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venerdì 13 settembre 2024

Beetlejuice Beetlejuice (2024)

Nonostante qualche perplessità non potevo perdermi Beetlejuice Beetlejuice, diretto dal regista Tim Burton.


Trama: Lydia e la figlia Astrid sono costrette a tornare a Winter River per partecipare a un funerale. Lì, per una serie di circostanze, avranno di nuovo a che fare col bioesorcista Betelgeuse.


Non avevo grandi speranze quando ho deciso di andare al cinema a vedere Beetlejuice Betlejuice. Ormai dai tempi di Planet of the Apes, Burton non è più quello di un tempo, e il massimo che mi sarei aspettata è un prodotto dignitoso, in grado di farmi passare un paio d'ore in tetra allegria. Fino alla fine del primo tempo, in realtà, mi sono sentita invece come Califano. Tra nuovi personaggi abbastanza sciapi, vecchie conoscenze che non sembrano essersi evolute dagli anni '80 e omaggi alla prima pellicola, la sensazione è stata quella di una storia che stentava a decollare, schiacciata nella noia di un'introduzione infinita. Tutto il primo atto, infatti, serve a presentarci una Lydia ormai cresciuta, con figlia annessa che la odia a causa di un lavoro derivante dalla sua capacità di vedere qualsiasi fantasma tranne quello dell'adorato padre defunto. La sceneggiatura scava nelle dinamiche familiari dei Deetz, che subiscono uno scossone alla morte di un altro padre, quello di Lydia; l'evento costringe le donne superstiti, assieme al nuovo compagno di Lydia, Rory, a tornare a Winter River e ad affrontare un passato ancora ben radicato all'interno del diorama dei coniugi Maitland, ma finché non arriva l'unico, imprevedibile twist della pellicola, il tempo scivola via lento tra recriminazioni, bizzarrie e imbarazzi. La cosa che mi ha soprattutto fatto specie è vedere la tosta Lydia ridotta a cretinetti insicura, incapace di riconoscere il belinone che la sorte le ha messo accanto e di comunicare con una figlia ben più odiosa di quanto fosse lei da adolescente. Ha un bel daffare Delia a parlare di Karma, quando la realtà è che la rossa wannabe artista, nonostante il disprezzo di Lydia, ha sempre avuto un carattere egoista e volitivo, mentre la figliastra è diventata un'ameba dallo sguardo stralunato (lì, probabilmente, ci ha messo del suo anche la Ryder, che negli anni si è legata al ruolo di Joyce Byers e non ne è più uscita). Il film si risolleva un po' quando l'aldilà torna a farla da padrone, con le sue stranezze e la grottesca burocrazia sbattute in faccia senza pietà agli umani inconsapevoli, e quando, ovviamente, la presenza di Beetlejuice comincia a farsi un po' più preponderante. Da quel momento, se non altro, il ritmo aumenta e si torna a divertirsi, a dispetto della costante sensazione di avere davanti tre film in uno, rabberciati alla bell'e meglio come la bellissima Sall.... ehm, Delores di Monica Bellucci.


Ha i suoi momenti, Beetlejuice Beetlejuice. Al di là dell'innegabile bellezza dei costumi di Coleen Atwood, delle scenografie, e di parecchi effetti speciali artigianali, il film raggiunge apici notevoli, per esempio, quando si affida alla verve della divertentissima Catherine O'Hara e alla sua elaborazione del lutto, fa battere il cuore nei momenti in cui Burton si convince di stare girando un horror e mette in campo un terrificante neonato frutto dell'empia unione tra Baby Killer e il cadaverino di Trainspotting, e poco prima del finale riesce persino a commuovere nonostante la faciloneria con cui i personaggi ci lasciano le piume. Il resto, purtroppo, l'ho trovato molto superficiale, oppure tirato per le lunghe. Non c'è stato, da parte mia, alcun coinvolgimento emotivo davanti a drammi familiari o ricongiungimenti, e onestamente avrei preferito che il personaggio interpretato all'epoca da Jeffrey Jones non venisse proprio utilizzato "fisicamente" (se decidi, giustamente, di non coinvolgerlo in quanto predatore sessuale pluricondannato e ritiratosi dalla recitazione da anni, mi pare assurdo infilare delle sue foto o animazioni in stop motion dal sembiante identico, o sfruttare un personaggio senza testa, ma perché?). Il numero musicale verso la fine richiama quello iconico della cena coi gamberetti, ma è davvero lunghissimo e, anche se io l'ho apprezzato ridendo parecchio, capisco perché uno dei miei compagni di visione si sia addormentato; allo stesso modo, enorme rispetto verso Burton per la scelta di utilizzare la melodia che accompagna il finale di Carrie - Lo sguardo di Satana, ma francamente mi è sembrato che la conclusione onirica di Beetlejuice Beetlejuice fosse attaccata con lo sputo, messa lì giusto per dare la possibilità di realizzare un altro sequel. D'altronde, il nome del bioesorcista va pronunciato tre volte, non mi stupirei se tra qualche anno arrivasse Beetlejuice Beetlejuice Beetlejuice. Nell'attesa (e non tratterrò il respiro, non mi va di finire laggiù e prendere il numero), per me è un nì. Non è un film che riguarderei, sono contenta comunque di averlo visto, ma temo che la settimana prossima l'avrò già dimenticato. Peccato.  


Del regista Tim Burton ho già parlato QUI. Michael Keaton (Beetlejuice), Winona Ryder (Lydia Deetz), Catherine O'Hara (Delia Deetz), Jenna Ortega (Astrid Deetz), Justin Theroux (Rory), Willem Dafoe (Wolf Jackson), Monica Bellucci (Delores) e Danny DeVito (uomo delle pulizie) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Beetlejuce Beetlejuice vi fosse piaciuto, recuperate Beetlejuice, La sposa cadavere e The Nightmare Before Christmas. ENJOY!

 

mercoledì 13 dicembre 2023

Diabolik - Chi sei? (2023)

Vuoi per dovere di completezza, vuoi per voglia di ridere, domenica sono andata a vedere Diabolik - Chi sei?, ispirato all'albo omonimo di Diabolik e diretto e co-sceneggiato dai Manetti Bros.


Trama: Diabolik e l'ispettore Ginko si ritrovano prigionieri di una banda di sanguinosi ladri quando entrambi, ognuno per i propri motivi, decidono di fare irruzione nel loro covo...


Credevo non potesse esserci nulla di peggio di Diabolik - Ginko all'attacco e, probabilmente, lo hanno capito anche i Manetti Bros. visto che Diabolik - Chi sei? è una spanna sopra il suo predecessore. Il che non vuol dire che il terzo ed ultimo capitolo della saga sia un capolavoro, ci mancherebbe, ma almeno non è la sagra del trash ed è dotato di una trama (per quanto semplice) sufficientemente interessante per coinvolgere lo spettatore e portarlo a sorvolare sui molti difetti dell'opera. In Diabolik - Chi sei? le scaramucce amorose tra il personaggio titolare ed Eva Kant vengono ridotte in favore di una minaccia pressante, ovvero una banda di rapinatori che sono riusciti a portarsi via una collezione di monete bramata da Diabolik; da una parte, quindi, abbiamo un protagonista impegnato a recuperare il maltolto, dall'altra c'è invece un Ginko determinato a sgominare la banda, rea di violenti e sanguinosi omicidi annessi ai furti. La presenza di un cast più nutrito serve ai Manetti per omaggiare i poliziotteschi con sequenze violente di sparatorie e inseguimenti d'auto, ma non solo, perché l'unico momento genuinamente emozionante della trilogia si verifica proprio grazie allo snodo narrativo incarnato dalla banda, e offre il fianco ad una seconda, gradevolissima svolta che parla ai cuori teneri degli spettatori come me, che in fondo in fondo a Ginko vogliono bene. Apprezzabile anche, dopo una terrificante sequenza iniziale a base di dialoghi da casalinghe disperate, la scelta di affidare un ruolo forte (ma già accadeva nel primo film) a Eva Kant ed Altea, distanti dall'essere due semplici love interest monodimensionali e pronte ad agire per il bene di due uomini che, in misura diversa, credono di essere il centro dell'universo, totalmente compresi nel loro ruolo di buono e cattivo. A tal proposito, di tutto il legnosissimo confronto tra Diabolik e Ginko (che, di regola, avrebbe dovuto essere il fulcro del film ma è emozionante quanto un documentario sul tufo, e lo stesso vale per la risposta al "chi sei?" del titolo, apprezzabile per altri motivi, non certo per le origini da Gary Stu criminale di Diabolik) è interessante giusto il momento in cui il protagonista sottolinea la loro natura ininfluente in termini di scontro tra bene e male, consapevole che la morte di uno dei due non sposterebbe di un millimetro l'ago della bilancia, né porrebbe fine a una lotta eterna.


A livello di regia, scenografie e costumi, chiamatemi scema ma per me è stato uno spettacolo. Mi è sembrato che i Manetti tornassero ad osare un po' di più, o ad omaggiare meglio se volete, e tra splatter pecoreccio, split screen arroganti, inquadrature strappate come pagine di un fumetto, sceneggiati Rai anni '50 che sfumano in sequenze alla Sin City con tanto di sangue color rubino, ed echi dell'Argento prima maniera mi sono divertita come una bambina. Ciliegina sulla torta è stata la "solita" colonna sonora tra il camp e il genuino fomento, col pezzo (cantato da Alan Sorrenti) Ti chiami Diabolik, messo a mo' di sigla di telefilm/cartone animato, in cima alla lista delle cose più belle viste/sentite al cinema quest'anno. Purtroppo, la vera, terribile nota dolente del film e, per estensione, dell'intera saga, è la recitazione del cast. Da due anni Mirco invocava un crossover con Boris e stavolta i Manetti lo hanno esaudito, in primis omaggiando le due cagne maledette Miriam Leone e Monica Bellucci con la partecipazione di Carolina Crescentini, la Corinna Negri originale (la quale, a scanso di equivoci, se la cava bene nonostante sia penalizzata da un personaggio orribile), e poi offrendo a Paolo Calabresi il ruolo di cattivo bondiano, con risultati egregi. Qui finiscono i pregi e cominciano gli abissi di depravazione, che sono riusciti a trascinare sul fondo persino Mastandrea, la cui mancanza di voglia è talmente palese che avrebbero potuto mettere un cartonato al suo posto. Io lo capisco, povero cristiano. La Bellucci è imbarazzante, piallata da luci che la rendono ancora meno espressiva del solito, forzata in quell'accento orrendo che tocca l'apice in un monologo televisivo di raro disagio (la contessa Wiendelmar però mi ha stesa, giuro. Capovaro!!), e ogni volta che apre bocca provoca mal di pancia, quindi la svogliatezza di Mastandrea, pur ricompensato da piogge di limoni, è comprensibile. Non meno imbarazzanti sono i duetti tra la Leone e orsotto Gianniotti, che sembrano sempre fare a gara a chi ha la voce più da centralinista dell'144, a prescindere che debbano o meno copulare, ma probabilmente l'oscar dello scult lo darei a Massimiliano Rossi, il quale di tanto in tanto viene posseduto dallo spirito della bonanima di Guido Nicheli e decide di mettere in bocca al suo personaggio un improbabile accento meneghino. Sul giovane Diabolik non mi sento di dire nulla, mi trattengo per pietà e perché il suo interprete può e deve migliorare, via, e punto in più per quella carampana piaciona della Bouchet. Se mi costringete, però, a tirare le somme della trilogia, dico con tristezza che il fiasco è stato pressoché totale, tante buone idee e stile naufragate in un delirio di scelte sbagliate, casting pessimi e poracciate della peggior specie. E pensare che a me piacerebbe tanto vedere un Alan Ford su grande schermo, ma stando così le cose incrocio le dita perché non succeda mai!


Dei registi e co-sceneggiatori Antonio e Marco Manetti ho già parlato QUIMiriam Leone (Eva Kant), Valerio Mastandrea (Ginko), Monica Bellucci (Altea di Vallemberg), Paolo Calabresi (King), Barbara Bouchet (Contessa Wiendemar) e Hal Yamanouchi (Cen-Fu) li trovate invece ai rispettivi link.

Giacomo Gianniotti interpreta Diabolik. Nato a Roma, ha partecipato a film come Diabolik - Ginko all'attacco! e a serie quali Grey's Anatomy. Come doppiatore, ha lavorato per il film Luca. Anche produttore e regista, ha 34 anni.


Pier Giorgio Bellocchio
interpreta il sergente Palmer. Nato a Roma, ha partecipato a film come 6 giorni sulla terra, Il traditore, Diabolik, Diabolik - Ginko all'attacco! e a serie quali Camera Café e Il commissario Rex. Anche produttore e regista, ha 49 anni e un film in uscita. 


Carolina Crescentini
interpreta Gabriella Bauer. Nata a Roma, indimenticabile Corinna Negri della serie Boris e di Boris - Il film, ha partecipato a pellicole come Notte prima degli esami - Oggi e altre serie quali Provaci ancora prof!. Ha 43 anni. 


Segnalo il cameo di Max Gazzé nei panni di Giulio Mondan. Ciò detto, se Diabolik - Chi sei? vi fosse piaciuto, recuperate Diabolik e Diabolik - Ginko all'attacco! e... auguri!

venerdì 25 novembre 2022

Diabolik - Ginko all'attacco! (2022)

Non so quale follia mi abbia colta ma, nonostante non avessi apprezzato granché Diabolik, domenica sono andata al cinema col povero Mirco a vedere Diabolik - Ginko all'attacco!, sempre diretto dai Manetti Bros.


Trama: dopo un audace colpo, Diabolik riesce a fuggire ma il suo covo viene presto scoperto dall'ispettore Ginko. Il ladro fugge lasciando indietro la compagna Eva Kant, che giura vendetta e si allea proprio con l'ispettore...


Sono costernata. Non saprei neppure da che parte cominciare a parlare di questo Diabolik - Ginko all'attacco, quindi potrei farlo con le poche cose dignitose e salvabili, premettendo che io ai Manetti Bros. non riesco proprio a volere male (e ammetto, più di una volta, di aver pensato quanto mi piacerebbe vedere un Lupin diretto da loro. Lo so, sono malata) e che tornerò in sala anche per il terzo capitolo. Il motivo di questa mia scelta scellerata è che lo stile mi piace, è inutile, mi piacciono le città di fantasia create mescolando Bologna e Trieste, lo squisito gusto per l'arredamento anni '60 e quegli aggeggi ingenui usciti dritti dal fumetto dell'epoca. Stavolta i realizzatori hanno azzeccato anche il metraggio, senza perdersi in quelle lungaggini che, a mio avviso, affossavano il primo Diabolik, il che mi ha consentito di apprezzare i lenti inseguimenti in macchina e a piedi, quel perdersi in cunicoli tutti uguali per dei minuti, accogliendo senza problemi il fascino del vintage concentrato in quel pugnale che *swish!*, senza fretta ti si pianta nel petto se sei uomo o ti scassa la capa col pomolo se sei donna (che, sia mai, Marinelli avrebbe messo paura persino a Mamma Fratelli, mentre il bietolone nuovo è un morbidone, poi ci torniamo). La scorsa volta avevo trovato molto originale la colonna sonora di Manuel Agnelli, è vero,  ma mi è piaciuto anche l'ingresso a gamba tesa di Pivio e Aldo De Scalzi, con un perfetto omaggio ai Goblin capace di cancellarmi dalle labbra la bestemmia seguita alla comparsa di Diodato come performer di una sigla iniziale così trash a livello di immagini e coreografie (preceduta dal cringissimo monologo di un guitto) che, al confronto, Spy Hard era un capolavoro. Ho apprezzato persino la trama, cosa credete? C'è chi si lamenta della sua prevedibilità ma, figlioli cari, è tratta da uno dei primi albi delle Giussani, non possiamo pretendere che sia machiavellica e, onestamente, non me lo aspettavo neppure. Anzi, devo dire che proprio il suo essere prevedibile e "rilassante", su di me, ha avuto l'effetto di aumentare la suspance, perché pensavo "dai, mica potrà andare come penso!" e io lì, scema, ad aspettare il colpo di scena che non arrivava. Quindi, mi ci sono anche divertita, anche se alla fine sono rimasta lì come l'aratro nel maggese, ovvero come Ginko. Ginko, mio adorato Ginko, povero Valerio Mastandrea che si staglia come unico baluardo di recitazione all'interno di un gruppo di figuranti dotati degli stessi nomi dei poliziotti di Aldo, Giovanni e Giacomo (anche se il baffuto Roller è caruccetto davvero) e che, nonostante indossi le vesti del personaggio attaccante, viene gabbato, perculato e finisce persino in bianco mentre i due criminali limonano felici, ebbri di sole vacanziero e Campari. Di più, gli tocca pure sopportare di dividere la scena con la Bracchetta Umbra. E qui, mi spiace, ma le cose positive finiscono ed inizia il giusto sfogo.


Mirco, tra una risata e l'altra, ha espresso un desiderio. Che facciano una quinta stagione di Boris che sia anche un terzo episodio di Diabolik, con Stannis nei panni del ladro e René Ferretti con tutta la sua troupe a bazzicare nel backstage. Questo perché, se già il primo Diabolik era un po' "Occhi del cuore", qui abbiamo anche il momento love love con tanto di fotografia smarmellata e regina delle Cagne Maledette impegnata a profondersi in un improbabile accento franco/slavo/umbro, grazie al quale l'invocazione reiterata al maggiordomo Osvaldo mi è sembrata quasi un incantesimo atto alla materializzazione di una catasta di Ferrero Rocher sotto cui il povero Mastandrea potesse nascondersi. Ora, io non ho davvero nulla contro Monica Bellucci, povera cristiana, non mi sta antipatica, ci mancherebbe... ma perché si ostina(no) a (farla) recitare? Ho capito, è bellissima, ci mancherebbe, ma allora limitatevi a fotografarla, rispolverate i film muti, però basta torturare gli spettatori con 'sta dizione affaticata e 'ste espressioni vacue, basta!! Anche perché è inutile diminuire drasticamente il tempo sullo schermo di Giacomo Gianniotti, il nuovo Diabolik, in quanto palesemente incapace a recitare, se poi affidi il resto del film ad attrici peggiori di lui. No, non mi vengano a dire che Gianniotti compare poco per evitare allo spettatore di rimanere stranito dal cambiamento di protagonista; Marinelli, povero ragazzo, era legnoso e spaesato perché probabilmente il personaggio di Diabolik non gli era congeniale, mentre questo è legnoso perché sì e, ancor peggio, quando non si profonde in una blue steel degna di Zoolander ha lo stesso sguardo di quei bietoloni da fotoromanzo di Grand Hotel nel momento in cui si trovano davanti la gnocca bionda. A proposito della quale, e dai. Anche la Leone, bella stella, è innaturalmente splendida, d'accordo, ma non puoi darle la direttiva di recitare come se avesse sempre e comunque un palo su per lo sfintere e piccata col mondo, nemmeno Fujiko esce dai tombini con la pomposità di una modella a una sfilata! A farle da contraltare, per inciso, ci sono le ballerine più ruzze del mondo, protagoniste di una scena talmente imbarazzante da farmi richiedere a gran voce, per il prossimo capitolo, la partecipazione di Jerry Calà, per capire se possa essere peggio di un invecchiatissimo Andrea Roncato costretto a pronunciare la frase "Stanno arrivando delle donne nude! E' un sogno!" (cito a braccio ma più o meno... era meglio il "che ci do, che ci do!") prima di farsi "rubare" la scena da un galletto sulla munnezza. E potrei continuare per delle ore, ma anche no. Meglio che mi trattenga per il terzo capitolo!


Dei registi e co-sceneggiatori Antonio e Marco Manetti ho già parlato QUIMiriam Leone (Eva Kant), Valerio Mastandrea (Ginko) e Monica Bellucci (Altea di Vallemberg) li trovate invece ai rispettivi link.


Giacomo Gianniotti, che interpreta Diabolik, è dal 2015 membro del cast di Grey's Anatomy. Se Diabolik - Ginko all'attacco! vi fosse piaciuto recuperate la serie Boris e il primo Diabolik. ENJOY!

venerdì 11 dicembre 2015

Il Bollalmanacco On Demand: L'apprendista stregone (2010)

Non poteva durare, lo sapevo. Dopo un paio di cult ecco che qualcuno, nella fattispecie la brava Sabrina (QUI c'è il suo canale Youtube), mi chiede una roba come L'apprendista stregone (The Sorcerer's Apprentice), diretto nel 2010 dal regista Jon Turtletaub. Il prossimo film On Demand sarà invece The Divide. ENJOY!



Trama: dopo la morte di Merlino per mano di Morgana e dei sui adepti, il mago Balthazar si mette alla ricerca di un possibile successore del grande stregone e un giorno trova dopo secoli il piccolo Dave. Per una serie di circostanze, Balthazar rimane imprigionato per dieci anni in un vaso assieme al malvagio morganiano Horvath e Dave nel frattempo cresce, diventando un complessato e sfigatissimo aspirante fisico...


Secondo me ci sono due modi di affrontare un film come L'apprendista stregone, quello serio e quello meritatamente imbecille. Nel primo caso, L'apprendista stregone diventa automaticamente il film più brutto di sempre, un'accozzaglia di effetti speciali senz'anima e attori pessimi, un affronto alla Settima Arte le cui bobine meriterebbero di bruciare da qui all'eternità; nel secondo caso ci si può fare del gran ridere e fortunatamente il mio animo era ben disposto e propenso all'imbecillità quando ho deciso di guardare il film di Turtletaub. "Tratto" dall'omonima ballata di Goethe ma, detto più onestamente, basato sul più famoso ed infantile episodio del primo Fantasia, L'apprendista stregone è la weirdissima storia di un ragazzo che cresce per affrontare il proprio destino nonostante la vita e l'infanzia gli siano state rovinate da un mago con le sembianze di Nicolas Cage, portandolo a perseguire studi scientifici. Ma, indovinate un po', nell'universo de L'apprendista stregone la magia è fondamentalmente un'estensione della fisica, governata dalle stesse regole, quindi il buon Nicolas è a cavallo, alla faccia di quell'irresponsabile di Harry Potter e dei suoi Giratempo, e riesce comunque a fare del giovane Dave il proprio "studente" nonché successore di Merlino! A questo canovaccio "formativo", la sceneggiatura aggiunge inoltre un paio di storie d'aMMore per venire incontro anche ad un pubblico di ragazzine, alcuni villain "terribili" ai quali fa capo nientemeno che fata Morgana e qualche riferimento a streghe/stregoni realmente vissuti e reputati tali per accontentare i palati più esigenti (quali??), cercando di affascinare gli spettatori con mirabolanti manifestazioni di potere condite da un pizzico di umorismo ma, in definitiva, imbroccando una strada troppo zamarra per poter conquistare davvero.


Turteltaub, con la sua solita finezza tutta aMMeregana, crea un film a misura di Cage ove non esistono sottigliezze magiche, bensì devastanti incantesimi a base di lampi, fuoco, uccelli giganti, specchi pronti a portare i malcapitati in un'altra dimensione, lupi famelici e prigioni in guisa di orrende matriosche oppure vasi. Gli abbondanti effetti speciali, spettacolari quanto volete ma fin troppo invasivi, sopperiscono sia alla trama banalotta e superficiale sia ad un cast non proprio di prima scelta: che Alfred Molina e Nicolas Cage si siano divertiti come dei pazzi a gigioneggiare nei panni di stregoni scafati è palese ma le mise del secondo (che, peraltro, ha prestato anche la sua Rolls Royce per le scene in cui Balthazar è al volante) sono al limite dell'imbarazzante e non parlo solo di quel parrucchino in stile "Modello abbronzatissimo anni '90 un po' svuncio e un po' zamarro" ripreso paro paro dal ben più riuscito Con Air. Jay Baruchel è simpatico e se la cavicchia, lo stesso vale per la bellina Teresa Palmer, mentre Toby Kebbell nei panni del mago corrotto dal successo è più improbabile del Mago Forrest e la nostrana Monica Bellucci è sempre una gnocca da paura ma, ahilei, si ostina a volersi doppiare con risultati miserrimi (la riunione finale tra lei Cage vorrebbe essere commovente ma lei è inascoltabile, ogni minima parvenza di sentimento o magia viene spazzata via dalla sua orrida dizione). Incredibile, infine, la dose di product placement presente nella pellicola, che va dal palese "omaggio" a Magic the Gathering al marchio di gelati Ben & Jerry messo talmente in primo piano da eclissare i protagonisti presenti nella scena, senza contare le marchette destinate a Mc Donald's, Pepsi, Nokia ecc. ecc. Insomma, L'apprendista stregone è un'infima operazione commerciale Disneyana e dovete prenderla come tale, un prodotto senza cervello progettato a tavolino per un pubblico di adolescenti senza pretese. Se non rientrate in questa categoria stategli lontani!


Di Nicolas Cage (Balthazar), Jay Baruchel (Dave), Alfred Molina (Horvath), Teresa Palmer (Becky), Monica Bellucci (Veronica) e Alice Krige (Morgana) ho già parlato ai rispettivi link.

Jon Turteltaub (vero nome Jonathan Charles Turteltaub) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Phenomenon, Instinct - Istinto primordiale, Faccia a faccia, Il mistero dei templari e Il mistero delle pagine perdute. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni e tre film in uscita.


Toby Kebbell interpreta Drake Stone. Inglese, ha partecipato a film come Alexander, Match Point, War Horse, The Counselor - Il procuratore, Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, Fantastic 4 - Fantastici 4 e a serie come Black Mirror. Ha 33 anni e cinque film in uscita.


Se L'apprendista stregone vi fosse piaciuto recuperate la saga di Harry Potter e magari anche Eragon. ENJOY!

martedì 5 novembre 2013

Il patto dei lupi (2001)

Qualche giorno fa guardavo in TV un pezzetto di Elizabeth e il giorno dopo, parlando con le colleghe, si diceva che Vincenzo Cassola l’è proprio un bell’ometto e fa strano pensare che la Bellucci si sia messa con un vecchio russo bavoso, per quanto sicuramente ricco sfondato. Insomma, com’è, come non è, dopo questo momento gossip mi è venuta voglia di guardare per la prima volta un film che conta tra i protagonisti l’ex coppia, ovvero Il patto dei lupi (Le Pacte des Loups), diretto nel 2001 dal regista Christophe Gans. Muze ha pronosticato che il film mi avrebbe fatto schifo, ma ho voluto sfidare la sorte...


Trama: prima della rivoluzione francese, un paesino di campagna è funestato dai delitti compiuti da una fantomatica bestia. Il giardiniere del Re, De Fronsac, accompagnato dal fido indiano Mani, si reca al paesino per indagare…


Il patto dei lupi è un ibrido ben strano. Premesso che, ai miei occhi, le produzioni fantastiche francesi vanno spesso a braccetto col kitsch e il trash e questo film non fa eccezione, durante la visione mi è sembrato meno peggio di quanto in effetti mi ero aspettata, nonostante sia un calderone pressoché infinito di generi e stili. Nel corso delle più di due ore di durata infatti Il patto dei lupi, che pur presenta personaggi realmente vissuti (tranne Mani) e si basa sulla vera storia della Bestia di Gévaudan, unisce dramma storico, romanzo d’avventura, telenovela amorosa, suggestioni horror che strizzano l’occhio al satanismo e persino combattimenti dal vago sapore orientale, alternando momenti in cui tutte queste componenti riescono magicamente ad amalgamarsi ad altri in cui, complice anche la scellerata decisione di allungare il brodo a dismisura quando bastava concentrarsi solo su determinati aspetti della vicenda, il risultato è discutibile e a tratti esilarante. A dire il vero, Il patto dei lupi ricorda quei vecchissimi feuilleton che poi venivano rilegati in un romanzo e per questo avrebbe funzionato molto meglio come miniserie; sicuramente, ne avrebbe tratto giovamento la suspance visto che, una volta capito cosa sia la bestia, è facile fare due più due e intuire anche chi si nasconda dietro alla sanguinosa serie di omicidi, rendendo così buona parte degli eventi che anticipano il finale fondamentalmente inutili.


A parte queste pecche, comunque, Il patto dei lupi è un buon prodotto d'intrattenimento e, nei limiti, potrebbe venire tranquillamente paragonato ad una mega-produzione USA. E' vero, gli effetti speciali non sono proprio belli a vedersi ma il difetto viene compensato da un'incredibile fantasia per quel che riguarda i costumi (soprattutto sul finale Vincent Cassel è vestito in un modo assurdo!) e da una grande ricchezza per quel che riguarda le scenografie e la varietà degli ambienti. Anche gli attori non sono malaccio e ciò vale soprattutto per i caratteristi, dotati tutti delle facce e del phisique du role ideali, tuttavia anche i nomi importanti non sfigurano: Samuel Le Bihan è piacione quanto basta e, a tratti, ricorda o un Braveheart o un Ultimo dei Mohicani e Vincenzo Cassola è viscidoso e folle come piace a me. Non è male neppure l'idea, fondamentale ai fini della trama, di inserire un pellerossa come elemento esotico, tra l'altro l'attore che lo interpreta è molto bravo, mentre per quel che riguarda i personaggi femminili bisognerebbe far finta di nulla, perché Émilie Dequenne è una coprotagonista molla come la panissa e la Bellucci parla, purtroppo, altrimenti sarebbe meravigliosa e perfetta per il ruolo. Per concludere, Gans ha fatto di meglio, è vero, ma Il patto dei lupi è molto particolare ed è l'ideale per una serata senza pretese, soprattutto se vi piacciono i film avventurosi dal sapore nostalgico; per me, è stato come quando, da ragazzina, guardavo Fantaghirò e tutte quelle amene bagatelle che producevano alla Mediaset... con quel cappuccettoso tocco di Les Rois Maudits che non guasta mai.


Del regista e co-sceneggiatore Christophe Gans ho già parlato qui. Vincent Cassel (Jean-François), Edith Scob (Mme de Morangias), Philippe Nahon (Jean Chastel), Gaspard Ulliel (Louis) e Pascal Laugier (l'assistente di Machemort) li trovate invece ai rispettivi link.

Samuel Le Bihan interpreta Grégoire de Fronsac. Francese, ha partecipato a pellicole come Film rosso e Frontiers – Ai confini dell’inferno. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 48 anni.


Monica Bellucci (vero nome Monica Anna Maria Bellucci) interpreta Sylvia. Attrice umbra, la ricordo per film come Dracula di Bram Stoker, I mitici – Colpo gobbo a Milano, Sorellina e il principe del sogno, Dobermann, Malèna, Matrix Reloaded, Matrix Revolution, La passione di Cristo e I fratelli Grimm e l’incantevole strega. Ha 49 anni e due film in uscita.


Mark Dacascos interpreta Mani. Hawaiiano, ha partecipato a film come Double Dragon, Crying Freeman e alle serie Flash, Il corvo, Più forte ragazzi CSI - Scena del crimine. Anche stuntman, ha 49 anni e un film in uscita.

YO, Bro! Ci stai dentro!!
In mezzo alla marea di comparse più o meno famose troviamo anche, nei panni di Machemort, l'inconfondibile François Hadji-Lazaro, che in Dellamorte Dellamore interpretava Gnaghi. Detto questo, se Il patto dei lupi vi fosse piaciuto, consiglio il recupero di Il mistero di Sleepy Hollow e Spiriti nelle tenebre. ENJOY!

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