Sulla scia di qualche recupero anni '90 e dei residui post-Halloween di Netflix, qualche sera fa ho riguardato Chi ha paura delle streghe? (The Witches), diretto nel 1990 da Nicolas Roeg e tratto dal racconto Le streghe di Roald Dahl.
Trama: il piccolo Luke, in vacanza con la nonna, si ritrova ad essere testimone di un convegno di streghe e del loro terribile piano per eliminare tutti i bambini d'Inghilterra. Pur trasformato in topo, il ragazzino cercherà di fermarle...
Credo di aver visto Chi ha paura delle streghe? solo una volta, attratta maggiormente da Hocus Pocus, ben più simpatico, cazzaro e accattivante, oltre che "americano", con attori famosi e ben riconoscibili (qui di famoso c'è giusto Anjelica Huston e un Rowan Atkinson che tuttavia sarebbe arrivato in Italia come Mr. Bean solo cinque anni dopo). E' per questo che, del film di Roeg, ricordavo giusto l'ossatura della trama e l'inquietantissimo make-up di Anjelica Huston, e mi ha fatto un immenso piacere recuperarlo, considerata anche la caratura del regista, lo stesso di A Venezia... un dicembre rosso shocking. Chi ha paura delle streghe? non è infatti il tipico film per ragazzini, tutto azione e momenti divertenti, ma è percorso da una vena nostalgica e da una perenne inquietudine che avviluppano lo spettatore fin dalle prime scene, durante le quali la nonna di Luke gli racconta delle leggende del suo paese, degli eventi orribili che le hanno funestato l'infanzia e di come difendersi dalle streghe. Ora, le streghe del film di Roeg sono ancora più pericolose rispetto a quelle comunemente conosciute, perché in grado di mescolarsi perfettamente ai normali esseri umani, inoltre sono particolarmente disgustose e diffuse, cosa che mette costantemente in pericolo il piccolo protagonista, anche prima che arrivi a scoprire il piano della strega suprema; tra streghe che si incapricciano di bionde ragazzine, donne che offrono cioccolata e serpenti, altre che spingono carrozzine indifese giù dalle scarpate, le malvagie creature del film rientrano a malapena nei limiti del film per famiglie e inquietano più per le implicazioni delle loro azioni, per quello che non viene mostrato (come anche il dito tagliato della nonna o il destino dei genitori di Luke, reso con una toccantissima immagine di amore familiare), che per ciò che allo spettatore viene concesso vedere.
Ma siamo pur sempre in un film per famiglie, tra l'altro prodotto da Jim Henson, e nonostante i molti momenti poco allegri, paurosi e malinconici, c'è spazio anche per sequenze esilaranti e per l'incredibile tenerezza di topolini animati ancora alla vecchia maniera, con cavi nascosti e marionettisti pronti a renderli più espressivi, alla faccia di tutta l'orrenda CGI che ci consentirebbe sì di avere topi perfetti e identici a quelli reali, ma volete mettere l'innocente ingenuità di un musetto dagli occhi scompagnati? Non c'è nulla di divertente, invece, nel make-up che trasforma Anjelica Huston nella Strega Suprema, un calvo avvoltoio dal naso adunco e dalle lunghissime dita artigliate, un orrendo goblin dal trucco pesante, reso ancora più grottesco dall'interpretazione dell'attrice, che non fa nulla per nascondere la natura rozza e volgare della sua strega, nonostante gli abiti attillati e l'indiscutibile bellezza della Huston. Parliamo di qualcosa che Morticia Addams avrebbe indubbiamente apprezzato, ma i due personaggi comunque non potrebbero essere più diversi. Bisognerebbe adesso fare un confronto tra Chi ha paura delle streghe? e il racconto da cui è stato tratto ma temo di non averlo mai letto e so solo, per sentito dire, che il film indulge in un happy ending che nel racconto originale non c'è; inoltre, pare che solo la grande sensibilità di Jim Henson abbia convinto Dahl a non togliere il suo nome dai credits dopo che lo scrittore si era detto inorridito a causa del cattivo gusto, della volgarità e delle scene terrificanti presenti nel film (la cosa fa un po' ridere visto che il libro è assai più crudele). Personalmente, non l'ho trovato né volgare né di cattivo gusto ma è vero che Chi ha paura delle streghe? è anni luce lontano dai film moderni che trattano i ragazzini come degli imbecilli da coccolare e proteggere dalle brutture del mondo: qui, a un certo punto, viene persino dato a intendere che un bambino potrebbe morire prima della nonna nonostante la sconfitta dei malvagi, una cosa oggi impensabile. Ben vengano, dunque, film come Chi ha paura delle streghe?, così borderline ma ancora così freschi.
Del regista Nicolas Roeg ho già parlato QUI mentre Anjelica Huston (Miss Ernst/Grande strega suprema) la trovate QUA.
Rowan Atkinson interpreta Mr. Stringer. Attore inglese famosissimo per il personaggio di Mr. Bean, lo ricordo per film come Mai dire mai, Hot Shots! 2, Quattro matrimoni e un funerale, Mr. Bean - L'ultima catastrofe, Rat Race, Scooby - Doo e Johnny English; come doppiatore ha lavorato ne Il re leone e ovviamente nella serie animata Mr. Bean. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 64 anni.
L'anno prossimo dovrebbe uscire un remake di Chi ha paura delle streghe?, diretto da Robert Zemeckis, con Anne Hathaway nei panni della Grande strega suprema. Nell'attesa di scoprire come sarà, se il film vi fosse piaciuto recuperate Hocus Pocus e Ritorno a Oz. ENJOY!
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mercoledì 13 novembre 2019
domenica 8 gennaio 2017
Il GGG - Il grande gigante gentile (2016)
Mio malgrado, il 2017 cinematografico si è aperto con una delle più grandi sòle viste in vita mia. Sto purtroppo parlando di Il GGG - Il grande gigante gentile (The BFG), diretto nel 2016 da Steven Spielberg e tratto tal racconto omonimo di Roald Dahl.
Trama: Sofia è un'orfanella che non riesce a dormire la notte. Proprio durante una delle sue crisi d'insonnia vede camminare per le strade di Londra un gigante il quale, per evitare che la piccola raccontari ciò che ha visto, la rapisce e la porta con sé nel Paese dei giganti. Dopo l'iniziale e comprensibile diffidenza, tra i due nasce una bella amicizia...
Dunque, a costo di risultare impopolare a me Il GGG non è proprio piaciuto. Siccome però non si può dire di nessun film in generale né di alcuna pellicola di Spielberg in particolare "è brutto" senza addurre spiegazioni plausibili, sopportatemi ancora un pochino e vi spiegherò perché il da me tanto atteso Il GGG si è rivelato una fetecchia tanto quanto la leggendaria caciotta. Iniziamo col dire che mi trovo in imbarazzo a spalare guano sul film, anche perché dietro c'è un lavoro tecnico impressionante. Alla veneranda età di 70 anni il buon Steven non smette mai di sperimentare ed imparare e i suoi fidati collaboratori non lo lasciano ovviamente da solo lavandosene le mani ma, piuttosto, cercano di creare attorno al grande regista un ambiente lavorativo il meno straniante e freddo possibile. Ecco che allora, in soccorso a Steven arrivano miracolose tecniche quali la Simulcam, già utilizzata da James Cameron in Avatar, che consente al regista di veder scorrere nei monitor della telecamera sequenze già girate in precedenza così da poter coordinare l'azione in tempo reale a quella "virtuale" senza diventare scemo con l'impersonale green screen; gli scenografi (e qui un plauso lo meritano Rick Carter e Robert Stromberg perché le scenografie de Il GGG sono splendide e non solo per quel che riguarda la casa-laboratorio del protagonista, probabilmente l'ambiente che mi è piaciuto di più, ma anche gli interni di Buckingham Palace e le strade di Londra sono bellissimi) hanno fatto un lavoro certosino per dare sia a Spielberg che agli attori materiale tangibile su cui lavorare e per consentire a Mark Rylance e alla piccola Ruby Barnhill di interagire al meglio, sfruttando dimensioni diverse, prospettive particolari e persino l'ausilio di telecamere fluttuanti che permettevano ai due di guardarsi negli occhi. Insomma, dietro a Il GGG c'è un lavoro di ingegno umano talmente grande che non si può dismettere il film come "brutto". Il GGG è un bellissimo film, tecnicamente ineccepibile, qualcosa che trascende l'immaginazione umana o, meglio, riesce a catturarla e riportarla su grande schermo, profondendosi in sequenze quasi oniriche (che meraviglia, ribadisco, l'antro del GGG con tutti quei sogni luminosi imprigionati nei barattoli) che farebbero invidia a Tim Burton, impreziosito da un'infinita e certosina cura per i dettagli e da una fotografia che addolcisce l'uso intensivo della CGI senza dare allo spettatore quell'effetto "posticcio" che è sempre dietro l'angolo. Insomma, Spielberg è e rimane uno dei più grandi registi viventi e nessuno potrà mai dire il contrario. Eppure, con tutto questo, Il GGG è un Gargantuesco Gonfiamento di Gonadi.
Stacco. Immaginate che io sia un essere deprecabile, una persona alla quale del lavoro certosino che sta dietro ad un film non freghi una beneamata, uno di quelli che dice "cos'è sta mer*a?" semplicemente perché durante la visione s'è fatto due palle così. Ecco, da questo punto di vista Il GGG diventa davvero una pellicola orrenda. Prima che partiate con invettive del tipo "E' Roald Dahl, il materiale di partenza non può cambiare più di tanto, vilipendio alla bandiera e pure a Spielberg, ecc. ecc.": a me Dahl piace, e molto. Ho adorato sia leggere cose come Matilda, La fabbrica di cioccolato, Le streghe che vedere i film che ne hanno tratto (non, non è vero. Quello di Burton non esiste), per quanto lo stile e i temi dello scrittore siano sempre stati un po' sciocchini ed infantili nonostante le generose dosi di humour nero che li caratterizzavano. Non ho effettivamente mai letto Il GGG e forse se lo avessi fatto mi sarei risparmiata un viaggio al cinema, chissà, ma giuro che non mi è MAI e dico MAI capitato di provare fastidio davanti a un film dopo appena cinque minuti. PROBABILMENTE è colpa del doppiaggio italiano ma il desiderio infinito di strozzare la piccola Sofia si è instillato in me violento e subitaneo, con quel suo presumin e il modo lagnoso di rivolgersi al GGG; allo stesso modo, al terzo "mia frullettina, frullarella, patasfralli" del Gigante alla bambina (e mi perdoni De Gregori) ho temuto che mi cogliesse un attacco di diabete fulminante. Poco prima che i due arrivassero all'albero dei sogni l'amico Toto, disperato quanto la sottoscritta, si è girato a dirmi "Ti vedo poco convinta, eh". No, Toto, lo ammetto pubblicamente: in quel momento mi hai ridestata da un abbiocco che mi aveva già trascinata nel mondo dei sogni e ti ringrazio perché dormire al cinema è una cosa che mi è capitata solo due volte, con Vidoq e con Capote, nemmeno La talpa mi aveva fatto quest'effetto. Ho provato a concentrarmi sui giganti malvagi, sperando che prima o poi si mangiassero Sofia e alterassero i connotati al GGG, ma niente, dei poveri sfigati pure loro, e il peggio è arrivato nel momento Vanzina, quello in cui Toto ha esclamato "Ma non oseranno far fare alla regina...?". Sì, hanno osato. Hanno osato, per poi affondare direttamente il coltello del "momento patetico" nel mio cuore già provato da cotanto scempio. E se non mi sono messa a piangere per il commovente dialogo finale tra Sofia e il GGG, io che piango persino davanti alla pubblicità delle Poste e che mi ero entusiasmata davanti a Le avventure di Tin Tin nonostante l'odio che provo da sempre per il personaggio di Hergé, è perché, davvero, di questi due personaggi non me ne poteva fregare di meno. Quando la bellezza della tecnica si scontra con la mancanza di sentimento, mi spiace ma vince quest'ultima: Il GGG è un film che sconsiglio e il diludendo è stato per me ancora più grande, perché aspettavo di vederlo da mesi.
Del regista Steven Spielberg ho già parlato QUI. Mark Rylance (GGG), Jemaine Clement (InghiottiCiccia), Rebecca Hall (Mary), Rafe Spall (Mr. Tibbs) e Bill Hader (Sangue-Succhia) li trovate invece ai rispettivi link.
Penelope Wilton interpreta la regina. Inglese, ha partecipato a film come Shaun of the Dead, Orgoglio e pregiudizio e a serie quali Doctor Who e Downton Abbey. Ha 71 anni e un film in uscita.
Pare che Spielberg avesse chiesto a Gene Wilder di fare un'apparizione nel film ma il grande attore ha giustamente rifiutato; inoltre, pare anche che un adattamento de Il GGG fosse in progetto da almeno vent'anni (e chi se non Robin Williams avrebbe potuto interpretare il gigante gentile?) mentre addirittura Spielberg avrebbe voluto dirigerlo sin dalla prima lettura del libro di Dahl. Esiste comunque un adattamento a cartoni animati della stessa storia, Il mio amico gigante, diretto nel 1989 da Brian Cosgrove, dal quale è stata tratta la sequenza in cui l'occhio di un gigante diventa il sole. Non avendolo mai visto non posso consigliarvene il recupero ma se Il GGG vi fosse piaciuto guardate E.T. - L'extraterrestre ed Eliott il drago invisibile. ENJOY!
Trama: Sofia è un'orfanella che non riesce a dormire la notte. Proprio durante una delle sue crisi d'insonnia vede camminare per le strade di Londra un gigante il quale, per evitare che la piccola raccontari ciò che ha visto, la rapisce e la porta con sé nel Paese dei giganti. Dopo l'iniziale e comprensibile diffidenza, tra i due nasce una bella amicizia...
Dunque, a costo di risultare impopolare a me Il GGG non è proprio piaciuto. Siccome però non si può dire di nessun film in generale né di alcuna pellicola di Spielberg in particolare "è brutto" senza addurre spiegazioni plausibili, sopportatemi ancora un pochino e vi spiegherò perché il da me tanto atteso Il GGG si è rivelato una fetecchia tanto quanto la leggendaria caciotta. Iniziamo col dire che mi trovo in imbarazzo a spalare guano sul film, anche perché dietro c'è un lavoro tecnico impressionante. Alla veneranda età di 70 anni il buon Steven non smette mai di sperimentare ed imparare e i suoi fidati collaboratori non lo lasciano ovviamente da solo lavandosene le mani ma, piuttosto, cercano di creare attorno al grande regista un ambiente lavorativo il meno straniante e freddo possibile. Ecco che allora, in soccorso a Steven arrivano miracolose tecniche quali la Simulcam, già utilizzata da James Cameron in Avatar, che consente al regista di veder scorrere nei monitor della telecamera sequenze già girate in precedenza così da poter coordinare l'azione in tempo reale a quella "virtuale" senza diventare scemo con l'impersonale green screen; gli scenografi (e qui un plauso lo meritano Rick Carter e Robert Stromberg perché le scenografie de Il GGG sono splendide e non solo per quel che riguarda la casa-laboratorio del protagonista, probabilmente l'ambiente che mi è piaciuto di più, ma anche gli interni di Buckingham Palace e le strade di Londra sono bellissimi) hanno fatto un lavoro certosino per dare sia a Spielberg che agli attori materiale tangibile su cui lavorare e per consentire a Mark Rylance e alla piccola Ruby Barnhill di interagire al meglio, sfruttando dimensioni diverse, prospettive particolari e persino l'ausilio di telecamere fluttuanti che permettevano ai due di guardarsi negli occhi. Insomma, dietro a Il GGG c'è un lavoro di ingegno umano talmente grande che non si può dismettere il film come "brutto". Il GGG è un bellissimo film, tecnicamente ineccepibile, qualcosa che trascende l'immaginazione umana o, meglio, riesce a catturarla e riportarla su grande schermo, profondendosi in sequenze quasi oniriche (che meraviglia, ribadisco, l'antro del GGG con tutti quei sogni luminosi imprigionati nei barattoli) che farebbero invidia a Tim Burton, impreziosito da un'infinita e certosina cura per i dettagli e da una fotografia che addolcisce l'uso intensivo della CGI senza dare allo spettatore quell'effetto "posticcio" che è sempre dietro l'angolo. Insomma, Spielberg è e rimane uno dei più grandi registi viventi e nessuno potrà mai dire il contrario. Eppure, con tutto questo, Il GGG è un Gargantuesco Gonfiamento di Gonadi.
Stacco. Immaginate che io sia un essere deprecabile, una persona alla quale del lavoro certosino che sta dietro ad un film non freghi una beneamata, uno di quelli che dice "cos'è sta mer*a?" semplicemente perché durante la visione s'è fatto due palle così. Ecco, da questo punto di vista Il GGG diventa davvero una pellicola orrenda. Prima che partiate con invettive del tipo "E' Roald Dahl, il materiale di partenza non può cambiare più di tanto, vilipendio alla bandiera e pure a Spielberg, ecc. ecc.": a me Dahl piace, e molto. Ho adorato sia leggere cose come Matilda, La fabbrica di cioccolato, Le streghe che vedere i film che ne hanno tratto (non, non è vero. Quello di Burton non esiste), per quanto lo stile e i temi dello scrittore siano sempre stati un po' sciocchini ed infantili nonostante le generose dosi di humour nero che li caratterizzavano. Non ho effettivamente mai letto Il GGG e forse se lo avessi fatto mi sarei risparmiata un viaggio al cinema, chissà, ma giuro che non mi è MAI e dico MAI capitato di provare fastidio davanti a un film dopo appena cinque minuti. PROBABILMENTE è colpa del doppiaggio italiano ma il desiderio infinito di strozzare la piccola Sofia si è instillato in me violento e subitaneo, con quel suo presumin e il modo lagnoso di rivolgersi al GGG; allo stesso modo, al terzo "mia frullettina, frullarella, patasfralli" del Gigante alla bambina (e mi perdoni De Gregori) ho temuto che mi cogliesse un attacco di diabete fulminante. Poco prima che i due arrivassero all'albero dei sogni l'amico Toto, disperato quanto la sottoscritta, si è girato a dirmi "Ti vedo poco convinta, eh". No, Toto, lo ammetto pubblicamente: in quel momento mi hai ridestata da un abbiocco che mi aveva già trascinata nel mondo dei sogni e ti ringrazio perché dormire al cinema è una cosa che mi è capitata solo due volte, con Vidoq e con Capote, nemmeno La talpa mi aveva fatto quest'effetto. Ho provato a concentrarmi sui giganti malvagi, sperando che prima o poi si mangiassero Sofia e alterassero i connotati al GGG, ma niente, dei poveri sfigati pure loro, e il peggio è arrivato nel momento Vanzina, quello in cui Toto ha esclamato "Ma non oseranno far fare alla regina...?". Sì, hanno osato. Hanno osato, per poi affondare direttamente il coltello del "momento patetico" nel mio cuore già provato da cotanto scempio. E se non mi sono messa a piangere per il commovente dialogo finale tra Sofia e il GGG, io che piango persino davanti alla pubblicità delle Poste e che mi ero entusiasmata davanti a Le avventure di Tin Tin nonostante l'odio che provo da sempre per il personaggio di Hergé, è perché, davvero, di questi due personaggi non me ne poteva fregare di meno. Quando la bellezza della tecnica si scontra con la mancanza di sentimento, mi spiace ma vince quest'ultima: Il GGG è un film che sconsiglio e il diludendo è stato per me ancora più grande, perché aspettavo di vederlo da mesi.
Del regista Steven Spielberg ho già parlato QUI. Mark Rylance (GGG), Jemaine Clement (InghiottiCiccia), Rebecca Hall (Mary), Rafe Spall (Mr. Tibbs) e Bill Hader (Sangue-Succhia) li trovate invece ai rispettivi link.
Penelope Wilton interpreta la regina. Inglese, ha partecipato a film come Shaun of the Dead, Orgoglio e pregiudizio e a serie quali Doctor Who e Downton Abbey. Ha 71 anni e un film in uscita.
Pare che Spielberg avesse chiesto a Gene Wilder di fare un'apparizione nel film ma il grande attore ha giustamente rifiutato; inoltre, pare anche che un adattamento de Il GGG fosse in progetto da almeno vent'anni (e chi se non Robin Williams avrebbe potuto interpretare il gigante gentile?) mentre addirittura Spielberg avrebbe voluto dirigerlo sin dalla prima lettura del libro di Dahl. Esiste comunque un adattamento a cartoni animati della stessa storia, Il mio amico gigante, diretto nel 1989 da Brian Cosgrove, dal quale è stata tratta la sequenza in cui l'occhio di un gigante diventa il sole. Non avendolo mai visto non posso consigliarvene il recupero ma se Il GGG vi fosse piaciuto guardate E.T. - L'extraterrestre ed Eliott il drago invisibile. ENJOY!
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