Continua l'omaggio a Fulci su Cine34! Qualche settimana fa è toccato a Non si sevizia un paperino, andato in onda ahimé pesantemente tagliato (fortunatamente le scene incriminate si trovano agilmente su Youtube), scritto e diretto dal buon Lucio nel 1972.
Trama: i bambini di Accendura cominciano a venire uccisi da mano ignota e un giornalista decide di indagare.
Erano decenni che avevo il desiderio di guardare Non si sevizia un paperino, col suo titolo stranissimo (in realtà avrebbe dovuto essere Non si sevizia Paperino ma la Disney ha messo il veto), poi come al solito non sono mai riuscita, questo fino alla settimana scorsa. E' un peccato conoscere Fulci solamente per gli horror che ha girato, quando c'è enorme "gioia" anche nei gialli, soprattutto quando gialli i suoi film non sono, o meglio, non possono venire accostati a quelli tradizionali. Nella fattispecie, Non si sevizia un paperino è un giallo bruciato dal sole che punta il dito non solo contro l'assassino ma contro un intero sistema sociale, dotato di caratteristiche solo apparentemente retrograde, visto che alcuni atteggiamenti della "brava" gente di Accendura si possono tranquillamente trovare ancora oggi. Protagonisti di Non si sevizia un paperino sono i bambini, sospesi in quell'età kinghiana in cui ai giochi da "piccoli" si uniscono pulsioni più adulte, accompagnate da una progressiva perdita dell'innocenza; l'inizio del film mostra una tipica giornata di bravate, la scoperta del sesso incarnato da due prostitute, la crudeltà innocente con cui il desiderio di vedere finalmente gli adulti impegnati a far zozzerie scompare davanti alla possibilità di prendere in giro lo scemo del paese, con un realismo quasi spietato. Questa introduzione sfacciata e giocosa è il cuore di Non si sevizia un paperino, perché da quel momento una mano ignota cerca di cristallizzare il tempo innocente di Accendura, paese in cui il tempo, per inciso, si è già fermato e dove le poche ingerenze "moderne" (giornalisti, polizia, una ricca ereditiera disnibita) faticano a farsi strada in un sostrato di religione e superstizione, ignoranza e violenza.
Ai margini del villaggio, infatti, vive la Maciara, figura oscura dal tragico passato, che più volte Fulci ci mostra impegnata in inquietanti pratiche assai somiglianti al voodoo, intenta a maledire i pargoli viziosi con un malocchio innominabile. Quando i bambini cominciano a scomparire, è assai facile per gli abitanti di Accendura puntare lo sguardo sulla Maciara e sugli altri diversi che vagano per le strade, quegli stessi diversi che magari, come lo stregone zio Francesco, vengono consultati di tanto in tanto quando fa comodo, quando la religione e la razionalità non riescono più ad essere d'aiuto, e che vanno eliminati quando smettono di essere buoni ed utili. La critica sociale di Fulci è forte quanto la tristezza che trasuda da ogni fotogramma, forte quanto il pessimismo che accompagna una delle sequenze più atroci e belle del film, ambientata in un cimitero abbandonato e accompagnata dalle dolci note di Quei giorni insieme a te di Ornella Vanoni, una sequenza assolutamente innovativa e dissonante, che prima colpisce nel profondo per la sua violenza fisica, quindi sconfigge definitivamente lo spettatore per il rimpianto che si può leggere negli occhi della Bolkan mentre le macchine sull'autostrada, così vicine da poterle toccare con la mano e lo stesso così distanti, portano via tutto quello che la donna non ha mai avuto dalla vita. Ovviamente, quella della Maciara è la scena che colpisce di più, anche quando viene pesantemente censurata, ma Non si sevizia un paperino è un film bellissimo nella sua interezza, per il modo in cui mescola i topoi del giallo alla bellezza (e aridità) di una terra baciata dal sole, per il contrasto tra la peccaminosa bellezza moderna di Barbara Bouchet e quella selvaggia e pericolosa della Bolkan, per i primi piani di facce dolorose e scavate dalla fatica che si affiancano a quelle di bambini che non potranno mai più tornare tali, privati forzatamente della possibilità di crescere in un mondo che fa paura solo agli adulti, non certo a loro. Ancora una volta, quindi, bisogna dire "grazie" al grande ed incompreso Fulci, per aver creato un'opera che non è spazzatura violenta e deprecabile come strillato dai cVitici dell'epoca, bensì un esempio di grande cinema con un cuore e un'anima.
Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI mentre Florinda Bolkan la trovate QUA.
Barbara Bouchet (vero nome Barbel Goutscherola) interpreta Patrizia. Nata in Repubblica Ceca, la ricordo per film come Casino Royale, La tarantola dal ventre nero, Milano Calibro 9, La moglie in vacanza... l'amante in città e Gangs of New York. Ha 77 anni e un film in uscita.
Tomas Milian interpreta Andrea Martelli. Cubano, lo ricordo per film come Il tormento e l'estasi, Squadra volante, Milano odia: la polizia non può sparare, Roma a mano armata, Squadra antiscippo, Il trucido e lo sbirro, Squadra antifurto, La banda del trucido, Squadra antitruffa, La banda del gobbo, Squadra antimafia, Squadra antigangsters, Delitto al ristorante cinese, Delitto al Blue Gay, JFK - Un caso ancora aperto e Traffic, inoltre ha partecipato a serie quali Miami Vice e La signora in giallo. Anche sceneggiatore, è morto nel 2017 all'età di 84 anni.
Se Non si sevizia un paperino vi fosse piaciuto recuperate Una lucertola con la pelle di donna e Sette note in nero. ENJOY!
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mercoledì 8 luglio 2020
martedì 16 giugno 2020
Una lucertola con la pelle di donna (1971)
Miracolosamente sono riuscita a non mancare al secondo appuntamento col "ciclo fulciano" iniziato da Cine34 e giovedì ho guardato Una lucertola con la pelle di donna, diretto e co-sceneggiato da Lucio Fulci nel 1971.
Trama: Carol fa incubi allucinanti aventi per protagonista la disnibita vicina di casa. In uno di questi incubi la uccide e il giorno dopo scopre che qualcuno ha davvero ammazzato la donna...
Cine34 ha pubblicizzato Una lucertola con la pelle di donna come "il capolavoro psichedelico di Fulci" ed effettivamente come film è parecchio allucinato e catapulta fin da subito lo spettatore nella mente logorata di Carol, figlia di un potente politico inglese che passa le giornate a raccontare allo psichiatra i suoi vividissimi incubi. Protagonista di questi è la sua vicina di casa, Julia Durer, disnibita ex attrice con problemi di droga, con la quale Carol immagina di fare sesso. Ha un bel dire lo psichiatra, quando si profonde in psicoanalisi legate a desideri repressi, aneliti di libertà e autopunizioni, visto che proprio il giorno in cui Carol sogna di uccidere Julia quest'ultima viene realmente assassinata, secondo le stesse modalità dell'incubo. E' il momento in cui scatta il whodunnit, in cui mezza dozzina di personaggi più o meno ugualmente deprecabili sfilano sotto gli occhi di un investigatore competente e tenace che cerca di dipanare il bandolo della matassa, tra sogni, segreti inconfessabili, ricatti, testimoni inattendibili e piccole ripicche familiari di una ricca borghesia ovviamente marcia fino al midollo e fintamente perbene. Ma non è il piacere di scoprire l'identità dell'assassino il motore che spinge lo spettatore a rimanere incollato allo schermo, quanto piuttosto testimoniare quanta ipocrita perversione si celi dietro apparenze irreprensibili, quanto desiderio di evasione sussurri all'orecchio di questi inglesi con la scopa infilata nel culo, ognuno bloccato nei ruoli di moglie, marito, figlia, padre, ognuno tentato dal colorato mondo di chi sguazza liberamente nel sesso e nella droga, gente che giustamente percepisce la potenzialità di vittime perfette per ricatti e affini e agisce di conseguenza.
Tanto la realtà che circonda Carol è perfettamente british, fatta di cene silenziose, giornate trascorse in salotti mondani ma freddi e uffici eleganti, tanto i suoi sogni sono caotici e coloratissimi, zeppi di elementi all'apparenza normali che vengono trasfigurati in qualcosa di mai visto (ma cos'è quel cigno incazzato che la segue dall'alto? Qualcuno lo riterrà trash, io l'ho trovato assolutamente terrificante), immersi in vividi colori nei quali spicca ovviamente il rosso dell'alcova peccaminosa di Julia Durer, bionda mozzafiato vestita di nera lingerie che contrasta con i colori chiari (non) indossati da Carol; rosso, ovviamente, è anche il colore del sangue che arriverà a macchiare il corpo della protagonista anche nella realtà, rosso è il killer che a un certo punto comincia ad inseguirla, trasformando la stessa realtà in un'allucinazione da incubo fatta di scale a chiocciola vertiginosamente hitchcockiane, pipistrelli folli e poveri cani vivisezionati, protagonisti di uno dei flash più gratuiti e scioccanti mai visti in un giallo (flash accorciato ma non tagliato all'interno di una versione televisiva che, nemmeno a dirlo, ha puntato più sulla rimozione delle scene erotiche a sfondo lesbo, sempre parlando di repressione, "proibito", ecc.). Anche in un giallo all'apparenza soft, connotato fin dal titolo come un'opera dove è il corpo femminile, la femme fatale, a farla da padrone, Fulci insinua qualcosa di più personale, una contaminazione di generi che regala allo spettatore sequenze visionarie e splendidamente girate, oltre a momenti genuinamente horror, sostenuto dalla bravura di una Florinda Bolkan sensuale ma assolutamente signorile e da una colonna sonora, scritta da Ennio Morricone, che spesso travalica la natura di mero accompagnamento per diventare parte integrante dei vezzi e della vita dei personaggi. Nella mia ignoranza, a parte Sette note in nero conoscevo Fulci solo per la sua produzione horror ma come "giallista" devo dire che l'adorato Lucio mi sta dando moltissime soddisfazioni e mi piacerebbe, prima o poi, recuperare queste sue opere prive dei tagli di una sciocca censura.
Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI mentre Jean Sorel, che interpreta Frank Hammond, lo trovate QUA.
Florinda Bolkan interpreta Carol Hammond. Brasiliana, ha partecipato a film come Metti una sera a cena, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Non si sevizia un paperino e a serie come La piovra, La piovra 2 e La piovra 7. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 79 anni.
Trama: Carol fa incubi allucinanti aventi per protagonista la disnibita vicina di casa. In uno di questi incubi la uccide e il giorno dopo scopre che qualcuno ha davvero ammazzato la donna...
Cine34 ha pubblicizzato Una lucertola con la pelle di donna come "il capolavoro psichedelico di Fulci" ed effettivamente come film è parecchio allucinato e catapulta fin da subito lo spettatore nella mente logorata di Carol, figlia di un potente politico inglese che passa le giornate a raccontare allo psichiatra i suoi vividissimi incubi. Protagonista di questi è la sua vicina di casa, Julia Durer, disnibita ex attrice con problemi di droga, con la quale Carol immagina di fare sesso. Ha un bel dire lo psichiatra, quando si profonde in psicoanalisi legate a desideri repressi, aneliti di libertà e autopunizioni, visto che proprio il giorno in cui Carol sogna di uccidere Julia quest'ultima viene realmente assassinata, secondo le stesse modalità dell'incubo. E' il momento in cui scatta il whodunnit, in cui mezza dozzina di personaggi più o meno ugualmente deprecabili sfilano sotto gli occhi di un investigatore competente e tenace che cerca di dipanare il bandolo della matassa, tra sogni, segreti inconfessabili, ricatti, testimoni inattendibili e piccole ripicche familiari di una ricca borghesia ovviamente marcia fino al midollo e fintamente perbene. Ma non è il piacere di scoprire l'identità dell'assassino il motore che spinge lo spettatore a rimanere incollato allo schermo, quanto piuttosto testimoniare quanta ipocrita perversione si celi dietro apparenze irreprensibili, quanto desiderio di evasione sussurri all'orecchio di questi inglesi con la scopa infilata nel culo, ognuno bloccato nei ruoli di moglie, marito, figlia, padre, ognuno tentato dal colorato mondo di chi sguazza liberamente nel sesso e nella droga, gente che giustamente percepisce la potenzialità di vittime perfette per ricatti e affini e agisce di conseguenza.
Tanto la realtà che circonda Carol è perfettamente british, fatta di cene silenziose, giornate trascorse in salotti mondani ma freddi e uffici eleganti, tanto i suoi sogni sono caotici e coloratissimi, zeppi di elementi all'apparenza normali che vengono trasfigurati in qualcosa di mai visto (ma cos'è quel cigno incazzato che la segue dall'alto? Qualcuno lo riterrà trash, io l'ho trovato assolutamente terrificante), immersi in vividi colori nei quali spicca ovviamente il rosso dell'alcova peccaminosa di Julia Durer, bionda mozzafiato vestita di nera lingerie che contrasta con i colori chiari (non) indossati da Carol; rosso, ovviamente, è anche il colore del sangue che arriverà a macchiare il corpo della protagonista anche nella realtà, rosso è il killer che a un certo punto comincia ad inseguirla, trasformando la stessa realtà in un'allucinazione da incubo fatta di scale a chiocciola vertiginosamente hitchcockiane, pipistrelli folli e poveri cani vivisezionati, protagonisti di uno dei flash più gratuiti e scioccanti mai visti in un giallo (flash accorciato ma non tagliato all'interno di una versione televisiva che, nemmeno a dirlo, ha puntato più sulla rimozione delle scene erotiche a sfondo lesbo, sempre parlando di repressione, "proibito", ecc.). Anche in un giallo all'apparenza soft, connotato fin dal titolo come un'opera dove è il corpo femminile, la femme fatale, a farla da padrone, Fulci insinua qualcosa di più personale, una contaminazione di generi che regala allo spettatore sequenze visionarie e splendidamente girate, oltre a momenti genuinamente horror, sostenuto dalla bravura di una Florinda Bolkan sensuale ma assolutamente signorile e da una colonna sonora, scritta da Ennio Morricone, che spesso travalica la natura di mero accompagnamento per diventare parte integrante dei vezzi e della vita dei personaggi. Nella mia ignoranza, a parte Sette note in nero conoscevo Fulci solo per la sua produzione horror ma come "giallista" devo dire che l'adorato Lucio mi sta dando moltissime soddisfazioni e mi piacerebbe, prima o poi, recuperare queste sue opere prive dei tagli di una sciocca censura.
Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI mentre Jean Sorel, che interpreta Frank Hammond, lo trovate QUA.
Florinda Bolkan interpreta Carol Hammond. Brasiliana, ha partecipato a film come Metti una sera a cena, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Non si sevizia un paperino e a serie come La piovra, La piovra 2 e La piovra 7. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 79 anni.
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