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mercoledì 13 dicembre 2023

Diabolik - Chi sei? (2023)

Vuoi per dovere di completezza, vuoi per voglia di ridere, domenica sono andata a vedere Diabolik - Chi sei?, ispirato all'albo omonimo di Diabolik e diretto e co-sceneggiato dai Manetti Bros.


Trama: Diabolik e l'ispettore Ginko si ritrovano prigionieri di una banda di sanguinosi ladri quando entrambi, ognuno per i propri motivi, decidono di fare irruzione nel loro covo...


Credevo non potesse esserci nulla di peggio di Diabolik - Ginko all'attacco e, probabilmente, lo hanno capito anche i Manetti Bros. visto che Diabolik - Chi sei? è una spanna sopra il suo predecessore. Il che non vuol dire che il terzo ed ultimo capitolo della saga sia un capolavoro, ci mancherebbe, ma almeno non è la sagra del trash ed è dotato di una trama (per quanto semplice) sufficientemente interessante per coinvolgere lo spettatore e portarlo a sorvolare sui molti difetti dell'opera. In Diabolik - Chi sei? le scaramucce amorose tra il personaggio titolare ed Eva Kant vengono ridotte in favore di una minaccia pressante, ovvero una banda di rapinatori che sono riusciti a portarsi via una collezione di monete bramata da Diabolik; da una parte, quindi, abbiamo un protagonista impegnato a recuperare il maltolto, dall'altra c'è invece un Ginko determinato a sgominare la banda, rea di violenti e sanguinosi omicidi annessi ai furti. La presenza di un cast più nutrito serve ai Manetti per omaggiare i poliziotteschi con sequenze violente di sparatorie e inseguimenti d'auto, ma non solo, perché l'unico momento genuinamente emozionante della trilogia si verifica proprio grazie allo snodo narrativo incarnato dalla banda, e offre il fianco ad una seconda, gradevolissima svolta che parla ai cuori teneri degli spettatori come me, che in fondo in fondo a Ginko vogliono bene. Apprezzabile anche, dopo una terrificante sequenza iniziale a base di dialoghi da casalinghe disperate, la scelta di affidare un ruolo forte (ma già accadeva nel primo film) a Eva Kant ed Altea, distanti dall'essere due semplici love interest monodimensionali e pronte ad agire per il bene di due uomini che, in misura diversa, credono di essere il centro dell'universo, totalmente compresi nel loro ruolo di buono e cattivo. A tal proposito, di tutto il legnosissimo confronto tra Diabolik e Ginko (che, di regola, avrebbe dovuto essere il fulcro del film ma è emozionante quanto un documentario sul tufo, e lo stesso vale per la risposta al "chi sei?" del titolo, apprezzabile per altri motivi, non certo per le origini da Gary Stu criminale di Diabolik) è interessante giusto il momento in cui il protagonista sottolinea la loro natura ininfluente in termini di scontro tra bene e male, consapevole che la morte di uno dei due non sposterebbe di un millimetro l'ago della bilancia, né porrebbe fine a una lotta eterna.


A livello di regia, scenografie e costumi, chiamatemi scema ma per me è stato uno spettacolo. Mi è sembrato che i Manetti tornassero ad osare un po' di più, o ad omaggiare meglio se volete, e tra splatter pecoreccio, split screen arroganti, inquadrature strappate come pagine di un fumetto, sceneggiati Rai anni '50 che sfumano in sequenze alla Sin City con tanto di sangue color rubino, ed echi dell'Argento prima maniera mi sono divertita come una bambina. Ciliegina sulla torta è stata la "solita" colonna sonora tra il camp e il genuino fomento, col pezzo (cantato da Alan Sorrenti) Ti chiami Diabolik, messo a mo' di sigla di telefilm/cartone animato, in cima alla lista delle cose più belle viste/sentite al cinema quest'anno. Purtroppo, la vera, terribile nota dolente del film e, per estensione, dell'intera saga, è la recitazione del cast. Da due anni Mirco invocava un crossover con Boris e stavolta i Manetti lo hanno esaudito, in primis omaggiando le due cagne maledette Miriam Leone e Monica Bellucci con la partecipazione di Carolina Crescentini, la Corinna Negri originale (la quale, a scanso di equivoci, se la cava bene nonostante sia penalizzata da un personaggio orribile), e poi offrendo a Paolo Calabresi il ruolo di cattivo bondiano, con risultati egregi. Qui finiscono i pregi e cominciano gli abissi di depravazione, che sono riusciti a trascinare sul fondo persino Mastandrea, la cui mancanza di voglia è talmente palese che avrebbero potuto mettere un cartonato al suo posto. Io lo capisco, povero cristiano. La Bellucci è imbarazzante, piallata da luci che la rendono ancora meno espressiva del solito, forzata in quell'accento orrendo che tocca l'apice in un monologo televisivo di raro disagio (la contessa Wiendelmar però mi ha stesa, giuro. Capovaro!!), e ogni volta che apre bocca provoca mal di pancia, quindi la svogliatezza di Mastandrea, pur ricompensato da piogge di limoni, è comprensibile. Non meno imbarazzanti sono i duetti tra la Leone e orsotto Gianniotti, che sembrano sempre fare a gara a chi ha la voce più da centralinista dell'144, a prescindere che debbano o meno copulare, ma probabilmente l'oscar dello scult lo darei a Massimiliano Rossi, il quale di tanto in tanto viene posseduto dallo spirito della bonanima di Guido Nicheli e decide di mettere in bocca al suo personaggio un improbabile accento meneghino. Sul giovane Diabolik non mi sento di dire nulla, mi trattengo per pietà e perché il suo interprete può e deve migliorare, via, e punto in più per quella carampana piaciona della Bouchet. Se mi costringete, però, a tirare le somme della trilogia, dico con tristezza che il fiasco è stato pressoché totale, tante buone idee e stile naufragate in un delirio di scelte sbagliate, casting pessimi e poracciate della peggior specie. E pensare che a me piacerebbe tanto vedere un Alan Ford su grande schermo, ma stando così le cose incrocio le dita perché non succeda mai!


Dei registi e co-sceneggiatori Antonio e Marco Manetti ho già parlato QUIMiriam Leone (Eva Kant), Valerio Mastandrea (Ginko), Monica Bellucci (Altea di Vallemberg), Paolo Calabresi (King), Barbara Bouchet (Contessa Wiendemar) e Hal Yamanouchi (Cen-Fu) li trovate invece ai rispettivi link.

Giacomo Gianniotti interpreta Diabolik. Nato a Roma, ha partecipato a film come Diabolik - Ginko all'attacco! e a serie quali Grey's Anatomy. Come doppiatore, ha lavorato per il film Luca. Anche produttore e regista, ha 34 anni.


Pier Giorgio Bellocchio
interpreta il sergente Palmer. Nato a Roma, ha partecipato a film come 6 giorni sulla terra, Il traditore, Diabolik, Diabolik - Ginko all'attacco! e a serie quali Camera Café e Il commissario Rex. Anche produttore e regista, ha 49 anni e un film in uscita. 


Carolina Crescentini
interpreta Gabriella Bauer. Nata a Roma, indimenticabile Corinna Negri della serie Boris e di Boris - Il film, ha partecipato a pellicole come Notte prima degli esami - Oggi e altre serie quali Provaci ancora prof!. Ha 43 anni. 


Segnalo il cameo di Max Gazzé nei panni di Giulio Mondan. Ciò detto, se Diabolik - Chi sei? vi fosse piaciuto, recuperate Diabolik e Diabolik - Ginko all'attacco! e... auguri!

mercoledì 4 luglio 2018

Boris - Il film (2011)

Dopo mesi di attesa sono riuscita finalmente a guardare Boris - Il film, diretto e sceneggiato nel 2011 dai registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.


Trama: dopo essersene andato dal set della fiction Il giovane Ratzinger, al regista René Ferretti viene proposto di dirigere lo "scomodo" film La casta. Il povero René inizialmente spera di poter lavorare con dei professionisti ma alla fine si ritrova ad aver a che fare con la solita, sgangherata troupe che già aveva regalato al mondo Gli occhi del cuore...



Oggi ho voglia di venire lapidata sulla pubblica piazza, via. Faccio ammenda e confesso che di Boris avrò visto sì e no qualche puntata sparsa in TV, il resto della mia scarsa conoscenza in materia deriva dai meme di Facebook (soprattutto dalla pagina Ferretti cammina con me, geniale a livelli inauditi) e da qualche video visto sempre sul demoniaco social. Mi sono chiesta se avesse senso guardare Boris - Il film con così tanta ignoranza pregressa ma obiettivamente il tempo di recuperare tre stagioni di una serie senza lasciar passare più o meno lo stesso numero di anni non ce l'ho ed avevo una voglia impellente di vedere René e soci in azione, così ho mandato al diavolo la prudenza e guardato lo stesso il film assieme al Bolluomo che si è fatto probabilmente due marroni tanti. A scanso di equivoci, consiglio quindi ai lettori che non avessero mai guardato Boris - La serie di non fare il mio stesso errore perché così il film, a mio avviso, perde un buon 70% di valore, tra riferimenti perduti, chicche che solo i cultori della serie possono apprezzare e personaggi amatissimi che vengono mostrati sotto una luce un po' diversa. Già solo l'idea che la troupe de Gli occhi del cuore possa mettersi a lavorare a un film serissimo come "La casta" dovrebbe causare l'ilarità pregressa del pubblico abituato, mentre io al massimo ho potuto sorridere non conoscendo nello specifico tutti i vezzi e i vizi dei personaggi coinvolti. Quello che rimane (e non è poco, ma val solo metà film) allo spettatore ignorante come la sottoscritta è una feroce critica di tutto ciò che sottende al mondo del Cinema e di quello che sta dietro alle quinte, partendo dalla produzione per arrivare al pubblico bue italico che alla fine apprezza sempre e solo le solite due o tre storie trite e ritrite e i tormentoni (il "comico" Martellone è la triste esemplificazione dei fenomeni da baraccone di Colorado e dell'ultimo Zelig oltre che dell'umorismo becerissimo dei cinepanettoni), senza andare più in là del suo naso. Ovviamente, ce n'è anche per i cosiddetti intellettuali o artisti, ci mancherebbe: nel corso di Boris - Il film vengono presi di mira non solo attorucoli e produttori compiacenti, ma anche e soprattutto professionisti che sono troppo "aulici" per seguire i tempi di produzione o abbassarsi a lavorare con dei dilettanti, registi che si sono fatti la fama di essere dei geni e che quindi si permettono di abbandonare progetti senza troppi problemi, attrici che fuori dal set sono dei casi umani da primato.


Ammetto che questo aspetto di Boris - Il film è ciò che ho apprezzato di più della pellicola, assieme ad alcune ironiche scelte di regia e montaggio atte a prendere ulteriormente in giro l'ambiente, e mi sono parecchio divertita (oddio, anche un po' angosciata) a vedere il sogno di René andare progressivamente in frantumi, partire come un'opera seria e raffinata per arrivare al vuoto pneumatico più totale non tanto per l'incompetenza dei coinvolti quanto proprio per problemi economici e produttivi, tra contratti non firmati e ingerenze di "gente che conta" al punto da ritrovarsi sul set la Cagna Maledetta per eccellenza. Poi, ovvio, anche chi come me non conosce a menadito Boris - La serie può apprezzare l'assurdità di moltissimi personaggi coinvolti; soprattutto, chi ha amato la trilogia di Smetto quando voglio potrà ritrovare almeno tre dei suoi beniamini, impegnati in caratteri surreali come lo sceneggiatore paraculo, il grezzissimo e romanaccio Augusto Biascica e l'attore Stanis La Rochelle, con le sue velleità artistiche e la passione per la caricatura di Gianfranco Fini. Ma è solo la punta dell'iceberg di un bestiario che fa capo ovviamente al povero, vessato e incazzoso René Ferretti, regista frustrato nelle sue ambizioni innanzitutto da una buona dose di sfiga cosmica e dalla terribile combo Sergio/Lopez, rispettivamente direttore di produzione e direttore di rete incompetenti e cialtroni ma purtroppo molto, molto esigenti e dotati di "potere". Guardando Boris - Il film non ho riso quanto mi sarei aspettata per i motivi di cui sopra, è vero, ma sono comunque arrivata ad affezionarmi a tutti i coinvolti, attori e registi in primis, e se c'è una cosa positiva del post-visione è stata sicuramente la ferma decisione di recuperare interamente la serie, a prescindere da quanto tempo ci vorrà. Anche perché al diavolo La casta e gli inciuci dei potenti: a me interessa sapere cosa succede ne Gli occhi del cuore!!


Di Valerio Aprea (Sceneggiatore 1), Paolo Calabresi (Augusto Biascica) e Pietro Sermonti (Stanis La Rochelle) ho parlato ai rispettivi link.

Giacomo Ciarrapico è il regista e co-sceneggiatore del film. Nato a Roma, ha diretto film come Ogni maledetto Natale ed episodi della serie Boris. Anche attore, ha 47 anni.
Mattia Torre è il regista e co-sceneggiatore del film. Nato a Roma, ha diretto film come Ogni maledetto Natale ed episodi della serie Boris. Anche attore, ha 46 anni.
Luca Vendruscolo è il regista e co-sceneggiatore del film. Nato a Udine, ha diretto film come Piovono mucche, Ogni maledetto Natale ed episodi della serie Boris. Anche attore, ha 52 anni.


Antonino "Ninni" Bruschetta interpreta Duccio Patané. Nato a Messina, ha partecipato a film come I cento passi, To Rome with Love, La mafia uccide solo d'estate e a serie quali Boris, Don Matteo, Distretto di polizia e Camera Café. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 56 anni e un film in uscita.


Antonio Catania interpreta Diego Lopez. Nato ad Acireale, ha partecipato a film come Mediterraneo, Puerto Escondido, Nirvana, Asini, Pane e tulipani, Chiedimi se sono felice, La leggenda di Al, John e Jack e a serie quali Boris. Ha 66 anni e quattro film in uscita.


Caterina Guzzanti interpreta Arianna Dell'Arti. Nata a Roma, ha partecipato a film come Fascisti su Marte, Nessuno mi può giudicare, Ogni maledetto Natale e a serie quali Boris. Ha 42 anni e un film in uscita.


Francesco Pannofino interpreta René Ferretti. Nato a Pieve di Teco, ha partecipato a film come Così è la vita, Ogni maledetto Natale e a serie quali Carabinieri, Distretto di polizia, Provaci ancora Prof!, Boris, Camera Café, Nero Wolfe e I Cesaroni. Apprezzato soprattutto come doppiatore, ha 60 anni.


Claudio Gioè interpreta Francesco Campo. Nato a Palermo, ha partecipato a film come I cento passi, La meglio gioventù, La mafia uccide solo d'estate e a serie quali Il tredicesimo apostolo - Il prescelto, Il tredicesimo apostolo - La rivelazione, La mafia uccide solo d'estate e La mafia uccide solo d'estate 2. Ha 43 anni.


Tra le mille guest star che sicuramente non ho riconosciuto spicca il compositore Nicola Piovani nei panni di sé stesso. Detto questo, ovviamente, se il film vi fosse piaciuto recuperate le tre serie di Boris cosa che, spero, farò anch'io. ENJOY!


martedì 7 febbraio 2017

Smetto quando voglio: Masterclass (2017)

Lo aspettavo più di La La Land e, alla faccia della febbre da Oscar che ha portato gli spettatori a guardare La battaglia di Hacksaw Ridge, sabato sono corsa a vedere Smetto quando voglio: Masterclass, diretto e co-sceneggiato da Sidney Sibilia.


Trama: accusati di svariati crimini, i membri della cosiddetta "banda dei ricercatori" si riuniscono per aiutare la polizia a stroncare sul nascere il traffico di smart drugs, con esisti imprevedibili...


Smetto quando voglio è stato uno di quei film che nel 2014 mi aveva folgorata e, come ben sapete, è MOLTO raro che un film italiano mi faccia questo effetto. La magica combinazione tra sceneggiatura esilarante, regia accattivante ed interpreti effettivamente molto bravi era riuscita nella non facile impresa di entusiasmarmi parecchio e quando è uscita la notizia di un sequel (assieme al quale è stato girato in contemporanea, alla Matrix, il terzo capitolo della saga, che chissà quando uscirà però!), confermata poi dai trailer, il mio fanciullino interiore è esploso di felicità. Ma, per restare in tema Matrix, questo Masterclass è maffo come Matrix Reloaded ed è riuscito a spalancare le porte del diludendo? Assolutamente no! Il secondo capitolo della saga dedicata alla banda dei ricercatori ha le stesse caratteristiche positive del primo film ma è in qualche modo più "rilassato": conoscendo il "gioco" da cui è partito tutto, gli sceneggiatori hanno investito Pietro e soci di una specie di aura supereroistica, votandoli alla causa del bene e trasformandoli in una task force speciale impegnata a riconoscere e debellare quelle stesse smart drugs che li avevano arricchiti nel primo film. L'intento di critica sociale è quindi venuto un po' meno e il piglio del film è diventato più avventuroso, tanto che gli stessi personaggi ammettono ad un certo punto di preferire la vita sregolata della banda a quella precedente, in quanto finalmente le loro capacità vengono messe al servizio di un bene più grande, ma quello che non è diminuito è il divertimento dello spettatore. Senza fare troppi spoiler, allo zoccolo duro della banda vengono aggiunti un paio di altri membri i quali, a mio avviso, sono un po' il punto debole del film (non che non siano simpatici ma tolgono spazio a beniamini quali per esempio Mattia, Arturo e Bartolomeo) e il tutto viene reso ancora più interessante perché Masterclass è costruito come un lunghissimo flashback che racconta parte di ciò che è accaduto a Pietro e soci tra l'arresto e la nascita del figlio suo e di Giulia, pargoletto che vediamo alla fine del primo film.


Aggiungere altro sulla trama sarebbe un delitto, anche perché sul finale Masterclass prende una direzione ancora diversa, quindi spenderò giusto un paio di parole sulla realizzazione. Per quel che riguarda la regia, Sydney Sibilia riprende lo stile "acido" e moderno del primo film, abbondando in  panoramiche rapide, primissimi piani, prospettive "strane" e omaggi ad altre pellicole sullo stesso filone: personalmente, ho apprezzato tantissimo la citazione di A Scanner Darkly di Richard Linklater, con l'introduzione della tecnica del rotoscoping  in un momento assolutamente calzante. Il montaggio serrato, la fotografia carica e la colonna sonora (un mix di musiche d'atmosfera e successi punkettoni) fanno il resto e rendono Masterclass un prodotto tecnicamente superiore rispetto alla media delle commedie italiane che ci vengono propinate mensilmente, in più questa volta c'è stato un aumento dei budget per quello che riguarda scenografie ed effetti speciali e si vede (la sequenza finale sul treno e l'inseguimento all'interno del parco archeologico sono realizzati benissimo). Gli attori, dal canto loro, sembrano ormai perfettamente a loro agio con i personaggi interpretati e vederli azzuffarsi sullo schermo è come avere davanti dei vecchi amici, magari un po' più colti, con i quali cazzeggiare la sera; se Edoardo Leo, Fresi e i già citati Valerio Aprea, Libero De Rienzo e Lorenzo Lavia, ai quali vanno aggiunti gli immancabili e fantastici Pietro Sermonti e Paolo Calabresi, danno come sempre il bianco, le nuove aggiunte non sono male (soprattutto l'avvocato esperto in diritto canonico!) e l'unico neo del cast restano come sempre le pochissime quote rosa, poco incisive se paragonate ai colleghi uomini. Insomma, la banda dei ricercatori è tornata alla grande e l'unico vero difetto del film è l'attesa di Smetto quando voglio - Ad Honorem che, sinceramente, avrei voluto guardare appena finito Masterclass. Non farmi aspettare troppo, Sydney!!


Del regista e co-sceneggiatore Sydney Sibilia ho già parlato QUI. Edoardo Leo (Pietro Zinni), Paolo Calabresi (Arturo), Libero De Rienzo (Bartolomeo), Pietro Sermonti (Andrea) e Valeria Solarino (Giulia) li trovate invece ai rispettivi link.

Stefano Fresi interpreta Alberto Petrelli. Nato a Roma, ha partecipato a film come Almost BlueRomanzo criminale, La prima volta (di mia figlia) Al posto tuo. Anche compositore, ha 42 anni e un film in uscita, l'imminente Smetto quando voglio: Ad Honorem.


Valerio Aprea interpreta Mattia Argeri. Nato a Roma, ha partecipato a film come Nessuno mi può giudicare, Boris - Il film, Smetto quando voglio e a serie come La squadra, Incantesimo 4, Il maresciallo Rocca e Boris. Ha 49 anni e un film in uscita, Smetto quando voglio: Ad honorem.


Lorenzo Lavia interpreta Giorgio. Nato a Roma, figlio di Gabriele Lavia, ha partecipato a film come La lupa, Smetto quando voglio e a serie come Don Matteo. Ha 45 anni e un film in uscita, Smetto quando voglio: Ad honorem.


Luigi Lo Cascio interpreta Walter Mercurio. Nato a Palermo, lo ricordo per film come I cento passi, La meglio gioventù e Buongiorno notte. Anche regista e sceneggiatore, ha 50 anni e due film in uscita, tra i quali Smetto quando voglio: Ad honorem.


Greta Scarano interpreta Paola Coletti. Nata a Roma, ha partecipato a film come Suburra e a serie quali Don Matteo, Romanzo criminale - La serie e Squadra antimafia. Ha 29 anni.


Rosario Lisma, che interpreta l'avvocato Arturo, era stato il padre del protagonista nel film La mafia uccide solo d'estate. Del film esiste anche un fumetto uscito la settimana scorsa in allegato alla Gazzetta dello sport, scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Giacomo Bevilacqua; l'ho preso e sinceramente non è nulla di che ma come gadget è una cosa simpatica, anche perché si trova con quattro diverse cover variant. Meglio recuperare Smetto quando voglio se vi fosse piaciuto Masterclass e attendere con gioia Ad Honorem! ENJOY!

domenica 9 febbraio 2014

Smetto quando voglio (2014)

Come già sapete, A proposito di Davis questa settimana non si è visto nella mia zona. Così, complice un trailer particolarmente simpatico, qualche giorno addietro sono andata a vedere Smetto quando voglio, del regista Sydney Sibilia. Surprise!


Trama: Pietro ha superato i 30 anni, vive in un appartamentino con la fidanzata e, nonostante la laurea presa a pieni voti, si barcamena per sopravvivere come i suoi migliori amici. Quando però la sua ricerca non ottiene il finanziamento e si ritrova a spasso dopo anni di sacrifici, Pietro decide di mettere a frutto i suoi studi per mettere sul mercato una potentissima e legale droga sintetica...


Lo ammetto. Non ero scettica appena mi sono seduta in poltrona... di più! Ero quasi tentata di uscire, presa da un unico pensiero: "Oddio, sarà una schifezza. Oddio, sono le 22.10, mi addormenterò. Oddio, ma come ho potuto venire a vedere un film ITALIANO diretto da un emerito sconosciuto che ha lo stesso nome dei protagonisti dei finti trailer di Maccio Capatonda?". Poi sono arrivati, nell'ordine, una voce fuoricampo stranamente intellegibile, un colpo di arma da fuoco e la divertentissima Why Don't You Get a Job degli Offspring e sono riuscita a rilassarmi e godermi questo carinissimo Smetto quando voglio, un modo particolare e simpatico di affrontare la triste realtà di noi sfigatissimi laureati thirtysomething. Le situazioni in cui si trovano i protagonisti, volutamente paradossali e portate agli estremi ma nemmeno poi tanto, sono quelle che pendono come una spada di damocle sulla testa dei troppi che, per parafrasare Sermonti, hanno "fatto un errore di gioventù" e si sono imbarcati nell'impresa di ottenere lauree prestiGGiose in ambito accademico ma assolutamente inutili in campo pratico, vedendo così infranti sogni di gloria e persino esistenze mediamente dignitose: glottologi, economisti, antropologi, archeologi, biologi, chimici, si ritrovano in mezzo a una strada e privi dell'esperienza lavorativa (o di vita) richiesta in quest'italietta dove contano solo le amicizie in alto, le leccate di culo, la bellezza e l'ignoranza. Ignoranza a palate. Non a caso, l'unica via di fuga per i poveri, sfigatissimi protagonisti è alimentare quest'ignoranza colossale immettendo sul mercato una nuova, potente, costosissima e legale droga, mandando al diavolo tutto quello che li rendeva umanamente "unici" e "superiori" e trasformandosi gradualmente nella peggio feccia cafona della società, con inevitabili conseguenze.


La sceneggiatura di Smetto quando voglio mescola quindi le maschere tipiche della commedia all'italiana con suggestioni consapevolmente derivate dai cliché d'oltreoceano ("Cosa siamo, in una serie americana?"), dialoghi realistici, gag ininterrotte e battute al fulmicotone in un mix frizzante e piacevole. La storia, per quanto a tratti sia abbastanza prevedibile, è popolata da personaggi troppo simpatici e sfigati perché lo spettatore non si identifichi immediatamente con almeno uno di loro, conseguentemente si ha il desiderio di sapere come andrà a finire e l'attenzione non viene mai meno; la sceneggiatura perde purtroppo un po' di freschezza verso le ultime battute, più che altro perché sembra prendere una svolta oscura e grottesca che poi non viene imboccata, preferendo rimanere nei binari più sicuri di una risoluzione dolceamara. Personalmente avrei preferito qualcosa di più simile a Cose molto cattive, invece anche Smetto quando voglio, come già succedeva con Nero bifamiliare, carbura a mille fino a un certo punto per poi sgonfiarsi e lasciare lo spettatore un po' più "sanguinario" (come la sottoscritta) a bocca asciutta e leggermente DIluso; probabilmente, se il film avesse osato maggiormente a quest'ora starei gridando al miracolo, anche perché la messa in scena mi ha stupita parecchio.


Aspettandomi il solito prodotto italiota medio con una regia televisiva o quasi sono rimasta folgorata dalla dimestichezza di Sydney Sibilia con la macchina da presa e, soprattutto, dall'uso di una fotografia sfocata e zeppa di colori fluo o carichissimi, come se l'intero film mostrasse il punto di vista di una delle vittime della droga spacciata dai protagonisti. Un altro punto a favore, poi, sono gli attori! Pur utilizzando a piene mani un accento romanaccio, si sente e si vede che questa gente sa recitare (incredibilmente ho capito OGNI. SINGOLA. PAROLA. altro che la Solfrizziana confusione tra euro ed ora!!) e si capisce anche che i cambiamenti a cui vanno incontro i personaggi nel corso del film non sono dovuti solo all'abilità di costumisti e parrucchieri ma soprattutto, e giustamente, alla bravura degli interpreti! Paradossalmente quello che mi è piaciuto di meno è il protagonista Edoardo Leo, forse più per colpa della logorroica ameba da lui interpretata, mentre i caratteristi un po' più in ombra come Paolo Calabresi, Valerio Aprea, Lorenzo Lavia e il gigantesco, meraviglioso Stefano Fresi strappano la risata e l'applauso ad ogni loro apparizione. Grandissimo il cameo di Neri Marcorè, assolutamente convincente nella prima parte della sua apparizione nei panni di supercattivo (un po' meno nella seconda, dove traspare maggiormente la natura "amichevole" dell'attore sotto il personaggio), mentre purtroppo il film risulta un po' carente nel reparto femminile, sia per la caratterizzazione dei personaggi (la fidanzata del protagonista è odiosa ed incoerente fino all'ultimo) sia per quel che riguarda la scelta delle attrici. Insomma, come avete potuto intuire Smetto quando voglio non è un capolavoro e non è esente da difetti, tuttavia per essere un'opera prima è piacevolissimo, divertente e particolare. Spero che Sydney Sibilia faccia strada e che ci riprovi presto con una storia più coraggiosa e particolare, in grado di svecchiare lo stantìo panorama cinematografico italiano che, per inciso, avrebbe più bisogno di commedie come questa invece che dei soliti film fatti con lo stampino o cuciti sui comici televisivi del momento...

Sydney Sibilia è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Salernitano, ha all’attivo tre corti e Smetto quando voglio è il suo primo lungometraggio. Anche produttore e attore, ha 32 anni.


Edoardo Leo interpreta Pietro, il protagonista. Romano, ha partecipato a film come To Rome With Love, Tutta colpa di Freud e a serie come I ragazzi del muretto, Il maresciallo Rocca, Don Matteo, Un medico in famiglia, I Cesaroni Romanzo Criminale - La serie. Anche sceneggiatore e regista, ha 42 anni e due film in uscita.


Paolo Calabresi interpreta Arturo, l’archeologo. Romano, anche inviato de Le iene, ha partecipato a film come Il talento di Mr. Ripley, Nessuno mi può giudicare, Boris – Il film, Diaz – Don’t Clean Up This Blood, Tutta colpa di Freud e a serie come Boris. Ha 50 anni.


Libero De Rienzo interpreta Bartolomeo, l’economista. Nato a Napoli, ha partecipato a film come Asini, Santa Maradona, La kryptonite nella borsa e Miele. Anche regista e sceneggiatore, ha 35 anni.


Pietro Sermonti interpreta Andrea, l'antropologo. Romano, lo ricordo per film come Boris - Il film; inoltre, ha partecipato a serie come Carabinieri, Elisa di Rivombrosa, Un medico in famiglia Boris. Ha 43 anni.


Neri Marcorè interpreta er Murena. Marchigiano, lo ricordo per film come Ravanello pallido, La seconda notte di nozze, Lezioni di cioccolato e The Tourist, inoltre ha partecipato a serie come Un medico in famiglia e Tutti pazzi per amore. Ha 47 anni e un film in uscita.


Valeria Solarino interpreta Giulia. Venezuelana, ha partecipato a film come La febbre, Manuale d'amore 2, Vallanzasca - Gli angeli del male e Manuale d'am3re. Ha 34 anni.


Tra gli altri attori segnalo anche la presenza di Valerio Aprea (Mattia, già visto in Boris), Stefano Fresi (Alberto, gia visto in Romanzo Criminale) e Lorenzo Lavia (figlio di Gabriele Lavia, interpreta Giorgio). Detto questo, andatelo a vedere e... ENJOY!

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