venerdì 17 marzo 2017

Loving (2016)

E' uscito ieri in tutta Italia il film Loving, diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Jeff Nichols nonché candidato all'Oscar per la Migliore Attrice Protagonista.


Trama: Mildred e Richard, lei nera e lui bianco, si sposano a Washington D.C. contravvenendo tuttavia alle leggi razziali dello Stato in cui vivono, la Virginia. Condannati a venticinque anni di esilio dallo stato, i coniugi Loving cominciano un calvario fatto di cause legali che li farà arrivare fino alla Corte Suprema...



Normalmente, ormai lo avrete capito, non sono cattiva con i film che non lo meritano. Per venire stroncato dalla sottoscritta un film dev'essere una trashata invereconda, recitato da bestie, oppure non essere all'altezza del regista e degli interpreti coinvolti. Ormai dovreste anche sapere che mi piacciono molto le pellicole basate su vicende realmente accadute, soprattutto quando dette vicende raccontano aspetti della storia americana, così piena di contraddizioni da non smettere di affascinarmi. Come si intrecciano queste due premesse così diverse all'ultimo film di Jeff Nichols?Loving, incentrato su un importantissimo capitolo della lotta americana per i diritti civili, avrebbe dovuto per logica coinvolgermi tantissimo, commuovermi, farmi giustamente infuriare per il destino toccato ai poveri Mildred e Richard, coppia interrazziale costretta a fuggire dalle leggi di uno Stato che riteneva illegale un matrimonio legalmente contratto. Invece, e mi fa male dirlo visto che nutrivo molte aspettative e che Jeff Nichols è un autore che mi piace molto, ho passato due ore e fischia immersa nel tedio più assoluto e conseguentemente ne risentirà anche il tono del post, che non sarà una stroncatura ma nemmeno un apprezzamento della pellicola in questione. Diciamo che, dal mio ignorantissimo punto di vista, a Loving avrebbe innanzitutto giovato una durata più breve, in quanto i concetti di ingiustizia e amore vengono espressi alla perfezione già in un paio di dialoghi ed inquadrature, non serviva dilatare i tempi fino ad abbattere lo spettatore; solitamente non soffro i film lunghi ma ritrovarmi, à la Homer Simpson, a pensare alle scimmiette ballerine durante la visione di Loving è stato indicativo dello scarso interesse provato. Le parentesi legate al mondo dei motori tanto amato da Richard (meccanico e "massacan", cosa volere di più?), le cause legali intentate per telefono, gli interminabili scorci di campagna atti ad enfatizzare la semplicità dei protagonisti e la natura del paese retrogrado ma bellissimo in cui sono nati e cresciuti appesantiscono un film già trascinato sull'orlo del baratro da un casting valido ma, a posteriori, infelice.


Parliamo un attimo di Joel Edgerton. Per carità di Dio, sicuramente Richard Loving sarà stato uno di quegli uomini taciturni, ignoranti ma di buon cuore, gretti e musoni ma esemplari come lavoratori e padri di famiglia, quelli che si vedono spesso nei paesini di campagna e che non esiterei a definire "liguri" in qualche modo, quindi l'interpretazione di Joel Edgerton è oggettivamente perfetta, davvero. Però, consentitemi di dire, pesante ed invalidante come una palla al c***o. Già il film è lungo come la quaresima e Nichols è riuscito a farmi percepire cinque ore invece di due, in più devo continuamente vedere sbiascicare Edgerton con quella faccia sconfitta e i capelli biondi tagliati a spazzoletta, che a momenti sembra un reduce de Il villaggio dei dannati? Anche no, vi prego. L'unica gioia del film è Ruth Negga, della quale potrei stare a magnificare le lodi per ore (magari non quando interpreta Tulip in Preacher ma la colpa lì è degli sceneggiatori). Anche lì, non è che il personaggio abbia chissà quale aura carismatica, però la Negga ha il fascino di un'attrice anni '20, ha una bellezza particolarissima e la sua interpretazione trattenuta conferisce ancora più forza d'animo alla figura di Mildred, donna che ha rinunciato alla famiglia, agli amici e alle sue radici per amore e ha sopportato per anni una situazione terribile, con una dignità ed un contegno a dir poco strabilianti. Se non fosse stato per Ruth Negga, unica stella fulgida di una pellicola senza infamia né lode e non a caso fonte dell'unica candidatura per gli Academy Awards, forse non avrei neppure finito di guardare Loving. Ma, considerata l'accoglienza ricevuta a Cannes e nei circoli cinefili, molto probabilmente sono io che non capisco una cippa quindi non datemi retta e se doveste trovarlo distribuito in qualche cinema vicino andate a vederlo.


Del regista e sceneggiatore Jeff Nichols ho già parlato QUI. Joel Edgerton (Richard), Marton Csokas (Sceriffo Brooks) e Michael Shannon (Grey Villet) li trovate invece ai rispettivi link.

Ruth Negga interpreta Mildred. Nata in Etiopia, ha partecipato a film come World War Z e a serie quali Misfits, Agents of S.H.I.E.L.D. e Preacher. Ha 35 anni.


Nick Kroll interpreta Bernie Cohen. Americano, ha partecipato a film come Vi presento i nostri; come doppiatore, ha lavorato nei film Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia, Sing e nelle serie American Dad!, I Griffin e I Simpson. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 39 anni e un film in uscita.


La storia dei coniugi Loving è stata raccontata in un documentario del 2011, The Loving Story, da cui sono stati tratti buona parte dei dialoghi presenti nel film di Nichols, e in un film TV del 1996, Mr. and Mrs. Loving, con Timothy Hutton nella parte di Richard Loving. Se Loving vi fosse piaciuto potreste recuperare entrambi e aggiungere Selma - La strada per la libertà, Una moglie per papà e Lontano dal paradiso. ENJOY!

giovedì 16 marzo 2017

(Gio)WE, Bolla! del 16/4/2017

Buon giovedì a tutti! Benvenuti al consueto appuntamento settimanale in cui scoprirete cosa NON è uscito a Savona. No, scherzo, stavolta è andata bene: a parte l'ammorbante Loving che non si vede ma di cui parlerò domani, questa settimana la passerò al cinema... e nella casa nuova! *ansiansiansiansia!!* ENJOY!!!

La bella e la bestia
Reazione a caldo: Ho il terrore. Giuro.
Bolla, rifletti!: Ho odiato Maleficent. Ho tollerato a malapena Cenerentola. Il libro della giungla mi è piaciuto, dai. Le loro versioni a cartoni animati, però, chi se le è mai filate di pezza? Qui invece si parla del rischio di vilipendere IL cartone animato Disney per eccellenza, il più bello mai realizzato, quello che amo e ricordo a memoria, fotogramma per fotogramma, canzone per canzone, dialogo per dialogo. E non c'è neppure Vincent Cassel. Andrò a vederlo domani, il post uscirà spero domenica. E spero sia un post di gioia, non di diludendo.

The Ring 3
Reazione a caldo: Sette giorni...
Bolla, rifletti!: Ripasso: check! Televisioni coperte: check! Timore che sia una puttanata: check! Il ritorno di Samara dopo un decennio? Mah, speriamo bene ma secondo me l'acqua del pozzo l'avrà arrugginita non poco... Comunque: visione in sala martedì, post immagino venerdì.

John Wick 2
Reazione a caldo: Hell YEAAAH!!!
Bolla, rifletti!: Ho adorato la tamarreide del primo John Wick, inaspettata e fresca come un ignorantissimo bagno di sangue. Al secondo capitolo si aggiungono scenari italiani, quindi posso solo sperare in una cafonata ben peggiore. D'altronde, la benedizione de I 400 calci ce l'ha quindi domenica andrò in fiducia!

Al cinema d'élite si respira aria francese!

Un tirchio quasi perfetto
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Il ritorno in suolo italico di Dany Boon, impegnato nel ruolo di un Paperone d'oltralpe. Immagino sia una robetta carina per una serata disimpegnata ma, come avete visto, c'è tanta di quella "ciccia" al cinema che questo posso anche saltarlo! 

mercoledì 15 marzo 2017

The Last Showing (2014)

Arriva in DVD e Blu Ray, grazie alla Midnight Factory, il film The Last Showing, diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Phil Hawkins.


Trama: destituito dal ruolo di proiezionista, l'anziano Stuart si ritrova dietro al banco dei popcorn di un multisala. Furente, decide di girare il SUO horror e coinvolge un'ignara coppietta nell'operazione...



Come si fa a non voler bene a Robert Englund? Nonostante alla veneranda età di 69 anni un po' del suo fascino sia venuto meno, sostituito da una morbida aria da nonnetto, i suoi occhi e il suo sorriso inquietante sono rimasti gli stessi, così come l'incredibile dignità e la classe (manca la calma, semicit.) con le quali affronta da sempre ogni ruolo, anche il più imbarazzante e qualcunohaddettoMarcheseDeSade???? Chi ha parlato? Chicca**ohapparlato? Ehm, scusate, devono esserci delle interferenze. Robert Englund, si diceva, con la sua sola presenza mi impedisce automaticamente di voler male a determinati film che, probabilmente, senza di lui meriterebbero perpetua ignominia. E' un po' il caso di questo The Last Showing il quale, pur non essendo nulla di che, diventa perlomeno simpatico grazie al vecchio Englund, che gigioneggia nei panni del proiezionista scornato evitando scivolate nel patetico ed appropriandosi piuttosto di una cattiveria un po' naif, da vecchio barbogio appunto. Della serie: i giovani d'oggi non valgono un ca**o, non ci sono più le stagioni di una volta, qui dove sorge il multisala un tempo era tutta campagna, cose così. Quale vendetta migliore di prendere due poveri, innocui stron*i e punirli per le colpe di tutti i giovinastri irrispettosi, infilandoli a forza in un horror scritto, diretto ed interpretato proprio dall'ex proiezionista Stuart? Non chiediamoci perché per recuperare dignità un proiezionista dovrebbe riciclarsi regista, quando sarebbe stato molto più sensato fare come Udo Kier in Cigarette Burns e usare le interiora dei gestori dell'UCI Cinemas Fiumar... ehm... del multisala utilizzato nel film a mo' di pellicola; vedere Englund manovrare i due poveri cristi come se fossero delle marionette e destreggiarsi in operazioni di montaggio e doppiaggio, oltre che regia e "casting", è comunque un divertimento sufficiente per una serata disimpegnata.


Vecchie glorie a parte, purtroppo The Last Showing è poca roba, più che altro è poco più di un thriller (e mi domando perché mai sia vietato ai minori di 14 anni): il bodycount è uno dei più bassi visti recentemente e, nonostante vengano nominati i torture porn, Le colline hanno gli occhi II, Nightmare e Candyman, gli unici morti ammazzati soccombono a colpi di pistola piuttosto che a seguito di fantasiose torture cinematografiche o a bagni di sangue da riproporre in glorioso technicolor. Il risultato complessivo è quindi moscerello ed è un peccato visto che i corridoi di un cinema, per quanto moderno, e le sue sale buie avrebbero potuto regalare molte gioie allo spettatore mediamente appassionato di horror. Tolto Robert Englund, anche il resto del cast non brilla particolarmente: la ragazza della coppia è letteralmente non pervenuta, una biondina sciapa qualsiasi presa nella marea di attricette che probabilmente ogni giorno infestano i casting di tutto il mondo, mentre Finn Jones se la cava un po' di più (se però questo è il massimo che possiamo aspettarci da Iron Fist non ce la posso fare, cerchiamo di tirare fuori un po' di carisma altrimenti altro che heart of Shou-Lao!). Il tizio di colore che interpreta il direttore del cinema mi ha fatta invece pentire di avere guardato il DVD con la traccia in lingua originale perché, alla faccia dell'ambientazione britannica, l'accento di costui rischia di far sanguinare le orecchie anche al più scafato degli spettatori. Visto però che "Thanks for being such a good sport" è stato tradotto con "La ringrazio per essere stato così sportivo" non vi consiglio di sfruttare la traccia italiana, piena di mille altri piccoli refusetti che potrebbero rovinarvi la visione di un film non memorabile ma tutto sommato simpatico.

Mah.
Di Robert Englund, che interpreta Stuart, ho già parlato QUI.

Phil Hawkins è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come The Butterfly Tattoo, Being Sold e The Four Warriors, ovviamente mai visti in vita mia. Anche produttore e attore, ha 33 anni e tre film in uscita.


Finn Jones interpreta Martin. Inglese, ha partecipato a film come Wrong Turn 5 - Bagno di sangue e a serie quali Il trono di spade. Ha 29 anni e sarà Iron Fist nell'imminente serie omonima e in The Defenders.


L'edizione italiana della Midnight Factory presenta un libretto introduttivo e parecchi extra tra i quali tre scene eliminate, alcune estese, trailer, backstage e interviste a Robert Englund, agli altri attori principali, al regista, alla produttrice Alexandra Baranska e al direttore della fotografia Ed MooreThe Last Showing vi fosse piaciuto potreste recuperare la saga di Saw o almeno il primo film. ENJOY!

martedì 14 marzo 2017

The Ring 2 (2005)

A 'sto giro il ripasso è stato facile ed indolore visto che la saga americana di The Ring si era fermata nel 2005 con The Ring 2 (The Ring Two), diretto nientemeno che da Hideo Nakata.


Trama: Rachel e il figlio Aidan hanno cambiato città ma lo spirito inquieto di Samara non smette di perseguitarli, persino senza l'ausilio della fatale videocassetta...


A scanso di equivoci, The Ring 2 mi era sembrato una camurrìa già all'epoca dell'uscita cinematografica e la mia difficoltà a tenere gli occhi aperti durante la visione recente ha confermato la mia impressione. Ha un bel da fare Hideo Nakata a creare immagini oniriche, eleganti richiami all'acqua, sequenze incentrate su Samara che non si limitino a ricopiare pedissequamente quelle giapponesi o le più famose del remake americano, il problema di The Ring 2 è che la trama non solo è soporifera ma anche di una banalità sconcertante. Messa da parte la maledizione della videocassetta (alla quale si accenna giusto all'inizio ma andrebbe visto il corto Rings per capire l'estensione ormai virale del video maledetto), The Ring 2 si concentra quasi esclusivamente sul passato di Samara e sul fatto che la pargola defunta si è incapricciata di Rachel, probabilmente perchè è stata l'unica ad averle dato attenzione nel corso degli anni. Siccome Rachel l'ha di fatto "liberata" alla fine del film precedente, Samara non è intenzionata ad ucciderla, bensì a farla diventare la propria mamma, e per fare questo cerca di possedere il bimbo più inquietante del mondo, quell'Aidan che crescendo non è migliorato affatto, per inciso. Il film dunque procede lento, lentissimo, tra visioni di Samara che ogni tanto spunta tra le ombre, cervi che si catafrangono sulle automobili, bambini sempre più freddi e molli, tv che si accendono da sole, scorci di passato, fenomenali poteri psichici e l'onnipresente pozzo. Insomma, basterebbe togliere Samara dall'equazione ma il risultato cambierebbe poco e avremmo probabilmente l'ennesimo film imperniato sulle possessioni demoniache o spirituali, una sorta de Il presagio meets J-Horror, con risultati a dir poco risibili.


Quindi, in sostanza, non saprei cosa altro dire su The Ring 2 se non sottolineare il modo elegante e paraculo con cui lo sceneggiatore Ehren Kruger ha scelto di sorvolare non solo sulla trama di Ringu 2, fatta di maledizioni perpetrate nel tempo, spiriti che si moltiplicano a causa della codardia dei coinvolti (e pensare che il corto Rings, sempre sceneggiato da lui, faceva ben sperare!) e stranissimi esorcismi elettronici ma anche sulla trama di Spiral, che probabilmente avrebbe mandato in pappa il cervello di qualsiasi americano tanto folle da guardarlo. Per quanto riguarda gli effetti speciali, non si distaccano dalle soluzioni trovate in The Ring, l'unica differenza è una terrificante ed efficace scalata del pozzo da parte di Samara (l'unico momento che mi ha messo davvero i brividi), per il resto le immagini televisive mi sono sembrate ancora più fasulle e il make up della mostrA anche troppo invasivo, oltre che poco fantasioso, però sono molto belli i giochi d'acqua, preponderanti rispetto al primo capitolo. Tra gli attori, segnalo la presenza di Sissy Spacek nei panni della vera madre di Samara, un ruolo che non le rende affatto giustizia, mentre Naomi Watts e il piccolo Aidan Dorfman, all'epoca ormai dodicenne e meno "bimbo" rispetto al primo film quindi ancora più inquietante, portano a casa la pagnotta ma senza sforzarsi più di tanto, quasi non ci credessero neppure loro, nonostante il film sia parecchio imperniato sul difficile recupero di un rapporto madre-figlio tra i due. Insomma, The Ring 2 non è un film memorabile e già dodici anni fa mostrava come il franchise avesse ormai più poco da dire quindi non oso immaginare cosa tireranno fuori col terzo capitolo. Attendiamo con (s)fiducia.


Del regista Hideo Nakata ho già parlato QUI. Naomi Watts (Rachel), Gary Cole (Martin Savide), Sissy Spacek (Evelyn), Ryan Merriman (Jake), Emily Vancamp (Emily) e Daveigh Chase (che compare come Samara solo negli spezzoni presi dal film precedente) li trovate invece ai rispettivi link.

Simon Baker (vero nome Simon Baker-Denny) interpreta Max Rourke. Australiano, ha partecipato a film come L.A. Confidential, L'intrigo della collana, La terra dei morti viventi, Il diavolo veste Prada e serie quali I racconti della cripta, Home and Away e soprattutto The Mentalist. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.


Elizabeth Perkins interpreta la Dottoressa Emma Temple. Americana, ha partecipato a film come Big, I Flinstones, Miracolo nella 34sima strada, Pazzi in Alabama, 28 giorni, Come cani & gatti, Ghostbusters e a serie quali Monk e Weeds; come doppiatrice ha lavorato in Alla ricerca di Nemo. Ha 47 anni e un film in uscita.


Questo avrebbe dovuto essere il film d'esordio di Mary Elizabeth Winstead, che interpreta la giovane Emily, ma purtroppo le sue scene si vedono solo nella versione unrated di The Ring 2; Richard Kelly e Noam Murro hanno invece rifiutato di dirigere la pellicola, lasciando il posto a Hideo Nakata che, per la cronaca, aveva già diretto il Ring giapponese. Come già detto nel post, The Ring 2 segue The Ring ed ignora completamente Ringu 2 e Rasen ma se vi interessasse sapere come sono connessi i vari film vi rimando alle note del post su The Ring, così se il film vi fosse piaciuto sapete cosa recuperare. ENJOY!

domenica 12 marzo 2017

The Ring (2002)

Siccome il 16 marzo dovrebbe uscire The Ring 3 in tutta Italia e probabilmente anche a Savona, ho deciso di fare un po' di ripasso con i remake americani della saga nipponica dedicata a Samara/Sadako, cominciando proprio con The Ring, diretto nel 2002 dal regista Gore Verbinski.


Trama: dopo la morte della nipote in circostanze misteriose, la giornalista Rachel comincia ad indagare e scopre l'esistenza di una videocassetta che condanna lo spettatore a morire sette giorni dopo averla guardata.


Questo sarà un post strano, diviso tra passato e presente, nel quale cercherò di essere  più sentimentale e allo stesso tempo più obiettiva possibile. Cominciamo per l'appunto con un momento amarcord. Quella sera lontana di ormai quindici anni fa, seduta al cinema e pronta a guardare The Ring, non avevo assolutamente idea del fatto che esistessero i film di Hideo Nakata o, meglio, lo sapevo ma non avendoli mai visti ero assolutamente "vergine" e la storia di Samara e della videocassetta maledetta mi aveva colta impreparata e conseguentemente uccisa di paura. Ricordo in particolare (e come faccio a dimenticarlo) di essere quasi morta durante la sequenza finale, quella che mostra il destino di chi arriva al settimo giorno e si ritrova alla mercé della cattivissima ragazzina; l'immagine della mocciosa dai lunghi capelli neri che, tra scatti, freeze frame e stacchi improvvisi di montaggio, usciva dalla TV pronta a ghermire il malcapitato di turno mi aveva sconvolta al punto che, arrivata a casa, avevo staccato le spine di tutti gli apparecchi televisivi e, per buona misura, li avevo anche coperti con un asciugamano, per la gioia di mia madre che si era finalmente resa conto di avere una figlia scema. Dopo quella volta, ho rivisto The Ring almeno in altre 3/4 occasioni, l'ultima assieme al Bolluomo (visione interrotta da un blackout che ha convinto il povero Mirco, già impaurito di suo, a non proseguire oltre), e non sono mai riuscita a voler male al remake di Verbinski, nonostante risulti, se paragonato all'originale nipponico, la solita pappetta premasticata e sputata nel piatto del pubblico bue occidentale che abbisogna di spiegoni, retroscena, effetti speciali e make-up ben preciso, così da non lasciare nulla al dubbio o all'immaginazione. Col tempo, fortunatamente, si è attenuata un po' la paura di Samara, sebbene sia la sequenza iniziale che la già citata scena finale mi stringano ancora oggi il petto e non possa quindi dire che The Ring sia un film noioso o poco efficace, eppure riguardandolo qualche sera fa ho dovuto constatare che qualcosa è cambiato in me oppure che gli anni non sono stati proprio clementi con questa pellicola.


Rivedendo The Ring per la quinta volta sono stata colpita come un maglio dalla sua aria "finta". La fotografia è piagata da un filtro che rende ogni immagine verdastra (il che ha senso visto il legame tra Samara e l'acqua) e le immagini dell'acero ripreso al tramonto feriscono gli occhi per quanto sono alterate digitalmente; sicuramente è una scelta stilistica, come se i personaggi dopo aver visto la videocassetta maledetta fossero letteralmente entrati in una dimensione "altra", irreale, però credetemi se dico che i quindici anni passati si sentono tutti. Lo stesso vale per il video di Samara, che a differenza dell'originale giapponese sembra davvero "il lavoro di uno studente di cinema" (come viene detto ironicamente nel film), privo di anima e mai davvero inquietante, per non parlare di alcuni elementi tratti direttamente da esso, come la disgustosa scolopendra in CGI che sembra appiccicata allo schermo (a differenza della mosca. Quella è sempre molto realistica). Purtroppo, anche la sequenza incriminata, ovvero quella in cui Samara esce finalmente dallo schermo, sta cominciando a mostrare il fianco, non tanto per quel che riguarda l'atmosfera quanto proprio per l'effetto digitale che sta dietro alla costruzione della stessa: paradossalmente, nonostante la versione giapponese sia più artigianale, Ringu fa molta più paura, anche grazie all'utilizzo di una colonna sonora capace di fare accapponare la pelle, elemento di cui il film di Verbinski difetta. Quello che è ancora oggi molto apprezzabile è invece la scelta della carismatica Naomi Watts come protagonista, costretta a dismettere gradualmente la sua natura pragmatica man mano che la maledizione comincia ad agire sulle sue percezioni e su coloro che le stanno attorno, e anche il bimbetto che interpreta suo figlio continua ad essere inquietante come la prima volta che l'ho visto, oltre che fastidioso come pochi. Comunque, pur con tutti i difetti e la diminuzione progressiva dei pregi, The Ring ha segnato un'epoca particolare dell'horror (se in maniera positiva o negativa non sta a me dirlo ma punterei il dito su di lui se vi siete stufati, come me, dell'ondata di mostre bianchicce e capellone del cosiddetto J-Horror che per un decennio hanno invaso il mercato occidentale) e ad ogni visione non mi lascia mai insoddisfatta quindi ribadisco il mio voler bene alla creatura di Verbinski. Basta che non me lo chiamate "regista visionario" come nei trailer de La cura dal benessere, ecco. Quello proprio no.


Del regista Gore Verbinski ho già parlato QUI. Naomi Watts (Rachel), Brian Cox (Richard Morgan), Jane Alexander (Dr. Grasnik), Sasha Barrese (una delle due ragazze che fumano con Rachel dopo il funerale di Katie) e Adam Brody (all'epoca solo una comparsa, è il ragazzo che dopo il funerale di Katie racconta a Rachel della cassetta) li trovate invece ai rispettivi link.

Amber Tamblyn interpreta Katie. Figlia di Russ Tamblyn, ovvero il viscido dottor Jacobi di Twin Peaks, ha partecipato a film come The Grudge 2, 127 ore, Django Unchained e a serie quali Buffy l'ammazzavampiri, CSI, Senza traccia, Dr. House e Due uomini e mezzo. Americana, anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 34 anni e tre film in uscita.


Daveigh Chase interpreta Samara. Americana, ha prestato per anni la voce a Lilo nei film Lilo & Stitch, Stitch! The Movie, Leroy & Stitch e in Lilo & Stitch: La serie e ha doppiato Chihiro nella versione inglese de La città incantata oltre ad essere stata Samantha Darko sia in Donnie Darko che nel sequel S. Darko. Ha partecipato a serie come Sabrina vita da strega, Streghe, ER Medici in prima linea, CSI, Cold Case e Senza traccia. Ha 27 anni.


Il ruolo di Rachel era stato offerto a Jennifer Connelly (che avrebbe poi partecipato al remake di Dark Water) poi a Gwyneth Paltrow, Jennifer Love Hewitt e Kate Beckinsale prima di andare a Naomi Watts mentre Daveigh Chase è diventata Samara dopo che le era stata preferita Kristen Stewart per il ruolo della figlia di Jodie Foster in Panic Room. Altro fatto interessante: Chris Cooper avrebbe dovuto essere presente nel film ed interpretare un killer, probabilmente pedofilo, che all'inizio cerca di convincere Rachel a riabilitare il suo nome mentre sul finale riceve dalla giornalista la copia della videocassetta duplicata dal figlio, un subplot completamente tagliato dalla versione definitiva del film assieme ad un altro finale in cui Rachel nasconde la videocassetta tra i titoli di un videonoleggio. The Ring è stato seguito nel 2005 da The Ring 2 (nel mezzo c'è il corto Rings, girato nello stesso anno, utile ma non indispensabile per capire gli eventi iniziali della pellicola) e tra poco arriverà The Ring 3 mentre per quel che riguarda le versioni giapponesi, The Ring è il remake diretto di Ringu (già remake di un omonimo film  TV), il quale ha dato origine alla serie TV in 12 episodi Ringu - Saishuushou, al sequel Ringu 2 e al prequel Ringu 0: Birthday; in realtà, il "vero" sequel di Ringu, in quanto basato sui romanzi di Kouji Suzuki, sarebbe però Rasen, conosciuto come The Spiral, che ha dato vita a una serie TV omonima e ai sequel Sadako 3D e Sadako 3D 2. Se ancora non vi basta, sappiate che esiste anche un remake coreano dal titolo Ring e, come dimenticarlo, Sadako vs Kayako, dove la saga di The Ring si incrocia con quella di The Grudge. Recuperate tutto e... ENJOY!

venerdì 10 marzo 2017

The Autopsy of Jane Doe (2016)

Altro giro, altro horror preso paro paro dalla classifica di Lucia e consigliatomi anche dall'amico Roberto! Oggi si parla di The Autopsy of Jane Doe, diretto nel 2016 dal regista André Øvredal e uscito proprio l'8 marzo in Italia.


Trama: sul luogo di una strage familiare viene ritrovato il cadavere di una donna che, apparentemente, non ha nulla a che vedere con le dinamiche della tragedia. Per comprenderne il mistero, il cadavere viene affidato agli anatomopatologi Tommy ed Austin Tilden, padre e figlio che si ritrovano così a dover gestire qualcosa che va oltre le loro competenze...



Ultimamente mi capitano sotto mano horror che, per quanto siano bellissimi, non riescono proprio a mettermi paura, a meno che non ricorrano al sempre valido "trucco" del jump scare piazzato ad arte. Per intenderci, non è che guardando Train to Busan non mi sia venuta ansia per i protagonisti quando gli zombi li attaccavano, oppure che non me la sia fatta sotto all'idea di una madre e una figlia perseguitate dai djinn nel bellissimo Under the Shadow, ma l'aria di minaccia che ho respirato fin dall'inizio di The Autopsy of Jane Doe è cresciuta e si è sedimentata in maniera particolare, tanto che ad un certo punto mi è venuta persino voglia di andarmi a fare un giro e lasciare i Tilden alle prese con l'inquietante cadavera. Senza fare spoiler, ché io basandomi sugli stessi indizi che sto per scrivere ero arrivata ad una conclusione completamente errata, questa Jane Doe così perfetta all'esterno e maciullata dentro, talmente gnocca che persino con la lingua mozzata e l'occhio vitreo risulta trecento volte più figa di quanto potrei mai essere io truccata di tutto punto, puzza di camurrìa lontano un chilometro. Lo sa bene Øvredal, che non lesina inquadrature del volto della fanciulla, di mani che si avvicinano pericolosamente alla bocca di lei, di "cose" inspiegabili che accadono man mano che i due anatomopatologi toccano le varie fasi dell'autopsia (con dovizia di rumorini, ombre riflesse sugli specchi, dettagli che stonano nell'asettico ambiente di una camera mortuaria) arrivando a scoprire cose parecchio strane su costei; ai fatti tangibili, per così dire, ricavati dall'approccio scientifico dei due e dagli indizi pescati da questo corpo morto, si affiancano conclusioni che fanno arricciare il naso dello spettatore e che lo portano ad aspettare spasmodicamente quella svolta horror che, ovviamente, non tarda ad arrivare. Ma forse non nel modo che uno si aspetta, non con questo canovaccio ridotto all'osso sul quale gli sceneggiatori hanno giocato di furbizia, attori e tecnica.


Una volta entrati nel mood del film, più o meno quando i due protagonisti arrivano a rendersi conto di essere stati incaprettati, la paura un po' passa e la conclusione, riflettendoci, fa abbastanza ridere (SPOOOOILERISSIMO: comodo perpetrare la maledizione attraverso un cadavere che gira per le case dal 1600!!) ma la scelta di ambientare il film in un ambiente claustrofobico come i sotterranei adibiti a morgue di una casa in campagna è sicuramente vincente, soprattutto considerata la natura per nulla rassicurante o moderna dei mezzi utilizzati solitamente dai Tilden per arrivare in superficie. A tutto questo bisogna aggiungere ancora un paio di cosette. La regia di Øvredal è furbissima e il norvegese merita un plauso per il modo in cui è riuscito ad evitare le soluzioni banali che la seconda parte del film avrebbe potuto richiamare, preferendo ricorrere a poche inquadrature mirate di dettagli e a quel "vedo non vedo" che fa molta più paura rispetto al continuo utilizzo di una CGI farlocca. Stiamo pur sempre parlando di un film che si intitola L'autopsia di Jane Doe, quindi anche gli amanti del gore hanno di che gioire, tra incisioni ad ipsilon dalle quali sgorga il sangue e dettagli anatomici abbastanza raccapriccianti (si astengano invece coloro che, giustamente per carità, non amano vedere morire degli animali on screen, anche di morte "naturale") ma il cuore della pellicola, giusto per rimanere in tema, è sottile e inquietante come il mestiere dei due protagonisti. I quali, ovviamente, sono il secondo punto di forza del film, col vecchio leone Brian Cox che palesa un invidiabile aplomb nonché una comprensibile aura di tristezza in grado di renderlo molto umano, ed Emile Hirsch in qualità di figlio desideroso di staccarsi dalla scomoda attività di famiglia eppure, in qualche modo, legato ed interessato ai segreti del mestiere. Menzione speciale la merita però Jane Doe in persona: l'irlandese Olwen Catherine Kelly passerà anche tutto il film sdraiata su un tavolo da autopsia senza muovere un muscolo ma in qualche modo la sua presenza scenica surclassa quella degli altri due bravissimi attori, quindi mi vien quasi da dire che il 2016 sia stato un anno perfetto per i cadaveri cinematografici, Swiss Army Man docet!


Di Brian Cox, che interpreta Tommy Tilden, ho già parlato QUI.

André Øvredal è il regista della pellicola. Norvegese, ha diretto film come Troll Hunter. Anche produttore, ha 44 anni e un film in uscita.


Emile Hirsch interpreta Austin Tilden. Americano, ha partecipato a film come Lords of Dogtown, Into the Wild - Nelle terre selvagge, Milk, Killer Joe, Le belve e a serie quali Una famiglia del terzo tipo, Sabrina vita da strega, Jarod il camaleonte e ER - Medici in prima linea. Ha 32 anni e quattro film in uscita.


Pare che Martin Sheen fosse stato scelto per il ruolo di Tommy ma all'ultimo ha dovuto rinunciare ed è stato perciò sostituito da Brian Cox. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate The VVitch. ENJOY!

giovedì 9 marzo 2017

(Gio)WE, Bolla! del 9/3/2017

Buon giovedì a tutti! Anche questa settimana ci sarebbe parecchio da andare a vedere al cinema ma purtroppo a Savona siamo fossilizzati sulle solite menate. A rimetterci, due film belli ed interessanti come Il diritto di contare e l'horror Autopsy, di cui comunque parlerò lo stesso domani, e uno che potenzialmente potrebbe esserlo, Bleed - Più forte del destino (prodotto da Martin Scorsese, mica ca**i). Cosa resta quindi a noi poveri savonesi? ENJOY!

Kong: Skull Island
Reazione a caldo: Ugabuga!!
Bolla, rifletti!: La supercazzola da andare a vedere questa settimana, non tanto per il gorillone del titolo ma per capire come saranno riusciti a sprecare un cast di attori della Madonna. Magari poi è una meraviglia invece ma chi lo sa...

La luce sugli oceani
Reazione a caldo: Ossignur, l'orchite...
Bolla, rifletti!: Da una parte abbiamo la supercazzola, dall'altra un film che mi ammorba già dalla locandina, con i tenerissimi Fassbender e Vikander persi nella dolorosa contemplazione dell'aMMore. Per di più, il regista e sceneggiatore è lo stesso Cianfrance di Come un tuono e la storia mi ricorda vagamente l'inizio di Georgie, quindi non posso fare altro che evitare questo film come la peste.

Rosso Istanbul
Reazione a caldo: A proposito di ammorbo...
Bolla, rifletti!: E niente, io Ozpetek non lo merito mi sa. Il trailer mi ha fatto venire voglia di andare a Istanbul però l'idea di spararmi due ore di romanzo dedicato alla madre e trasposto in film non mi sorride. Lo lascio a chi è più profondo, aulico e cinefilo di me.

Questione di karma
Reazione a caldo: Quello negativo, probabilmente.
Bolla, rifletti!: E certo. Perché programmare Il diritto di contare oppure Autopsy quando si può scegliere l'ennesima commedia nescia con Fabio De Luigi? Per lo stesso motivo, perché dovrei dare dei soldi al multisala dopo queste scelte scellerate?

Al cinema d'élite arriva... lo Zingaro!

Il padre d'Italia
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: La versione seria dello Zingaro. Scherzi a parte, Marinelli mi piace molto ma come al solito questi drammoni all'italiana, fatti di paura di crescere, maternità, paternità, futuro incerto, felicità a momenti et simili non fanno molto al caso mio. Lo lascio, come già detto per Ozpetek, a chi è molto più aulico di me.

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