Hai capito quante ne sa lo zio Stephen? La sua Danse Macabre mi fa sempre scoprire dei gioiellini, come questo Un giorno di terrore (Lady in a Cage), diretto nel 1964 dal regista Walter Grauman.
Trama: una donna costretta da una frattura ad usare l'ascensore per arrivare al secondo piano della sua enorme villa vi rimane bloccata all'interno a causa di un'interruzione di corrente. La signora non si perde d'animo e suona l'allarme che, purtroppo, non viene udito dalla polizia ma da un branco di balordi che la terrà prigioniera...
Stephen King ne sa da vendere ma stavolta mi ha fatta diventare matta a cercare Un giorno di terrore! Nella mia edizione di Danse Macabre il film è infatti segnato come The Cage, diretto da Walter GraumanN e persino del 1961. Insomma, King non ne ha azzeccata una ma sono convinta di aver trovato la pellicola che intendeva e comunque, se anche così non fosse, avrei avuto la fortuna di incappare in un gioiellino che potrebbe essere definito tranquillamente l'antenato degli home invasion. Un giorno di terrore, come da titolo italiano, è la cronaca di una terribile giornata in cui Cornelia Hilyard, molto banalmente, rimane chiusa nel piccolo ascensore casalingo di cui è costretta a servirsi dopo essersi rotta un'anca; per un banalissimo incidente l'ascensore si ferma a pochi metri dal suolo e Cornelia si ritrova in gabbia proprio durante il caldissimo 4 luglio, giorno in cui ogni americano benestante che si rispetti parte per il meritato weekend fuori porta. Fuori dalla villa di Cornelia c'è il caos di macchine e clacson e nessuno sente il richiamo della povera donna... nessuno, ovviamente, tranne l'ubriacone di quartiere che purtroppo si porterà appresso senza volerlo tre animali, i "genitori" dei drughi di Arancia Meccanica e i "nonni" dei tre maledetti mascherati di The Strangers. Fulcro del thriller è proprio la dicotomia tra la "Lady" del titolo originale, convinta di vivere il suo perfetto idillio altoborghese, e la jungla selvaggia che esiste appena fuori dai confini del suo praticello ben tagliato, un microcosmo fatto di esseri sudici ed arrabbiati che lottano con le unghie e con i denti per sopravvivere strisciando (volutamente ignorati) ai margini della società. Questa realtà selvaggia e priva di regole irrompe violenta nella casa di Cornelia e lei si ritrova inerme chiusa all'interno di una gabbia, con gli "animali" che sono liberi di scorazzare e di aprirle gli occhi su molte cose spiacevoli, non ultime quelle che accadono sotto il suo stesso naso, all'interno di un nucleo familiare apparentemente perfetto. L'aspetto "melodrammatico" della pellicola è giusto un di più per portare progressivamente Cornelia alla follia ma quello che rende Un giorno di terrore meritevole ancora oggi è il senso di claustrofobica tensione che permea l'intero film e che, di fatto, dovrebbe essere alla base di ogni home invasion che si rispetti: la protagonista è ad un passo dalla libertà ma è fisicamente impossibilitata a raggiungerla, sente gente che le entra in casa ma non è in grado di vederla, quando finalmente si ritrova faccia a faccia con gli invasori questi hanno la testa inguainata in dei collant che ne distorcono i lineamenti facendoli assomigliare a veri e propri mostri e il loro comportamento è altrettanto folle ed imprevedibile. Insomma, uno shock via l'altro, povera donna!
La donna in questione, peraltro, è Olivia de Havilland, assolutamente perfetta. Sì, forse se nell'ascensore ci fosse stata Joan Crawford come avrebbe dovuto, il film sarebbe diventato ancora più cult di quello che è ma Lady de Havilland ha il phisique du role adatto ad interpretare un'altolocata signora destinata a perdere il controllo col passare del tempo e a diventare sempre più sudata, spettinata, impresentabile e soprattutto folle di terrore e disperazione. I cattivi non sono da meno, ovviamente. Il giovanissimo James Caan, che per tutto il film scimmiotta il Marlon Brando di Un tram chiamato desiderio, mette una paura incredibile e i suoi lacché (un guappo sudamericano e una fatalona bionda completamente in botta che mi ha ricordato tantissimo la Baby di Sheri Moon Zombie) infondono al gruppetto quel pizzico di imprevedibile ed "innocente" follia in grado di mettere i brividi non solo agli sfortunati che finiscono per capitare nelle loro grinfie ma anche allo spettatore. E comunque Un giorno di terrore è disturbante sin dai titoli di testa, che ricordano tanto quelli dello Psyco di Hitchcock, con delle linee verticali che frantumano l'azione delle scene tratte da un ordinario giorno di calura estiva seguendo il ritmo jazz e sincopato delle note di Paul Glass; tra le scene "interrotte", due sono particolarmente inquietanti e riguardano una bimba di colore che gioca con le ruote di un pattino sulla gamba di un uomo privo di sensi e un cane che giace morto a bordo strada nell'indifferenza degli automobilisti vacanzieri. La macchina da presa di Walter Grauman (che poi è finito a fare serie e film TV, chissà perché) ci trasforma poi intelligentemente in voyeur penetrando la santità di casa Hilyard passando direttamente dalle ventole per l'aria condizionata, facendoci capire quanto sia facile per chiunque violare la sicurezza delle nostre case e delle nostre convinzioni; d'altronde, a quei tempi gli americani avevano visto un presidente morire davanti agli occhi di milioni di persone e la minaccia nucleare era uno spauracchio palpabile quanto la crisi missilistica di Cuba quindi non è difficile pensare a Un giorno di terrore come allo specchio oscuro di quei tempi colmi di incertezza e paura. Motivo in più, ovviamente, per recuperarlo!
Di James Caan, che interpreta Randall Simpson O'Connell, ho già parlato QUI.
Walter Grauman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie come Perry Mason, Gli intoccabili, Ai confini della realtà, Visitors e La signora in giallo. Anche produttore e sceneggiatore, è morto proprio a marzo di quest'anno, all'età di 92 anni.
Olivia de Havilland interpreta Cornelia Hilyard. Nata in Giappone, la ricordo per film come La leggenda di Robin Hood, Via col vento, Piano... piano, dolce Carlotta, Airport '77 e The Swarm, inoltre ha partecipato a serie come Radici e Love Boat. Ha vinto due Oscar come miglior attrice protagonista, uno per L'ereditiera e uno per A ciascuno il suo. Ha 99 anni.
Jeff Corey interpreta George L. Brady Jr. Americano, ha partecipato a film come Frankenstein contro l'uomo lupo, Il miracolo della 34sima strada, Il Grinta, Butch Cassidy, L'altra faccia del pianeta delle scimmie, I quattro dell'oca selvaggia, Conan il distruttore, Due nel mirino, Beethoven 2, Il colore della notte e a serie come Star Trek, Starsky & Hutch, Il tenente Kojak, A-Team, Pappa e ciccia, Santa Barbara e Streghe. Anche regista, è morto nel 2002, all'età di 88 anni.
Olivia de Havilland si è ritrovata a dover sostituire Joan Crawford, che era già stata annunciata come protagonista, e lo stesso è successo poi l'anno seguente con Piano... piano, dolce Carlotta perché, a quanto pare, la Crawford detestava talmente tanto Bette Davis dal finire per ammalarsi e rinunciare così al film. Detto questo, se Un giorno di terrore vi fosse piaciuto recuperate Funny Games, The Strangers, L'ultima casa a sinistra, Panic Room, La notte del giudizio e You're Next. ENJOY!
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mercoledì 2 settembre 2015
martedì 13 settembre 2011
Misery non deve morire (1990)
Lo Shining di Kubrick è senza dubbio il film più famoso e più bello tratto da un’opera di Stephen King. Però bisogna ricordare che c’è un altro film, sicuramente meno innovativo e particolare per quanto riguarda regia e adattamento, ma altrettanto bello e degno di rappresentare l’opera che vorrebbe portare su schermo. Sto parlando di Misery non deve morire (Misery), diretto nel 1990 dal regista Rob Reiner.

Trama: Paul Sheldon è un famosissimo scrittore, la cui fama è legata principalmente alla serie di romanzi dedicati all’eroina Misery. Un giorno viene sorpreso da una tempesta di neve su una stradina di montagna e ha un gravissimo incidente, a cui sopravvive solo perché viene trovato e salvato dall’ex infermiera Annie Wilkes, la sua “fan numero uno”. Sheldon scoprirà così che ci sono destini peggiori della morte…

In vita mia ho letto ben pochi libri più inquietanti di Misery. Ogni pagina di quel romanzo è permeata da tale un senso di “sospensione”, di attesa, di paura, da essere quasi insostenibile. Annie Wilkes, infermiera dall’oscuro e ambiguo passato e decisamente “reale” nella sua implacabile follia, è un babau peggiore di qualsiasi mostro “fantastico” possa mai venire partorito da mente umana. Il miracolo di Misery non deve morire è che la stessa tensione che si vive leggendo il libro ci viene riversata addosso guardando il film, che vive proprio dell’interpretazione della grandissima Kathy Bates (che non a caso ha vinto l’Oscar quell’anno, come migliore attrice protagonista). E’ quasi ipnotico vedere come nel lasso di un secondo la sua espressione possa cambiare dall’adorante al distaccato al depresso al rabbioso, trasformando una semplice infermiera in un mostruoso, granitico ed implacabile idolo malvagio che incombe sul povero scrittore immobilizzato a letto, con il quale non possiamo fare altro che immedesimarci, e per il quale proviamo una grande pena anche se, diciamocelo, è ben lungi dall’essere un personaggio accattivante o simpatico.

Assieme alla splendida interpretazione della Bates ci sono altri elementi che concorrono a rendere Misery non deve morire un piccolo capolavoro della suspance e dell’horror. Innanzitutto l’ovvia scelta dell’ambientazione: quella maledetta camera in cui rimane bloccato Sheldon, di cui arriviamo a conoscere ogni anfratto, compresa l’inutile finestra che mostra solo il cortile; la casa zeppa di barriere architettoniche di ogni genere (ovviamente le scale, ma anche le porte chiuse, i coltelli irraggiungibili, le statuine che cadono al minimo tocco…); infine il freddo paesaggio di montagna, innocuo all’apparenza ma in realtà pericolosissimo, proprio come Annie. E come in un perfetto thriller “hitchcockiano” c’è pochissimo sangue, assenza ampiamente compensata da una delle scene più raccapriccianti della storia del cinema, una mutilazione brutale eseguita con un sangue freddo spietato (anche se nel libro è ben più terribile…). Inutile dire che consiglio spassionatamente la visione di Misery non deve morire, soprattutto in lingua originale, dove potrete godere dell’assurdo linguaggio “pulito” di Annie (“you cockadoodie” o “you dirty bird” penso siano gli insulti più geniali mai coniati), e anche la lettura di Misery, ovviamente.
Rob Reiner (vero nome Robert Reiner) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Stand by Me – Ricordo di un’estate, La storia fantastica, Harry ti presento Sally, Codice d’onore (nominato all’Oscar come miglior film) e Storia di noi due. Anche attore, sceneggiatore, produttore e compositore, ha 64 anni e un film in uscita.

Kathy Bates (vero nome Kathleen Doyle Bates) interpreta Annie Wilkes. Secondo me una delle più grandi attrici viventi, la ricordo per film come La brillante carriera di un giovane vampiro, Dick Tracy, lo splendido Pomodori verdi fritti – alla fermata del treno, L’ombra dello scorpione, L’ultima eclissi, Diabolique, Titanic, Rat Race e A proposito di Schmidt. Ha inoltre partecipato ad episodi delle serie Love Boat, Una famiglia del terzo tipo e Six Feet Under. Americana, anche regista e produttrice, ha 63 anni e due film in uscita.

James Caan interpreta Paul Sheldon. Attore americano passato alla storia per il ruolo di Sonny Corleone ne Il Padrino (che gli ha fruttato una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista), lo ricordo anche per altri film come 1941: Allarme a Hollywood, Dick Tracy ed Elf. Anche regista, ha 71 anni e sei film in uscita.

Richard Farnsworth interpreta lo sceriffo Buster. Americano, lo ricordo per film come Un giorno alle corse, Via col vento, I dieci comandamenti, Spartacus e Una storia vera, il suo ultimo film, che gli ha portato la seconda nomination all’Oscar, come miglior attore protagonista (la prima era stata quella come miglior attore non protagonista per il western Arriva un cavaliere libero e selvaggio). Purtroppo si è suicidato nel 2000, all’età di 80 anni.

Lauren Bacall (vero nome Betty Joan Perske) interpreta Marcia Sindell. Quando ho letto il suo nome nei titoli di testa ho pensato “ma è proprio QUELLA Lauren Bacall?”. Sì, è proprio quella, la storica compagna del mitico Humphrey Bogart, la stessa che ha recitato in film come Acque del sud, Il grande sonno, Come sposare un milionario, Assassinio sull’Orient Express e, ultimamente, in pellicole come Dogville e Birth – Io sono Sean. Ha anche doppiato la versione inglese de Il castello errante di Howl. Americana, ha 87 anni.

Frances Sternhagen interpreta Virginia. Se siete stati fan di E.R. vi ricorderete di quest’attrice americana per il ruolo della madre di John Carter. Altrimenti, la potrete vedere nel film Doc Hollywood – Dottore in carriera e nelle serie Oltre i limiti, Law & Order e Sex & The City. Ha inoltre doppiato un episodio de I Simpson. Americana, ha 81 anni e un film in uscita.

Trovare l’attore per il ruolo di Paul Sheldon pare sia stata un’impresa epica. All’inizio era stato contattato Jack Nicholson, che aveva già interpretato uno scrittore “kingiano” nel capolavoro Shining di Stanley Kubrick, e che ha rifiutato proprio per questo motivo. Poi, alla lista si sono aggiunti nomi del calibro di Kevin Kline, Michael Douglas, Harrison Ford, Dustin Hoffmann, Robert De Niro, Al Pacino, Gene Hackman, Robert Redford e Warren Beatty, ma la maggior parte di loro ha rifiutato perché il personaggio sarebbe stato messo in ombra da quello di Annie Wilkes. Anjelica Huston e Bette Midler erano invece in lizza per il ruolo di Annie, ma per fortuna hanno entrambe declinato l’offerta. Tra l’altro, Stephen King si è così innamorato della bravura di Kathy Bates, che il libro Dolores Claiborne lo ha scritto proprio pensando all’attrice. Del film pare esista una versione indiana (con davvero pochissime differenze di trama) del 2003 dal titolo Julie Ganapathy. E cerchiamolo! Nel frattempo che io cerco, intanto, voi guardatevi il trailer originale di Misery non deve morire... ENJOY!!
Trama: Paul Sheldon è un famosissimo scrittore, la cui fama è legata principalmente alla serie di romanzi dedicati all’eroina Misery. Un giorno viene sorpreso da una tempesta di neve su una stradina di montagna e ha un gravissimo incidente, a cui sopravvive solo perché viene trovato e salvato dall’ex infermiera Annie Wilkes, la sua “fan numero uno”. Sheldon scoprirà così che ci sono destini peggiori della morte…
In vita mia ho letto ben pochi libri più inquietanti di Misery. Ogni pagina di quel romanzo è permeata da tale un senso di “sospensione”, di attesa, di paura, da essere quasi insostenibile. Annie Wilkes, infermiera dall’oscuro e ambiguo passato e decisamente “reale” nella sua implacabile follia, è un babau peggiore di qualsiasi mostro “fantastico” possa mai venire partorito da mente umana. Il miracolo di Misery non deve morire è che la stessa tensione che si vive leggendo il libro ci viene riversata addosso guardando il film, che vive proprio dell’interpretazione della grandissima Kathy Bates (che non a caso ha vinto l’Oscar quell’anno, come migliore attrice protagonista). E’ quasi ipnotico vedere come nel lasso di un secondo la sua espressione possa cambiare dall’adorante al distaccato al depresso al rabbioso, trasformando una semplice infermiera in un mostruoso, granitico ed implacabile idolo malvagio che incombe sul povero scrittore immobilizzato a letto, con il quale non possiamo fare altro che immedesimarci, e per il quale proviamo una grande pena anche se, diciamocelo, è ben lungi dall’essere un personaggio accattivante o simpatico.
Assieme alla splendida interpretazione della Bates ci sono altri elementi che concorrono a rendere Misery non deve morire un piccolo capolavoro della suspance e dell’horror. Innanzitutto l’ovvia scelta dell’ambientazione: quella maledetta camera in cui rimane bloccato Sheldon, di cui arriviamo a conoscere ogni anfratto, compresa l’inutile finestra che mostra solo il cortile; la casa zeppa di barriere architettoniche di ogni genere (ovviamente le scale, ma anche le porte chiuse, i coltelli irraggiungibili, le statuine che cadono al minimo tocco…); infine il freddo paesaggio di montagna, innocuo all’apparenza ma in realtà pericolosissimo, proprio come Annie. E come in un perfetto thriller “hitchcockiano” c’è pochissimo sangue, assenza ampiamente compensata da una delle scene più raccapriccianti della storia del cinema, una mutilazione brutale eseguita con un sangue freddo spietato (anche se nel libro è ben più terribile…). Inutile dire che consiglio spassionatamente la visione di Misery non deve morire, soprattutto in lingua originale, dove potrete godere dell’assurdo linguaggio “pulito” di Annie (“you cockadoodie” o “you dirty bird” penso siano gli insulti più geniali mai coniati), e anche la lettura di Misery, ovviamente.
Rob Reiner (vero nome Robert Reiner) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Stand by Me – Ricordo di un’estate, La storia fantastica, Harry ti presento Sally, Codice d’onore (nominato all’Oscar come miglior film) e Storia di noi due. Anche attore, sceneggiatore, produttore e compositore, ha 64 anni e un film in uscita.
Kathy Bates (vero nome Kathleen Doyle Bates) interpreta Annie Wilkes. Secondo me una delle più grandi attrici viventi, la ricordo per film come La brillante carriera di un giovane vampiro, Dick Tracy, lo splendido Pomodori verdi fritti – alla fermata del treno, L’ombra dello scorpione, L’ultima eclissi, Diabolique, Titanic, Rat Race e A proposito di Schmidt. Ha inoltre partecipato ad episodi delle serie Love Boat, Una famiglia del terzo tipo e Six Feet Under. Americana, anche regista e produttrice, ha 63 anni e due film in uscita.
James Caan interpreta Paul Sheldon. Attore americano passato alla storia per il ruolo di Sonny Corleone ne Il Padrino (che gli ha fruttato una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista), lo ricordo anche per altri film come 1941: Allarme a Hollywood, Dick Tracy ed Elf. Anche regista, ha 71 anni e sei film in uscita.
Richard Farnsworth interpreta lo sceriffo Buster. Americano, lo ricordo per film come Un giorno alle corse, Via col vento, I dieci comandamenti, Spartacus e Una storia vera, il suo ultimo film, che gli ha portato la seconda nomination all’Oscar, come miglior attore protagonista (la prima era stata quella come miglior attore non protagonista per il western Arriva un cavaliere libero e selvaggio). Purtroppo si è suicidato nel 2000, all’età di 80 anni.
Lauren Bacall (vero nome Betty Joan Perske) interpreta Marcia Sindell. Quando ho letto il suo nome nei titoli di testa ho pensato “ma è proprio QUELLA Lauren Bacall?”. Sì, è proprio quella, la storica compagna del mitico Humphrey Bogart, la stessa che ha recitato in film come Acque del sud, Il grande sonno, Come sposare un milionario, Assassinio sull’Orient Express e, ultimamente, in pellicole come Dogville e Birth – Io sono Sean. Ha anche doppiato la versione inglese de Il castello errante di Howl. Americana, ha 87 anni.
Frances Sternhagen interpreta Virginia. Se siete stati fan di E.R. vi ricorderete di quest’attrice americana per il ruolo della madre di John Carter. Altrimenti, la potrete vedere nel film Doc Hollywood – Dottore in carriera e nelle serie Oltre i limiti, Law & Order e Sex & The City. Ha inoltre doppiato un episodio de I Simpson. Americana, ha 81 anni e un film in uscita.
Trovare l’attore per il ruolo di Paul Sheldon pare sia stata un’impresa epica. All’inizio era stato contattato Jack Nicholson, che aveva già interpretato uno scrittore “kingiano” nel capolavoro Shining di Stanley Kubrick, e che ha rifiutato proprio per questo motivo. Poi, alla lista si sono aggiunti nomi del calibro di Kevin Kline, Michael Douglas, Harrison Ford, Dustin Hoffmann, Robert De Niro, Al Pacino, Gene Hackman, Robert Redford e Warren Beatty, ma la maggior parte di loro ha rifiutato perché il personaggio sarebbe stato messo in ombra da quello di Annie Wilkes. Anjelica Huston e Bette Midler erano invece in lizza per il ruolo di Annie, ma per fortuna hanno entrambe declinato l’offerta. Tra l’altro, Stephen King si è così innamorato della bravura di Kathy Bates, che il libro Dolores Claiborne lo ha scritto proprio pensando all’attrice. Del film pare esista una versione indiana (con davvero pochissime differenze di trama) del 2003 dal titolo Julie Ganapathy. E cerchiamolo! Nel frattempo che io cerco, intanto, voi guardatevi il trailer originale di Misery non deve morire... ENJOY!!
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