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venerdì 15 febbraio 2013

I Saw the Devil (2010)

Miseria, sto diventando veramente lentissima con le recensioni. E non è che non veda film, anzi, è solo che il tempo per buttare giù delle impressioni sensate è sempre meno. Quindi, bando alle ciance: oggi facciamo un salto in Corea e parliamo dell’angosciante I Saw the Devil (Akmareul boatda), diretto nel 2010 dal regista Jee-won Kim.


Trama: quando un maniaco gli uccide la fidanzata incinta, un poliziotto decide di intraprendere un lungo e sanguinoso viaggio sul sentiero della vendetta, cominciando un inquietante gioco in cui i ruoli di preda e predatore si invertono…


I Saw the Devil. Il titolo si presta a più di un’interpretazione. Chi o cosa è il Diavolo e soprattutto qual è il punto di vista attraverso cui si manifesta questa terribile figura? Come spettatori, di primo acchito, non avremmo dubbi: il diavolo è il perverso Kyung – chul, uno dei maniaci più spietati, laidi, abietti e privi di ironia che abbia mai calcato lo schermo. In una Corea letteralmente invasa da assassini, stupratori, pervertiti della peggior specie, lui ne è il freddo, insensibile ed inarrestabile re, sordo a qualunque tipo di richiamo alla pietà, privo di paure, rimorsi o dubbi. Quella di Kyung-chul è una figura impossibile da dimenticare, un personaggio che lascia addosso allo spettatore una tangibile sensazione di “sporco”, una voglia incredibile di averlo per le mani e, come minimo, dargli tante di quelle mazzate da frantumargli ogni osso, lasciarlo guarire e ricominciare da capo, all’infinito. E qui casca l’asino, appunto. Perché il Diavolo, il Male, la violenza, il sangue, sono come una malattia. Si propagano e non se ne ha mai abbastanza, infettano anche il giusto. In questo caso, il poliziotto Soo-hyeon, che diventa letteralmente il Diavolo agli occhi di Kyung –chul, l’oscuro vendicatore che gli impedisce di portare avanti la sua perversa ricerca del piacere e del sangue, il demone che gli promette un dolore e un terrore interminabili.


Soo-hyeon agisce spinto dal dolore e dal desiderio di vendetta, guarda il diavolo negli occhi e accetta di diventare come lui, dimenticando che, in quanto poliziotto, il suo primo pensiero dovrebbe andare innanzitutto al prossimo. Invece, Soo-hyeon comincia ad indulgere nel piacere della caccia, lasciando che la sua nemesi vaghi per la Corea azzoppato, dolorante, ferito ma comunque ancora molto pericoloso, come la proverbiale tigre, con gli artigli spuntati ancora in grado di ferire tutte le persone più o meno innocenti che incontrerà nel cammino, fino ad arrivare al devastante, dolorosissimo finale. Non vi dirò chi dei due contendenti vincerà, perché in una storia così terribile non ci possono essere vincitori o vinti: chi non ha mai avuto un’anima viene spezzato nel fisico, chi ce l’ha viene invece costretto a mandarla a far compagnia ad un cuore in frantumi. Alla fin fine, quindi, chi ci guadagna è sempre il Diavolo, qualunque sia la sua incarnazione, perché la vendetta ha sempre e comunque un prezzo altissimo, soprattutto quando segue un percorso tortuoso come quello mostrato in I Saw the Devil.


Vi lascio modo di gustare il dipanarsi della trama come ho fatto io, persa nelle due ore e passa di durata del film tanto da non rendermi nemmeno conto dello scorrere del tempo e vado a parlare brevemente degli aspetti più formali della pellicola. I Saw the Devil è un film in grado di mescolare una crudezza a tratti insostenibile e una perfezione di regia e montaggio talmente ricercata che sembra di guardare un'opera d'arte in movimento. Jee-won Kim pare quasi bearsi dei corpi mutilati, del sangue che imbratta il terreno, persino delle feci, di ogni cosa che arriva ad insozzare lo schermo e che lui ci restituisce con una fotografia nitida e pulitissima, quasi volesse prenderci in giro. Siamo ben lontani sia dall'inquietudine sussurrata di Two Sisters sia dai baracconeschi effetti gore delle produzioni giapponesi: in I Saw the Devil non c'è nulla né di sussurrato né di irreale e a rendere ancora più angosciante il tutto ci pensa Min-sik Choi, che si annulla completamente nell'insensibile macchina di morte da lui interpretata. E Byung-hun Lee non viene eclissato da un personaggio così orribilmente carismatico, anzi. La sua interpretazione misurata conferisce al poliziotto una dignità incredibile, tale che gli bastano un gesto o uno sguardo per far capire allo spettatore tutta la rabbia e il dolore che il suo personaggio si porta dietro a rischio di esplodere. A coronare il tutto c'è anche una colonna sonora molto particolare, che tocca l'apice dello straniamento durante la sequenza in cui Kyung-chul strimpella degli accordi assai simili a quelli di The House of Rising Sun. In conclusione, I Saw the Devil è un film bellissimo che consiglio spassionatamente... ovvio, non ai deboli di stomaco o a chi si impressiona facilmente perché è stata una visione difficile persino per me.


Del regista Jee-woon Kim ho già parlato qui.

Byung-hun Lee interpreta Kim Soo-hyeon. Coreano, ha partecipato a film come Three… Extremes, Hero, Il buono il matto e il cattivo e G.I.Joe – La nascita dei Cobra. Ha 43 anni e due film uscita, tra cui Red 2 e G.I.Joe – La vendetta


Min-sik Choi interpreta il terribile Kyung-chul. Coreano, ha partecipato a film come Oldboy e Lady Vendetta. Ha 50 anni.




venerdì 5 giugno 2009

Two Sisters (2003)

E’ uscito nel multiplex di Genova un film intitolato The Uninvited, ovviamente l’ennesimo remake di un horror asiatico. Ciò mi ha portata, oltre che a vedere l’originale coreano Two Sisters (Janghwa, Hongryeon) del 2003, diretto da Ji Woon-Kim, a chiedermi perché mai invece di perdersi nell’inquietante bellezza delle pellicole originali, un americano debba scegliere di guardare un’insipida replica. La risposta l’ho trovata proprio ieri sera: l’americano medio è troppo idiota per sopportare la complicata e troppo spesso simbolica trama degli originali e ha bisogno del didascalico film horror con gli spaventi al posto giusto e possibilmente chiaro (si vedano gli esempi di One Missed Call, ma anche The Ring e The Grudge). Ed ecco il motivo per cui, sulla fiducia, non andrò assolutamente a vedere The Uninvited, anche se tra i protagonisti c’è Emily Browning, la Violet di Una serie di sfortunati eventi


La trama di Two Sisters non è complicata, almeno in apparenza: Su – Mi e Su – Yeon sono due giovani sorelle che tornano a casa dopo che la prima è stata in cura per problemi psichiatrici. Al loro arrivo trovano una matrigna indisponente e violenta, un padre distante e soprattutto inquietanti presenze che a poco a poco svelano a loro e allo spettatore un terribile passato che riguarda entrambe. 


Non è facile parlare di questo film senza svelarne gli intrecci e gli abbondanti colpi di scena (che pur avevo presentito ad un certo punto…). Two Sisters passa come il più terribile horror coreano, brutale e sanguinolento, almeno da quello che avevo letto. Francamente, ho visto assai di peggio, anche perché non è un horror propriamente detto, ma l’elemento “pauroso” viene usato per scavare nella psiche umana. Il tema portante, che viene svelato verso la fine del film proprio dalla matrigna, è la ferma volontà dell’essere umano di dimenticare ciò che è spiacevole e troppo doloroso da ricordare, soprattutto quando è legato al senso di colpa. Si può dire che il fantasma presente nella casa (perché come mostra il finale “qualcosa” c’è davvero al di là di allucinazioni o sogni, e viene percepito, anche se non troppo chiaramente, dalla giovane zia delle due ragazzine durante un’imbarazzante cena) si nutre, più che di un desiderio di vendetta come nel caso di The Grudge, di un desiderio di espiazione, di non essere dimenticato, del senso di colpa di ogni abitante della casa.


Seppure il fantasma ci sia e segua la solita moda della maggior parte degli horror orientali (donna, dai lunghi capelli neri che le coprono la faccia ed accompagnata da suoni gutturali più o meno forti), non è una presenza preponderante però. Anzi, se possibile serve a confondere e sviare lo spettatore dalle parole che vengono dette nel corso del film, dalle azioni dei personaggi, dalle immagini che spesso e volentieri mischiano i due piani del reale e dell’immaginario, del sogno e della realtà. Non è un film da guardare con occhio disattento, il divertimento sta proprio nel cercare di capire la situazione prima che il regista ci dia una spiegazione, per quanto neppure quest’ultima sia troppo immediata.


Le immagini sono bellissime, inquietanti ed evocative, così come la casa dov’è ambientata la vicenda. Abbondano, ovviamente, i luoghi bui, ma il particolare che mi ha attirato è l’arredamento dal sapore vintage, l’armadio “maledetto” dalla fantasia a fiori come la carta da parati, il giardino zen, la deliziosa gabbietta per uccelli, lo stile femme fatale orientale della matrigna, che sembra uscita da una foto degli anni venti. Sono preponderanti come colore il rosso e il bianco, i colori del trauma violento e dell’innocenza, vera o presunta che sia (il bianco in oriente è anche colore associato alla morte e al lutto, non dimentichiamolo). Inoltre il tema del fiore ricorre anche nel titolo originale, la cui traduzione sarebbe “La Rosa e il Loto Rosso”, titolo che ha lo stesso significato dei nomi delle protagoniste. Gli attori sono tutti molto bravi, a cominciare dalle giovani protagoniste e nonostante i due zii siano decisamente da dimenticare, ma è proprio grazie a questi ultimi che assistiamo alla scena più trash ed esilarante del film. Un film da provare, a mio avviso, ma non per una sera di divertimento fancazzista.

Ji Woon-Kim è il regista della pellicola, nonché sceneggiatore (anche del remake americano). Nativo della Corea del Sud, tra i suoi film ricordo Three e The Good, The Bad, The Weird. Ha 45 anni e un film in progetto.


Su – Jeong Lim interpreta Su – mi. Come molte idol (anche se forse nella Corea del Sud non si può parlare di idol…) ha cominciato la sua carriera come modella per riviste giovanili. Ha recitato in Happiness e ha 29 anni.


Geun – Young Moon interpreta Su – Yeon (anche se la pronuncia coreana è totalmente diversa…). Anche lei originaria della Corea del Sud, ha 22 anni e cinque film all’attivo.


Jung – ah Yum interpreta la matrigna. Sud coreana, ha recitato in Three… Extremes. Ha 37 anni. 


Kap – su Kim interpreta il papà. Sud coreano come il resto dei membri del cast, ha recitato in non molti film e serie tv coreane, nonostante l’età. Ha 52 anni.




E ora vi lascio col trailer di The Uninvited... dopo averlo visto, poiché alcune scene sono simili a quelle di Two Sisters, la mia decisione è stata presa: lo eviterò come la peste, e terrò vivo il ricordo di questo bell'originale! ENJOY!




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