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martedì 15 settembre 2026

Pinocchio: Unstrung (2026)


Non lo volevo nemmeno vedere, poi Lucia e Silvia ne hanno parlato con affetto, quindi ho recuperato Pinocchio: Unstrung, diretto e sceneggiato dal regista Rhys Frake-Waterfield.

Trama

Per risollevare il morale del nipote James, dopo la morte dei genitori e del migliore amico, Geppetto decide di fargli conoscere Pinocchio, un ragazzino di legno creato da lui. Tutto andrebbe per il meglio, non fosse che il desiderio di Pinocchio è diventare umano a sua volta...

Recensione

Non avevo voglia di guardare Pinocchio: Unstrung perché la mia fiducia nei confronti di Rhys Frake-Waterfield era pari a zero. Dopo l'inguardabile Winnie the Pooh: Sangue e miele e il suo seguito/reboot leggermente migliorato, Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele (di cui non ho ancora parlato sul blog) il cosiddetto Twisted Childhood Universe mi aveva abboffata oltremisura. Il problema principale riscontrato durante la visione dei film dedicati all'orsetto rattuso era la totale mancanza di ironia a fronte di make-up ed effetti speciali al limite del decente e degli attori canini, mentre l'unico pregio del progetto TCU era una sfacciata esibizione di gore e violenza. Per fortuna, Rhys Frake-Waterfield deve avere udito i miei improperi, perché Pinocchio: Unstrung di serio ha poco o nulla. Certo, c'è la necessaria quota da pagare per il progetto "universo condiviso" che dovrebbe prima o poi condurre a Poohniverse: Monsters Assemble, con tutta una mitologia non meglio chiarita legata alla nascita di Pinocchio e dell'inquietante Wood Mother che, se non ho capito male, dovrebbe coinvolgere anche il creatore degli ibridi visti in Winnie the Pooh, ma sono dettagli che non rovinano il divertimento. In buona sostanza, Pinocchio: Unstrung è un rozzo coming of age in cui il burattino titolare, dopo aver cercato di diventare umano nel modo peggiore (per gli altri), impara a capire la differenza tra bene e male e ad accettare la propria unicità (forse). All'interno del percorso di crescita, come succede in quasi tutte le versioni di Pinocchio, il burattino incapperà in pochi buoni amici e troppi consiglieri fraudolenti, con un paio di aggravanti: gli amici, in Pinocchio: Unstrung, sono delle minchie di mare, e i consiglieri fraudolenti degli psicopatici da primato, come se già non bastasse quel minimo sindacale di devianza mentale di cui il burattino è dotato già in partenza. A farne le spese è chiunque si azzardi a fare del male, anche poco, al piccolo James, come accadeva nel reboot de La bambola assassina... solo che a Chucky piacerebbe essere matto in culo come il Pinocchio di Rhys Frake-Waterfield!

La più recente incarnazione di Pinocchio non ha, infatti, la minima remora morale e vuole solo divertirsi come un bambino, mettendo a frutto quelle poche "lezioni" di anatomia impartitegli dall'amichetto James per raccogliere quanto serve per diventare "vero". Mai mi sarei aspettata, all'interno di un film diretto da Rhys Frake-Waterfield, di trovare la sequenza più TW del 2026, una roba atroce che ha rischiato di farmi svenire in poltrona mentre con le mani cercavo di capire se la mia faccia aveva ancora tutto al suo posto. Obiettivamente, per quanto mi riguarda, la sequenza nello studio dentistico non ha rivali, e tutto il resto è la sagra dello humour nero e della cattiveria fuori scala, uniti ad effetti speciali deliziosi, interamente o quasi affidati ad artigiani che hanno evitato la CGI come la peste, e si vede. Questo è uno dei motivi per cui Pinocchio: Unstrung va visto, perché è ben raro al giorno d'oggi questo amore per gli effettacci splatter di una volta, e tale dedizione va ricompensata. Cascate male, invece, se decidete di salire sul treno di Pinocchio: Unstrung per godervi l'interpretazione di Robert Englund, perché il grillo è ben poco parlante. Detto ciò, a parte gli amici in carne e ossa di James (la versione discount di Dudley Dursley, apprezzabile solo per la cattiveria con cui viene trattato, e l'unica studentessa delle superiori che sembra una vecchia di 30 anni), gli attori che partecipano a Pinocchio: Unstrung sono molto meglio degli scappati di casa che infestavano i primi due film del Poohniverse, per non parlare poi della presenza di Richard Brake. Se Pinocchio è "unstrung", il suo Geppetto è "unhinged", e anche se mi fa riderissimo l'idea di un riccastro inglese che di nome fa Geppetto (se quello fosse il cognome sarebbe ancora peggio, ché James Geppetto non si può sentire), l'attore non si risparmia e, da un certo punto in poi, dà vita ad uno dei suoi tipici personaggi allucinanti e disgustosi che tutti i fan dell'horror hanno imparato ad amare. Non avrei mai pensato di scriverlo sul mio blog ma guardate Pinocchio: Unstrung perché ne vale proprio la pena. Io, intanto, proverò a dare una chance agli altri film del Poohniverse che mi mancano!

Cast

Del regista e sceneggiatore Rhys Frake-Waterfield ho già parlato QUI. Richard Brake (Geppetto) e Robert Englund (voce del Grillo) li trovate invece ai rispettivi link.
 

Curiosità

Scott Chambers, che interpreta Christopher Robin, riprende il ruolo da Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele, che vi consiglio di recuperare, se vi è piaciuto Pinocchio: Unstrung, assieme a Winnie the Pooh: Sangue e Miele, Peter Pan: Incubo nell'isola che non c'è Bambi: La Vendetta. ENJOY!

martedì 21 ottobre 2025

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 21: Morti e sepolti (1981)


La Nuovi Incubi Halloween Challenge chiedeva oggi un horror per il mio anno di nascita, così ho scelto Morti e sepolti (Dead and Buried), diretto nel 1981 dal regista Gary Sherman.

Trama

Nella cittadina di Potters Bluff, turisti e persone di passaggio vengono uccisi dagli abitanti, per poi tornare misteriosamente in vita...  

Recensione

Ho affrontato Morti e sepolti con la beata ignoranza di chi conosceva il film solamente per la bellissima locandina, che giustamente richiama le atmosfere inusualmente lugubri di una cittadina di mare, dove il turismo c'è ma non è quello chiassoso delle località più famose. Non sapevo neppure che Morti e sepolti fosse stato proposto per la lista dei video nasty da bandire dall'Inghilterra, quindi mi sono goduta con somma e piacevole sorpresa l'abbondanza di momenti scioccanti che costellano un film dal ritmo anche piuttosto lento, se vogliamo, insidioso come il mistero che pervade Potters Bluff. Lì, tutti si conoscono per nome, magari i rapporti non sono proprio idilliaci, ma si respira quell'aria familiare di piccolo paese di provincia, coi suoi segretucci imbarazzanti, qualche personaggio eccentrico ma innocuo, e un paio di capisaldi sui quali fare affidamento se le cose vanno male. Uno di essi è lo sceriffo Gillis il quale, poveraccio, comincia ad imbattersi in omicidi efferati che stridono con l'atmosfera rilassata di Potters Bluff. Non solo. I cadaveri scompaiono, altri sembrano tornare a camminare, persino la bellissima moglie dello sceriffo manifesta comportamenti ed interessi inusuali. Soprattutto, all'insaputa dello sceriffo, sono proprio i cittadini di Potters Bluff a uccidere turisti e semplici visitatori di passaggio, come se una follia collettiva si fosse impadronita di loro, o come se fosse in atto una seconda invasione degli ultracorpi. Potreste non avere mai guardato Morti e sepolti, quindi non mi addentrerò ulteriormente nel terreno dello spoiler; quel che posso dire è che il film di Gary Sherman diventa sempre più claustrofobico e ansiogeno col progredire della consapevolezza dello sceriffo e l'aumentare dei cadaveri, come se una morsa si stesse chiudendo addosso al povero uomo di legge, per stritolarlo senza pietà. Sul finale non tutto torna, sul piano della logica, ma è indubbio che la sceneggiatura di Morti e sepolti (scritta a quattro mani da Ronald Shusett e Dan O'Bannon, ma poi disconosciuta da quest'ultimo) è affascinante e originale, svia lo spettatore e lo sorprende in più occasioni, e mescola ipotesi di magia nera, atmosfere da Ai confini della realtà e, soprattutto, pur essendo tutto sommato un film elegantissimo, non si vergogna di muovere ampi passi all'interno del territorio dell'exploitation becera.

Morti e sepolti
, infatti, è molto efferato. Il primo omicidio fa impallidire il 90% dei jump scare moderni, perché è gratuito e totalmente inaspettato, sia per atmosfera che per ambientazione, e il racconto si accanisce più volte, molto crudelmente, su questa prima vittima. In particolare, ho fatto un salto sulla sedia di tre metri durante la famigerata sequenza della stanza d'ospedale (in tutta la mia vita, solo la suora armata di forbici de L'esorcista III mi ha scossa allo stesso modo), ma anche i video rivelatori sul finale sono parecchio disturbanti. Il merito va, in primis, ai favolosi effetti speciali di Stan Winston. Quando guardo questi vecchi film, mi incazzo a morte per la pigrizia, la sciatteria che oggi viene distribuita a piene mani attraverso l'utilizzo di una CGI orribile (Together, sto parlando con te, ma non sei mica l'unico). Con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, trovo impossibile che non si riesca a superare i livelli di perfezione e realismo dell'epoca, e mi stupisco nel ritrovarmi a bocca aperta, terrorizzata davanti a un uomo completamente bruciato che urla, a pugnali che si conficcano nei punti più raccapriccianti, a un volto sfigurato che si ricostruisce "in diretta" sotto gli occhi dello spettatore, fino a riottenere la bellezza originale, a corpi che si decompongono impercettibilmente. Questi esempi sono l'apice dell'incredibile lavoro artigianale di Stan Winston, ma Morti e sepolti è zeppo di effetti speciali fantastici, che lo rendono tuttora prezioso e modernissimo. Gary Sherman, che poi non ha lavorato più granché, contribuisce all'atmosfera malata e claustrofobica di Morti e sepolti, nonché alla sensazione di un pericolo e terrore costante, scegliendo di proposito di girare in location nebbiose, alterando la luce naturale del sole e spingendosi persino ad eliminare ogni traccia di rosso ad eccezione del sangue spillato dagli omicidi, così che il colore spicchi ancor di più. Sono piccoli dettagli importanti che, assieme all'interpretazione di Jack Albertson, col suo humour nero, hanno reso Morti e sepolti uno dei film più belli recuperati durante la Challenge, nonché un piccolo cult che riguarderò con moltissimo piacere in futuro. Se non lo avete mai visto, ve lo consiglio. Se lo conoscete, riguardatelo, male non fa!

Cast

Di Robert Englund, che interpreta Harry, ho già parlato QUI

  • Gary Sherman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Poltergeist III ed episodi di serie quali Poltergeist: The Legacy. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 80 anni.
  • James Farentino interpreta lo sceriffo Dan Gillis. Americano, ha partecipato a film come Alibi seducente e a serie quali Gesù di Nazareth, Dinasty, Il segreto del Sahara, E.R. Medici in prima linea e Melrose Place. E' morto nel 2012. 
  • Jack Albertson interpreta William G. Dobbs. Americano, ha partecipato a film come Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato e a serie quali Ai confini della realtà e Charlie's Angels; come doppiatore ha lavorato in Red e Toby nemiciamici. E' morto nel 1981.


Curiosità

Melody Anderson, che interpreta Janet Gillis, era la Dale Arden di Flash Gordon mentre Lisa Blount, che interpreta l'infermiera, era la Catherine de Il signore del male. Se Morti e sepolti vi fosse piaciuto, recuperate The Fog e Non si deve profanare il sonno dei morti. ENJOY!

martedì 4 luglio 2023

Notte Horror 2023: Nightmare 6 - La fine (1991)

Si comincia!! Quest'anno cade il decimo anniversario della Notte Horror Blogger Edition, l'evento estivo nato per commemorare quei begli horror un po' camp ma tanto affascinanti che ci facevano compagnia nelle notti televisive dello scorso millennio, e l'onore di aprire le danze è toccato a Cassidy de la Bara Volante e me. Quello di oggi sarà un inedito #teamTalalay, in quanto Cassidy ha già parlato, alle 21, del film Killer Machine, mentre io affronterò Nightmare 6 - La fine (Freddy's Dead: The Final Nightmare), entrambi diretti dalla regista Rachel Talalay. A fine post troverete il ghiotto programma estivo che vi aspetta nelle prossime settimane ma intanto... ENJOY!


Trama: l'ultimo superstite della mattanza di Freddy Krueger cerca aiuto per sconfiggere definitivamente il temibile assassino, sempre cercando di non addormentarsi...


Probabilmente l'ho già scritto in qualche altro post ma sono passati anni prima che mi venisse il coraggio di guardare un film della serie Nightmare. Questo perché "Naitmer" (mai chiamato Freddy Krueger in vita mia, se non per darmi un tono coi cinèfili) era l'equivalente del babau, evocato dai ragazzi più grandi che, dopo avere visto i film, pensavano bene di raccontarli a noi bambini enfatizzando i dettagli più raccapriccianti ed aggiornandoli agli spauracchi dell'epoca. Quindi "Naitmer" era quello che andava in giro con le siringhe al posto delle dita ad attaccarti l'AIDS, che ti faceva mangiare fino a scoppiare, che usciva dalla pancia delle donne incarnato in un bambino mostruoso ma, soprattutto, era quello con la faccia sfigurata che ti avrebbe aspettato nel buio come un novello Manacerace e, nel caso fortuito non fosse riuscito ad acchiapparti nelle ombre del parco dopo una corsa forsennata per tornare a casa, poteva sempre comparirti in sogno e ucciderti lì. Terrorizzata com'ero, ho aspettato di affrontare "Naitmer" finché non è approdato in prima TV, durante una delle tante puntate di Notte Horror, proprio questo Nightmare 6 - La fine. Facendo due calcoli, il mio primo incontro con Freddy risale dunque a quando avevo 13 anni o giù di lì, quindi vi prego di non stupirvi se parlerò di Nightmare 6 - La fine con tutto l'affetto del caso; all'epoca la visione mi aveva spaventata parecchio e non ci avevo dormito per notti intere, soprattutto a colpirmi fu l'infausto destino del povero Carlos, costretto a vagare, sordo, nell'oscurità dell'iconica zona caldaie tipica della serie, prima che Freddy gli facesse esplodere la testa per mezzo di un supplizio ironicamente crudele. 


A tal proposito, anche a 13 anni qualcosa non mi tornava, e avevo già capito che Nightmare 6 - La fine, per quanto spaventevole, era molto ironico... anche troppo! L'ho riguardato parecchie volte da allora e, nel tempo, sono arrivata a considerare il film della Talalay come una commedia horror zeppa di tocchi weird e allegramente a braccetto col camp ma, a differenza dei puristi, per uno strano cortocircuito mentale ritengo quello del sesto episodio "il mio" Freddy: un Freddy cazzone, loquace, spesso mostrato in forma umana (sì, ho sempre avuto un debole per Robert Englund, che considero un uomo molto affascinante) e, soprattutto, preso fisicamente a botte da due donne con le palle che fanno fare agli uomini una ben magra figura. Che poi Nightmare 6 - La fine sia anche un pasticciaccio brutto zeppo di problemi logici e di continuity è purtroppo vero, ma capita quando vengono scartate un paio di sceneggiature e si chiama Michael De Luca ad aggiustare in corsa l'ultima ritenuta più o meno valida. I problemi cominciano già dai titoli di testa, che collocano gli eventi del film "dieci anni nel futuro", qualunque cosa voglia dire, ed introducono il misterioso John Doe, un ragazzo che rimarrà senza nome fino alla fine del film e che dovrebbe essere l'unico sopravvissuto degli omicidi di Krueger. Il fanciullo, oltre ad avere grossi problemi di amnesia dovuti alla mancanza di sonno, non c'è molto con la testa visto che, per nessun motivo valido, si convince di essere nientemeno che il figlio di Freddy Krueger, e 'sta somma vaccata è l'elemento portante della trama per almeno metà film: John avrà al massimo 20 anni, siamo nel 1991, Freddy è morto nel 1968, anche dando per buono che si parli di Jacob (come doveva accadere in una delle sceneggiature scartate che avevano per protagonista il figlio di Alice) il bambino dovrebbe avere 10 anni, quindi "el calculo non torna". Oltre a questo, sembra che la Talalay e compagnia avessero un'idea assai fantasiosa dei poteri di Freddy e del destino delle sue vittime, tanto che a un certo punto Krueger ha addirittura la facoltà di cancellare il loro ricordo dalla mente delle persone e, per quanto venga detto più volte che fuori dal mondo dei sogni Freddy è solo un essere umano, ad oggi non mi è mai successo di riuscire a cambiare aspetto o arrampicarmi sui muri. My bad.


Certo, queste imperfezioni fanno parte del fascino perverso di Nightmare 6 - La fine. Se pensate che la cosa più trash che si potesse fare fosse introdurre gli occhialini 3D come mezzo per sconfiggere Krueger (al cinema, quando Maggie li indossava, dava una sorta di "segnale" agli spettatori che dovevano fare la stessa cosa e gli ultimi 10 minuti di film sono zeppi di effetti visivi realizzati apposta per enfatizzare l'effetto 3D che, ahimé, rendono ben poco nelle versioni televisive e home video) non avete idea di quanta roba tipicamente anni '90, e conseguentemente invecchiata abbastanza male, sia stata inserita: la passione per il kung fu, il solito ragazzino sballone interpretato dal sempre adorabile Breckin Meyer, gli spezzoni animati come un videogame, i riferimenti alla Nintendo, sono tutti elementi che fanno il paio col terrificante cameo di Johnny Depp, protagonista di uno spot contro la droga e, di conseguenza, una roba talmente ipocrita (non ironica) da fare il giro. Per contro, invece, le sequenze debitrici della follia grottesca di Twin Peaks sono ancora le migliori e dipingono Springwood come una città fantasma popolata da inquietantissimi vecchi ormai rincoglioniti dal dolore (per quanto mi riguarda la fiera semi-deserta è l'apice del film), oppure raccontano un passato oscuro fatto di violenze immotivate e bambini nati folli e crudeli, con un tasso di disagio talmente alto che, probabilmente, all'epoca è stato superato giusto da I gusti del terrore. E poi c'è questa scelta, geniale nella sua follia sconsiderata, di rendere Krueger il personaggio di un cartoon horror. In Nightmare 6 - La fine, Freddy esordisce come la strega cattiva de Il mago di Oz, percula le sue vittime saltellando e facendo le faccette, prepara trappole sfondando la quarta parete nemmeno fosse Wile E. Coyote, si mette in poltrona con joystick e videogame, diventa protagonista di un videoclip allucinogeno accompagnato da In-a-gadda-da-vida e, in due parole, si fa volere bene al punto che verrebbe quasi voglia di vedere soccombere tutte le sue vittime, interpretate da attori mai così poco carismatici (si salvano giusto Breckin Meyer per questioni di aMMore e Yaphet Kotto per rispetto, mentre persino la protagonista Lisa Zane, sorella dell'adorato Billy, è una cagna maledetta). Mi rendo conto di essere in minoranza e di passare anche per folle ma le Notti Horror hanno creato spesso mostri come me, innamorati senza vergogna alcuna delle trashate, quindi non posso fare altro che concludere il post invitandovi a dare una chance a tutti i film di cui parleremo. Probabilmente ci prenderete per matti ma non si sa mai... d'altronde giuravano che Nightmare 6 - La fine sarebbe stato l'ultimo film della saga, e sappiamo tutti com'è andata a finire!!


Di Robert Englund (Freddy Krueger), Breckin Meyer (Spencer), Yaphet Kotto (Doc), Tom Arnold (uomo senza figli), Johnny Depp (presentatore) e Alice Cooper (padre di Freddy) ho già parlato ai rispettivi link.

Rachel Talalay è la regista e co-sceneggiatrice del film. Americana, ha diretto film come Killer Machine, Tank Girl ed episodi di serie quali Ally McBeal, Senza traccia, Cold Case, Supernatural, La zona morta, Sherlock Iron Fist, Le terrificanti avventure di Sabrina, American Gods e Doctor Who. Anche produttrice e attrice, ha 65 anni.


Tra le mille guest star, nel ruolo di donna senza figli e segnata nei credits come Mrs. Tom Arnold, compare Roseanne Barr, mentre Robert Shaye, fratello di Lin Shaye e produttore del film, è l'inquietante bigliettaio delle sequenze iniziali (per la cronaca, compare in piccoli ruoli in tutti i film della saga tranne il terzo e il quinto). Come ho scritto nel post, la sceneggiatura è stata rimaneggiata e riscritta più volte e la prima bozza, scritta nientemeno che da Peter Jackson, prevedeva un Freddy costretto ad invecchiare e a diventare il debole punchball di ragazzini che si sballavano apposta per addormentarsi e andarlo a picchiare; un'altra versione, invece, si basava sul ritorno di Alice e del figlio sedicenne Jacob (con quest'ultimo destinato a diventare protagonista dopo la sorprendente dipartita della madre a metà film), oltre che dei Taryn, Joey e Kincaid di Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, insigniti del ruolo di "Polizia dei sogni" e del compito di inseguire un Freddy fuggito da Springwood dopo avere trascinato l'intera città e i suoi abitanti all'interno della dimensione onirica. A me un po' dispiace che queste idee siano state scartate ma, se di Freddy non ne avete abbastanza, recuperate Nightmare - Dal profondo della notte, Nightmare 2 - La rivincita, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Nightmare 4 - Il non risveglio, Nightmare 5 - Il mito, Nightmare - Nuovo incubo e Freddy vs Jason.

Se volete continuare la Notte Horror nelle prossime settimane, di seguito trovate i link ai post di chi ha partecipato prima di me e il Bannerone col resto degli appuntamenti!

La Bara Volante - Killer Machine



martedì 23 giugno 2020

Nightmare 2 - La rivincita (1985)

Dopo aver guardato Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street ho deciso di rivedere Nightmare 2 - La rivincita (A Nightmare on Elm Street Part 2: Freddy's Revenge ), diretto dal regista Jack Sholder nel 1985.


Trama: dopo essersi trasferito con la famiglia nella casa un tempo appartenuta a Nancy Thompson, il giovane Jesse comincia ad essere perseguitato dal demoniaco Fred Krueger, che cerca un modo per tornare a uccidere.


E' inevitabile. Dopo Scream, Queen! la visione di Nightmare 2 - La rivincita ha tutto un altro sapore e molte delle cose che non mi erano saltate all'occhio da ragazzina adesso sono arrivate a mordermi le chiappe. Ha un bel dire il viscido David Chaskin, sceneggiatore di questo mezzo obbrobrio, quando dichiara di non avere idea del perché la gente veda un sottotesto omosessuale all'interno di quasi ogni sequenza della pellicola. Al di là della scelta di Mark Patton, sul quale poi tornerò poverino, quella di Nightmare 2 è palesemente la storia di un ragazzo insicuro sulla sua identità sessuale, circondato da "tentazioni", che tenta di non cedere al "lato oscuro" incarnato da un Fred Krueger più leppegoso ed ambiguo del solito, mentre la fedele, possibile fidanzatina Lisa si ingegna a riportarlo sulla retta via con la forza dell'amore. Più chiaro di così, scusate, si muore. L'ordalia di Jesse, ragazzo appena trasferitosi nell'iconica casa di Elm Street, passa attraverso un segreto da estirpare, qualcosa che non può raccontare a nessuno per timore di non essere capito, mentre il corpo smette di obbedirgli, mosso da qualcosa di alieno e incomprensibile che lo porta a fare cose che i "normali" ragazzi americani non farebbero: i genitori si chiedono se non sia drogato, i poliziotti consigliano di "tenere il guinzaglio corto" dopo averlo beccato nudo in giro per strada (dopo un giro in un locale sadomaso e un'esemplare punizione a tema inflitta al professore, vestito in modo da far invidia ai clienti del Blue Oyster di Scuola di polizia), la potenziale fidanzata si dispera perché lei vorrebbe solo limonare ma 'sto ragazzo è preda della disperazione e continua a nicchiare, finché nel momento esatto in cui si combinerebbe qualcosa non arriva Fred Krueger a metterci lo zampino, o il linguone, fate voi. Non stupisce che Jesse sia diventato una scream queen in cui i ragazzi omosessuali americani potessero riconoscersi, ma è anche vero che Jesse, a differenza delle scream queen, lotta davvero pochissimo per sopravvivere e non mi pare un gran modello positivo, anzi. Laddove Nancy, con rabbia, cercava di fare un mazzo così a Freddie Krueger, Jesse si abbandona alla disperazione e riversa la pur giusta frustrazione su amici e genitori idioti ma, di base, non si ingegna per liberarsi della "maledizione" che l'ha colpito.


Detto ciò, chi accusa Mark Patton di aver reso Nightmare 2 un film brutto perché "troppo gay" lo fa in malafede e sapendo di mentire. Anzi, Mark Patton, assieme a un Robert Englund sempre signorile, è la cosa migliore della pellicola, perché è bello, bravo e si impegna a conferire spessore a un personaggio scritto sul retro di un tovagliolino di carta, a differenza della già citata Lisa, per esempio (c'è da dire che Kim Myers era al suo primo film ma, santo cielo, quando piange lamentosa vien voglia di prenderla a ceffoni fortissimi). Ma poi è proprio stupido il film in sé. Salvo un paio di effetti speciali interessanti, aventi per protagonista Fred Krueger e gli stravolgimenti fisici di Jesse (la scena in cui Fred esce letteralmente dal corpo di Jesse mette i brividi oggi come allora), ci sono cose di un trash fuori scala, come pappagallini esplosivi (!) e cagnolini con la testa di bimbo piangente (?) e soprattutto c'è l'imbarazzante scena della festa in giardino. Ora, quella scena in questione è proprio l'anticlimax, con Robert Englund che palesemente a un certo punto non sa più che fare e si ferma a fissare i convenuti ciondolando, mentre i baldi giovanotti e ragazzette che dovrebbero fuggire davanti alla sua sola vista (stiamo pur sempre parlando di un uomo completamente sfigurato dalle fiamme e con un guanto artigliato, che è uscito da una villa spaccando una vetrata dopo aver minacciato la padrona di casa e averla quasi ammazzata, eh) stanno lì a rimirarselo nemmeno fossero degli umarell davanti a un cantiere. Al confronto di queste idiozie, con una mitologia kruegeriana palesemente stravolta e il povero Fred trasformato in un demone lubrico privato dell'inventiva con cui violenta i sogni delle sue vittime facendoli diventare incubi, il tanto vituperato urlo di Mark Patton, il suo balletto anni '80 e Marshall Bell a culo nudo frustato dalle corde sono degli altissimi pezzi di scuola horror.


Del regista Jack Sholder ho già parlato QUI. Robert Englund (Freddy Krueger) e Marshall Bell (Allenatore Schneider) li trovate invece ai rispettivi link.

Mark Patton interpreta Jesse Walsh. Americano ha partecipato a film come Jimmy Dean, Jimmy Dean e Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street. Anche produttore, ha 61 anni e due film in uscita.


Robert Rusler interpreta Ron Grady. Americano, ha partecipato a film come La donna esplosiva, A volte ritornano, FBI - Protezione testimoni 2, Tales of Halloween e serie quali La signora in giallo, 24, Medium e Bones. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 55 anni e un film in uscita.


Clu Gulager (vero nome William Martin Gulager) interpreta Mr. Walsh. Americano, ha partecipato a film come Il ritorno dei morti viventi, L'alieno, Piranha 3DD, C'era una volta a... Hollywood e a serie quali Chips, Supercar, Magnum P.I., La signora in giallo e Walker Texas Ranger; come doppiatore ha lavorato nella serie Beavis and Butt-Head. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 92 anni.


Michael J. Fox era stato considerato per il ruolo di Jesse ma fortunatamente l'attore era già impegnato con le riprese di Ritorno al futuro e Voglia di vincere ed è andata bene anche a Brad Pitt e Christian Slater, entrambi scartati nel corso delle audizioni. Nightmare 2 - La rivincita segue Nightmare - Dal profondo della notte ma devia quasi completamente dalle "regole" oniriche create da Wes Craven, che torneranno fortunatamente in Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Nightmare 4 - Il non risveglio, Nightmare 5 - Il mito, Nightmare 6 - La fine e Nightmare - Nuovo incubo, che vi consiglierei di recuperare, se siete interessati alla saga, assieme a Freddy vs Jason, giusto per completezza. E, ovviamente, non perdetevi Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street. ENJOY!

venerdì 18 maggio 2018

The Midnight Man (2016)

Dopo averlo distribuito al cinema, la Midnight Factory porta anche sul mercato dell'home video The Midnight Man, film diretto e co-sceneggiato nel 2016 dal regista Travis Zariwny.


Trama: due ragazzi scoprono in una soffitta un gioco attraverso il quale viene invocato il Midnight Man. Il gioco prevede una serie di regole da rispettare, pena la morte per mano della cupa entità...



Sulla copertina del DVD del film campeggia la dicitura Robert Englund's The Midnight Man. Lì per lì pensavo che il vecchio Robert avesse scritto, diretto o perlomeno prodotto la pellicola, invece, come purtroppo sempre più spesso accade, si è limitato a metterci la faccia per qualche minuto e a promuovere l'opera con un entusiasmo francamente eccessivo. Mi spiace spendere parole di biasimo per un attore a cui voglio bene ma, davvero, ultimamente il suo nome sta diventando sinonimo di sòla quasi assicurata: di fatto, se deciderete di guardare The Midnight Man solo per la sua presenza fareste prima a procurarvi altri film in quanto Englund qui fa la parte del Dottor Ignazio Spiegonis, la cui presenza si amalgama all'interno della storia come la paprika in una torta Sacher e raggiunge una conclusione a dir poco indegna (SPOILER: Lin Shaye e Robert Englund sono le due star della pellicola. Nella mente dei realizzatori un amante dell'horror dovrebbe bagnarsi, letteralmente, assistendo a uno scontro fisico tra i due. Nulla da eccepire, per quanto se voglio uno scontro tra mostri mi guardo Gamera vs Godzilla... ma davvero c'era bisogno che Englund si lasciasse scassare la faccia da una vecchia fino a farsi uccidere???). Ma, parliamoci chiaro, il pessimo utilizzo di un'icona horror non è proprio l'unico o il più grande difetto di The Midnight Man, l'ennesimo film sui boogeymen fatto con lo stampino e prevedibile dall'inizio alla fine, né bello né brutto ma solo terribilmente banale. Io credo che ormai quando uno sceneggiatore sceglie di cimentarsi in questo genere di pellicola lo faccia tenendo presente uno schema che si passano l'uno con l'altro, a mo' di documento segreto: non si spiega altrimenti perché mai TUTTI i film recenti aventi per protagonista uno spettro malvagio mostrino un'ora e dieci di decisioni scellerate dei protagonisti, "stuzzicati" da ombre che si muovono a bordo schermo, per poi concludersi con venti rapidi minuti in cui succede la qualunque, come se il mostro si fosse stufato di metter paura alle sue vittime e avesse deciso di ucciderle tutte per punire la loro fondamentale demenza.


E questo film, signori miei, è un po' la fiera del demente, eh. O, meglio, è la fiera dell'incertezza. Abbiamo infatti un gioco portato avanti da tre fanciulli (al quale una di loro, per inciso, non potrebbe nemmeno partecipare poiché non ha seguito alla lettera tutte le regole di "ingaggio") e lasciato in eredità dalla nonna della protagonista, all'interno del quale il Midnight Man del titolo dovrebbe uccidere chi non segue le regole alla lettera; in realtà, l'Uomo di Mezzanotte non ha ben chiaro in mente cosa fare perché nei flashback passati lo si vede ammazzare bambini senza troppe menate, mentre nel presente PRIMA tortura le vittime mettendole di fronte alle loro peggiori paure, POI li uccide, ma con calma. Della serie, se ne ho voglia bene, altrimenti vedete voi. In tutto questo, non c'è NESSUNO tra i compaesani dei protagonisti che abbia avuto l'idea di impedire l'accesso a una villa dove dovrebbero essere morti una decina di bambini e altre persone, perché la panzana che è stata propinata a laggente nel corso del tempo per giustificare tutti i delitti pare fosse "Eh, è una famiglia distrutta per colpa del DOLORE". Ah. Capisco il personaggio di Lin Shaye, i cui altarini vengono rivelati poco a poco, ma capire perché SPOILER il Dr. Harding abbia deciso di non emigrare in Antartide dopo aver subito il trauma infantile peggiore della sua vita FINE SPOILER me fallit, sono sincera. A fronte di una storia banale, una regia non particolarmente esaltante, effetti speciali nella norma e attori dimenticabili si salvano solo le belle scenografie, con un manichino più inquietante dello stesso Midnight Man e una parete di orologi molto artistica, oltre al cosiddetto  "momento coniglio", unico guizzo visionario e leggermente weird dell'ennesimo horror usa e getta destinato ad affogare nel mare delle infinite produzioni di genere che arrivano periodicamente dagli USA. Con buona pace, neanche a dirlo, dei fan di Englund e della Shaye.


Di Lin Shaye, che interpreta Anna Luster, e Robert Englund, ovvero il Dr. Harding, ho già parlato ai rispettivi link.

Travis Zariwny è il regista e co-sceneggiatore del film. Probabilmente americano, conosciuto principalmente come production designer, ha diretto film come il remake di Cabin Fever ed è anche attore e produttore.


L'edizione Midnight Factory conta come extra il libretto curato dalla redazione di Nocturno Cinema e il backstage del film. Detto questo, se The Midnight Man vi fosse piaciuto forse saranno di vostro gradimento anche Slumber - Il demone del sonno e The Bye Bye Man, sempre editi dalla Midnight Factory. ENJOY!


mercoledì 15 marzo 2017

The Last Showing (2014)

Arriva in DVD e Blu Ray, grazie alla Midnight Factory, il film The Last Showing, diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Phil Hawkins.


Trama: destituito dal ruolo di proiezionista, l'anziano Stuart si ritrova dietro al banco dei popcorn di un multisala. Furente, decide di girare il SUO horror e coinvolge un'ignara coppietta nell'operazione...



Come si fa a non voler bene a Robert Englund? Nonostante alla veneranda età di 69 anni un po' del suo fascino sia venuto meno, sostituito da una morbida aria da nonnetto, i suoi occhi e il suo sorriso inquietante sono rimasti gli stessi, così come l'incredibile dignità e la classe (manca la calma, semicit.) con le quali affronta da sempre ogni ruolo, anche il più imbarazzante e qualcunohaddettoMarcheseDeSade???? Chi ha parlato? Chicca**ohapparlato? Ehm, scusate, devono esserci delle interferenze. Robert Englund, si diceva, con la sua sola presenza mi impedisce automaticamente di voler male a determinati film che, probabilmente, senza di lui meriterebbero perpetua ignominia. E' un po' il caso di questo The Last Showing il quale, pur non essendo nulla di che, diventa perlomeno simpatico grazie al vecchio Englund, che gigioneggia nei panni del proiezionista scornato evitando scivolate nel patetico ed appropriandosi piuttosto di una cattiveria un po' naif, da vecchio barbogio appunto. Della serie: i giovani d'oggi non valgono un ca**o, non ci sono più le stagioni di una volta, qui dove sorge il multisala un tempo era tutta campagna, cose così. Quale vendetta migliore di prendere due poveri, innocui stron*i e punirli per le colpe di tutti i giovinastri irrispettosi, infilandoli a forza in un horror scritto, diretto ed interpretato proprio dall'ex proiezionista Stuart? Non chiediamoci perché per recuperare dignità un proiezionista dovrebbe riciclarsi regista, quando sarebbe stato molto più sensato fare come Udo Kier in Cigarette Burns e usare le interiora dei gestori dell'UCI Cinemas Fiumar... ehm... del multisala utilizzato nel film a mo' di pellicola; vedere Englund manovrare i due poveri cristi come se fossero delle marionette e destreggiarsi in operazioni di montaggio e doppiaggio, oltre che regia e "casting", è comunque un divertimento sufficiente per una serata disimpegnata.


Vecchie glorie a parte, purtroppo The Last Showing è poca roba, più che altro è poco più di un thriller (e mi domando perché mai sia vietato ai minori di 14 anni): il bodycount è uno dei più bassi visti recentemente e, nonostante vengano nominati i torture porn, Le colline hanno gli occhi II, Nightmare e Candyman, gli unici morti ammazzati soccombono a colpi di pistola piuttosto che a seguito di fantasiose torture cinematografiche o a bagni di sangue da riproporre in glorioso technicolor. Il risultato complessivo è quindi moscerello ed è un peccato visto che i corridoi di un cinema, per quanto moderno, e le sue sale buie avrebbero potuto regalare molte gioie allo spettatore mediamente appassionato di horror. Tolto Robert Englund, anche il resto del cast non brilla particolarmente: la ragazza della coppia è letteralmente non pervenuta, una biondina sciapa qualsiasi presa nella marea di attricette che probabilmente ogni giorno infestano i casting di tutto il mondo, mentre Finn Jones se la cava un po' di più (se però questo è il massimo che possiamo aspettarci da Iron Fist non ce la posso fare, cerchiamo di tirare fuori un po' di carisma altrimenti altro che heart of Shou-Lao!). Il tizio di colore che interpreta il direttore del cinema mi ha fatta invece pentire di avere guardato il DVD con la traccia in lingua originale perché, alla faccia dell'ambientazione britannica, l'accento di costui rischia di far sanguinare le orecchie anche al più scafato degli spettatori. Visto però che "Thanks for being such a good sport" è stato tradotto con "La ringrazio per essere stato così sportivo" non vi consiglio di sfruttare la traccia italiana, piena di mille altri piccoli refusetti che potrebbero rovinarvi la visione di un film non memorabile ma tutto sommato simpatico.

Mah.
Di Robert Englund, che interpreta Stuart, ho già parlato QUI.

Phil Hawkins è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come The Butterfly Tattoo, Being Sold e The Four Warriors, ovviamente mai visti in vita mia. Anche produttore e attore, ha 33 anni e tre film in uscita.


Finn Jones interpreta Martin. Inglese, ha partecipato a film come Wrong Turn 5 - Bagno di sangue e a serie quali Il trono di spade. Ha 29 anni e sarà Iron Fist nell'imminente serie omonima e in The Defenders.


L'edizione italiana della Midnight Factory presenta un libretto introduttivo e parecchi extra tra i quali tre scene eliminate, alcune estese, trailer, backstage e interviste a Robert Englund, agli altri attori principali, al regista, alla produttrice Alexandra Baranska e al direttore della fotografia Ed MooreThe Last Showing vi fosse piaciuto potreste recuperare la saga di Saw o almeno il primo film. ENJOY!

martedì 25 ottobre 2016

Urban Legend (1998)

E' giunto il momento di parlare di uno degli horror che preferivo negli anni dell'adolescenza, Urban Legend di Jamie Blanks, uscito nel 1998.


Trama: in un college americano gli studenti cominciano a venire uccisi da qualcuno che ha deciso di riproporre nella realtà le più famose leggende metropolitane...



"Mi ha detto mio cuGGino che una volta si è svegliato in un fosso tutto bagnato che gli mancava un rene!". Così cantavano gli Elii nell'immortale Mio cuggino, la celebrazione tutta italiana delle cosiddette leggende metropolitane, situazioni paradossali e fondamentalmente terrificanti che TUTTI giureremmo siano capitate all'amico, dell'amico, dell'amico del cuGGino appunto. Le leggende metropolitane sono nate in America, almeno quelle più famose, ma alzi la mano chi non se n'è mai sentita raccontare una da ragazzino: io da bambina tremavo ascoltando quella della "mano leccata" ma girava anche la versione cattolica di Bloody Mary, quella in cui se qualcuno avesse recitato l'Ave Maria al contrario (ma perché???) davanti allo specchio avrebbe visto Satana nel riflesso, e sicuramente mille altri racconti atroci che ora non rammento. Scopo delle leggende metropolitane, così si dice, è quello di educare l'utente a non compiere le azioni che condannano i protagonisti alla morte o alla follia (se sei una baby sitter poco attenta probabilmente un assassino arriverà ad ucciderti) oppure a fare attenzione all'ambiente che lo circonda (bisognerebbe controllare SEMPRE il sedile posteriore della macchina, se non addirittura quello che si cela sotto la stessa) e, in generale, contengono una morale assai simile a quella delle antiche fiabe. Il film di Jamie Blanks si basa interamente su questo folklore moderno americano e crea un serial killer particolarmente fantasioso che sceglie di trasformare i malcapitati studenti di un college nei protagonisti di queste leggende metropolitane, imbastendo attorno a questi omicidi una storia fatta di sospetti, segreti passati e vendette postume. Il risultato di questo collage di leggende è una pellicola simpatica, zeppa di citazioni e guest star, interessante nella misura in cui lo spettatore decide di farsi prendere dalla curiosità e approfondire l'argomento: per esempio, io conoscevo la fonte primaria di tutti gli omicidi tranne uno e cercando in rete per colmare questa lacuna ho scoperto il macabro retroscena legato alla canzone Love Rollercoaster , peraltro presente nella colonna sonora di Urban Legend.


Poi, ovviamente, c'è da dire che guardare Urban Legend a diciott'anni non è proprio come guardarlo ora. All'epoca sorvolavo su moltissime cose e badavo essenzialmente all'aspetto folkloristico e gore della pellicola, visto oggi il film di Jamie Blanks è una belinata, per quanto simpatica, e diventa ancora più scemo per chi, come me, si è divorato la prima stagione di Scream Queens. Nella serie creata da Murphy, Falchuk e compagnia i personaggi e le situazioni sono caricati all'estremo ma la somiglianza con Urban Legend ha dell'incredibile: al di là dei soliti studenti stereotipatissimi, ci sono una guardia giurata di colore (mai stupenda quanto Denise Hempville, ah-ha, no sir!), lo studentello giornalista che si atteggia manco lavorasse per il Time e decide di aiutare la protagonista a risolvere il mistero, professori e "decani" che guardano dall'altra parte scegliendo di coprire gli scandali della scuola, killer mosso da sentimenti condivisibili che tuttavia sbrocca facendola fuori dal vaso e scemenza distribuita a palate, tutti aspetti della trama che sono praticamente gli elementi cardine di entrambe le opere. Gli attori, nemmeno a dirlo, sono dei mezzi cani ed era giusto il doppiaggio italiano a mettere una pezza alle vocette monocordi di tutti i coinvolti. L'unico che ancora oggi merita considerazione e simpatia è Joshua Jackson, talmente pronto a prendersi in giro per l'iconico personaggio di Pacey da prestarsi non soltanto alla gag della macchina che si accende sparando "annouannauei" a tutto volume (cosa che mi fa ridere tuttora) ma anche ad omaggiare una delle scene madri di Animal House. E se è vero che Robert Englund, John Neville, Brad Dourif e Danielle Harris sono sempre un bel vedere, soprattutto all'interno di un horror, bisogna anche ammettere che Alicia Witt è una protagonista senza nerbo, Jared Leto un povero minchietta alle prime armi e Rebecca Gayheart un'imbarazzante quasi trentenne costretta nei panni palesemente troppo giovani di una studentessa del college. A parte questo, per passare una serata tra leggende metropolitane e strilli di terrore Urban Legend è perfetto e per mille motivi, non ultima una questione di amore nostalgico, non mi sento di volergli male.


Di Jared Leto (Paul Gardener), Alicia Witt (Natalie Simon), Rebecca Gayheart (Brenda Bates), Joshua Jackson (Damon Brooks), Tara Reid (Sasha Thomas), Robert Englund (Prof. William Exler), Danielle Harris (Tosh Guaneri) e Brad Dourif (che interpreta il benzinaio Michael McDonnel, non accreditato) ho già parlato ai rispettivi link.

Jamie Blanks è il regista della pellicola. Australiano, ha diretto film come Valentine - Appuntamento con la morte. Anche compositore, sceneggiatore e produttore, ha 55 anni.


Michael Rosenbaum interpreta Parker Riley. Americano, ha partecipato a film come Mezzanotte nel giardino del bene e del male, Cursed - Il maleficio, Catch .44 e a serie come Smallville (dove interpretava Lex Luthor). Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 44 anni e un film in uscita.


Loretta Devine interpreta Reese Wilson. Americana, ha partecipato a film come Nikita, spie senza volto, Urban Legend: Final Cut, Mi chiamo Sam e a serie come Ally McBeal, Supernatural, Cold Case, Glee e Grey's Anatomy; inoltre, ha doppiato un episodio di The Cleveland Show. Anche produttrice, ha 67 anni e un film in uscita.


John Neville interpreta il decano Adams. Inglese, lo ricordo per film come Le avventure del Barone di Munchausen, Baby Birba - Un giorno in libertà, Piccole donne, Il quinto elemento, X-Files - Il film e Spider, inoltre ha partecipato a serie come X-Files. E' morto nel 2011, all'età di 82 anni.


Julian Richings interpreta il bidello. Inglese, ha partecipato a film come Il pasto nudo, Mimic, Cube - Il cubo, X-Men - Conflitto finale, Saw IV, Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti, The Conspiracy, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, The Witch e a serie come Kingdom Hospital, Mucchio d'ossa, Hemlock Grove, Supernatural e Hannibal. Ha 61 anni e un film in uscita.


Sarah Michelle Gellar aveva accettato il ruolo di Sasha ma aveva dovuto rinunciare perché già impegnata con le riprese della serie Buffy - L'ammazzavampiri mentre sia Reese Witherspoon che Melissa Joan Hart hanno rifiutato la parte di Natalie. Tra i mille inside joke di cui il film è pieno, molti dei quali comprensibilissimi anche per il pubblico italiano, ce n'è uno che effettivamente può essere apprezzato solo dagli americani: sul finale, una delle studentesse dice "E scommetto che Brenda era la ragazza nella pubblicità della Noxzema" ed effettivamente Rebecca Gayheart, che interpreta Brenda, aveva partecipato a parecchi spot di quel marchio. Il film ha generato ben tre seguiti, tutti di qualità discutibile: Urban Legend: Final Cut è l'unico in qualche modo direttamente collegato poi ci sono Urban Legend 3 (dai risvolti sovrannaturali e legato alla figura di Bloody Mary) e Ghosts of Goldfield (nato come ennesimo capitolo della serie e poi andato per i fatti suoi), entrambi distribuiti straight-to-video; se Urban Legend vi fosse piaciuto eviterei tutti e tre i sequel e punterei invece su So cos'hai fatto, la saga di Scream e Final Destination. ENJOY! 


martedì 15 luglio 2014

NOTTE HORROR 2014: The Mangler - La macchina infernale (1995)


Finalmente è arrivato il mio turno di partecipare alla Notte Horror - Blog Edition indetta dal solito gruppetto di folli blogger al quale mi pregio di appartenere! Non vedevo l'ora infatti di parlare di uno dei film che più mi aveva colpita in quelle folle notti de paura, ovvero The Mangler - La macchina infernale (The Mangler), diretto nel 1995 da Tobe Hooper e tratto dal racconto Il compressore di Stephen King, contenuto nella raccolta A volte ritornano.


Trama: alla lavanderia Blue Ribbon succedono orribili e sanguinosi incidenti ogni volta che i dipendenti si avvicinano troppo al mangano. Un detective si mette ad indagare e scopre un terribile segreto...


The Mangler all'epoca mi aveva sconvolta, non ci avevo dormito la notte. Era stato eletto subito (complici la presenza di Englund e il nome Stephen King) come uno dei miei horror preferiti e devo avere consumato la cassetta a furia di riguardarlo, tanto che posso tranquillamente citare dialogo per dialogo la prima ventina di minuti. Dopo i quali il film diventa fuffa, sia chiaro, ma da ragazzina non lo capivo mica. The Mangler parte infatti col botto, annichilisce lo spettatore con fiumi di sangue, vecchie ridotte a stracci (giuro!!), urla come se gli attori non avessero un domani e, su tutto, il terribile Robert Englund che incombe sui poveri dipendenti come un ave caroñero sbraitando improperi contro quella "stupida vacca" della Signora Frawley prima di concupire con occhio (uno) voglioso una delle giovani impiegate. E il film potrebbe finire lì. O, meglio, potrebbe andare avanti a pezzi, saltando direttamente agli altri due o tre momenti tremendamente gore ed evitando tutto il contorno fatto di pippe mentali del protagonista, il solito poliziotto abbattuto dal diludendo di un passato di morte e sfiga, incazzoso come un'ape, ignorante come una capra di Biella e stranamente non alcoolizzato (però è zoppo, gobbo e quando si stupisce un'occhio diventa più grande dell'altro, tipo Popeye). Eh sì, avrete capito che, tolto il povero Englund che gigioneggia come al solito, coperto da un trucco che lo rende più che orrendo e che sembra stato ripreso, in alcuni dettagli, dritto dal BELLISSSSSSSSIMO Le notti proibite del Marchese De Sade, il resto del cast va dal livello guitto a quello imbarazzante e questo vale sia per i protagonisti che per le comparse: evidentemente, anche prendere il Jame Gumb de Il silenzio degli innocenti e schiaffarlo a fare il protagonista non si è rivelata un'idea geniale, col senno di poi.


Ed è buffo che sia proprio Englund, assieme al gore, a salvare The Mangler dalla caterva di insulti che meriterebbe visto che, di fatto, tutto il plot del patto col Diavolo e la saggia massima "non fidarti della gente a cui manca un pezzo di corpo" sono stati aggiunti per rimpolpare un racconto che era interamente basato su sfigatissime coincidenze, dannosa incompetenza... e finiva in modo tale da provocare altro che UNA notte insonne. Almeno un mese. La sceneggiatura, scritta a tre mani dallo stesso Hooper, Stephen Brooks e Harry Alan Towers (sceneggiatore, tra l'altro, di Dieci piccoli indiani trinceratosi, chissà perché, dietro lo pseudonimo di Peter Welbek), è un tentativo noiosissimo e raffazzonato di allungare la broda, con dialoghi imbarazzanti, concetti ripetuti allo sfinimento e personaggi che non sanno, per dirla alla Guzzanti, né quando stanno andando né quando stanno facendo su questa Tèra. E la finisco qui altrimenti Zio Tibia mi da tante di quelle cartelle che mi leva dal mondo, facciamoci una bella iniezione di nostalgia e ricordiamoci perché The Mangler merita comunque un posticino nel mio cuore. Perché pare che Tobe Hooper abbia abbandonato il film quasi completato lasciandolo in mano a tale Avant Singh, non accreditato. Perché il doppiatore di Englund è un porcone ringhiante. Perché fa più paura il vecchio fotografo impiccione del mangano. Perché i due protagonisti si sfondano di cibo come se non avessero un domani (ed effettivamente...). Perché una signora si ritrova una ghiacciaia in un giardino, non sua, e la lascia lì, senza chiedersi perché né trovarle un posto più consono. Perché una ghiacciaia, sempre lei, la esorcizzi a martellate ma un mangano col razzo. Perché, per liberarsi dalla stretta di una stiratrice, è molto più semplice prendere a revolverate l'orlo dell'impermeabile invece di toglierselo di dosso. Perché Robert Englund riesce a diventare uno dei migliori Robot Transformer di sempre. Perché l'attrice che interpreta Shelly, sul finale, passa dall'essere scialba al semplicemente imbarazzante. Vedere per credere. Ciao, zombetti!!!


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato qui. Robert Englund, che interpreta William "Bill" Gartley, lo trovate invece qua.

Ted Levine (vero nome Frank Theodore Levine) interpreta John Hunton. Americano, indimenticabile Jame Gumb de Il silenzio degli innocenti, ha partecipato a film come Heat - La sfida, Flubber - Un professore tra le nuvole, Wild Wild West, Evolution, Fast and Furious, Memorie di una geisha, Le colline hanno gli occhi, Shutter Island e a serie come Monk. Ha 57 anni e cinque film in uscita.


Riguardandolo per l'occasione ho capito che su Notte Horror andava in onda la normale versione R-Rated ma ne esiste anche un'altra, la Director's Cut con qualche dettaglietto gore in più, soprattutto quando il mangano ci da dentro a stirare gente. Esistono anche, ahimé, due seguiti della pellicola, The Mangler 2 del 2002 (Lance Henrikssen compare come guest star ma come il film possa essere definito seguito non si sa visto che il demone diventa un virus del computer...) e The Mangler Reborn del 2005 (la guest star stavolta è Reggie Bannister e il film ha di nuovo il mangano come protagonista), entrambi usciti direttamente sul mercato dell'home video: mi si dice che il Reborn sia meglio del 2 ma, per amore dell'originale, non ho alcuna voglia di recuperarli! Meglio invece guardare Christine - La macchina infernale... o tutti gli altri film di cui abbiamo parlato e parleremo nella nostra Notte Horror, dei quali segue l'elenco. ENJOY!

GIA' PUBBLICATI:
Dovevi essere morta su Il giorno degli zombi
Mimic su Non c'è paragone
Brivido su Solaris
Vamp su Montecristo

IL PROGRAMMA COMPLETO!



mercoledì 5 febbraio 2014

Il Bollalmanacco On Demand: Le notti proibite del Marchese De Sade (1993)

Ho un senso dell'umorismo alternativo.
Anche Tobe Hooper mi sa.

L’appuntamento con la rubrica On Demand di oggi verte su uno degli abomini della mia adolescenza, nella fattispecie Le notti proibite del Marchese De Sade (Night Terrors), diretto nel 1993 dal regista Tobe Hooper e richiesto in questo post da Death de Il braccio della morte che, evidentemente, condivide una lontana parentela con il marquis del titolo italiano, non si spiega altrimenti. Il prossimo film su richiesta sarà invece Il bosco fuori… speriamo bene! ENJOY!

La locandina incriminata ed ingannevole
Trama: Genie è una twentysomething che arriva ad Alessandria d’Egitto per far visita a suo padre, archeologo beghino. Suo malgrado, la demente verrà coinvolta nelle trame di un culto che si rifà agli insegnamenti (??) del marchese De Sade.


Le notti proibite del Marchese De Sade incarna uno di quei momenti epici che tutti hanno vissuto almeno una volta durante l'adolescenza. All'epoca io e un'amica passavamo i pomeriggi piovosi a guardare horror, sfruttando la potenza della tessera del videonoleggio e, un giorno, ci era capitato di vedere tra i vari titoli questo fantomatico Night Terrors, diretto da Tobe Hooper (uuh, quello di The Mangler, quello di Non aprite quella porta, uuh!!!), con in copertina serpenti zannuti, fiamme e quant'altro. Ovviamente l'avevamo subito affittato e non avete idea delle facce che abbiamo fatto quando sullo schermo era comparso il titolo Le notti proibite del Marchese De Sade. "No, ci siamo sbagliate! Abbiamo affittato un porno! Che due sfigate!!" "Aspetta, però è diretto da Tobe Hooper e c'è Robert Englund... è questo: AVRANNO SBAGLIATO A SCRIVERE IL TITOLO PRIMA" (beata ingenuità!!). Inutile dire che, finita la visione, avevamo giurato solennemente che mai più avremo guardato nuovamente una simile bruttura e invece, complici i miei racconti sconcertati, mi è toccato riguardarla già una volta assieme al mio incredulo migliore amico e adesso l'ho riguardata per la terza volta. Basta. Scritta la recensione, camurrìa finita, spaccherò con queste mani il DVD  che contiene il file così da evitare ogni ricaduta. Perché la visione di Le notti proibite del Marchese De Sade è una tortura ogni volta peggiore. Come diceva Putignani, "Inseguitemi un po'!".

L'espressività.
Il film inizia con Englund che "consiglia di cuore" il pubblico di farsi frustare sui piedi da un nerboruto pelatone, sulle note della Kubrickiana Ouverture della Gazza ladra di Rossini. "Forse dovreste immergere la frusta nell'aceto" consiglia il garrulo Robert, conciato come il conte Uguccione. Mi interrompo un attimo: Robert Englund, nonostante tutto questo, è bellissimo da vedere struccato ed è l'attore migliore presente sul set perché i responsabili del casting hanno tirato fuori dagli scantinati i peggio cani presenti a Hollywood e gli adattatori italiani hanno riesumato i peggiori doppiatori in circolazione. Non ci credete? Allora, la protagonista è stata sicuramente scelta SOLO per il seno e il culo prominenti perché non azzecca un'espressione che sia una; per fare un banalissimo esempio, ogni volta che viene mostrata preda degli effetti della droga sembra sul punto di vomitare della peperonata. Il padre si vede di meno ma non per questo è più bravo, perché vaga per il set con le stesse aggraziate movenze che avrebbe un tacchino con problemi di deambulazione, mentre gli altri membri del cast suscitano solo un'ilare pietà: l'israeliano Juliano Mer-Khamis si è indubbiamente creato un posto di nicchia nell'ambito del trash cavalcando nudo in mezzo alle dune durante uno dei sogni "perversi" o proibiti della protagonista e per il modo "sottile" in cui avrebbe dovuto interpretare il traviatore di fanciulle, toccandosi il pacco e sistemandosi i pantaloni ad ogni apparizione sullo schermo. Che voto diamo quindi al cast? 4 + e solo per la presenza di Englund.

Ha comunque fascino quest'uomo
Si dice che dei pessimi attori possano rovinare una bella sceneggiatura, vediamo se la regola vale anche per la pellicola in esame. Le notti proibite del Marchese De Sade non è né un thriller né un horror ma un soft core scemo contaminato da questi altri due generi. Il tema di fondo è la "perversione" della protagonista, una burina ignorante che non conosce De Sade (la domanda Scult che Ella rivolge ad ogni suo interlocutore è: "De Sade... De Sade... ma non è da lui che deriva la parola sadico?") e che va in giro per Alessandria conciata come una battonassa, fine come la carta vetro, attirando su di sé le mire di violentatori e lesbiche da operetta. La fanciullina brama quindi la libertà perché, come una novella Carrie, è stata cresciuta da un padre che, con le sue paturnie religiose, non ha fatto altro che spingerla a voler scopare a destra e manca col primo che capita. Ok, che c'entra però De Sade? Durante il film in poche parole si capisce che 'sta deficiente dev'essere la discendente della donna che ha fatto condannare a morte il povero Marchese e ciò spiegherebbe perché il branco di pornomani, edonisti, drogati (su cui poi torneremo) guidato da uno dei suoi discendenti mirerebbe a privarla dell'innocenza (ma quale, che 'sta qui ha una voglia di Razzo che scansati?) e della vita. Se la cosa finisse qui andrebbe anche bene, il problema è che la sceneggiatura prevede la presenza di un culto pseudo-cristiano, quello dei Naostici, che non si sa bene chi siano o cosa facciano ma che, per qualche motivo, non sopportano De Sade e insomma patapin e patapan boh alla fine ci sono una bilancia, un Cristo, persone decapitate a muzzo, della gente incappucciata che fa tanta paura ad Englund/Freddie Krueger (sì, in alcune scene l'attore utilizza un coltello retrattile e gigioneggia come faceva Freddie con gli artigli) e De Sade che muore per problemi di peso. Forse. Mah. Voto sceneggiatura: 2.
Voto extra per i dialoghi: 1. Dice Paul Chevalier alla protagonista: "Abbiamo fatto TANTO per pervertirti!". Un po' di belino, una fumata di narghilé e la lettura di un libro di De Sade ad una che aveva tanta di quella voglia di scopa' che a momenti violentava persino il padre?? Hai voglia di scherzare...

Momento WTF: Tesori d'Oriente.
Ma parliamo di Tobe Hooper, che cavolo! Vuoi che alla regia e al reparto tecnico non si siano mantenuti su binari più dignitosi? Assolutamente NO. Evidentemente il buon Hooper, a differenza di Kubrick, Ken Russell, persino Tinto Brass, non ha assolutamente idea di come si mettano in scena né la decadenza né quelle disturbanti sequenze che uniscono eros e thanatos. Per non annoiarvi oltre segnalo un paio di scene che mi hanno colpita particolarmente. Nella prima il regista mostra il "punto nevralgico di Alessandria", un covo di nesci (i pornomani, edonisti e drogati di cui sopra) che si riuniscono in uno scantinato per ballare con un retro nascosto dove si fuma il narghilé, i camerieri feticisti ti lavano i piedi, l'immancabile puttanone balla con un pitone tra le gambe e gli ospiti più esigenti possono copulare tra le serpi. Se pensate però che Hooper non possa arrivare a punti più bassi vi sbagliate perché OGNI scena di "sesso" è girata come uno spot di Tesori d'oriente, avete presente quello in cui la donnaccia vogliosa ripensa al manzo che s'è copulata la sera prima toccando spasmodicamente una bottiglietta di bagnoschiuma? Ecco, appunto. Ma il massimo della depravazione viene toccato quando un De Sade appeso alla croce lancia rose come Wanda Osiris mentre una donna serpente cerca di approfittare della protagonista che, giuro, si guarda attorno senza capire una mazza. Per quel che riguarda invece gli aspetti teNNici, ne Le notti proibite del Marchese De Sade si fa largo uso di nebbia finta e lucine, vengono riutilizzate le stesse scenografie senza ritegno alcuno e anche alcuni burattini per rendere il tutto più frizzante. Voto regia, fotografia, FX, ecc: 2 con sputi e schifo.


Voto totale film: 3. Come le volte che l'ho guardato. Non fate il mio stesso errore, ché qui siamo oltre i confini del trash.

E va che si tromba, via!
Del regista Tobe Hooper ho già parlato qui mentre Robert Englund, che interpreta sia il marchese De Sade sia Paul Chevalier, lo trovate qua.

Zoe Trilling (vero nome Geralyn Mae Betzler) interpreta Genie. Americana, ha partecipato a film come Amityville Horror - La fuga del diavolo, Dr. Giggles, Hellbound - All'inferno e ritorno, Leprechaun 3 e a serie come Hunter MacGyver. Ha 46 anni.


William Finley (vero nome William Franklin Finley III) interpretail Dr. Matteson. Americano, ha partecipato a film come Il fantasma del palcoscenico, Quel motel vicino alla palude, Fury, Vestito per uccidere, Il tunnel degli orrori e a serie come Sabrina vita da strega, Racconti di mezzanotte e Masters of Horror. Anche sceneggiatore, è morto nel 2012 all'età di 71 anni.


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