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venerdì 3 settembre 2021

Candyman (2021)

Era uno dei film che aspettavo di più quest'anno e devo ammettere che Candyman, diretto e co-sceneggiato dalla regista Nia DaCosta, non mi ha delusa per nulla.


Trama: un pittore in crisi creativa si ritrova coinvolto in atroci delitti perpetrati dalla misteriosa figura di Candyman, la cui maledizione si propaga tramite gli specchi.


Ditelo il suo nome, su. Mettetevi davanti allo specchio e, quando non sapete cosa fare, ripetete cinque volte Candyman. Non ci pensate neanche, vero? Sarebbe meglio fare finta di non sapere neppure chi sia Candyman, no? Eppure certe leggende, anche se sarebbe meglio dimenticarle, non possono scomparire così facilmente, nonostante tutti gli sforzi fatti per farle cadere nell'oblio, vuoi per la paura, vuoi per la vergogna, vuoi per una distorta interpretazione dei fatti. E se il Candyman degli anni '90 era un'affascinante figura desiderosa di perpetuare la sua leggenda per questioni squisitamente egoistiche, assurto a totem sanguinario e vendicativo di un'intera comunità di reietti timorosi di poter morire per mano sua, quello dell'annus domini 2021 nasce per dare una voce a questi reietti. O meglio, si rigenera ogni volta che una persona di colore viene ingiustamente uccisa e torturata, com'era accaduto verso la fine dell'800 al pittore Daniel Robitaille, reo di essersi innamorato di una bianca, e come, duecento anni dopo, è successo  a un povero cristo colpevole di essere il nero sbagliato nel luogo (infestato da poliziotti bianchi) sbagliato. E se quest'ultimo episodio in particolare vi ricorda qualcosa, capirete perché, nonostante la ricchezza, nonostante la fama, nonostante la libertà apparente e le case di lusso, fare parte di una minoranza è molto spesso, anche al giorno d'oggi, un'enorme e pericolosa fregatura e anche quando la vita scorre placida c'è sempre qualcosa da dimostrare a qualcuno, perché Dio non voglia che chi si ritiene normale o "superiore" perda occasione di sottolinearlo in ogni occasione. Il nuovo Candyman, bellissimo e patinato, è lo specchio (haha!) perfetto dei suoi protagonisti e realizzatori, a loro volta bellissimi e universalmente rispettati e riconosciuti (alla sceneggiatura c'è anche Jordan Peele, che avrebbe dovuto dirigere il film) ma resi inquieti da una rabbia e un disagio che fa parte del retaggio della loro gente e deriva da quei diritti faticosamente conquistati col sangue e che nel sangue possono scomparire, nel giro di un secondo.


Una rabbia e un disagio che deriva, e questo Candyman lo sottolinea alla perfezione, anche e soprattutto dall'essere stati per anni impossibilitati a raccontare la propria storia. Ci sono un paio di momenti surreali in Candyman, più del vedere un uomo con l'uncino uscire dagli specchi e fare scempio di colpevoli e innocenti, e sono quelli in cui ad Anthony viene insegnato (da bianchi) come dovrebbe esprimere il suo retaggio di giovane di colore, mentre un'altra persona insegna, a lui artista, come sfruttare al meglio la propria arte; è proprio la comunicazione, o l'uso distorto che si può fare di essa, l'appropriarsi di racconti e storie che appartengono ad altri, il cuore di questo Candyman, fin dallo splendido teatrino d'ombre che racconta una versione "riveduta e corretta" della pellicola di Bernard Rose per arrivare all'angosciante aut aut finale che viene "offerto" a Brianna, personaggio che, in realtà, viene privato già per tutto il film della possibilità di dare il significato che desidera all'avvenimento più traumatico della sua esistenza. Candyman è dunque un sequel che riprende i temi dell'originale riaggiornandoli alla luce di una consapevolezza odierna e di lotte che non possono più essere ignorate, elementi che da una parte arricchiscono incredibilmente il materiale di partenza mentre dall'altra, forse, lo rendono meno poetico, più distante dalla natura di favola nera che donava al film di  Bernard Rose quell'aura così particolare. Di sicuro, anche il Candyman di Nia DaCosta non difetta di momenti gore e schifosetti, di sequenze decisamente ben riuscite e di un ottimo utilizzo sia degli squallidi ambienti del ghetto sia dell'arte in tutte le sue forme, altri punti a favore che mi spingono a consigliarne la visione non solo a chi non ha mai visto Candyman ma anche a chi vive d'amore per l'originale e ha paura di trovarsi davanti una schifezza. Dategli una chance, non ve ne pentirete! 


Di Colman Domingo (William Burke), Virginia Madsen (la voce di Helen Lyle) e Tony Todd (Daniel Robitaille/Candyman) ho già parlato ai rispettivi link.

Nia DaCosta è la regista e co-sceneggiatrice della pellicola. Americana, ha diretto un altro film, Little Woods .Anche produttrice, ha 32 anni e un film in uscita, Captain Marvel 2.


Yahya Abdul-Mateen II
interpreta Anthony McCoy. Americano, ha partecipato a film come Baywatch, Aquaman, Noi e Il processo ai Chicago 7. Anche produttore, ha 35 anni e tre film in uscita tra cui Matrix 4 e Aquaman and the Lost Kingdom. 


Teyonah Parris
, che interpreta Brianna, era la Monica Rambeau della serie Wanda/Vision, personaggio che dovrebbe tornare nell'imminente Captain Marvel 2, diretto sempre da Nia DaCosta; Vanessa Williams è invece la stessa attrice che interpretava Anne-Marie McCoy in Candyman - Terrore allo specchio.  Niente di fatto invece per LaKeith Stanfield, che ha rifiutato il ruolo di Anthony per partecipare a  Judas and the Black Messiah. Candyman è un sequel diretto di Candyman - Terrore dietro lo specchio ed ignora i sequel L'inferno nello specchio (Candyman 2) e Candyman - Il giorno della morte, che comunque potete sempre recuperare se vi interessa la figura di questo carismatico babau. ENJOY! 


venerdì 25 marzo 2016

Frankenstein (2015)

Ogni tanto la distribuzione italiana stupisce il pubblico facendo arrivare in sala (non tutte, ci mancherebbe, credo solo 4/5 in tutta la Penisola) film straight to video come Frankenstein, scritto e diretto nel 2015 dal regista Bernard Rose.


Trama: un gruppo di scienziati crea un ragazzo dalla forza di dieci uomini ma la creatura comincia fin da subito a manifestare problemi di cedimento cellulare. Quando il ragazzo capisce di stare per venire ucciso fugge, lasciando dietro di sé una scia di sangue...


Il mito di Frankenstein mi ha sempre affascinata, lo ammetto, ma è ben difficile trovare qualche trasposizione cinematografica che non percorra pedissequamente sentieri già battuti nel corso degli anni. Bernard Rose, tornato finalmente all'horror, ci prova, spostando i riflettori dai tormenti del Dottor Victor Frankenstein, qui relegato al ruolo di semplice "creatore" senza scrupoli, e focalizzandoli sulla Creatura, che in questa versione del romanzo di Mary Shelley prende il nome di "mostro" o "Adam". Il regista, che è anche sceneggiatore, decide di renderci partecipi dei tormenti di un essere nato col corpo in decomposizione di un adulto ma la mente di un neonato, che col tempo cerca di crescere e comprendere la realtà che lo circonda nonostante essa gli riservi quasi solo violenza, dolore, sensazioni confuse ed emozioni negative. L'unico punto fisso dell'esistenza di Adam è la moglie di Frankenstein, Marie, la sola che per qualche tempo si rapporta alla Creatura come se ne fosse la madre (ed effettivamente, in un certo senso, così è); dal momento in cui anche Marie però lo rinnega, cercando di salvare sé stessa e il marito, per Adam si apre un abisso di solitudine e rancore, sentimenti che lo spingeranno sempre più in un vortice di tragedie e violenze assai simile a quello raccontato dalla Shelley. Ciò che differenzia il Frankenstein di Bernard Rose da molti altri suoi "fratelli" è però che la Creatura fondamentalmente non si muove spinta da una rinnovata e "colta" sete di vendetta verso i suoi creatori, quanto piuttosto dal desiderio di appartenere al mondo, di ritrovare le sensazioni positive ricevute da quella che lui considerava una figura materna, molto banalmente di "essere amato" senza secondi fini. Ovviamente, la cosa non gli riuscirà molto bene, povera creatura.


Purtroppo, nonostante le ottime intenzioni di partenza il povero Bernard Rose si perde un po' nella sua stessa sceneggiatura e viene bloccato da evidenti limiti di budget. Per esempio il personaggio di Marie, interpretato dall'elegante Carrie-Ann Moss, avrebbe a mio avviso meritato molto più spazio e magari una lettura più approfondita, anche perché nelle altre versioni di Frankenstein non mi sembrava ci fosse la presenza di un forte punto di vista femminile, nonostante l'autrice dell'opera originale fosse donna. Conseguentemente, la parte più interessante di Frankenstein è proprio quella iniziale, ambientata in un laboratorio che funge da culla e micromondo per Adam, e dotata di alcune belle sequenze girate in soggettiva, attraverso le palpebre chiuse di una Creatura che sta cominciando a conoscere il mondo con i suoi sensi ancora grezzi, mentre il resto del film, soprattutto nella parte finale ambientata nei bassifondi della città, stenta un po' a decollare. Nonostante il budget ristretto che ho citato sopra, ho molto apprezzato gli effetti speciali, splatter quanto basta (sinceramente la scena del cervello non sono riuscita a guardarla tutta,), e soprattutto il trucco di Adam, che diventa sempre più mostruoso mano a mano che la degenerazione cellulare avanza, al punto che del bel viso del bravo Xavier Samuel arriva a non esserci più traccia. Menzione d'onore, ovviamente, per la voce sempre sexy di un Tony Todd in versione "Ray Charles" mentre dispiace poter vedere così poco l'adorato Danny Huston, che da quando ha partecipato ad American Horror Story è diventato uno di quegli attori che mi spinge sempre a guardare un film, a prescindere dall'effettiva qualità dello stesso. Stavolta mi è andata bene, perché Frankenstein è una visione interessante, sicuramente meritevole di una chance!


Di Tony Todd (Eddie) e Danny Huston (Victor Frankenstein) ho parlato ai rispettivi link.

Bernard Rose è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come La casa ai confini della realtà, Candyman - Terrore dietro lo specchio e Amata immortale. Anche attore e compositore, ha 56 anni.


Carrie-Anne Moss interpreta Marie. Canadese, la ricordo per film come Matrix, Memento, Chocolat, Matrix Reloaded e Matrix Revolutions, inoltre ha partecipato a serie come I viaggiatori delle tenebre, Nightmare Cafe, Baywatch, Jessica Jones e Daredevil. Anche produttrice, ha 49 anni e due film in uscita, inoltre dovrebbe partecipare ad almeno una puntata dell'imminente serie Iron Fist, sempre nei panni dell'avvocato Jeri Hoghart.


Xavier Samuel interpreta Adam. Australiano, ha partecipato a film come The Twilight Saga: Eclipse, Anonymous e Fury. Ha 33 anni e cinque film in uscita.

mercoledì 16 dicembre 2015

Il corvo - The Crow (1994)

Siccome il Bolluomo si è appassionato a Bruce Lee, in questi ultimi tempi parlando è saltato spesso fuori il suo nome e anche quello del figlio Brandon; ho scoperto così che il Bolluomo non aveva mai visto Il Corvo - The Crow (The Crow), diretto nel 1994 dal regista Alex Proyas e tratto dal fumetto omonimo di James O'Barr, quindi una sera abbiamo deciso di rimediare.


Trama: i giovani fidanzati Eric e Shelly vengono uccisi durante la Notte del Diavolo, il giorno prima del loro matrimonio. Un anno dopo, Eric torna dal mondo dei morti guidato da un corvo, per vendicarsi degli assassini e del loro mandante...


Credo che non esista nulla di più anni '90 ed adolescenziale de Il corvo, dico davvero. Guardandolo alla mia veneranda età mi sono resa conto di come la pellicola di Alex Proyas sia stata girata non tanto tenendo in mente i fan del fumetto ma probabilmente le Smemoranda delle ragazzine dell'epoca, riempitesi in un attimo di frasi poetiche e decadenti come "Il vero amore non muore mai", "Non può piovere per sempre " e "Sbalordito il diavolo rimase quando comprese quanto osceno fosse il bene". Il bellissimo, violento ma tanto fragile Brandon Lee salta sui tetti e salva bambine in pericolo, trucida assassini ma sempre con l'ars poetica a fior di labbra, prende pallottole in petto (e che petto, scolpito, glabro, praticamente perfetto!) e nel tempo libero da sfogo a tutto il suo dolore con potentissimi assoli di chitarra, in più nei flashback scopriamo che il povero Eric Draven era squattrinato ma bellissimo e tanto, tanto innamorato. Ce n'era d'avanzo all'epoca per far sospirare le adolescenti di mezzo mondo, quelle in piena fase ribelle che cominciavano ad affacciarsi alla musica dei Cure, dei Nine Inch Nails, degli Stone Temple Pilot e dei Rage Against the Machine, solo per fare un paio di nomi dei gruppi che hanno contribuito alla colonna sonora del film, e che magari stavano passando quel periodo gotico/dark nel quale siamo caduti tutti ad una certa età; se a ciò aggiungiamo che lo sfortunato Brandon Lee è morto proprio durante le riprese, colpito da una pistola che avrebbe dovuto sparare a salve (per mano di Michael Massee, alias Funboy, che smise di recitare per un anno, devastato dai sensi di colpa) e che invece ha posto fine alla sua breve vita, è facile capire perché Il corvo sia diventato un instant cult e ancora oggi conservi integra buona parte del suo fascino. Obiettivamente, io l'ho visto tante di quelle volte che, nonostante i miei 34 anni suonati, continuo ancora a commuovermi sia durante i dialoghi tra Eric e Sarah sia davanti a quel fermo immagine che, si dice, sia stata l'ultima scena girata da Brandon Lee ma d'altronde è anche vero che ho visto Il corvo a 15 anni e ciò ha segnato la mia mentalità di ragazzina.


Guardato con occhi scevri da nostalgia e sentimentalismo, abbiamo ancora oggi un bel film cupo, dai pesanti toni horror e condito da un bel po' di violenza, solo a tratti stemperata da una buona dose di ironia o dal sottesto sentimentale che affiora insistente attraverso i ricordi felici ma dolorosi del protagonista. La macchina da presa di Proyas alterna le nitide panoramiche di una città buia, afflitta dalla pioggia o devastata dagli incendi a flashback e soggettive distorte, dai colori sbiaditi in quanto filtrati o dall'occhio della mente o da quello di un corvo (barbatrucco di Proyas, che avrebbe voluto dirigere il film in bianco e nero ed è stato così costretto a ricorrere a tutta la gamma dei grigi e dei rossi); in generale la tecnica di Proyas risulta ancora molto adatta per un film simile ma dopo vent'anni bisogna anche ammettere che l'effetto d'insieme risulta a tratti un po' troppo finto e, soprattutto, inframmezzato da ralenti inopportuni, che conferiscono alle sequenze un'aria patinata dal sapore datato. Sempre fantastici, invece, la colonna sonora (di cui ho già parlato sopra) e gli attori. Dopo Brandon Lee non c'è stato nessuno capace di incarnare così bene il Corvo, anche perché i film che sono seguiti alla pellicola di Proyas erano a dir poco imbarazzanti, ma c'è da dire che anche i caratteristi impiegati per interpretare i buoni e, soprattutto, i cattivi sono spettacolari: su tutti, ovviamente, vincono il terrificante Top Dollar di Michael Wincott (assieme all'inseparabile e vajassa sorella), l'insopportabile Gideon di Jon Polito e il viscido Grange, interpretato da un quasi irriconoscibile Tony Todd. Arrivata a questo punto, devo purtroppo ammettere di avere letto Il corvo di O'Barr tantissimo tempo fa, probabilmente pochi anni dopo aver guardato il film, quindi mi perdonino i fan dell'opera originale per non aver stilato un dettagliato elenco d'invettive contro la poca aderenza al testo, anzi, forse è stata proprio questa mia ignoranza ad avermi permesso di apprezzare Il corvo cinematografico più di quanto meritasse. Sta di fatto che, per la sottoscritta, il film di Proyas ha tutto: orrore, violenza, personaggi capaci di bucare lo schermo, bella musica, fuoco e fiamme, fuoco e fiamme!, FUOCO E FIAMME!!!. Cosa chiedere di più?


Di Ernie Hudson (Sergente Albrecht), Michael Wincott (Top Dollar), Tony Todd (Grange) e Jon Polito (Gideon)  ho già parlato ai rispettivi link.

Alex Proyas (vero nome Alexander Proyas) è il regista della pellicola. Egiziano, ha diretto film come Dark City, Io robot e Segnali dal futuro. Anche produttore, sceneggiatore, attore, tecnico degli effetti speciali e compositore, ha 52 anni e un film in uscita.


Brandon Lee (vero nome Brandon Bruce Lee) interpreta Eric Draven. Americano, figlio del mitico Bruce Lee, lo ricordo per film come Resa dei conti a Little Tokyo e Drago d'acciaio. E' morto nel 1993, all'età di 28 anni.


David Patrick Kelly interpreta T-Bird. Americano, lo ricordo per film come I guerrieri della notte, 48 ore, Commando, Cuore selvaggio, Fratelli, Ancora vivo e John Wick; inoltre, ha partecipato a serie come Miami Vice, Moonlighting, I segreti di Twin Peaks e Innamorati pazzi. Ha 64 anni e un film in uscita.


Alcune scene del film sono state necessariamente completate dopo la morte di Brandon Lee, come per esempio quella in cui Eric entra per la prima volta nel suo appartamento dopo essere risorto (ottenuta modificando digitalmente una ripresa in cui Lee camminava in un vicolo sotto la pioggia), quella in cui cade dalla finestra, quella in cui Sarah va a trovare Eric e persino quella ormai diventata cult in cui il protagonista si trucca e si volta verso la telecamera con il corvo sulla spalla, tutte girate applicando digitalmente il volto di Lee sulla figura reale di un altro attore. Passando a cose più facete, il povero James O'Barr (che compare nel film come uno dei tizi che ruba la TV dopo l'esplosione del negozio di Gideon) ha rischiato il colpo apoplettico quando ha saputo che i produttori avevano inizialmente pensato di trasformare la sua opera in un musical con Michael Jackson come protagonista; fortunatamente, nonostante O'Barr avrebbe preferito Johnny Depp al posto di Brandon Lee (vi rendete conto che oggi potrebbe non esserci più Depp? Shock!), l'arrivo di Lee e Proyas ha fatto prendere al progetto tutta un'altra piega. Tra gli altri che, come Depp, hanno scampato un orribile destino ci sono Christian Slater, River Phoenix (che è comunque morto giovane) e anche Iggy Pop, che è stato costretto a declinare l'offerta di interpretare Funboy con la promessa però di partecipare al seguito; Cameron Diaz ha invece rifiutato il ruolo di Shelley perché non le piaceva lo script. Anche Michael Berryman ha partecipato al film ma le sue scene sono state tagliate, purtroppo. Detto questo, se volete proseguire nell'avventura "corviana", vi informo che del film esistono tre seguiti (Il corvo 2, Il corvo 3 - Salvation e Il corvo - Preghiera maledetta), un remake, Wings of the Crow, e l'omonima serie TV Il corvo, durata giusto una stagione; è imminente anche il remake The Crow che, proprio in questi giorni, pare avere trovato in Jack Huston il volto del futuro Eric Draven. Staremo a vedere ma già tremo! Nell'attesa, vi fosse piaciuto Il corvo recuperate i titoli di cui sopra (tenendo a mente che i sequel fanno uno più schifo dell'altro) e aggiungete Dark City, Batman e Batman - Il ritorno. ENJOY!


domenica 16 dicembre 2012

Hatchet II (2010)

A qualche giorno di distanza dal primo, a grandissima richiesta, arriva anche la recensione di Hatchet II, diretto nel 2010 sempre da Adam Green.


Trama: Marybeth riesce a scampare alle grinfie del deforme Victor Crowley e a tornare in città. Lì si allea col Reverendo Zombie e assieme a lui, allo zio e ad un gruppo di cacciatori, decide di andare nuovamente nelle paludi per mettere fine una volta per tutte all'esistenza del killer...

Achittammuoooort'...!!!!
Diciamolo subito: Hatchet II non è bello come il primo capitolo della serie. Innanzitutto, perché manca dell'ironia assolutamente stupida che era la caratteristica principale del primo film, secondariamente perché Crowley è diventato già troppo icona horror per poter spaventare davvero, infine perché gli effetti splatter sembrano ancora più "finti" ed esagerati. Parliamo comunque di un film che si lascia guardare, che scorre piacevole e che regala un'ora e mezza di sano intrattenimento horror condito da un'abbondante dose di citazionismo. L'aspetto più divertente di Hatchet II, infatti, è l'autoreferenzialità di Adam Green: se nel primo Hatchet, infatti, il regista era ricorso all'espediente delle comparsate eccellenti, qui arriva direttamente a citare sé stesso riprendendo aspetti e situazioni del primo film (tornano con un ruolo maggiore dei personaggi che all'inizio della saga erano comparsi solo per pochi minuti, come Cracker e il Reverendo Zombie, in un video viene mostrato il girato di Shapiro, viene svelato il background di altri personaggi già conosciuti, etc.) oppure infilando rimandi ad altre sue "opere" o camei di amici e conoscenti. Tecnicamente invece il fanciullo non migliora né peggiora, perché le soluzioni di montaggio e regia sono praticamente delle fotocopie della sua prima pellicola.

Sexy voice per eccellenza!
Passando agli attori, se nel primo capitolo della saga l'attenzione era puntata su giovani decerebrati e sgualdrinelle dalle tette al vento, qui i riflettori si spostano sulla comunità di cacciatori bifolchi di cui avevamo già avuto un assaggio grazie a Robert Englund e "figlio", con tutte le esagerazioni e gli stereotipi del caso. La Marybeth di Danielle Harris è assai più carismatica di quella interpretata da Tamara Feldman (sostituita per volere dello stesso regista) e Tony Todd infonde tutta la sua bravura e le sue qualità di caratterista d'eccezione in ogni gesto (senza contare che il signore ha una voce talmente sexy che... vabbé...); interessante, inoltre, la sequenza che racconta della nascita di Crowley, con la moglie del padre Thomas che ricorda tantissimo la terribile Zelda di Pet Sematary e lo spessissimo Kane Hodder per una volta struccato ed impegnato in un ruolo triste e drammatico. Per concludere, dunque, anche questo Hatchet II è un film che, nonostante sia davvero poco innovativo, si lascia assolutamente guardare e che potrebbe accontentare i fan dell'horror. A patto, però, che cerchiate la versione UNRATED, perché i tagli effettuati alla versione "ripulita" del film sono innanzitutto fatti letteralmente con l'accetta, a rischio di inficiare la scorrevolezza della pellicola... e poi perché non capita tutti i giorni di vedere DUE uomini tagliati contemporaneamente con la stessa, lunghissima motosega e altre scene che superano il già alto tasso di splatter presente nel primo film.

A volte le dimensioni contano...!
Del regista Adam Green (che compare nei credits iniziali come il tizio che vomita proprio nel momento in cui appare sullo schermo il suo nome) ho già parlato qui, mentre di Danielle Harris (Marybeth),  Tony Todd (Reverendo Zombie), Kane Hodder (Victor e Thomas Crowley) e Tom Holland (lo zio Bob) ho già parlato ai rispettivi link.

L’asiatico Parry Shen torna col ruolo di Justin, fratello di quello Shawn defunto nel primo capitolo. Tornano anche, in alcune “immagini” di repertorio, Shapiro e le due stupidissime divette del porno mentre, tra le altre guest star, segnalo  Shawn  Ashmore (già comparso in Frozen e qui nel ruolo di pescatore), Emma Bell (con un piccolo omaggio al già citato Frozen), il regista della Troma Lloyd Kaufmann (nei panni di un cacciatore) e persino il regista di Abominable, Ryan Schifrin, sempre nei panni di uno dei cacciatori. Detto questo, se Hatchet II vi fosse piaciuto vi consiglio di guardare ovviamente il primo capitolo della saga (a cui sta per aggiungersi una terza pellicola, Hatchet III, che dovrebbe uscire l’anno prossimo) e il simpatico Severance – Tagli al personale. ENJOY!!

venerdì 30 novembre 2012

Hatchet (2006)

A furia di perseverare con la fiducia, il famoso dono di compleanno di una collega (che ha fruttato, non dimentichiamolo, robe "ragguardevoli" come 6 giorni sulla terra, Frontiers, Asylum e soprattutto Calvaire) ha finalmente sputato fuori una cosetta deliziosamente gore e stupida come Hatchet, diretto nel 2006 dal regista Adam Green.


Trama: un gruppo di turisti si ritrova disperso nelle paludi della Louisiana, per di più con un maniaco deforme alle costole...


Prima di guardare Hatchet ho mandato un messaggio a un altro collega, anch'egli horroromane, chiedendogli come fosse il film che mi stavo accingendo a guardare. La risposta è giunta categorica: "E' una belinata". Alzando gli occhi al cielo ed aspettandomi il peggio, mi sono messa a guardare il film pronta a spegnere lo schermo dopo 10 minuti, invece ho continuato fino alla fine, divertendomi come una bambina con le idiotissime e sanguinose trovate di cui abbonda la pellicola. Sì perché Hatchet è DAVVERO una belinata, la quintessenza della banalità slasher, con il solito gruppo di persone più o meno mentalmente minorate che vengono fatte fuori e smembrate dal solito killer praticamente immortale... e tuttavia è una pellicola che SA di calcare il terreno del banale e dello scontato, quindi ci scherza su aggiungendo un'ampia dose di umorismo a grana supergrossa. In pratica è come vedere un Piranha 3D molto meno trash ma con lo stesso, basso livello di neuroni: ci sono i rEgazzini in giro per il Mardi Gras a caccia di tette e patonza, ci sono due attricette porno che le tette le mostrano, c'è il geniale, divertentissimo e ciccio fratello di Bill Murray che le tette le filma, un terzetto di personaggi assolutamente sacrificabili e infine l'eroina del gruppo, incredibilmente bella ed intelligente per essere rampolla di una famiglia di zotici cacciatori di alligatori. E poi, in mezzo a tutte le gag e le battute caserecce alla American Pie c'è lui, il maniaco, un incrocio tra lo Sloth de I Goonies e il cugino scemo di Leatherface, con uno spiccato gusto per lo smembramento a colpi di accetta.


A tal proposito, Hatchet sarà anche una belinata per chi di horror ci campa, come me, ma quanto a gore bisogna levarsi il cappello. Gli effetti speciali sono poco realistici, è vero, più vicini a quelli degli esagerati bagni di sangue giapponesi che a quelli dei nostri cugini francesi, ma Adam Green si diletta a mostrarci teste mozzate (anzi, prima girate di 360 gradi con spruzzi di sangue a profusione, poi mozzate), impalamenti reiterati, accettate come se piovessero, sbudellamenti e altre amenità, il tutto condito da un giocoso humor nero, come se il regista ci sguazzasse in questi fiumi di liquido rosso. Se cercate la tensione però, mi dispiace ma dovrete puntare su un altro genere di film perché qui bisogna solo aspettare che il killer cicci fuori da qualche anfratto e le sue apparizioni sono sempre più o meno prevedibili, anche sul finale. Per il resto, gli attori sono decisamente in parte e in linea con la qualità medio-stupida dell'intera produzione, ci sono un paio di comparse d'eccezione (Tony Todd e, soprattutto, Robert Englund) e anche la colonna sonora è adattissima al genere, pesante, casinara e cafona. Insomma, non stiamo parlando della rivelazione horror del secolo e nemmeno di un gioiellino, ma Hatchet è sicuramente un valido intrattenimento che, senza vergogna, consiglio di vedere... Ovviamente una volta sola, per carità!


Del regista e sceneggiatore Adam Green ho già parlato qui mentre Robert Englund (Sampson) e Tony Todd (il reverendo Zombie) li trovate ai rispettivi link.

Joel David Moore interpreta Ben. Americano, ha partecipato a film come Dodgeball, Hazzard, Avatar e Le belve, oltre a serie come Sabrina vita da strega, Angel, Six Feet Under, CSI, My Name is Earl, Medium e Bones. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 35 anni e quattro film in uscita.


Kane Hodder interpreta Victor Crowley e suo padre. Icona horror in quanto inteprete di Jason Voorhes dai tempi di Venerdì 13 parte VII: Il sangue scorre di nuovo, ha partecipato a film come La casa di Helen, Wishmaster - Il signore dei desideri, Gli adoratori del male, La casa del diavolo, 2001 Maniacs, Frozen e Hatchet II, oltre a serie come Renegade, Nash Bridges, Più forte ragazzi, Streghe ed Alias. Americano, anche stuntman e produttore, ha 57 anni e undici film in uscita, tra cui il terzo capitolo di Hatchet.


Mercedes McNab interpreta Misty. Abbonata ai ruoli di zoccolotta smorfiosa dall'età di 10 anni, ricordo la bionda attrice canadese per aver interpretato la stupidissima Harmony nelle serie Buffy the Vampire Slayer ed Angel e per film come La famiglia Addams e La famiglia Addams 2. Inoltre, ha partecipato alle serie Walker Texas Ranger, Dawson's Creek, Supernatural e Criminal Minds. Ha 32 anni.


Joel Murray interpreta Doug Shapiro. Fratello di Bill Murray, lo ricordo per film come S.O.S. Fantasmi, Il rompiscatole, The Artist e God Bless America, inoltre ha partecipato alle serie La tata, Dharma & Greg, Malcom, Criminal Minds, Cold Case, Due uomini e mezzo, CSI: Miami e Desperate Housewives. Americano, anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 49 anni ed è tra i doppiatori del seguito di Monsters & Co., Monsters University.


Tra gli altri attori, segnalo inoltre il "colorato" Deon Richmond, già apparso in Scream 3 e Joshua Leonard, qui "figlio" di Robert Englund, che sicuramente ricorderete come uno dei tre poveri protagonisti di The Blair Witch Project. Il film ha generato due seguiti, Hatchet II del 2010 e l'imminente Hatchet III, che conterà nel cast (udite udite!!) il Billy Peltzer de I Gremlins e il Predator/Jason Woorhes Derek Mears. Aspettandone l'uscita, se Hatchet vi fosse piaciuto consiglio la visione di Black Sheep, di 2001 Maniacs e del geniale Splatters - Gli schizzacervelli. ENJOY!!


domenica 29 luglio 2012

Final Destination 5 (2011)

La mia epica impresa è finalmente arrivata alla sua degna conclusione e ora potrò dire di avere visto tutte le pellicole della serie Final Destination! Oggi, last but not least, parlerò di Final Destination 5, diretto nel 2011 dal regista Steven Quale.


Trama: durante un viaggio aziendale, uno degli impiegati ha una premonizione e, insieme ad altri colleghi, riesce ad uscire dal pulman prima che il ponte sospeso su cui si trovano crolli nel fiume sottostante. La morte se ne laverà le mani e li lascerà stare? Figuriamoci!


Dopo l'orrendo The Final Destination 3D, summa di tutta la stanchezza accumulata dalla saga nel corso degli anni, questo Final Destination 5 riesce a recuperare la freschezza del primo, storico capitolo e si piazza a sorpresa in seconda posizione nella mia personale classifica. I motivi della riuscita del film sono principalmente due: gli sceneggiatori hanno deciso, molto intelligentemente, di fare piazza pulita delle odiose e spesso stupide premonizioni che consentivano ai sopravvissuti di capire in che modo sarebbero morti in seguito all'incidente principale, garantendo così un po' di tensione in più, inoltre i personaggi rimangono inconsapevoli, almeno fino a metà pellicola, dell'esistenza di un "piano" della morte, quindi lo spettatore può giustamente assistere a reazioni leggermente più naturali e alle vicende di persone con le quali potersi tranquillamente immedesimare e, conseguentemente, provare un minimo di pietà e simpatia in più. Altra novità introdotta, sebbene leggermente meno efficace delle due già citate, è il modo in cui le vittime dovrebbero sconfiggere la morte, ovvero uccidendo altre persone affinché l'equilibrio si ristabilisca. Ma, dite la verità... se a venire a darvi questa soluzione fosse un uomo con la faccia di Tony Todd vi fidereste? Ecco, appunto.


Parlando degli incidenti mortali, che sono poi il motivo principale per cui la gente va a vedere i vari Final Destination, quello iniziale è forse il migliore e più terrificante dell'intera saga, difficile da sostenere per chi, come me, soffre un po' di vertigini. Le varie morti che seguono, che ovviamente non descriverò per evitare spoiler, sono simpaticamente ingannevoli e giocano con le convinzioni dello spettatore, disattendendone spesso e volentieri le aspettative ma regalando comunque sangue a secchiate e almeno un momento in cui tapparsi gli occhi o andare a farsi un giro nella stanza attigua. Ovviamente, c'è il solito riferimento ai film precedenti, ma questa volta gli sceneggiatori hanno giocato d'astuzia e il collegamento non è campato in aria come accadeva nelle ultime pellicole della  saga, anzi. Direi che è quasi fondamentale. A sdrammatizzare poi le crude vicende narrate interviene un'ironia assai più marcata rispetto al passato, soprattutto grazie ai personaggi del capoufficio (calvo, rompipalle e smidollato) e dello sfigato cellularedipentente (cicciotto e donnaiolo, la scena all'interno del centro benessere cinese è a dir poco esilarante), inoltre devo ammettere che questa volta anche gli attori sono abbastanza bravi ed espressivi. Purtroppo, anche Final Destination 5 difetta leggermente nel campo degli effetti speciali, resi meno realistici da un uso eccessivo e quasi cartoonesco della CG in alcune scene, ma considerato che la pellicola è nata per essere proiettata in 3D al cinema e io l'ho guardata invece su un piccolo schermo non posso stare troppo a sottilizzare.


In conclusione, per riassumere la mia esperienza con Final Destination, vi consiglierei di non perdere assolutamente il primo e l'ultimo capitolo della saga, che potrebbero accontentare sia i fan dell'horror sia chi volesse cominciare ad approcciarsi al genere senza rimanerne traumatizzato. Per dovere di completezza sarebbe meglio guardare anche Final Destination 2, visto che conclude definitivamente le vicende narrate nel primo film, mentre il terzo e il quarto capitolo sono evitabilissimi e, sicuramente, non sono fondamentali per comprendere e gustarsi Final Destination 5. E anche la saga della Morte è andata, ammisci... se avrò voglia di impelagarmi in qualche altra sanguinosa, storica serie horror sarete i primi a saperlo!!


Di Emma Bell, che interpreta Molly, ho già parlato qui.

Steven Quale è il regista della pellicola. Americano, prima di Final Destination 5 ha diretto un corto, un film per la TV e un documentario. Anche aiuto regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.


Nicholas D'Agosto interpreta Sam. Americano, ha partecipato a serie come E.R. Medici in prima linea, Six Feet Under, Cold Case, Dr. House, Supernatural e Heroes. Ha 32 anni e un film in uscita.


Miles Fisher (vero nome James Leslie Miles Fisher) interpreta Peter. Americano, ha partecipato a film come Superhero - Il più dotato fra i supereroi e J. Edgar. Ha 29 anni. 


P.J. Byrne interpreta Isaac. Americano, ha partecipato a film come Una settimana da dio, Dick & Jane - Operazione furto, Be Kind Rewind, Come ammazzare il capo... e vivere felici e a serie come E.R. - Medici in prima linea, Desperate Housewives, Bones e Hannah Montana. Anche regista e sceneggiatore, ha 38 anni e tre film in uscita.


David Koechner interpreta Dennis. Americano, ha partecipato a film come Austin Powers - La spia che ci provava, Man on the Moon, Anchorman: The Legend of Ron Burgundy, Hazzard, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Snakes on a Plane, Paul e Piranha 3DD, inoltre ha partecipato alle serie Innamorati pazzi, Dharma & Greg, Greg the Bunny, Hannah Montana e doppiato episodi di American Dad! e Beavis and Butt-Head. Anche sceneggiatore e produttore, ha 50 anni e cinque film in uscita, tra cui il seguito di The Anchorman.


Tony Todd (vero nome Anthony Tiran Todd) interpreta William Bludworth, il coroner. Habitué della serie Final Destination fin dal primo episodio (ha partecipato a tutti meno al quarto) e icona horror dai tempi dello storico Candyman - Terrore dietro lo specchio, lo ricordo per film come Platoon, Colors - Colori di guerra, La notte dei morti viventi (1990), Il corvo, L'inferno nello specchio (Candyman 2), The Rock, Wishmaster - Il signore dei desideri, Candyman - Il giorno della morte, inoltre ha partecipato a serie come Simon & Simon, 21 Jump Street, MacGyver, X - Files, La signora in giallo, Beverly Hills 90210, Xena principessa guerriera, Hercules, Angel, Smallville, Streghe, CSI: Miami, Masters of Horror, Senza traccia, 24. Anche produttore, ha 58 anni e undici film di prossima uscita.






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