Oggi avrei voluto parlare di Amityville - Il risveglio ma siccome venerdì è uscito su Netflix il lungometraggio live action su Death Note, diretto dal regista Adam Wingard e tratto dal manga omonimo di Takeshi Obata e Tsugumi Oba, ho pensato fosse meglio scrivere due righe su questo scempio...
Trama: lo studente liceale Light Turner entra in possesso del cosiddetto "quaderno della morte" appartenente al Dio della morte Ryuk. Grazie al quaderno il ragazzo può uccidere le persone soltanto scrivendone il nome sulle pagine, così decide di utilizzare questo potere per eliminare i peggiori criminali della società... almeno all'inizio.
Allora, siccome Death Note è stato "liberamente tratto" dal manga omonimo, dal quale prende giusto lo spunto iniziale, non parlerò del film paragonandolo all'opera cartacea (Benché l'abbia letta. Più di una volta. E mi sia piaciuta molto. Tra l'altro ne ho parlato già QUI) ma come creatura a sé stante. Una creatura sciocca, che mescola ogni possibile cliché dell'horror adolescenziale per offrire in pasto allo spettatore una storia poco appassionante, dei personaggi da mettere al rogo dopo quindici minuti dall'inizio del film e persino una regia poco entusiasmante, cosa che francamente da Wingard non mi sarei mai aspettata. Le premesse sono le stesse del manga (ho detto che non avrei fatto paragoni ma alcuni fatti vanno comunque spiegati): un adolescente più intelligente della norma trova un quaderno zeppo di regole che permette di uccidere chiunque, a patto che vengano scritti sulle sue pagine nome e cognome della vittima tenendo ben a mente il suo volto. Padrone del quaderno, un Dio della morte dall'aspetto mostruoso e ghiotto di mele il quale, per motivi tutti suoi, sceglie di affidarlo a un umano e divertirsi a sue spese, rimanendo fondamentalmente a fare da spettatore mentre il nuovo proprietario del Death Note utilizza l'oggetto con tutte le conseguenze del caso. Detta così, è una premessa MOLTO intrigante. Un quaderno simile, se esistesse, potrebbe raddrizzare molti torti e togliere di mezzo persone deprecabili, che è poi lo scopo principale per cui viene utilizzato, almeno inizialmente, da Light, sia nel film che nel manga; da qui, è proprio interessante la riflessione che si viene a creare relativamente al CHI debba ergersi a giudice e boia dei propri simili e soprattutto per quale motivo, in virtù di quale superiorità morale, oltre ovviamente a domandarsi come reagirebbero le masse davanti all'esistenza di un Dio "Kira". Questo Dio che porta morte ai criminali verrebbe adorato oppure osteggiato? E ancora, quali crimini meritano o meno la morte? Ci sarebbe di che ragionarci per settimane, altro che un'ora e mezza, quindi per non sbagliare gli sceneggiatori della versione americana di Death Note hanno tagliato la testa al toro offrendo due minuti di sbrigativa riflessione e trasformando Light da anti-eroe tormentato sempre più folle... ad adolescente infoiato affamato di pilu, che giusto sul finale mostra un minimo della machiavellica e terrificante intelligenza della sua controparte cartacea.
Il Death Note di Netflix non si sviluppa come un thriller tesissimo dalle forti connotazioni poliziesche, bensì come un banalissimo horror dove il protagonista non è nemmeno tale, ma si limita a fare da marionetta alla vera psicopatica della situazione, la cheerleader Mia Sutton. Una tizia talmente cretina, signori miei, che sentendosi inutile in quanto cheerleader decide di consacrare la sua esistenza ad uccidere gente, arrivando ovviamente a scopazzarsi Light onde approfittare del quaderno. "Ti amo ma sono stronza quindi devi morire" rappresenta un ottimo riassunto della personalità di Mia, l'unica cheerleader col cervello di una tenia ma capace di mettere ko un agente dell'FBI nel picco più WTF dell'intera sceneggiatura, una sorta di "vorrei mettere in piedi una roba arzigogolata come farebbero i giapponesi ma non posso". Eccomi di nuovo a nominare il manga, lo so, sono una persona male, ma è una cosa che davvero non capisco. Agli sceneggiatori, giustamente o meno, non va di riproporre pedissequamente una cosa già portata al cinema dai nipponici ma sono attratti dal concept della vicenda in se? Va benissimo ma, perdiana, NON andatevi a impelagare con uscite cretine girando un film incomprensibile! Senza fare troppi spoiler, all'inizio il Dio Ryuk dice a Light che il quaderno non può garantire morti improbabili, per esempio far morire un tizio sul cesso masticato da uno squalo... ma il finale di Death Note E' improbabile a questi livelli, perché se non puoi controllare uno squalo fino a farlo finire negli scarichi, allora non puoi neppure controllare le pagine di un quaderno affinché vadano da sole ad incenerirsi nell'unica fiamma presente nei dintorni (oltre a mille altre "alterazioni di probabilità" da fare invidia alla Scarlet dei Vendicatori). E su. Se non siete capaci di creare qualcosa di nuovo e logico, chinate il capo e lasciate fare ai giapponesi, che ne sanno a pacchi.
La cosa imbarazzante è che gli americani hanno scelto di distaccarsi dal manga per quel che riguarda la trama ma hanno voluto dare comunque dei contentini ai fan (probabilmente rendendosi conto del fatto che gli stessi, soprattutto gli "estremisti", sono facilmente gabbabili), introducendo per esempio il personaggio del superinvestigatore L, che peraltro ha fatto infuriare gli estremisti di cui sopra già ai tempi del casting in quanto nero, classico esempio di chi si indigna per la pagliuzza senza vedere la trave. L è bellino, per carità, con l'attore più bravo del mucchio dotato di una fisicità perfetta, ma onestamente perché mai l'investigatore più abile del mondo dovrebbe impegnarsi tanto per un ragazzetto che manco sa allacciarsi le scarpe, soprattutto dopo averlo sgamato a metà pellicola? La rivalità tra Light e L, che nel manga è uno scontro di intelletti talmente raffinato da risultare scioccante, qui è fondamentalmente inutile e l'astio di L viene scatenato semplicemente dall'ennesimo, grossolano errore di Light e dalla stronzaggine congenita di Mia, sempre per l'assunto fondamentale che le cheerleader sono talmente autoconsapevoli della loro inutilità da scegliere di mettersi con lo sfigato della scuola (!!) dopo che quest'ultimo racconta loro di parlare con un essere mostruoso che vede solo lui e di poter ammazzare la gente con l'ausilio di un quaderno. Vabbè. E poi la scema era Misa Amane, poverella. Dell'intera baracca, in definitiva, salvo solo il sembiante e la voce di Ryuk. Va bene, il Dio della morte si vede poco, va bene che è fondamentalmente inutile pure lui (ma nel manga è anche più ignavo, quindi...) ma vederlo prendere a coppini verbali quel cretino di Light e soprattutto farlo con la splendida voce di Willem Dafoe è da applauso compulsivo. Per il resto, avrete capito che Death Note è davvero pochissima roba. Anzi, visto il risultato finale forse sarebbe meglio farsi una bella maratona di Final Destination, perlomeno lì ci sono morti fantasiose, gore e una stupidità accettabile e, soprattutto, all american. Non come in questo triste ibrido nippoamericano.
Del regista Adam Wingard ho già parlato QUI. Lakeith Stanfield (L), Willem Dafoe (voce originale di Ryuk) e Shea Whigham (James Turner) li trovate invece ai rispettivi link.
Nat Wolff interpreta Light Turner. Americano, ha partecipato a film come Colpa delle stelle. Anche compositore e produttore, ha 23 anni e quattro film in uscita.
Margaret Qualley, che interpreta Mia Sutton, aveva già partecipato al film The Nice Guys mentre Masi Oka, ovvero l'Hiro di Heroes, compare nel film nei panni del detective Sasaki ma è anche e purtroppo uno dei produttori dell'intera baracca; a proposito di produttori, la Warner Bros. ci aveva visto lungo e aveva abbandonato il progetto, che Wingard ha poi dirottato verso Netflix. Gli altri due che hanno capito quale schifezza sarebbe uscita sono i registi Shane Black e Gus Van Sant, che hanno abbandonato l'impresa. Detto questo, se vi interessasse approfondire il discorso Death Note sappiate che, oltre al manga edito in Italia da Planet Manga, esistono una serie animata giapponese del 2006 (che ha generato film TV quali Death Note Relight - Visions of a God e Death Note Relight 2 - L's Successors) e una serie di live action che comprendono il film Death Note (2006), Death Note: The Last Name (2006), L: Change the World (2008) e Death Note: Light Up the New World (2016) seguiti da una miniserie televisiva del 2016 intitolata Death Note: New Generation. Potete quindi guardare tutta questa roba, oppure l'intera saga di Final Destination. ENJOY!
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martedì 29 agosto 2017
venerdì 21 agosto 2015
Il Bollodromo #10: Death Note di Tsugumi Ooba e Takeshi Obata
Dopo averne parlato con un amico, in queste settimane ho deciso di ripescare e rileggere il manga Death Note di Tsugumi Ooba e Takeshi Obata, pubblicato in Italia dalla Planet Manga e composto da 12 volumi più una sorta di compendio/guida alla lettura.
Di cosa parla?
Light Yagami è uno studente liceale molto dotato e brillante che, un giorno, entra in possesso di un Death Note, un quaderno che consente di uccidere le persone semplicemente scrivendoci sopra il loro nome. Il ragazzo comincia ad usare il quaderno (lasciato cadere sulla Terra per divertimento dal dio della morte Ryuk) per liberare il mondo dai criminali ma le sue buone intenzioni lo trasformano presto in un assassino privo di scrupoli...
Perché mi è piaciuto?
Cosa fareste voi se aveste tra le mani un quaderno capace di dare la morte a tutti coloro di cui conoscete volto e nome? Come può un essere umano rimanere tanto lucido davanti ad un simile potere da non cominciare ad usarlo per scopi poco nobili e decisamente personali? E qual è la differenza tra chi uccide per "giustizia" e chi per pura e semplice malvagità? Uccidere, a prescindere dalle motivazioni, non è già sbagliato di per sé? Questi sono i presupposti da cui parte Death Note, un manga che inizia come opera horror/fantastica e viene sviluppato con un approccio razionale ed estremamente logico, trasformando la caccia all'assassino in un'investigazione a tutti gli effetti (resa difficoltosa dal fatto che il protagonista ha ovviamente poteri ultraterreni assai difficili da provare empiricamente). Death Note è essenzialmente una sfida di intelligenza tra Light Yagami, ribattezzato dai media Kira come "killer" e l'abilissimo detective Elle e si snoda tra ininterrotti colpi di scena, cambi di schieramento, sacrifici di pedine, scazzatissimi interventi divini (gli Dei della morte sono in gran parte dei debosciati che giustamente non hanno alcun interesse per le umane vicende ma riescono a farsi manipolare da Light come fossero dei mocciosi) e ininterrotte elucubrazioni atte ad ingannare e prevenire le mosse del nemico. La sceneggiatura di Tsugumi Ooba mescola sapientemente i generi e anche i vari registri, passando dall'angosciante, al serio e persino al comico con invidiabile naturalezza e tenendo le fila di una storia incredibilmente complessa, zeppa di importantissimi personaggi secondari che, in qualche modo, l'autore riesce a rendere umani e complessi anche solo con un paio di dialoghi. I disegni di Takeshi Obata e il suo stile elegante e sobrio sono invece perfetti per raccontare attraverso le immagini le vicende di Light Yagami e compagnia; a rigor di logica, l'ambiente della polizia giapponese rischierebbe di risultare molto noioso sia da disegnare che da guardare ma Obata riesce a conferire ad ogni detective una caratteristica peculiare e un character design accattivante (Elle, Mello e Near sono graficamente assurdi, pur essendo esseri umani) e ovviamente si "sfoga" disegnando di tanto in tanto dei fantasiosi quanto darkettonissimi shinigami o gli stravaganti look della idol Misa Misa.
E quindi?
Quindi, come dimostra il fatto che a distanza di anni ho riletto l'opera almeno mezza dozzina di volte e ancora non mi sono stancata, Death Note è una piacevolissima lettura che consiglio senza remore. La prima parte a mio avviso è più incalzante, rapida ed esaltante, nella seconda diventa un po' più ripetitiva e i personaggi perdono un po' del carisma iniziale, inoltre ho trovato la conclusione leggermente "insapore" ma per il resto credo che il manga di Ooba e Obata meriti di fare bella mostra sugli scaffali di qualsiasi libreria!
Di cosa parla?
Light Yagami è uno studente liceale molto dotato e brillante che, un giorno, entra in possesso di un Death Note, un quaderno che consente di uccidere le persone semplicemente scrivendoci sopra il loro nome. Il ragazzo comincia ad usare il quaderno (lasciato cadere sulla Terra per divertimento dal dio della morte Ryuk) per liberare il mondo dai criminali ma le sue buone intenzioni lo trasformano presto in un assassino privo di scrupoli...
Perché mi è piaciuto?
Cosa fareste voi se aveste tra le mani un quaderno capace di dare la morte a tutti coloro di cui conoscete volto e nome? Come può un essere umano rimanere tanto lucido davanti ad un simile potere da non cominciare ad usarlo per scopi poco nobili e decisamente personali? E qual è la differenza tra chi uccide per "giustizia" e chi per pura e semplice malvagità? Uccidere, a prescindere dalle motivazioni, non è già sbagliato di per sé? Questi sono i presupposti da cui parte Death Note, un manga che inizia come opera horror/fantastica e viene sviluppato con un approccio razionale ed estremamente logico, trasformando la caccia all'assassino in un'investigazione a tutti gli effetti (resa difficoltosa dal fatto che il protagonista ha ovviamente poteri ultraterreni assai difficili da provare empiricamente). Death Note è essenzialmente una sfida di intelligenza tra Light Yagami, ribattezzato dai media Kira come "killer" e l'abilissimo detective Elle e si snoda tra ininterrotti colpi di scena, cambi di schieramento, sacrifici di pedine, scazzatissimi interventi divini (gli Dei della morte sono in gran parte dei debosciati che giustamente non hanno alcun interesse per le umane vicende ma riescono a farsi manipolare da Light come fossero dei mocciosi) e ininterrotte elucubrazioni atte ad ingannare e prevenire le mosse del nemico. La sceneggiatura di Tsugumi Ooba mescola sapientemente i generi e anche i vari registri, passando dall'angosciante, al serio e persino al comico con invidiabile naturalezza e tenendo le fila di una storia incredibilmente complessa, zeppa di importantissimi personaggi secondari che, in qualche modo, l'autore riesce a rendere umani e complessi anche solo con un paio di dialoghi. I disegni di Takeshi Obata e il suo stile elegante e sobrio sono invece perfetti per raccontare attraverso le immagini le vicende di Light Yagami e compagnia; a rigor di logica, l'ambiente della polizia giapponese rischierebbe di risultare molto noioso sia da disegnare che da guardare ma Obata riesce a conferire ad ogni detective una caratteristica peculiare e un character design accattivante (Elle, Mello e Near sono graficamente assurdi, pur essendo esseri umani) e ovviamente si "sfoga" disegnando di tanto in tanto dei fantasiosi quanto darkettonissimi shinigami o gli stravaganti look della idol Misa Misa.
E quindi?
Quindi, come dimostra il fatto che a distanza di anni ho riletto l'opera almeno mezza dozzina di volte e ancora non mi sono stancata, Death Note è una piacevolissima lettura che consiglio senza remore. La prima parte a mio avviso è più incalzante, rapida ed esaltante, nella seconda diventa un po' più ripetitiva e i personaggi perdono un po' del carisma iniziale, inoltre ho trovato la conclusione leggermente "insapore" ma per il resto credo che il manga di Ooba e Obata meriti di fare bella mostra sugli scaffali di qualsiasi libreria!
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| Elle sfida pubblicamente Kira, per la gioia dello shinigami Ryuk! |
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