martedì 16 febbraio 2016

L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo (2015)

Dopo qualche giorno di pausa si torna a parlare di Oscar, nella fattispecie di L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo (Trumbo), diretto nel 2015 dal regista Jay Roach e tratto dall'omonima biografia scritta da Bruce Cook, per il quale Bryan Cranston è candidato come miglior attore protagonista.


Trama: il film racconta la storia dello scrittore e sceneggiatore Dalton Trumbo, costretto a lavorare sotto falso nome in quanto inserito in una lista nera di professionisti guardati con sospetto a causa del loro credo politico.


Quando si parla di America si pensa subito ad una Nazione dove i diritti vengono tutelati e chiunque può godere di libertà praticamente assoluta, soprattutto per quel che riguarda il suo credo religioso e politico. Certo, di tanto in tanto arrivano anche in Italia allarmanti notizie riguardanti imbarazzanti "incidenti" a sfondo razziale, che hanno per protagonisti soprattutto polizia e afroamericani, ma nel complesso è raro che si senta parlare di grandi personalità perseguitate per le loro idee: d'altronde, Travolta e Cruise sono sostenitori di Scientology, Trump è in corsa per la presidenza e nessuno li ha ancora presi a schiaffoni oppure interdetti per sempre dal mostrarsi in pubblico. Sul finire degli anni '40, invece, l'America era finita preda di un'imbarazzante ed assurda "caccia al comunista", che ha portato non solo l'uomo della strada a guardare con sospetto il proprio vicino ma addirittura alla costituzione della cosiddetta Commisione per le attività anti-americane da parte della Camera dei rappresentanti; vero, questa Commissione esisteva già all'epoca della seconda guerra mondiale ma è solo a ridosso degli anni '50 che ha cominciato ad estendere i suoi "tentacoli" anche ai quei rappresentanti della scena culturale accusati di essere comunisti e quindi, automaticamente, sovversivi, spie, Russi mancati, ecc. ecc., quindi diffidati dal continuare a fare il loro lavoro e, in generale, trattati come dei paria nell'ambito di qualsiasi realtà sociale. All'interno di questa imbarazzante pagina di Storia Americana si muove il caustico ed ironico Dalton Trumbo, costretto ad intraprendere un'estenuante battaglia fatta di sotterfugi e sofferenza "solo" per poter non soltanto consentire a lui e alla sua famiglia di sopravvivere ma anche per tornare ad esibire con orgoglio il proprio nome in calce alle sceneggiature da lui scritte. La pellicola di Jay Roach viene costruita come una biografia "surreale", nel senso che la situazione descritta ha dell'incredibile non solo per lo spettatore odierno, ma anche per chi si è trovato a viverla, inizialmente convinto che un Paese come l'America non sarebbe mai arrivato a boicottare dei rispettabili e famosi cittadini, men che meno a metterli in carcere. Alle quasi scanzonate scaramucce iniziali tra quelli che sarebbero diventati "I 10 di Hollywood" e feroci anti-comunisti come Hedda Hopper e John Wayne si sostituiscono a poco a poco la disperazione di chi finalmente comprende gli estenti del terrore da guerra fredda, di chi è costretto a tradire gli amici per continuare a lavorare, di famiglie costrette a mentire sulle attività dei propri cari e a vergognarsi di portare un determinato cognome, di vene creative prosciugate dall'inattività o dalla necessità di procacciarsi da vivere.


L'intera vicenda viene mostrata attraverso gli occhi di Dalton Trumbo, sceneggiatore colpito forse più di altri dall'amara ironia di questa situazione insostenibile, vincitore di due Oscar finiti in mano ad altri (il primo, per la sceneggiatura di Vacanze Romane, al prestanome Ian McLellan Hunter, il secondo, per quella de La più grande corrida, direttamente all'associazione degli sceneggiatori, visto che Robert Rich era solo uno pseudonimo), ritirati soltanto una volta che l'America intera era rinsavita da quell'assurda caccia alle streghe comuniste. Immerso all'interno della sua vasca, Trumbo affronta con incredibile arguzia e presenza di spirito l'opprimente atmosfera di una Guerra Fredda apparentemente infinita, senza smettere un attimo di battere le dita sui tasti della macchina da scrivere, vuoi per orgoglio, egoismo o semplice spirito di sopravvivenza; attorno a lui ruotano familiari giustamente sull'orlo di una crisi di nervi, parassiti della peggior specie, vendicativi paladini della "purezza occidentale" ma anche comunisti duri e puri che vorrebbero vederlo se non morto perlomeno schiacciato dalla sua (molto) altalenante dedizione alla causa e ciò che accomuna tutti i personaggi realmente esistiti è proprio la sfortuna di essere capitati in un periodo storico agghiacciante, doloroso ed umiliante sia per le vittime che per i carnefici. Non a caso, Trumbo è un film prevalentemente attoriale, interamente basato sulle performance di chi è riuscito a riportare sullo schermo, con una sensibilità incredibile, tutti i protagonisti di questa storia "senza vincenti". Bryan Cranston in primis meriterebbe l'Oscar perché il suo Dalton Trumbo è perfetto: in primo luogo, per l'aderenza a quello vero, come si può evincere da uno stralcio d'intervista riportato durante i titoli di coda, secondariamente per l'intensità messa nell'interpretazione, tanto che spesso ci si commuove davanti a quest'uomo che rifiuta, cocciutamente, di venire messo in ginocchio da un sistema sbagliato. Persino le figure più "banali" (mi si passi il termine) o più caricate risultano realistiche, questo vale sia per la figlia Nikola, interpretata da una Elle Fanning che ormai ha surclassato la sorella Dakota (a proposito, che fine ha fatto??), sia per l'enorme Frank King, incarnato da un John Goodman in stato di grazia; a queste persone magari poco conosciute si aggiungono le magistrali rappresentazioni di miti viventi quali John Wayne, Kirk Douglas, un esilarante Otto Preminger e la stronzissima "regina del gossip" Hedda Hopper, ennesimo ruolo capace di confermare la grandezza di una Helen Mirren che non sbaglia un colpo, che Dio la benedica.  L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo è un film che ha cuore, una pellicola interessantissima e capace di causare nello spettatore l'insana voglia di saperne di più non solo sullo sfortunato Dalton Trumbo ma anche e soprattutto su un periodo nerissimo della storia di Hollywood in particolare e dell'America in generale. Ecco perché in Italia lo hanno distribuito solo in una cinquantina di sale, bravi!!


Del regista Jay Roach ho già parlato QUI. Bryan Cranston (Dalton Trumbo), Michael Stuhlbarg (Edward G. Robinson), Helen Mirren (Hedda Hopper), Alan Tudyk (Ian McLellan Hunter), Roger Bart (Buddy Ross), Elle Fanning (Niki Trumbo) e John Goodman (Frank King) li trovate invece ai rispettivi link.

Diane Lane interpreta Cleo Trumbo. Americana, ha partecipato a film come I ragazzi della 56ma strada, Rusty il selvaggio, Charlot - Chaplin, Dredd - La legge sono io, Jack, L'uomo d'acciaio e ha lavorato come doppiatrice per il film Inside Out e il corto Il primo appuntamento di Riley. Ha 51 anni e tre film in uscita, tra cui Batman vs Superman: Dawn of Justice.


Louis C.K. (vero nome Louis Szekely) interpreta Arlen Hird. Americano, ha partecipato a film come Blue Jasmine e American Hustle - L'apparenza inganna. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 48 anni e un film in uscita, Pets - Vita da animali.


Christian Berkel interpreta Otto Preminger. Tedesco, ha partecipato a film come L'uovo del serpente, The Experiment, Bastardi senza gloria, Operazione U.N.C.L.E. e a serie come L'ispettore Derrick e Il commissario Rex. Ha 59 anni e un film in uscita.


Dean O'Gorman, che interpreta Kirk Douglas, era il nano Fili in tutti i film della trilogia de Lo Hobbit. Steve Martin non ha nulla a che vedere col film ma per qualche tempo, nei primi anni della sua carriera, è stato il fidanzato della figlia minore di Trumbo, Mitzi, senza avere idea di chi fosse Dalton Trumbo prima di conoscerlo di persona. Detto questo, se L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo vi fosse piaciuto, recuperate magari alcuni film scritti dallo sceneggiatore (tra i più famosi, anche relativamente recenti, ci sono i già citati Vacanze romane e La più grande corrida ma anche Spartacus e Always - Per sempre) e magari Good Night and Good Luck. ENJOY!


domenica 14 febbraio 2016

Zoolander (2001)

Siccome questa settimana è uscito il sequel, ho deciso di recuperare Zoolander, diretto nel 2001 dal regista Ben Stiller.


Trama: Derek Zoolander è un modello ormai in declino e un gruppo di non meglio identificati "pezzi grossi della moda" decidono di fargli il lavaggio del cervello e sfruttarlo per uccidere il primo ministro della Malesia...



All'epoca dell'uscita di Zoolander lo avevo un po' snobbato, vuoi perché ero nella fase "aulica" della mia cinefilia, vuoi perché il genere comico-demenziale non mi ha mai fatta impazzire. Negli anni (ne sono già passati ben 15!) non sono mai riuscita a guardare Zoolander per intero, sempre e solo qualche esilarante spezzone con l'aggiunta di battute ripetute tra amici e colleghi oppure ragguardevoli foto scovate su internet: effettivamente, credo non esista NESSUNO che non abbia incontrato almeno una volta l'Espressione Magnum scorrendo le bacheche Facebook degli amici. Quindi, è stato solo qualche giorno fa che mi è capitato di guardare consapevolmente Zoolander, dall'inizio alla fine e, pur non essendone rimasta entusiasta quanto mi sarei aspettata, devo ammettere di essermi fatta parecchie, grasse risate. La storia segue un canovaccio assai simile a quello di un cult come The Anchorman e di altri film interpretati da Will Ferrell (non a caso, presente anche in questa pellicola); la trama di Zoolander racconta infatti le peripezie di un divo ormai in declino, in questo caso un modello, ovviamente vanesio e decerebrato, che si ritrova a dover affrontare una situazione potenzialmente pericolosissima senza fondamentalmente capire una mazza di quello che sta accadendo. Zoolander segue lo schema di altri film simili anche nell'affiancare al protagonista almeno un personaggio dal Q.I. normale (qui c'è la giornalista del Times Matilda Jeffries, nonché moglie di Ben Stiller nella realtà) e altre "spalle" più o meno decerebrate come lui; essendo il film ambientato, in questo caso, all'interno del mondo della moda, una simile condizione viene soddisfatta facilmente ed ecco che Zoolander si ritrova affiancato dallo svanito amico/rivale Hansel, dai favolosi coinquilini Rufus, Brint e Meekus (troppo poco, ahimé), dalla tristissima famiglia di minatori e ovviamente dal "cattivissimo" Mugatu, che gli ruba la scena spesso e volentieri. La critica ad un mondo fatto di apparenza e vanità è corrosiva ma anche troppo didascalica e compiaciuta per credere che davvero quello della moda sia un universo detestato da Stiller, piuttosto si ha l'impressione che l'attore volesse "vincere facile" e, soprattutto, divertirsi ricamando sull'improvvisa fama di un personaggio inventato da lui e Drake Sather per un paio di speciali televisivi della VH1.


Detto questo, Stiller è semplicemente esilarante nei panni di Derek Zoolander, non tanto per la natura assolutamente clueless del personaggio quanto proprio per l'espressività dell'attore, con la sua duckface unita a due occhioni azzurri e spalancati (l'espressione Blue Steel, attenzione!!) e l'atavica incapacità di "girare a sinistra". A dargli manforte c'è un cast di attori e guest star che farebbe impallidire produzioni ben più blasonate. Agli amici di sempre Owen Wilson (perfetto nel ruolo del biondo Hansel), Vince Vaughn (è irriconoscibile ma è uno dei fratelli di Zoolander) e Will Ferrell (il migliore, Mugatu e i suoi vezzi da primadonna fanno piegare in due dalle risate) si aggiungono infatti attoroni del calibro di Milla Jovovich e Jon Voight ma, in generale, ogni scena del film conta l'apparizione di perlomeno UN personaggio famoso nei panni di se stesso, "gente" come David Bowie o Billy Zane pronta a prendersi in giro e a dare un'immagine assolutamente surreale del proprio modo di vivere, oppure VIP che si "limitano" semplicemente a metterci la faccia, anche non accreditati. I vivacissimi e abbondanti costumi giocano una parte importantissima nella riuscita del film, anche perché trucco e parrucco di Zoolander, Hansel, Mugatu e compagnia sono talmente improbabili e allo stesso tempo, ahimé, assurdamente plausibili che sarebbe impensabile fare senza, in una parodia del mondo della moda, ma anche la colonna sonora non è da sottovalutare: il mood della pellicola è interamente all'insegna di melodie festaiole e un po' gaye anni '80/'90 e azzardati remix che toccano pezzacci quali la fondamentale Relax, Let's Dance, Wake me Up Before You Go-Go, Call Me e molte altre hit piacione. Visto Zoolander, sono davvero curiosa di capire cosa potrebbe raccontare ancora il seguito e, onestamente, temo molto la fregnaccia fuori tempo massimo ma devo anche ammettere che l'Espressione Magnum mi ha conquistata... quindi spero in un'espressione ancora più bella, bella, bella in modo assurdo.


Di Ben Stiller, regista, co-sceneggiatore e volto di Derek Zoolander, ho già parlato QUI. Owen Wilson (Hansel), Will Ferrell (Mugatu), Milla Jovovich (Katinka), Alexander Skarsgård (Meekus), James Marsden (John Wilkes Booth) e Vince Vaughn (Luke Zoolander) li trovate invece ai rispettivi link.

Christine Taylor interpreta Matilda Jeffries. Americana, moglie di Ben Stiller, ha partecipato a film come Giovani streghe, Palle al balzo - Dodgeball, Tropic Thunder e a serie come Dallas, Bayside School, Blossom, Ellen, Friends, My Name is Earl e Hannah Montana; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie American Dad! e Phineas e Ferb. Ha 45 anni e un film in uscita.


Jerry Stiller (vero nome Gerald Isaac Stiller) interpreta Maury Ballstein. Americano, padre di Ben Stiller,  ha partecipato a film come Airport 75, Su e giù per i Caraibi, Grasso è bello, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Hairspray: Grasso è bello e a serie come Love Boat, La signora in giallo, L'ispettore Tibbs, Hercules e Sex and the City. Anche produttore e regista, ha 89 anni e un film in uscita.


David Duchovny interpreta J.P. Prewitt. Indimenticabile agente Fox Mulder della serie X-Files, lo ricordo anche per film come Una donna in carriera, ... non dite a mamma che la babysitter è morta!, Beethoven, Charlot - Chaplin, Kalifornia, X-Files - Il film, Evolution e X-Files: Voglio crederci; inoltre, ha partecipato ad altre serie come I segreti di Twin Peaks, Millenium, Sex and the City, Californication e lavorato come doppiatore in uno storico episodio de I Simpson. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 56 anni.


Jon Voight (vero nome Jonathan Vincent Voight) interpreta Larry Zoolander. Americano, lo ricordo per film come Un uomo da marciapiede, Un tranquillo weekend di paura, Tornando a casa (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), Heat - La sfida, Anaconda, L'uomo della pioggia, Nemico pubblico e Il mistero dei templari; inoltre, ha partecipato a serie come 24. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 78 anni e quattro film in uscita tra cui Animali fantastici e dove trovarli.



Tra le celebrità che sono riuscita a vedere e soprattutto riconoscere (tolti ovviamente i mitici David Bowie e Billy Zane, graziati da due comparsate un po' più lunghe e significative!) segnalo Donald Trump, Christian Slater, Cuba Gooding Jr., Natalie Portman, Fabio, Lenny Kravitz, Gwen Stefani, Paris Hilton, Fred Durst, Winona Ryder e Donatella Versace mentre Andy Dick è irriconoscibile nei panni della massaggiatrice Olga, piccolo cammeo che si è ritagliato per non aver potuto accettare il ruolo di Mugatu. Inoltre, assieme al padre e alla moglie di Ben Stiller ci sono anche la madre Anne Meara (la donna che colpisce Mugatu con un uovo), la sorella Amy Stiller (una degli amici nel loft di Hansel) e il fratellastro Mitch Winston (il regista di una pubblicità). Probabilmente furioso per non essere stato infilato nel novero delle guest star, quella pazza di Bret Easton Ellis ha invece deciso di citare in giudizio Stiller e compagnia perché la trama di Zoolander sarebbe molto simile a quella del suo romanzo Glamorama; la contesa è stata risolta fuori dai tribunali ed è morta lì, probabilmente con l'aiuto di una vagonata di dollari. Bah. Detto questo, se Zoolander vi fosse piaciuto andate a vedere il secondo capitolo e aggiungete Palle al balzo - Dodgeball, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby e Starsky & Hutch. ENJOY!

venerdì 12 febbraio 2016

L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (1972)

Prima o poi doveva succedere. Il Bolluomo ormai vittima del Wing Tsun e del culto di Bruce Lee mi ha costretta a lasciare a metà la visione de Il sesto senso, troppo terrificante per quel povero Cristo che ha la sventura di starmi accanto, per dedicarci a L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (Meng long guo jiang), diretto e sceneggiato nel 1972 da Bruce Lee in persona.



Trama: il giovane esperto di arti marziali Chen arriva a Roma per aiutare alcuni suoi compatrioti cinesi, proprietari di un ristorante che fa gola alla malavita locale...



Prima di inoltrarmi nella disamina di questa famosissima opera di Bruce Lee lasciate che vi racconti del diludendo salitomi sulle spalle a mo' di carogna a fine visione, quando grazie a quel blog illuminato che risponde al nome de I 400 calci ho capito di avere guardato un film mutilato, sia dalla censura occidentale che dall'adattamento italiano. Ormai avrete capito che io ESIGO l'integralità, anche quando si tratta di film DI menare o supercazzole, soprattutto se ciò che viene tagliato serve a mostrare la differenza di culture, lingue e tradizioni tra il Paese d'origine del film (in questo caso Hong Kong) e quello in cui la pellicola è ambientata (in questo caso Roma); ai fini della trama potrà anche non servire a nulla vedere Bruce Lee che sbaglia le ordinazioni al ristorante, cambia i soldi in banca e viene rimorchiato da una prostituta ma serve a me per contestualizzare meglio il film e capire come venivamo visti all'epoca da una star cinese che mirava a commercializzare la sua opera all'estero. E' un modo per rendermi conto di come non fossimo così diversi, perché questi scontri culturali erano gli stessi che ci deliziavano guardando un Vacanze in America o un Chi trova un amico trova un tesoro, ed è anche una conferma di quanto i B-Movies ambientati all'estero avessero più o meno le stesse trovate comiche, a prescindere dal loro Paese di origine. Di fatto, L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente è MOLTO occidentale e non solo per l'ambientazione ma anche per i nemici che il protagonista si trova davanti, per la natura prettamente economica della "causa" alla quale si consacra (non c'è la lotta per l'onore o per la libertà ma solo il desiderio di levarsi dalle scatole un branco di gangster che impediscono ai propri connazionali di lavorare e forse, un giorno, tornare ricchi al loro Paese), per lo stile di combattimento utilizzato e, ovviamente, per LA guest star del film. Un giovane Chuck Norris col piglio da zamarro, il taglio di capelli a scodella e la peluria pettorale di Austin Powers, giustamente elevata dal buon Bruce Lee a simbolo dell'occidentalità da distruggere con un bello strappo.



Il combattimento finale con Chuck Norris è, neanche a dirlo, il clou del film. La scena finale di L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente è ambientata in un Colosseo trasformato per l'occasione in un delirante labirinto pieno di echi terrificanti, capaci di amplificare all'infinito la risata di scherno del viceboss baulicciu; il combattimento in sé è stato poi girato in studio e buona parte del fascino del film risiede anche in quei fondali palesemente finti davanti ai quali Chuck e Bruce si studiano e si colpiscono, un po' al ralenti e un po' a velocità normale quasi ci trovassimo davanti ad uno scontro tra titani, il tutto davanti agli occhi... di un tenerissimo gattino. Giuro. Gli altri combattimenti sono invece finti quanto le sberle che Bud e Terence tiravano ai nemici, o meglio, si vede che Bruce Lee si sbatte e si profonde in quelle acrobazie fantastiche e quegli urli che lo hanno reso tanto famoso ma gli avversari nemmeno tentano di toccarlo, la maggior parte delle volte! Per quel che riguarda gli attori, a Bruce e Chuck basta soltanto la presenza per diventare icone immortali, i "buoni" sono sostanzialmente dei figuranti poco carismatici e i nemici sono invece delle macchiette fenomenali che spaziano dal "tamarro dietro un angolo che voleva in***armi la vespa" al fricchettone sciccoso orientale che vorrebbe fa' l'americano ma anche no. Menzione d'onore spetta a Nora Miao, il cui nome mi ha letteralmente uccisa dalle risate e che, se vogliamo proprio essere fiscali, è l'unica "Chen" presente in tutto il film. L'adattamento italiano, infatti, non solo ha cambiato il discorso finale dello zio ma anche il nome dei personaggi; la bella Chen Ching-Hua è diventata Lao-Shan mentre Tang Lung è diventato Yen Chen. Vi pungesse mai vaghezza di guardare L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente evitate dunque le versioni italiane e mettetevi alla ricerca di Way of the Dragon in lingua inglese su Youtube!



Di Chuck Norris, che interpreta Colt, ho già parlato QUI.

Bruce Lee (vero nome Lee Jun Fan) interpreta Tang Lung ed è il regista e sceneggiatore della pellicola. Nato a San Francisco, lo ricordo per film come Il furore della Cina colpisce ancora, Dalla Cina con furore, I tre dell'operazione drago e per serie come Batman e The Green Hornet. Anche stuntman e produttore, è morto nel 1973 all'età di 32 anni.



Se L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente vi fosse piaciuto recuperate gli altri film con Bruce Lee, ovviamente. ENJOY!


giovedì 11 febbraio 2016

(Gio)WE, Bolla! del 11/2/2016

Buon giovedì a tutti!! Questa settimana esce L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo,  per il quale Bryan Cranston è candidato all'Oscar e indovinate un po'...? Non ve lo sto neanche a dire, ovviamente. Nell'attesa che (speriamo!) arrivino Deadpool, The Danish Girl, Zootopia e (risate registrate, please!!) Lo chiamavano Jeeg Robot, vediamo cosa riserva a noi poveri savonesi questa settimana zeppa di commedie... ENJOY!

Perfetti sconosciuti
Reazione a caldo: Mhh...
Bolla, rifletti!: Fin dal trailer questa non mi è sembrata la solita commedia cazzona italiana ma qualcosina di più, con dei vaghi echi del Carnage Polanskiano. Ho preso forse un abbaglio? Chissà...

Zoolander 2
Reazione a caldo: Espressione Magnum!
Bolla, rifletti!: Preparare mi sono preparata e il post sul primo Zoolander dovreste leggerlo domenica, nel frattempo mi chiedo se questo sequel riuscirà ad eguagliare quello che, col tempo, è diventato un cult. Ne dubito ma probabilmente gli darò una chance, anche solo per il bene che voglio a Ben Stiller!

Single ma non troppo
Reazione a caldo: Bah.
Bolla, rifletti!: Produce Drew Barrymore ma lo stesso non mi fido di questa commedia a base di single americane sgallettate, sento odore di banalità. Ve lo lascio più che volentieri!!

E siccome al cinema d'élite continuano a dare Remember, vi do appuntamento alla prossima settimana... ENJOY!

mercoledì 10 febbraio 2016

David Bowie Day - The Prestige (2006)



A seguito del vuoto incolmabile lasciato da David Bowie era inevitabile che il gruppetto di blogger di cui mi pregio di far parte decidesse di dedicare un "day" all'Uomo che cadde sulla terra. Come al solito arrivo tardi e conseguentemente male alloggio tanto che, tolti i titoli importanti di cui avevo già parlato sul Bollalmanacco, erano rimaste libere ben poche pellicole col Duca Bianco come unico protagonista, quindi ho dovuto "ripiegare" su The Prestige, diretto e co-sceneggiato nel 2006 dal regista Christopher Nolan.


Trama: dopo un terribile incidente accorso durante uno spettacolo di magia, il rapporto di amicizia professionale tra due prestigiatori diventa un odio reciproco radicato negli anni, una scalata al successo senza esclusione di colpi...



Il post dovrebbe essere dedicato a David Bowie, quindi parliamo del Duca Bianco e del perché Christopher Nolan ha voluto giustamente a tutti i costi che il cantante partecipasse a The Prestige. Il film dell'autore inglese racconta la storia di due prestigiatori, Robert Angier e Alfred Borden, dichiaratamente due imbonitori che devono convincere il loro pubblico a credere in una magia fatta di trucchi, illusioni ed inganni; molte volte nel corso della pellicola viene ribadito il concetto e la trama è interamente giocata sul continuo scambio di ruoli tra Angier e Borden i quali, a turno, diventano l'ingannatore e l'ingannato, il prestigiatore e il pubblico che deve scoprire quali assi si nascondano nella manica dell'avversario. A scombinare le carte all'interno di una storia vissuta da due "semplici" esseri umani, per quanto incredibili, arriva ad un certo punto "lo stregone", come viene definito dal personaggio di Michael Caine, Nikola Tesla. Tesla è una persona realmente esistita, un pioniere dell'ingegneria elettrica dalle molte idiosincrasie e dalla mente geniale, ma all'interno della pellicola di Nolan viene descritto più come un mago che come uno scienziato, quasi un visionario osteggiato dal "malvagio" Edison (per il quale, peraltro, Tesla ha davvero lavorato prima di venire derubato dei suoi progetti e spedito fuori dall'azienda a calci nel sedere); relegato all'interno di un laboratorio/rifugio in cima alle montagne del Colorado, il Tesla di Bowie sembra un novello Dottor Frankestein ma non c'è follia nel suo sguardo, semmai una dolorosa consapevolezza di ciò che lo circonda e di quello che si cela nel futuro. La performance di Bowie, per quanto breve, si carica della personalità magnetica dell'attore/cantante e conferisce al personaggio un nobile distacco, una saggezza superiore, un'aura quasi ultraterrena: arrivato agli inizi del nuovo millennio il Duca Bianco poteva permettersi di nobilitare qualunque pellicola anche solo in virtù del suo fascino e della sua presenza scenica, non a caso qualche anno prima era stato Ben Stiller a decretare Bowie arbitro indiscusso di un'improbabile contesa tra fotomodelli mentre in The Prestige il cantante si erge a nume tutelare e figura di riferimento all'interno della terribile faida tra i due protagonisti che, diciamocelo, per almeno una decina di minuti scompaiono, inghiottiti dallo sguardo bicromo dello splendido David.


Ovviamente, The Prestige non ruota attorno a David Bowie, nonostante il suo personaggio sia una figura chiave all'interno della trama. La pellicola di Nolan è splendida a prescindere, forse il film del regista che ho preferito, ancora più di Inception, per il modo subdolo che ha di ingannare lo spettatore creando una sorta di identificazione non solo con l'ingenuo (e tuttavia molto esigente!) pubblico dell'epoca ma anche con i due protagonisti, vittime della propria curiosità ancor più che della loro ambizione. Intendiamoci, Angier e Borden sono due personaggi deprecabili, ognuno per motivi diversi, e non si fa in tempo a provare pena per il dolore dell'uno o i fallimenti dell'altro che Nolan cambia le carte in tavola e alla pietà si sostituisce l'odio e viceversa, come in un carosello apparentemente infinito. Merito non solo della sceneggiatura ad orologeria ma anche di un intelligente montaggio che scivola con eleganza tra presente e passato, costringendo lo spettatore a seguire le vicende con estrema attenzione. La macchina da presa di Nolan non lesina spettacolari coreografie dei numeri di magia e le inquadrature giocano con l'occhio dello spettatore, costringendolo dapprima a concentrarsi sui dettagli o i piccoli trucchi per poi allargare all'improvviso il campo di ripresa e scioccare l'occhio con macroscopiche e inquietanti rivelazioni, troppo grandi per rimanere nascoste a lungo. Affiancati da un cast di supporto di prima scelta (il già citato Michael Caine, Scarlett Johansson, Rebecca Hall e Andy Serkis), Christian Bale e Hugh Jackman duettano e soprattutto duellano dall'inizio alla fine del film, cercando di accaparrarsi non solo le simpatie del pubblico ma anche i favori di chi potrebbe aiutarli a prevalere e placare finalmente la loro devastante sete di vendetta unita ad un pericoloso desiderio di imperitura gloria. Di fronte a simili modelli di rovina faustiana fa quasi specie pensare che David Bowie, talmente "superiore" a noi miseri umani da far davvero pensare ad un patto col diavolo, in The Prestige giochi il ruolo del saggio e misterioso deus ex machina ma tant'è, il Duca Bianco è stato anche questo ed è bello ricordarlo anche in questi piccoli, grandi cammei.


Di David Bowie, ovviamente, ho già parlato sul Bollalmanacco, ecco l'elenco dei post "a tema" che potete trovare:

Elegantissimo vampiro in Miriam si sveglia a mezzanotte (1983)


Il mio primo amore, Jareth il Re dei Goblin, in Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)


Qui invece trovate l'elenco degli omaggi tributati al grande Artista dagli altri blogger:

L’uomo che cadde sulla terra (1976) su In Central Perk
The Elephant Man (1980) su The Obsidian Mirror
ChristianeF. (1981) su Mari’s Red Room
Furyo (1983) su White Russian
Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) su Combinazione Casuale
Tutto in una notte (1985) su Non c’è paragone
Labyrinth (1986) su Director’s Cult
C.R.A.Z.Y (2005) su Pensieri cannibali
Zoolander su Viaggiando (meno)



martedì 9 febbraio 2016

Bollalmanacco On Demand: The Divide (2011)

Primo appuntamento dell'anno col Bollalmanacco On Demand! Il post odierno esaudisce la richiesta di Laura e verte interamente sull'angosciante e bellissimo The Divide, diretto nel 2011 dal regista Xavier Gens. Il prossimo On Demand sarà L'inquilino del terzo piano. ENJOY!


Trama: a seguito di un attacco nucleare un gruppo di persone si ritrova bloccato all'interno di uno scantinato. La situazione precipita quando le poche provviste cominciano a scarseggiare...



Alla fine di The Divide mi sono chiesta perché diavolo nessuno mi avesse mai parlato di questo film, un gioiellino talmente carico di angoscia e cattiveria che arrivare al termine della visione non è stata proprio una passeggiata, tanto che sul finale sono scoppiata in un pianto tra il liberatorio e lo sconfortato. Probabilmente è la vecchiaia che mi porta a versare lacrime per un film telefonato sin dalle prime sequenze, all'interno del quale ogni personaggio ha un destino e un'evoluzione scritti in fronte alla prima comparsa, ma sta di fatto che, nonostante le trame basate su un gruppo di persone costrette a convivere in condizioni estreme siano tante quante le stelle in cielo, le vicende di Eva e compagnia mi hanno presa all'amo e non sono più riuscita a staccare gli occhi dallo schermo. Forse è perché all'angoscia di un evento terribile come un attacco nucleare viene fatto seguire l'inspiegabile comportamento violento di quelli che dovrebbero essere i "salvatori" degli eventuali superstiti, cosa che rende la prigionia dei protagonisti ancora più claustrofobica e porta inevitabilmente lo spettatore a concentrarsi sul progressivo sgretolamento della sanità mentale dei pochi sopravvissuti; fin da subito capiamo infatti che Eva e gli altri sono una triste accozzaglia di casi umani e c'è solo da scommettere su chi perderà la testa per primo. Gli eventi di The Divide scalfiscono lentamente ma inesorabilmente le corazze e le maschere indossate dai protagonisti, rivelando la reale natura celata dalle convenzioni sociali o sopita da anni di comodità e sicurezza. Come da manuale, quelli che fanno la voce più grossa saranno i primi a soccombere al terrore di questa nuova situazione mentre altri coglieranno la palla al balzo per tirare fuori un insospettato coraggio e troncare i legami con un'esistenza insopportabile: tante volte, pare suggerire il finale di The Divide, è meglio chiudere gli occhi e fare un salto nel buio anche a costo di affrontare qualcosa di ancora peggiore piuttosto che continuare a crogiolarsi in un falso, opprimente senso di sicurezza.


La trama "banale" di The Divide viene ovviamente resa più emozionante da un paio di interpretazioni con i controcosiddetti e da una regia che sceglie di contrapporre l'oscurità, lo sporco e lo squallore del rifugio "sicuro" all'abbacinante bianco di un'ingannevole salvezza esterna; tra l'altro, per essere una produzione piccola rispetto a quelle dei blockbuster internazionali, The Divide vanta una sequenza iniziale e una finale che lasciano a bocca aperta per la cura con la quale sono stati realizzati i rispettivi effetti speciali. Per quel che riguarda gli attori, Lauren German, Michael Biehn e un'irriconoscibile Rosanna Arquette offrono delle performance da pelle d'oca ma chi mi ha sorpreso in positivo, nonostante non lo tollerassi già dai tempi di Heroes, è Milo Ventimiglia, capace di passare in un attimo da eroe senza paura a sfattone in grado di provocare allo stesso tempo disgusto, fascino, terrore e pietà. Sono andata poi a guardare la filmografia di Xavier Gens perché, per un attimo, una delle scene clou di The Divide mi ha richiamato alla mente Gloria e temevo di avere davanti una "DuWelzata", mi si perdoni lo svarione provocato dagli shock dovuti alle mie terribili esperienze con gli horror francesi di ultima generazione. Devo dire comunque che, dopo la splatterata quasi insopportabile di Frontiers, questo approccio più pacato passante per l'horror post-apocalittico del regista francese non mi è dispiaciuto per nulla e sono contenta che, per una volta, la nascita di un'eroina cazzuta e consapevole non sia passata per la mortificazione del suo corpo o di quello di qualche bambino non ancora nato. Al momento, Gens sta girando The Crucifixion, interamente basato su un esorcismo finito male, chissà che il suo modo di affrontare i cliché del genere horror non subisca un'ulteriore evoluzione. Staremo a vedere, nel frattempo cercate di recuperare The Divide perché ne vale davvero la pena!


Del regista Xavier Gens ho già parlato QUI. Lauren German (Eva), Milo Ventimiglia (Josh) e Michael Eklund (Bobby) li trovate invece ai rispettivi link.

Michael Biehn interpreta Mickey. Americano, ha partecipato a film come Grease, Terminator, Aliens - Scontro finale, La settima profezia, The Abyss, The Rock e Planet Terror. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 60 anni e otto film in uscita.


Rosanna Arquette interpreta Marilyn. Americana, la ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Fuori orario, Pulp Fiction, Crash e FBI - Protezione testimoni, inoltre ha partecipato a serie come Will & Grace, Malcom, Grey's Anatomy e Medium. Anche regista, produttrice e sceneggiatrice, ha 57 anni e quattro film in uscita.


Se The Divide vi fosse piaciuto recuperate The Hole e The Experiment. ENJOY!




domenica 7 febbraio 2016

Amanti d'oltretomba (1965)

Purtroppo ho un po' abbandonato la Danse Macabre kinghiana e spero di riprenderla nel corso di questo 2016 ma nell'attesa ho recuperato un altro bell'horror vintage come Amanti d'oltretomba, diretto e co-sceneggiato nel 1965 dal regista Mario Caiano.


Trama: la bella Muriel e il suo amante vengono torturati ed uccisi dal marito di lei, un folle scienziato che cerca il modo di ottenere la vita eterna. Vistosi privato della ricca eredità di Muriel, lo scienziato decide di sposare Jenny, la sorella di lei da tempo internata in un manicomio, e di farne la sua prossima vittima ma lo spirito della defunta moglie pare non conoscere pace...



Ah, la meravigliosa ed elegante Barbara Steele, basta la sua sola presenza a nobilitare qualsiasi gotico d'annata! Se poi il gotico in questione è un particolare ibrido che mescola ghost story, scienziati à la Frankenstein, vampirismo e persino zombi, si ottiene un gioiellio come Amanti d'oltretomba che pare classico e banale ma tanto comune non è. Il canovaccio di base è quello tipico del romanzo gotico di metà '700, con un'eroina particolarmente sensibile e sfortunata che viene presa di mira da un bruto deciso a portarla alla follia prima di ucciderla ed impossessarsi delle sue ricchezze (vi dice nulla Crimson Peak?) senonché le precedenti vittime del bVuto in questione in qualche modo riescono a manifestarsi mettendo in guardia la damsel in distress; a questo soggetto di partenza Mario Caiano e Fabio De Agostini (con un po' di aiuto da parte di Edgar Allan Poe e del suo "cuore rivelatore") aggiungono uno scienziato che più che pazzo è molto sadico ed indugia in torture sicuramente abbastanza "spinte" per l'epoca, un finale che ricorda parecchio I vampiri di Freda e la terrificante minaccia di un paio di spiriti molto "concreti" e malvagi, privati comprensibilmente di qualsivoglia barlume di umana pietà. Il risultato è una storia che mette anche troppa carne al fuoco ma riesce tuttavia ad interessare lo spettatore con i suoi misteri appena accennati e ad inquietarlo, soprattutto con un finale i cui dialoghi parrebbero presi da un libro di De Sade o da un romanzo di Clive Barker.


Come ho detto all'inizio, Barbarona Steele da letteralmente il bianco (e nero) in un altro doppio ruolo che sembra stato scritto apposta per lei; la bionda ed innocente Jenny a dire il vero si fa spesso rubare la scena dalla conturbante Solange di Helga Liné ma per quel che riguarda Muriel l'attrice da sfogo a tutta la sua sensualità e crea un meraviglioso mostro di insoddisfatta indolenza e vendicativa perfidia. Il trucco finale della Steele, peraltro anticipato da uno dei mille titoli con i quali Amanti d'oltretomba è stato distribuito all'estero, è inaspettato e favoloso, reso ancora più efficace dalla nitidissima fotografia in bianco e nero. Mario Caiano avrebbe voluto aggiungere il colore rosso nelle scene più gore (non sono poche in effetti e il sangue è un elemento importante della vicenda, ergo avrebbe fatto un figurone!) ma il bianco e nero di Amanti d'oltretomba conferisce al film un fascino particolare che accentua ancor più il dualismo di Jenny e Muriel e rende paradossalmente ancora più luminosi elementi fondamentali per il film come il fuoco e l'elettricità. Lo spettatore attento verrà inoltre omaggiato, durante la visione, di un'inaspettata chicca non anticipata dai titoli di testa (caratterizzati dall'immagine statica di un'inquietante coppia demoniaca), ovvero dalla colonna sonora composta da un Ennio Morricone non ancora assurto al gotha della musica mondiale e il cui stile si riconosce soprattutto per via della melodia suonata al pianoforte da Muriel. Concludendo, se vi piace il gotico nostrano cercate di recuperare Amanti d'oltretomba, non resterete delusi!


Di Barbara Steele, che interpreta sia Muriel che Jenny, ho già parlato QUI.

Mario Caiano (come Allen Grünewald) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Nato a Roma, ha girato film come Ulisse contro Ercole, Le pistole non discutono, Il mio nome è Shangai Joe, ... a tutte le auto della polizia..., Milano violenta, La svastica nel ventre e Napoli spara!. Anche produttore e attore, è morto nel settembre del 2015, all'età di 82 anni.


Paul Muller interpreta il Dr. Stephen Arrowsmith. Svizzero, ha partecipato a film come Totò cerca moglie, I vampiri, Il compagno Don Camillo, Il conte Dracula, Vampyros lesbos, La figlia di Frankenstein, Fantozzi contro tutti, Sogni mostruosamente proibiti, Fracchia contro Dracula, Montecarlo Gran Casinò, Fantozzi va in pensione, Le porte dell'inferno, La casa del sortilegio, Bloody Psycho, Fantozzi alla riscossa, Le comiche 2 e a serie come L'ispettore Derrick. Ha 92 anni.


Se aveste voglia di guardare Amanti d'oltretomba sappiate che su Youtube potete trovarne una bella versione uncut, per quanto in lingua inglese, altrimenti recuperate I vampiri e La maschera del demonio. ENJOY!

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