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domenica 18 febbraio 2018

Shut In (2016)

Come buona parte dei film potenzialmente interessanti distribuiti in Italia, anche Shut In, diretto nel 2016 dal regista Farren Blackburn, non era arrivato a Savona e riesco dunque a parlarne solo ora. Occhio agli spoiler, qualcosina c'è!


Trama: dopo un terribile incidente d'auto in cui è morto il marito, la psichiatra infantile Mary si ritrova sola ad occuparsi del figliastro adolescente, ridotto a un vegetale. Col tempo arriva ad affezionarsi a Sam, un suo piccolo paziente sordomuto, ma in una fredda notte di tempesta il piccolo scompare senza lasciare traccia e Mary comincia ad avvertire una strana presenza in casa...



Shut In è un thriller ben costruito d'impostazione "classica", interamente imperniato sul senso di claustrofobica reclusione originato dalla tremenda combinazione tempesta di neve/luogo isolato/donna sola. Apparentemente trattasi di pellicola assai scorretta in quanto fa ampio uso di topoi tipici della ghost story che puntano a sviare lo spettatore, convincendolo di avere a che fare con un'entità paranormale quando in realtà persino un cretino (a differenza della protagonista) capirebbe che il piccolo Sam si è infrattato in casa e gira nottetempo indisturbato facendola crepare di paura mentre tutti lo credono morto. Ho detto apparentemente, perché questo è solo lo strato superficiale di una trama che rivela un altro twist più inaspettato (anche se l'idea a me era balenata nella capoccia prima che venisse resa palese), rimandato e celato da un abile gioco di sceneggiatura che lascia cadere qualche indizio apparentemente insignificante e lo seppellisce prima che lo spettatore possa coglierlo riportando la sua attenzione sul pressante problema della scomparsa di Sam, sull'imminente "tempesta del secolo" e persino sugli approcci amorosi di un vicino di Mary. Insomma, abbastanza carne al fuoco da distrarre lo spettatore meno sensibile e meno avvezzo a questo genere di film ma, ciccio, a me non la si fa. Non completamente almeno.


C'è poco altro da dire onestamente su Shut In, un film gradevole che consente di passare una serata in preda ad un piacevole senso di tensione, e lo so che cito sempre quella Alta di Canale 5 ma più o meno l'effetto che danno queste pellicole, al netto del loro essere qualitativamente superiori, più curate dal punto di vista estetico e con attori di richiamo, è lo stesso. Personalmente sono anche rimasta MOLTO delusa dal sottoutilizzo di Jacob Tremblay, peraltro in un ruolo muto che nasconde quel vocino delizioso che si ritrova, e avrei voluto che la sua faccetta tenerella e un po' inquietante si vedesse molto di più (che brutta idea sfruttarlo per fare il morto quando, per esempio, quel faccia da ratto col testone che c'era in The Ring lo si ritrovava quasi in ogni inquadratura!!). Niente da dire invece su Naomi Watts, sempre elegante, bellissima e a suo agio in questi ruoli di mamma impanicata, e bravo anche Charlie Heaton, che segue il percorso tracciato da Daniel Radcliffe, Olwen Catherine Kelly e Alba Ribas candidandosi per un eventuale Oscar al miglior attore interpretante persona morta o vegetale, mentre il cast di contorno è, per l'appunto, solo di contorno o poco più (anche se David Cubitt l'è proprio un bell'ometto). In conclusione, se cercate quindi un film "tranquillo" nel suo essere thriller avete trovato la pellicola per passare una bella serata!


Di Naomi Watts (Mary), Oliver Platt (Dr. Wilson) e Jacob Tremblay (Sam) ho già parlato ai rispettivi link.

Farren Blackburn è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto episodi di serie quali Doctor Who, Daredevil e Iron Fist. Anche sceneggiatore, ha un film in uscita.


Charlie Heaton, ovvero Stephen, interpreta Jonathan Byers nella serie Stranger Things ed è pronto a tornare sul grande schermo come Samuel "Cannonball" Guthtrie nell'imminente New Mutants. Detto questo, se Shut In vi fosse piaciuto recuperate Somnia e magari anche Dream House. ENJOY!

venerdì 16 dicembre 2016

Shut In (2015)

In una sonnacchiosa domenica di novembre sono incappata in Shut In (anche conosciuto come Intruders), diretto nel 2015 dal regista Adam Schindler. Occhio agli SPOILER.


Trama: Anna, che soffre di agorafobia, rimane da sola dopo la morte del fratello, malato di tumore. La sua condizione le impedisce di fuggire quando tre balordi entrano in casa il giorno del funerale per rubare l'ingente quantità di denaro posseduta dalla donna e ciò rende il colpo un po' meno facile del previsto...



Prima di cominciare, devo dire che nei trailer precedenti Animali notturni mi è capitato di vedere il promo di un altro Shut In, il thriller che è già uscito un paio di settimane fa ovunque tranne a Savona e che conta nel cast Naomi Watts e quel patatino di Jacob Tremblay, due motivi per aspettarlo con ansia. Vergognosamente, speravo che lo Shut In che mi accingevo a vedere fosse proprio quel film invece trattasi di tutt'altra cosa, con attori di tutt'altro livello e dedicato a tutt'altro argomento. La pellicola di Adam Schindler è infatti una variazione sul tema home invasion, all'interno della quale tre redneck decidono di penetrare in casa di Anna, ragazza problematica alla quale è appena morto il fratello. Anna potrebbe uscire di casa e scappare ma non riesce a farlo in quanto affetta da agorafobia, un cieco terrore che da ben dieci anni la costringe a rimanere prigioniera di quattro mura; davanti a questa fobia, l'unica soluzione che rimane ai tre è quella di costringere Anna a rivelare il nascondiglio dei soldi mentre alla donna resta la consapevolezza di averli visti in faccia e di essere quindi destinata a morire. E' qui che scatta la particolarità di Shut In, in quanto la protagonista non è così indifesa come appare ma nasconde, nel passato e all'interno della casa, qualcosa capace di far passare ai tre galli sulla monnezza (oltre al ragazzino dalla lingua lunga dal quale hanno saputo della presenza del denaro) un bruttissimo quarto d'ora. Per chi ama quel genere di film in cui i cattivi ricevono quello che meritano e anche di più, Shut In è quindi perfetto, il problema risiede fondamentalmente nel personaggio di Anna che, mi si permetta la finezza, è scritto col chiulo. Di fatto, nel suo passato non c'è nulla che giustifichi il subentrare dell'agorafobia (non mi intendo di traumi infantili ma al limite, se è vero che il padre la picchiava/violentava, non avrebbe dovuto sviluppare un terrore folle degli spazi chiusi, soprattutto se legati all'ambito familiare?) e anche la scelta sua e del fratello di trasformare il seminterrato in una camera delle "torture" all'interno della quale spingere i pedofili al suicidio è un po' tirata per i capelli. Ma ciò che più avvicina la seconda parte di Shut In alla definizione di pastrocchio a livello di sceneggiatura è la scelta di Anna di torturare quindi risparmiare Dan (alla fine è lui che ha convinto i tre imbecilli a rapinarla!) e poi concludere la vicenda dando fuoco alla casa perché tanto l'agorafobia ormai è scomparsa. Ah. Così, d'amblé. E in che modo sarebbe scomparsa, di grazia? Così da infonderle coraggio per eliminare le prove sperando che Dan non vada a fare la gola profonda anche con gli sbirri? Ma non era meglio ucciderlo? Mah.


Purtroppo la trama già un po' raffazzonata e derivativa di Shut In non viene aiutata dall'interpretazione degli attori. La protagonista, fin dall'inizio, è indecisa sulla strada da far prendere al personaggio di Anna: la facciamo stronza, ingenua, tenera, fragile oppure fredda? Nell'indecisione, la bionda Beth Riesgaf alterna un po' tutte queste sfaccettature, non azzeccando i tempi di neppure una di esse, tanto che lo spettatore trova difficile non solo identificarsi con Anna, ma persino giustificarla sul finale. Fortunatamente, i tre mariuoli sono uno più deficiente e mal interpretati dell'altro, quindi le rispettive dipartite giungono prevedibili ma gradite, soprattutto quella di Perry, interpretato da un Martin Starr in piena fregola da cosplay Kinghiano (pare di veder deambulare sullo schermo Stephen King o Joe Hill, non scherzo). E Rory Culkin, degno rampollo di tanta famiglia? A parte l'inquietudine di vederlo diventare la fotocopia capellona del fratello Macaulay c'è ben poco da dire, visto che anche il suo personaggio è scritto e conseguentemente interpretato coi piedi: probabilmente tra le intenzioni degli sceneggiatori c'era quella di conferirgli un minimo di ambiguità, ma con quella faccia da pulcino imberbe Dan è giustamente diventato il personaggio che non sa cosa sta facendo o perché e di conseguenza merita di prendersi una fraccata di botte senza particolari motivi. In conclusione, non ho alcun appiglio né per sconsigliare né tantomeno per consigliare Shut In: se non si hanno troppe pretese oppure una particolare conoscenza in ambito home invasion potrebbe anche essere un film come tanti per passare una serata davanti alla TV mentre se si cerca il thriller particolare o la pellicola memorabile sarebbe meglio dedicarsi ad altro... e magari aspettare di potersi gustare lo Shut In di Farren Blackburn, che sembra molto ma molto più ispirevole!


Di Martin Starr, che interpreta Perry Cuttner, ho già parlato QUI.

Adam Schindler è il regista della pellicola, al suo primo film. Probabilmente americano, ha lavorato anche come sceneggiatore e produttore.


Rory Culkin interpreta Dan Cooper. Americano, ennesimo rampollo della famiglia Culkin, lo ricordo per film come L'innocenza del diavolo, Richie Rich - Il più ricco del mondo, Signs e Scream 4. Ha 27 anni e quattro film in uscita.


Se Shut In vi fosse piaciuto recuperate Hush, Man in the Dark, La casa nera e Un giorno di terrore. ENJOY!

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