Miracolosamente sono riuscita a non mancare al secondo appuntamento col "ciclo fulciano" iniziato da Cine34 e giovedì ho guardato Una lucertola con la pelle di donna, diretto e co-sceneggiato da Lucio Fulci nel 1971.
Trama: Carol fa incubi allucinanti aventi per protagonista la disnibita vicina di casa. In uno di questi incubi la uccide e il giorno dopo scopre che qualcuno ha davvero ammazzato la donna...
Cine34 ha pubblicizzato Una lucertola con la pelle di donna come "il capolavoro psichedelico di Fulci" ed effettivamente come film è parecchio allucinato e catapulta fin da subito lo spettatore nella mente logorata di Carol, figlia di un potente politico inglese che passa le giornate a raccontare allo psichiatra i suoi vividissimi incubi. Protagonista di questi è la sua vicina di casa, Julia Durer, disnibita ex attrice con problemi di droga, con la quale Carol immagina di fare sesso. Ha un bel dire lo psichiatra, quando si profonde in psicoanalisi legate a desideri repressi, aneliti di libertà e autopunizioni, visto che proprio il giorno in cui Carol sogna di uccidere Julia quest'ultima viene realmente assassinata, secondo le stesse modalità dell'incubo. E' il momento in cui scatta il whodunnit, in cui mezza dozzina di personaggi più o meno ugualmente deprecabili sfilano sotto gli occhi di un investigatore competente e tenace che cerca di dipanare il bandolo della matassa, tra sogni, segreti inconfessabili, ricatti, testimoni inattendibili e piccole ripicche familiari di una ricca borghesia ovviamente marcia fino al midollo e fintamente perbene. Ma non è il piacere di scoprire l'identità dell'assassino il motore che spinge lo spettatore a rimanere incollato allo schermo, quanto piuttosto testimoniare quanta ipocrita perversione si celi dietro apparenze irreprensibili, quanto desiderio di evasione sussurri all'orecchio di questi inglesi con la scopa infilata nel culo, ognuno bloccato nei ruoli di moglie, marito, figlia, padre, ognuno tentato dal colorato mondo di chi sguazza liberamente nel sesso e nella droga, gente che giustamente percepisce la potenzialità di vittime perfette per ricatti e affini e agisce di conseguenza.
Tanto la realtà che circonda Carol è perfettamente british, fatta di cene silenziose, giornate trascorse in salotti mondani ma freddi e uffici eleganti, tanto i suoi sogni sono caotici e coloratissimi, zeppi di elementi all'apparenza normali che vengono trasfigurati in qualcosa di mai visto (ma cos'è quel cigno incazzato che la segue dall'alto? Qualcuno lo riterrà trash, io l'ho trovato assolutamente terrificante), immersi in vividi colori nei quali spicca ovviamente il rosso dell'alcova peccaminosa di Julia Durer, bionda mozzafiato vestita di nera lingerie che contrasta con i colori chiari (non) indossati da Carol; rosso, ovviamente, è anche il colore del sangue che arriverà a macchiare il corpo della protagonista anche nella realtà, rosso è il killer che a un certo punto comincia ad inseguirla, trasformando la stessa realtà in un'allucinazione da incubo fatta di scale a chiocciola vertiginosamente hitchcockiane, pipistrelli folli e poveri cani vivisezionati, protagonisti di uno dei flash più gratuiti e scioccanti mai visti in un giallo (flash accorciato ma non tagliato all'interno di una versione televisiva che, nemmeno a dirlo, ha puntato più sulla rimozione delle scene erotiche a sfondo lesbo, sempre parlando di repressione, "proibito", ecc.). Anche in un giallo all'apparenza soft, connotato fin dal titolo come un'opera dove è il corpo femminile, la femme fatale, a farla da padrone, Fulci insinua qualcosa di più personale, una contaminazione di generi che regala allo spettatore sequenze visionarie e splendidamente girate, oltre a momenti genuinamente horror, sostenuto dalla bravura di una Florinda Bolkan sensuale ma assolutamente signorile e da una colonna sonora, scritta da Ennio Morricone, che spesso travalica la natura di mero accompagnamento per diventare parte integrante dei vezzi e della vita dei personaggi. Nella mia ignoranza, a parte Sette note in nero conoscevo Fulci solo per la sua produzione horror ma come "giallista" devo dire che l'adorato Lucio mi sta dando moltissime soddisfazioni e mi piacerebbe, prima o poi, recuperare queste sue opere prive dei tagli di una sciocca censura.
Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI mentre Jean Sorel, che interpreta Frank Hammond, lo trovate QUA.
Florinda Bolkan interpreta Carol Hammond. Brasiliana, ha partecipato a film come Metti una sera a cena, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Non si sevizia un paperino e a serie come La piovra, La piovra 2 e La piovra 7. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 79 anni.
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martedì 16 giugno 2020
martedì 9 giugno 2020
Una sull'altra (1969)
Pare che Cine34 abbia cominciato una rassegna dedicata a Lucio Fulci e ai suoi gialli. Non penso che riuscirò a rispettare tutti gli appuntamenti televisivi ma giovedì sono riuscita a vedere Una sull'altra, da lui diretto e co-sceneggiato nel 1969.
Trama: George, famoso dottore e donnaiolo, è sposato con una donna che non ama più e che tradisce a più riprese con Jane. Un giorno la moglie, afflitta da crisi respiratorie, muore e George si ritrova invischiato in una misteriosa vicenda avente come fulcro una donna bionda che le somiglia tantissimo...
Una sull'altra è la prima incursione di Fulci nel thriller, senza contaminazioni col sovrannaturale o l'horror. La trama del film è vagamente hitchcockiana e poco attinente al giallo codificato da Bava e compagnia (manca un misterioso omicida e quel senso incombente di pericolo che solo un serial killer senza volto può trasmettere), in compenso viene caricato parecchio l'aspetto erotico dell'intera vicenda, popolata da fanciulle conturbanti che gravitano all'interno dell'ambiente delle spogliarelliste e delle foto "artistiche" di nudo; a tal proposito, CREDO che su Cine34 sia andata in onda una versione tagliata perché sul web si parla di sequenze saffiche, che nel film che ho visto io erano solo vagamente accennate. Non che la cosa mi abbia turbata più di tanto, anche perché, rimanendo per l'appunto a livello di trama, i siparietti sexy servono giusto ad allungare il brodo e la storia di Una sull'altra entra nel vivo dopo una quarantina di minuti, nel momento in cui George comincia a venire sospettato dell'omicidio della moglie e arriva persino a rischiare la pena capitale in una sequenza al cardiopalma magistralmente diretta da Fulci; mi tocca ammettere dunque di aver trovato la prima parte del film parecchio soporifera, tanto che, complice la stanchezza, mi sono assopita quelle due o tre volte di troppo, senza peraltro che la comprensione della storia ne risentisse, dopodiché l'operazione subisce un'accelerata e tutto si fa molto più interessante.
Passando all'aspetto "tecnico" e artistico, che poi è quello che mi ha colpita di più, ogni volta ripenso ai budget risicati e ai progetti imbarazzanti proposti al povero Fulci negli ultimi anni della sua carriera e ogni volta ci rimango male, perché Una sull'altra, da questo punto di vista, è splendido. Ambientato a San Francisco, il film porta lo spettatore a respirare aria "esotica" e chic fin dalle prime note della colonna sonora jazz firmata da Riz Ortolani, veicolo attraverso cui si dipanano vicende ambientate in esclusivi club di spogliarelli, sale da gioco, appartamenti blasé e lascivi studi fotografici; il regista dà ovviamente molta importanza al corpo femminile, soprattutto quello di una Marisa Mell bella come una dea qualunque abito (non) indossi, e agli amplessi tra protagonisti, resi nel modo più "vario" possibile, per esempio attraverso il filtro di un tessuto rosso oppure ripresi dal basso, come se gli amanti fossero sdraiati su un materasso trasparente da cui lo spettatore voyeur può vedere ogni cosa. Ma non c'è solo sesso in Una sull'altra. La parte thriller è spettacolare e contiene quegli aspetti inquietanti, "persecutori" anche, che potremo ritrovare in altri film di Fulci, come sguardi riflessi negli specchi, altri riflessi di volti che diventano quasi dei fantasmi che insidiano i protagonisti o terrificanti primi piani di cadaveri in decomposizione, anche se la mia scena preferita è la "trasformazione" finale che non spoilero, girata con una raffinatezza tale da far slogare la mascella e piangere d'invidia il regista di qualsiasi sequenza di Alias. E pazienza se la conclusione del film non osa proprio fino in fondo, perché comunque riesce a tenere lo spettatore in tensione, nemmeno nella camera a gas ci dovesse andare lui. Se vi dovesse dunque capitare di veder passare Una sull'altra in TV non cambiate canale, mi raccomando!
Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI.
Jean Sorel interpreta il Dr. George Dumurrier. Francese, ha partecipato a film come Bella di giorno, Una lucertola con la pelle di donna, Il giorno dello sciacallo e Il burbero. Ha 86 anni.
Marisa Mell, che interpreta Susan Dumurrier, è stata Eva Kant nel film Diabolik. Se Una sull'altra vi fosse piaciuto recuperate Una lucertola con la pelle di donna e Sette note in nero. ENJOY!
Trama: George, famoso dottore e donnaiolo, è sposato con una donna che non ama più e che tradisce a più riprese con Jane. Un giorno la moglie, afflitta da crisi respiratorie, muore e George si ritrova invischiato in una misteriosa vicenda avente come fulcro una donna bionda che le somiglia tantissimo...
Una sull'altra è la prima incursione di Fulci nel thriller, senza contaminazioni col sovrannaturale o l'horror. La trama del film è vagamente hitchcockiana e poco attinente al giallo codificato da Bava e compagnia (manca un misterioso omicida e quel senso incombente di pericolo che solo un serial killer senza volto può trasmettere), in compenso viene caricato parecchio l'aspetto erotico dell'intera vicenda, popolata da fanciulle conturbanti che gravitano all'interno dell'ambiente delle spogliarelliste e delle foto "artistiche" di nudo; a tal proposito, CREDO che su Cine34 sia andata in onda una versione tagliata perché sul web si parla di sequenze saffiche, che nel film che ho visto io erano solo vagamente accennate. Non che la cosa mi abbia turbata più di tanto, anche perché, rimanendo per l'appunto a livello di trama, i siparietti sexy servono giusto ad allungare il brodo e la storia di Una sull'altra entra nel vivo dopo una quarantina di minuti, nel momento in cui George comincia a venire sospettato dell'omicidio della moglie e arriva persino a rischiare la pena capitale in una sequenza al cardiopalma magistralmente diretta da Fulci; mi tocca ammettere dunque di aver trovato la prima parte del film parecchio soporifera, tanto che, complice la stanchezza, mi sono assopita quelle due o tre volte di troppo, senza peraltro che la comprensione della storia ne risentisse, dopodiché l'operazione subisce un'accelerata e tutto si fa molto più interessante.
Passando all'aspetto "tecnico" e artistico, che poi è quello che mi ha colpita di più, ogni volta ripenso ai budget risicati e ai progetti imbarazzanti proposti al povero Fulci negli ultimi anni della sua carriera e ogni volta ci rimango male, perché Una sull'altra, da questo punto di vista, è splendido. Ambientato a San Francisco, il film porta lo spettatore a respirare aria "esotica" e chic fin dalle prime note della colonna sonora jazz firmata da Riz Ortolani, veicolo attraverso cui si dipanano vicende ambientate in esclusivi club di spogliarelli, sale da gioco, appartamenti blasé e lascivi studi fotografici; il regista dà ovviamente molta importanza al corpo femminile, soprattutto quello di una Marisa Mell bella come una dea qualunque abito (non) indossi, e agli amplessi tra protagonisti, resi nel modo più "vario" possibile, per esempio attraverso il filtro di un tessuto rosso oppure ripresi dal basso, come se gli amanti fossero sdraiati su un materasso trasparente da cui lo spettatore voyeur può vedere ogni cosa. Ma non c'è solo sesso in Una sull'altra. La parte thriller è spettacolare e contiene quegli aspetti inquietanti, "persecutori" anche, che potremo ritrovare in altri film di Fulci, come sguardi riflessi negli specchi, altri riflessi di volti che diventano quasi dei fantasmi che insidiano i protagonisti o terrificanti primi piani di cadaveri in decomposizione, anche se la mia scena preferita è la "trasformazione" finale che non spoilero, girata con una raffinatezza tale da far slogare la mascella e piangere d'invidia il regista di qualsiasi sequenza di Alias. E pazienza se la conclusione del film non osa proprio fino in fondo, perché comunque riesce a tenere lo spettatore in tensione, nemmeno nella camera a gas ci dovesse andare lui. Se vi dovesse dunque capitare di veder passare Una sull'altra in TV non cambiate canale, mi raccomando!
Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI.
Jean Sorel interpreta il Dr. George Dumurrier. Francese, ha partecipato a film come Bella di giorno, Una lucertola con la pelle di donna, Il giorno dello sciacallo e Il burbero. Ha 86 anni.
Marisa Mell, che interpreta Susan Dumurrier, è stata Eva Kant nel film Diabolik. Se Una sull'altra vi fosse piaciuto recuperate Una lucertola con la pelle di donna e Sette note in nero. ENJOY!
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