venerdì 17 maggio 2024

The Love Witch (2016)

La horror challenge di Letterboxd sta, mio malgrado, procedendo lentissimamente e ormai fuori tempo. Aspetterò però la fine dell'anno prima di arrendermi, anche perché mi sta spingendo a recuperare film particolari. Oggi, per esempio, tocca a The Love Witch, diretto e sceneggiato nel 2016 dalla regista Anna Biller quindi perfetto per il prompt "film diretti da donne".


Trama: dopo un divorzio finito male, Elaine decide di cambiare città e cercare un altro uomo sfruttando le sue arti magiche, ma non andrà benissimo...


Come sapete se, ogni tanto, leggete le cretinate che scrivo su Facebook e Instagram, ho avuto qualche difficoltà con The Love Witch. Non tanto a livello di lentezza, un problema che ho personalmente patito e sul quale tornerò, quanto proprio a livello di significato. Leggendo qualche articolo qui e là ho avuto la conferma che Anna Biller è un'autrice profondamente femminista, ma proprio non sono riuscita a collegare la scelta di utilizzare tecniche cinematografiche ormai scomparse con la concezione moderna di femminismo, un tema assai sentito all'interno del film ma "raccontato" in maniera particolare. The Love Witch parla, infatti, di una donna alla ricerca del vero amore, quello delle fiabe. La protagonista, Elaine, è reduce da un matrimonio fallito e culminato, con tutta probabilità, nell'omicidio del marito; onde riprendersi dall'esperienza, Elaine decide di trasferirsi in una cittadina di provincia e lì cercare un nuovo amore, propiziando il sentimento degli uomini grazie alle sue arti di strega. Il problema è che la magia d'amore di Elaine funziona troppo bene, al punto che gli esponenti del sesso maschile perdono ogni dignità di fronte a lei. Tra chi si trasforma in un bambino piangente e bisognoso di affetto perenne, chi perde il senno e chi, per reazione, diventa un freddo gatto di marmo, non bisogna stupirsi se Elaine, dopo poco tempo, si stufa e cambia obiettivo, alla ricerca perenne di un principe azzurro perfetto che corrisponda al suo ideale, non importa se la magia ha come risultato finale quello di lasciare in giro cadaveri. Quello che turba un po' il mio cervello di cocorita è che Elaine, a differenza delle poche conoscenti che le gravitano intorno, ambirebbe ad annullarsi completamente per amore, assecondando ogni desiderio e capriccio dei suoi amanti, ed è assai critica verso chi parla di indipendenza femminile. La sua collega strega, per esempio, è una ferma sostenitrice di come il potere sessuale e d'amore debba puntare verso l'affermazione della donna contro una società fallocentrica, mentre l'agente immobiliare Trish vorrebbe che il marito, di cui pur è innamorata, la piantasse di asfissiarla con continue richieste sessuali e vive come una donna affermata, senza che la propria vita venga determinata dal ruolo di moglie. Mi verrebbe da pensare, visto che le azioni di Elaine sono votate a un narcisismo egoistico, che nonostante le sue parole la vera femminista sia comunque lei, in quanto sceglie consapevolmente di basare la sua felicità sul raggiungimento di un obiettivo preciso (che poi l'obiettivo siano gli uomini, poco importa) sfruttando tutti i mezzi che la natura le ha messo a disposizione, mentre le donne che la circondano si conformano ad una visione maschile del potere femminile, oppure la invidiano; la congrega di streghe è gestita da un uomo leppegosissimo che Elaine, palesemente, odia, benché venga venerato dalle sue pari, mentre le azioni di Trish sul prefinale sono tristemente eloquenti.


Proprio quest'affermazione di un femminismo lontano dai dogmi estremisti e divisori, dell'unicità di Elaine e del suo modo di concepire l'amore, potrebbe essere la chiave per interpretare anche la scelta stilistica di Anna Biller. L'autrice ha deciso di realizzare il film servendosi di pellicola 35 mm, montandola personalmente in analogico, tagliandone e giuntandone i pezzi come si faceva un tempo, e ha fatto un lavoro di ricostruzione impressionante, a livello di costumi, scenografie, effetti speciali, colori, fotografia e musiche. Considerato che The Love Witch è ambientato ai giorni nostri, l'effetto è a dir poco straniante, e dà l'impressione che l'intera vicenda sia filtrata dal punto di vista di Elaine, la cui emotività ricorda quella al limite dello psicotico di molte protagoniste di melodrammi cinematografici d'epoca, per le quali amore e morte erano da perseguire con eguale intensità. Purtroppo, l'ignoranza che mi accompagna sottobraccio dalla nascita non mi ha consentito di cogliere tutti i riferimenti colti verso un cinema, non soltanto di genere, di cui conosco giusto gli esponenti più famosi, da Hitchcock a Corman, passando per La fabbrica delle mogli, nominato anche nei dialoghi, ma sarei curiosa di recuperare tutte le pellicole citate dalla regista come influenze sulla sua opera, perché alcune mi intrigano molto. La speranza è che la gioia di contemplare l'estetica coloratissima e vintage di film a me sconosciuti, così com'è successo per ogni singola immagine che compone The Love Witch, mi distolga da eventuali, probabili lentezze a livello di ritmo per quanto riguarda le fonti d'ispirazione di Anna Biller. Purtroppo, infatti, l'unico vero difetto di The Love Witch è la presenza di lunghe sequenze visivamente affascinanti ma (a parer mio, ci mancherebbe!) inutili ai fini della trama, alla quale avrebbe giovato una mezz'oretta di girato in meno per salvare lo spettatore da un principio di abbiocco che ha rischiato di sopraffarmi, per esempio, durante la sequenza della cerimonia nuziale medievale. A parte queste considerazioni di carattere prosaico, The Love Witch è un esperimento interessantissimo, ben distante dal cinema mordi e fuggi odierno, che merita rispetto e attenzione anche solo in virtù del lavoro certosino che c'è dietro. Purtroppo, in Italia è stato snobbato in ogni luogo e in ogni lago, e occorre lavorare di fantasia oppure affidarsi al mercato home video inglese per recuperarlo, ma vi consiglio di provarci. E, ovviamente, di scrivere i vostri pensieri in merito nei commenti! 

Anna Biller è la regista, sceneggiatrice, produttrice, compositrice, montatrice, scenografa e costumista del film. Americana, ha diretto altri film come The Hypnotist e Viva. E' anche attrice. 


Samantha Robinson
, che interpreta Elaine, ha partecipato anche a C'era una volta... a Hollywood. Se The Love Witch vi fosse piaciuto, la regista ha citato una marea di film da cui ha tratto ispirazione o citati all'interno della pellicola, tra i quali Il delitto perfetto, Psyco, Gli uccelli, Marnie, La fabbrica delle mogli, La favolosa storia di pelle d'asino e Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles, questi ultimi riproposti con intere scene ad omaggiarli. ENJOY! 

4 commenti:

  1. Esteticamente bellissimo, come la sua protagonista, capisco l'aura di piccolo culto, ma più che quello, scava scava, non penso di averci trovato dentro molto anche se ribadisco, con quell'estetica perfetta, poteva essere uno di quei film che mi hanno fatto impazzire per il cinema, quelli che mi concedeva di vedere mia nonna su Rete 4, perché se erano su Rete 4, che fossero zio Hitch o i classici della Universal, erano approvati (storia vera), quindi alla fine gli ho fatto un gran complimento a questo film ;-) Cheers

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    1. Rete 4 approved, vedo che certe cose sono comuni in moltissime famiglie!

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  2. Capisco dunque, solo estetica ma accattivante nella messa in scena e poco più. Resta nella mia lista dei film da vedere prima della fine dell'anno.

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    1. Allora poi verrò a leggere come ti è sembrato!

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