La seconda uscita horror di luglio, sempre ad opera della Midnight Factory, è stata Non bussate a quella porta (Don't Knock Twice), diretto nel 2016 dal regista Caradog W. James.
Trama: Chloe, che da anni vive lontana dalla madre e ospite di una casa famiglia, torna dalla genitrice per fuggire a una presenza che vorrebbe ucciderla...
E' un vero peccato che le uscite video della Midnight Factory non siano sempre a livello di eccellenza superiore come XX- Donne da morire. Dopo la piacevolissima sorpresa di quell'antologia al femminile, la seconda uscita estiva della Fabbrica del Male si è purtroppo rivelata un diludendo della peggior specie, un film soporifero e derivativo come pochi. Seguendo il filone di molti horror psicologici recenti, Non bussate a quella porta (titolo vintage che però altera parecchio il significato di quello originale, dove si sottolinea il "due volte") avrebbe dovuto essere innanzitutto il tentativo di una madre di riappropriarsi della figlia, spedita in una casa famiglia quando la protagonista era troppo drogata per prendersi cura di lei, tentativo reso più facile o difficile, a seconda dei momenti, dall'intrusione dell'elemento sovrannaturale. Il dramma familiare, se così si può chiamare, fa però acqua da tutte le parti e il motivo risiede non tanto nell'interpretazione delle attrici, entrambe bravine ma sacrificate, bensì in una sceneggiatura che fa dell'ermetismo il suo punto di "forza". Sapete bene quanto detesti gli spiegoni ma un minimo di approfondimento psicologico ci vuole o i personaggi risultano semplicemente dei matti umorali: Non bussate a quella porta fa subire allo spettatore, letteralmente, un conflitto tra madre e figlia che non sta né in cielo né in terra, con una madre che all'improvviso rivuole la sua "bambina" dopo averla abbandonata per anni (va bene, eri una tossicodipendente, ma ci hai messo più di dieci anni a disintossicarti? Nel frattempo, perché hai deciso di non sentire né vedere più tua figlia nemmeno per le feste comandate?) e una figlia post-adolescente che corre da una mammà che non vede da decenni appena un mostro cerca di ucciderla, PUR continuando ad odiarla. Davanti a simili presupposti, capite bene che è praticamente impossibile sia percepire come realistico il loro lento riavvicinamento sia arrivare a provare una qualsivoglia forma di empatia verso le due e quando subentra l'elemento sovrannaturale non importa quindi più che le protagoniste sopravvivano. Da qui, la letargia da disinteresse.
La parte "horror" non è migliore ed è gestita in modo talmente raffazzonato che ho dovuto guardare il finale due volte per poi arrendermi e andare su Wikipedia a leggere il riassunto del film onde capire dove volessero andare a parare gli sceneggiatori. E anche così, ve lo giuro, mette davvero male apprezzare il tutto. La sceneggiatura di Non bussate a quella porta a un certo punto va persino a scomodare la figura fiabesca della strega Baba Yaga, ovviamente senza zampe di gallina né mortaio, tanto che avrebbero anche potuto chiamare il mostro Baciocca o Piergigia e il risultato sarebbe stato il medesimo; inquietante mix tra l'Uomo Lungo e Samara, per gentile concessione del sempre valido Javier Botet (unico elemento positivo della pellicola, assieme alla regia molto curata), la Baba Yaga è in soldoni una creatura amante delle ombre, della solitudine e delle porte, tanto che queste ultime compaiono dove meno ce lo si aspetta e anche dopo che le protagoniste, prese da un attacco di demenza, decidono di bruciare tutte quelle presenti in casa, con scarsi risultati. Non paghi di avere un mostro persino meno spaventoso della Fata Dentina o del Bye Bye Man (evocato nel modo più scemo di sempre, aggiungo), gli sceneggiatori hanno deciso di inserire anche dei twist nel vago tentativo di svegliare lo spettatore dall'abbiocco post-dramma familiare, con l'unico risultato di trovarsi a un certo punto tra le mani personaggi che "fanno cose" perché sì. Ma tanto, se la protagonista è così demente da bussare due volte alla porta di una casa dove vive il demone che anni prima s'è portato via uno dei suoi migliori amici, consapevole del fatto che NON BISOGNA bussare due volte alla porta altrimenti il demone s'inquieta, non devo aspettarmi maggiore furbizia dai personaggi secondari, giusto? Giusto. Ed è altrettanto giusto, quindi, che io sconsigli la visione di Non bussate a quella porta, modificandone ulteriormente il titolo e dicendo, molto banalmente, Non guardate questo film.
Di Katee Sackhoff, che interpreta Jess, ho già parlato QUI.
Caradog W. James è il regista della pellicola. Probabilmente inglese, ha diretto film come The Machine. E' anche produttore e sceneggiatore.
Lucy Boynton interpreta Chloe. Americana, ha partecipato a film come Ballet Shoes, February: L'innocenza del male, Sing Street e Sono la bella creatura che vive in quella casa. Ha 23 anni e due film in uscita, tra cui Assassinio sull'Orient Express.
La ricchissima edizione speciale della Midnight Factory, corredata dal libretto redatto da Nocturno Cinema, contiene moltissimi extra interessanti, come il Making Of e le featurette La Storia, Il cast, Cercando Ginger e Gli effetti speciali. Se Non bussate a quella porta vi fosse piaciuto recuperate The Babadook e La madre. ENJOY!
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mercoledì 2 agosto 2017
venerdì 6 giugno 2014
Oculus - Il riflesso del male (2013)
Con il post dedicato a Oculus - Il riflesso del male (Oculus), diretto nel 2013 dal regista Mike Flanagan, dovrei essermi rimessa in pari con tutti gli horror persi durante il periodo vacanziero e, se posso dire, come conclusione di questa forsennata maratona mi è sembrata decisamente valida!
Trama: l'infanzia dei fratelli Tim e Kaylie è stata funestata da alcuni misteriosi eventi che hanno visto loro padre impazzire ed assassinare la madre, prima di venire ucciso proprio da Tim, rinchiuso poi in manicomio. Il ragazzo, finalmente, viene dimesso ma la sorella Kaylie lo attende all'uscita per costringerlo a rivivere quei terribili eventi...
Di Oculus avevo letto benissimo in varie recensioni e devo dire che come horror non è dispiaciuto neppure a me ed è anche riuscito, a tratti, a mettermi una discreta strizza. Pur non essendo troppo innovativo (lo specchio come veicolo di demoni, il pater familias che impazzisce come un novello Jack Torrance, i sopravvissuti che tornano a "stuzzicare" l'entità quando potevano farsi i fatti loro e campare altri 100 anni...), Oculus riesce a giostrarsi bene tra i vari cliché su cui si basa la sua struttura ed intrattiene molto, soprattutto all'inizio: ho trovato particolarmente divertente, infatti, il piglio "scientifico" con cui la protagonista decide di dimostrare la natura sovrannaturale e maligna dello specchio, arrivando a creare un sistema di difesa virtualmente impenetrabile e, soprattutto, mai visto in nessun altro film di genere (se non contiamo Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan, corto da cui è stata tratta la pellicola). Gli eventi narrati alternano il presente, il passato e le visioni dei due fratelli senza soluzione di continuità né particolari cambiamenti di stile che faciliterebbero la comprensione dello spettatore e questo è un altro punto a favore di una pellicola che gioca molto sui diversi punti di vista, le prospettive (splendide le inquadrature riprese dal punto di vista dello specchio) e le atmosfere, sfruttando con intelligenza le nuove tecnologie senza tuttavia abusarne, rimanendo più nell'ambito di quel genere di ghost story classiche che centellinano i momenti spaventevoli da "salto sulla sedia".
Non che l'horror tout court sia stato bandito da Oculus, anzi. La pellicola di Mike Flanaghan è una delle più bastarde tra quelle viste in tempi recenti perché lascia che il sangue venga sparso goccia dopo goccia attraverso una serie di piccole torture che colpiscono i punti più sensibili del corpo umano (altro non aggiungo perché mi sta venendo la pelle d'oca a scriverne!!), mentre l'abbondanza di ombre, suggestioni e colpi di scena interrotti sul più bello riescono ad alimentare l'ansia molto più di quanto sia in grado di fare il solito paio di mostri ricreati in CG che sembrerebbero ormai quasi inevitabili in questo genere di film. Per quel che riguarda gli attori, non ci si può lamentare. Annalise Basso, Karen Gillian e Katee Sackhoff, rispettivamente figlia da piccola, figlia da grande e madre, offrono tre validissime interpretazioni e soprattutto la terza subisce, nel corso del film, una metamorfosi psicologica che la rende quasi irriconoscibile; personalmente, ho molto apprezzato anche Rory Cochrane che forse, sentendosi sul collo il fiato del Jack Torrance di Jack Nicholson, si è rifugiato in un'interpretazione misurata e perfettamente in linea con la "follia della porta accanto" richiesta dal personaggio. Un po' sottotono, ahimé, il secondo protagonista Brenton Thwaites (il che mi fa temere per The Giver e il personaggio di Jonas, soprattutto dopo il disastroso Filippo di Maleficent, di cui parlerò a giorni), con la faccia inespressiva ma sopraccigliata di chi non sta capendo una benemerita mazza. Insomma, se cercate un horror innovativo forse Oculus non è il film che fa per voi ma, indubbiamente, se cercate una bella ghost story che, per una volta, non stordisce lo spettatore con spiegoni, retroscena o riprese da mockumentary ma, anzi, procede crudele, classica ed implacabile, avete trovato pane per i vostri denti!
Di Rory Cochrane, che interpreta Alan, ho già parlato qui.
Mike Flanagan è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Ghosts of Hamilton Street, Absentia e, ovviamente, il corto da cui è stato tratto Oculus, ovvero Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan. Anche produttore, attore e tecnico degli effetti speciali, ha 36 anni e un film in uscita.
Brenton Thwaites interpreta Tim. Australiano, ha partecipato a film come Laguna blu: il risveglio, Maleficent e alla soap Home and Away. Ha 25 anni e quattro film in uscita, tra cui l'imminente The Giver, dove interpreterà Jonas.
Katee Sackhoff (vero nome Kathryn Ann Sackhoff) interpreta Marie. Americana, famosa per la serie Battlestar Galactica, ha partecipato a film come Halloween - La resurrezione e ad altre serie come E.R. Medici in prima linea, Cold Case, Nip/Tuck (lo strano caso di miscasting per cui Teddy, moglie di Sean, è stata prima interpretata da lei poi sostituita da Rose McGowan, ugualiugualiuguali, eh!), 24, The Big Bang Theory e CSI; come doppiatrice, ha lavorato in alcuni episodi di Futurama, The Cleveland Show e Robot Chicken. Anche produttrice, ha 34 anni e due film in uscita.
Karen Gillan, che interpreta Kaylie, ha partecipato alla serie Doctor Who e la ritroveremo nell'imminente I guardiani della galassia nei panni di Nebula. Per concludere, se Oculus - Il riflesso del male vi fosse piaciuto recuperate il corto che lo ha originato, Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan e altre pellicole come Shining, Amityville Horror, Riflessi di paura e Mirror Mirror. ENJOY!
Trama: l'infanzia dei fratelli Tim e Kaylie è stata funestata da alcuni misteriosi eventi che hanno visto loro padre impazzire ed assassinare la madre, prima di venire ucciso proprio da Tim, rinchiuso poi in manicomio. Il ragazzo, finalmente, viene dimesso ma la sorella Kaylie lo attende all'uscita per costringerlo a rivivere quei terribili eventi...
Di Oculus avevo letto benissimo in varie recensioni e devo dire che come horror non è dispiaciuto neppure a me ed è anche riuscito, a tratti, a mettermi una discreta strizza. Pur non essendo troppo innovativo (lo specchio come veicolo di demoni, il pater familias che impazzisce come un novello Jack Torrance, i sopravvissuti che tornano a "stuzzicare" l'entità quando potevano farsi i fatti loro e campare altri 100 anni...), Oculus riesce a giostrarsi bene tra i vari cliché su cui si basa la sua struttura ed intrattiene molto, soprattutto all'inizio: ho trovato particolarmente divertente, infatti, il piglio "scientifico" con cui la protagonista decide di dimostrare la natura sovrannaturale e maligna dello specchio, arrivando a creare un sistema di difesa virtualmente impenetrabile e, soprattutto, mai visto in nessun altro film di genere (se non contiamo Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan, corto da cui è stata tratta la pellicola). Gli eventi narrati alternano il presente, il passato e le visioni dei due fratelli senza soluzione di continuità né particolari cambiamenti di stile che faciliterebbero la comprensione dello spettatore e questo è un altro punto a favore di una pellicola che gioca molto sui diversi punti di vista, le prospettive (splendide le inquadrature riprese dal punto di vista dello specchio) e le atmosfere, sfruttando con intelligenza le nuove tecnologie senza tuttavia abusarne, rimanendo più nell'ambito di quel genere di ghost story classiche che centellinano i momenti spaventevoli da "salto sulla sedia".
Non che l'horror tout court sia stato bandito da Oculus, anzi. La pellicola di Mike Flanaghan è una delle più bastarde tra quelle viste in tempi recenti perché lascia che il sangue venga sparso goccia dopo goccia attraverso una serie di piccole torture che colpiscono i punti più sensibili del corpo umano (altro non aggiungo perché mi sta venendo la pelle d'oca a scriverne!!), mentre l'abbondanza di ombre, suggestioni e colpi di scena interrotti sul più bello riescono ad alimentare l'ansia molto più di quanto sia in grado di fare il solito paio di mostri ricreati in CG che sembrerebbero ormai quasi inevitabili in questo genere di film. Per quel che riguarda gli attori, non ci si può lamentare. Annalise Basso, Karen Gillian e Katee Sackhoff, rispettivamente figlia da piccola, figlia da grande e madre, offrono tre validissime interpretazioni e soprattutto la terza subisce, nel corso del film, una metamorfosi psicologica che la rende quasi irriconoscibile; personalmente, ho molto apprezzato anche Rory Cochrane che forse, sentendosi sul collo il fiato del Jack Torrance di Jack Nicholson, si è rifugiato in un'interpretazione misurata e perfettamente in linea con la "follia della porta accanto" richiesta dal personaggio. Un po' sottotono, ahimé, il secondo protagonista Brenton Thwaites (il che mi fa temere per The Giver e il personaggio di Jonas, soprattutto dopo il disastroso Filippo di Maleficent, di cui parlerò a giorni), con la faccia inespressiva ma sopraccigliata di chi non sta capendo una benemerita mazza. Insomma, se cercate un horror innovativo forse Oculus non è il film che fa per voi ma, indubbiamente, se cercate una bella ghost story che, per una volta, non stordisce lo spettatore con spiegoni, retroscena o riprese da mockumentary ma, anzi, procede crudele, classica ed implacabile, avete trovato pane per i vostri denti!
Di Rory Cochrane, che interpreta Alan, ho già parlato qui.
Mike Flanagan è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Ghosts of Hamilton Street, Absentia e, ovviamente, il corto da cui è stato tratto Oculus, ovvero Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan. Anche produttore, attore e tecnico degli effetti speciali, ha 36 anni e un film in uscita.
Brenton Thwaites interpreta Tim. Australiano, ha partecipato a film come Laguna blu: il risveglio, Maleficent e alla soap Home and Away. Ha 25 anni e quattro film in uscita, tra cui l'imminente The Giver, dove interpreterà Jonas.
Katee Sackhoff (vero nome Kathryn Ann Sackhoff) interpreta Marie. Americana, famosa per la serie Battlestar Galactica, ha partecipato a film come Halloween - La resurrezione e ad altre serie come E.R. Medici in prima linea, Cold Case, Nip/Tuck (lo strano caso di miscasting per cui Teddy, moglie di Sean, è stata prima interpretata da lei poi sostituita da Rose McGowan, ugualiugualiuguali, eh!), 24, The Big Bang Theory e CSI; come doppiatrice, ha lavorato in alcuni episodi di Futurama, The Cleveland Show e Robot Chicken. Anche produttrice, ha 34 anni e due film in uscita.
Karen Gillan, che interpreta Kaylie, ha partecipato alla serie Doctor Who e la ritroveremo nell'imminente I guardiani della galassia nei panni di Nebula. Per concludere, se Oculus - Il riflesso del male vi fosse piaciuto recuperate il corto che lo ha originato, Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan e altre pellicole come Shining, Amityville Horror, Riflessi di paura e Mirror Mirror. ENJOY!
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