscita.


Daniel Cudmore torna ad interpretare Colosso otto anni dopo X-Men - Conflitto finale; l'attore, assieme a Booboo Stewart (Warpath), ha partecipato nel frattempo anche alla saga Twilight. Josh Helman invece, che nel film interpreta il giovane William Stryker, era stato scritturato per il ruolo del giovane Cain Marko/Fenomeno, tagliato poi dalla sceneggiatura così come un altro paio di interessanti idee: quando ancora si pensava di affidare la regia a Matthew Vaughn, l'intenzione era infatti quella di dirigere un seguito diretto di  X-Men - L'inizio, ambientato negli anni '70, e di cominciarlo con l'assassinio di Kennedy per mano di Magneto (incastrato in questo caso da Mystica ed Emma Frost, intenzionate a prendere il potere e governare gli States). Come si può tranquillamente notare, inoltre, anche la presenza di Anna Paquin è stata drasticamente ridotta: avrebbe dovuto infatti esserci una sequenza in cui Rogue, intrappolata in una Scuola Xavier trasformata in prigione dalle sentinelle, veniva liberata da Xavier, Magneto e l'Uomo Ghiaccio, scena eliminata per questioni di metraggio. Chissà se la povera Paquin tornerà in uno degli X-Film previsti a partire dal 2016, ovvero X-Men: Apocalypse (che, a quanto pare, ha già una data, 26 maggio 2016!), X-Force e una terza pellicola interamente dedicata a Wolverine. Chi vivrà vedrà ma, nel frattempo, se X-Men - Giorni di un futuro passato vi fosse piaciuto oppure se volete guardarlo e capirci qualcosa recuperate X-Men, X-Men 2, X-Men - Conflitto finale, X-Men - L'inizio, X-Men Origins: Wolverine e Wolverine - L'immortale. ENJOY!


L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi!!)

Giorni di un futuro passato: il titolo e la trama della pellicola si ispirano a due importantissime storie degli X-Men, sceneggiate da Chris Claremont e disegnate da John Byrne. In esse è un anziana Kate Pryde a trasferire la propria coscienza nel passato e ad avvisare gli X-Men del terribile futuro che li attenderebbe se Mystica (aiutata dalla Confraternita dei Mutanti) riuscisse ad assassinare il Senatore Kelly (già protagonista del primo X-Men e di conseguenza sostituito da Bolivar Trask). Tra i mutanti del futuro spiccano Wolverine, Colosso, Tempesta, un paraplegico Magneto, il figlio della Donna Invisibile e di Mr. Fantastic, Franklin Richards, e la figlia di Jean Grey e Ciclope, Rachel Grey Summers che, di fatto, è l'unica ad avere il potere di rimandare Kate nel passato. Una delle poche belinate del film, infatti, è il fatto che sia Kitty Pride (dotata del potere dell'intangibilità) a spedire le coscienze dei suoi compagni nel passato, con un metodo che ovviamente non viene specificato né spiegato. Male!

Quicksilver/Pietro Maximoff: nei fumetti è il figlio naturale di Magneto, ha una gemella, Scarlet/Wanda Maximoff e una sorellastra, Polaris/Lorna Dane. Al momento milita nei Vendicatori ma, in passato, ha fatto parte di varie X-Squadre e ciò ha creato scompensi nella scombinata, assurda gestione dei diritti cinematografici delle serie Marvel: lo stesso personaggio, infatti, compare sia in X-Men - Giorni di un futuro passato che, assieme alla sorella Scarlet, nell'imminente Avengers: Age of Ultron, dove verrà interpretato da Aaron Taylor-Johnson. L'accordo tra Fox e Marvel per l'utilizzo di Quicksilver in entrambe le saghe prevede, tra le altre cose, che in nessuna delle due pellicole il personaggio venga chiamato "mutante" e che non venga fatta menzione della sua parentela con Magneto. Mah.

Bolivar Trask: anche nel fumetto ha creato le Sentinelle ma i robottoni gli si sono rivoltati contro, rendendolo prima schiavo e poi costringendolo a sacrificarsi per salvare l'umanità. Decisamente più pericoloso il figlio mutante Larry, pervaso dallo stesso odio mutantofobo del padre e dotato di un potere precognitivo.

Blink, Bishop, Warpath e Sunspot: li ho raggruppati tutti assieme perché, in effetti, per il ruolo di semplici combattenti che hanno nel film, non necessitavano di grandi chiose o spiegoni, sono più o meno come vengono dipinti nella pellicola. Bishop (in Italia conosciuto come Alfiere) in particolare è stato uno dei mutanti del futuro a viaggiare e stabilirsi definitivamente nel passato per scovare il presunto "traditore" che avrebbe portato alla fine degli X-Men. Interessantissimo personaggio chiave negli anni '90, è tornato prepotentemente alla ribalta qualche anno fa durante la saga Messiah Complex, che lo ha visto impazzire e cercare di uccidere Hope, la prima mutante nata dopo l'evento che aveva praticamente condannato la specie all'estinzione. Perso nuovamente nel tempo, recentemente è tornato nel presente, un po' più savio e posato di prima.

venerdì 15 novembre 2013

Prisoners (2013)

Dopo qualche settimana di assenza dalle sale è giunto il momento di fare doppietta. Nel weekend spero di riuscire a parlare di Machete Kills mentre oggi vi beccate qualche pensiero sparso su Prisoners, diretto dal regista Denis Villeneuve.


Trama: il giorno del ringraziamento Anna ed Eliza, due bimbette di sei e sette anni, scompaiono, presumibilmente rapite. Il primo ed unico indiziato è Alex, un ragazzo con palesi problemi psichici. Incapace di rispondere alle domande della polizia il ragazzo viene rilasciato per mancanza di prove ma Keller, padre di Anna, non crede alla sua innocenza e lo rinchiude in un edificio abbandonato per estorcergli una confessione..


Questo 2013 cinematografico sta regalando un sacco di sorprese positive. Nonostante fosse privo di un battage pubblicitario che, molto probabilmente, avrebbe accompagnato l'opera di qualsiasi altro regista di "genere" ben più famoso, Prisoners rischia infatti di vincere il primo premio come miglior thriller dell'anno, forse perché la pellicola di Denis Villeneuve, ironicamente, non può venire "imprigionata" in una semplice definizione. Sotto la superficie dell'angosciante, spesso frustrante ricerca del rapitore di due bambine, delle indagini del detective Loki, della violenza di un padre disperato ai danni di un presunto colpevole c'è un'umanità tristissima e fatta di Prigionieri non solo fisici, sbatacchiati qua e là da una realtà orribile e, purtroppo, mai chiaramente definibile né facile da comprendere. Keller, padre disperato, è prigioniero delle proprie cieche convinzioni e delle aspettative della moglie, di un passato di alcoolista e di un'infanzia orribile; il detective Loki è prigioniero del suo terrore di fallire e causare conseguentemente dolore alle famiglie delle vittime, cosa che lo costringe ad innalzare un muro tra lui e loro; tutti gli altri personaggi sono prigionieri del dolore, della pazzia, di ferite talmente profonde da condizionare la loro esistenza e alimentare un circolo vizioso potenzialmente infinito dal quale nessuno potrà uscire vincitore e dove il confine tra bene e male cessa di esistere.


Prisoners è un film angosciante che supera nettamente molti altri thriller anche e soprattutto per la mancanza di quella fede salda ed incrollabile, tipicamente americana, verso la mentalità da vigilantes o di un'apologia del padre di famiglia che, attraverso il dolore, diventa eroe. Qui non esiste redenzione, non esiste catarsi, non esiste neppure un personaggio dotato di qualità fuori dal comune perché all'inizio, vedendo il modo in cui un Hugh Jackman fuori di sé si approccia al detective Jake Gyllenhaal, mi è venuto da pensare che mio padre reagirebbe allo stesso modo: sopraffatto dal dolore, incapace di ragionare o di capire la mentalità poliziesca continuerebbe comunque a dire "mia figlia è stata rapita, è stato lui, lo so che è stato lui e quindi perché lo avete rilasciato? No, non ci siamo capiti, non me ne frega niente se non ha parlato. Le ho detto che è stato lui quindi è così e basta." Allo stesso modo, il detective è un'altra figura assolutamente realistica perché, se ci fate caso, dalla sua ha sì una testardaggine incredibile, ma è indisciplinato, bizzoso e violento e tutto quello che scopre, alla fin fine, lo scopre più per fortuna che per abilità. Il che è un po' paradossale perché, nonostante vari twist della trama, gli indizi ci sono e non sono difficili da seguire o da comprendere per lo spettatore comodamente seduto in poltrona. Ma, come ho detto, l'elemento thriller è solo una scusante per indagare l'animo umano e, in questo, Prisoners da veramente il meglio.


Merito, ovviamente, di un gruppetto di attori fantastici, sui quali spiccano Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal, due grandissimi professionisti che si palleggiano il premio per la migliore interpretazione nel corso dell'intera durata del film ma ci sono anche le prove misurate ed efficaci di Viola Davis e Terrence Howard, quella convincentissima di Melissa Leo e la rivelazione dell'inquietantissimo, pietoso Paul Dano, in grado di provocare nello spettatore una miriade di sensazioni contrastanti. Per quanto riguarda la regia, Villeneuve utilizza un punto di vista distaccato ma limitato, nel senso che lo spettatore non viene portato a conoscenza di nessun dettaglio in più rispetto ai protagonisti, i quali spesso vengono ripresi dall'interno di un auto come se il regista volesse mostrarceli senza venire coinvolto nella vicenda, offrendoci così la possibilità di osservare con occhio imparziale e oggettivo. A dire il vero, per impostazione tecnica Prisoners mi ha ricordato tantissimo Mystic River, che viene spesso richiamato anche per quanto riguarda i temi trattati; siccome adoro quel particolare film di Clint Eastwood, non posso fare altro quindi che consigliare la pellicola di Villeneuve a tutti gli amanti del buon cinema. Astenersi genitori ansiosi, ovviamente.


Di Hugh Jackman (Keller Dover), Jake Gyllenhaal (Detective Loki), Viola Davis (Nancy Birch), Maria Bello (Grace Dover), Terrence Howard (Franklin Birch), Melissa Leo (Holly Jones) e Len Cariou (Padre Patrick Dunn) ho già parlato ai rispettivi link.

Denis Villeneuve è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Polytechnique e La donna che canta. Anche sceneggiatore e attore, ha 46 anni.


Paul Dano interpreta Alex Jones. Americano, ha partecipato a film come Identità violate, Little Miss Sunshine, Cowboys & Aliens, Ruby Sparks, Looper – In fuga dal passato e alla serie I Soprano. Anche produttore, ha 29 anni e due film in uscita.


Hugh Jackman (che, ironia della sorte, era stato chiamato ad interpretare il ruolo di padre disperato anche per Amabili resti) è tornato all’ovile dopo aver abbandonato il progetto, quando a dirigerlo avrebbe dovuto ancora essere Antoine Fuqua. Anche Bryan Singer è stato tra i registi papabili e sotto di lui avrebbero dovuto recitare Mark Wahlberg e Christian Bale nei ruoli principali, ma anche questo progetto è venuto meno. Dopo queste curiosità, i soliti consigli: se Prisoners vi è piaciuto procuratevi Il silenzio degli innocenti e il già citato Amabili resti. ENJOY!

mercoledì 11 settembre 2013

Comic Movie (2013)

Spinta da non so  nemmeno io quale follia cosmica ho deciso di recuperare, nonostante non fosse uscito dalle mie parti, Comic Movie (Movie 43), film a episodi diretto nel 2013 da una ridda di registi che troverete nominati in fondo al post. "Bolla, come sei raffazzonata oggi!", direte voi. Beh è quel che si merita questo capolavoro...


Trama (versione internazionale*): due ragazzi decidono di giocare all'insopportabile e saccente fratellino haker un tiro mancino. Per fargli abbandonare l'inseparabile portatile e zepparglielo di virus lo attirano fuori da camera sua con la richiesta di cercare un film assolutamente introvabile e proibito (nonché inventato sul momento), ovvero Movie 43. Dopo vari tentativi, che portano alla visione di filmati al limite dell'indecenza, salta fuori che la pellicola esiste davvero... e potrebbe scatenare la fine del mondo!
*La trama riportata si riferisce alla versione internazionale del film. Negli USA la cornice è leggermente più sensata e vede un regista (Dennis Quaid) completamente folle cercare di vendere Movie 43 a un produttore (Greg Kinnear) presentandogli man mano tutti gli spezzoni che lo compongono e conta, tra le guest star, anche Seth MacFarlane. Nel DVD di Comic Movie, inoltre, è stato inserito anche Find Our Daughter, episodio che ha per protagonisti Julianne Moore e Tony Shalhoub.


Partiamo dal titolo, vah. Comic Movie è l'ovvio tentativo italiano di attirare quei poveri gonzi che vanno al cinema solo per vedere quei tristissimi film/parodia che scimmiottano le mode del momento come Superhero Movie, Epic Movie, Scary Movie, etc. etc. Poveri gonzi, diffidate dagli infingardi distributori perché nonostante l'umorismo di bassa lega sia più o meno simile Comic Movie è una raccolta di cortometraggi tenuti malamente assieme da una cornice "narrativa" che li lega l'uno all'altro, non c'eentrano nulla né i fumetti né la comicità. A quelli che invece, come me, sapevano a cosa sarebbero andati incontro, dico solo che i gran nomi di richiamo presenti nella pellicola pregheranno i loro dei perché i fan si dimentichino del loro coinvolgimento in quello che, a conti fatti, è uno dei film meno divertenti, più noiosi, patetici e disgustosi del globo terracqueo. Una roba che, al confronto, F is for Fart è un serio e nobile capolavoro dell'avanguardismo giapponese. Detto questo, cercate di seguirmi in questo excursus delle storie presenti in Comic Movie (seguono alcuni SPOILER ma chissenefrega, insomma. Se non volete leggerli saltate al sesto paragrafo).


Comic Movie mi ha fatto ridere all'inizio. Non posso dire di no, sarei falsa come Giuda se negassi l'evidenza. Ammetto anche che la storia di contorno mi ha incuriosita perché volevo davvero sapere dove sarebbero andati a parare con la questione del Movie 43. Quindi, andiamo con ordine. Il cortometraggio con Hugh Jackman e Kate Winslet è quello che, cronologicamente, è stato girato per primo ed è servito da esca per distributori e attori famosi nel corso dei dieci anni di gestazione di questa mmmmerda. Indubbiamente, fa stramazzare al suolo dalle risate soprattutto per le facce che fa la Winslet davanti ad un Jackman sempre bellissimo ma con un difetto fisico a dir poco imbarazzante e funziona perché basato su uno sketch vecchio come il cucco: nessuno si accorge di tale difetto o comunque tutti scelgono di ignorarlo tranne la protagonista, che si ritrova sempre più in difficoltà. Segue l'altrettanto simpatico Homeschooled, con Naomi Watts e quel gran figo di Liev Schreiber che decidono di educare il figlio adolescente a casa, fungendo non solo da insegnanti ma anche da bulli, primi amori e quant'altro. Una roba surreale che mi ha strappato altre grasse risate, così come ha fatto la prima sequenza di The Proposal... almeno finché la proposta della svampita Anna Faris (Will you poop on me?) non viene messa in atto. E' un mio limite, lo so, ma l'umorismo scatologico a base di scoregge e cacca (non merda, c'è differenza!!) non mi fa affatto ridere. Così come mi intristisce vedere Richard Gere e Uma Thurman nei ruoli più sputtananti della loro carriera, il primo nei panni del manager che si ritrova a dover combattere contro la stupidità degli adolescenti che vorrebbero scoparsi il primo IPod fatto come una donna vera e la seconda in quelli di un'imbarazzante Lois Lane stalkerata da Superman in quella che potrebbe essere la peggiore presa in giro di sempre del rapporto tra Batman e Robin. Per fortuna arrivano le meravigliose accoppiate Kieran Culkin/Emma Stone e Chloe Moretz/Christopher Mintz-Plasse a risollevare l'atmosfera con due simpatici sketch abbastanza piacevoli e originali... se non fosse che a dare il carico a coppe e affossare definitivamente Comic Movie ci pensano gli ultimi quattro cortometraggi, che meritano per questo un paragrafo a parte.


Happy Birthday vede il bellissimo Gerard Butler nei panni di un lepricauno. La cosa non fa ridere, il corto è di una deficienza rara e scommetto quel che volete che il doppiaggio italiano non riuscirà a riprodurre l'unico elemento piacevole, ovvero l'accento "oirish" del nanetto. Il finale poi è l'equivalente di una di quelle barzellette sporche e idiote che raccontano gli ultimi derelitti del pianeta quando al bar la conversazione langue, sul serio. Segue Truth or Dare, con un'imbarazzante Halle Berry alla quale dovrebbero venire frantumati i denti con l'immeritato Oscar vinto ormai troppi anni fa. L'apice del becerume viene toccato quando, nel corso delle sfide (di una deficienza incredibile su una scala da 0 a Zach Galifianakis in Una notte da leoni) tra lei e il tizio con cui ha un appuntamento al buio, la signora Berry prepara il guacamole con la tetta destra o decide di trasformarlo in un cinese. Mamma mia, le matte risate, guarda. Mel Brooks, prendi esempio e vergognati. Non bastasse questo capolavoro di umorismo, ecco arrivare l'insignificante Victory's Glory, che vorrebbe parodiare quei film dove la squadra composta da outsider vince la partita dopo un edificante discorso del coach e lo fa mettendo in bocca a quest'ultimo parolacce, banalità e incitazioni a percuotere col fallo gli avversari (sic). Ancora non vi basta? Credete davvero che nulla possa superare il cattivo gusto di vedere esplodere un uomo investito e poi immerso nelle sue feci? O, ingenue creature! Dopo i titoli di coda vi aspetta Beezel, un simpatico gatto animato gay e in odore di Troma che si sodomizza da solo con uno spolverino mentre guarda il suo padrone fare sesso con la fidanzata! Dov'è Fritz il gatto? Vatti a nascondere, cartonetto per educande!! E potrei continuare per ore, ma anche no.


Madonna quanto ho scritto. E ciò è male perché mi si dice che un bravo critico, cosa che effettivamente non sono, è in grado di condensare le sue opinioni in poche righe. Ok. Questo film è Lammerda©. Buono solo per lo spezzone con la Winslet e Jackman e per i due finti spot dal gusto assurdo che richiama molto quello de I Griffin, il resto non ha ragione di essere. Come ho detto, non fa ridere. E un film comico che non fa ridere, giusto per mettersi allo stesso livello di Comic Movie, è utile come un chiulo senza buco.

Ecco la fine che merita Comic Movie...
Di Griffin Dunne, regista del segmento “Veronica”, ho già parlato QUI, Elizabeth Banks, regista di Middleschool Date e co-protagonista dell'episodio Beezel nei panni di Amy, la trovate QUA e Brett Ratner, regista di Happy Birthday, è già stato nominato in questo post. Beezel invece è stato girato da James Gunn. Hugh Jackman (David), Kate Winslet (Beth), Liev Schreiber (Robert), Naomi Watts (Samantha), Kieran Culkin (Neil), Emma Stone (Veronica), Justin Long (finto Robin), Jason Sudeikis (falso Batman), Leslie Bibb (falsa Wonder Woman), Christopher Mintz-Plasse (Mikey), Chloe Grace Moretz (Amanda), Gerard Butler (i due lepricani), Sean William Scott (Brian), Halle Berry (Emily) e Terrence Howard (Coach Jackson) li trovate invece ai rispettivi link.

Peter Farrelly è il regista della “cornice” originale del film e degli episodi The Catch e Truth or Dare. Americano, ha diretto pellicole come Scemo & più scemo, Tutti pazzi per Mary, Io, me & Irene, Osmosis Jones e Amore a prima svista. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 57 anni e in progetto il film Dumb and Dumber To, al momento in fase di pre-produzione.


Steven Brill è il regista della “cornice” del film e dell’episodio IBabe. Americano, ha diretto pellicole come Little Nicky – Un diavolo a Manhattan e Without a Paddle – Un tranquillo weekend di vacanza. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 51 anni e un film in uscita.  


Steve Carr è il regista dell’episodio The Proposition. Americano, ha diretto film come Il dottor Dolittle 2 e L’asilo dei papà. Anche produttore, ha 51 anni e un film in uscita.


Anna Faris interpreta Vanessa. Americana, la ricordo per film come Scary Movie, Scary Movie 2, Lost in Translation, Scary Movie 3, I segreti di Brokeback Mountain, Scary Movie 4 e My Super Ex-Girlfriend, inoltre ha partecipato alla serie Friends. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 37 anni e un film in uscita.


Chris Pratt interpreta Jason. Americano, ha partecipato a film come Wanted - Scegli il tuo destino, Jennifer's Body, Zero Dark Thirty e alla serie The O.C. Ha 34 anni e quattro film in uscita tra cui Lego - The Movie e Guardians of the Galaxy.


Richard Gere (vero nome Richard Tiffany Gere) interpreta il capo nell'episodio IBabe. Americano, ex sex symbol degli anni '80/'90, lo ricordo per film come American Gigolo, Ufficiale e gentiluomo, Pretty Woman, Sommersby, Il primo cavaliere, The Jackal, Se scappi ti sposo, Autumn in New York, Il Dottor T & le donne, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra, Chicago Hachiko - Il tuo migliore amico. Anche produttore e regista, ha 64 anni e un film in uscita.


Uma Thurman (vero nome Uma Karuna Thurman) interpreta la finta Lois Lane. Qui parliamo di una delle muse di Tarantino nonché una delle mie attrici preferite, che ricordo per film come Le relazioni pericolose, Pulp Fiction, Batman & Robin, Gattaca - La porta dell'universo, I miserabili, The Avengers - Agenti speciali, Vatel, Kill Bill, Be Cool My Super Ex-Girlfriend. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 43 anni e quattro film in uscita tra cui Nynphomaniac, ma quello che stiamo aspettando tutti con ansia è Kill Bill 3, annunciato ma sempre rimandato!!


Will Graham e Rusty Cundieff sono altri due registi impelagati nel progetto di cui tuttavia non ho mai sentito parlare mentre James Duffy, regista di SuperHero Speed Dating, ha all’attivo solo il corto che lo ha ispirato, Robin’s Big Date. Un altro segmento tratto da un corto già esistente (Machine Child) è l’interessante Machine Kids, usato come una sorta di “pubblicità progresso” e diretto da Jonathan Van Tulleken, regista di alcuni episodi della serie Misfits. Passiamo ora agli altri attori più o meno famosi coinvolti nel progetto: nel corso del film troviamo Jack McBrayer, lo stagista della serie 30 Rock, la Veronica Mars Kristen Bell, la voce originale del griffiniano Joe, Patrick Warburton, la star della serie Jackass Johnny Knoxville, il comico inglese Stephen Merchant, quella vajassa di Snookie e il protagonista dei tre Transformer Josh Duhamel. Ci hanno invece visto lungo e hanno mandato al diavolo il progetto George Clooney (che avrebbe dovuto recitare nei panni di sé stesso), Colin Farrell (interpellato per il ruolo del leprecauno) e persino i campioni del cattivo gusto Ray Parker e Matt Stone, creatori di South Park, che avrebbero dovuto dirigere uno degli episodi. Ringraziate inoltre, per una volta, l’audience americana che ha bocciato durante un test screening l’episodio dove Anton Yelchin interpretava un necrofilo perché non voglio nemmeno sapere dove sarebbero andati a parare! Detto questo, non saprei cosa consigliarvi se vi fosse piaciuto Comic Movie. Forse un buon psichiatra? ENJOY!!

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