Trama: il giorno di San Valentino tre ragazze e un'insegnante scompaiono misteriosamente durante un picnic ad Hanging Rock. Mentre le indagini proseguono, gli equilibri all'interno del college frequentato dalle ragazze si fanno sempre più instabili...
Dopo 12 anni faccio fatica a ricordare tutti i luoghi visti in Australia e dovrei andare a recuperare il diario di viaggio scritto (rigorosamente A MANO) all'epoca per essere certa dei posti toccati durante le gite fatte con il santo Leo ma sono quasi sicura di essere stata a Bendigo e di aver deviato verso Ballarat invece di tirare dritta verso Melbourne, città che dista solo a un paio d'ore di macchina da Hanging Rock. Probabilmente, se allora avessi visto Picnic ad Hanging Rock avrei fatto carte false per visitare questo luogo misteriorissimo e, chissà, magari sparire nel nulla come Miranda e le sue compagne, ma niente, ho aspettato fino al 2018 per guardarlo e chissà quando (e se) riuscirò a tornare nella terra dei canguri e farmi catturare dal fascino senza tempo di quello che è ormai diventato un sito turistico con tanto di statua di una delle protagoniste della vicenda. Sognare non è vietato ma nel frattempo meglio parlare del film altrimenti si fa notte! Picnic ad Hanging Rock è uno stranissimo mix di dramma e thriller, immerso in un'atmosfera surreale e onirica, che pone mille domande ma non offre risposta alcuna. Fin dalle prime linee di dialogo, pronunciate dall'affascinante Miranda, viene insinuato il dubbio che la realtà in cui viviamo, quello che percepiamo, non sia altro che un sogno dentro un sogno e più avanti ci viene detto che "tutto comincia e finisce esattamente nel posto e nel tempo giusti"; verrebbe dunque da dire che non vi è alcun mistero in Picnic ad Hanging Rock, che bisognerebbe solo accettare la scomparsa di Miranda e delle altre come un dato di fatto, pena il disgregarsi delle nostre convinzioni e della nostra percezione della realtà, fino alle inevitabili, disastrose conseguenze. La roccia di Hanging Rock diventa infatti, a poco a poco, emblema di un "tarlo", che non è solo quello che rode la polizia o la terribile direttrice del collegio, ma incarna un senso di insoddisfazione e di desiderio represso che accomuna tutti i personaggi del film e che può, a seconda del carattere, spingere a superare i propri limiti psicofisici (come nel caso di Michael) oppure portare ad abbandonare ogni speranza, ogni voglia di vivere, concretizzandosi nel desiderio di sparire dalla faccia della terra come se fosse un destino ineluttabile.
Peter Weir ce lo palesa questo tarlo; indugia sui gesti ancora acerbi ma comunque sensuali di Miranda e delle altre quando si tolgono calze e scarpe per scalare Hanging Rock, stufe della repressione di un collegio femminile dove a malapena ci si può sfilare i guanti, inquadra il volto della stessa Miranda, gli occhi persi verso un orizzonte a noi precluso, ci concede di spiare nella triste vita di Sara, abbandonata dal tutore e dalla migliore amica nonché vessata da Mrs. Appleyard, ci atterrisce con improvvisi picchi di isteria e terrore, come se il tarlo fosse diventato un enorme mostro impegnato a divorare l'animo delle ragazze superstiti e di quanti sono stati toccati dalla vicenda. In tutto questo, ci pone anche dei dubbi, perché alla fine siamo sempre umani. Incapaci di rassegnarci davanti a una mancanza di spiegazione, ci attacchiamo come i personaggi ad indizi materiali e siamo pronti a puntare il dito contro chi mostra qualsivoglia comportamento "sospetto". Nell'anno del Signore 2018 è troppo facile dubitare di John Jarratt, all'epoca ventiquattrenne ma già dotato di quel viso da compagnone pronto a cacciarti un machete giù per la gola, ed è quasi divertente pensarlo mentre schernisce con la sua risata le tre sfortunate prima di portarle nel suo rifugio a Wolf Creek... ma, a parte questo, già nel 1975 la costruzione della scena in cui Albert e Michael guardano Miranda e le altre saltare sulle rocce del fiume assecondava naturalmente l'idea che la scomparsa delle fanciulle derivasse da un tentativo di violenza sfociato in omicidio. Allo stesso modo, è facilissimo inquadrare come "colpevoli" le due ragazze sopravvissute e considerare le loro amnesie come menzogne, arrivando a odiarle come Mrs. Appleyard arriva a detestare Sara, colpevole di essere rimasta in vita al posto di studentesse che erano il fiore all'occhiello dell'istituto mentre lei è povera, timida, bruttina, svogliata. Eppure, con tutta la frustrazione che può causare un film come Picnic ad Hanging Rock, è proprio il suo strenuo aggrapparsi all'irrisolutezza del mistero a renderlo tuttora affascinante, emblema di un modo di fare Cinema che oggi porterebbe gli spettatori a scrivere su internet "Picnic ad Hanging Rock spiegazione finale" e scatenerebbe fastidiose lotte sui social tra chi apprezza il filtro onirico della visione di Weir e chi lo maledice perché "in questo film non succede nulla". Ah, bei tempi quelli in cui non c'erano tutte le risposte. Ma se io ora salissi sul Monte Diogene, riuscirei a sparire in un passaggio temporale per il 1975?
Del regista Peter Weir ho già parlato QUI mentre John Jarratt, che interpreta Albert Crundall, lo trovate QUA.
Proprio il mese scorso è uscita per il canale Showcase la serie Picnic a Hanging Rock, una miniserie in sei parti con Natalie Dormer tra i protagonisti; non l'ho ancora vista ma se il film di Weir vi fosse piaciuto potete guardarla e aggiungere Cracks. ENJOY!












