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mercoledì 3 ottobre 2018

Bollalmanacco On Demand: Una storia vera (1999)

L'estate mi ha causato un po' di deboscia, al punto che ho lasciato perdere la rubrica On Demand. Si ricomincia oggi con Una storia vera (The Straight Story), diretto nel 1999 dal regista David Lynch e chiesto a gran voce dalla blogger Arwen Lynch. Il prossimo film On Demand sarà Southland Tales - Così finisce il mondo. ENJOY!


Trama: un vecchio e testardo contadino decide di partire dall'Iowa a bordo di un tosaerba per raggiungere il fratello, colpito da un infarto.


Andando a cercare la parola "straight" su un dizionario si viene a scoprire che il termine inglese ha parecchi significati in italiano. "Dritto", nel senso di "non storto", è la prima traduzione che ci viene fornita, ma anche "diretto", ovvero "senza fermate", proseguendo con "franco, sincero", per finire con "normale, ordinario". Una storia vera è tutte queste cose e anche di più. Innanzitutto, rispetto agli altri film diretti da David Lynch è molto lineare, questo è vero, anche perché la sceneggiatura è stata affidata a John Roach e Mary Sweeney, che l'hanno scritta partendo dall'incredibile storia vera di Alvin Straight, anziano signore che ha scelto di compiere un viaggio lunghissimo a bordo di un tosaerba perché privo di patente. Abituata come sono a trovarmi davanti sdoppiamenti di personalità, personaggi ambigui, salti temporali e quant'altro, l'idea che un regista come Lynch potesse dirigere un film con un inizio e una fine comprensibili, un road movie atipico e riflessivo, non l'avrei potuta concepire in mille anni, invece eccola qui. Il ritmo della pellicola è lento, misurato, specchio perfetto del tramonto di una vita vissuta nella sua pienezza ma ancora, in qualche modo, turbata da questioni lasciate in sospeso che nemmeno la vecchiaia con tutti i suoi disagi e i suoi malanni può rendere meno pressanti; per la serie, non importa quando si arriva, basta arrivare, Alvin prende baracca e burattini e parte con il suo tosaerba scalcinato, in barba alle perplessità di amici e concittadini, imbarcandosi in un viaggio che non è solo una prova di forza e coraggio ma anche, soprattutto, l'espressione del forte desiderio di rimediare ad un grosso errore prima che sia troppo tardi, mostrando al fratello la grandezza del proprio amore per lui. "Straight", quindi, come diretto, perché Alvin non vuole prendere scorciatoie né accettare passaggi, nonostante fermate nel suo viaggio ce ne siano. Sono fermate necessarie e non solo per questioni di denaro e manutenzione della falciatrice, ma anche per condividere tormenti, esperienza e consigli con le anime che interrompono la loro routine quotidiana per avvicinarsi a quel vecchio particolare invece di limitarsi a classificarlo come "eccentrico", ascoltando la sua storia e raccontandogli le loro. E pensare che, in tutto questo, Alvin non si sente per nulla speciale, come se percorrere quasi 400 km con un tosaerba sia cosa da tutti i giorni.


E allora, "Straight" come franco, sincero. Come tutti gli anziani, Alvin in realtà forse è più testardo che sincero e il suo passato, come vedremo, nasconde più di un'ombra, eppure la purezza delle sue intenzioni è indubitabile, così come l'amore che prova per la figlia Rose e per quel fratello che da anni non vede. Allo stesso modo, sono sincere le sue emozioni, interamente riflesse nel meraviglioso volto di Richard Farnsworth, capace di commuovere e coinvolgere lo spettatore dalla prima all'ultima scena. L'attore, fiaccato da un cancro alle ossa che lo avrebbe portato a suicidarsi l'anno successivo, si mette a nudo davanti alla cinepresa di Lynch, con tutte le sue rughe, il suo dolore reale (l'attore non usava due bastoni per esigenze di copione ma proprio a causa della malattia), i suoi occhi bellissimi e e lucidi, che colgono la bellezza di un'America rurale che la velocità e l'abitudine rischiano di rendere banale e scontata, dai campi di grano ai boschi, dalle strade senza fine al ponte sul Mississippi. Paesaggi "normali", così come normale è la storia di Alvin, almeno dal suo punto di vista, che vengono messi su pellicola da un Lynch delicato e poetico, la cui cinepresa cattura l'America e la rende meravigliosa pur con tutti i suoi difetti, in primis la piccineria quasi grottesca dei suoi abitanti, concretizzati qui in un piccolo campionario di freaks degni di Twin Peaks, i gemelli meccanici in primis. Piccoli tocchi Lynchiani, non limitati solo ad attori feticcio adorabili, che si fanno strada assieme al bellissimo e struggente score del fido Angelo Badalamenti e vanno ad arricchire una storia "straight", la storia vera del vero Alvin Straight, rendendola una vicenda poetica d'incredibile umanità, senza eroi né persone fuori dal comune, ma lo stesso incredibilmente toccante ed indimenticabile. In poche parole, un film da non perdere, soprattutto se non amate lo stile onirico di Lynch che qui si è preso una meritata pausa.


Del regista David Lynch ho già parlato QUI. Richard Farnsworth (Alvin), Sissy Spacek (Rose), Everett McGill (Tom) e Harry Dean Stanton (Lyle) li trovate invece ai rispettivi link.


Chris Farley avrebbe dovuto essere nel film assieme al fratello ma l'attore è venuto a mancare nel 1997 mentre tra i papabili interpreti di Alvin figuravano James Coburn, John Hurt, Jack Lemmon e Gregory Peck; Richard Fansworth è stato tra i nominati all'Oscar come miglior attore protagonista nel 2000 ma quell'hanno ha vinto Kevin Spacey con American Beauty. Se Una storia vera vi fosse piaciuto recuperate Nebraska. ENJOY! 

giovedì 26 aprile 2012

La casa nera (1991)

Un altro film che ha segnato la mia adolescenza e che avevo finito per sapere quasi a memoria, a furia di guardarlo, è La casa nera (The People Under the Stairs), diretto nel 1991 da Wes Craven.



Trama: Grullo, un ragazzino che vive in un ghetto, viene coinvolto in una rapina all’interno di una casa. Quel che il povero Grullo non sa è che la casa è proprietà di due pazzi sanguinari, che nascondo un terribile segreto in cantina…


La casa nera è una carinissima ed inquietante favola horror. Come in ogni fiaba che si rispetti c’è il piccolo protagonista scapestrato che, a causa dell’inesperienza, si fa coinvolgere in cose pericolose e più grandi di lui proprio perché è grullo, come il Matto della carta dei tarocchi; c’è una matrigna cattiva o strega che dir si voglia, accompagnata da un terribile padre – orco; c’è una principessa da salvare in cima alla torre; c’è un tesoro da recuperare, se si riuscirà a passare indenni attraverso tutte le prove; c’è persino un lupo, anche se in questo caso è un enorme cane. E poi ci sono loro, le “persone sotto le scale”, che a dir la verità all’economia della storia non servono poi molto, visto che veri villain della storia sono Mamma e Papà, i due folli genitori della piccola Alice che contribuiscono non poco all’atmosfera di terrore che avvolge La casa nera e che, non a caso, Craven ha pescato nella geniale serie Twin Peaks arrivando a sfruttare appieno le loro capacità di attori, creando due personaggi strepitosi, grotteschi ed esagerati.



Quanto alla realizzazione, La casa nera è bello perché non è schematico o ripetitivo come molti altri horror. Innanzitutto, il regista riesce a rendere l’ambiente chiuso della casa allo stesso tempo claustrofobico, com’è giusto che sia, e vario, spostando spesso e volentieri l’azione nelle intercapedini e nei passaggi nascosti dietro i muri, nell’ampia cantina/prigione, nel giardino e in vari altri ambienti che cambiano grazie al semplice uso di un interruttore. Inoltre, cosa non scontata e non sempre ben sfruttata in un horror, inserisce dei deliziosi tocchi di umorismo nero che rendono la pellicola più vivace ma senza snaturarla. Il ragazzino protagonista è scaltro e scafato, ma non è insopportabile come rischierebbe di essere in tutt’altro genere di film, mentre i personaggi di contorno sono molto ben delineati, soprattutto la piccola Alice che subisce una metamorfosi profonda ma coerente nel corso del film, passando dall’essere una timorosa ragazzina vessata dai terribili genitori a spietata e fredda vendicatrice.


L’unico aspetto un po’ deludente del film sono proprio questi “mostri” che vivono in cantina. All’inizio sono molto più inquietanti, perché non se ne conosce la vera natura e anche perché è nei pressi di questa cantina che si svolgono le scene più gore della pellicola (nei limiti, ovviamente, perché Craven è molto parsimonioso in questo), ma man mano che il film prosegue si arriva giustamente a provare pietà per le creature, finché non ci viene rivelato il loro aspetto che, ben lontano dall’essere quello di mostri inguardabili, ce li rivela come adolescenti capelloni, stracciati e un po’ bianchicci. Niente di troppo diverso da quello che si vedeva in giro per le strade nell’epoca del grunge, eh! Scherzi a parte, La casa nera è un bell’horror d’atmosfera, divertente e ben girato. Guardatelo e vi innamorerete sicuramente della mise fetish di Papà e della capigliatura rosso shocking di Mamma, siete avvertiti!



Del regista Wes Craven ho già parlato qui, mentre Ving Rhames, che interpreta Leroy, lo trovate qua.

Brandon Quintin Adams interpreta Grullo (Fool in originale). Americano, ha partecipato a film come Moonwalker e a serie come Nightmare Café e Oltre i limiti. Ha 33 anni e un film in uscita.



Everett McGill (vero nome Everett Charles McGill III) interpreta Papà. Indimenticabile per il suo ruolo di Ed Hurley nella serie Twin Peaks, ha partecipato a film come Dune, Unico indizio la luna piena, Agente 007 vendetta privata, Fuoco cammina con me, Una storia vera e a serie come Sentieri. Americano, ha 67 anni. 


Wendy Robie interpreta Mamma. Altra indimenticabile protagonista di Twin Peaks, dove partecipava nel ruolo della moglie di Ed, Nadine, ha partecipato a film come Fuoco cammina con me, Vampiro a Brooklyn, The Dentist 2, Horror in the Attic e a serie come Baywatch e Party of Five. Ha 59 anni.




A.J. Langer (vero nome Allison Joy Langer) interpreta Alice. Americana, ha partecipato a film come Fuga da Los Angeles e serie come Blossom, L’ispettore Tibbs, Beverly Hills 90210 e Baywatch. Ha 38 anni.


Sean Whalen interpreta Roach. Americano, ha partecipato a film come Batman – Il ritorno, La rivincita dei nerds III, Waterworld, Twister, Il rompiscatole, Men in Black, Giovani diavoli, Charlie’s Angels e a serie come Friends, Sabrina vita da strega, Perfetti… ma non troppo, Scrubs, Tutto in famiglia, Zack e Cody al Grand’Hotel, Cold Case, Hannah Montana, Lost e Beautiful. Anche sceneggiatore e regista, ha 48 anni e un film in uscita.



Bill Cobbs interpreta nonno Booker. Americano, lo ricordo per film come Una poltrona per due, Guardia del corpo, Cosa fare a Denver quando sei morto, Paulie – il pappagallo che parlava troppo e Incubo finale, inoltre ha partecipato a serie come E.R. medici in prima linea, Walker Texas Ranger, Oltre i limiti, I Soprano, The Others, Six Feet Under, Tutto in famiglia, Lost e CSI: scena del crimine. Ha 78 anni e quattro film in uscita, tra cui Oz: The Great and Powerful.




Kelly Jo Minter interpreta Ruby. Americana, la ricordo per film come Ragazzi perduti, Nightmare 5: Il mito e Doc Hollywood – Dottore in carriera, inoltre ha partecipato alle serie Saranno famosi e E.R.: medici in prima linea. Anche produttrice, ha 46 anni.




Chiudo con una curiosità: la futura attrice premio Oscar Hilary Swank aveva partecipato all’audizione per interpretare Roach, che avrebbe potuto essere uomo o donna, indifferentemente. Sinceramente, non mi vengono in mente altri film simili da consigliarvi, quindi propendo per dirvi di fare un po’ di selezione nella filmografia di Craven e guardarvi qualcuna delle sue opere migliori, come Nightmare – dal profondo della notte e Il serpente e l’arcobaleno, giusto per citarne un paio. Al limite il primo Scream, anche. ENJOY!

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