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venerdì 14 novembre 2025

2025 Horror Challenge: Ginger Snaps (2000)

La Horror Challenge della settimana prevedeva la visione di un film uscito nel secondo millennio. Ho scelto Ginger Snaps, conosciuto in Italia col terrificante titolo Licantropia: Evolution, diretto e co-sceneggiato nel 2000 dal regista John Fawcett. Ginger Snaps si inserisce anche negli On Demand perché, neanche a farlo apposta, qualche settimana fa Patrizia mi aveva chiesto proprio di guardare la trilogia (lo farò più avanti, giuro!). 


Trama: Ginger e Brigitte sono due sorelle adolescenti morbosamente affascinate dalla morte. Un giorno, Ginger viene morsa da un lupo mannaro e Brigitte tenta disperatamente di arrestarne la progressiva trasformazione...


La saga di Ginger Snaps è un altro di quegli oggetti di culto che ho sempre evitato di guardare, forse perché, da sempre, ai licantropi preferisco i vampiri o forse perché i titoli italiani mi hanno sempre dato l'idea che i film fossero delle cretinate col botto. In realtà, almeno per quanto riguarda il primo capitolo, l'unica cretinata col botto è stata la distribuzione italiana: Ginger Snaps, infatti, è uscito col titolo Licantropia: Evolution (per sfruttare il richiamo commerciale del secondo capitolo di un'altra saga uscita in quegli anni, Underworld Evolution appunto) nel 2007, DOPO il terzo capitolo, intitolato in Italia Licantropia. Aiutami a guarire da questa mia malattia/affetto da una strana forma di licantropia, insomma. Scherzi a parte, è un peccato che queste scelte vengano portate avanti ciecamente, perché poi ci sono persone come me che aspettano 25 anni e una challenge per recuperare film molto belli ed interessanti, che si distinguono per originalità rispetto ad altre opere coeve. Ginger Snaps è la storia del rapporto tormentato di due sorelle, Ginger e Brigitte, che trovano l'una nell'altra la forza di sopravvivere allo schifo dell'adolescenza. Affascinate dalla morte, le due passano il tempo a mettere in scena suicidi splatterosissimi e si promettono di morire assieme prima dei 16 anni, nel caso la loro vita non cambi. Purtroppo, la svolta arriva quando Ginger viene morsa da un lupo mannaro e comincia, inesorabilmente, a trasformarsi; prima, le sue ferite guariscono nel giro di pochissimo tempo, poi cominciano a spuntarle i peli, e anche la sua psiche cambia di conseguenza. L'incidente coincide con l'arrivo della "maledizione", che per Ginger e Brigitte altro non è che il ciclo mestruale, un evento naturale che loro vivono come l'inizio della fine, la metafora di un'adolescenza sporca e disgustosa, sulla quale l'unico controllo è, appunto, una morte decisa da loro. La sceneggiatura di Ginger Snaps, attraverso l'elemento horror del lupo mannaro, racconta in primis lo schifo dell'adolescenza, un'età in cui tutto è difficile ed estremizzato, dove l'istinto sarebbe quello di fare branco per "appartenere" a qualcosa e afferrare una normalità anche squallida, ma spesso subentra l'autoconservazione che porta a starsene in disparte, al sicuro in una bolla di statica autocommiserazione e disprezzo. Il legame tra Ginger e Brigitte è quasi simbiotico, e nocivo per entrambe, ma tutto sommato consente loro di rimanere "sane". Quando Ginger viene morsa, il suo cambiamento in lupo mannaro diventa la metafora di una crescita incontrollata, in cui la ragazza diventa consapevole di tutte le sue possibilità inespresse, tra cui bellezza, sensualità, forza. Il disperato tentativo di salvarla, da parte di Brigitte, viene vissuto come l'azione di una sorella gelosa, ancora bambina (Brigitte non ha ancora avuto le mestruazioni), incapace di uscire dall'ombra di una ragazza più carismatica, e questo porta al doloroso, sanguinoso scontro tra le due.


Ginger Snaps
potrebbe sembrare un horror adolescenziale come tanti, a base di licei fighetti all'interno dei quali c'è una determinata tipologia di personaggi mutuati dai cliché anni '80-'90, ma in realtà non è così. Il liceo dove vanno Brigitte e Ginger è lo specchio di un disagio generalizzato, verosimile nel suo essere vittima dello squallore provinciale, e lì dentro persino le persone integrate o cool non sono nulla di che. I ragazzini sono goffi e poco carismatici e non fa eccezione quello che, in un film diverso, sarebbe connotato come il love interest della protagonista, e le ragazzine sono tutte bruttarelle, a partire dalla protagonista, tutte accomunate da frustranti problemi di insicurezza sociale. Anche la madre di Ginger e Brigitte è un personaggio peculiare, disperatamente desiderosa di condividere ogni esperienza, positiva e negativa, con le figlie, fino ad arrivare a dichiarazione estreme sul finale; a differenza del povero papà clueless, più vicino ai genitori assenti degli horror adolescenziali, Pamela si interessa attivamente di tutto ciò che riguarda le sue figlie, arrivando persino a giustificare ed appoggiare i loro passatempi morbosi, ma purtroppo nella sua foga ottiene risultati diametralmente opposti a quelli sperati. Se i personaggi sono interessanti e particolari, è anche merito delle due bravissime attrici protagoniste, senza le quali il film non funzionerebbe. Katharine Isabelle incarna una bellezza nervosa e ferina che, almeno nelle prime fasi della mutazione, sboccia libera come un'affascinante farfalla, salvo poi mostrare una mostruosità inaudita e una ferocia dolorosa nella solitudine della stanza condivisa con la sorella. Emily Perkins fa, per contro, tanta tenerezza nella sua interpretazione dimessa di una ragazza bruttina ed incolore, che è costretta a crescere e a prendere le redini della vita di entrambe, nel modo peggiore. Anche gli effetti speciali sono molto belli e, grazie anche ad accortezze di regia e fotografia che ovviano al budget limitato nei momenti in cui i lupi mannari si vedono nella loro interezza, resistono ancora all'usura del tempo. In particolare il make-up di Ginger si distingue per una progressione sottile, che inizialmente ne sottolinea la sensualità, per poi renderla, a poco a poco, sempre più mostruosa. Insomma, non avrei dato una lira a Ginger Snaps e invece l'ho molto apprezzato. Cercherò di non aspettare troppo a vedere i due film successivi!


Di Emily Perkins (Brigitte), Katharine Isabelle (Ginger), Kris Lemche (Sam), Mimi Rogers (Pamela), Jesse Moss (Jason) e Lucy Lawless (annunciatrice nell'audio della scuola) ho parlato ai rispettivi link.

John Fawcett è il regista e co-sceneggiatore del film. Canadese, ha diretto episodi di serie quali Nikita, Xena: Principessa guerriera, Taken e Queer as Folk. Anche produttore, ha 57 anni.


Il ruolo di Ginger era stato inizialmente offerto a Sarah Polley e Natasha Lyonne, ma entrambe hanno rifiutato. Il film ha un seguito, Gingers Snaps: Unleashed (in Italia, Licantropia apocalypse) e un prequel, Ginger Snaps Back: The Beginning (in Italia, Licantropia), che prima o poi finiranno negli On Demand. ENJOY!

giovedì 19 luglio 2012

Final Destination 3 (2006)

Terzo capitolo della saga della morte, siore e siori! Oggi parlerò di Final Destination 3, diretto nel 2006 dal regista James Wong. Tutti pronti a cantare Love Rollercoaster e occhio agli spoiler!


Trama: appena prima di salire sulle montagne russe col fidanzato e alcuni amici, la giovane Wendy ha una premonizione nella quale vede morire lei e tutti i passeggeri del vagoncino. La sua decisione di non salire salva lei ed altri ragazzi, ma il piano della Morte non può essere raggirato così facilmente…


Il terzo capitolo della franchise nel complesso non è male, ma non si differenzia poi molto da quelli precedenti. Lo schema è sempre identico, con la visione del megaincidente all’inizio e le macchinose morti che fanno piazza pulita dei pochi sopravvissuti, ma questa volta gli sceneggiatori hanno deciso di fornire una sorta di “supporto tecnologico” alla protagonista, che cerca di anticipare il destino dei sopravvissuti guardando le foto scattate poco prima dell’incidente. Purtroppo questa novità si conferma anche la belinata più grande dell’intera pellicola, visto che gli indizi presenti nelle foto, oltre ad essere al 90% inutili, sono anche delle incredibili forzature. Tolto questo e la solita mancanza di carisma dei vari interpreti, però, Final Destination 3 si riconferma un prodotto abbastanza godibile e, se devo essere sincera, gli incidenti di apertura e di chiusura sono i migliori visti finora.


Il fatto è che soprattutto l’incidente iniziale mi tocca molto da vicino, visto il mio atavico terrore per le altezze e la diffidenza nei confronti delle montagne russe. La sequenza è girata molto bene e riesce a infondere allo spettatore un senso di ineluttabilità e di panico che difficilmente ho provato guardando altri horror, e anche il finale è molto apprezzabile visto che, a differenza dei due episodi precedenti, fa piazza pulita dell’intero cast in maniera a dir poco grandiosa e claustrofobica. Questi due exploit iniziali e finali, però, sono le uniche cose che elevano la pellicola rispetto alla mediocrità e al piattume, perché gli altri incidenti vanno dall’accettabile al WTF? Simpatica, e a suo modo terribile, l’idea (ripresa poi in Urban Legend 3, se non sbaglio) di fare morire due incaute zoccolette ustionate dalle lampade abbronzanti al ritmo di Love Rollercoaster, ma le altre morti sono fiacche, prevedibili e assai simili tra loro e il “gioco degli indizi” comincia a diventare un po’ troppo sfacciato. Comunque sia, anche questa volta la serie Final Destination riesce nel suo intento di regalare una serata di intrattenimento, ma qualche sbadiglio comincia a profilarsi all’orizzonte. Three down, two to go! 


Del regista James Wong e di Kris Lemche, che interpreta Ian, ho già parlato nei rispettivi link. Tony Todd invece presta la voce al Diavolo della giostra.

Mary Elizabeth Winstead interpreta Wendy. Americana, ha partecipato a film come The Ring 2, Black Christmas – Un Natale rosso sangue, Grindhouse – A prova di morte, Die Hard – Vivere o morire, Scott Pilgrim vs. The World (nei panni di Ramona, nientemeno!!) e La cosa (remake), oltre che a un episodio della serie Tru Calling. Anche produttrice, ha 28 anni e due film in uscita, tra cui l’imminente La leggenda del cacciatore di vampiri.


Ryan Merriman interpreta Kevin. Americano, ha partecipato a film come Halloween – La resurrezione, The Ring 2 e a serie come Jarod il camaleonte, Taken e Smallville. Ha 29 anni e ben sette film in uscita.


Il DVD del film contiene un’opzione che permette allo spettatore di “manovrare” alcune scelte dei protagonisti, cambiando così il corso degli eventi. All’inizio, scegliendo croce quando Jason e Kevin lanciano in aria la moneta per decidere chi deve stare davanti sul vagone, Wendy l’afferra a mezz’aria e scappa di corsa prima ancora di salire sulla giostra. I tre amici la seguono e ovviamente, non essendosi mai seduti, si salvano tutti e il film finisce lì. Altre scelte permettono di far morire diversamente le due zoccolotte nel salone, di salvare il maniaco pelato e di modificare altre morti; inoltre, è possibile scoprire che i due sopravvissuti del film precedente alla fine sono stati risucchiati da un tritalegna difettoso mentre cercavano di non essere colpiti da una macchina in corsa. Tantaffortuuuuna!!! Se il genere vi piacesse, ovviamente consiglio un recupero dei primi due capitoli di Final Destination e delle serie Scream o Saw. ENJOY!!

lunedì 19 marzo 2012

My Little Eye (2002)

Parecchio tempo fa, quando ancora la parola mockumentary era qualcosa di sconosciuto, almeno in parte, usciva questo particolare My Little Eye, diretto nel 2002 dal regista Marc Evans.


Trama: Cinque ragazzi vengono scelti per partecipare ad un reality. Chiusi da soli in una casa isolata per sei mesi, l’unica regola per vincere l’ingente somma di denaro è che nessuno deve abbandonare il gioco, o perderanno anche gli altri. Ovviamente, non sarà così facile rispettare questa condizione…


“I spy with my little eye…”. E’ così che, nei paesi di lingua inglese, viene introdotto il classico gioco dell’ "indovina a cosa sto pensando”, ed ecco da dove deriva il titolo del film, dove gente misteriosa spia i cinque poveri malcapitati concorrenti di questo reality atipico, senza Alessia Marcuzzi e senza confessionali di sorta. All’epoca ne erano usciti parecchi di film così in Italia, ricordo per esempio The Experiment, importato persino dalla Germania, o Session 9 che, se non erro, era quello ambientato in un ex manicomio; d’altronde, Il grande fratello televisivo era cominciato solo da un paio d’anni e le pellicole che ne ricalcavano gli schemi dovevano essere sicuramente un grande successo. Non fa eccezione questo My Little Eye che, nonostante sia un filmetto meno bello di altri, ha comunque il pregio di mostrarci la follia a cui può arrivare gente che punta solo al successo e ai soldi facili, chiudendo volentieri gli occhi davanti ai dilemmi morali e calpestando allegramente la dignità che dovrebbe essere propria di ogni essere umano. E non parlo, ovviamente, delle menti “geniali” di chi sta dietro le quinte, ma proprio dei concorrenti che partecipano a siffatte brutture.


In My Little Eye si avverte il senso incombente di qualcosa di oscuro, di qualcuno che spia e pungola i protagonisti con compiaciuto sadismo, ma sono soprattutto gli stessi protagonisti a risultare spiazzanti e degni di essere presi a schiaffi. Emblematico l’esempio del povero Danny, il ciccione del gruppo, un orsotto timido ed impacciato che viene subito puntato come l’anello debole: quando la produzione gli fa sapere, con un tatto incredibile, che il suo amato nonno è morto, non c’è uno solo dei suoi “amici” che lo consoli, ma tutti discutono sul modo migliore per non farlo uscire dalla casa e, già che ci sono, lo isolano ancora di più, con inevitabili conseguenze. Poi c’è il cretino che ruba le provviste, la zoccolotta che per fare audience la da al primo che capita, la principessa inarrivabile e con un trauma infantile alle spalle, il piacione che ha sempre il polso della situazione, insomma un bestiario mica tanto diverso da quel branco di imbecilli che puntualmente, ogni anno, vengono chiusi in una casa di Cinecittà a litigare ed azzuffarsi tra loro. L’orrore nasce proprio da questo, dalla natura fondamentalmente autodistruttiva di queste persone incapaci di stare in gruppo, che diventano prede facili per chiunque voglia far loro del male. Certo, altri film hanno esplorato l’argomento meglio e più profondamente, ma My Little Eye in tal senso è interessante.


Quanto alla realizzazione, il film risulta meno naturale rispetto ad altri. Le telecamere che riprendono i protagonisti sono praticamente ovunque e ci consentono di ascoltare anche dialoghi sussurrati o in luoghi riparati della casa, però la fotografia sgranata e le immagini a tratti imperfette rendono bene l’idea di un reality trasmesso su internet. Gli attori sono sicuramente più bravi rispetto alla media impiegata di solito in queste produzioni e l’arrivo di un Bradley Cooper (che, come saprete, non mi stancherei mai di vedere su schermo) all’epoca ancora quasi sconosciuto consente al film quel salto di qualità che manca ad altri horror/thriller. Tuttavia, My Little Eye non è sufficientemente inquietante, innovativo o profondo da diventare memorabile, anzi. Gli eventi scorrono piuttosto lenti e l’accellerata finale porta ad una conclusione che all’epoca mi era sicuramente sembrata particolare e scioccante, ma ora mi pare assai simile a quella di altre pellicole ben più incisive. Insomma, se cercate un film senza pretese ma ben fatto per passare la serata, My Little Eye fa al caso vostro, altrimenti potete tranquillamente cercare qualcos’altro.


Di Bradley Cooper, che interpreta Travis, ho già parlato qui.

Marc Evans è il regista della pellicola, l’unica che conosco tra quelle dirette da lui. Inglese, anche sceneggiatore e produttore, ha 48 anni.


Kris Lemche interpreta Rex. Canadese, ha partecipato a film come eXistenZ e Compagnie pericolose, oltre a serie come Piccoli brividi, Nikita, Criminal Minds, Ghost Whisperer, 24 e CSI. Anche produttore, ha 33 anni e due film in uscita.


Laura Regan interpreta Emma. Canadese, ha partecipato a film come Unbreakable – Il predestinato e They – Incubi dal mondo delle ombre, oltre a serie come Cold Case, CSI: Miami, Streghe, Ghost Whisperer, Senza traccia, Nikita e Bones. Ha 34 anni.


Jennifer Sky (vero nome Jennifer Danielle Wacha) interpreta Charlie. Americana, ha partecipato a film come Amore a prima svista e a serie come Buffy l’ammazzavampiri, Xena principessa guerriera, il trashissimo Cleopatra 2525, CSI, Colombo, Streghe e CSI: Miami. Ha 35 anni e un film in uscita.


Nick Mennell interpreta il poliziotto. Americano, ha partecipato a film come Halloween – The Beginning e Venerdì 13, oltre alla serie Numb3rs. Ha un film in uscita.


Sean Cw Johnson, che nel film interpreta Matt, è stato per anni uno degli attori che ha vestito i panni del Power Ranger rosso in una delle mille serie dedicate a questi trashissimi supereroi o quel che erano. E con questa indispensabile informazione vi lascio... ENJOY!

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