Trama: un vecchio e testardo contadino decide di partire dall'Iowa a bordo di un tosaerba per raggiungere il fratello, colpito da un infarto.
Andando a cercare la parola "straight" su un dizionario si viene a scoprire che il termine inglese ha parecchi significati in italiano. "Dritto", nel senso di "non storto", è la prima traduzione che ci viene fornita, ma anche "diretto", ovvero "senza fermate", proseguendo con "franco, sincero", per finire con "normale, ordinario". Una storia vera è tutte queste cose e anche di più. Innanzitutto, rispetto agli altri film diretti da David Lynch è molto lineare, questo è vero, anche perché la sceneggiatura è stata affidata a John Roach e Mary Sweeney, che l'hanno scritta partendo dall'incredibile storia vera di Alvin Straight, anziano signore che ha scelto di compiere un viaggio lunghissimo a bordo di un tosaerba perché privo di patente. Abituata come sono a trovarmi davanti sdoppiamenti di personalità, personaggi ambigui, salti temporali e quant'altro, l'idea che un regista come Lynch potesse dirigere un film con un inizio e una fine comprensibili, un road movie atipico e riflessivo, non l'avrei potuta concepire in mille anni, invece eccola qui. Il ritmo della pellicola è lento, misurato, specchio perfetto del tramonto di una vita vissuta nella sua pienezza ma ancora, in qualche modo, turbata da questioni lasciate in sospeso che nemmeno la vecchiaia con tutti i suoi disagi e i suoi malanni può rendere meno pressanti; per la serie, non importa quando si arriva, basta arrivare, Alvin prende baracca e burattini e parte con il suo tosaerba scalcinato, in barba alle perplessità di amici e concittadini, imbarcandosi in un viaggio che non è solo una prova di forza e coraggio ma anche, soprattutto, l'espressione del forte desiderio di rimediare ad un grosso errore prima che sia troppo tardi, mostrando al fratello la grandezza del proprio amore per lui. "Straight", quindi, come diretto, perché Alvin non vuole prendere scorciatoie né accettare passaggi, nonostante fermate nel suo viaggio ce ne siano. Sono fermate necessarie e non solo per questioni di denaro e manutenzione della falciatrice, ma anche per condividere tormenti, esperienza e consigli con le anime che interrompono la loro routine quotidiana per avvicinarsi a quel vecchio particolare invece di limitarsi a classificarlo come "eccentrico", ascoltando la sua storia e raccontandogli le loro. E pensare che, in tutto questo, Alvin non si sente per nulla speciale, come se percorrere quasi 400 km con un tosaerba sia cosa da tutti i giorni.
E allora, "Straight" come franco, sincero. Come tutti gli anziani, Alvin in realtà forse è più testardo che sincero e il suo passato, come vedremo, nasconde più di un'ombra, eppure la purezza delle sue intenzioni è indubitabile, così come l'amore che prova per la figlia Rose e per quel fratello che da anni non vede. Allo stesso modo, sono sincere le sue emozioni, interamente riflesse nel meraviglioso volto di Richard Farnsworth, capace di commuovere e coinvolgere lo spettatore dalla prima all'ultima scena. L'attore, fiaccato da un cancro alle ossa che lo avrebbe portato a suicidarsi l'anno successivo, si mette a nudo davanti alla cinepresa di Lynch, con tutte le sue rughe, il suo dolore reale (l'attore non usava due bastoni per esigenze di copione ma proprio a causa della malattia), i suoi occhi bellissimi e e lucidi, che colgono la bellezza di un'America rurale che la velocità e l'abitudine rischiano di rendere banale e scontata, dai campi di grano ai boschi, dalle strade senza fine al ponte sul Mississippi. Paesaggi "normali", così come normale è la storia di Alvin, almeno dal suo punto di vista, che vengono messi su pellicola da un Lynch delicato e poetico, la cui cinepresa cattura l'America e la rende meravigliosa pur con tutti i suoi difetti, in primis la piccineria quasi grottesca dei suoi abitanti, concretizzati qui in un piccolo campionario di freaks degni di Twin Peaks, i gemelli meccanici in primis. Piccoli tocchi Lynchiani, non limitati solo ad attori feticcio adorabili, che si fanno strada assieme al bellissimo e struggente score del fido Angelo Badalamenti e vanno ad arricchire una storia "straight", la storia vera del vero Alvin Straight, rendendola una vicenda poetica d'incredibile umanità, senza eroi né persone fuori dal comune, ma lo stesso incredibilmente toccante ed indimenticabile. In poche parole, un film da non perdere, soprattutto se non amate lo stile onirico di Lynch che qui si è preso una meritata pausa.
Del regista David Lynch ho già parlato QUI. Richard Farnsworth (Alvin), Sissy Spacek (Rose), Everett McGill (Tom) e Harry Dean Stanton (Lyle) li trovate invece ai rispettivi link.
Chris Farley avrebbe dovuto essere nel film assieme al fratello ma l'attore è venuto a mancare nel 1997 mentre tra i papabili interpreti di Alvin figuravano James Coburn, John Hurt, Jack Lemmon e Gregory Peck; Richard Fansworth è stato tra i nominati all'Oscar come miglior attore protagonista nel 2000 ma quell'hanno ha vinto Kevin Spacey con American Beauty. Se Una storia vera vi fosse piaciuto recuperate Nebraska. ENJOY!