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domenica 7 maggio 2017

Lupin the IIIrd: Chikemuri no Ishikawa Goemon (2017)

I fortunati che hanno potuto partecipare al Future Film Festival di Bologna si sono beccati venerdì, in anteprima nazionale, la proiezione di Lupin the IIIrd: Chikemuri no Ishikawa Goemon (ルパン三世 ~血煙の石川五ェ門 ovvero Ishikawa Goemon del fiotto di sangue), diretto dal sempre amato Takeshi Koike. Potevo rimanere indietro, io che amo Lupin con tutta me stessa? Ma anche no!


Trama: un killer chiamato Fantasma delle Bermuda cerca di uccidere Lupin, Jigen e Fujiko ma nel cammino si ritrova contro Goemon, intenzionato a vendicare il boss che lo aveva assunto come guardia del corpo, fatto fuori proprio dal Fantasma in questione...



Da quando è uscito Fujiko Mine to iu onna, il nome di Takeshi Koike risuona come musica nelle mie orecchie. Certo, Jigen Daisuke no Bohyou l'avevo accolto con la lacrima nell'occhio e le palpitazioni a tremila per un motivo ben preciso, che non si limitava solo al coinvolgimento di san Koike, ma anche un film interamente dedicato a Goemon, allo "spruzzo di sangue" che scaturisce dai tagli della sua spada, ha immediatamente attirato la mia attenzione, ci mancherebbe. D'altronde, quante volte abbiamo visto gli effetti della Zantetsuken, la celebre spada tagliatutto del samurai? Gente denudata, pallottole aperte in due, palazzi ridotti a pezzetti di carta, aereoplani esplosi in cielo quanti ne vogliamo e che goduria ma, in soldoni, sangue zero. Manco una goccia, credo nemmeno nella prima serie, anche se potrei sbagliare. Ora, adoro l'horror ma non sguazzo particolarmente nello splatter, quindi non ho bisogno di secchiate di rosso per poter apprezzare un'opera ma ammetto di aver provato una soddisfazione tutta particolare nel vedere la spada di Goemon spillare finalmente abbondanti spruzzi di sangue dai nemici e tagliare arti manco si ritrovasse nelle mani di O-Ren Ishii... e qui apro una bella parentesi. Katsuhito Ishii (nomen omen), l'artista dietro la meravigliosa sequenza animata di Kill Bill, è il consulente creativo di Chikemuri no Ishikawa Goemon e non deve quindi stupire che il 90% delle violentissime sequenze del mediometraggio urli QUENTINTARANTINO! (non WES ANDERSON!, ma questa la capiscono in pochi) da ogni fotogramma, né che i laidissimi yakuza con i quali si ritrova impelagato Goemon dall'inizio alla fine del film ricordino sia nelle sembianze che nelle movenze gli sgherri del boss Matsumoto. Posso anche dire con certezza che queste sequenze in particolare siano le migliori della pellicola in quanto, a differenza di Fujiko Mine to iu onna e Jigen Daisuke no Bohyou, Chikemuri no Ishikawa Goemon sa tanto di lavoro fatto in fretta e furia, con un villain principale pericoloso quanto volete ma dotato di un character design e di una presenza scenica imbarazzanti, le cui animazioni vengono riciclate più volte nella seconda parte dell'opera (i flashback mi vanno anche bene ma così, in un cartone animato breve come questo, alla quarta volta mi sento presa in giro).


Sangue a palate e animazione "sperimentale", chiamiamola così, sono quindi le cifre stilistiche di questa storia imperniata interamente su Goemon, che lascia ben poco spazio agli altri personaggi, tra i quali spicca uno Zenigata sempre piacevolmente hard boiled, come papà Koike desidera (e a questi punti vorrei uno speciale anche su Zazà, se permettete). Se cercate un approfondimento psicologico su Goemon, però, cascate male, ché il samurai viene dipinto come un freddo agglomerato di onore e viulenza. Peraltro, a un certo punto ho sentito anche odore di Lupin: l'avventura italiana per il modo debosciato in cui vengono dipinti Lupin, Jigen e Fujiko i quali, si può dire senza timore di offenderli, nel corso del film non fanno un belino a parte bere, mangiare e scappare dal Fantasma delle Bermuda, facendosi anche parecchio male (lasciamo perdere il taglietto ad altezza sise che si becca Fujiko ma Lupin si ritrova con la mano impalata e non batte ciglio mentre Zenigata, con quelle ferite, dovrebbe essere morto e non voglio nemmeno parlare di Goemon, letteralmente sezionato); visto il legame tra i quattro personaggi principali, tra l'altro, oserei dire che Chikemuri no Ishikawa Goemon sia collocabile temporalmente molto più avanti rispetto alle altre due opere di Koike e infatti i protagonisti hanno perso un po' quell'aria di selvatica diffidenza che caratterizzava i loro rapporti e li rendeva ancora più cool. Mancano, stavolta, anche quelle sequenze weird e gli omaggi ad un certo tipo di cinema di serie Z che erano un po' i punti di forza della "gestione Koike": il nuovo taglio di capelli di Fujiko e il vestitino anni '70 che la inguaina sono meravigliosamente stilosi ma miss Mine stavolta ha lasciato a casa tutta la sua tempra d'acciaio per vestire i panni di semplice gatta morta (con un modo per nulla ambiguo di fumare la pipa ad acqua, tra l'altro...) e persino Jigen, per quanto figherrimo con l'occhiale da sole vintaggio, è meno carismatico del solito. Insomma, siamo sempre mille spanne sopra le medi(ocri) produzione televisive nipponiche dedicate al ladro gentiluomo ma si sente odor di diludendo qui e là: a Také, so che puoi fare di meglio, quindi applicati e regalami un nuovo capolavoro (che so, un Zenigata Keibu no tejou) al più presto, grazie!
P.S. Grazie a questo film ho capito, alla veneranda età di 36 anni, che Jigen è il cognome del mio amato pistolero, non il nome. Serviranno anni di psichiatra per riprendermi da questa cosa, sappiatelo.

Daisuke. E vabbé. Sei figo lo stesso, tranquillo.
Del regista Takeshi Koike ho già parlato QUI.


Se Lupin the IIIrd: Chikemuri no Ishikawa Goemon (conosciuto anche col titolo internazionale di The Blood Spray of Goemon Ishikawa e quello italiano, meno incisivo, di Lupin III: Goemon Ishikawa), cercate di recuperare almeno la serie Una donna chiamata Fujiko Mine e Jigen Daisuke no Bohyou  oltre a Kill Bill vol. 1 e 2. ENJOY!

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