Ce ne ho messo di tempo ma finalmente, dopo che mi è stato consigliato da mille persone, sono riuscita a guardare Ballata dell'odio e dell'amore (Balada triste de trompeta), diretto e sceneggiato nel 2010 dal regista Álex de la Iglesia.
Trama: dopo un'infanzia sciagurata nella quale è stato costretto a vedere prima arrestare e poi morire il padre, Javier decide di continuare la tradizione di famiglia e diventare un pagliaccio, sebbene il suo passato lo costringa necessariamente ad essere quello triste. Lavorando al circo si innamora dell'acrobata Natalia, vittima delle violenze del fidanzato Sergio, il clown felice: da questo sentimento nascerà un triangolo che porterà i tre alla follia...
Mi dispiace sempre deludere le poche persone che leggono questo blog e, sopratutto, mi dispiace deludere Silly che ama alla follia questo film ma io (e l'amico Toto con me) non sono tanto riuscita a capire o ad apprezzare La ballata dell'odio e dell'amore, nonostante ne abbia riconosciuto la particolarità e la genialità. Probabilmente perché tutte le nozioni di storia spagnola che mi sono state inculcate ai tempi dell'università ormai sono sparite dal mio cervellino e purtroppo per godere al meglio della trama e delle metafore del film sarebbe stata necessaria un po' di conoscenza dell'argomento "Guerra civile, regime Franchista, attentati dell'ETA" o forse perché avrei voluto vedere morti i due terzi del triangolo formato da Javier, Natalia e Sergio (ma probabilmente anche perché a un certo punto, come gli accade spesso, de la Iglesia perde un po' il filo della trama e della consecutio temporum, dando parecchie cose per scontate e senza offrire spiegazioni logiche allo spettatore). La storia raccontata in La ballata dell'odio e dell'amore infatti comincia negli anni della guerra civile spagnola, continua durante il regime franchista e si conclude poco prima della morte del Generalissimo, quando i ribelli cercavano di fare fuori i suoi alleati con terrificanti e sanguinosi attentati, e il rapporto che viene ad instaurarsi tra i tre protagonisti si interseca alla storia della Spagna, riproponendola in piccolo: Natalia è il popolo spagnolo, soggiogato dalla repressione e dalla violenza ma beatamente incapace di sottrarsi ai soprusi del suo amante, Sergio è il dittatore che con pugno di ferro governa non solo la mente e il cuore di Natalia ma anche l'intera vita del circo (per il loro bene, ovviamente. Poi esagera ma in fondo gli dispiace, e certo) mentre Javier è il clown triste, il terrorista esasperato che vorrebbe ribellarsi e riprendersi la Spagna ma purtroppo, portato alla follia dalla sottomissione del popolo bue e dalle proprie visionarie convinzioni, non riesce a trovare un metodo non violento per riuscire nei suoi intenti. La Spagna, dunque, vista come un circo di freaks dove le violenze e i soprusi sono all'ordine del giorno, l'amore è un sentimento da operetta buono solo per i musicarelli al cinema e il clown triste se la prende sempre nello stoppino, vessato da chiunque perché ingenuo e di buon cuore, oppure deve perdere ogni vestigia di umanità diventando un mostro animalesco.
Al di là della trama che, per vari motivi, non è riuscita ad entusiasmarmi rimane però il genio visionario di de la Iglesia, che non può lasciare indifferenti. I suoi clown sanguinari più che terrorizzare il pubblico lo sconvolgono marchiandogli a fuoco il cervello con delle icone devastanti come il pagliaccio "donna" col machete o il pagliaccio triste dal volto sfigurato e la mitra papale, simbolo iconoclasta di follia religiosa e amorosa. Impossibile, inoltre, non rimanere basiti davanti ai freaks che popolano il circo e alle loro storie grottesche e surreali, come il domatore di elefanti che ha visto la moglie morire sotto il peso di un'elefantessa gelosa oppure il "motociclista fantasma", pronto a schiantarsi contro i muri per amor della velocità. Non mancano intere sequenze di inaudita violenza fisica in cui de la Iglesia da sfogo ad esplosioni (la più spettacolare, per inciso, è realmente avvenuta), bagni di sangue o sconvolgenti mix di eros e thanatos ma l'aspetto più disturbante di La ballata dell'odio e dell'amore è sicuramente la violenza psicologica alla quale vengono sottoposti (e si sottopongono, talvolta, volutamente) tutti i personaggi, anche i più negativi, persi in un vortice di autodistruzione che li rende inevitabilmente protagonisti di una tragedia annunciata; personalmente, l'unica scena che non dimenticherò mai sarà la grottesca ed angosciante sequenza finale in cui i pagliacci, di fronte alla conclusione definitiva della loro vicenda, si confrontano diventando le imbarazzanti e mostruose caricature dei loro stessi personaggi di finzione. A tal proposito, gli attori sono tutti favolosi, in primis Carlos Areces e Antonio De La Torre, ma mi tocca spezzare una lancia anche per la fascinosa Carolina Bang, costretta in un personaggio odioso e anche l'unica donna al mondo in grado di cacciare degli urli mi sentiti prima sullo schermo! Quindi, insomma, non è che La ballata dell'odio e dell'amore non mi sia piaciuto ma come spesso succede mi condizionano le simpatie o le antipatie verso i protagonisti e stavolta volevo bene solo a Javier, inoltre la prima parte della pellicola è molto più interessante e coerente della seconda, dispersiva e tirata per le lunghe. Non un diludendo, questo no, ma mi aspettavo molto meglio!! Scusa ancora Silly!!!
Del regista e sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI mentre Carolina Bang (Natalia) e Santiago Segura (il padre di Javier) li trovate ai rispettivi link.
Carlos Areces interpreta Javier, il clown triste. Spagnolo, ha partecipato a film come Gli amanti passeggeri e Las brujas de Zugarramurdi. Anche sceneggiatore e animatore, ha 39 anni e quattro film in uscita.
Antonio De La Torre (vero nome Antonio de la Torre Martín) interpreta Sergio, il clown felice. Spagnolo, ha partecipato a film come Il giorno della bestia, Volver e Gli amanti passeggeri. Anche produttore, ha 47 anni e due film in uscita.
Tra i mille habitué dei film di de la Iglesia segnalo la presenza di Manuel Tallafé (Ramiro) ed Enrique Villén (Andrés) mentre il film visto da Javier al cinema è Sin un adiós, dove il cantante Raphael si profonde per l'appunto nella canzone Balada de la trompeta. Detto questo, se Ballata dell'odio e dell'amore vi fosse piaciuto recuperate l'altrettanto delirante Santa Sangre. ENJOY!
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domenica 5 luglio 2015
domenica 3 maggio 2015
Le streghe son tornate (2013)
Noi italiani siamo fieramente indietro su ogni cosa, non solo in campo cinematografico. Rimanendo comunque in quest'ambito, è con incredibile orgoglioneria che un film diretto e sceneggiato da Alex de la Iglesia nel 2013 riesce ad uscire dopo due anni, distribuito malissimo e titolato ancora peggio: da Las Brujas de Zugarramurdi (Le streghe di Zugarramurdi) a Le streghe son tornate.
Trama: due uomini e un bambino rapinano un banco dei pegni di Madrid e fuggono su un taxi, diretti in Francia. Poco prima del confine si ritrovano però bloccati nella cittadina di Zugarramurdi, popolata da streghe...
Las Brujas de Zugarramurdi è uno dei film più esilaranti che abbia mai visto, una supercazzola paurosa, talmente ben diretta e così piena d'inventiva e delirio da riuscire ad elevarsi a cult dopo appena una visione. De la Iglesia, come al solito, affronta con coraggio e faccia tosta l'ardua commistione tra horror e commedia, danzando allegramente a braccetto col trash e riuscendo in qualche modo anche a strappare degli spunti di riflessione solo all'apparenza banali. In soldoni, Las Brugas de Zugarramurdi è la storia di tre uomini "castrati", tre servi della gleba che cercano a modo loro di andare in giro a testa alta perché, come dice il Bardo, sono stati ampiamente anestetizzati da una stronza; peccato che i tre siano uno più cretino dell'altro, tre fanfaroni zeppi di difetti, talmente incapaci a vivere da essere costretti a rapinare un banco dei pegni portandosi anche dietro un bambino che il padre spererebbe di mettere contro la madre. Dal punto di vista di questi tre genii le streghe, come giustamente sottolinea il titolo inglese Witching and Bitching, altro non sono che le donne in generale, sempre pronte a dare addosso a questi baldi esponenti del sesso "forte", subissandoli con richieste spesso irragionevoli e addirittura pretendendo a volte amore eterno senza poi magari offrire adeguate prestazioni sessuali. Ovviamente, ce n'è per l'asino e per chi lo mena e credo che anche De la Iglesia sia di questo avviso; vero è che quasi ogni dialogo di Las Brujas è una tirata contro il genere femminile, così come è vero che molti dei comportamenti delle Streghe si possono vedere tranquillamente riproposti nel quotidiano da un sacco di fidanzate, moglie e amiche, ma allo stesso tempo è anche impossibile dare retta a tre "narratori" inaffidabili come José, Antonio e Calvo, talmente machos ed impegnati a spararle grosse che quasi non ci credono nemmeno loro. Las Brujas è lo specchio di una Spagna che cambia, dove l'uomo conquistador e sicuro di sé deve fare i conti con donne ben più consapevoli e scafate di lui e dove il numero di coppie gay sta aumentando esponenzialmente, contribuendo a minare la leggenda del maschio iberico: questo scontro tra sessi viene declinato in chiave horror e fantastica, tra dialoghi al fulmicotone e sequenze visionarie, in una commistione di generi che unisce il road movie, la commedia, il classico horror dove la gente arriva nel posto sbagliato (ed isolato) al momento sbagliato e, ovviamente, l'horror satanico già caro a De la Iglesia fin dai tempi de Il giorno della bestia.
Il resto, ovviamente, è puro sbrago visivo, fantasia malata allo stato brado. Già solo l'idea di travestire uno dei ladri da Spongebob e un altro da Cristo colpisce lo spettatore con la forza di un maglio, facendolo stramazzare a terra scosso da risate incredule, ma ovviamente non è finita lì. Lo scontro tra uomini e donne viene concretizzato in una delle macellate più frivole mai viste sullo schermo, un trionfo di streghe che azzannano, mangiano, urlano ed artigliano dei poveri uomini inermi (con tutto il rispetto per l'uomo che deve andare a Badajoz) e sul finale arriva persino l'incarnazione della Venere di Willendorf a fare scempio dei malcapitati come una Godzilla mestruata; a onor del vero, i momenti che seguono il sabba coincidono con una sorta di "appiattimento" de Las Brujas, nel senso che De la Iglesia sembra un po' perdere il filo della narrazione e infilare nel film scontri, battaglie e urla per il solo gusto di farlo, ma non vorrei stare a spaccare il capello o negare di essermi divertita molto anche in quel frangente. Oltre al gusto visionario del regista, poi, a rendere più gustoso il tutto c'è la presenza di caratteristi a dir poco meravigliosi, con delle facce assurde come quella di Enrique Villén, dei corpi martoriati e sminchi come quello di Javier Botet (già Niña Medeiros della serie REC) o una presenza scenica come quella di Terele Pávez nei panni dell'anziana nonna... e poi, ovviamente, c'è una divertente e divertita Carmen Maura, in grado di dire le peggio cose cercando di mantenere un'esilarante parvenza di grazia altoborghese. Menzione d'onore, infine, per la demenziale filastrocca intonata dalle streghe nel sabba e per la scelta della location: Zugarramurdi è un paese che esiste sul serio e Las Brujas è stato girato proprio lì, in particolare nell'evocativa Cueva de los Aquelarres, la grotta dove si dice venissero celebrati davvero i sabba prima del periodo dell'Inquisizione, durante il quale sono state processate solo a Zugarramurdi trentanove persone, di cui dodici arse sul rogo. Realtà che si mescola con la fantasia, dunque, cosa che rende Las Brujas de Zugarramurdi ancora più interessante: mi sembra superfluo dire che guardarlo in italiano non è la stessa cosa che gustarselo in spagnolo ma andatelo assolutamente a vedere al cinema se avete la fortuna di abitare in una delle poche città dov'è stato distribuito!
Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI. Santiago Segura, che interpreta Miren, lo trovate invece QUI.
Carmen Maura (vero nome Carmen García Maura) interpreta Graciana. Spagnola, ha partecipato a film come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, La legge del desiderio e Donne sull'orlo di una crisi di nervi. Ha 70 anni e due film in uscita.
Carolina Bang, che interpreta Eva, nella realtà è la moglie di Álex de la Iglesia e ha partecipato anche al suo film Ballata dell'odio e dell'amore mentre Terele Pávez, che interpreta Nonna Maritxu, e Enrique Villén, ovvero l'"inadaptado social", hanno partecipato sia a Ballata dell'odio e dell'amore che a Il giorno della bestia. Se Le streghe son tornate vi fosse piaciuto recuperate dunque Il giorno della bestia e tutti gli altri film di Álex de la Iglesia che, ahimé, devo ancora vedere! ENJOY!
Trama: due uomini e un bambino rapinano un banco dei pegni di Madrid e fuggono su un taxi, diretti in Francia. Poco prima del confine si ritrovano però bloccati nella cittadina di Zugarramurdi, popolata da streghe...
Las Brujas de Zugarramurdi è uno dei film più esilaranti che abbia mai visto, una supercazzola paurosa, talmente ben diretta e così piena d'inventiva e delirio da riuscire ad elevarsi a cult dopo appena una visione. De la Iglesia, come al solito, affronta con coraggio e faccia tosta l'ardua commistione tra horror e commedia, danzando allegramente a braccetto col trash e riuscendo in qualche modo anche a strappare degli spunti di riflessione solo all'apparenza banali. In soldoni, Las Brugas de Zugarramurdi è la storia di tre uomini "castrati", tre servi della gleba che cercano a modo loro di andare in giro a testa alta perché, come dice il Bardo, sono stati ampiamente anestetizzati da una stronza; peccato che i tre siano uno più cretino dell'altro, tre fanfaroni zeppi di difetti, talmente incapaci a vivere da essere costretti a rapinare un banco dei pegni portandosi anche dietro un bambino che il padre spererebbe di mettere contro la madre. Dal punto di vista di questi tre genii le streghe, come giustamente sottolinea il titolo inglese Witching and Bitching, altro non sono che le donne in generale, sempre pronte a dare addosso a questi baldi esponenti del sesso "forte", subissandoli con richieste spesso irragionevoli e addirittura pretendendo a volte amore eterno senza poi magari offrire adeguate prestazioni sessuali. Ovviamente, ce n'è per l'asino e per chi lo mena e credo che anche De la Iglesia sia di questo avviso; vero è che quasi ogni dialogo di Las Brujas è una tirata contro il genere femminile, così come è vero che molti dei comportamenti delle Streghe si possono vedere tranquillamente riproposti nel quotidiano da un sacco di fidanzate, moglie e amiche, ma allo stesso tempo è anche impossibile dare retta a tre "narratori" inaffidabili come José, Antonio e Calvo, talmente machos ed impegnati a spararle grosse che quasi non ci credono nemmeno loro. Las Brujas è lo specchio di una Spagna che cambia, dove l'uomo conquistador e sicuro di sé deve fare i conti con donne ben più consapevoli e scafate di lui e dove il numero di coppie gay sta aumentando esponenzialmente, contribuendo a minare la leggenda del maschio iberico: questo scontro tra sessi viene declinato in chiave horror e fantastica, tra dialoghi al fulmicotone e sequenze visionarie, in una commistione di generi che unisce il road movie, la commedia, il classico horror dove la gente arriva nel posto sbagliato (ed isolato) al momento sbagliato e, ovviamente, l'horror satanico già caro a De la Iglesia fin dai tempi de Il giorno della bestia.
Il resto, ovviamente, è puro sbrago visivo, fantasia malata allo stato brado. Già solo l'idea di travestire uno dei ladri da Spongebob e un altro da Cristo colpisce lo spettatore con la forza di un maglio, facendolo stramazzare a terra scosso da risate incredule, ma ovviamente non è finita lì. Lo scontro tra uomini e donne viene concretizzato in una delle macellate più frivole mai viste sullo schermo, un trionfo di streghe che azzannano, mangiano, urlano ed artigliano dei poveri uomini inermi (con tutto il rispetto per l'uomo che deve andare a Badajoz) e sul finale arriva persino l'incarnazione della Venere di Willendorf a fare scempio dei malcapitati come una Godzilla mestruata; a onor del vero, i momenti che seguono il sabba coincidono con una sorta di "appiattimento" de Las Brujas, nel senso che De la Iglesia sembra un po' perdere il filo della narrazione e infilare nel film scontri, battaglie e urla per il solo gusto di farlo, ma non vorrei stare a spaccare il capello o negare di essermi divertita molto anche in quel frangente. Oltre al gusto visionario del regista, poi, a rendere più gustoso il tutto c'è la presenza di caratteristi a dir poco meravigliosi, con delle facce assurde come quella di Enrique Villén, dei corpi martoriati e sminchi come quello di Javier Botet (già Niña Medeiros della serie REC) o una presenza scenica come quella di Terele Pávez nei panni dell'anziana nonna... e poi, ovviamente, c'è una divertente e divertita Carmen Maura, in grado di dire le peggio cose cercando di mantenere un'esilarante parvenza di grazia altoborghese. Menzione d'onore, infine, per la demenziale filastrocca intonata dalle streghe nel sabba e per la scelta della location: Zugarramurdi è un paese che esiste sul serio e Las Brujas è stato girato proprio lì, in particolare nell'evocativa Cueva de los Aquelarres, la grotta dove si dice venissero celebrati davvero i sabba prima del periodo dell'Inquisizione, durante il quale sono state processate solo a Zugarramurdi trentanove persone, di cui dodici arse sul rogo. Realtà che si mescola con la fantasia, dunque, cosa che rende Las Brujas de Zugarramurdi ancora più interessante: mi sembra superfluo dire che guardarlo in italiano non è la stessa cosa che gustarselo in spagnolo ma andatelo assolutamente a vedere al cinema se avete la fortuna di abitare in una delle poche città dov'è stato distribuito!
Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI. Santiago Segura, che interpreta Miren, lo trovate invece QUI.
Carmen Maura (vero nome Carmen García Maura) interpreta Graciana. Spagnola, ha partecipato a film come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, La legge del desiderio e Donne sull'orlo di una crisi di nervi. Ha 70 anni e due film in uscita.
Carolina Bang, che interpreta Eva, nella realtà è la moglie di Álex de la Iglesia e ha partecipato anche al suo film Ballata dell'odio e dell'amore mentre Terele Pávez, che interpreta Nonna Maritxu, e Enrique Villén, ovvero l'"inadaptado social", hanno partecipato sia a Ballata dell'odio e dell'amore che a Il giorno della bestia. Se Le streghe son tornate vi fosse piaciuto recuperate dunque Il giorno della bestia e tutti gli altri film di Álex de la Iglesia che, ahimé, devo ancora vedere! ENJOY!
domenica 2 giugno 2013
Bollalmanacco On Demand: Il giorno della Bestia (1995)
Dopo tempo immemorabile torna la rubrica On Demand, che purtroppo viene spesso lasciata al palo a causa dell’egoismo cinefilo della sottoscritta. Questa volta è toccato all’horroromane Matteo propormi la visione dell’incredibile Il giorno della Bestia (El dia de la Bestia), diretto nel 1995 dal regista Álex De La Iglesia. Per la cronaca, il prossimo film On Demand sarà Persepolis di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi. ENJOY!!
Trama: un prete spagnolo, dopo aver decifrato l’Apocalisse, si convince che l’Anticristo nascerà a Madrid la notte di Natale. Il sacerdote cercherà così di arrivare a uccidere il demoniaco pargolo compiendo le azioni più malvagie, così da conquistare la fiducia del Diavolo…
Il giorno della Bestia è una pellicola a dir poco esilarante e non potrò mai ringraziare abbastanza Matteo per avermi fatto scoprire questo incredibile mix di horror (poco) e humour nero (tanto, tantissimo!), popolato da personaggi talmente borderline che sembrerebbero usciti dritti da un film di Almodovar o John Waters. Álex De La Iglesia si inoltra tranquillamente nei meandri del trash e del grottesco senza mai risultare troppo eccessivo o blasfemo, nonostante l'argomento trattato avrebbe potuto dare il La a cose ben più turpi di quelle mostrate: il prete protagonista della pellicola decide di darsi al male per ingannare il Demonio, ma gli atti malvagi che compie sono davvero all'acqua di rose e quelli più gravi, come l'omicidio, sono causati più dalla sfortuna che dall'effettiva volontà del sacerdote. Considerato quante volte si sente parlare di pedofilia, violenze sessuali ai danni di persone deboli e conseguente insabbiamento delle alte sfere e ricollocazione dei colpevoli in un'altra parrocchia, l'idea di un prete che ruba, picchia le persone e invoca Satana fa quasi sorridere per la sua ingenuità infantile, soprattutto perché il protagonista, per quanto troppo spesso faccia delle figure barbine da primato, riesce a mantenere fino alla fine la sua dignità ed integrità morale.
Attorno a questo prete, come ho detto, gira un bestiario di personaggi a dir poco esilaranti, tra i quali spiccano il metallozzo ciccione José María e il conduttore cialtrone Caban. Questi due figuri, assieme al sacerdote, diventano parte di un'ideale Santa Trinità destinata a combattere le forze del male incarnate dall'organizzazione proto-nazista Limpia Madrid; se il protagonista potrebbe essere il Padre, origine della crociata intrapresa dai tre, l'ingenuo José María potrebbe essere il Figlio destinato a farsi depositario della parola del Sacerdote e a sacrificarsi per il bene di tutti, mentre Caban potrebbe essere lo Spirito Santo, che attraverso il mezzo televisivo cerca di risvegliare più coscienze possibili. Ovviamente sulla strada del trio si pareranno mille difficoltà, ma se credete che Satana ci metterà palesemente lo zampino sbagliate di grosso! Il giorno della Bestia, infatti, vira in campo dichiaratamente horror e "fantastico" non più di un paio di volte, mentre per la maggior parte della durata lo spettatore viene lasciato ad interrogarsi sulla sanità mentale del protagonista (nonché della reale conoscenza in campo mistico di Caban, che sembra più il mago Casanova spagnolo) e a ridere dei suoi goffi tentativi di ingraziarsi il Diavolo. Tra vecchi che girano nudi, procaci attricette meno che vergini, corsi di disegno per corrispondenza e cartine allucinogene c'è davvero poco da aver paura ma questo esilarante ibrido tra black comedy e horror, reso ancora più divertente da dialoghi frizzantissimi, è una bestia strana che i cinefili desiderosi di sperimentare non dovrebbero lasciarsi scappare!
Della nostrana Maria Grazia Cucinotta, che interpreta Susanna, ho già parlato qui.
Álex De La Iglesia (vero nome Alexandro De La Iglesia Mendoza) è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Spagnolo, ha diretto film come Azione mutante, La stanza del bambino e Ballata dell’odio e dell’amore. Anche produttore e attore, ha 48 anni e tre film in uscita, tra cui un probabile seguito di The ABCs of Dead.
Álex Angulo (vero nome Alejandro Angulo Leon) interpreta il prete. Spagnolo, ha partecipato a film come Azione mutante, Carne trémula, Il labirinto del fauno e Imago mortis. Anche produttore, ha 62 anni e un film in uscita.
Armando De Razza (vero nome Maurizio De Razza) interpreta Caban. Italianissimo, de Roma, nasce come cantante nelle storiche trasmissioni di Renzo Arbore (dove, per l’appunto, faceva il cantante pseudo spagnolo) e poi partecipa a film come Il grande cocomero, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi e Volare – La grande storia di Domenico Modugno. Ha 58 anni.
Santiago Segura (vero nome Santiago Segura Silva) interpreta José María. Spagnolo, ha partecipato a film come Azione mutante, Blade II, Beyond Re-Animator, Hellboy, Hellboy II: The Golden Army e Ballata dell’odio e dell’amore. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.
Inaspettatamente, tra gli interpreti spunta nei panni del produttore televisivo nientemeno che Gianni Ippoliti, uno di quegli storici, trashissimi figuri che popolano la tv italiana più o meno dagli anni ’70. A parte questo, se Il giorno della Bestia vi fosse piaciuto consiglio la visione di Dellamorte Dellamore, Sospesi nel tempo, La casa, La casa 2, L'armata delle tenebre, Splatters - Gli schizzacervelli, Bad Taste e Il presagio. ENJOY!!
Trama: un prete spagnolo, dopo aver decifrato l’Apocalisse, si convince che l’Anticristo nascerà a Madrid la notte di Natale. Il sacerdote cercherà così di arrivare a uccidere il demoniaco pargolo compiendo le azioni più malvagie, così da conquistare la fiducia del Diavolo…
Il giorno della Bestia è una pellicola a dir poco esilarante e non potrò mai ringraziare abbastanza Matteo per avermi fatto scoprire questo incredibile mix di horror (poco) e humour nero (tanto, tantissimo!), popolato da personaggi talmente borderline che sembrerebbero usciti dritti da un film di Almodovar o John Waters. Álex De La Iglesia si inoltra tranquillamente nei meandri del trash e del grottesco senza mai risultare troppo eccessivo o blasfemo, nonostante l'argomento trattato avrebbe potuto dare il La a cose ben più turpi di quelle mostrate: il prete protagonista della pellicola decide di darsi al male per ingannare il Demonio, ma gli atti malvagi che compie sono davvero all'acqua di rose e quelli più gravi, come l'omicidio, sono causati più dalla sfortuna che dall'effettiva volontà del sacerdote. Considerato quante volte si sente parlare di pedofilia, violenze sessuali ai danni di persone deboli e conseguente insabbiamento delle alte sfere e ricollocazione dei colpevoli in un'altra parrocchia, l'idea di un prete che ruba, picchia le persone e invoca Satana fa quasi sorridere per la sua ingenuità infantile, soprattutto perché il protagonista, per quanto troppo spesso faccia delle figure barbine da primato, riesce a mantenere fino alla fine la sua dignità ed integrità morale.
Attorno a questo prete, come ho detto, gira un bestiario di personaggi a dir poco esilaranti, tra i quali spiccano il metallozzo ciccione José María e il conduttore cialtrone Caban. Questi due figuri, assieme al sacerdote, diventano parte di un'ideale Santa Trinità destinata a combattere le forze del male incarnate dall'organizzazione proto-nazista Limpia Madrid; se il protagonista potrebbe essere il Padre, origine della crociata intrapresa dai tre, l'ingenuo José María potrebbe essere il Figlio destinato a farsi depositario della parola del Sacerdote e a sacrificarsi per il bene di tutti, mentre Caban potrebbe essere lo Spirito Santo, che attraverso il mezzo televisivo cerca di risvegliare più coscienze possibili. Ovviamente sulla strada del trio si pareranno mille difficoltà, ma se credete che Satana ci metterà palesemente lo zampino sbagliate di grosso! Il giorno della Bestia, infatti, vira in campo dichiaratamente horror e "fantastico" non più di un paio di volte, mentre per la maggior parte della durata lo spettatore viene lasciato ad interrogarsi sulla sanità mentale del protagonista (nonché della reale conoscenza in campo mistico di Caban, che sembra più il mago Casanova spagnolo) e a ridere dei suoi goffi tentativi di ingraziarsi il Diavolo. Tra vecchi che girano nudi, procaci attricette meno che vergini, corsi di disegno per corrispondenza e cartine allucinogene c'è davvero poco da aver paura ma questo esilarante ibrido tra black comedy e horror, reso ancora più divertente da dialoghi frizzantissimi, è una bestia strana che i cinefili desiderosi di sperimentare non dovrebbero lasciarsi scappare!
Della nostrana Maria Grazia Cucinotta, che interpreta Susanna, ho già parlato qui.
Álex De La Iglesia (vero nome Alexandro De La Iglesia Mendoza) è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Spagnolo, ha diretto film come Azione mutante, La stanza del bambino e Ballata dell’odio e dell’amore. Anche produttore e attore, ha 48 anni e tre film in uscita, tra cui un probabile seguito di The ABCs of Dead.
Álex Angulo (vero nome Alejandro Angulo Leon) interpreta il prete. Spagnolo, ha partecipato a film come Azione mutante, Carne trémula, Il labirinto del fauno e Imago mortis. Anche produttore, ha 62 anni e un film in uscita.
Armando De Razza (vero nome Maurizio De Razza) interpreta Caban. Italianissimo, de Roma, nasce come cantante nelle storiche trasmissioni di Renzo Arbore (dove, per l’appunto, faceva il cantante pseudo spagnolo) e poi partecipa a film come Il grande cocomero, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi e Volare – La grande storia di Domenico Modugno. Ha 58 anni.
Santiago Segura (vero nome Santiago Segura Silva) interpreta José María. Spagnolo, ha partecipato a film come Azione mutante, Blade II, Beyond Re-Animator, Hellboy, Hellboy II: The Golden Army e Ballata dell’odio e dell’amore. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.
Inaspettatamente, tra gli interpreti spunta nei panni del produttore televisivo nientemeno che Gianni Ippoliti, uno di quegli storici, trashissimi figuri che popolano la tv italiana più o meno dagli anni ’70. A parte questo, se Il giorno della Bestia vi fosse piaciuto consiglio la visione di Dellamorte Dellamore, Sospesi nel tempo, La casa, La casa 2, L'armata delle tenebre, Splatters - Gli schizzacervelli, Bad Taste e Il presagio. ENJOY!!
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