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sabato 3 dicembre 2022

Samaritan (2022)

Come, un post di sabato?? Un po' inusuale dalle mie parti, lo so,  ma da oggi comincia una collaborazione a cadenza mensile col blog Pellicole dall'Abisso, con un post che potete trovare in contemporanea anche alle loro coordinate. Vista l'anima B-Movie e Trash di Pellicole dall'Abisso, mi è sembrato giusto cominciare con Samaritan, film diretto dal regista Julius Avery e presente sul catalogo Prime Video.


Trama: Un ragazzino si convince che il suo vicino di casa altri non è che il suo eroe, Samaritan, creduto morto da decenni...


Non capisco se sono io ad essere diventata una gigantesca spaccapalle o se i film fanno sempre più pena, soprattutto quelli che approdano direttamente in streaming (probabilmente la seconda che ho detto, visto quanto mi sono divertita guardando Bullet Train, film che ha lasciato parecchi spettatori tiepidi). Da Samaritan, per carità, non mi aspettavo un capolavoro; il regista è quello di Overlord, il protagonista è Sylvester Stallone che fa l'ex supereroe in pensione, costretto a tornare in pista quando la città dove vive diventa teatro di attentati terroristici, al massimo credevo mi sarei divertita parecchio con una serata a base di tamarrate assortite. Purtroppo, Samaritan ha un enorme difetto, ovvero quello di avere qualche ottima idea a livello di scrittura, che viene prontamente fiaccata da banalità e sciatteria non solo per quanto riguarda la trama, ma anche per la regia e gli effetti speciali. Il film, infatti, veicola un paio di riflessioni interessanti sulla natura del male, che non è mai nero al 100% ma potrebbe anche essere grigio, dipende dai punti di vista; in una città come quella mostrata in Samaritan, l'ennesimo schifo a base di poveracci e bande criminali, sarebbe ipocrita consigliare al piccolo protagonista di essere buono e basta, quando l'unico modo per sopravvivere parrebbe essere quello di affiliarsi a qualche delinquente così da raggranellare soldi che la società non permette di fare in altro modo, e lo stesso villain, almeno all'inizio, non è un semplice cattivo tout court, ma pensa ad una rivoluzione proletaria che scuota le coscienze. Questo paio di ragionamenti vagamente articolati, neanche a dirlo, si perdono nel giro di un paio di sequenze, e Samaritan diventa il solito film in cui un eroe è costretto, suo malgrado, a tornare a vestire gli antichi panni per salvare un brat in distress da un criminale neppure troppo irragionevole che, tutt'a un tratto, diventa un rincoglionito senza speranza, un pazzo urlante a livello Dr. Evil (sorvolo sui buchi di trama. Un istante prima Cyrus è una specie di fratellone per il piccolo Sam e un istante dopo gli punta una pistola alla testa designandolo come "persona più importante per Samaritan", nonostante, di fatto, nessuno dei criminali coinvolti abbia mai avuto sentore di un legame particolare tra i due. Ma potrei andare avanti per ore).


Sfortunatamente, detto pazzo urlante è anche la cosa migliore della pellicola. Chiù Pilou per tutti, mi verrebbe da dire, citando il bardo, ché al decimo apprezzamento sul bel ragazzone danese il povero Bolluomo era anche un po' stufo, ma non posso farci nulla; lo dico in ogni recensione di film dove compare Pilou Asbæk e lo ripeto, il fanciullo è davvero bello (o, meglio, è il tipo di zamarro biondo e un po' ciccio che mi piace, non posso farci nulla), peccato per i personaggi un po' MEH che gli tocca interpretare. Non che ci sia qualcun altro di interessante a livello di cast, se non vogliamo contare Sly che si limita a fare lo Sly un po' più vecchio, profondendosi persino in un momento Rocky assieme al piccolo protagonista, anche perché va bene Old Man Stallone, ma i momenti più fisici del film sono coreografati e diretti con una pochezza rata, mentre io avrei voluto uno sfogo molto più fluido di viuleenza. A questi punti, inoltre, vorrei anche riguardare Overlord, che forse ricordo male altrimenti non si spiegherebbe perché da Julius Avery mi sarei aspettata di più: di quell'horror truce e tamarro rammento sequenze al cardiopalma e concitate, oltre ad un ottimo utilizzo di effetti speciali artigianali, ma qui la CGI è una delle più posticce viste di recente e non c'è una sola sequenza degna di venire ricordata o perlomeno segnalata, nel bene o nel male. A mio avviso, Samaritan non va bene neppure per i fan di Stallone che non si perdono un film e il mio consiglio è quello di evitarne la visione senza problemi, ché Prime è pieno di pellicole migliori! 


Del regista Julius Avery ho già parlato QUI. Sylvester Stallone (Joe), Pilou Asbæk (Cyrus) e Martin Starr (Albert Casler), li trovate invece ai rispettivi link.


Se Samaritan vi fosse piaciuto recuperate Unbreakable. ENJOY! 

martedì 23 luglio 2019

Spider-Man: Far From Home (2019)

Ho lasciato passare un po' di tempo prima di andare al cinema a vedere Spider-Man: Far From Home, diretto dal regista Jon Watts, ma a prescindere dal tempo trascorso dall'uscita, cercherò di non fare spoiler, tranne quelli ovvi.


Trama: in gita con la classe in Europa, Peter Parker si ritrova coinvolto da Nick Fury nell'attacco degli elementali, esseri multidimensionali già combattuti da un nuovo supereroe, Mysterio...


Povero Spider-Man lontano da casa, in tutti i sensi. Lontano dal quartiere di cui è amichevole protettore, lontano dall'adorata zia May, dal mentore Tony Stark dolorosamente morto, dal resto degli Avengers finiti chissà dove (probabilmente al Comic Con dove sono stati annunciati un'infinità di film e serie TV a tema), gettato in un tour delle capitali europee tra primi amori e canzoni vetuste e tallonato dall'onnipresente Nick Fury che, al pari di altri, vuole imporgli l'eredità di nuovo Iron Man senza vedere il liceale desideroso solo di una vita normale, magari tra le braccia della bella MJ. Purtroppo i supereroi una vita normale non possono averla, soprattutto se le capitali europee di cui sopra vengono attaccate da esseri elementali ai quali pare poter tener testa solo un nuovo, potentissimo supereroe, l'extradimensionale Mysterio, ed ecco perché una gita europea a base di insegnanti scoppiati e compagni di scuola stronzetti si trasforma nell'ennesima sfida mortale condita da twist che tali non sono, ché vorrei vedere quale anche minimo conoscitore dei fumetti Marvel si sia bevuto l'ingannevole trailer che presentava Mysterio come buono. Quest'ultimo è un villain che all'avvoltoio di Keaton può giusto allacciare le scarpe, tuttavia, al pari del Mandarino in Iron Man 3, è stato sottoposto ad un'inedita rilettura da parte degli sceneggiatori, che ultimamente paiono farsi vanto di prendere nemesi storiche dei vari protagonisti e renderli non solo comuni uomini della strada ma anche cialtroni, cosa che, in questo caso, offre il fianco all'annoso, attualissimo e antipatico problema delle fake news e della spettacolarizzazione di qualsiasi evento, positivo o negativo che sia, perché laGGente, a prescindere, deve meravigliarsi o sconvolgersi, precipitare nei peggiori incubi o sognare, incapace ormai di provare empatia per emozioni meno che forti. Il tutto, ovviamente, senza dimenticare il percorso che dovrà prendere Spider-Man e catapultarlo nella fase 4 del MCU come erede tecnologico di Iron Man, citato fino alla nausea all'interno del film (tanto che la sua morte, passati i primi cinque minuti, perde drasticamente di pathos e non si risolleva nemmeno quando parte Back in Black degli AC/DC), al punto che quando a un certo punto Happy prende posizione sui difetti dell'ex boss definendo Peter "molto diverso" sembra quasi una presa in giro.


Ma non ci formalizziamo. Far From Home è l'ennesimo divertissement Marvel capace di intrattenere per tutto il tempo della sua durata, complice il fatto che Peter Parker e i suoi allegri compagni di classe infarciscono il film di quell'atmosfera tipica delle commedie adolescenziali USA, un po' tenere e un po' sciocchine, quasi più interessante della parte supereroistica della pellicola. Sono queste scaramucce divertenti a base di equivoci e primi amori gli aspetti migliori del film, assieme a quelle "docce di realtà" in cui Mysterio si rivela per quello che è davvero, trascinandoci per mano nella prima scena post-credit più interessante e sconvolgente del film al quale fa da coda (l'ultimissima potete anche saltarla ma la prima no, non vi venga in mente!!). A livello di realizzazione, invece, i momenti più esaltanti sono quelli in cui Mysterio dispiega per intero tutti i suoi poteri, costringendo Spider-Man a districarsi tra incubi ed illusioni capaci di disorientare sia lui che lo spettatore, davanti ai cui occhi si apre un caleidoscopio di ambienti, minacce ed elementi folli che si alternano senza soluzione di continuità. Non che le sequenze in cui gli elementali fanno scempio di monumenti europei o lo showdown a Londra non siano esaltanti ma diciamo che quelle sanno un po' di già visto mentre gli incubi di Mysterio sono una novità dal retrogusto horror che fa piacere vedere. Non piacevole, ovviamente, come il vero cuore dell'intero film, lo Spider-Man bimbominchia Tom Holland (al quale spesso ruba la scena una MJ adorabilmente imperfetta), dal faccino così carino e tenero che gli si perdona qualunque cosa, un po' come a quel gran figone di Jake Gyllenhaal, benché costretto in un ruolo perfettamente in bilico tra parodia e villain serio. E a proposito di parodia: Stella Stai di Tozzi, perdonate il verbo, ci sta ma Bongo Cha Cha Cha e Amore di tabacco? Davvero l'Italia, per quanto riguarda la musica, viene considerata perennemente ferma agli anni '60? Per carità, meglio che sentire roba tipo il trap, Achille Lauro o Il volo, però su...


Del regista Jon Watts ho già parlato QUI. Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Jake Gyllenhaal (Quentin Back/Mysterio), Marisa Tomei (May Parker), Jon Favreau (Happy Hogan), Angourie Rice (Betty Brant), Cobie Smulders (Maria Hill), Martin Starr (Mr. Harrington), Ben Mendelsohn (Talos) e J.K.Simmons (J. Jonas Jameson) li trovate invece ai rispettivi link.


Mysterio avrebbe già dovuto comparire in Spider-Man 4 di Raimi, mai girato ovviamente, ed essere interpretato da Bruce Campbell. Ciò detto, se Spider-Man: Far From Home vi fosse piaciuto recuperate subito Spider-Man: Homecoming, aggiungete Iron ManIron Man 2 e Iron Man 3, continuate con The Avengers, Avengers: Age of UltronAvengers: Infinity War, Avengers: Endgame Captain Marvel, infine completate la vostra cultura sul MCU con Captain America: Il primo vendicatore, L'incredibile HulkThor , Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierGuardiani della GalassiaGuardiani della Galassia vol. 2, Ant - ManDoctor StrangeThor: Ragnarok, Black Panther e Ant-Man and the Wasp . ENJOY!


martedì 11 luglio 2017

Spider-Man: Homecoming (2017)

Avevo paura che il cinema chiudesse prima della sua uscita ma la verità è che a Savona Spider-Man: Homecoming, diretto e co-sceneggiato dal regista Jon Watts, viene attualmente proiettato in ben tre sale quindi ecco qui il post sull'ultimo film di Mamma Marvel, ovviamente NON in 3D.


Trama: dopo l'incontro con gli Avengers, Peter Parker alias Spider-Man è un supereroe in prova, desideroso di farsi accettare dai suoi pari. La minaccia dell'Avvoltoio lo pone sotto i riflettori ma ad un prezzo...



Come per tutto ciò che riguarda l'Arrampicamuri Marvel ero un po' prevenuta verso questo Spider-Man: Homecoming, visto solo per dovere di completezza nei confronti dell'ormai vastissimo MCU. I film di Raimi mi erano piaciuti (oddio, il terzo non l'ho mai guardato dopo i due marroni che mi ero fatta col secondo) mentre a quelli con Andrew Garfield non mi sono mai neppure avvicinata, però questo Spider-Man ragazzino a modo suo mi intrigava e, neanche a dirlo, l'idea di rivedere sullo schermo Robert Downey Jr. in guisa di Tony Stark è stata la spinta principale a fiondarmi in sala. Ora posso dire di essere molto felice di avere guardato Spider-Man: Homecoming, una bella iniezione di freschezza ad un personaggio ormai "asciugato" (perlomeno in senso cinematografico) come quello dell'Uomo Ragno al punto che, come già successo per I Guardiani della Galassia, il pensiero che un giovane supereroe così ben delineato sarà costretto a confluire nel calderone di Infinity War un po' mi turba. L'approccio degli sceneggiatori al Bimbo-Ragno è infatti quello delicato di una teen comedy appena spruzzata di elementi supereroistici, con riferimenti a tutti e tre i film dedicati agli Avengers (e agli albi di Spider-Man in generale, persino ai vecchi telefilm e cartoni animati!) per una volta non fini a loro stessi ma perfettamente integrati all'interno di una trama a metà tra il coming of age e il racconto di formazione. Finalmente non vediamo tutta la manfrina del Peter Parker morso da un ragno, impegnato a scoprire i propri poteri, ma il racconto parte in medias res, con uno Spider-Man già consapevole delle sue capacità, galvanizzato dall'incontro-scontro con gli Avengers titolari e conseguentemente poco disposto a venire messo da parte solo "perché piccolo"; spinto dall'entusiasmo e dalla certezza di essere speciale, il problema di Peter è quello di riuscire a conciliare le sue velleità di supereroe ai problemi tipici di un adolescente, dalla lotta per la popolarità in una scuola splendidamente multietnica ai primi palpiti amorosi, passando banalmente per il mantenimento del rendimento scolastico e la quotidiana convivenza con ZILF May. In tutto questo, Parker si ritrova ad avere a che fare con lo scomodo Grillo Parlante Tony Stark, il cane da guardia Happy (bentornato Jon Favreau!) e, soprattutto, col minaccioso Avvoltoio, probabilmente il primo villain del MCU ad essere stato dotato di un background interessante che, senza troppi spiegoni, è riuscito a fargli fare il salto di qualità da "macchietta psicopatica" a "uomo della strada col quale non si può non empatizzare". Anzi, diciamo che dopo l'introduzione iniziale Tony Stark e soci non ci fanno proprio una bellissima figura e se non fosse per l'ingenua simpatia del piccolo e goffo Spider-Man verrebbe quasi da tifare Avvoltoio.


Miracolo di un attore bravissimo come Michael Keaton, che potrebbe tranquillamente fregiarsi del titolo di primo ed ultimo supereroe del Cinema moderno? Forse, ma a mio avviso il merito è anche di un Jon Watts, qui nelle vesti di regista E co-sceneggiatore, che già con Clown aveva dimostrato di saperci fare nel tratteggiare, grazie a pochissimi dettagli, la psicologia dei personaggi persino all'interno di storie zeppe di cliché come un horror oppure, in questo caso, un film del MCU. In tutto questo, Spider-Man: Homecoming non è solo un film godibile dal punto di vista della sceneggiatura ma anche e soprattutto per quel che riguarda l'aspetto action. Personalmente, ho apprezzato tantissimo le splendide ali meccaniche dell'Avvoltoio e il modo in cui i costumisti hanno trasformato l'imbarazzante tutina piumata del vecchio villain dei fumetti in qualcosa capace di richiamarlo senza risultare kitsch, anzi, rendendolo plausibile anche per un autoproclamatosi "working class (anti)hero"; le sequenze aeree sono molto emozionanti e il modo in cui raggi laser, ali e ragnatele si scontrano genera delle coreografie bellissime ma probabilmente nulla batte la vertiginosa sequenza ambientata in cima al monumento a George Washington, dove persino il povero Bimbo-Ragno mostra qualche perplessità in materia vertigini. Bella anche la colonna sonora, con la punta di diamante Blitzkrieg Bop sparata a mille sia durante il film che sui carinissimi titoli di coda, affatto fastidioso il riferimento ormai dovuto agli anni '80 e molto bravi anche gli attori: Robert Downey Jr. è ormai una garanzia quanto Jon Favreau, del magnetico e carismatico Michael Keaton ho già parlato ma la vera sorpresa è Tom Holland (affiancato da uno spassoso Jacob Batalon, altro giovane caratterista impegnato nel più vecchio dei cliché da commedia americana ma assolutamente funzionale assieme all'umorismo giocoso che permea l'intero film, necessario qui, nei Guardiani della Galassia e forse anche in Ant-Man, un po' meno in film come Thor) nei panni del supereroe titolare, un ragazzino finalmente espressivo e credibile, tenero e fastidioso come solo un adolescente in fregola potrebbe essere. Anzi, vi dirò che sul pre-finale mi si è persino un po' stretto il cuore e mi è venuto da augurare a questo Peter Parker tutto il bene che non ho augurato a nessuna delle sue altri incarnazioni. In conclusione, vi consiglio di correre al cinema prima di venire ammorbati con l'imminente e probabilmente fastidioso Thor: Ragnarok e l'altrettanto pomposo Black Panther, ché questo Spider-Man: Homecoming è fresco e gradevole come un cocktail estivo. Ah, e rimanete fino alla fine degli ULTIMI titoli di testa. Se non vi fidate di me, fatelo almeno per l'immarcescibile Captain America.


Del regista e co-sceneggiatore Jon Watts ho già parlato QUI. Michael Keaton (Adrian Toomes/Avvoltoio), Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Marisa Tomei (May Parker), Jon Favreau (Happy Hogan), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Martin Starr (Mr. Harrison), Logan Marshall-Green (Jackson Brice/Shocker n.1), Jennifer Connelly (Karen/Lady costume) e Chris Evans (Steve Rogers/Captain America) li trovate invece ai rispettivi link.

Tom Holland interpreta Spider-Man/Peter Parker. Inglese, ha partecipato a film come The Impossible, Captain America: Civil War e Civiltà perduta, inoltre ha lavorato come doppiatore nella versione inglese di Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento. Anche regista, ha 21 anni e quattro film in uscita tra i quali Avengers: Infinity War, inoltre dovrebbe tornare per il seguito di Spider-Man: Homecoming, previsto per il 2019.


Tra i vari interpreti (ovviamente Stan Lee fa la solita comparsata, stavolta nei panni di Gary, il vecchietto dalla finestra) spunta fuori l'attore Kenneth Choi, che interpreta il preside Morita: la cosa interessante è che un Jim Morita, interpretato dallo stesso attore, è comparso sia in Captain America - Il primo vendicatore che in un episodio di Agents of SHIELD e visto il ritratto che compare alle spalle del preside si può presumere che quest'ultimo sia un nipote del vecchio membro degli Howling Commandos. Altro musetto conosciuto è quello di Angourie Rice, apprezzatissima in These Final Hours e The Nice Guys e qui purtroppo sottoutilizzata nei panni di una Betty Brant anche troppo simile alla Gwendolyn Stacy dei fumetti mentre il Flash Tony Revolori era lo Zero di The Grand Budapest Hotel. J.K. Simmons aveva espresso interesse nel tornare a vestire i panni di J.Jonah Jameson in un cameo ma siccome è stato "preso" come Commissario Gordon per l'imminente Justice League ogni trattativa con gli studios è cessata mentre Vincent D'Onofrio si era proposto per comparire come Wilson Fisk visto che Kingpin è anche un nemico di Spider-Man: chissà, magari in un prossimo film il desiderio di D'Onofrio verrà esaudito (ci sarebbero anche Matthew McConaughey interessato al Goblin e Alfred Molina a tornare come Doc Ock, quindi staremo a vedere)! Nulla di fatto inoltre non solo per John Malkovich, scelto per interpretare l'Avvoltoio se Raimi avesse girato il suo quarto Spider-Man, ma anche per Samuel L. Jackson, che in origine avrebbe dovuto tornare come Nick Fury a far da mentore al giovane Spider-Man ma è stato poi sostituito da Iron Man, a mio avviso più affine al personaggio; dito medio anche ad un Asa Butterfield troppo alto e al minchietta di The Walking Dead Chandler "CaaVVll" Riggs, scartato alle audizioni, mentre il figlio dell'altra star della serie, Norman Reedus, ha direttamente rifiutato l'invito a presentarsi al casting. Passando ai registi, invece, Theodore Melfi ha rinunciato a girare Spider-Man: Homecoming a favore del delizioso Il diritto di contare. Al momento l'Uomo Ragno è stato inglobato nel MCU e dovrebbe tornare, come anticipato nei titoli di coda, sia in Avengers: Infinity War che in un sequel di Spider-Man: Homecoming ma la Sony non ha smesso di mungere la vacc...ehm, il ragno e per il 2018 dovrebbe uscire uno spin-off di The Amazing Spider-Man interamente dedicato a Venom, con Tom Hardy nei panni di Eddie Brock. Nell'attesa di tutti questi film, intanto vi consiglio di recuperare di sicuro Captain America: Civil War, dalla cui costola è nato Spider-Man: Homecoming e di aggiungere Iron Man (necessario, assieme ai sequel, per capire la storyline dedicata al personaggio)Iron Man 2ThorCaptain America - Il primo vendicatoreThe Avengers (alla fine del quale è ambientato l'inizio di Spider-Man: Homecoming), Iron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierGuardiani della galassiaAvengers: Age of Ultron , Ant-ManDoctor Strange e Guardiani della Galassia vol. 2. Poi, se volete, aggiungete la trilogia dedicata a Spider-Man girata da Sam Raimi e i due film del primo reboot, The Amazing Spider-Man e The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro ma contate che io mi sono fermata ai primi due di Raimi prima di stramazzare per subentro di noia. ENJOY!

venerdì 16 dicembre 2016

Shut In (2015)

In una sonnacchiosa domenica di novembre sono incappata in Shut In (anche conosciuto come Intruders), diretto nel 2015 dal regista Adam Schindler. Occhio agli SPOILER.


Trama: Anna, che soffre di agorafobia, rimane da sola dopo la morte del fratello, malato di tumore. La sua condizione le impedisce di fuggire quando tre balordi entrano in casa il giorno del funerale per rubare l'ingente quantità di denaro posseduta dalla donna e ciò rende il colpo un po' meno facile del previsto...



Prima di cominciare, devo dire che nei trailer precedenti Animali notturni mi è capitato di vedere il promo di un altro Shut In, il thriller che è già uscito un paio di settimane fa ovunque tranne a Savona e che conta nel cast Naomi Watts e quel patatino di Jacob Tremblay, due motivi per aspettarlo con ansia. Vergognosamente, speravo che lo Shut In che mi accingevo a vedere fosse proprio quel film invece trattasi di tutt'altra cosa, con attori di tutt'altro livello e dedicato a tutt'altro argomento. La pellicola di Adam Schindler è infatti una variazione sul tema home invasion, all'interno della quale tre redneck decidono di penetrare in casa di Anna, ragazza problematica alla quale è appena morto il fratello. Anna potrebbe uscire di casa e scappare ma non riesce a farlo in quanto affetta da agorafobia, un cieco terrore che da ben dieci anni la costringe a rimanere prigioniera di quattro mura; davanti a questa fobia, l'unica soluzione che rimane ai tre è quella di costringere Anna a rivelare il nascondiglio dei soldi mentre alla donna resta la consapevolezza di averli visti in faccia e di essere quindi destinata a morire. E' qui che scatta la particolarità di Shut In, in quanto la protagonista non è così indifesa come appare ma nasconde, nel passato e all'interno della casa, qualcosa capace di far passare ai tre galli sulla monnezza (oltre al ragazzino dalla lingua lunga dal quale hanno saputo della presenza del denaro) un bruttissimo quarto d'ora. Per chi ama quel genere di film in cui i cattivi ricevono quello che meritano e anche di più, Shut In è quindi perfetto, il problema risiede fondamentalmente nel personaggio di Anna che, mi si permetta la finezza, è scritto col chiulo. Di fatto, nel suo passato non c'è nulla che giustifichi il subentrare dell'agorafobia (non mi intendo di traumi infantili ma al limite, se è vero che il padre la picchiava/violentava, non avrebbe dovuto sviluppare un terrore folle degli spazi chiusi, soprattutto se legati all'ambito familiare?) e anche la scelta sua e del fratello di trasformare il seminterrato in una camera delle "torture" all'interno della quale spingere i pedofili al suicidio è un po' tirata per i capelli. Ma ciò che più avvicina la seconda parte di Shut In alla definizione di pastrocchio a livello di sceneggiatura è la scelta di Anna di torturare quindi risparmiare Dan (alla fine è lui che ha convinto i tre imbecilli a rapinarla!) e poi concludere la vicenda dando fuoco alla casa perché tanto l'agorafobia ormai è scomparsa. Ah. Così, d'amblé. E in che modo sarebbe scomparsa, di grazia? Così da infonderle coraggio per eliminare le prove sperando che Dan non vada a fare la gola profonda anche con gli sbirri? Ma non era meglio ucciderlo? Mah.


Purtroppo la trama già un po' raffazzonata e derivativa di Shut In non viene aiutata dall'interpretazione degli attori. La protagonista, fin dall'inizio, è indecisa sulla strada da far prendere al personaggio di Anna: la facciamo stronza, ingenua, tenera, fragile oppure fredda? Nell'indecisione, la bionda Beth Riesgaf alterna un po' tutte queste sfaccettature, non azzeccando i tempi di neppure una di esse, tanto che lo spettatore trova difficile non solo identificarsi con Anna, ma persino giustificarla sul finale. Fortunatamente, i tre mariuoli sono uno più deficiente e mal interpretati dell'altro, quindi le rispettive dipartite giungono prevedibili ma gradite, soprattutto quella di Perry, interpretato da un Martin Starr in piena fregola da cosplay Kinghiano (pare di veder deambulare sullo schermo Stephen King o Joe Hill, non scherzo). E Rory Culkin, degno rampollo di tanta famiglia? A parte l'inquietudine di vederlo diventare la fotocopia capellona del fratello Macaulay c'è ben poco da dire, visto che anche il suo personaggio è scritto e conseguentemente interpretato coi piedi: probabilmente tra le intenzioni degli sceneggiatori c'era quella di conferirgli un minimo di ambiguità, ma con quella faccia da pulcino imberbe Dan è giustamente diventato il personaggio che non sa cosa sta facendo o perché e di conseguenza merita di prendersi una fraccata di botte senza particolari motivi. In conclusione, non ho alcun appiglio né per sconsigliare né tantomeno per consigliare Shut In: se non si hanno troppe pretese oppure una particolare conoscenza in ambito home invasion potrebbe anche essere un film come tanti per passare una serata davanti alla TV mentre se si cerca il thriller particolare o la pellicola memorabile sarebbe meglio dedicarsi ad altro... e magari aspettare di potersi gustare lo Shut In di Farren Blackburn, che sembra molto ma molto più ispirevole!


Di Martin Starr, che interpreta Perry Cuttner, ho già parlato QUI.

Adam Schindler è il regista della pellicola, al suo primo film. Probabilmente americano, ha lavorato anche come sceneggiatore e produttore.


Rory Culkin interpreta Dan Cooper. Americano, ennesimo rampollo della famiglia Culkin, lo ricordo per film come L'innocenza del diavolo, Richie Rich - Il più ricco del mondo, Signs e Scream 4. Ha 27 anni e quattro film in uscita.


Se Shut In vi fosse piaciuto recuperate Hush, Man in the Dark, La casa nera e Un giorno di terrore. ENJOY!

martedì 21 luglio 2015

Dead Snow 2 (2014)

Siccome a me piacciono le cose fatte bene, dopo avere recuperato Dead Snow non potevo lasciare a prendere la polvere Dead Snow 2 (Død Snø 2), sempre diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Tommy Wirkola!


Trama: nonostante abbiano recuperato il loro tesoro, gli zombi nazisti capitanati dal feroce colonnello Herzog decidono di concludere la loro vecchia missione e mettere a ferro e fuoco la cittadina di Talvik. Ad affrontarli ci sarà una vecchia conoscenza, assieme a una squadra di cacciatori di zombi americani... e i non-morti dell'esercito russo!


Uno pensa che un film già di per sé demenziale non possa diventarlo ancora di più o che gli omaggi a Raimi e alla trilogia de La casa prima o poi verranno a noia. Poi arriva Tommy Wirkola, la demenza perde ogni freno inibitore senza lasciare per strada la simpatia e ogni riferimento a La casa 2 e L'armata delle tenebre diventa non solo gradito ma anche necessario. In questo secondo capitolo della saga nazi-zombi (che potrebbe anche arrivare al terzo, eh. Dico solo potrebbe, perché al momento Wirkola e soci sono impegnati nella realizzazione del distopico What Happened to Monday? quindi per ora ciccia) l'azione viene infatti spostata da un piccolo casotto di montagna ai paesini che stanno al di là della zona "maledetta", con conseguente trasformazione del protagonista da ignorante sopravvissuto a riluttante ma indispensabile "salvatore del Mondo" o perlomeno della Norvegia; a Martin manca l'umorismo strafottente di Ash ma di sicuro non il coraggio o un certo savoir faire con le donne (!!) né, soprattutto, un braccio modificato in grado di assurgere al rango di protagonista quasi assoluto del film nonché veicolo di tutte le gag e le mattanze migliori. Wirkola introduce anche altri personaggi fondamentali e molto meglio caratterizzati (o sarebbe meglio dire "caricaturali"?) rispetto a quelli del primo film oltre ad un paio di spalle comiche ad alto tasso di genialità come il tenerissimo sidekick zombi, i tre nerd "cacciatori" e quei meravigliosi sbirri ai quali i morti viventi probabilmente non mangerebbero nemmeno il cervello, tanto ne sono privi. Il tutto, per fortuna, inserito all'interno di una trama godibile che, al di là di tutte le citazioni e le supercazzole, non perde mai di vista il suo obiettivo e vanta un inizio, una continuazione e una fine coerenti, cosa che non si può dire di molte pellicole horror recenti. Insomma, per quel che riguarda la trama il primo Dead Snow era un po' una belinata derivativa, nonostante gli abbia voluto molto bene, questo Dead Snow 2 invece è più "ragionato" ma non meno divertente o cattivo e soprattutto ha una sua identità in grado di renderlo indimenticabile.


Passando poi agli aspetti "teNNici" Dead Snow 2 non perde in qualità rispetto al suo predecessore, anzi. Il budget è palesemente aumentato ma Wirkola ha deciso di non sprecarlo in pacchiani effetti speciali CG: un bel carro armato, Derek Mears a capitanare un gruppo di zombi russi dal make-up artigianale come quello delle loro controparti nazi, sangue a secchiate, comparse come se piovessero ed ecco sfruttati al meglio i soldini in più, per la soddisfazione di chi, come me, ai pixel preferisce ancora l'artigianalità. Tra le sequenze meglio riuscite, neanche a dirlo, c'è quella dello scontro tra Nazi e Russi, epico nella sua violenza, assieme ad altre ricche d'inventiva (come quelle che vedono protagonista un improbabile medico da campo impegnato a rattoppare i suoi "soldaten" con mezzi di fortuna), di umorismo classico (esilarante la spesa dei tre nerd) o cattiveria spietata ed inattesa (la scena del bambino defenestrato e tutto quello che segue fa spanciare dal ridere nella sua immoralità) ma ovviamente vince a mani basse un finale tra il tenerissimo e il disgustoso che sfrutta al meglio una canzone come Total Eclipse of the Heart. E, a proposito di colonna sonora, non posso non elevare Dead Snow 2 al rango di instant-cult anche solo per avere ricordato al mondo intero l'esistenza del "pleasure man" per eccellenza, il teutonico e baffuto Gunther con il suo "oooh you touched my trallallà... my ding ding dong" (e per chi non conoscesse la Ding Dong Song innanzitutto dico vergogna e poi cliccate subiterrimo QUI) che effettivamente in un horror sta un po' come i cavoli a merenda ma fa tanto Pacey che ascolta "annouannauei" in Urban Legend. Ok, mi accorgo solo ora che il post su Dead Snow 2 è diventato più supercazzola del film quindi la pianto e vi lascio semplicemente alla visione di questo freschissimo filmozzo per superare il caldo canicolare... se vi è piaciuto il primo film vedrete che il seguito vi soddisferà anche di più!!


Del regista e co-sceneggiatore Tommy Wirkola ho già parlato QUI mentre Derek Mears, che interpreta Stavarin, lo trovate QUA.

Vegar Hoel (vero nome Geir Vegar Hoel) interpreta Martin. Norvegese, ha partecipato a film come Dead Snow e Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe. Anche regista e sceneggiatore, ha 42 anni e un film in uscita.


Martin Starr interpreta Daniel. Americano, ha partecipato a film come Molto incinta, L'incredibile Hulk, Facciamola finita e a serie come Roswell e How I Met your Mother. Anche sceneggiatore, ha 33 anni e film in uscita.


Stig Frode Henriksen è il co-sceneggiatore della pellicola ed interpreta Glenn Kenneth. Norvegese, ha partecipato a film come Dead Snow e Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe. Anche produttore, ha 40 anni e un film in uscita.


Se Dead Snow 2 vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Dead Snow e aggiungete Tucker and Dale vs Evil, Housebound e Splatters - Gli schizzacervelli. ENJOY!


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