domenica 16 febbraio 2014

A proposito di Davis (2013)

Nonostante non fossi proprio pienamente convinta, venerdì ho guardato A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis), diretto nel 2013 da Joel ed Ethan Coen e candidato a due premi Oscar, miglior fotografia e miglior sonoro.


Trama: Llewyn Davis è uno squattrinato musicista folk  che vaga per l'America cercando di ottenere ingaggi e raggiungere il successo...


"Se non è nuova e non invecchia allora è musica folk". La chiave per interpretare A proposito di Davis sta tutta nella frase pronunciata dal protagonista come conclusione dell'esibizione che viene mostrata due volte, all'inizio e alla fine del film. Llewyn Davis è un musicista che non riesce a rinnovarsi e che, di conseguenza, non invecchia, rimanendo sempre identico a sé stesso, immutabile, dall'inizio alla fine della pellicola che è, di fatto, un cerchio perfetto raccontato come un lungo flashback. Llewyn è il classico "perdente" tipico della filmografia dei Coen, un ometto bizzoso e orgoglioso che non accetta di essere un musicista mediocre ma non riesce nemmeno a staccarsi dall'immagine che ha di sé stesso: per tutto il film lo vediamo fare couch surfing in quanto privo di casa e, più o meno sfacciatamente, appoggiarsi agli altri per ogni cosa, dal cibo, al lavoro, all'automobile, agli ingaggi, persino alla musica. Alla dignità di artista, infatti, si accompagnano la consapevolezza di valere poco come solista e il dolore di avere perso il partner, suicidatosi apparentemente senza spiegazione alcuna, lasciandolo così impossibilitato a raggiungere il tanto bramato successo e la sicurezza economica. Lasciato solo, Llewyn fa un casino dietro l'altro e letteralmente fugge da qualsiasi responsabilità, che sia una paternità non prevista, un vecchio malato da accudire o un povero gatto scappato di casa che, per inciso, fa da degno contraltare ad un protagonista incapace di vivere tenendo fede al profetico nome di Ulisse.


Le grottesche disavventure di Llewyn Davis vengono messe su pellicola dall'accurata regia dei Coen, che immergono i personaggi in una gradevole atmosfera vintage, formata da immagini che richiamano spesso e volentieri le immagini dei vecchi vinili. Più della regia però, ho adorato la splendida fotografia permeata di colori freddi, con qualche "macchia" calda qui e là come il pelo del micione rosso o gli abiti dei protagonisti, e anche la colonna sonora, che pur non incontra i miei gusti musicali, è semplicemente perfetta, anacronistica, malinconica e ripetitiva come il povero Davis. Oscar Isaac offre un'interpretazione misurata ma convincente e, assieme a guest star come Carey Mulligan e John Goodman (meraviglioso ed esilarante!) da vita a duetti grotteschi ma assai realistici, probabilmente i momenti migliori della pellicola. Detto questo, mi è piaciuto A poposito di Davis? Sì e no. Come già accaduto con L'uomo che non c'era, probabilmente avrei bisogno di riguardarlo tra qualche anno perché mi è sembrata una di quelle pellicole "da meditazione", che vanno gustate in momenti ben precisi della propria esistenza. Tecnicamente l'ho trovato ineccepibile ma la storia, come già temevo prima ancora di accingermi alla visione, non mi ha entusiasmata tanto quanto avrebbe dovuto e alcuni passaggi mi hanno ammazzata di tedio... forse perché, come la Mulligan, se mi trovassi davanti uno come Llewyn Davis (o come Ed Crane) lo ricoprirei di insulti fino a fargli desiderare di scomparire dalla faccia della terra, chissà. Comunque, A proposito di Davis è senza dubbio un film che vale la visione, quindi lo consiglio.


Dei registi e sceneggiatori Joel ed Ethan Coen ho già parlato qui. Carey Mulligan (Jean), John Goodman (Roland Turner) e F. Murray Abraham (Bud Grossman) li trovate invece ai rispettivi link.

Oscar Isaac (vero nome Oscar Isaac Hernandez) interpreta Llewyn Davis. Guatemalteco, ha partecipato a film come Robin Hood, Sucker Punch, Drive e W. E. - Edward e Wallis. Ha 34 anni e quattro film in uscita. 


Nel film compare anche il cantante Justin Timberlake, che si esibisce assieme a Carey Mulligan nei panni del fidanzato Jim. Se A proposito di Davis vi fosse piaciuto guardate anche Fratello, dove sei? e L'uomo che non c'era. ENJOY!

venerdì 14 febbraio 2014

Bolla's Top 5: Si può amare da morire ma morire d'amore... anche.

San Valentino! Volevate mica che mi dimenticassi di una ricorrenza sì importante?? Giammai!! L'amore mica si trova solo in quei film sdolcinati che tanto piacciono alle casalinghe disperate ma anche negli horror, ovviamente: quelli che li realizzano alla fine sono dei teneroni! Ed ecco quindi la mia (personalissima, come sempre) Top 5 delle storie d'"amore" a sfondo horror. ENJOY!!

5. Buio omega (Id., 1979)
Storia d'amore, di gelosia, necrofilia, morbosità assortite e conseguente follia omicida. Non lamentatevi se siete ancora in casa con la mamma, poteva capitarvi una governante maiala e incapace di accettare che lasciaste il nido per il vostro vero, dolce, biondissimo amore!
 
4. Candyman - Terrore dietro lo specchio (Candyman, 1992)
L'amore proibito che sfocia in maledizioni e desiderio di vendetta. Se a San Valentino vi sentite soli provate a mettervi davanti allo specchio e a ripetere Candyman per tre volte (o erano cinque? vabbé, provate!), potrebbe comparire alle vostre spalle un simpatico ometto di colore con un uncino al posto della mano che vi racconterà del suo triste amore per una donna bianca... prima di uccidervi, ovviamente!

3. Calvaire (Id., 2004)
Gloria, manchi tu nell'aria! cantava Tozzi. Un'altra gioiosa idea per San Valentino è quella di fare un viaggetto solitario nei boschi del Belgio. Pare che gli autoctoni accolgano con simpatia i turisti, soprattutto se uomini... ma non toccategli i vitelli, potrebbero non gradire! Però se cominceranno a chiamarvi Gloria fate pure le valigie e tornate a casa.

2. Dracula di Bram Stoker (Dracula, 1992)
Basta fare dell'ironia. Qui si parla di amore vero, in grado di trascendere il tempo, peraltro con un Gary Oldman che all'epoca era un figo atomico (sì, anche con gli occhialetti tondi)... purtroppo ecco, lo shock di vedere un lupo mannaro possedere nottetempo una fanciulla assatanata rimane intatto oggi come 20 anni fa.

1. Alta tensione  (Haute Tension, 2003)
Che confusione, sarà perché ti amo! cantavano i Ricchi e poveri. Il senso del film si riassume tutto in questo vecchio successone nostrano, non chiedete oltre o rischiate di rovinarvi la sorpresa... sempre se riuscirete ad arrivare a fine visione interi, s'intende.

Fuori classifica: Vampire Girl vs. Frankenstein Girl. Il film di San Valentino definitivo, puccioso come un cioccolatino giapponese ripieno di sangue vampirico. E altrettanto WTF.

giovedì 13 febbraio 2014

(Gio)WE, Bolla! del 13/2/2014

Buon giovedì a tutti! Cosa succede al cinema nella settimana più romantica dell'anno? Mah, pensavo che la melassa si riversasse a fiumi, invece si sono contenuti e ci sono un paio di film che varrebbe la pena vedere. Pronti? ENJOY!

Sotto una buona stella
Reazione a caldo: Anche no.
Bolla, rifletti!: Eh no, dai. Dopo il frizzantissimo Smetto quando voglio non mi potete riproporre la solita commedia verdoniana con Cortellesi annessa. Per quanto lei mi stia simpatica, non potete. A costo di citare Renzi, mi vien da dire: "Rottamiamoli!!".

A proposito di Davis
Reazione a caldo: Meglio tardi che mai!
Bolla, rifletti!: Ne sento parlare bene, ne sento parlare male... personalmente non sono troppo intrigata ma ai Coen una chance non si nega mai. Soprattutto se ci sono dei gatti di mezzo. Spero di riuscire a guardarlo venerdì.

Storia d'inverno
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Un film che avrebbe avuto tutte le carte in regola per uscire a Natale esce sotto San Valentino e la cosa mi puzza. Molto. Mi puzza di filmetto grondante melassa, da diabete e morte fulminante. Però c'è Russell Crowe che è tornato a scalare la mia classifica di figoni (d'altronde, ora è vecchio, grasso e pelato, quindi...) quindi magari lo recupererò prima o poi!

Monuments Men
Reazione a caldo: Intellectual Basterds!
Bolla, rifletti!: IL film della settimana, anche solo per il cast. Figuriamoci se mi perdo una pellicola col mio amato Bill Murray!! Inoltre, come regista George Clooney non mi è mai dispiaciuto e la storia del "commando" che recupera le opere d'arte rubate dai nazi è particolare e mooolto interessante. Presto mi fionderò in sala!!

Il cinema d'élite recupera invece un'uscita francese di dicembre...!

Molière in bicicletta
Reazione a caldo: E che d'è?
Bolla, rifletti!: Il teatro trasposto in cinema, eremiti che diventano misantropi, il solito triangolo amoroso... e la bicicletta che c'entra? Boh, non saprei. Il film mi sembra particolare ma al momento non è in cima alle mie ormai infinite priorità di recupero.


Oggi è anche il NO CAPTCHA DAY, promosso dall'amico Alligatore: liberate anche voi i blog da questa camurrìa o rischiate di fare la fine di Zerocalcare in questo esilarante post.


mercoledì 12 febbraio 2014

My Little Pony: Equestria Girls (2013)

Continua l'associazione a delinquere con Prevalentemente anime e manga nel senso che, dopo aver letto la sua recensione, non sono riuscita a stare lontana da My Little Pony: Equestria Girls, diretto nel 2013 dal regista Jayson Thiessen.


Trama: Twilight Sparkle sta per essere proclamata principessa ma la sua corona viene rubata nottetempo dalla perfida Sunset Shimmer che fugge attraverso uno specchio e si nasconde in un universo alternativo. Twilight la segue assieme al draghetto Spike e si ritrova dall'altra parte, in una realtà dove ogni pony è umano e il corrispettivo di Canterlot è un liceo...

Bestemmia maschile! Bestemmia femminile!! Ma che c***o ho vistooH??
Prima che vi domandiate perché diamine abbia guardato un film intitolato My Little Pony: Equestria Girls lasciatemi fare outing: mi è capitato ogni tanto di vedere la serie My Little Pony e di divertirmi parecchio. Innanzitutto è disegnata molto bene, ha un character design accattivante, è coloratissima e i personaggi sono simpatici. Molto. Presi a piccole dosi. Per esempio, una/due volte al mese facendo zapping. Un'ora e mezza di film invece mi ha annichilita, ma considerate che ho anche gli anni di Cristo (quasi) mentre sicuramente le bambine si divertiranno guardando Equestria Girls. Però, genitori cari, riflettete sulla bieca operazione di marketing condotta dalla Hasbro che, non paga di vendere pony dall'aspetto delizioso ma dalla qualità parecchio inferiore a quelli che compravo io negli anni '80, spingerà le vostre amorevoli figliolette a volere a tutti i costi delle aberranti simil-Barbie dalla pelle colorata. QUESTE, nella fattispecie (porca menta, non vi viene già voglia di cavarvi i bulbi oculari? A me un po' sì, sono sincera!). E immaginatevi l'incredibile forzatura a cui sono stati costretti coloristi e disegnatori per raggiungere codesto risultato: i primi sicuramente si sono suicidati in massa in preda ai sensi di colpa dopo aver capito che un universo fatto di esseri umani gialli, lilla o azzurri avrebbe causato scompensi alla vista di più di un ragazzino, mentre i secondi, per ricordare all'utenza che i personaggi sono ognuno il corrispettivo di un Pony, sono stati costretti a dotare di stivalazzi a forma di zoccolo equino ogni protagonista. In confronto, Nana Supergirl era un capolavoro di anatomia.

Senza parole...
Quindi, la vista è andata, i miei neuroni come stanno invece? Eh, mica tanto bene. La geniale idea di trasportare l'universo ponyco (si dirà così?) in un liceo apre la strada a tutti i cliché del caso, trasformare un'incoronazione in un prom con tanto di reginetta eletta dagli studenti significa far diventare una serie simpaticamente nescia in un film fastidiosamente scemo, zeppo di luoghi comuni e bimbominkiate assortite già viste in mille altre pellicole, serie televisive, cartoni animati, insomma si sa già quale sarà il finale e, peggio ancora, anche il modo in cui proseguirà la trama. Tra personaggi che scoprono l'acqua calda, altri che prendono decisioni ad mentula canis, deus ex machina come se piovessero, buchi logici e (oh, orrore degli orrori!) canzoncine, ci si accorge inoltre che il motto della serie (Friendship is magic) si basa su un assunto quasi plagiatorio: l'Armonia (Cristallo di Luna) ad Equestria (Regno della Luna) viene creata dall'unione per mezzo della Magia di 5 elementi (Nettuno, Marte, Giove, Venere, Luna) che sarebbero lealtà, onestà, generosità, risata (!!!) e gentilezza. L'assurdità di tutto ciò sta nell'incarnazione di queste qualità che gli americani offrono in pasto agli spettatori. L'onestà viene rappresentata da una zotica campagnola (si sa che la Natura da solo buoni frutti), la gentilezza da un pony che ha paura persino della sua ombra, la risata da un cavallo furioso che starebbe benissimo in una stanza dell'Arkham Asylum (e poi, ribadisco, che qualità è la RISATA???), la generosità da una modaiola vanesia e la lealtà da una sportiva invasata che si crede il Dio sceso in Terra, il tutto unito dalla versione cavallina di Sailor Moon, magica perché sì, unica perché sì, potente perché sì e più non dimandate. Avevate dubbi che Twilight Sparkle non potesse trionfare dopo un finale assai simile a Petali di Stelle per SailorSailorSailorMoon? Ma anche no! Circolare, circolare, non c'è niente da vedere, arridateme i vecchi, stupidissimi anime...

Jayson Thiessen è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto episodi delle serie Pucca e My Little Pony: L'amicizia è magica. E' anche assistente regista, produttore, animatore, doppiatore e sceneggiatore.
La combine "faccia inebetita" + "T-Shirt da fanGIRL" mi ha uccisa. Non riesco a smettere di ridere..
Se My Little Pony: Equestria Girls vi fosse piaciuto posso solo consigliarvi di guardare la serie My Little Pony: L'amicizia è magica, arrivata ormai alla quarta stagione. ENJOY!


martedì 11 febbraio 2014

Alien degli abissi (1989)

Forse questo è stato solo un avvertimento... ma l'umanità saprà farne tesoro?
Se continuo a farmi del male con film simili, credo di no...

Continuano le brutture cinematografiche di serie Z con le quali di tanto in tanto amo torturarmi. Stavolta è toccato ad Alien degli abissi, diretto nel 1989 dal nostrano Antonio Margheriti, per l’occasione ribattezzatosi Anthony M. Dawson.


Trama: due attivisti ecologisti sbarcano su un’isola per smascherare un’organizzazione che smaltisce scorie radioattive gettandole in un vulcano. Il problema è che lo stratagemma non è solo inquinante, ma riesce anche a richiamare sulla Terra un mostruoso alieno…


Durante la visione del film mi sono chiesta più volte il perché del titolo. L’Alien, che viene nominato sicuramente per richiamare la pellicola di Ridley Scott, compare ben dopo la metà del film e non è che proprio spunti dagli abissi… anzi, a dir la verità non si sa bene nemmeno come diamine arrivi sulla Terra, forse trasportato da un meteorite che poi si è tuffato in un bacino d’acqua (non si comprende se sia un lago, una baia artificiale, il mare… sta di fatto che “abissi” è un termine quanto mai improprio) e per tutto il resto della storia si sposta sottoterra tipo Tremors, peraltro uscito l’anno dopo negli USA quindi si potrebbe dire che è stato Ron Underwood a plagiare Margheriti, per una volta? Mah, non azzarderei tanto però l’effetto è indubbiamente strano.Ma sto divagando. Alien degli abissi finché non arriva il mostrone non è male per essere un film di serie Z. Gli attori ci credono (più le comparse che i protagonisti a dir la verità..) e, nonostante il largo uso di un turpiloquio ridicolo, mettono in piedi dei siparietti simpatici e quasi convincenti. Certo, l'atmosfera del film è più quella dell'avventura ecologista, con personaggi stereotipati che vanno dall'assurdamente malvagio (il militare che, nonostante gli avvertimenti del caposcienziato, continua imperterrito a buttare rumenta radioattiva nel vulcano e vorrebbe uccidere i "verdi") al buonismo da prendere a ceffoni con sovrapprezzo di donna "con le palle" che cerca di fare l'uomo nei modi peggiori, ma ci può anche stare. Il problema è che poi i realizzatori si sono ricordati il titolo.

Oh no.
L'Alien degli abissi è mostruoso, ma non in senso buono. Intanto, a primo acchito mi pareva una grossa seppia nera, benché i poveri malcapitati lo chiamassero "artiglio"; effettivamente, con le apparizioni successive la sua natura di mollusco viene meno e comincia ad assomigliare più ad una rozza e rigida chela attaccata a dei cavi trasportati da un carrello semovente (non a caso l'Alien non viene quasi mai mostrato per intero e, quando succede, le scene sono molto buie) mentre sul finale diventa una roba umanoide col casco in testa. Cosa fa questa bizzarra bestia dello spazio? Tenerezza. Nel senso che è quasi dolce vedere come la sua morsa non si chiuda mai bene sugli arti degli attori, che si dimenano urlanti per convincere lo spettatore che braccia, gambe e torsi stanno venendo effettivamente dilaniati. L'Alien è quindi fondamentalmente solo una bestiola mordace? No, ti infetta anche col virus alieno, che è efficace in base a quanto la tua presenza conti o meno nel film: se sei il protagonista ti basta una doccia per salvarti, altrimenti ciccia. E nel caso di infezione cosa succede? Boh, probabilmente l'alieno ti possiede e ti priva di controllo, ma non è detto perché la cosa non viene mai sviluppata a causa di personaggi eccessivamente ligi al dovere e/o cacasotto. Insomma, Alien degli abissi è vagamente sopportabile solo per quel che riguarda l'avventura nella fUresta condita da cattivi con intenti omicidi, ma per quello, se  volete rimanere sulla "serie B" (detto con aMMore, ovvio) nostrana, punterei più su Bud Spencer e Terence Hill.


Di Charles Napier, che interpreta il colonnello Covacks, ho già parlato qui.

Antonio Margheriti (che qui usa il nome d'arte di Anthony M. Dawson) è il regista della pellicola. Romano, ha diretto film come La vergine di Norimberga, Danza macabra, I lunghi capelli della morte, Apocalypse domani, Indio e Indio 2 - La rivolta. Anche sceneggiatore, responsabile degli effetti speciali, produttore e attore, è morto nel 2002 all'età di 72 anni.

lunedì 10 febbraio 2014

Get Babol! #94

Buon lunedì a tutti! Torna la discontinua rubrica dedicata alle uscite USA consigliate dal sito GetGlue (diventato ora TvTag, per la cronaca). Questa settimana sbarcano oltreoceano il tanto vituperato remake di RoboCop e un film molto in tema con San Valentino che uscirà da noi giovedì, ovvero Storia d'inverno con Russell Crowe e Colin Farrell, di cui parlerò tra un paio di giorni. Vi lascio quindi con un unico consiglio che, a onor del vero, mi sembra un po' maffo... ENJOY!

Endless Love
Di Shana Feste
Con Gabriella Wilde, Alex Pettyfer, Bruce Greenwood
Trama (da Imdb): La storia di una ragazza bene e un ragazzo carismatico il cui reciproco ed improvviso desiderio innesca una relazione resa ancora più avventata dai tentativi dei genitori di tenerli separati.

Il sito lo consiglia perché mi è piaciuto Cruel Intentions. Remake dello Zeffirelliano Amore senza fine (uscito nel 1981, vedeva come protagonista un'allora quattordicenne Brooke Shields, l'esordio di Tom Cruise e Ian Ziering e all'epoca era stato nominato a tanti di quei Razzie Awards che la metà bastava...), date le premesse contenute nella parentesi è uno di quei film che non andrei a vedere nemmeno sotto tortura, altro che Cruel Intentions. Se pensate poi che, a dare il volto ai due "perversi" giovani amanti ci sono la bestia molla Alex Pettyfer e la Carrieana Gabriella Wilde direi proprio che la camurrìa è completa. Ovviamente, una robetta simile è già pronta per essere distribuita in Italia il 5 giugno col titolo Un amore senza fine. BiiH!!!

domenica 9 febbraio 2014

Smetto quando voglio (2014)

Come già sapete, A proposito di Davis questa settimana non si è visto nella mia zona. Così, complice un trailer particolarmente simpatico, qualche giorno addietro sono andata a vedere Smetto quando voglio, del regista Sydney Sibilia. Surprise!


Trama: Pietro ha superato i 30 anni, vive in un appartamentino con la fidanzata e, nonostante la laurea presa a pieni voti, si barcamena per sopravvivere come i suoi migliori amici. Quando però la sua ricerca non ottiene il finanziamento e si ritrova a spasso dopo anni di sacrifici, Pietro decide di mettere a frutto i suoi studi per mettere sul mercato una potentissima e legale droga sintetica...


Lo ammetto. Non ero scettica appena mi sono seduta in poltrona... di più! Ero quasi tentata di uscire, presa da un unico pensiero: "Oddio, sarà una schifezza. Oddio, sono le 22.10, mi addormenterò. Oddio, ma come ho potuto venire a vedere un film ITALIANO diretto da un emerito sconosciuto che ha lo stesso nome dei protagonisti dei finti trailer di Maccio Capatonda?". Poi sono arrivati, nell'ordine, una voce fuoricampo stranamente intellegibile, un colpo di arma da fuoco e la divertentissima Why Don't You Get a Job degli Offspring e sono riuscita a rilassarmi e godermi questo carinissimo Smetto quando voglio, un modo particolare e simpatico di affrontare la triste realtà di noi sfigatissimi laureati thirtysomething. Le situazioni in cui si trovano i protagonisti, volutamente paradossali e portate agli estremi ma nemmeno poi tanto, sono quelle che pendono come una spada di damocle sulla testa dei troppi che, per parafrasare Sermonti, hanno "fatto un errore di gioventù" e si sono imbarcati nell'impresa di ottenere lauree prestiGGiose in ambito accademico ma assolutamente inutili in campo pratico, vedendo così infranti sogni di gloria e persino esistenze mediamente dignitose: glottologi, economisti, antropologi, archeologi, biologi, chimici, si ritrovano in mezzo a una strada e privi dell'esperienza lavorativa (o di vita) richiesta in quest'italietta dove contano solo le amicizie in alto, le leccate di culo, la bellezza e l'ignoranza. Ignoranza a palate. Non a caso, l'unica via di fuga per i poveri, sfigatissimi protagonisti è alimentare quest'ignoranza colossale immettendo sul mercato una nuova, potente, costosissima e legale droga, mandando al diavolo tutto quello che li rendeva umanamente "unici" e "superiori" e trasformandosi gradualmente nella peggio feccia cafona della società, con inevitabili conseguenze.


La sceneggiatura di Smetto quando voglio mescola quindi le maschere tipiche della commedia all'italiana con suggestioni consapevolmente derivate dai cliché d'oltreoceano ("Cosa siamo, in una serie americana?"), dialoghi realistici, gag ininterrotte e battute al fulmicotone in un mix frizzante e piacevole. La storia, per quanto a tratti sia abbastanza prevedibile, è popolata da personaggi troppo simpatici e sfigati perché lo spettatore non si identifichi immediatamente con almeno uno di loro, conseguentemente si ha il desiderio di sapere come andrà a finire e l'attenzione non viene mai meno; la sceneggiatura perde purtroppo un po' di freschezza verso le ultime battute, più che altro perché sembra prendere una svolta oscura e grottesca che poi non viene imboccata, preferendo rimanere nei binari più sicuri di una risoluzione dolceamara. Personalmente avrei preferito qualcosa di più simile a Cose molto cattive, invece anche Smetto quando voglio, come già succedeva con Nero bifamiliare, carbura a mille fino a un certo punto per poi sgonfiarsi e lasciare lo spettatore un po' più "sanguinario" (come la sottoscritta) a bocca asciutta e leggermente DIluso; probabilmente, se il film avesse osato maggiormente a quest'ora starei gridando al miracolo, anche perché la messa in scena mi ha stupita parecchio.


Aspettandomi il solito prodotto italiota medio con una regia televisiva o quasi sono rimasta folgorata dalla dimestichezza di Sydney Sibilia con la macchina da presa e, soprattutto, dall'uso di una fotografia sfocata e zeppa di colori fluo o carichissimi, come se l'intero film mostrasse il punto di vista di una delle vittime della droga spacciata dai protagonisti. Un altro punto a favore, poi, sono gli attori! Pur utilizzando a piene mani un accento romanaccio, si sente e si vede che questa gente sa recitare (incredibilmente ho capito OGNI. SINGOLA. PAROLA. altro che la Solfrizziana confusione tra euro ed ora!!) e si capisce anche che i cambiamenti a cui vanno incontro i personaggi nel corso del film non sono dovuti solo all'abilità di costumisti e parrucchieri ma soprattutto, e giustamente, alla bravura degli interpreti! Paradossalmente quello che mi è piaciuto di meno è il protagonista Edoardo Leo, forse più per colpa della logorroica ameba da lui interpretata, mentre i caratteristi un po' più in ombra come Paolo Calabresi, Valerio Aprea, Lorenzo Lavia e il gigantesco, meraviglioso Stefano Fresi strappano la risata e l'applauso ad ogni loro apparizione. Grandissimo il cameo di Neri Marcorè, assolutamente convincente nella prima parte della sua apparizione nei panni di supercattivo (un po' meno nella seconda, dove traspare maggiormente la natura "amichevole" dell'attore sotto il personaggio), mentre purtroppo il film risulta un po' carente nel reparto femminile, sia per la caratterizzazione dei personaggi (la fidanzata del protagonista è odiosa ed incoerente fino all'ultimo) sia per quel che riguarda la scelta delle attrici. Insomma, come avete potuto intuire Smetto quando voglio non è un capolavoro e non è esente da difetti, tuttavia per essere un'opera prima è piacevolissimo, divertente e particolare. Spero che Sydney Sibilia faccia strada e che ci riprovi presto con una storia più coraggiosa e particolare, in grado di svecchiare lo stantìo panorama cinematografico italiano che, per inciso, avrebbe più bisogno di commedie come questa invece che dei soliti film fatti con lo stampino o cuciti sui comici televisivi del momento...

Sydney Sibilia è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Salernitano, ha all’attivo tre corti e Smetto quando voglio è il suo primo lungometraggio. Anche produttore e attore, ha 32 anni.


Edoardo Leo interpreta Pietro, il protagonista. Romano, ha partecipato a film come To Rome With Love, Tutta colpa di Freud e a serie come I ragazzi del muretto, Il maresciallo Rocca, Don Matteo, Un medico in famiglia, I Cesaroni Romanzo Criminale - La serie. Anche sceneggiatore e regista, ha 42 anni e due film in uscita.


Paolo Calabresi interpreta Arturo, l’archeologo. Romano, anche inviato de Le iene, ha partecipato a film come Il talento di Mr. Ripley, Nessuno mi può giudicare, Boris – Il film, Diaz – Don’t Clean Up This Blood, Tutta colpa di Freud e a serie come Boris. Ha 50 anni.


Libero De Rienzo interpreta Bartolomeo, l’economista. Nato a Napoli, ha partecipato a film come Asini, Santa Maradona, La kryptonite nella borsa e Miele. Anche regista e sceneggiatore, ha 35 anni.


Pietro Sermonti interpreta Andrea, l'antropologo. Romano, lo ricordo per film come Boris - Il film; inoltre, ha partecipato a serie come Carabinieri, Elisa di Rivombrosa, Un medico in famiglia Boris. Ha 43 anni.


Neri Marcorè interpreta er Murena. Marchigiano, lo ricordo per film come Ravanello pallido, La seconda notte di nozze, Lezioni di cioccolato e The Tourist, inoltre ha partecipato a serie come Un medico in famiglia e Tutti pazzi per amore. Ha 47 anni e un film in uscita.


Valeria Solarino interpreta Giulia. Venezuelana, ha partecipato a film come La febbre, Manuale d'amore 2, Vallanzasca - Gli angeli del male e Manuale d'am3re. Ha 34 anni.


Tra gli altri attori segnalo anche la presenza di Valerio Aprea (Mattia, già visto in Boris), Stefano Fresi (Alberto, gia visto in Romanzo Criminale) e Lorenzo Lavia (figlio di Gabriele Lavia, interpreta Giorgio). Detto questo, andatelo a vedere e... ENJOY!

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