Torna, a fatica causa mancanza atavica di tempo, il Bollalmanacco On Demand! Lo fa alla grande, accontentando finalmente l'amico Toto (proprio in occasione del suo compleanno) con un capolavoro di Blake Edwards, S.O.B., da lui diretto e sceneggiato nel 1981. Il prossimo film On Demand sarà Il club delle prime mogli. ENJOY!
Trama: un produttore abbattuto dall'insuccesso della sua ultima fatica cinematografica ha all'improvviso un illuminazione e decide di stravolgere interamente l'opera trasformandola in una storia a base di sesso e perversioni...
Le pellicole che, nel corso del tempo, hanno cercato di appannare un po' lo splendore di Hollywood, tirando fuori tutte le magagne di quella che è più una fabbrica di soldi che di sogni, sono tante quante le stelle in cielo e spaziano in vari registri, dal drammatico, all'horror, alla commedia. In quest'ultima categoria rientra S.O.B., che mette alla berlina i meccanismi hollywoodiani legati alla produzione e distribuzione di un film, con particolare attenzione a tutte le beghe legali e i cavilli che decretano la "proprietà" di una determinata opera e anche al compiacimento del pubblico, somma e volubile divinità dai gusti indiscutibili oggi come allora. In trent'anni quest'ultimo aspetto non è cambiato molto, lo dimostrano le petizioni volute dai fanZ per togliere dal canon l'ultimo episodio di Star Wars oppure il calcio in culo dato a Kevin Spacey per questioni più economiche/d'immagine che di reale preoccupazione per le sue vittime, e ciò rende S.O.B. un film senza tempo, invecchiato alla perfezione. Ho scritto all'inizio che S.O.B. è una commedia ma forse sarebbe meglio definirlo una tragicommedia, permeata da un umorismo nero che si affaccia fin dalle prime sequenze, dove un uomo (che si scoprirà poi essere un grande attore quasi dimenticato) muore sulla spiaggia nell'indifferenza generale, almeno finché la gente comincia ad accorgersi del suo cane disperato; l'attore in questione diventa così l'emblema di una macchina economica che mastica e sputa chi è tanto (s)fortunato da finire nei suoi ingranaggi, dove tutti sgomitano per avere un minimo di attenzione senza preoccuparsi troppo del prossimo e dove ognuno deve pensare non solo al proprio godimento ma anche e soprattutto a parare le proprie chiappe nella previsione di tempi bui. La follia di Felix, produttore messo in ginocchio dall'insuccesso commerciale del suo ultimo film, è quella di un uomo che si dibatte per non annegare e che sceglie di mettere in gioco tutto per compiacere il pubblico, dalla moglie simbolo di innocente purezza ai soldi, fino ad arrivare alla vita ("Forse così il film venderà di più!"), sfruttando nel più paradossale dei modi dinamiche realmente esistenti: non vorrei sempre mettere in mezzo il povero Kevin Spacey ma quanti spettatori "non cinefili" sarebbero andati a vedere l'ultimo film di Ridley Scott se non fossero stati incuriositi dal caso che gli è stato montato sopra? Appunto.
Nel dipingere questa critica corrosiva verso il sistema Hollywoodiano Blake Edwards va ben oltre la mera presa in giro impersonale e ci mette del suo, soprattutto dal punto di vista autobiografico, arrivando persino a scegliere la moglie Julie Andrews per il ruolo di Sally Miles, protagonista del film di Felix nonché moglie in procinto di chiedere il divorzio. In questo caso, personaggio e attrice reale si sovrappongono in quanto anche Sally è considerata da tutti il simbolo immacolato del cinema per famiglie e l'idea di vederla mostrare il seno in un film a sfondo sessuale è la provocazione massima sia di Felix che dello stesso Edwards (dev'essere stato un tale shock all'epoca che persino Seth MacFarlane ha ricordato la visione di "Mary Poppins con le tette al vento" in un episodio de I Griffin). E' esilarante vedere il numero musicale che apre entrambi i film, uno zuccheroso sogno disneyano in cui la protagonista si ritrova in un mondo da fiaba, venire completamente stravolto e trasformato in un incubo a base di simboli fallici e diavoli infoiati, una sequenza che Sally riesce ad affrontare solo perché completamente in botta ed è effettivamente sconvolgente l'immagine di Mary Poppins che si "abbassa" al livello delle altre signorine (e signorini) compiacenti che popolano le ville hollywoodiane, all'interno delle quali sesso, droga e alcool diventano allegre monete di scambio e veicolo di favori reciproci. Nonostante tutta la depravazione che viene mostrata nel film, tuttavia, Edwards riesce a non essere mai volgare e a diventare persino poetico sul finale, dove le Standard Operational Bullshit del titolo originale vengono smascherate da tre adorabili cialtroni ubriachi (William Holden, Robert Preston e Robert Webber, semplicemente favolosi), gli unici ad avere davvero a cuore Felix come amico e persona; l'amara conclusione di S.O.B. è l'affermazione dello spettacolo che deve continuare, della realtà che si fa essa stessa spettacolo e viene scandita da riti sempre più vuoti, per il mero gusto del gossip e di una celebrazione ipocrita dei cosiddetti "grandi nomi", dove tutti vissero felici e contenti come in una fiaba e zeppi di soldi e premi Oscar... almeno fino al prossimo film o al prossimo scandalo, ovviamente.
Del regista e sceneggiatore Blake Edwards ho già parlato QUI. Julie Andrews (Sally Miles), William Holden (Tim Culley), Marisa Berenson (Mavis), Shelley Winters (Eva Brown) e Rosanna Arquette (Babs) li trovate invece ai rispettivi link.
Larry Hagman interpreta Dick Benson. Meglio conosciuto come J. R. Ewing della soap Dallas, ha partecipato a film come Superman, Gli intrighi del potere - Nixon e ad altre serie quali Strega per amore, Nip/Tuck e Desperate Housewives. Come doppiatore ha invece lavorato in un episodio de I Simpson. Anche produttore e regista, è morto nel 2012 all'età di 81 anni.
Robert Loggia interpreta Herb Maskowitz. Americano, ha partecipato a film come Lassù qualcuno mi ama, La più grande storia mai raccontata, Porgi l'altra guancia, La vendetta della Pantera Rosa, Piedone d'Egitto, Ufficiale e gentiluomo, Sulle orme della Pantera Rosa, Psycho II, Pantera Rosa - Il mistero Clouseau, Scarface, L'onore dei Prizzi, Doppio taglio, Over the Top, Su e giù per i Caraibi, Big, Bella, bionda... e dice sempre sì, Amore all'ultimo morso, Independence Day, Strade perdute, Independence Day - Rigenerazione e a serie quali Alfred Hitchcock presenta, Il tenente Kojak, Colombo, Wonder Woman, La donna bionica, L'uomo da sei milioni di dollari, Starsky & Hutch, Charlie's Angels, Fantasilandia, La signora in giallo, Magnum P.I., Pandora's Clock: La Terra è in pericolo, Oltre i limiti, Dharma & Greg, Malcom, I Soprano e Monk; come doppiatore ha lavorato per il film Oliver & Company ed episodi de I Griffin. Anche regista, è morto nel 2015 all'età di 85 anni.
Richard Mulligan interpreta Felix Farmer. Americano, ha partecipato a film come Sulle orme della Pantera Rosa e a serie quali Strega per amore, Charlie's Angels, Hunter, Love Boat, Bolle di sapone e Ai confini della realtà; come doppiatore ha lavorato per il film Oliver & Company. E' morto nel 2000 all'età di 67 anni.
Robert Preston interpreta il Dr. Irving Finegarten. Americano, ha partecipato a film come Victor Victoria e Giochi stellari. E' morto nel 1987 all'età di 68 anni.
Robert Vaughn interpreta David Blackman. Meglio conosciuto come Napoleon Solo della serie Organizzazione U.N.C.L.E., ha partecipato a film come I dieci comandamenti, I magnifici sette, L'inferno di cristallo, Superman III, Renegade un osso troppo duro e ad altre serie quali Zorro, Alfred Hitchcock presenta, Colombo, Love Boat, A-Team, Hunter, La signora in giallo, Walker Texas Ranger, La tata, Sentinel e Little Britain USA. Anche regista, è morto nel 2016 all'età di 83 anni.
Nei panni di Lila, l'autostoppista bionda, c'è Jennifer Edwards, figlia del regista. L'acronimo S.O.B., lungi dall'essere Son Of a Bitch come tutti pensano (e com'è stato tradotto in italiano), sta per Standard Operational Bullshit , in riferimento a tutto ciò che accade al protagonista sul finale; a proposito di bullshit, la pellicola (basata in parte sull'esperienza di Blake Edwards sui set di Operazione crepes suzette e Uomini selvaggi) è stata candidata ai Razzie Awards per la peggior regia e peggior sceneggiatura ma quell'anno vinsero rispettivamente Michael Cimino per I cancelli del cielo e Mammina cara, tratto dalla biografia al vetriolo scritta dalla figlia di Joan Crawford sull'attrice. In compenso, S.O.B. era stato anche candidato per un Golden Globe alla Miglior Commedia o Musical, strappatogli dal film Arturo. Detto questo, se S.O.B. vi fosse piaciuto recuperate 10 e Hollywood Party, sempre dello stesso regista. ENJOY!
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martedì 30 gennaio 2018
venerdì 8 settembre 2017
Bollalmanacco On Demand: Fuori orario (1985)
Dopo "soli" quattro mesi torna la rubrica Il Bollalmanacco On Demand! Scusate la lentezza ma la mia routine quotidiana ha subito dei cambiamenti e se già prima ero lenta figuriamoci ora. Ma bando alle ciance, oggi esaudirò la richiesta di Rosario che millenni fa mi ha chiesto di parlare di Fuori Orario (After Hours) diretto nel 1985 da Martin Scorsese. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere Kids! ENJOY!
Trama: un impiegato conosce per caso una ragazza in un bar e, affascinato, decide di rivederla. Il nuovo appuntamento non va come sperato e la serata si trasforma in un incubo...
Nonostante non sia un horror, Fuori orario è un film capace di mettermi un'angoscia incredibile, alla faccia del suo status di "commedia grottesca". Assistere alle peripezie del protagonista, impossibilitato a tornare a casa, costretto a ripercorrere continuamente i suoi passi e a contare sull'aiuto di persone poco affidabili o completamente folli, è sempre stato fonte di disagio per me e tutte le volte arrivo alla fine di Fuori orario senza fiato. Incubo kafkiano (si veda il dialogo tra Paul e il buttafuori del Berlin) potrebbe essere la definizione giusta per una pellicola che fa dell'assurdo il suo punto di forza e, in quanto opera scorsesiana, "punisce" chi osa sconfinare in un territorio non suo senza conoscerne le regole (se mai ce ne sono, visto che di notte non ne esistono, come dichiara Dick Miller a un certo punto): d'altronde, come può un programmatore, abituato al freddo ma comprensibile calcolo dei computer, riuscire ad affrontare la Soho zeppa di artisti, creature della notte e psicotici di ogni razza? Il povero Paul ci prova, però. La rassicurante carrellata iniziale sulle note di Mozart ha un atmosfera rilassata di caos controllato, in aperto contrasto con quello che verrà dopo. Il protagonista è in ufficio a spiegare il lavoro ad un novellino che ammette di non aspirare ad un futuro in quel campo e lo sguardo di Paul, insofferente, spazia sul resto dei colleghi, ambendo palesemente ad altro; quando lo ritroviamo in un bar a leggere Tropico del Cancro capiamo che Paul vorrebbe "vivere di avventure", per dirla alla Belle, fare parte anche solo per poco tempo di quegli ambienti sordidi ma vitali, zeppi di promesse di sesso e trasgressione, di cui lui (al sicuro dei cancelli dorati di un paradiso medioborghese) può solo fantasticare. Seguendo la massima "beware what you wish for", davanti a Paul compare Marcy, bella, bionda e fragile, che gli propone di andare a Soho per comprare un fermacarte dalla sua coinquilina, l'artista Kiki, e gli lascia il numero di telefono. L'apparecchio telefonico, veicolo di frustrazione e incomprensibilità che accompagnerà Paul per tutto il film, segna l'inizio dell'incubo di cui sopra, dal momento in cui il protagonista chiamerà per avvisare Marcy e Kiki del suo arrivo e scoprirà di aver esercitato la sua volontà per l'ultima volta, condannandosi ad una nottata terrificante solo per aver sperato di portarsi a letto un'affascinante bionda. Il resto degli eventi raccontati nel film, infatti, non dipende affatto dal libero arbitrio di Paul bensì da un'assurda serie di sfighe, fraintendimenti, mezze parole e un senso crescente di terrore che bloccano il nostro anti-eroe in un mondo incomprensibile che non ha pietà verso gli "estranei", verso quelli che sperano di afferrare uno scampolo di "libertà" senza lasciare nulla in cambio o gli sprovveduti che sottovalutano quella che di fatto è una giungla urbana (uscire solo con 20 dollari? Ma siamo seri!).
Scorsese, con la sua regia movimentata e il serratissimo montaggio di Thelma Schoonmacher a tagliare e cucire le immagini seguendo il ritmo del ticchettare delle lancette, nasconde insidie in ogni inquadratura e per ogni promessa di sesso o salvezza inserisce anche un elemento capace di richiamare malattie, morte o pericolo: le trappole per topi, l'illusione di un corpo devastato dalle bruciature, il fuoco, le mise sadomaso, persino i ritagli di giornale suonano come campanelli d'allarme nella mente sempre più frastornata di Paul e in quella ormai pronta a tutto dello spettatore, al punto che ogni persona e ogni luogo, anche i più normali, sembrano nascondere qualcosa di folle. Paul, impreparato ad un simile ambiente e probabilmente debole di carattere, subisce così una depersonalizzazione fortissima e diventa ciò che gli altri vogliono o pensano che sia ed è sconvolgente vedere l'interpretazione di Griffin Dunne mentre precipita sempre più nel baratro della perdita d'identità. Partendo dalla camicia, cambiata da Kiki quando Paul accetta di aiutarla a realizzare la sua statua in cartapesta, fino ad arrivare al taglio mohawk, il protagonista subisce un cambiamento fisico e di stile al quale cerca di opporsi disperatamente ogni volta che può (è bellissimo vedere Griffin Dunne che cerca di lisciarsi i capelli allo specchio, come a ritrovare un'immagine di sé riconoscibile) finché a un certo punto decide di assecondare la realtà che lo circonda per salvarsi la vita e a un certo punto arriva persino a scomparire. Sì, Paul scompare due volte, una poco prima del finale e una nel finale stesso, in cui il protagonista torna nel luogo a lui più congeniale, dove finirà per passare inosservato nella marea di persone identiche a lui, tutte prese da un lavoro insoddisfacente che impegna gran parte del loro tempo e delle loro energie. Al sicuro, ma forse infelice per sempre, chissà? Scorsese, così come la sceneggiatura di Joseph Minion (lo stesso di Stress da vampiro, aiuto!), non danno risposte precise ma l'idea sembra comunque essere quella di mantenere lo status quo e non mescolare "tribù" diverse, pena la distruzione di entrambe, ché se a Paul non va bene la serata, ad alcuni membri del "popolo della notte" va anche peggio. Probabilmente, alla fine l'Icaro Paul non si avvicinerà mai più al "sole" e, anzi, avrà solo aumentato i pregiudizi verso la Soho notturna, gli stessi che sono serviti prima ad avvicinarlo a quel mondo alieno e poi a commettere tanti sbagli ed imprudenze nel giro di 8/9 ore. Qualunque sia il significato recondito di Fuori orario, comunque, sta di fatto che la pellicola è l'ennesimo capolavoro di Scorsese, magari meno conosciuto di altri e anche per questo ancor più consigliato... anche perché è uno dei pochissimi film pesantemente anni '80 a non essere invecchiato di un solo giorno!
Del regista Martin Scorsese, che interpreta anche il tecnico delle luci al Club Berlin, ho già parlato QUI. Griffin Dunne (Paul Hackett), Rosanna Arquette (Marcy), Linda Fiorentino (Kiki), John Heard (Tom il barista), Cheech Marin (Neil), Catherine O'Hara (Gail) e Dick Miller (Cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.
Verna Bloom interpreta June. Americana, ha partecipato a film come Animal House, L'ultima tentazione di Cristo e a serie quali Il tenente Kojak. Ha 78 anni.
Tommy Chong interpreta Pepe. Canadese, membro del duo comico Cheech and Chong, ha partecipato a film come Up in Smoke, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo e a serie quali Miami Vice, Nash Bridges, I viaggiatori, Dharma & Greg e That's 70's Show; come doppiatore ha invece lavorato per i film Ferngully - Le avventure di Zak e Crysta, Zootropolis e per episodi di serie quali South Park e Uncle Grandpa. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 79 anni e un film in uscita.
Teri Garr interpreta Julie. Indimenticabile Inga di Frankenstein Junior., ha partecipato ad altri film come Incontri ravvicinati del terzo tipo, Tootsie, La stangata 2, Scemo & più scemo, Michael, Ghost World e a serie quali Batman, Star Trek, Hunter, MASH, I racconti della cripta, Sabrina vita da strega, Friends e ER Medici in prima linea. Americana, ha 70 anni.
Will Patton (vero nome William Rankin Patton) interpreta Horst. Americano, lo ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Il cliente, Armageddon - Giudizio finale, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra e The Punisher, inoltre ha partecipato a serie come Numb3rs, 24 e CSI - Scena del crimine. Ha 63 anni e due film in uscita.
Bronson Pinchot interpreta Lloyd. Americano, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop, Una vita al massimo, Beverly Hills Cop III e I Langolieri, inoltre ha partecipato a serie quali Una famiglia del terzo tipo, Clueless e ha lavorato come doppiatore per episodi di Mucca e pollo, Io sono Donato Fidato e Angry Beavers. Ha 58 anni.
Nel caffé dove Paul incontra Marcy per la prima volta si possono scorgere, alle spalle dei protagonisti, la madre e il padre di Scorsese. Il regista, peraltro, ha accettato di dirigere Fuori orario a causa dei ritardi legati alla produzione de L'ultima tentazione di Cristo; se tutto fosse andato "liscio" avrebbe invece potuto essere Tim Burton a finire dietro la macchina da presa, in quanto era stato la seconda scelta dei produttori dopo avere visto Vincent. Detto questo, se Fuori orario vi fosse piaciuto potete provare Velluto blu oppure Magnolia. ENJOY!
Trama: un impiegato conosce per caso una ragazza in un bar e, affascinato, decide di rivederla. Il nuovo appuntamento non va come sperato e la serata si trasforma in un incubo...
Nonostante non sia un horror, Fuori orario è un film capace di mettermi un'angoscia incredibile, alla faccia del suo status di "commedia grottesca". Assistere alle peripezie del protagonista, impossibilitato a tornare a casa, costretto a ripercorrere continuamente i suoi passi e a contare sull'aiuto di persone poco affidabili o completamente folli, è sempre stato fonte di disagio per me e tutte le volte arrivo alla fine di Fuori orario senza fiato. Incubo kafkiano (si veda il dialogo tra Paul e il buttafuori del Berlin) potrebbe essere la definizione giusta per una pellicola che fa dell'assurdo il suo punto di forza e, in quanto opera scorsesiana, "punisce" chi osa sconfinare in un territorio non suo senza conoscerne le regole (se mai ce ne sono, visto che di notte non ne esistono, come dichiara Dick Miller a un certo punto): d'altronde, come può un programmatore, abituato al freddo ma comprensibile calcolo dei computer, riuscire ad affrontare la Soho zeppa di artisti, creature della notte e psicotici di ogni razza? Il povero Paul ci prova, però. La rassicurante carrellata iniziale sulle note di Mozart ha un atmosfera rilassata di caos controllato, in aperto contrasto con quello che verrà dopo. Il protagonista è in ufficio a spiegare il lavoro ad un novellino che ammette di non aspirare ad un futuro in quel campo e lo sguardo di Paul, insofferente, spazia sul resto dei colleghi, ambendo palesemente ad altro; quando lo ritroviamo in un bar a leggere Tropico del Cancro capiamo che Paul vorrebbe "vivere di avventure", per dirla alla Belle, fare parte anche solo per poco tempo di quegli ambienti sordidi ma vitali, zeppi di promesse di sesso e trasgressione, di cui lui (al sicuro dei cancelli dorati di un paradiso medioborghese) può solo fantasticare. Seguendo la massima "beware what you wish for", davanti a Paul compare Marcy, bella, bionda e fragile, che gli propone di andare a Soho per comprare un fermacarte dalla sua coinquilina, l'artista Kiki, e gli lascia il numero di telefono. L'apparecchio telefonico, veicolo di frustrazione e incomprensibilità che accompagnerà Paul per tutto il film, segna l'inizio dell'incubo di cui sopra, dal momento in cui il protagonista chiamerà per avvisare Marcy e Kiki del suo arrivo e scoprirà di aver esercitato la sua volontà per l'ultima volta, condannandosi ad una nottata terrificante solo per aver sperato di portarsi a letto un'affascinante bionda. Il resto degli eventi raccontati nel film, infatti, non dipende affatto dal libero arbitrio di Paul bensì da un'assurda serie di sfighe, fraintendimenti, mezze parole e un senso crescente di terrore che bloccano il nostro anti-eroe in un mondo incomprensibile che non ha pietà verso gli "estranei", verso quelli che sperano di afferrare uno scampolo di "libertà" senza lasciare nulla in cambio o gli sprovveduti che sottovalutano quella che di fatto è una giungla urbana (uscire solo con 20 dollari? Ma siamo seri!).
Scorsese, con la sua regia movimentata e il serratissimo montaggio di Thelma Schoonmacher a tagliare e cucire le immagini seguendo il ritmo del ticchettare delle lancette, nasconde insidie in ogni inquadratura e per ogni promessa di sesso o salvezza inserisce anche un elemento capace di richiamare malattie, morte o pericolo: le trappole per topi, l'illusione di un corpo devastato dalle bruciature, il fuoco, le mise sadomaso, persino i ritagli di giornale suonano come campanelli d'allarme nella mente sempre più frastornata di Paul e in quella ormai pronta a tutto dello spettatore, al punto che ogni persona e ogni luogo, anche i più normali, sembrano nascondere qualcosa di folle. Paul, impreparato ad un simile ambiente e probabilmente debole di carattere, subisce così una depersonalizzazione fortissima e diventa ciò che gli altri vogliono o pensano che sia ed è sconvolgente vedere l'interpretazione di Griffin Dunne mentre precipita sempre più nel baratro della perdita d'identità. Partendo dalla camicia, cambiata da Kiki quando Paul accetta di aiutarla a realizzare la sua statua in cartapesta, fino ad arrivare al taglio mohawk, il protagonista subisce un cambiamento fisico e di stile al quale cerca di opporsi disperatamente ogni volta che può (è bellissimo vedere Griffin Dunne che cerca di lisciarsi i capelli allo specchio, come a ritrovare un'immagine di sé riconoscibile) finché a un certo punto decide di assecondare la realtà che lo circonda per salvarsi la vita e a un certo punto arriva persino a scomparire. Sì, Paul scompare due volte, una poco prima del finale e una nel finale stesso, in cui il protagonista torna nel luogo a lui più congeniale, dove finirà per passare inosservato nella marea di persone identiche a lui, tutte prese da un lavoro insoddisfacente che impegna gran parte del loro tempo e delle loro energie. Al sicuro, ma forse infelice per sempre, chissà? Scorsese, così come la sceneggiatura di Joseph Minion (lo stesso di Stress da vampiro, aiuto!), non danno risposte precise ma l'idea sembra comunque essere quella di mantenere lo status quo e non mescolare "tribù" diverse, pena la distruzione di entrambe, ché se a Paul non va bene la serata, ad alcuni membri del "popolo della notte" va anche peggio. Probabilmente, alla fine l'Icaro Paul non si avvicinerà mai più al "sole" e, anzi, avrà solo aumentato i pregiudizi verso la Soho notturna, gli stessi che sono serviti prima ad avvicinarlo a quel mondo alieno e poi a commettere tanti sbagli ed imprudenze nel giro di 8/9 ore. Qualunque sia il significato recondito di Fuori orario, comunque, sta di fatto che la pellicola è l'ennesimo capolavoro di Scorsese, magari meno conosciuto di altri e anche per questo ancor più consigliato... anche perché è uno dei pochissimi film pesantemente anni '80 a non essere invecchiato di un solo giorno!
Del regista Martin Scorsese, che interpreta anche il tecnico delle luci al Club Berlin, ho già parlato QUI. Griffin Dunne (Paul Hackett), Rosanna Arquette (Marcy), Linda Fiorentino (Kiki), John Heard (Tom il barista), Cheech Marin (Neil), Catherine O'Hara (Gail) e Dick Miller (Cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.
Verna Bloom interpreta June. Americana, ha partecipato a film come Animal House, L'ultima tentazione di Cristo e a serie quali Il tenente Kojak. Ha 78 anni.
Tommy Chong interpreta Pepe. Canadese, membro del duo comico Cheech and Chong, ha partecipato a film come Up in Smoke, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo e a serie quali Miami Vice, Nash Bridges, I viaggiatori, Dharma & Greg e That's 70's Show; come doppiatore ha invece lavorato per i film Ferngully - Le avventure di Zak e Crysta, Zootropolis e per episodi di serie quali South Park e Uncle Grandpa. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 79 anni e un film in uscita.
Teri Garr interpreta Julie. Indimenticabile Inga di Frankenstein Junior., ha partecipato ad altri film come Incontri ravvicinati del terzo tipo, Tootsie, La stangata 2, Scemo & più scemo, Michael, Ghost World e a serie quali Batman, Star Trek, Hunter, MASH, I racconti della cripta, Sabrina vita da strega, Friends e ER Medici in prima linea. Americana, ha 70 anni.
Will Patton (vero nome William Rankin Patton) interpreta Horst. Americano, lo ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Il cliente, Armageddon - Giudizio finale, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra e The Punisher, inoltre ha partecipato a serie come Numb3rs, 24 e CSI - Scena del crimine. Ha 63 anni e due film in uscita.
Bronson Pinchot interpreta Lloyd. Americano, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop, Una vita al massimo, Beverly Hills Cop III e I Langolieri, inoltre ha partecipato a serie quali Una famiglia del terzo tipo, Clueless e ha lavorato come doppiatore per episodi di Mucca e pollo, Io sono Donato Fidato e Angry Beavers. Ha 58 anni.
Nel caffé dove Paul incontra Marcy per la prima volta si possono scorgere, alle spalle dei protagonisti, la madre e il padre di Scorsese. Il regista, peraltro, ha accettato di dirigere Fuori orario a causa dei ritardi legati alla produzione de L'ultima tentazione di Cristo; se tutto fosse andato "liscio" avrebbe invece potuto essere Tim Burton a finire dietro la macchina da presa, in quanto era stato la seconda scelta dei produttori dopo avere visto Vincent. Detto questo, se Fuori orario vi fosse piaciuto potete provare Velluto blu oppure Magnolia. ENJOY!
mercoledì 22 giugno 2016
Kill Your Friends (2015)
Oggi parlerò di un titolo che ho visto spuntare qua e là su vari blog e che mi ha incuriosita, ovvero Kill Your Friends, diretto nel 2015 dal regista Owen Harris e tratto dal romanzo omonimo di John Niven.
Trama: Stelfox è un impiegato della divisione A&R di una casa discografica, pur non essendo assolutamente interessato alla musica. Spinto dal desiderio di successo e denaro, arriverà a superare ogni limite pur di fare carriera...
Nicholas Hoult è comparso nel mio radar cinematografico quasi in sordina, senza farsi notare troppo. Prima un'apparizione come Bestia nei reboot degli X-Men, poi qualche comparsata in altri film che non ricordo, e infine la bellezza del suo personaggio in Mad Max: Fury Road. Adesso, quando leggo il nome di Nicholas Hoult all'interno del cast sorrido e do una chance al film a prescindere, com'è successo a Kill Your Friends che, in pratica, è uno one man show houltiano dove il giovane attore ripercorre un po' i primi passi di colleghi quotatissimi come Ewan McGregor e Christian Bale, per di più con un film ambientato proprio all'epoca in cui questi due talentuosi attori si affermavano con prepotenza sulla scena internazionale. La storia di Kill Your Friends è infatti quella di Steven Stelfox, un "fratello" di Patrick Bateman con l'accento di Renton, che racconta in prima persona vicende di ordinaria depravazione ed ignoranza all'interno di una casa discografica in particolare e nel mondo della musica in generale; con terrificante e lucida ironia, il romanziere John Niven, anche autore della sceneggiatura, delinea l'immagine spietata di un universo fatto di addetti ai lavori al 90% incompetenti o molto fortunati, successi commerciali creati a tavolino, cantanti dall'ego smisurato, terrificanti casi umani convinti di essere degli artisti e spocchiosi sedicenti "esperti" che tengono il mondo in gran dispitto. All'interno di questa galleria degli orrori, dal sapore molto Ellisiano, si muove Stelfox, che all'incompetenza aggiunge anche un pericoloso gusto per il sangue o, meglio, una totale mancanza di moralità che lo porta (complice anche la costante assunzione di droga ed alcool) a seguire i principi del falso libro di auto-affermazione Unleash Your Monster e ad eliminare più o meno fisicamente gli ostacoli verso una luminosa carriera come presidente della casa discografica.
L'umorismo nero viene dosato a piene mani, le sequenze grottesche che rischiano di entrare negli annali di un certo tipo di cinema (Moritz Bleibtreu e il suo "Why don't you suck my dick" ripetuto su una base assai simile a quella della Ding Dong Song di Gunther rasentano l'epicità ma meritano molto anche il sogno ad occhi aperti di Stelfox nel ristorante vegano o lo scontro verbale con Rosanna Arquette) non mancano e ad affiancare Hoult nella sua scriteriata corsa ai piani alti c'è uno stuolo di caratteristi capaci di rendere il film ancora più accattivante e divertente. A differenza di American Psycho il film di Owen Harris si trattiene per quel che riguarda l'aspetto gore, per quanto venga lasciato a tratti libero di sfogarsi, soprattutto sul finale, e calca maggiormente la mano sui dialoghi, sul delirio da droga ed alcool e sulla pochezza del personaggio di Hoult, fondamentalmente uno sfigato di bell'aspetto con manie di grandezza che probabilmente molti spettatori vorrebbero vedere morto dopo dieci minuti dall'inizio del film. Sinceramente, io non sono riuscita ad odiarlo e l'ho trovato spassosissimo, così come ho trovato assai divertente le parodie di gruppi come le Spice Girls, i cosiddetti "indipendenti" pre-hipster, i rapper di colore e il già citato truzzo tedesco e l'idea di mescolare le canzoni di questi personaggi inventati a vere hit come Karma Police dei Radiohead, Beetlebum dei Blur, Smack My Bitch Up dei Prodigy (utilizzata in modo assai appropriato!) o Cigarettes & Alcohol degli Oasis, che mi hanno anche permesso di fare un nostalgico salto indietro ai tempi del liceo. Tutti questi elementi mi hanno probabilmente portata ad essere troppo indulgente nei confronti di Kill Your Friends ma il piacere provato nel guardarlo è stato genuino quindi lo consiglio senza riserve, soprattutto se amate i film con protagonisti immorali e fuori di testa!
Di Nicholas Hoult (Steven Stelfox), James Corden (Roger Waters), Moritz Bleibtreu (Rudy) e Rosanna Arquette (Barbara) ho già parlato ai rispettivi link.
Owen Harris è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Inglese, ha diretto anche episodi delle serie Misfits e Black Mirror.
Se Kill Your Friends vi fosse piaciuto recuperate American Psycho e Trainspotting. ENJOY!
Trama: Stelfox è un impiegato della divisione A&R di una casa discografica, pur non essendo assolutamente interessato alla musica. Spinto dal desiderio di successo e denaro, arriverà a superare ogni limite pur di fare carriera...
Nicholas Hoult è comparso nel mio radar cinematografico quasi in sordina, senza farsi notare troppo. Prima un'apparizione come Bestia nei reboot degli X-Men, poi qualche comparsata in altri film che non ricordo, e infine la bellezza del suo personaggio in Mad Max: Fury Road. Adesso, quando leggo il nome di Nicholas Hoult all'interno del cast sorrido e do una chance al film a prescindere, com'è successo a Kill Your Friends che, in pratica, è uno one man show houltiano dove il giovane attore ripercorre un po' i primi passi di colleghi quotatissimi come Ewan McGregor e Christian Bale, per di più con un film ambientato proprio all'epoca in cui questi due talentuosi attori si affermavano con prepotenza sulla scena internazionale. La storia di Kill Your Friends è infatti quella di Steven Stelfox, un "fratello" di Patrick Bateman con l'accento di Renton, che racconta in prima persona vicende di ordinaria depravazione ed ignoranza all'interno di una casa discografica in particolare e nel mondo della musica in generale; con terrificante e lucida ironia, il romanziere John Niven, anche autore della sceneggiatura, delinea l'immagine spietata di un universo fatto di addetti ai lavori al 90% incompetenti o molto fortunati, successi commerciali creati a tavolino, cantanti dall'ego smisurato, terrificanti casi umani convinti di essere degli artisti e spocchiosi sedicenti "esperti" che tengono il mondo in gran dispitto. All'interno di questa galleria degli orrori, dal sapore molto Ellisiano, si muove Stelfox, che all'incompetenza aggiunge anche un pericoloso gusto per il sangue o, meglio, una totale mancanza di moralità che lo porta (complice anche la costante assunzione di droga ed alcool) a seguire i principi del falso libro di auto-affermazione Unleash Your Monster e ad eliminare più o meno fisicamente gli ostacoli verso una luminosa carriera come presidente della casa discografica.
L'umorismo nero viene dosato a piene mani, le sequenze grottesche che rischiano di entrare negli annali di un certo tipo di cinema (Moritz Bleibtreu e il suo "Why don't you suck my dick" ripetuto su una base assai simile a quella della Ding Dong Song di Gunther rasentano l'epicità ma meritano molto anche il sogno ad occhi aperti di Stelfox nel ristorante vegano o lo scontro verbale con Rosanna Arquette) non mancano e ad affiancare Hoult nella sua scriteriata corsa ai piani alti c'è uno stuolo di caratteristi capaci di rendere il film ancora più accattivante e divertente. A differenza di American Psycho il film di Owen Harris si trattiene per quel che riguarda l'aspetto gore, per quanto venga lasciato a tratti libero di sfogarsi, soprattutto sul finale, e calca maggiormente la mano sui dialoghi, sul delirio da droga ed alcool e sulla pochezza del personaggio di Hoult, fondamentalmente uno sfigato di bell'aspetto con manie di grandezza che probabilmente molti spettatori vorrebbero vedere morto dopo dieci minuti dall'inizio del film. Sinceramente, io non sono riuscita ad odiarlo e l'ho trovato spassosissimo, così come ho trovato assai divertente le parodie di gruppi come le Spice Girls, i cosiddetti "indipendenti" pre-hipster, i rapper di colore e il già citato truzzo tedesco e l'idea di mescolare le canzoni di questi personaggi inventati a vere hit come Karma Police dei Radiohead, Beetlebum dei Blur, Smack My Bitch Up dei Prodigy (utilizzata in modo assai appropriato!) o Cigarettes & Alcohol degli Oasis, che mi hanno anche permesso di fare un nostalgico salto indietro ai tempi del liceo. Tutti questi elementi mi hanno probabilmente portata ad essere troppo indulgente nei confronti di Kill Your Friends ma il piacere provato nel guardarlo è stato genuino quindi lo consiglio senza riserve, soprattutto se amate i film con protagonisti immorali e fuori di testa!
Di Nicholas Hoult (Steven Stelfox), James Corden (Roger Waters), Moritz Bleibtreu (Rudy) e Rosanna Arquette (Barbara) ho già parlato ai rispettivi link.
Owen Harris è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Inglese, ha diretto anche episodi delle serie Misfits e Black Mirror.
Se Kill Your Friends vi fosse piaciuto recuperate American Psycho e Trainspotting. ENJOY!
martedì 9 febbraio 2016
Bollalmanacco On Demand: The Divide (2011)
Primo appuntamento dell'anno col Bollalmanacco On Demand! Il post odierno esaudisce la richiesta di Laura e verte interamente sull'angosciante e bellissimo The Divide, diretto nel 2011 dal regista Xavier Gens. Il prossimo On Demand sarà L'inquilino del terzo piano. ENJOY!
Trama: a seguito di un attacco nucleare un gruppo di persone si ritrova bloccato all'interno di uno scantinato. La situazione precipita quando le poche provviste cominciano a scarseggiare...
Alla fine di The Divide mi sono chiesta perché diavolo nessuno mi avesse mai parlato di questo film, un gioiellino talmente carico di angoscia e cattiveria che arrivare al termine della visione non è stata proprio una passeggiata, tanto che sul finale sono scoppiata in un pianto tra il liberatorio e lo sconfortato. Probabilmente è la vecchiaia che mi porta a versare lacrime per un film telefonato sin dalle prime sequenze, all'interno del quale ogni personaggio ha un destino e un'evoluzione scritti in fronte alla prima comparsa, ma sta di fatto che, nonostante le trame basate su un gruppo di persone costrette a convivere in condizioni estreme siano tante quante le stelle in cielo, le vicende di Eva e compagnia mi hanno presa all'amo e non sono più riuscita a staccare gli occhi dallo schermo. Forse è perché all'angoscia di un evento terribile come un attacco nucleare viene fatto seguire l'inspiegabile comportamento violento di quelli che dovrebbero essere i "salvatori" degli eventuali superstiti, cosa che rende la prigionia dei protagonisti ancora più claustrofobica e porta inevitabilmente lo spettatore a concentrarsi sul progressivo sgretolamento della sanità mentale dei pochi sopravvissuti; fin da subito capiamo infatti che Eva e gli altri sono una triste accozzaglia di casi umani e c'è solo da scommettere su chi perderà la testa per primo. Gli eventi di The Divide scalfiscono lentamente ma inesorabilmente le corazze e le maschere indossate dai protagonisti, rivelando la reale natura celata dalle convenzioni sociali o sopita da anni di comodità e sicurezza. Come da manuale, quelli che fanno la voce più grossa saranno i primi a soccombere al terrore di questa nuova situazione mentre altri coglieranno la palla al balzo per tirare fuori un insospettato coraggio e troncare i legami con un'esistenza insopportabile: tante volte, pare suggerire il finale di The Divide, è meglio chiudere gli occhi e fare un salto nel buio anche a costo di affrontare qualcosa di ancora peggiore piuttosto che continuare a crogiolarsi in un falso, opprimente senso di sicurezza.
La trama "banale" di The Divide viene ovviamente resa più emozionante da un paio di interpretazioni con i controcosiddetti e da una regia che sceglie di contrapporre l'oscurità, lo sporco e lo squallore del rifugio "sicuro" all'abbacinante bianco di un'ingannevole salvezza esterna; tra l'altro, per essere una produzione piccola rispetto a quelle dei blockbuster internazionali, The Divide vanta una sequenza iniziale e una finale che lasciano a bocca aperta per la cura con la quale sono stati realizzati i rispettivi effetti speciali. Per quel che riguarda gli attori, Lauren German, Michael Biehn e un'irriconoscibile Rosanna Arquette offrono delle performance da pelle d'oca ma chi mi ha sorpreso in positivo, nonostante non lo tollerassi già dai tempi di Heroes, è Milo Ventimiglia, capace di passare in un attimo da eroe senza paura a sfattone in grado di provocare allo stesso tempo disgusto, fascino, terrore e pietà. Sono andata poi a guardare la filmografia di Xavier Gens perché, per un attimo, una delle scene clou di The Divide mi ha richiamato alla mente Gloria e temevo di avere davanti una "DuWelzata", mi si perdoni lo svarione provocato dagli shock dovuti alle mie terribili esperienze con gli horror francesi di ultima generazione. Devo dire comunque che, dopo la splatterata quasi insopportabile di Frontiers, questo approccio più pacato passante per l'horror post-apocalittico del regista francese non mi è dispiaciuto per nulla e sono contenta che, per una volta, la nascita di un'eroina cazzuta e consapevole non sia passata per la mortificazione del suo corpo o di quello di qualche bambino non ancora nato. Al momento, Gens sta girando The Crucifixion, interamente basato su un esorcismo finito male, chissà che il suo modo di affrontare i cliché del genere horror non subisca un'ulteriore evoluzione. Staremo a vedere, nel frattempo cercate di recuperare The Divide perché ne vale davvero la pena!
Del regista Xavier Gens ho già parlato QUI. Lauren German (Eva), Milo Ventimiglia (Josh) e Michael Eklund (Bobby) li trovate invece ai rispettivi link.
Michael Biehn interpreta Mickey. Americano, ha partecipato a film come Grease, Terminator, Aliens - Scontro finale, La settima profezia, The Abyss, The Rock e Planet Terror. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 60 anni e otto film in uscita.
Rosanna Arquette interpreta Marilyn. Americana, la ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Fuori orario, Pulp Fiction, Crash e FBI - Protezione testimoni, inoltre ha partecipato a serie come Will & Grace, Malcom, Grey's Anatomy e Medium. Anche regista, produttrice e sceneggiatrice, ha 57 anni e quattro film in uscita.
Se The Divide vi fosse piaciuto recuperate The Hole e The Experiment. ENJOY!
Trama: a seguito di un attacco nucleare un gruppo di persone si ritrova bloccato all'interno di uno scantinato. La situazione precipita quando le poche provviste cominciano a scarseggiare...
Alla fine di The Divide mi sono chiesta perché diavolo nessuno mi avesse mai parlato di questo film, un gioiellino talmente carico di angoscia e cattiveria che arrivare al termine della visione non è stata proprio una passeggiata, tanto che sul finale sono scoppiata in un pianto tra il liberatorio e lo sconfortato. Probabilmente è la vecchiaia che mi porta a versare lacrime per un film telefonato sin dalle prime sequenze, all'interno del quale ogni personaggio ha un destino e un'evoluzione scritti in fronte alla prima comparsa, ma sta di fatto che, nonostante le trame basate su un gruppo di persone costrette a convivere in condizioni estreme siano tante quante le stelle in cielo, le vicende di Eva e compagnia mi hanno presa all'amo e non sono più riuscita a staccare gli occhi dallo schermo. Forse è perché all'angoscia di un evento terribile come un attacco nucleare viene fatto seguire l'inspiegabile comportamento violento di quelli che dovrebbero essere i "salvatori" degli eventuali superstiti, cosa che rende la prigionia dei protagonisti ancora più claustrofobica e porta inevitabilmente lo spettatore a concentrarsi sul progressivo sgretolamento della sanità mentale dei pochi sopravvissuti; fin da subito capiamo infatti che Eva e gli altri sono una triste accozzaglia di casi umani e c'è solo da scommettere su chi perderà la testa per primo. Gli eventi di The Divide scalfiscono lentamente ma inesorabilmente le corazze e le maschere indossate dai protagonisti, rivelando la reale natura celata dalle convenzioni sociali o sopita da anni di comodità e sicurezza. Come da manuale, quelli che fanno la voce più grossa saranno i primi a soccombere al terrore di questa nuova situazione mentre altri coglieranno la palla al balzo per tirare fuori un insospettato coraggio e troncare i legami con un'esistenza insopportabile: tante volte, pare suggerire il finale di The Divide, è meglio chiudere gli occhi e fare un salto nel buio anche a costo di affrontare qualcosa di ancora peggiore piuttosto che continuare a crogiolarsi in un falso, opprimente senso di sicurezza.
La trama "banale" di The Divide viene ovviamente resa più emozionante da un paio di interpretazioni con i controcosiddetti e da una regia che sceglie di contrapporre l'oscurità, lo sporco e lo squallore del rifugio "sicuro" all'abbacinante bianco di un'ingannevole salvezza esterna; tra l'altro, per essere una produzione piccola rispetto a quelle dei blockbuster internazionali, The Divide vanta una sequenza iniziale e una finale che lasciano a bocca aperta per la cura con la quale sono stati realizzati i rispettivi effetti speciali. Per quel che riguarda gli attori, Lauren German, Michael Biehn e un'irriconoscibile Rosanna Arquette offrono delle performance da pelle d'oca ma chi mi ha sorpreso in positivo, nonostante non lo tollerassi già dai tempi di Heroes, è Milo Ventimiglia, capace di passare in un attimo da eroe senza paura a sfattone in grado di provocare allo stesso tempo disgusto, fascino, terrore e pietà. Sono andata poi a guardare la filmografia di Xavier Gens perché, per un attimo, una delle scene clou di The Divide mi ha richiamato alla mente Gloria e temevo di avere davanti una "DuWelzata", mi si perdoni lo svarione provocato dagli shock dovuti alle mie terribili esperienze con gli horror francesi di ultima generazione. Devo dire comunque che, dopo la splatterata quasi insopportabile di Frontiers, questo approccio più pacato passante per l'horror post-apocalittico del regista francese non mi è dispiaciuto per nulla e sono contenta che, per una volta, la nascita di un'eroina cazzuta e consapevole non sia passata per la mortificazione del suo corpo o di quello di qualche bambino non ancora nato. Al momento, Gens sta girando The Crucifixion, interamente basato su un esorcismo finito male, chissà che il suo modo di affrontare i cliché del genere horror non subisca un'ulteriore evoluzione. Staremo a vedere, nel frattempo cercate di recuperare The Divide perché ne vale davvero la pena!
Del regista Xavier Gens ho già parlato QUI. Lauren German (Eva), Milo Ventimiglia (Josh) e Michael Eklund (Bobby) li trovate invece ai rispettivi link.
Michael Biehn interpreta Mickey. Americano, ha partecipato a film come Grease, Terminator, Aliens - Scontro finale, La settima profezia, The Abyss, The Rock e Planet Terror. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 60 anni e otto film in uscita.
Rosanna Arquette interpreta Marilyn. Americana, la ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Fuori orario, Pulp Fiction, Crash e FBI - Protezione testimoni, inoltre ha partecipato a serie come Will & Grace, Malcom, Grey's Anatomy e Medium. Anche regista, produttrice e sceneggiatrice, ha 57 anni e quattro film in uscita.
Se The Divide vi fosse piaciuto recuperate The Hole e The Experiment. ENJOY!
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