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lunedì 11 marzo 2024

Oscar 2024

Buon lunedì a tutti! Dopo due notti matte e disperatissime, gatta Sandy ha scelto proprio questa per dormire fino alle 5, facendomi perdere la serata degli Academy Awards. Poco danno. Quest'anno il mio tifo da stadio era ai minimi storici e le uniche due cose che m pento di non aver visto sono John Cena ignudo e l'esibizione di Ryan Gosling sulle note di I'm Just Ken, per il resto direi che questa sia stata una delle edizioni più "educate" e prevedibili di sempre, almeno a livello di premi. Sarà, infatti, molto facile scrivere il post visto che un film ha vinto praticamente tutto... ENJOY!


Come ampiamente previsto, Oppenheimer ha vinto la statuetta come miglior film e Christopher Nolan quella come miglior regista. L'esito era scontato fin dall'uscita della pellicola: stavolta il regista britannico ha unito la sua indiscutibile tecnica a una storia universale, perfetta per il periodo storico, realizzando un film evento che, diciamolo senza paura, ha sfruttato anche l'antagonismo verso Barbie, uscito ridimensionato e sconfitto con una cattiveria tale da chiedermi cos'abbia fatto di così male all'industria cinematografica. Oppenheimer si porta a casa altri cinque Oscar. Uno, scontatissimo, per Cillian Murphy come miglior attore protagonista (perfetto, non discuto assolutamente, ma posso comunque spendere una lacrima per Paul Giamatti?), uno per Robert Downey Jr. (avrei preferito il collega Mark Ruffalo ma ogni premio dato a Robertino è cosa buona e giusta) e tre premi "tecnici", il doveroso miglior colonna sonora e i più discutibili miglior fotografia e montaggio, che io avrei dato rispettivamente a El conde e Anatomia di una caduta


Altro Oscar ampiamente prevedibile e doverosissimo è stato quello ad Emma Stone come miglior attrice protagonista in Povere creature! A chi ha non ha dormito per giorni pensando a un colpo di mano di Lily Gladstone ricordo che Scorsese è stato snobbato per film molto migliori della sua ultima opera, quindi un po' di realismo ci stava, su. L'ultimo film di Lanthimos partiva stra-favorito ma, tolto l'oscar alla strepitosa Stone, alla fine si è "limitato" ad ottenere riconoscimenti per gli spettacolari costumi, l'interessantissimo trucco e parrucco e le altrettanto splendide scenografie (anche se avrei preferito che il premio andasse a Barbie, visto tutta la vernice rosa consumata).


Vince l'Oscar come miglior attrice non protagonista Da'Vine Joy Randolph. Quest'anno non c'era nessun'attrice che mi ispirasse per la categoria, quindi una vale abbastanza l'altra. Auguro alla vincitrice di non fare la fine di molte altre sue colleghe esordienti, finite nel dimenticatoio dopo la brillante carriera promessa dalla statuetta.

Comunque la prossima volta scegli un altro abito, please

Anatomia di una caduta
vince la miglior sceneggiatura originale lasciandomi molto soddisfatta. E' l'unico premio andato a un film partito favoritissimo, ma meglio che rimanere a bocca asciutta.


La miglior sceneggiatura non originale è andata a un film che, a me personalmente, ha detto proprio poco ma che ha fatto sfracelli in patria, American Fiction. Forse non era il mio genere, ma era quello che meno preferivo tra tutti i candidati. Meglio questo che altri premi per cui era in lizza, per carità.


Mi dispiace per i patrioti, ma sono molto contenta che l'Oscar per il miglior film straniero sia andato a La zona d'interesse, uno dei pochi film di quest'anno ad avermi convinta in toto, che giustamente porta a casa anche l'Oscar per il miglior sonoro, tratto distintivo e fondamentale della pellicola.


Travolge, giustamente, lo strapotere dell'animazione americana l'ultima opera di Miyazaki sensei, Il ragazzo e l'airone. Sono curiosissima di vedere Il mio amico robot ma, nel frattempo, gioisco per lo Studio Ghibli e il suo fondatore (che, conoscendolo, avrà gettato già la statuetta nel bidone della rumenta).

Siccome il sensei non era presente, è giusto postare della figaggine

Infine, riassumo quell'altro paio di premi "tecnici" andati ad altre pellicole. Godzilla -1.0, che purtroppo non ho visto, vince l'Oscar per i migliori effetti speciali. Barbie, alla fine, ha vinto solo la miglior canzone originale, purtroppo non I'm Just Ken come avrei voluto ma What Was I Made For? (oh, ma mai una gioia, eh). Aggiungo, come ogni anno, quelle categorie di cui non ho assolutamente conoscenza, tranne che per lo spettacolare La meravigliosa storia di Henry Sugar, giustamente vincitore del premio come miglior corto: 20 Days in Mariupol Miglior Documentario (mi è bastato il trailer per sentirmi male e piangere, vi credo sulla fiducia), The Last Repair Shop come Miglior Corto Documentario e War Is Over! come Miglior Corto Animato. Vi lascio con tre foto meravigliose e vi dico che da domani, per fortuna, torno a recuperare horror e affini, ma le recensioni a tema Oscar vi accompagneranno, ahivoi, per moltissimo tempo ancora! 





lunedì 8 gennaio 2024

Golden Globes 2024

E' arrivata, come Undertaker alle spalle di AJ Styles, la Award Season, che mi ha colta talmente impreparata che nemmeno ricordavo la data di assegnazione dei Golden Globes. Aspettando le nomination per gli Academy Awards, che verranno annunciate il 23 gennaio, ecco a voi un ignorantissimo recap dei premi assegnati stanotte. ENJOY!


Miglior film drammatico
Oppenheimer (USA/UK, 2023)

Un Globe giusto, anche se non ho visto gli altri contendenti, a parte Killers of the Flower Moon che, da amante di Scorsese, ovviamente avrei preferito come vincitore. Riservandomi di recuperare al più presto gli altri film candidati (che di sicuro, almeno in parte, finiranno nella rosa di Miglior Film per i prossimi Oscar), attendo di vedere se quest'anno sarà la volta buona per Christopher Nolan!

Miglior regista
Christopher Nolan per Oppenheimer

Sarà la volta buona? E' la prima volta che Nolan porta a casa un Globe, quindi magari la via è aperta anche per l'Oscar, ma chi può dirlo? Glielo auguro, che dire, anche se ovviamente mi dispiaccio per l'amato Martin e, sulla fiducia, anche un po' per Lanthimos


Miglior film - Musical o commedia
Povere Creature! (Poor Things!  - Irlanda, UK, USA, 2023)

E' il film che aspetto di più da mesi e la voglia di vederlo, dopo questo premio, è aumentata ancora. Per fortuna non c'è da attendere ancora a lungo, ma che due palle, però, essere sempre così penalizzati rispetto a tutto il resto del mondo (Fermo restando che anche The Holdovers e May December mi interessano moltissimo e che Barbie e Air mi sono piaciuti davvero tanto, soprattutto il primo, quindi era una bella lotta).

Miglior attore protagonista in un film drammatico
Cillian Murphy in Oppenheimer

Di Caprio a parte, mi mancano tutte le altre prove, anche quelle di Bradley Cooper e Barry Keoghan, visto che durante le "vacanze" di Natale sono stata abbastanza lontana dagli schermi, quindi non ho granché modo di commentare il premio, ma direi che era abbastanza scontato vista la potenza della performance. 

Miglior attore non protagonista
Robert Downey Jr. in Oppenheimer

Sono contenta perché Robertino, anche se qui pare mio nonno, è sempre un grande attore nonché un figo. Ma perdonatemi se mi si spezza il cuore per Ryan Gosling, attore per cui non ho mai avuto un debole, ma che in Barbie divora ogni singola scena. You're Kenough for me, Ryan!!!


Miglior attrice protagonista in un film drammatico
Lily Gladstone in Killers of the Flower Moon

Finalmente un giusto premio anche per la pellicola di Scorsese, con un'esordiente da tenere d'occhio, costretta ad un'interpretazione misurata ed intensissima per tenere testa a due mostri sacri. Ammetto, anche stavolta, di non avere però avuto modo di vedere le performance delle altre candidate, quest'anno sono particolarmente lacunosa!


Miglior attore protagonista in un film musicale o commedia
Paul Giamatti in The Holdovers - Lezioni di vita

Sono molto, molto triste per Nicolas Cage, ma sono contenta che il globe sia andato a Giamatti (per un film che, tra l'altro, vorrei vedere!!) e non agli altri candidati, anche se, salvo Chalamet in Wonka che non avrebbe dovuto nemmeno avere la nomination (banalmente, perché è una normalissima performance in un film medio, nulla da togliere al povero Timothée), mi sono piaciuti tutti. 

Miglior attrice protagonista in un film musicale o commedia
Emma Stone in Povere creature!

Contentissima, sulla fiducia. Già dal trailer si capisce che l'interpretazione della Stone è potentissima, senza nulla togliere alle altre candidate, la deliziosa Margot Robbie in primis. Attendo con ancora più ansia l'uscita di Povere Creature!

Miglior attrice non protagonista
Da'Vine Joy Randolph in The Holdovers - Lezioni di vita

Ho visto quest'attrice in almeno mezza dozzina di film e non mi è mai rimasta impressa. Non avendo ancora visto The Holdovers né le interpretazioni delle altre candidate, non so se il premio sia la necessaria quota "colorata" della premiazione o se sia dovuto, quindi sospendo il giudizio. 

Miglior sceneggiatura
Justine Triet e Arthur Harari per Anatomia di una caduta

Altro film che, causa distribuzione un po' così e brevissima programmazione al cinema d'élite, ho perso. Me l'avete consigliato in tantissimi e c'è anche una richiesta per l'On Demand, quindi direi che nei recuperi questo scatterà al primo posto. Anche se un po' mi spiace per Barbie, lo ammetto.

Miglior canzone originale
"What Was I Made for?" di Billie Eilish e Finneas O'Connell per Barbie

Avrei scelto I'm Just Ken, ma non mi lamento, le canzoni del film Barbie erano tutte bellissime e ficcanti! 


Miglior colonna sonora originale
Oppenheimer di Ludwig Göransson

In effetti era una gran bella colonna sonora, anche se gli ho preferito quella del sempre elegantissimo Joe Hisaishi per Il ragazzo e l'airone. A tal proposito...


Miglior cartone animato
Il ragazzo e l'airone (Kimitachi wa dô ikiru ka - Giappone 2023)

Un premio doveroso, che mi rende oltremodo felice. Dispiace che solo Miyazaki riesca a contrastare lo strapotere Disney e il generale "americacentrismo" dei premi conferiti ai cartoni animati, perché ci sono tante altre cinematografie interessanti, ma l'importante è che ogni tanto succeda. 

Miglior film straniero
Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute - Francia, 2023)

Come sopra, è diventato imperativo recuperarlo! Mi interessavano molto anche Foglie al vento e La società della neve, ma quest'ultimo dovrò guardarlo da sola perché ieri sera ho provato a iniziarlo col Bolluomo, già di suo terrorizzato dagli aerei, e abbiamo dovuto interromperlo dopo dieci minuti per sopraggiunta ansia. 

Cinematic and Box Office Achievement
Barbie (USA, 2023)

Quest'anno, la nuova categoria era quella dedicata ai film più famosi e amati tra il pubblico, una sorta di... boh? Contentino per gli sconfitti? Tentativo di modernizzarsi e andare incontro ai non addetti ai lavori? Non saprei ma dispiace un po' che sia l'unico premio andato a Barbie, che avrebbe meritato, a parer mio, qualcosina in più.


Come se l'ignoranza cinematografica non bastasse, arriva a travolgermi come un rullo compressore anche quella televisiva!! Tra i vincitori, ho visto giusto la bellissima serie Lo scontro, premiata come Miglior serie limitata, serie antologica o film per la televisione (che è valsa i premi anche ai bravissimi protagonisti Ali Wong e Steven Yeun), mentre Succession e The Bear hanno fatto man bassa di tutto il resto e si confermano due serie da recuperare prima di subito, coi miei tempi bibilici, ovvio! L'award season tornerà in occasione del consueto riassuntone degli Oscar, l'11 marzo! ENJOY!


mercoledì 30 agosto 2023

Oppenheimer (2023)

Affrontando il guasto da aria condizionata, domenica pomeriggio sono andata a vedere Oppenheimer, diretto e sceneggiato dal regista Christopher Nolan a partire dalla biografia scritta da Kai Bird e Martin Sherwin.

Trama: ascesa e caduta del fisico J. Robert Oppenheimer, dai frenetici e visionari anni giovanili, alla consacrazione come "padre della bomba atomica", per arrivare all'indagine su possibili coinvolgimenti coi comunisti...

Avevo il TERRORE di questo Oppenheimer. Tre ore biografiche su una figura storica al cui riguardo non ho mai letto nulla, gestite da un regista che, nonostante l'indubbia bravura, ama sbrodolarsi addosso e farla più lunga e difficile di quello che è, tra l'altro viste (tappatevi gli occhi, saltate un paio di righe, andate oltre soprattutto se siete tra quelli che hanno prenotato un viaggio a Londra solo per andare a vedere Oppenheimer) SENZA 70mm, SENZA IMAX, DOPPIATE, per l'amor d'iDDio!!! Qualcuno potrebbe dirmi che, a queste condizioni, qualunque cosa io possa scrivere sul film non varrebbe. Questo qualcuno si beccherà, oltre al mio dito medio alzato e un invito a pagarmi viaggio + biglietto verso il primo cinema valido disponibile, anche la stilettata di sapere che l'aria condizionata del Multisala (come avevo già intuito durante la visione de La casa dei fantasmi) era guasta e che quindi ho visto l'intero film col suono del condizionatore morente sparato nell'orecchio sinistro. "Now I Am Become Death, the Destroyer of Ears", come se non fosse bastata l'avvolgentissima colonna sonora di Ludwig Göransson ad insinuarsi nei padiglioni auricolari, nella mente e nel cuore, spesso sovrastando persino i dialoghi. Eppure, nonostante ciò, Oppenheimer mi è piaciuto davvero molto. Per me non è e non sarà mai un capolavoro necessario, come ho letto da più parti, perché per quanto mi riguarda pecca di lungaggine eccessiva e l'appendice del processo annacqua un po' la questione pressante del dilemma morale del protagonista contrapponendo a quest'ultimo una "nemesi" quasi puerile nelle sue machiavelliche macchinazioni, ma sicuramente è un film interessante, che fa riflettere. E, nella sua alternanza di stili, tiene desta l'attenzione dello spettatore ben più di quanto è riuscito a fare Ari Aster, di solito più nelle mie corde, con Beau ha paura (giusto per paragonare due film dalla durata elefantiaca usciti nello stesso anno). 

L'inizio, per esempio, è ipnotico. L'inquadratura della donna dalle braccia incrociate di Picasso, il quale dichiarava "Dipingo gli oggetti come li penso, non come li vedo", carica di significato tutte le visioni giovanili di Oppenheimer, la dolorosa intrusione nella realtà comunemente conosciuta di flash fatti di fiamme, esplosioni e scie luminose; sembra quasi di guardare un film di Malick, e il montaggio che alterna e mescola presente e passato è a malapena "aiutato" dallo stacco tra immagini a colori e un bianco e nero che è raffinato specchio di un mondo privo di quella vitale e frenetica pulsione (di quell'inarrestabile reazione a catena) che ha spinto Oppenheimer ad arrivare dove nessuno sarebbe mai dovuto giungere. Una volta esplosa la bomba, tutto si esaurisce, si "scarica". Il protagonista ha letteralmente dato forma a ciò che era solo pensiero, è rimasto disgustato dal suo egoismo e dalla sua cieca sconsideratezza, cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, rimettendoci la carriera in un parossismo punitivo; di conseguenza, al pensiero creativo si sostituisce la squallida realtà distruttiva di chi, imperterrito, continua a pensare solo al successo materiale e al prestigio, anche a costo di condannare l'umanità intera. Lo stesso film, a quel punto, si adagia sul sentiero stra-battuto del courtroom movie, dove contano più le interpretazioni della regia, e lo fa come se Nolan fosse stato fiaccato dallo sforzo di costruire la sequenza per me più emozionante di Oppenheimer, quella dove, a Los Alamos, la bomba viene fatta esplodere per la prima volta. La magia di Nolan, lì, è stata quella di farmi dimenticare che l'esperimento era riuscito, di farmi stare sulle spine assieme a tutti i membri del Progetto Manhattan, di spazzare via la sala del cinema tanto che mi sembrava di essere lì, un tutt'uno con la colonna sonora soverchiante e le immagini frenetiche, tanto che quando il suono della bomba è arrivato ho fatto un salto di un metro. L'unica cosa che Nolan non mi ha fatto dimenticare, neppure per un istante, è la conseguenza del successo di Oppenheimer, che mi ha strappato una dolorosa lacrima ben prima che l'orrore (costruito con tutti i terrificanti stilemi di un film di genere) travolgesse il protagonista con visioni di un terribile futuro. Una visione pessimista, un monito che chiude inequivocabilmente il film con lo sguardo allucinato di chi potrà venire riabilitato dalla storia, ma non da se stesso, e che ci ricorda quanto la spada di Damocle di un olocausto nucleare sia sempre lì a penderci sul capo, cosa che mi ha stretto di nuovo la gola in un magone angosciato.


Cillian Murphy, poverino, sembra caricarsela tutta addosso questa visione, dà l'idea che se lo sia spolpato fino alle ossa, trasformandolo in uno scheletro tutto occhi, a cui pendono i vestiti di dosso. Lo sguardo febbrile di Murphy diventa il film stesso, tanto che l'attore si annulla e scompare, più vero della realtà, ed inevitabilmente spiccano accanto a lui l'ambiguo Robert Downey Jr. ed Emily Blunt i quali, invece, "interpretano" ed affascinano, diventando punte di diamante di un cast all star dove il meno conosciuto si è comunque fatto anni come co-protagonista in E.R oppure fa Skarsgård di cognome (ah, lo scrivo qui sperando che legga. Non ricordo in quale gruppo di cinema su Facebook qualcuno ha scritto "lo spettatore medio nemmeno riuscirà a capire chi interpreta Truman". Gianfresc*, col cuore, vai a giocare in autostrada. E' colpa di invasati spocchiosi come te se il cinema, lentamente, muore). La Blunt, in particolare, è ammirevole per il modo in cui ha messo anima e corpo nel tentativo (riuscito) di rendere tridimensionale un personaggio la cui unica funzione è quella di fungere da alcolizzata bussola morale del marito, in contrasto con l'altra donna presente nel film, che invece ha il solo scopo di destabilizzare il protagonista e fungere da gancio per tutte le accuse di comunismo ai danni di Oppenheimer (ma tanto Florence Pugh è splendida comunque e affronterebbe con grazia anche il ruolo di un cassonetto). Altri interpreti che ho adorato o che mi hanno colpita, in ordine sparso: un irriconoscibile ed agghiacciante Casey Affleck nei panni dell'"inquisitore" russo, il sempre bravo Matt Damon, un David Dastmalchian che vorrei finalmente vedere protagonista di un film che ne metta in risalto il carisma magnetico, il "fidanzatino" ebreo di Mercoledì Addams invecchiato ed imbolsito e, ovviamente, un Dane DeHaan sempre meravigliosamente merda. Quindi, come avete potuto vedere, Nolan mi ha convinta. Oppenheimer non è un film che riguarderò presto, anche se mi piacerebbe, appena sarà disponibile, godermelo in lingua originale, ma è sicuramente un'opera splendida, nata e pensata per il grande schermo, fatta per chi non è ancora pronto a soccombere allo strapotere dei film usa e getta e visti con un occhio sullo smartphone. A tal proposito, dal giorno dell'uscita gli spettacoli di Oppenheimer al multisala di Savona hanno fatto sempre il tutto esaurito, e anche Barbie ha fatto sfracelli sia lì che nel cinema all'aperto. Spero proprio non sia un trend limitato a questi due "colossi" accompagnati da battage pubblicitari assurdi e che la gente abbia riscoperto l'amore per la sala, perché ce n'è bisogno!


Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Cillian Murphy (J. Robert Oppenheimer), Emily Blunt (Kitty Oppenheimer), Robert Downey Jr. (Lewis Strauss), Alden Ehrenreich (l'assistente del Senato), Scott Grimes (il consulente legale), Jason Clarke (Roger Robb), Tony Goldwyn (Gordon Gray), Macon Blair (Lloyd Garrison), James D'Arcy (Patrick Blackett), Kenneth Branagh (Niels Bohr), David Krumholtz (Isidor Rabi), Josh Hartnett (Ernest Lawrence), Alex Wolff (Luis Alvarez), Florence Pugh (Jean Tatlock), Matthew Modine (Vannevar Bush), David Dastmalchian (William Borden), Matt Damon (Leslie Groves), Dane DeHaan (Kenneth Nichols), Jack Quaid (Richard Feynman), Benny Safdie (Edward Teller), Rami Malek (David Hill), Casey Affleck (Boris Pash), Steve Coulter (James Conant) e Gary Oldman (Harry Truman) ho già parlato ai rispettivi link.

Dylan Arnold interpreta Frank Oppenheimer. Americano, ha partecipato a film come Mudbound, Halloween, Halloween Kills e a serie quali The Purge. Anche produttore, ha 29 anni e un film in uscita. 


Tra le mille altre facce più o meno conosciute presenti nel film segnalo Harry Groener (Senatore McGee, era il sindaco Wilkins della serie Buffy l'ammazzavampiri), Matthias Schweighöfer (Werner Heisenberg, era il tedesco di Army of the Dead nonché protagonista dello spin-off Army of Thieves), Emma Dumont (Jackie Oppenheimer, era la Polaris di The Gifted) e Gustaf Skarsgård (Hans Bethe, ha partecipato alla serie Vikings). La storia raccontata in Oppenheimer era stata già portata sullo schermo con L'ombra di mille soli, film che non ho mai visto, dove Paul Newman interpretava Leslie Groves; se l'argomento vi interessasse, potreste recuperarlo assieme a I Giorni Dell'Atomica, mentre se amate le biografie di geni controversi potete buttarvi su La teoria del tutto, Il diritto di contare, The Imitation Game e A Beautiful Mind. ENJOY! 

martedì 1 settembre 2020

Tenet (2020)

Tenet, diretto e sceneggiato da Christopher Nolan, è il primo film che sono tornata a vedere al cinema dopo quasi sei mesi di lontananza dalle sale. Purtroppo, la gioia del ritorno tanto atteso è stata sciupata dalla gestione scellerata del Multisala savonese (spero che invece altrove le regole vengano rispettate), che mi ha costretta a quasi tre ore con la mascherina indosso a causa del mancato rispetto del distanziamento tra le poltrone: a Savona, infatti, se prenotate in due (lasciamo perdere le strisce di 6/7 persone, congiunte manco per le palle ma fatte entrare senza problemi) gli unici posti che rimangono liberi sono quello subito a destra e quello subito a sinistra sulla stessa fila, per le file davanti e dietro vi deve andar di culo e ovviamente io e il Bolluomo ci siamo ritrovati con un branco di ragazze tutte rigorosamente senza mascherina a distanza di un braccio dalla schiena, mentre davanti c'erano sì due posti liberi ma per mero caso. Shame, dunque, sul Multisala Diana: con tutta la buona volontà di sostenere il cinema visto come merita (ero dell'idea di andare a vedere TRE film questa settimana) sarò costretta a fare selezione giusto dei film che non voglio assolutamente perdermi sul grande schermo o di quelli che non posso recuperare in nessun altro modo, ché mettere a repentaglio così la salute dei miei famigliari e dei miei amici sarebbe davvero da sconsiderati.


Trama: un agente CIA si ritrova invischiato in un complotto "temporale" atto a distruggere l'umanità.


Dopo essermi sfogata un po' sulla questione Covid, torniamo a parlare di cinema. Avete visto che bella trama stringata ho messo qua sopra, eh? Potrei dire che volevo evitare di incappare in spoiler ma la verità è che Tenet questo è, spogliato da tutte le sue complicatissime ed inesplicabili teorie legate alle leggi dell'entropia e della fisica temporale, che ringrazio proprio tantissimo Robert Pattinson, Aaron Taylor-Johnson, Kenneth Branagh e la sciura indiana per esserci venuti incontro con doverose delucidazioni, ma avete presente quel suono che udite nel cervello quando provate a fare operazioni matematiche più difficili delle addizioni? Io sento proprio un crackrackrack come se cercassero di girare i lati del cubo di Rubick più vecchio e rotto del mondo, non scherzo, è un suono fisico di rotelle che si inceppano, ed è un suono che ho sentito spesso durante la visione di Tenet, al punto che un bel momento ho pensato: "ma sai cosa? Sono al cinema, questa è una ca**o di spy/action story, facciamo che ogni volta che Pattinson mi fissa dallo schermo chiedendomi silenziosamente se ho capito io annuisco e mi godo il delirio immaginifico Nolaniano?". Fatto questo, ve lo giuro, Tenet diventa una bellezza, uno 007 popolato da personaggi intelligentissimi che fanno cose fighe perché sono fighi, che riescono a tirare tutte le fila di un complotto talmente complesso da far fare a Di Caprio e soci in Inception (che io continuo a preferire a livello di trama, fatemi causa) la figura dei poveri sfigati impegnati in una storiellina per bambini. E il bello di tutto questo è che il difficile è solo per i personaggi, lo spettatore può tranquillamente rilassarsi e sapere che l'obiettivo è evitare la distruzione del mondo e sconfiggere il cattivissimo Branagh, punto. Come poi ci si riesca è un altro paio di maniche, stavolta non c'è comunque il pericolo di sentirsi stupidi e non capire il nucleo del film, grazie quindi a Nolan per la gentilezza: d'altronde, giusto gli americani potrebbero non conoscere il quadrato del Sator e smascellarsi dallo stupore per la sapienza del regista, visto che di base tutti i riferimenti a Sator, Arepo, Tenet, Opera e Rotas sono solo degli easter egg inutili (e io che già ero partita da casa spiegando a Mirco mille fantasiose teorie legate ad anagrammi e palindromi. No).


Si diceva, dunque, della bellezza di Tenet e delle sue scene girate in buona parte senza l'ausilio di effetti speciali, il che le rende ancora più pregevoli. Dall'inizio al cardiopalma ambientato all'opera, passando per un grandioso "incidente" aereo durante il quale ho sostituito ai protagonisti Lupin e Jigen nella mia mente bacata di fangirl, arrivando a deliranti corpo a corpo, ancor più deliranti inseguimenti in macchina e lunghissime sequenze in cui passato e presente si intrecciano con gente che va avanti ma contemporaneamente anche indietro mentre gli edifici scoppiano e non scoppiano c'è davvero l'imbarazzo della scelta, roba da far piangere John Wick di commozione. Nolan con la sua cinepresa e l'ausilio del montaggio piega letteralmente il tempo al suo volere e lo spettatore viene immerso in questo assurdo mondo privo di leggi della fisica (e tuttavia rigorosamente regolato da esse) come se la sala cinematografica non esistesse più, grazie anche all'assurda colonna sonora di Ludwig Goransson, soggetta anch'essa agli sbalzi temporali che condizionano la storia. In tutto ciò, la bellissima Elizabeth Debicki svetta letteralmente come una dea facendosi ricordare come unica presenza femminile in tutto il film (non è l'unica ma le povere Clémence Poésy e Fiona Dourif è come se nemmeno ci fossero) e John David Washington cerca di non sfigurare in un ruolo di agente segreto iperfigo che sarebbe stato più che perfetto, mi duole dirlo, per suo padre o quel gran gnocco di Idris Elba, facendosi spesso rubare la scena da un Kenneth Branagh bastardo fino al midollo (mi si dice che il suo accento originale sia assai ridicolo,  fortunatamente il doppiaggio ci mette una pezza) e da un Robert Pattinson che acquista importanza e spessore a mano a mano che la storia prosegue. In definitiva, essendo partita con la convinzione che mi sarebbero cadute le gonadi come durante Interstellar e Dunkirk, mi sono goduta tantissimo questo Tenet, film da vedere rigorosamente in sala; a mio avviso i livelli di The Prestige e Inception sono ben lontani ma perlomeno stavolta Nolan ha realizzato un film complesso ma godibile, più vicino al genere che preferisco, cosa che mi ha reso simpatica anche la volontà di essere comunque un maledetto snob. Andatelo a vedere in fiducia e sperabilmente anche in completa sicurezza!


Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Elizabeth Debicki (Kat), Robert Pattinson (Neil), Kenneth Branagh (Andrei Sator), Aaron Taylor-Johnson (Ives), Clémence Poésy (Laura), Fiona Dourif (Wheeler), Michael Caine (Michael Crosby), Himesh Patel (Mahir), Wes Chatham (Sammy) e Martin Donovan (Victor) li trovate invece ai rispettivi link.

John David Washington interpreta "il protagonista". Americano, figlio di Denzel Washington, ha partecipato a film come Malcom X BlackKklansman. Anche produttore, ha 36 anni e due film in uscita.


Se Tenet vi fosse piaciuto, recuperate Inception (lo trovate su Netflix), Source Code (lo trovate su Netflix e RaiPlay) e magari anche L'esercito delle 12 scimmie. ENJOY!

mercoledì 6 settembre 2017

Dunkirk (2017)

Domenica sono riuscita ad andare a vedere Dunkirk, salutato da tutti, prima ancora dell'uscita, come IL Capolavoro di Christopher Nolan in veste di regista e sceneggiatore. Vi avviso, il post sarà molto breve ma zeppo di Caps Lock. Se non volete leggere i miei sproloqui ma vi interessa la recensione in sé saltate pure al secondo paragrafo. Niente spoiler ovviamente, tranquilli!


Trama: all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, soldati inglesi e francesi rimangono bloccati a Dunkerque, con l'esercito tedesco a circondarli ed attaccarli via terra, cielo e mare.


Sinceramente, un post su Dunkirk non volevo nemmeno scriverlo. Ne troverete a bizzeffe in rete, al 100% molto più competenti e completi del mio e al 90% scritti da gente folgorata dall'ultimo lavoro di Christopher Nolan. Potrei consigliarvi di non leggerne nemmeno uno ma se siete capitati qui probabilmente vi piace informarvi prima di andare a vedere un film, quindi vi do un consiglio spassionato per le prossime pellicole che verranno universalmente salutate come Capolavori Innovativi Film Dell'Anno prima ancora che escano: astenetevi da internet, Twitter e blog, soprattutto astenetevi da Facebook. Sono una vecchia brontolona già a 36 anni ma fidatevi se vi dico (l'ho già scritto QUI) che si stava meglio quando prima di andare al cinema si potevano consultare solo poche riviste di settore e assaporare il gusto della pellicola esclusivamente dai trailer, magari da qualche sporadico servizio al TG, senza cinefili della domenica (ME PER PRIMA, eh) pronti a sprecare paroloni oppure fanboy/girl che guai a toccare l'attore/regista/sceneggiatore preferito pena un lapidario "te di cinema non capisci un ca**o" o ancor peggio l'inizio di interminabili flame dove si sente il rumore di arrampicata sugli specchi lontano un chilometro. Perché questa mia amara considerazione? Per il semplice fatto che a me Christopher Nolan è sempre piaciuto moltissimo, prima ancora che i suoi film venissero salutati con un "è uscito un film di CHRISTOPHERNOLAN (rigorosamente tutto attaccato e a caratteri cubitali come quando esce una pellicola di WESANDERSON!!) sarà sicuramente IL capolavoro del millennio, senza se e senza ma". Porco schifo, ho guardato Memento in televisione e mi è piaciuto tantissimo. E' uscito Insomnia, sono andata a vederlo senza neppure sapere che l'avesse diretto lo stesso regista e mi è piaciuto. Batman Begins l'avevo visto solo per Christian Bale e MEH, ma all'epoca non mi ero curata della mia opinione perché nel 2005 non avevo né un Blog ne Facebook a dirmi che stavo sbagliando tutto. Dimenticato Batman Begins mi sono innamorata di The Prestige e pur avendo saltato a piè pari Il cavaliere oscuro (recuperato in seguito, un enorme "e quindi?" anche se qui più che di Capolavoro di Nolan laGGente parlano di MIGLIORINTERPRETAZIONEDIHEATHLEDGER) in virtù del poco entusiasmo provato davanti al film precedente mi sono re-innamorata di Inception e ho persino adorato Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno. Lì la situazione ha cominciato a farsi pesante perché era già il periodo in cui non si andava più a vedere un film su Batman ma una pellicola DICHRISTOPHERNOLAN, quindi un capolavoro annunciato: Interstellar è il più grande ROTFL della storia del Cinema fantascientifico eppure guai a dire che t'ha fatto due marroni così, logorroico, pesante e presuntuoso com'è. Immaginate quindi con che stato d'animo sono andata a vedere Dunkirk. Ansia da Lalaland combinata a rottura di coglio*ni pregressa, alle quali dovete aggiungere il nervoso per essere arrivata a trovare estremamente antipatico un regista che a me, poverino, non ha mai fatto nulla, anzi, a cui volevo molto ma molto bene. Insomma, una pessima combinazione che però mi ha portata ad essere incredibilmente obiettiva sul suo ultimo lavoro. Segue breve "recensione".


Iniziamo col dire che, per una volta, hanno ragione quelli che consigliano di vedere Dunkirk in una sala adeguata, in una di quelle attrezzate per il 70 mm e l'IMAX, perché l'ultimo film di Nolan avvolge interamente lo spettatore inglobandolo nell'azione e stordendolo con un "rumore di fondo" praticamente ininterrotto (secondo il principio della Scala Shepard, che a quanto pare offre l'illusione di un suono che sale costantemente di altezza e correggetemi se ho capito male), tra la colonna sonora di Zimmer, il sonoro potentissimo e un irritante ticchettio di orologio che è poi il METAFORONE che amano tutti quelli pronti a considerare Dunkirk non un film di guerra ma un film sul tempo. Personalmente, ho accolto il silenzio finale con una gioia palpabile e se l'intero film fosse stato muto, interamente sorretto dalla splendida interpretazione degli attori (a Kenneth Branagh e Mark Rylance non serve la parola e il primo offre la migliore performance da anni), senza che questi ultimi fossero costretti di tanto in tanto a vomitare sullo spettatore incredibili banalità retorico-patriottiche tra un ticchettio, un'esplosione e una nota di colonna sonora, probabilmente Dunkirk sarebbe stato davvero un capolavoro. Allo stesso modo, non mi capacito del perché Nolan si sia infognato in questo trito esercizio di stile che è l'utilizzo della non consequenzialità. Cristoforo, santo Cielo, sei un regista coi controca**i: le riprese aeree sono splendide e realistiche, quelle sulla spiaggia di Dunkerque, con quei colori deprimenti e freddi, lo sono forse anche di più, riesci a creare delle sequenze d'azione durante le quali pare di annegare assieme ai poveri soldati intrappolati nelle imbarcazioni, coi primi piani ci vai a nozze e riesci a creare tensione con un semplice gioco di sguardi, quindi perché devi raffreddare l'atmosfera bullandoti del fatto che gli incastri temporali ti vengono bene? E cheppalle! Gli ultimi quindici minuti di film sono pesantini, figlio mio, abbiamo capito che alla fine SPOILER le varie linee temporali convergeranno FINE SPOILER, non mi serve vederlo ribadito due o tre volte. Ti faccio lo stesso appunto mosso alla fine del post di Interstellar: perché non torni a coinvolgere lo spettatore non solo visivamente ma anche emotivamente? Qui qualcosa si è effettivamente smosso a livello emotivo, soprattutto, come ho detto, durante le lunghe riprese senza nemmeno un dialogo e grazie ad un paio di personaggi, per il resto... boh, mi sono emozionata di più davanti a La battaglia di Hacksaw Ridge. Anche perché cominciare a guardare un film a tema bellico coi soldati che vengono colpiti dalle bombe senza spillare nemmeno una goccia di sangue è un po' una ca**ata (soprattutto in quanto Dunkirk è uno dei pochi film in cui persino il carburante delle navi diventa "vivo", parte di un'attentissima cura per il dettaglio. E manca il sangue? Mah). Va bene il film sul tempo, l'attesa, la fratellanza, la disperazione, il barlume di speranza, l'eroismo, ecc. ma ho trovato che mancasse qualcosa. Parere mio, ovviamente. Quindi, confermo la bellezza di Dunkirk ma non l'entusiasmo eccessivo che lo ha accompagnato: è un film bellissimo, non il migliore dell'anno, non il migliore di Nolan, non il migliore film di guerra di tutti i tempi ma comunque meritevole di una visione, assolutamente. Al cinema, ribadisco. In un ottimo cinema.


Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Mark Rylance (Mr. Dawson), Tom Hardy (Farrier), Kenneth Branagh (Comandante Bolton), James D'Arcy (Colonnello Winnant), Cillian Murphy (Soldato tremante) e Michael Caine (non accreditato, è la voce "del comando" che si sente nella cabina dei piloti) li trovate invece ai rispettivi link.


Barry Keoghan, che interpreta George, aveva già partecipato al film Codice criminale mentre Harry Styles degli One Direction è il soldatino che punta il fucile contro l'"infiltrato" francese all'interno del peschereccio olandese; tra gli attori ci sono anche un paio di parenti del regista, come la cugina Miranda Nolan, che compare nei panni di un'infermiera, e lo zio John Nolan, ovvero l'uomo cieco sul finale. La battaglia di Dunkerque è stata già portata al cinema nel 1958 col film Dunkerque, pellicola che vede tra i protagonisti Richard Attenborough, il cui nipote Will Attenborough è nel cast del film di Nolan. Detto questo, se Dunkirk vi fosse piaciuto recuperate La sottile linea rossa. ENJOY!


mercoledì 10 febbraio 2016

David Bowie Day - The Prestige (2006)



A seguito del vuoto incolmabile lasciato da David Bowie era inevitabile che il gruppetto di blogger di cui mi pregio di far parte decidesse di dedicare un "day" all'Uomo che cadde sulla terra. Come al solito arrivo tardi e conseguentemente male alloggio tanto che, tolti i titoli importanti di cui avevo già parlato sul Bollalmanacco, erano rimaste libere ben poche pellicole col Duca Bianco come unico protagonista, quindi ho dovuto "ripiegare" su The Prestige, diretto e co-sceneggiato nel 2006 dal regista Christopher Nolan.


Trama: dopo un terribile incidente accorso durante uno spettacolo di magia, il rapporto di amicizia professionale tra due prestigiatori diventa un odio reciproco radicato negli anni, una scalata al successo senza esclusione di colpi...



Il post dovrebbe essere dedicato a David Bowie, quindi parliamo del Duca Bianco e del perché Christopher Nolan ha voluto giustamente a tutti i costi che il cantante partecipasse a The Prestige. Il film dell'autore inglese racconta la storia di due prestigiatori, Robert Angier e Alfred Borden, dichiaratamente due imbonitori che devono convincere il loro pubblico a credere in una magia fatta di trucchi, illusioni ed inganni; molte volte nel corso della pellicola viene ribadito il concetto e la trama è interamente giocata sul continuo scambio di ruoli tra Angier e Borden i quali, a turno, diventano l'ingannatore e l'ingannato, il prestigiatore e il pubblico che deve scoprire quali assi si nascondano nella manica dell'avversario. A scombinare le carte all'interno di una storia vissuta da due "semplici" esseri umani, per quanto incredibili, arriva ad un certo punto "lo stregone", come viene definito dal personaggio di Michael Caine, Nikola Tesla. Tesla è una persona realmente esistita, un pioniere dell'ingegneria elettrica dalle molte idiosincrasie e dalla mente geniale, ma all'interno della pellicola di Nolan viene descritto più come un mago che come uno scienziato, quasi un visionario osteggiato dal "malvagio" Edison (per il quale, peraltro, Tesla ha davvero lavorato prima di venire derubato dei suoi progetti e spedito fuori dall'azienda a calci nel sedere); relegato all'interno di un laboratorio/rifugio in cima alle montagne del Colorado, il Tesla di Bowie sembra un novello Dottor Frankestein ma non c'è follia nel suo sguardo, semmai una dolorosa consapevolezza di ciò che lo circonda e di quello che si cela nel futuro. La performance di Bowie, per quanto breve, si carica della personalità magnetica dell'attore/cantante e conferisce al personaggio un nobile distacco, una saggezza superiore, un'aura quasi ultraterrena: arrivato agli inizi del nuovo millennio il Duca Bianco poteva permettersi di nobilitare qualunque pellicola anche solo in virtù del suo fascino e della sua presenza scenica, non a caso qualche anno prima era stato Ben Stiller a decretare Bowie arbitro indiscusso di un'improbabile contesa tra fotomodelli mentre in The Prestige il cantante si erge a nume tutelare e figura di riferimento all'interno della terribile faida tra i due protagonisti che, diciamocelo, per almeno una decina di minuti scompaiono, inghiottiti dallo sguardo bicromo dello splendido David.


Ovviamente, The Prestige non ruota attorno a David Bowie, nonostante il suo personaggio sia una figura chiave all'interno della trama. La pellicola di Nolan è splendida a prescindere, forse il film del regista che ho preferito, ancora più di Inception, per il modo subdolo che ha di ingannare lo spettatore creando una sorta di identificazione non solo con l'ingenuo (e tuttavia molto esigente!) pubblico dell'epoca ma anche con i due protagonisti, vittime della propria curiosità ancor più che della loro ambizione. Intendiamoci, Angier e Borden sono due personaggi deprecabili, ognuno per motivi diversi, e non si fa in tempo a provare pena per il dolore dell'uno o i fallimenti dell'altro che Nolan cambia le carte in tavola e alla pietà si sostituisce l'odio e viceversa, come in un carosello apparentemente infinito. Merito non solo della sceneggiatura ad orologeria ma anche di un intelligente montaggio che scivola con eleganza tra presente e passato, costringendo lo spettatore a seguire le vicende con estrema attenzione. La macchina da presa di Nolan non lesina spettacolari coreografie dei numeri di magia e le inquadrature giocano con l'occhio dello spettatore, costringendolo dapprima a concentrarsi sui dettagli o i piccoli trucchi per poi allargare all'improvviso il campo di ripresa e scioccare l'occhio con macroscopiche e inquietanti rivelazioni, troppo grandi per rimanere nascoste a lungo. Affiancati da un cast di supporto di prima scelta (il già citato Michael Caine, Scarlett Johansson, Rebecca Hall e Andy Serkis), Christian Bale e Hugh Jackman duettano e soprattutto duellano dall'inizio alla fine del film, cercando di accaparrarsi non solo le simpatie del pubblico ma anche i favori di chi potrebbe aiutarli a prevalere e placare finalmente la loro devastante sete di vendetta unita ad un pericoloso desiderio di imperitura gloria. Di fronte a simili modelli di rovina faustiana fa quasi specie pensare che David Bowie, talmente "superiore" a noi miseri umani da far davvero pensare ad un patto col diavolo, in The Prestige giochi il ruolo del saggio e misterioso deus ex machina ma tant'è, il Duca Bianco è stato anche questo ed è bello ricordarlo anche in questi piccoli, grandi cammei.


Di David Bowie, ovviamente, ho già parlato sul Bollalmanacco, ecco l'elenco dei post "a tema" che potete trovare:

Elegantissimo vampiro in Miriam si sveglia a mezzanotte (1983)


Il mio primo amore, Jareth il Re dei Goblin, in Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)


Qui invece trovate l'elenco degli omaggi tributati al grande Artista dagli altri blogger:

L’uomo che cadde sulla terra (1976) su In Central Perk
The Elephant Man (1980) su The Obsidian Mirror
ChristianeF. (1981) su Mari’s Red Room
Furyo (1983) su White Russian
Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) su Combinazione Casuale
Tutto in una notte (1985) su Non c’è paragone
Labyrinth (1986) su Director’s Cult
C.R.A.Z.Y (2005) su Pensieri cannibali
Zoolander su Viaggiando (meno)



martedì 11 novembre 2014

Interstellar (2014)

E' uscito l'ultimo film diretto e co-sceneggiato da Christopher Nolan, Interstellar, e ovviamente tutti sono pronti a picchiarsi al grido di "E' un capolavoro!" "E' una buffonata!!". E la Bolla? E la Bolla sta nel mezzo, come al solito (ignava!) e cercherà di fornire il suo punto di vista non richiesto evitando spoiler...


Trama: la Terra è flagellata da tempeste di sabbia e da una piaga che sta a poco a poco distruggendo tutte le colture. Alcuni scienziati della NASA, scoperta la presenza di un wormhole vicino a Saturno, decidono di mandare degli astronauti a recuperare altri scienziati partiti per esplorare galassie lontane ed eventuali pianeti abitabili...



Tagliamo la testa al toro? Interstellar mi è piaciuto. Su questo non ci piove. Ho apprezzato il mastodontico lavoro di Nolan, un trionfale mix di regia, montaggio ed effetti speciali in grado di trasportarci su pianeti sconosciuti uno più mozzafiato dell'altro, solleticando la memoria cinefila con omaggi a Kubrick e ghiacciandoci letteralmente il sangue nelle vene davanti alla desolazione dello spazio e dell'ignoto. Ho ovviamente amato il gigantesco cast messo assieme dal regista, per svariati motivi: Matthew McConaughey è un eroe riluttante, "grezzo" e molto umano nel suo desiderio di riabbracciare i figli anche a rischio di sacrificare il futuro della razza umana, Anne Hathaway ha dalla sua una fragilità incredibile e, allo stesso tempo, una forza d'animo fuori dal comune, Jessica Chastain ha la fortuna di interpretare il personaggio più accattivante della pellicola, John Lithgow si vede poco (maledetto Nolan!!) ma è sempre adorabile, come del resto lo è la piccola Mackenzie Foy. La storia mi ha appassionata, o meglio, mi ha appassionata il "cuore" della sceneggiatura. L'idea di una Terra condannata ed afflitta da una piaga, condotta per mano verso la salvezza da una novella Mother Abigail (i riferimenti a L'ombra dello Scorpione non sono pochi) verso la quale puntano dei "segni" e attorno alla quale si riuniscono, inconsapevolmente, tante vite umane, è affascinante quanto il triste destino che attende chi si scontra con la relatività del tempo e quanto le scelte compiute per amore, una forza potentissima in grado di superare le barriere dello spazio e del tempo. Tanti aspetti positivi quindi, penserete, cosa voglio di più? Perché sono uscita dal cinema pensierosa e poco convinta, invece di correre nuda sotto la pioggia urlando al miracolo prima di reinfilarmi, fradicia ed infreddolita, nella sala a rivedere da capo il film?


Perché Interstellar mi ha fatto lo stesso effetto di Super 8. All'epoca ero stata una delle poche a non venire catturata dalla presunta bellezza di questo "ritorno agli anni '80 di Spielberg" e il motivo era stato uno, ed uno soltanto: non mi aveva emozionata quanto avrei voluto. Sotto l'avventura, sotto il vintage, sotto la simpatia degli interpreti e della sceneggiatura respiravo un'aria artefatta, di qualcosa costruito a tavolino. La stessa aria l'ho respirata guardando Interstellar, nonostante mi sia commossa più di una volta (nella fattispecie nel momento clou in cui McConaughey rivede i video mandati dai figli o durante l'incontro con Romilly) e nonostante il destino dei personaggi mi interessasse davvero, soprattutto durante la prima, misteriosa parte, dove viene mostrata una Terra afflitta da questa piaga senza nome. Nel corso della seconda parte ho invece avvertito il desiderio di attaccarsi a vili pretesti narrativi per allungare un film che avrebbe potuto tranquillamente durare mezz'ora in meno (la sequenza che vede protagonista Matt Damon è l'emblema della supercazzola e della gag involontaria, quasi a livello The Walking Dead), per non parlare del pre-finale spiegone e telefonatissimo che è riuscito a distruggere qualsiasi parvenza di poesia; in Inception Nolan ci tirava un bel cazzotto in faccia, con una trottola stretta nel pugno, in Interstellar lo stesso Nolan ci da una carezzina sulla testa, un pacchetto di tarallucci e una bottiglia di vino da consumare durante le inevitabili diatribe su internet. Fortunatamente, l'ultima scena è di una bellezza mozzafiato e mi ha riconciliata con l'oscura speranza che non sia tutto bene quel che finisce bene, ma è un po' poco per farmi urlare al capolavoro. Chris, ricordati che la semplicità non è necessariamente un male per quel che riguarda la sceneggiatura, soprattutto quando ci sono di mezzo i sentimenti e l'Amore. Pensa a Cuarón e provaci ancora, dai!


Del regista e co-sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Di Ellen Burstyn (Murph da vecchia), Matthew McConaughey (Cooper), John Lithgow (Donald), David Oyelowo (il preside), Anne Hathaway (Brand), Wes Bentley (Doyle), Michael Caine (Professor Brand), Casey Affleck (Tom), Jessica Chastain (Murph), Topher Grace (Getty) e Matt Damon (Mann) li trovate invece ai rispettivi link.

Bill Irwin è la voce di TARS. Americano, ha partecipato a film come Popeye - Braccio di ferro, Hot Shots!, Sister Act 2 - Più svitata che mai, Sogno di una notte di mezza estate, Il Grinch, Lady in the Water e a serie come Una famiglia del terzo tipo e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatore, ha 64 anni.


Josh Stewart (vero nome Joshua Regnall Stewart) è la voce di CASE. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button, The Collector, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, The Collection e a serie come CSI - Scena del crimine, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, Ghost Whisperer, The Walking Dead e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 37 anni e un film in uscita.


La piccola Mackenzie Foy, che interpreta Murph a 10 anni, aveva già partecipato a L'evocazione - The Conjuring e agli ultimi due Twilight. Steven Spielberg, che avrebbe dovuto dirigere il film e che ha ingaggiato Jonathan Nolan per scrivere la sceneggiatura, alla fine si è dedicato ad altri progetti quindi Jonathan ha suggerito di affidare la regia al fratello. Detto questo, se Interstellar vi fosse piaciuto, recuperate senza indugio 2001: Odissea nello spazio, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Moon, Solaris e Gravity. ENJOY!


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