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venerdì 8 settembre 2017

Bollalmanacco On Demand: Fuori orario (1985)

Dopo "soli" quattro mesi torna la rubrica Il Bollalmanacco On Demand! Scusate la lentezza ma la mia routine quotidiana ha subito dei cambiamenti e se già prima ero lenta figuriamoci ora. Ma bando alle ciance, oggi esaudirò la richiesta di Rosario che millenni fa mi ha chiesto di parlare di Fuori Orario (After Hours) diretto nel 1985 da Martin Scorsese. Il prossimo film On Demand dovrebbe essere Kids! ENJOY!


Trama: un impiegato conosce per caso una ragazza in un bar e, affascinato, decide di rivederla. Il nuovo appuntamento non va come sperato e la serata si trasforma in un incubo...


Nonostante non sia un horror, Fuori orario è un film capace di mettermi un'angoscia incredibile, alla faccia del suo status di "commedia grottesca". Assistere alle peripezie del protagonista, impossibilitato a tornare a casa, costretto a ripercorrere continuamente i suoi passi e a contare sull'aiuto di persone poco affidabili o completamente folli, è sempre stato fonte di disagio per me e tutte le volte arrivo alla fine di Fuori orario senza fiato. Incubo kafkiano (si veda il dialogo tra Paul e il buttafuori del Berlin) potrebbe essere la definizione giusta per una pellicola che fa dell'assurdo il suo punto di forza e, in quanto opera scorsesiana, "punisce" chi osa sconfinare in un territorio non suo senza conoscerne le regole (se mai ce ne sono, visto che di notte non ne esistono, come dichiara Dick Miller a un certo punto): d'altronde, come può un programmatore, abituato al freddo ma comprensibile calcolo dei computer, riuscire ad affrontare la Soho zeppa di artisti, creature della notte e psicotici di ogni razza? Il povero Paul ci prova, però. La rassicurante carrellata iniziale sulle note di Mozart ha un atmosfera rilassata di caos controllato, in aperto contrasto con quello che verrà dopo. Il protagonista è in ufficio a spiegare il lavoro ad un novellino che ammette di non aspirare ad un futuro in quel campo e lo sguardo di Paul, insofferente, spazia sul resto dei colleghi, ambendo palesemente ad altro; quando lo ritroviamo in un bar a leggere Tropico del Cancro capiamo che Paul vorrebbe "vivere di avventure", per dirla alla Belle, fare parte anche solo per poco tempo di quegli ambienti sordidi ma vitali, zeppi di promesse di sesso e trasgressione, di cui lui (al sicuro dei cancelli dorati di un paradiso medioborghese) può solo fantasticare. Seguendo la massima "beware what you wish for", davanti a Paul compare Marcy, bella, bionda e fragile, che gli propone di andare a Soho per comprare un fermacarte dalla sua coinquilina, l'artista Kiki, e gli lascia il numero di telefono. L'apparecchio telefonico, veicolo di frustrazione e incomprensibilità che accompagnerà Paul per tutto il film, segna l'inizio dell'incubo di cui sopra, dal momento in cui il protagonista chiamerà per avvisare Marcy e Kiki del suo arrivo e scoprirà di aver esercitato la sua volontà per l'ultima volta, condannandosi ad una nottata terrificante solo per aver sperato di portarsi a letto un'affascinante bionda. Il resto degli eventi raccontati nel film, infatti, non dipende affatto dal libero arbitrio di Paul bensì da un'assurda serie di sfighe, fraintendimenti, mezze parole e un senso crescente di terrore che bloccano il nostro anti-eroe in un mondo incomprensibile che non ha pietà verso gli "estranei", verso quelli che sperano di afferrare uno scampolo di "libertà" senza lasciare nulla in cambio o gli sprovveduti che sottovalutano quella che di fatto è una giungla urbana (uscire solo con 20 dollari? Ma siamo seri!).


Scorsese, con la sua regia movimentata e il serratissimo montaggio di Thelma Schoonmacher a tagliare e cucire le immagini seguendo il ritmo del ticchettare delle lancette, nasconde insidie in ogni inquadratura e per ogni promessa di sesso o salvezza inserisce anche un elemento capace di richiamare malattie, morte o pericolo: le trappole per topi, l'illusione di un corpo devastato dalle bruciature, il fuoco, le mise sadomaso, persino i ritagli di giornale suonano come campanelli d'allarme nella mente sempre più frastornata di Paul e in quella ormai pronta a tutto dello spettatore, al punto che ogni persona e ogni luogo, anche i più normali, sembrano nascondere qualcosa di folle. Paul, impreparato ad un simile ambiente e probabilmente debole di carattere, subisce così una depersonalizzazione fortissima e diventa ciò che gli altri vogliono o pensano che sia ed è sconvolgente vedere l'interpretazione di Griffin Dunne mentre precipita sempre più nel baratro della perdita d'identità. Partendo dalla camicia, cambiata da Kiki quando Paul accetta di aiutarla a realizzare la sua statua in cartapesta, fino ad arrivare al taglio mohawk, il protagonista subisce un cambiamento fisico e di stile al quale cerca di opporsi disperatamente ogni volta che può (è bellissimo vedere Griffin Dunne che cerca di lisciarsi i capelli allo specchio, come a ritrovare un'immagine di sé riconoscibile) finché a un certo punto decide di assecondare la realtà che lo circonda per salvarsi la vita e a un certo punto arriva persino a scomparire. Sì, Paul scompare due volte, una poco prima del finale e una nel finale stesso, in cui il protagonista torna nel luogo a lui più congeniale, dove finirà per passare inosservato nella marea di persone identiche a lui, tutte prese da un lavoro insoddisfacente che impegna gran parte del loro tempo e delle loro energie. Al sicuro, ma forse infelice per sempre, chissà? Scorsese, così come la sceneggiatura di Joseph Minion (lo stesso di Stress da vampiro, aiuto!), non danno risposte precise ma l'idea sembra comunque essere quella di mantenere lo status quo e non mescolare "tribù" diverse, pena la distruzione di entrambe, ché se a Paul non va bene la serata, ad alcuni membri del "popolo della notte" va anche peggio. Probabilmente, alla fine l'Icaro Paul non si avvicinerà mai più al "sole" e, anzi, avrà solo aumentato i pregiudizi verso la Soho notturna, gli stessi che sono serviti prima ad avvicinarlo a quel mondo alieno e poi a commettere tanti sbagli ed imprudenze nel giro di 8/9 ore. Qualunque sia il significato recondito di Fuori orario, comunque, sta di fatto che la pellicola è l'ennesimo capolavoro di Scorsese, magari meno conosciuto di altri e anche per questo ancor più consigliato... anche perché è uno dei pochissimi film pesantemente anni '80 a non essere invecchiato di un solo giorno!


Del regista Martin Scorsese, che interpreta anche il tecnico delle luci al Club Berlin, ho già parlato QUI. Griffin Dunne (Paul Hackett), Rosanna Arquette (Marcy), Linda Fiorentino (Kiki), John Heard (Tom il barista), Cheech Marin (Neil), Catherine O'Hara (Gail) e Dick Miller (Cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.

Verna Bloom interpreta June. Americana, ha partecipato a film come Animal House, L'ultima tentazione di Cristo e a serie quali Il tenente Kojak. Ha 78 anni.


Tommy Chong interpreta Pepe. Canadese, membro del duo comico Cheech and Chong, ha partecipato a film come Up in Smoke, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo e a serie quali Miami Vice, Nash Bridges, I viaggiatori, Dharma & Greg e That's 70's Show; come doppiatore ha invece lavorato per i film Ferngully - Le avventure di Zak e Crysta, Zootropolis e per episodi di serie quali South Park e Uncle Grandpa. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 79 anni e un film in uscita.


Teri Garr interpreta Julie. Indimenticabile Inga di Frankenstein Junior., ha partecipato ad altri film come Incontri ravvicinati del terzo tipo, Tootsie, La stangata 2, Scemo & più scemo, Michael, Ghost World e a serie quali Batman, Star Trek, Hunter, MASH, I racconti della cripta, Sabrina vita da strega, Friends e ER Medici in prima linea. Americana, ha 70 anni.


Will Patton (vero nome William Rankin Patton) interpreta Horst. Americano, lo ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Il cliente, Armageddon - Giudizio finale, The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra The Punisher, inoltre ha partecipato a serie come Numb3rs, 24 CSI - Scena del crimine. Ha 63 anni e due film in uscita.


Bronson Pinchot interpreta Lloyd. Americano, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop, Una vita al massimo, Beverly Hills Cop III e I Langolieri, inoltre ha partecipato a serie quali Una famiglia del terzo tipo, Clueless e ha lavorato come doppiatore per episodi di Mucca e pollo, Io sono Donato Fidato e Angry Beavers. Ha 58 anni.


Nel caffé dove Paul incontra Marcy per la prima volta si possono scorgere, alle spalle dei protagonisti, la madre e il padre di Scorsese. Il regista, peraltro, ha accettato di dirigere Fuori orario a causa dei ritardi legati alla produzione de L'ultima tentazione di Cristo; se tutto fosse andato "liscio" avrebbe invece potuto essere Tim Burton a finire dietro la macchina da presa, in quanto era stato la seconda scelta dei produttori dopo avere visto Vincent. Detto questo, se Fuori orario vi fosse piaciuto potete provare Velluto blu oppure Magnolia. ENJOY!

domenica 3 gennaio 2010

Dogma (1999)

Esistono film che, una volta usciti, fanno giustamente discutere e, meno giustamente, vengono condannati dalla morale comune o da quella cristiana a prescindere, e alla fine censurati o comunque vietati. Dopo averlo visto per ben due volte, mi chiedo cosa possa aver spinto, all'epoca, l'opinione pubblica a demolire ed additare come sovversivo o blasfemo un film come Dogma (1999) di Kevin Smith, che è poco più di un simpatico e fumettistico divertissement.


La trama: Bethany, che lavora in un consultorio femminile, viene avvicinata dal Metatron, la voce di Dio, che cerca di convincerla ad impedire che due Angeli caduti, Loki e Barthleby, riescano a passare per la porta d'ingresso di una chiesa del New Jersey ed ottenere così l'indulgenza plenaria, ripulendosi dai loro peccati sfruttando il Dogma della Chiesa. Ad aiutarla contro un paio di demoni che vorrebbero aiutare i due ci sono Jay, Silent Bob, una delle Muse e il tredicesimo apostolo, Rufus.


Ora, rileggete la trama, già abbastanza complicata. Aggiungeteci demoni fatti letteralmente di merda, una discendenza di Gesù Cristo, cartoni animati assunti a nuovi vitelli d'oro, angeli ubriachi e fatti di marijuana, un Dio donna, un apostolo nero, un Cristo Compagnone simbolo del movimento Cattolicesimo Wow! e una musa spogliarellista, insieme a mille altre cose altrettanto "blasfeme" e vi sarete fatti un'idea del perché questo film non possa essere additato come peccaminoso, rivoluzionario o pericoloso per la Chiesa. Sono invenzioni volutamente estreme e goliardiche, nate dalla mente di un regista cresciuto leggendo fumetti, fumetti e ancora fumetti. Assolutamente nulla di quello che viene mostrato sullo schermo viene preso sul serio da Kevin Smith, che comincia il film con un'avvertenza in tal senso. Nessuna intenzione di offendere i credenti perché in fondo "Dio ha il senso dell'umorismo. Ha creato un animale stupido come l'Ornitorinco. E non si offendano gli estimatori dell'Ornitorinco, scherzavamo. Non è affatto stupido". Insomma, il furbone immaginava già come avrebbero reagito bigotti e puritani. E ci ha marciato sopra, infischiandosene, a ragione.


Il risultato non è uno dei migliori film di un regista che personalmente adoro. Alcune scene sono esilaranti, soprattutto quelle dove compaiono Jay e Silent Bob, non a caso infilati nel film in modo assolutamente pretestuoso e additati come "Profeti", ma anche l'interazione tra Dio e il Metatron, o i battibecchi tra i due angeli caduti sono geniali, così come l'invenzione del Cristo Compagnone, vera icona cult dell'intero film. Però il tutto è decisamente troppo prolisso, con personaggi che si perdono in lunghissime spiegazioni sui retroscena della vita in paradiso, sul passato di Gesù, sul futuro della povera Bethany che, come personaggio, è assolutamente privo di carisma: spende tre quarti buoni della pellicola senza capire nulla, con una faccetta che esprime un "E quindi...?" perennemente stampato in testa, e nell'altro quarto rimprovera i vari protagonisti. Anche la regia, di per sé, non è troppo soddisfacente. Alterna immagini squallide e al limite del dilettantesco, come gli attacchi dei tre demonietti con i rollerblades, decisamente imbarazzanti, a momenti epici come la scena della strage davanti alla Chiesa, e anche gli effetti speciali non sono dei migliori, basta solo pensare a come vengono rese le pudenda degli angeli, anche se il Golgotiano di merda è piuttosto bellino nel suo essere disgustoso.


Tornando poi al messaggio "blasfemo", in realtà gratta gratta questo film è assolutamente ottimista e molto religioso, nel senso più giusto del termine. Non rinnega la presenza di Dio né addita le persone che credono in lui (o lei?). Quello che traspare è una critica feroce contro la strumentalizzazione che viene fatta della Fede proprio da parte di coloro che dovrebbero renderla non più attuale o moderna ma più vera e spirituale, sviluppandone i concetti, le idee, i messaggi di speranza, e non le regole, i divieti, le imposizioni, assurdi da rispettare e a volte anche banali nella loro stupidità. Se lo spettatore è in grado di superare le baracconate e le battute, troverà che il senso del film è molto semplice, ingenuo e "sano": ognuno creda al Dio che vuole, e rispetti chi non la pensa come lui. Porti avanti le sue idee, confrontandosi con gli altri, senza chiudersi in quella che rischia di diventare una prigione di preconcetti. Un messaggio molto "natalizio", se vogliamo. Per un film che consiglio comunque, da vedere con occhio disincantato, perdonando qualche imperfezione.


Di Alan Rickman, che interpreta il geniale Metatron, ho già parlato qui. Tra gli interpreti figura anche la cantante Alanis Morissette, ma non vi dico in che ruolo, per non rovinare la sorpresa se non avete mai sentito parlare del film.

Kevin Smith è il regista della pellicola nonché interprete del geniale Silent Bob. Figlio della "cultura" grunge e baraccona del New Jersey anni '90, attore, scrittore, disegnatore di fumetti e comico, se volete apprezzarlo come regista guardate Clerks (e il suo seguito), Generazione X, In cerca di Amy, Jay & Silent Bob Strike Back. Ha 39 anni e tre film in uscita.


Jason Lee interpreta il demone Azrael. Ora lo conoscono tutti grazie al geniale telefilm My Name Is Earl, ma all'epoca lo conoscevamo davvero in pochi estimatori questo meraviglioso genio californiano. Potete ammirarlo (ho un debole per lui, e si vede) nel suo massimo splendore sicuramente in Generazione X, poi anche in In cerca di Amy, Nemico pubblico, nel particolarissimo Mumford, Heartbraker - Vizio di famiglia, Jay & Silent Bob Strike Back, Vanilla Sky, L'acchiappasogni, Clerks 2 e Alvin Superstar (con lo Squeakquel in arrivo XD), inoltre ha dato la voce ad un personaggio de Gli Incredibili. Ha 39 anni e cinque film in uscita.


Matt Damon interpreta Loki. A mio avviso attore molto sopravvalutato, nonostante abbia vinto l'oscar come sceneggiatore per il film Will Hunting, in questo film è però abbastanza piacevole e simpatico. Tra le sue pellicole ricordo L'uomo dei sogni, In cerca di Amy, L'uomo della pioggia, Will Hunting - Genio ribelle, Salvate il soldato Ryan, Il talento di Mr. Ripley, Ocean's Eleven (e seguiti), The Bourne Identity (e seguiti), I fratelli Grimm e l'incantevole strega, il mattonazzo Syriana e ha doppiato la versione inglese di Ponyo sulla scogliera. Ha partecipato anche ad un episodio di Will & Grace. Ha 39 anni e sei film in uscita, tra cui la nuova pellicola di Clint Eastwood, Invictus.

  
Ben Affleck interpreta Barthleby. Di coppia fissa con Matt Damon, perennemente sulle cronache rosa per questo o quell'altro flirt con le divette del momento, ecco un altro vincitore di Oscar (ha diviso quello per la sceneggiatura di Will Hunting con l'amico di sempre) ed un altro attore che per me non vale una cicca. Tra i suoi film ricordo L'uomo dei sogni, Buffy l'ammazzavampiri, Generazione X, In cerca di Amy, Will hunting, Armageddon, Shakespeare in Love, Jay & Silent Bob Strike Back, Daredevil, Clerks 2 e ha dato la voce inoltre a Giuseppe in Giuseppe il re dei sogni. Ha 38 anni e due film in uscita.


Chris Rock interpreta Rufus. Comico americano tra i peggiori, a mio avviso, lo ricordo per film come Beverly Hills Cop II, Mai dire ninja, Arma letale 4, A.I. Intelligenza artificiale, Jay & Silent Bob Strike Back,  e ha doppiato alcuni personaggi in Dr. Dolittle, Osmosis Jones, Madagascar (e seguito), Bee Movie. Ha inoltre partecipato ad episodi di Miami Vice e Willy il principe di Bel Air. Ha 45 anni e due film in uscita.


Linda Fiorentino interpreta Bethany. Attrice americana attiva fin dagli anni '80 la ricordo per il folle Fuori orario e per Men in Black. Ha 52 anni.


Salma Hayek interpreta la musa Serendipity. Ormai ho perso il conto di quante volte ho visto l'attrice messicana ballare attaccata ad un palo nei panni di spogliarellista, a cominciare dalla splendida interpretazione di Satanico Pandemonium in Dal tramonto all'alba o nel piccolo cameo televisivo per Four Rooms. Tra gli altri suoi film ricordo Desperado, Studio 54, Traffic, C'era una volta in Messico, inoltre ha partecipato a molti episodi di Ugly Betty. Ha 44 anni e tre film in uscita tra cui Le Cirque du Freak!


Immagino qualcuno voglia sapere anche dove trovare il buon Jason Mewes, alias Jay. In ogni film di Kevin Smith, praticamente. Inutile ripetersi. Vi lascio ora con la scena cult del film... il BUDDY CHRIST! ENJOY!!

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