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domenica 3 dicembre 2017

Predator 2 (1990)

Essendomi riguardata Predator ho pensato "Ho fatto trenta, facciamo anche trentuno"ed ecco perché oggi vi parlerò di Predator 2, diretto nel 1990 dal regista Stephen Hopkins.


Trama: nel bel mezzo di una guerra metropolitana tra bande piomba un Predator assetato di sangue che elegge il Tenente Mike Harrigan a nemico e preda maggiormente ambita...



Sull'onda del successo cinematografico del primo Predator, la Dark Comics si è accaparrata un paio di anni dopo i diritti per lo sfruttamento del personaggio e ha immesso sul mercato una miniserie a fumetti di quattro numeri. Dal successo di questa mini dipendeva il ritorno di Predator sullo schermo ed evidentemente la scommessa è stata vinta in quanto nel novembre del 1990 (pochi mesi dopo la conclusione della serie a fumetti) usciva negli USA Predator 2, ambientato 10 anni dopo gli eventi accorsi nel primo film e ispirato dalle atmosfere metropolitane del fumetto. Accantonata la lussureggiante giungla colombiana e l'idea di un gruppo di tostissimi mercenari persi in una terra ostile, Predator 2 offre allo spettatore uno scorcio di futuro talmente squallido e violento che probabilmente avrebbe ridotto in lacrime persino il Top Dollar de Il Corvo, con una Los Angeles messa a ferro e fuoco da bande rivali di spacciatori di droga armati di pistole grandi quanto cannoni e talvolta persino dediti a pratiche voodoo. La task force comandata dal tenente Harrigan ha già il suo bel da fare a tenere a bada questo nutrito gruppo di strepponi ma le cose si complicano ulteriormente quando un Predator invisibile comincia ad eliminare i delinquenti in modi sempre più sanguinosi, lanciando una chiara sfida agli sbirri che iniziano a loro volta a cadere come mosche. A questo ameno quadro bisogna aggiungere anche un'organizzazione governativa che, come nei migliori episodi di X-Files, sa ma non dice e cerca di tenere nascosta la vera natura del "giustiziere misterioso" scontrandosi con la cocciutaggine di un tenente disposto a tutto pur di scoprire la verità e vendicare i compagni ingiustamente uccisi. In soldoni, Predator 2 è tutto questo, un mix (magari non riuscito come il capostipite ma comunque gradevole) di fantascienza, horror e cop movie ultraviolento, con i grattacieli e le sozze strade di Los Angeles utilizzate come claustrofobico terreno di caccia al posto della giungla e il palese desiderio di  aprire la strada non solo ad altri sequel ma anche e soprattutto a un universo multimediale: sul finale compare una pistola il cui background viene esplorato in uno dei fumetti dedicati a Predator e che avrebbe dovuto in teoria aprire la strada ad un prequel mai girato, inoltre c'è quel simpatico teschio di Xenomorfo che fa ciao dall'interno dell'astronave.


Considerazioni nerd a parte (non mi addentro troppo nell'argomento, non essendo fan sfegatata o #massimaesperta di nessuna delle due saghe e non avendo mai visto Alien vs Predator), tutti nominano giustamente Predator ma c'è del bello e del buono anche nel suo sequel, cupo, pessimista ed esagerato forse più del capostipite. Predator 2 possiede un gusto tutto anni '90 per il cattivone kitsch, per il pistolone gigante, per i complotti e gli aggeggi tecnologici dall'aspetto strano, gusto che innanzitutto consente al Predator di avere un arsenale un po' più ampio e permette poi allo spettatore di farsi grasse risate con villain giustamente terminati nel modo più sanguinolento possibile ma non prima di averli visti gigioneggiare in tutta la loro tamarreide. Alcune sequenze restano impresse a lungo, come per esempio lo scontro in metropolitana, decisamente al cardiopalma, il sacrificio voodoo interrotto dall'arrivo del Predator e non ultimo lo scontro finale tra alieno e protagonista, che si conclude con un twist niente male. Ciò che manca a Predator 2, fondamentalmente, è un po' di testosterone da body builder zamarro, che gente come Schwarznegger e Jesse Ventura distribuivano invece a manciate. Non è che Danny Glover sia un protagonista poco valido, però diciamo che l'attore si limita a sudare come un'anguilla e ad urlare scazzato, matto come un cavallo, e per quanto sia badass non riesce a raggiungere le vette di uno Schwarzy che lascia il coltello conficcato nel petto del nemico con tanto di battutina perculante. Fortunatamente i personaggi di contorno sono sufficientemente simpatici, a partire da un Bill Paxton particolarmente logorroico e piacione per arrivare ad un ancor bello Gary Busey, impegnato in un ruolo che da molte gioie soprattutto sul finale, senza dimenticare la quota "rosa" di Maria Conchita Alonso, nonostante sembri più uomale di tutti i suoi colleghi maschi. Non sono sicura che Predator 2 meriti lo status di cult come Predator, tuttavia non è un film al quale si possa voler male ed è sicuramente due spanne sopra l'orrido Predators. Come ho letto da qualche parte su internet "Sono 27 fo**uti anni che non girano un film decente su Predator", speriamo che il ritorno alle origini di Shane Black, previsto per l'anno prossimo, possa metterci una pezza!


Del regista Stephen Hopkins ho già parlato QUI. Gary Busey (Peter Keyes), Rubén Blades (Danny Archuleta), Maria Conchita Alonso (Leona Cantrell), Bill Paxton (Jerry Lambert) e Robert Davi (Capitano Phil Heinemann) li trovate invece ai rispettivi link.

Danny Glover interpreta il tenente Mike Harrigan. Americano, lo ricordo per film come Fuga da Alcatraz, Witness - Il testimone, Il colore viola, Arma letale, Arma letale 2, Arma letale 3, L'uomo della pioggia, Arma letale 4, I Tenenbaum, Saw - L'enigmista e Be Kind Rewind, inoltre ha partecipato a serie quali Ralph Supermaxieroe, ER - Medici in prima linea, My Name is Earl e Criminal Minds; come doppiatore ha lavorato per  serie come Capitan Planet, American Dad!, e film quali Z la formica e Il principe d'Egitto. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 71 anni e ben dieci film in uscita.


Adam Baldwin interpreta Garber. Americano, NON imparentato coi gli altri famosi Baldwin, ha partecipato a film come Full Metal Jacket, Wyatt Earp, Independence Day, Il patriota e a serie quali Oltre i limiti, X-Files, CSI: Miami, Angel, Bones e CSI: NY. Ha 55 anni.


Il ruolo di Gary Busey, a sua volta scelto dal produttore Joel Silver quando invece Stephen Hopkins avrebbe voluto John Lithgow (i produttori avrebbero voluto anche Steven Seagal come protagonista, per inciso), era stato proposto ad Arnold Schwarzenegger, che sarebbe dovuto ritornare come Dutch, ma Schwarzy ha rifiutato, ritenendo stupida l'idea di un Predator a spasso per la città, mentre dopo Trappola di cristallo il compenso richiesto da John McTiernan sarebbe stato troppo alto e i produttori volevano mantenere i costi a livello della pellicola precedente (che è poi lo stesso motivo per cui il film è stato ambientato a Los Angeles invece che a New York). Altro forfait lo ha dato Patrick Swayze, che ha dovuto rinunciare a partecipare al film a causa delle ferite riportate durante le riprese de Il duro del Road House. Ricompare invece, anche se è difficile notarla, relegata com'è a pochissime sequenze mostrate da un monitor, la Anna di Elpidia Carrillo, ovvero la sopravvissuta del primo film. Predator 2 segue direttamente Predator e, ovviamente, precede Predators e l'imminente The Predator oltre a dare ufficialmente il via allo spin-off Alien vs Predator in virtù della testa di alieno vista tra i trofei all'interno dell'astronave sul finale.

lunedì 23 gennaio 2017

Nicolas Cage Day: Stress da vampiro (1988)


Con il solito gruppetto di bloggerZ siamo tornati a celebrare Nicolas Cage, un uomo un perché. Tranquilli, il mese prossimo arriva un bello speciale su Carrie Fisher ma siccome gennaio è un mese un po' impegnato per i cinefili, abbiamo scelto di snebbiare la mente con l'uomo dalla faccia di gomma e la parrucca di stoppa. Ho deciso quindi di sfidare i miei ricordi di decenni e ridare una chance a Stress da vampiro (Vampire's Kiss), diretto nel 1988 da Robert Bierman. You don't say?



Trama: Peter Loew è un editore che passa le serate nei club e ogni sera si porta a casa una donna diversa. Quando una delle sue amanti occasionali lo morde, rivelandosi un vampiro, Peter comincia a perdere il senno e a convincersi di stare diventando a sua volta una sorta di Nosferatu...




Mi era capitato di vedere Stress da vampiro decenni fa, quando ogni film "strano" che veniva passato in TV era per me fonte di gioia e motivo per azionare il registratore. Ricordo di aver finito la visione con un'espressione di WTF stampata sul viso, aggravata dal fatto che, all'epoca, Nicolas Cage mi piaceva davvero e non era ancora diventato un attore da perculare per le sue scarse scelte di copione o per le sue parrucche indecenti, né, tantomeno, il principe dei meme tratti appunto da questo film. QUESTO  meme è stato preso paro paro da uno dei momenti più genuinamente disturbanti e assurdi di Stress da vampiro, quello in cui Peter tortura psicologicamente la povera impiegata Alva, rea di non riuscire a trovare un importantissimo contratto, ma probabilmente il 90% di quelli che utilizzano il meme in questione su internet non immaginano che la pellicola di Robert Bierman contenga momenti di Cageanità MOLTO ma MOLTO più terrificanti di questo! Stress da vampiro è infatti lo one man show di un Nicolas Cage esageratissimo, senza freni inibitori né amor proprio, la discesa progressiva nella follia di un antenato di Patrick Bateman privo, ahilui, della raffinatezza del personaggio creato da Bret Easton Ellis ma comunque matto come un cavallo. Anzi, come un vampiro. Stavolta il titolo italiano rende benissimo la natura grottesca della pellicola: vero è che tutto nasce dal bacio di una procace vampira (o meglio, dal morso), tuttavia il protagonista del film ci viene mostrato nella prima scena sdraiato sul lettino di una psichiatra, già impegnato a raccontarle sogni inquietanti che mettono in allerta non solo lo spettatore ma perplimono la stessa dottoressa. Peter non è un uomo normale, lo si capisce da subito, la sua latente follia viene a malapena dissimulata da accenti raffinati o abiti costosi e la vampira Rachel (il cui arrivo è preceduto da un altro episodio, quello in cui un pipistrello entra nella stanza di Peter) non è altro che la miccia per scatenarla. Ma Rachel esiste o è solo frutto dell'immaginazione di Peter? Mi spiace dirvelo ma non lo saprete mai: probabilmente c'è una Rachel in carne e ossa ma non è detto che sia realmente una vampira, anche perché la sceneggiatura di Joseph Minion (lo stesso di Fuori orario) dice tutto e il contrario di tutto e l'unica cosa certa, ad un certo punto, è che Peter si convince di essere diventato un vampiro, con tutto ciò che ne consegue. You don't say?



Dal momento in cui Peter viene morso, Cage diventa praticamente la parodia di sé stesso e, diciamolo, mette male provare simpatia per qualcuno che, di punto in bianco, fa dell'umoralità il suo punto di forza. Anche Patrick Bateman era un uomo di merda ma il suo mondo era talmente grottesco e assurdo che il suo prenderlo sul serio provocava la risata e un perverso senso di pietà nei suoi confronti (pietà nel senso di "ma povero mentecatto!") e poi Christian Bale era figo, non dimentichiamolo. Cage invece fa ridere, e parecchio, nella prima parte del film, con quella fisicità che gli consente di sfoderare pose da rocker mentre cazzia senza pietà la segretaria sempre più disperata e terrorizzata, tuttavia quando il film sfocia nel patetico verrebbe voglia di prenderlo a ceffoni. Certo, vedere la "metamorfosi" di Peter in vampiro non ha prezzo, soprattutto per come se la crede Cage, che ha palesemente improvvisato buona parte delle reazioni del personaggio: fare finta di non vedere il proprio riflesso allo specchio, infilarsi a dormire sotto un divano utilizzato a mo' di bara, urlare disperato davanti ad un raggio di sole solo per poi dimenticarlo e rimanerci piantonato davanti come se niente fosse, soprattutto indossare canini di plastica sgranando gli occhi a mo ' di Nosferatu (il parallelo tra Peter e lo storico personaggio di Murnau è qualcosa di favoloso) prima di iniziare a deambulare per New York con un cavicchio puntuto (cit.) sotto braccio manco fosse una baguette sono cose che non tutti gli attori farebbero con lo stesso sprezzo del pubblico ludibrio e questo merita a Cage eterno riconoscimento da parte di tutti gli amanti del weird. Per il resto, Stress da vampiro è proprio poca roba: innanzitutto risente di una pesantissima atmosfera anni '80 che lo ha portato ad invecchiare malissimo, in più la sceneggiatura visionaria viene resa ammorbante da una regia piatta come poche che, combinata a pettinature e costumi improbabili, rende la visione del film ancora più sconcertante. Della serie, meno male che c'è Cage a gigioneggiare, altrimenti Stress da vampiro non potrebbe neppure godere del titolo di cult che si è guadagnato nel corso degli anni! "Se l'avesse girato David Lynch sarebbe stato meglio!!11!!111!"... You don't say?





Nicolas Cage, nonostante tutto, è praticamente ospite fisso del Bollalmanacco e qui trovate i link che vi porteranno a scoprire le mille sfaccettature di costui:

Snowden (2016)


Pay the Ghost (2015)


L'ultimo dei templari (2011)


Kick-Ass (2010)


L'apprendista stregone (2010)


Astro Boy (2009)


Ghost Rider (2007)


Il prescelto (2006)


Il ladro di orchidee (2002)


Al di là della vita (1999)


Con Air (1997)


Cuore selvaggio (1990)


Ed ecco i link dei blogger che hanno partecipato alla celebrazione:

Director's Cult
Non c'è paragone
Pietro Saba's World
In Central Perk 
White Russian
Una mela al gusto pesce
Cooking Movies

domenica 19 maggio 2013

Le streghe di Salem (2012)

Qualche sera fa sono riuscita a vedere, con un po’ di ritardo, l’ultima fatica del regista Rob Zombie, Le streghe di Salem (The Lords of Salem), da lui diretto nel 2012. Non sarà facile scrivere qualcosa di sensato al riguardo ma proviamoci!


Trama: la dj Heidi riceve, all’interno di una scatola di legno, un vinile da parte dei misteriosi Lords (sinceramente non so come l’abbiano tradotto in italiano. Signori?). Dopo averlo ascoltato, la ragazza comincia ad avere strane ed inquietanti visioni legate all’oscuro passato della cittadina di Salem.


La prima sensazione che lascia questo Le streghe di Salem, al di là della tecnica visionaria con cui è stato girato, è una pesante e persistente inquietudine. Sto scrivendo queste righe il giorno dopo averlo visto, quindi sono ancora abbastanza “fresca” e, a parte che continuano a risuonarmi in testa le cupe ed insinuanti note del disco dei Lords (affascinante, a modo suo, ma forse è quella vena di sangue metallozzo che scorre in me a farmi parlare…), quello che invece mi ha turbata è l’idea di soffocante ineluttabilità che pervade la pellicola. Sheri Moon Zombie dimostra con questo film di essere un’attrice bravissima, ma il personaggio di Heidi potrebbe entrare di diritto nel gruppo verghiano dei Vinti per come, poveraccia, subisce passivamente ogni avvenimento, senza provare a reagire neppure una volta. Nonostante la pellicola non riesca a toccare le vette di oppressione e paranoia di un altro horror "a tema", Rosemary's Baby, ci si sente comunque impotenti davanti al Fato (non il destino) che pende sulla testa della protagonista come una satanica spada di Damocle. Zombie non ci lascia speranza nemmeno per un istante e priva di sicurezza qualunque luogo o istituzione, dalla Chiesa alla casa agli amici, atterrandoci con sequenze terribili che colpiscono come un pugno allo stomaco. La sensazione che si ottiene è quella di un film estremamente angosciante, cupo e con picchi di amarissima ironia; tra l'altro, il regista mette in piedi delle scene di sabba e delle invocazioni talmente convincenti che, vista la mia atavica superstizione legata al Diavolo, mi sono ritrovata più di una volta ad interrompere la visione e accendere la luce per timore di vedermi comparire davanti qualche essere dotato di zoccolo caprino. Sì, per queste cose sono fifona e medievale, non so cosa farci. Non badateci e proseguiamo.


All'inizio ho parlato di tecnica visionaria. Effettivamente, Le streghe di Salem è un'enorme allucinazione, il parto della mente allo sbando di Heidi, le cui visioni sono intervallate dagli squarci del cupo ed inquietante passato di Salem. Queste sequenze allucinate, per gran parte virate in rosso o in nero, diventano ancora più barocche e a tratti kitsch sul finale, quando il destino della protagonista si compie e viene meno ogni parvenza di razionalità: icone cristiane che si sciolgono in orrendi demoni, esplosioni di colori al neon, capri, metallari infoiati, il tutto accompagnato dallo stupendo Requiem di Mozart, che conferisce a quest'accozzaglia di assurde immagini un tono quasi lirico, gettano in faccia allo spettatore una terribile e surreale realtà nella quale passato e presente si fondono per imporre all'umanità un terribile futuro. Per una cinefila come me, che si scioglie in lacrime di commozione vedendo la stupenda stanza di Heidi, è facile immaginare che i corridoi somiglianti a quelli di Shining, i mostri senza volto dal sapore quasi Fulciano (senza contare lo sguardo bianco di chi ha visto l'inferno, così simile a quello di Cinzia Monreale in L'aldilà) e la generale atmosfera debitrice a quelle del meraviglioso Suspiria altro non siano che il modo della protagonista di far rientrare la sua terribile esperienza in qualcosa di più comprensibile: d'altronde, da un'alternativona amante del cinema e dell'horror come lei mi aspetterei che conosca e adori tutta questa sfilza di capolavori. Ma questa è solo una mia supposizione, ovvio, magari Zombie mi chiederebbe se sono impazzita. Intanto, su Le streghe di Salem non mi sentirei di dire altro, ci vorrebbe una seconda visione. Per ora, direi che come horror è estremamente affascinante, non ai livelli del capolavoro La casa del diavolo, ma sicuramente godibilissimo.


Del regista e sceneggiatore Rob Zombie ho già parlato qui. Sheri Moon Zombie (Heidi Hawtorne), Bruce Davison (Francis Matthias), Meg Foster (Margaret Morgan), Ken Foree (Herman Jackson), Dee Wallace (Sonny), Michael Berryman (Virgil Magnus), Sid Haig (Dean Magnus)  li trovate invece ai rispettivi link.

Jeff Daniel Phillips interpreta Whitey. Americano, ha partecipato a film come Zodiac, Halloween II e a serie come CSI: Miami. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha un film in uscita.


Judy Geeson (vero nome Judith Amand Geeson) interpreta Lacy Doyle. Inglese, ha partecipato a film come Sul tuo corpo, adorabile sorella, Una vela para el diablo, Inseminoid un tempo nel futuro e a serie come La signora in giallo, A-Team, MacGyver, Baywatch Nights, Innamorati pazzi, Streghe e Una mamma per amica. Ha 65 anni.


Patricia Quinn interpreta Megan. Attrice irlandese, indimenticabile e meravigliosa Magenta del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato anche a film come Shock Treatment, Monty Python – Il senso della vita e a serie come Doctor Who. Ha 69 anni.


Maria Conchita Alonso (vero nome María Concepción Alonso Bustillo) interpreta Alice Matthias. Cubana, ha partecipato a film come Colors – colori di guerra, Stress da vampiro, Predator 2, La casa degli spiriti e a serie come Supercar, La tata, Oltre i limiti, CSI: Miami e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 56 anni e quattro film in uscita.


Tra gli altri interpreti, segnalo la graditissima presenza di Lisa Marie, modella ed ex compagna di Tim Burton, tornata a calcare le scene dopo 11 anni di assenza. Purtroppo alla gioia per il ritorno di una caratterista così particolare, si aggiunge il dispiacere per la perdita, in fase di montaggio, di Frankenstein vs The Witchfinder, film nel film tra i cui interpreti figuravano nientemeno che Udo Kier e Clint Howard. Incrociamo le dita e speriamo che l’opera venga recuperata per l’uscita del DVD! Un altro che non ce l’ha fatta è stato purtroppo il meraviglioso Richard “Riff Raff” O’Brien, invitato a partecipare al film ma al momento non disponibile. Damn! Li avrei rivisti bene i due fratellini del Rocky Horror assieme! Diludendo a parte, vi comunico che The Lords of Salem è anche un libro scritto dallo stesso Zombie. Potete trovare una bella recensione scritta dalla mia adorata Nageki sul blog Il profumo delle pagine stampate. E dopo che avrete letto post e libro, se non ne avete ancora abbastanza de Le streghe di Salem, recuperate anche La maschera del demonio di Mario Bava, L’aldilà, Paura nella città dei morti viventi, Rosemary’s Baby, Suspiria e Shining, insomma tutte le fonti di ispirazione che sono riuscita a cogliere. ENJOY!!

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