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venerdì 22 gennaio 2021

Freaky (2020)

Finalmente un horror leggero, dopo tanta tristezza! Oggi tocca infatti a Freaky, diretto e co-sceneggiato dal regista Christopher Landon.


Trama: Millie è una ragazzina schiva e bullizzata che, un giorno, viene attaccata da un killer mascherato. Colpita da un pugnale maledetto, Millie si ritrova nel corpo del killer mentre la coscienza di quest'ultimo si riversa nella bionda fanciulla...


Alzi la mano chi non è cresciuto con Tutto accadde un venerdì! Certo, se siete dei millenials malvagi invece che dei vecchiacci nati negli anni '80 non lo avrete mai sentito nemmeno nominare e se vi raccontassi la storia di madre e figlia che, un venerdì, si ritrovano con i ruoli invertiti e ognuna nel corpo dell'altra, pensereste o a Quel pazzo venerdì oppure al nulla cosmico. Negli ultimi due casi, shame on you, ovviamente, ma nulla vi vieta di godervi comunque la commedia horror Freaky, in cui accade più o meno la stessa cosa ma con un serial killer al posto della mamma e con un modus operandi assai simile a quello che aveva condannato il "povero" Charles Lee Ray a finire nel corpo di un orrido bambolotto. Protagonista del film è Millie, bionda teenager che avrebbe tutte le carte in regola per essere la reginetta della scuola e che invece, per quei cortocircuiti mentali che accorrono solo nelle sceneggiature degli horror o delle commedie USA, è bullizzata da chiunque perché incapace di valorizzare la sua estrema figaggine indossando un paio di jeans e truccandosi un pochino; il giorno in cui nel suo corpo finisce la coscienza di un serial killer, per inciso, costui lo fa, trasformandola giustamente nella gnocca del liceo, peccato che la gamma emotiva del pluriomicida sia pari a quella di una cozza pazza ed assetata di sangue, cosa che rischia di rovinare ancor più la vita sociale di Millie. Quest'ultima, poverella, si ritrova invece nel corpicione di un pluriomicida ricercato, e ha il suo bel da fare a convincere i suoi migliori amici ad aiutarla prima che lo scambio diventi permanente.


Gli scambi di persona, se gestiti bene, sono molto divertenti e Freaky non si sottrae a questo felice assioma; Landon, dopo averci regalato gli esilaranti Auguri per la tua morte e il suo seguito, continua a confermarsi maestro delle commedie horror e mette in scena un film in cui si ride dall'inizio alla fine nonostante alcune morti particolarmente efferate, assecondando con simpatia molti cliché del genere (sono molteplici gli omaggi a Halloween e Venerdì 13, tanto che il film avrebbe dovuto chiamarsi Freaky Friday the 13th) e, ovviamente, prendendoli in giro con leggerezza. Se in Auguri per la tua morte la bella Jessica Rothe era mattatrice assoluta, qui buona parte del carico comico del film posa sulle ampie spalle di Vince Vaughn, che, in un ideale Oscar dell'horror, quest'anno sarebbe tra i candidati per il modo assolutamente delizioso in cui riesce ad esprimere tutte le idiosincrasie di un'adolescente insicura senza sembrare una caricatura e facendo comunque ridere; scene  come quelle della cabina nel negozio, quella del bacio o quella del primo incontro con gli amici di sempre sono davvero ben realizzate e fanno perdonare un po' di "piattume" a livello di resa della bionda serial killer, che invece si limita a guardare scazzata il prossimo senza instillare un minimo di inquietudine allo spettatore. L'idea di Landon sarebbe di creare un cross-over tra Auguri per la tua morte e Freaky e personalmente non vedrei l'ora, quindi spero che questo Freaky ottenga il successo necessario per esaudire il suo desiderio!


Del regista e co-sceneggiatore Christopher Landon ho già parlato QUI. Vince Vaughn (Il macellaio) e Kathryn Newton (Millie) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Freaky vi fosse piaciuto recuperate Auguri per la tua morte (lo trovate su Infinity e altri servizi streaming), Ancora auguri per la tua morte (Prime Video) e, ovviamente, il pluricitato Tutto accadde un venerdì (o, se siete dei giovinastri senza cuore, Quel pazzo venerdì; li trovate entrambi su Disney +). ENJOY!

venerdì 14 giugno 2019

Dragged Across Concrete (2018)

Ne ho letto benissimo da più parti, quindi in questi giorni ho cercato di recuperare Dragged Across Concrete, scritto e diretto nel 2018 dal regista S. Craig Zahler.



Trama: dopo essere stati sospesi, due poliziotti decidono di appropriarsi dell'oro appena rubato da un manipolo di sanguinari malviventi.



Non pretendo di intendermene di cinema, ma per quanto mi riguarda, per ciò che si limita ai film che conosco e che sono riuscita a vedere in questi ultimi anni, Craig S. Zahler non ha eguali. Quest'uomo è capace di inchiodarti alla sedia e non farti staccare gli occhi da scene in cui i personaggi si limitano a stare seduti e parlare tra loro del più e del meno (non dialoghi "cool" alla Tarantino ma dialoghi rozzi, quotidiani eppure profondi), prende personaggi secondari e, davvero, inutili ai fini della trama, rendendoli protagonisti di sequenze devastanti, mette in scena persone con pochi pregi e moltissimi difetti riuscendo a non farcele volere morte dopo dieci minuti, cattura la brutalità della vita come pochi altri Autori. E' un crogiolo di esistenze terribile quello che viene preso in esame con Dragged Across Concrete, fatto di persone "normali" alle quali succedono le peggio cose senza un motivo plausibile, di persone veramente malvagie e di altre che cattive non sono ma neppure si impegnano a fare cose "buone", anzi, si lasciano contagiare dal tanfo della violenza e del marciume col quale vivono a contatto ogni maledetto giorno e ne sono dolorosamente consapevoli. Non è questo, tuttavia, a spingere Brett ed Anthony ad uscire dalla legalità e derubare un branco di ladri ed assassini, con tutto quello che ne consegue; non si gettano a capofitto nell'impresa in quanto "felici" di essere corrotti ma affrontano l'impresa come un sacrificio, il volontario peccato di chi alla società ha dato (dal suo punto di vista) tutto senza ottenere altro che diffidenza e pesci in faccia. I due poliziotti vengono sospesi all'inizio del film per i modi brutali e il linguaggio razzista utilizzati durante l'arresto di un trafficante di droga e se Anthony è relativamente giovane, passabile di cambiare prima o poi, così non è per Brett, veterano che non ha mai fatto carriera perché ha scelto di rimanere immutabile e granitico, un residuato bellico incapace di comprendere concetti come politically correct o l'impietoso mondo social in cui chiunque può venire ripreso, giudicato e condannato. A Brett non frega nulla del giudizio della gente, gli importa solo di fare il suo lavoro in modo efficiente, senza indossare una finta maschera di affabilità e tolleranza: può non piacere, a noi come a chi lo circonda, ma il personaggio così è, punto, con i suoi sfottò razzisti, la sua freddezza, la sua totale mancanza di empatia.


Eppure, quanto arriva ad importarci di Brett e del suo socio voi non lo potete capire. Così come non potete capire, se non avete visto Dragged Across Concrete, quanto si può tirare la corda della tensione, della costruzione dei personaggi e dell'attesa paziente prima di arrivare a quello che dovrebbe essere il nocciolo della questione e che in realtà, per Zahler, nocciolo non è. La risoluzione delle vicende di Brett ed Anthony e delle loro famiglie, ma anche di Henry e persino di Kelly, giunge al 90% con una mancanza di catarsi totale, lasciando lo spettatore con un palmo di naso e spesso più depresso di prima, perché in questo caso, più che in altre pellicole, non è il traguardo che conta ma il viaggio compiuto per arrivarci. Un viaggio all'interno del quale ogni singolo attore brilla come una fulgida stella, da quello che ha solo pochissimi minuti per splendere a chi, come Mel Gibson, all'età di 63 anni e col baffo da duro e puro, è probabilmente incappato nel ruolo della vita; lui e Vince Vaughn sono perfetti, le icone viventi del film, sembrano la caricatura dei veri poliziotti "stronzi" da film e riescono lo stesso a risultare reali come se fossero nostri vicini di casa, il che se ci si pensa è scioccante. Ma una menzione d'onore la merita Jennifer Carpenter, per il cui personaggio la scrittura intelligentissima di Zahler ha davvero compiuto un miracolo, senza dimenticare Tory Kittles, "gangsta" sui generis ma dalle mille sfaccettature. Al solito, l'unico vero problema di Dragged Across Concrete è che nessuno si è ancora impegnato per acquistarlo, distribuirlo e regalarlo al pubblico italiano sul grande schermo, vai a sapere perché. Questo sarebbe davvero grande Cinema, un noir violento diretto benissimo e scritto ancora meglio, con attori in stato di grazia, che meriterebbe una distribuzione capillare. Esprimiamo un desiderio per i mesi venturi e incrociamo le dita.


Del regista e sceneggiatore S. Craig Zahler ho già parlato QUI. Mel Gibson (Brett Ridgeman), Vince Vaughn (Anthony Lurasetti), Thomas Kretschmann (Lorentz Vogelmann), Jennifer Carpenter (Kelly Summer), Laurie Holden (Melanie Ridgeman), Don Johnson (Tenente capo Calvert) e Udo Kier (Friedrich) li trovate invece ai rispettivi link.

Tory Kittles interpreta Henry Johns. Americano, ha partecipato a film come Instinct - Istinto primordiale,  A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga e a serie quali CSI: NY, Dr. House, CSI: Miami e True Detective. Ha 43 anni e due film in uscita.


Se Dragged Across Concrete vi fosse piaciuto recuperate anche Brawl in Cell Block 99 e Bone Tomahawk. ENJOY!

domenica 22 aprile 2018

Cell Block 99: Nessuno può fermarmi (2017)

Scuotendo la testa per l'orrendo titolo italiota che gli hanno appioppato, in questi giorni ho recuperato Cell Block 99: Nessuno può fermarmi (Brawl in Cell Block 99), diretto e sceneggiato nel 2017 dal regista S. Craig Zahler.


Trama: un ex pugile ed ex alcolista cerca di rifarsi una vita con la moglie e per racimolare denaro comincia a lavorare come corriere della droga. Quando una consegna finisce malissimo l'uomo viene condannato a sette anni di prigione ma è solo l'inizio di un incubo ben più terribile...


Da mesi tutti i blogger parlano benissimo di Cell Block 99 e siccome in questi giorni dovrebbe essere uscito straight to video anche nel nostro "bel" Paese arrivo anch'io a scrivere due righe per consigliarvi di assecondare la distribuzione italiana miope ed irrispettosa (per la cronaca, anche l'altro, bellissimo film di Zahler, Bone Tomahawk, qui è arrivato solo sul mercato dell'home video) e procurarvelo senza indugio. Come già accadeva con l'opera precedente di Zahler, Cell Block 99 è un film lento a carburare, che stuzzica lo spettatore con un preambolo atto a presentare al meglio il protagonista della pellicola, Bradley (mai Brad!) Thomas, e la sua situazione familiare, senza sprecare troppi dialoghi ma concentrandosi sui dettagli "ambientali" e sulla fisicità del personaggio. Fondamentalmente, Bradley è un mostro a malapena tenuto a bada da alcuni punti fermi quali onore, patriottismo e famiglia, un uomo che, per quanto ci provi, non è comunque in grado di condurre una vita normale e per tentare di averne una deve lo stesso scendere a compromessi col mondo criminale nella figura dell'amico Gil; quando quest'ultimo si mette in affari con dei messicani rissosi, Bradley finisce in carcere proprio per colpa del proprio codice morale e da lì comincia la letterale discesa all'inferno di un uomo che farebbe di tutto per proteggere le pochissime cose ancora pure ed importanti della sua vita. A un certo punto, quindi, Cell Block 99 diventerebbe uno dei più classici prison movie col protagonista non necessariamente "cattivo" nel senso stretto del termine, costretto a sopportare soprusi di carcerieri antipatici e di compagni di cella infingardi, se non fosse che, come da titolo, Bradley viene spinto (non vi dico come né perché) a raggiungere il blocco 99 e da lì la pellicola si contamina pesantemente con l'horror, come già accadeva in Bone Tomahawk, e diventa un omaggio ai grindhouse anni '70. Anche nelle sue fasi più concitate, tuttavia, Cell Block 99 è un film "ragionato", costruito alla perfezione, che non perde mai di vista la centralità del protagonista e tutto ciò che rende condivisibile al pubblico ogni sua azione o ogni suo momento riflessivo, che contribuisce non solo ad aumentare la tensione di una trama che ad un certo punto sfiora l'immorale, ma soprattutto a rendere più umano il personaggio di Bradley all'interno di un parterre di caratteri ad alto rischio cliché.


Bradley, tra l'altro, è interpretato da un Vince Vaughn quasi irriconoscibile che regge sulle spalle tutto il peso del film. Abituati come siamo all'azione frenetica e coreografata in maniera quasi surreale dei combattimenti action non solo dei cinecomics ma di qualsiasi film a base di violenza, vedere Vince Vaughn boxare con movimenti ragionati e "trattenuti" (ma non meno efficaci, Cristo) senza ausilio di controfigure, è affascinante e trasmette tutto il dolore di un pugno chiuso che impatta contro la carne e le ossa di chi è tanto sfortunato da subirne la furia. Diciamo che è un po' come succedeva in Profondo Rosso, dove tutte le morti erano causate da oggetti o elementi "comuni", veicolanti sensazioni che qualsiasi spettatore ha provato almeno una volta in misura minore: qui abbiamo un energumeno intelligente, incazzato e infaticabile che mena pugni veri, non un folletto orientale che spacca gli avversari a calci volanti, ed ogni osso spezzato, dente che salta, scheggia di vetro, nonaggiungoaltroomisiaccapponalapellesantoDdio, soprattutto se ripreso nel dettaglio o grazie a raffinati piani sequenza, entra secco nelle ossa e nei muscoli dello spettatore, alla faccia degli effetti speciali volutamente grezzi sul finale. Oltre a questo modo maschio e realistico di rappresentare la violenza, di Cell Block 99 ho apprezzato molto le scenografie del carcere di massima sicurezza, un emblema perfetto di "cura medievale per il tuo c**o" (cit.) che fa perdere ogni speranza sia al pubblico che ai carcerati, e poi ovviamente la comparsa di due caratteristi adorati come Don Johnson e Udo Kier. Quest'ultimo, in particolare, sarà anche "placid" e dotato di poco minutaggio ma come mette paura lui, con quelle due parole in croce cariche di terrificanti minacce, nessuno mai. Quindi Zahler ha lanciato nel mondo del cinema un'altra bella bombetta e ciò lo rende uno dei registi da tenere d'occhio nell'imminente futuro: quest'anno dovrebbe uscire Dragged Across the Concrete, che già dal titolo promette non bene, di più, e io lo attendo con gioia!


Del regista S. Craig Zahler ho già parlato QUI. Vince Vaughn (Bradley Thomas), Jennifer Carpenter (Lauren Thomas), Don Johnson (Guardia Tuggs) e Udo Kier (Uomo tranquillo) li trovate invece ai rispettivi link.

Marc Blucas interpreta Gil. Americano, indimenticato Riley di Buffy l'ammazzavampiri, lo ricordo per film come Pleasantville, Jay & Silent Bob... fermate Hollywood!, They - Incubi dal mondo delle ombre, Innocenti bugie e Red State, inoltre ha partecipato ad altre serie quali Dr. House e CSI - Scena del crimine. Anche produttore, ha 46 anni.


Se Cell Block 99: Nessuno può fermarmi vi fosse piaciuto recuperate La fratellanza e Bone Tomahawk. ENJOY!

mercoledì 8 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (2016)

Forte delle sue sei nomination all'Oscar (Miglior Film, Andrew Garfield Miglior Attore Protagonista, Miglior Regia, Miglior Montaggio, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro), è stato anticipato dalla distribuzione italiana e la settimana scorsa è approdato nel Bel Paese La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), diretto nel 2016 dal regista Mel Gibson.


Trama: durante la seconda guerra mondiale, Desmond Doss si arruola nell'esercito americano come medico, rifiutando tuttavia di portare con sé un fucile o di uccidere i nemici. Nonostante le rimostranze dei superiori, il soldato riuscirà comunque ad andare in guerra ad Okinawa e a tenere fede alle sue convinzioni...


Strana la storia di Desmond Doss. Uno pensa che gli obiettori di coscienza non desiderino andare in guerra e ritengano sia meglio mettersi al servizio della comunità in altri modi, rimanendo comunque sul suolo patrio, invece questo ragazzo della Virginia aveva un enorme desiderio di affiancare i suoi compatrioti in battaglia e provava un enorme senso di colpa all'idea di restarsene al sicuro. Come conciliare dunque le fortissime credenze religiose di un Avventista del settimo giorno e le necessità dell'esercito? Semplice: andando in guerra senza fucile, come medico, rischiando la propria vita e molto probabilmente anche quella degli altri. Solo che la scelta di Desmond Doss è stata tutt'altro che semplice, come potete immaginare, e il film di Mel Gibson ce la racconta senza eccessi di retorica né elogi del superuomo (anzi, pare che nell'ultima battaglia prima di venire congedato il soldato Doss, benché ferito dalle schegge di una mina, abbia lasciato il posto sulla barella ad un suo commilitone e abbia aspettato i soccorsi per alcune ore, episodio che Gibson ha scelto di non mostrare perché "difficilmente il pubblico ci avrebbe creduto"), focalizzando l'attenzione sul Credo inflessibile di un ragazzo al tempo stesso patriota ed altruista, sicuramente ingenuo ma anche molto coraggioso, con una prima parte di pellicola dedicata al difficile periodo passato da Desmond in un campo d'addestramento dell'esercito e una seconda in cui l'orrore della guerra viene sbattuto in faccia allo spettatore con la crudezza di cui solo il regista australiano è capace. Benché sia stato tacciato di fascismo, il bello de La battaglia di Hacksaw Ridge è che non elogia la guerra, anzi. La figura di Tom Doss, padre di Desmond, potrà anche sembrare un personaggio aggiunto tanto per dare colore e un trauma infantile al protagonista, eppure è palese come questo reduce disperato, alcoolizzato e desideroso di morire ribadisca l'inutilità dei conflitti armati e l'enorme prezzo pagato da chi, ferito nel fisico o nell'animo, non riesce più a vivere un'esistenza normale. Al limite, si può discutere della valenza di un personaggio ambiguo come quello di Desmond ma qui dipende dalla soggettività dello spettatore e dalla sua disponibilità ad accettare l'esistenza di un uomo che ha effettivamente vissuto le esperienze descritte nel film e compiuto determinate scelte.


E' indubbio, infatti, che Mel Gibson celebri Desmond Ross e renda omaggio al primo obiettore di coscienza decorato con la Medal of Honor, tuttavia non si può negare che le azioni di questo soldato fossero paradossali, come viene più volte sottolineato nel corso della pellicola. Andare in guerra come medico, benché giurando di non uccidere nessuno e di salvare vite umane, significa comunque appoggiare le azioni di chi combatte e chiudere gli occhi davanti alla morte di migliaia di individui, amici o nemici che siano, senza contare il rischio di diventare un ulteriore peso per i commilitoni che non possono venire difesi e che, in qualche modo, devono comunque difendere il medico. Certo, questo è il ragionamento di chi vive nel 2016 e non ha mai provato sulla pelle un conflitto armato, mentre è chiaro che la seconda guerra mondiale è stato uno sconvolgimento capace di mandare a gambe all'aria retorica, pacifismi e buonismi, quindi tanto di cappello a chi ha avuto il coraggio di "fare il suo dovere nei confronti del proprio Paese" e salvare quante più persone possibili (alla fine del film ci sono dei filmati originali che mostrano Desmond Ross in tempi recentissimi; al netto della follia religiosa, mi fossi trovata davanti quest'uomo lo avrei abbracciato come un nonno, altro che apologia del fascismo). Tanto di cappello anche a Mel Gibson, che è riuscito a girare un film interessante, pieno di momenti in qualche modo toccanti e con delle sequenze di battaglia realistiche, ben definite, a tratti difficili da sostenere ma incredibilmente belle dal punto di vista della regia. L'incubo (altro che battaglia) di Hacksaw Ridge è degno di un Train to Busan, con i giapponesi che escono a frotte, come ratti o zombie, dai tunnel sotterranei e cominciano a falciare soldati senza pietà, mentre a noi spettatori non resta che sentire sulla pelle ogni goccia di sangue, il fango, il sudore e il dolore di questi esseri umani ridotti a sacchi sanguinolenti, impossibilitati a contrastare un nemico che mette davanti al proprio benessere quello del paese (anche la scena del seppuku è parecchio impressionante). Quindi bravissimo Mel Gibson e bravo anche Andrew Garfield, molto intenso nei panni di Desmond Doss, nonostante come attore continui a preferirgli altri. La battaglia di Hacksaw Ridge non è magari un film di guerra all'altezza del più volte citato Full Metal Jacket (Vince Vughn dev'esserselo guardato più di una volta in preparazione al ruolo del Sergente Howell) ma è comunque un grande film che merita almeno una visione, possibilmente su grande schermo per godere appieno dell'orribile spettacolo della guerra.


Del regista Mel Gibson ho già parlato QUI. Andrew Garfield (Desmond Doss), Hugo Weaving (Tom Doss), Rachel Griffiths (Bertha Doss), Teresa Palmer (Dorothy Schutte), Vince Vaughn (Sergente Howell) e Sam Worthington (Capitano Glover) li trovate invece ai rispettivi link.


Se La battaglia di Hacksaw Ridge vi fosse piaciuto recuperate American Sniper, Salvate il soldato Ryan e l'immancabile Full Metal Jacket. ENJOY!

domenica 14 febbraio 2016

Zoolander (2001)

Siccome questa settimana è uscito il sequel, ho deciso di recuperare Zoolander, diretto nel 2001 dal regista Ben Stiller.


Trama: Derek Zoolander è un modello ormai in declino e un gruppo di non meglio identificati "pezzi grossi della moda" decidono di fargli il lavaggio del cervello e sfruttarlo per uccidere il primo ministro della Malesia...



All'epoca dell'uscita di Zoolander lo avevo un po' snobbato, vuoi perché ero nella fase "aulica" della mia cinefilia, vuoi perché il genere comico-demenziale non mi ha mai fatta impazzire. Negli anni (ne sono già passati ben 15!) non sono mai riuscita a guardare Zoolander per intero, sempre e solo qualche esilarante spezzone con l'aggiunta di battute ripetute tra amici e colleghi oppure ragguardevoli foto scovate su internet: effettivamente, credo non esista NESSUNO che non abbia incontrato almeno una volta l'Espressione Magnum scorrendo le bacheche Facebook degli amici. Quindi, è stato solo qualche giorno fa che mi è capitato di guardare consapevolmente Zoolander, dall'inizio alla fine e, pur non essendone rimasta entusiasta quanto mi sarei aspettata, devo ammettere di essermi fatta parecchie, grasse risate. La storia segue un canovaccio assai simile a quello di un cult come The Anchorman e di altri film interpretati da Will Ferrell (non a caso, presente anche in questa pellicola); la trama di Zoolander racconta infatti le peripezie di un divo ormai in declino, in questo caso un modello, ovviamente vanesio e decerebrato, che si ritrova a dover affrontare una situazione potenzialmente pericolosissima senza fondamentalmente capire una mazza di quello che sta accadendo. Zoolander segue lo schema di altri film simili anche nell'affiancare al protagonista almeno un personaggio dal Q.I. normale (qui c'è la giornalista del Times Matilda Jeffries, nonché moglie di Ben Stiller nella realtà) e altre "spalle" più o meno decerebrate come lui; essendo il film ambientato, in questo caso, all'interno del mondo della moda, una simile condizione viene soddisfatta facilmente ed ecco che Zoolander si ritrova affiancato dallo svanito amico/rivale Hansel, dai favolosi coinquilini Rufus, Brint e Meekus (troppo poco, ahimé), dalla tristissima famiglia di minatori e ovviamente dal "cattivissimo" Mugatu, che gli ruba la scena spesso e volentieri. La critica ad un mondo fatto di apparenza e vanità è corrosiva ma anche troppo didascalica e compiaciuta per credere che davvero quello della moda sia un universo detestato da Stiller, piuttosto si ha l'impressione che l'attore volesse "vincere facile" e, soprattutto, divertirsi ricamando sull'improvvisa fama di un personaggio inventato da lui e Drake Sather per un paio di speciali televisivi della VH1.


Detto questo, Stiller è semplicemente esilarante nei panni di Derek Zoolander, non tanto per la natura assolutamente clueless del personaggio quanto proprio per l'espressività dell'attore, con la sua duckface unita a due occhioni azzurri e spalancati (l'espressione Blue Steel, attenzione!!) e l'atavica incapacità di "girare a sinistra". A dargli manforte c'è un cast di attori e guest star che farebbe impallidire produzioni ben più blasonate. Agli amici di sempre Owen Wilson (perfetto nel ruolo del biondo Hansel), Vince Vaughn (è irriconoscibile ma è uno dei fratelli di Zoolander) e Will Ferrell (il migliore, Mugatu e i suoi vezzi da primadonna fanno piegare in due dalle risate) si aggiungono infatti attoroni del calibro di Milla Jovovich e Jon Voight ma, in generale, ogni scena del film conta l'apparizione di perlomeno UN personaggio famoso nei panni di se stesso, "gente" come David Bowie o Billy Zane pronta a prendersi in giro e a dare un'immagine assolutamente surreale del proprio modo di vivere, oppure VIP che si "limitano" semplicemente a metterci la faccia, anche non accreditati. I vivacissimi e abbondanti costumi giocano una parte importantissima nella riuscita del film, anche perché trucco e parrucco di Zoolander, Hansel, Mugatu e compagnia sono talmente improbabili e allo stesso tempo, ahimé, assurdamente plausibili che sarebbe impensabile fare senza, in una parodia del mondo della moda, ma anche la colonna sonora non è da sottovalutare: il mood della pellicola è interamente all'insegna di melodie festaiole e un po' gaye anni '80/'90 e azzardati remix che toccano pezzacci quali la fondamentale Relax, Let's Dance, Wake me Up Before You Go-Go, Call Me e molte altre hit piacione. Visto Zoolander, sono davvero curiosa di capire cosa potrebbe raccontare ancora il seguito e, onestamente, temo molto la fregnaccia fuori tempo massimo ma devo anche ammettere che l'Espressione Magnum mi ha conquistata... quindi spero in un'espressione ancora più bella, bella, bella in modo assurdo.


Di Ben Stiller, regista, co-sceneggiatore e volto di Derek Zoolander, ho già parlato QUI. Owen Wilson (Hansel), Will Ferrell (Mugatu), Milla Jovovich (Katinka), Alexander Skarsgård (Meekus), James Marsden (John Wilkes Booth) e Vince Vaughn (Luke Zoolander) li trovate invece ai rispettivi link.

Christine Taylor interpreta Matilda Jeffries. Americana, moglie di Ben Stiller, ha partecipato a film come Giovani streghe, Palle al balzo - Dodgeball, Tropic Thunder e a serie come Dallas, Bayside School, Blossom, Ellen, Friends, My Name is Earl e Hannah Montana; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie American Dad! e Phineas e Ferb. Ha 45 anni e un film in uscita.


Jerry Stiller (vero nome Gerald Isaac Stiller) interpreta Maury Ballstein. Americano, padre di Ben Stiller,  ha partecipato a film come Airport 75, Su e giù per i Caraibi, Grasso è bello, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Hairspray: Grasso è bello e a serie come Love Boat, La signora in giallo, L'ispettore Tibbs, Hercules e Sex and the City. Anche produttore e regista, ha 89 anni e un film in uscita.


David Duchovny interpreta J.P. Prewitt. Indimenticabile agente Fox Mulder della serie X-Files, lo ricordo anche per film come Una donna in carriera, ... non dite a mamma che la babysitter è morta!, Beethoven, Charlot - Chaplin, Kalifornia, X-Files - Il film, Evolution e X-Files: Voglio crederci; inoltre, ha partecipato ad altre serie come I segreti di Twin Peaks, Millenium, Sex and the City, Californication e lavorato come doppiatore in uno storico episodio de I Simpson. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 56 anni.


Jon Voight (vero nome Jonathan Vincent Voight) interpreta Larry Zoolander. Americano, lo ricordo per film come Un uomo da marciapiede, Un tranquillo weekend di paura, Tornando a casa (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), Heat - La sfida, Anaconda, L'uomo della pioggia, Nemico pubblico e Il mistero dei templari; inoltre, ha partecipato a serie come 24. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 78 anni e quattro film in uscita tra cui Animali fantastici e dove trovarli.



Tra le celebrità che sono riuscita a vedere e soprattutto riconoscere (tolti ovviamente i mitici David Bowie e Billy Zane, graziati da due comparsate un po' più lunghe e significative!) segnalo Donald Trump, Christian Slater, Cuba Gooding Jr., Natalie Portman, Fabio, Lenny Kravitz, Gwen Stefani, Paris Hilton, Fred Durst, Winona Ryder e Donatella Versace mentre Andy Dick è irriconoscibile nei panni della massaggiatrice Olga, piccolo cammeo che si è ritagliato per non aver potuto accettare il ruolo di Mugatu. Inoltre, assieme al padre e alla moglie di Ben Stiller ci sono anche la madre Anne Meara (la donna che colpisce Mugatu con un uovo), la sorella Amy Stiller (una degli amici nel loft di Hansel) e il fratellastro Mitch Winston (il regista di una pubblicità). Probabilmente furioso per non essere stato infilato nel novero delle guest star, quella pazza di Bret Easton Ellis ha invece deciso di citare in giudizio Stiller e compagnia perché la trama di Zoolander sarebbe molto simile a quella del suo romanzo Glamorama; la contesa è stata risolta fuori dai tribunali ed è morta lì, probabilmente con l'aiuto di una vagonata di dollari. Bah. Detto questo, se Zoolander vi fosse piaciuto andate a vedere il secondo capitolo e aggiungete Palle al balzo - Dodgeball, Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy, Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby e Starsky & Hutch. ENJOY!

martedì 6 agosto 2013

Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie (2004)

Pensavate che la saga di Ron Burgundy fosse finita? Calma, non recensirò il seguito che deve ancora uscire persino in America ma un film distribuito credo solo nel mercato dell'home video, abbinato al DVD o Blu-Ray di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy. Sto parlando di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, diretto sempre nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: mentre Veronica continua l'inarrestabile ascesa verso il successo, un gruppo di ladri attivisti chiamato Alarm Clock da del filo da torcere a Ron Burgundy e al suo news team.


Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie non è altro che un simpatico modo per raccogliere tutto il materiale scartato dal film originale. Invece di inserire nel DVD uno sterminato elenco di scene eliminate Ferrell e McKay hanno deciso di creare uno spin-off che le unisse tutte e realizzare, di fatto, una seconda pellicola. I limiti dell'operazione, purtroppo, si vedono e si percepiscono soprattutto nella prima parte del video, finché la presenza degli Alarm Clock non diventa preponderante: in pratica assistiamo ad un concatenarsi di gag palesemente tratte dalle sequenze cult di The Anchorman con il narratore che fa da collante e cerca di dar loro compattezza, non mancano quelle che sono fondamentalmente delle ripetizioni, come la scena in cui Ron chiama a raccolta il news team soffiando in una conchiglia (cambia solo il barista che non è più Danny Trejo) e anche dei momenti in cui si ha difficoltà a dare un senso alle immagini, soprattutto se non si è visto il film originale, come quando Ron piange sotto la doccia abbracciato a un cane di pezza. Questa prima parte risulta così poco divertente e parecchio derivativa, con giusto un paio di chicche che giustificano però l'intera operazione.


La seconda parte del Lost Movie è invece migliore perché si distacca quasi completamente dal film originale e racconta una storia nuova in cui ci vengono mostrati anche alcuni aspetti sorprendenti dei personaggi che pensavamo di conoscere a menadito. Gli Alarm Clock sono un gruppo di sballoni esilaranti tra cui spicca soprattutto la falsa nera interpretata da Maya Rudolph, il personaggio del mentore di Ron, un porco naturista dall'esotico nome di Jess Moondragon, riesce a conquistare con un paio di deliranti monologhi e alcuni degli sketch nuovi superano persino quelli classici di The Anchorman, soprattutto quelli che riguardano Carell e Koechner. Per le ragioni di cui sopra, per quel che riguarda il reparto tecnico e attoriale vale tutto ciò che ho detto nella recensione del primo film quindi, in generale, anche questo The Lost Movie può tranquillamente considerarsi un validissimo e divertente intrattenimento, anche se non riesce a sconfinare nel cult come il suo predecessore. Il mio consiglio è quello di acquistare l'edizione speciale di Anchorman: La leggenda  di Ron Burgundy e immergersi completamente nel folle mondo del numero uno degli anchorman televisivi.


Del regista Adam McKay ho già parlato qui. Will Ferrell (Ron Burgundy), Christina Applegate (Veronica Corningstone), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), Dave Koechner (Champ Kind), Fred Willard (Ed Harken), Seth Rogen (il cameraman), Justin Long (Chris Harken) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Kevin Corrigan interpreta Paul Hauser. Americano, ha partecipato a film come L’esorcista III, Quei bravi ragazzi, Una vita al massimo, Il bacio della morte, Mosche da bar, The Departed – Il bene e il male, 7 psicopatici e alle serie Medium e CSI: Miami. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 44 anni e quattro film in uscita.

  
Maya Rudolph interpreta Kanhasha X. Attrice comica americana per anni in forza al Saturday Night Live, ha partecipato a film come Gattaca la porta dell’universo, Qualcosa è cambiato, Shrek Terzo (come doppiatrice) Un weekend da bamboccioni, Un weekend da bamboccioni due e ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 41 anni e due film in uscita.



domenica 28 luglio 2013

Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy (2004)

Continuiamo con le recensioni di supercazzole tipicamente estive proseguendo sul filone powersiano per arrivare ad un altro dei miei cult: Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy (Anchorman: The Legend of Ron Burgundy), diretto nel 2004 dal regista Adam McKay.


Trama: Ron Burgundy è l’anchorman numero uno di San Diego e assieme alla sua squadra di giornalisti, tutti rigorosamente uomini, è all’apice del successo. Questo finché non arriva Veronica Corningstone, bionda agguerrita e decisa ad affermarsi proprio come primo anchorman donna…


La prima volta che ho potuto “ascoltare” e ovviamente vedere la leggenda di Ron Burgundy ero su un enorme autobus in Australia, diretta a una delle tappe dell’incredibile tour che mi avrebbe portata, tra le altre cose, ad Ayer’s Rock. All’epoca avevo capito il minimo indispensabile per farmi delle grassissime risate e ricordare questo film come un cult che avrei dovuto assolutamente recuperare... e la seconda visione ha ovviamente confermato la sensazione. E pensare che come attori non sopporto né Will Ferrell Steve Carell, invece in Anchorman mi fanno entrambi morire dalle risate, basta solo che aprano bocca, ma non è solo questo a rendere il film uno dei miei preferiti. La verità è che, di solito, è molto difficile conciliare supercazzola farsesca al limite dell'incredibile e comicità un po' più "classica" perché o si rischia di avere un film talmente surreale che la risata viene strappata quasi per stupore, oppure una robetta stantia che ricalca sempre gli stessi cliché, invece Anchorman riesce a dosare tutti questi ingredienti e a tirarne fuori un mix vincente.


La storia segue il solito percorso successo-caduta-redenzione, con il protagonista dipinto come un ignorantissimo anchorman che tiene in pugno la città di San Diego (stay classy, San Diego) nonostante non sappia neppure presentare il notiziario senza leggere tutto quello che passa sul gobbo. Ferrell, conciato come una pornostar anni '70, è favoloso e inanella una gag dopo l'altra, degnamente spalleggiato dalla divertente Christina Applegate e, soprattutto, dal trio di presentatori formato da Paul Rudd, David Koechner e Steve Carell, ognuno dotato di un esilarante tratto distintivo e caratterizzato benissimo: solo per fare un esempio, il quoziente intellettivo del personaggio di Carell dovrebbe essere uguale, se non inferiore, a quello di Zach Galifianakis in Una notte da leoni, eppure fa ridere e non stufa perché ogni sua uscita è contestualizzata e centellinata, senza che la sceneggiatura lo renda il centro dell'attenzione. Dalla storia principale, di tanto in tanto si snodano dei siparietti zeppi di guest star che varrebbero da soli la visione del film per l'incredibile gusto dell'assurdo con cui sono stati girati (la battaglia tra anchormen è a dir poco favolosa) e persino i pochi numeri musicali, che di solito detesto, si incastrano perfettamente nella trama e sono molto piacevoli. Altro non aggiungo perché, per parafrasare un video de Er Piotta, Anchorman "nun va visto, va vissuto".. e come visione estiva è a dir poco perfetto!!


Di Will Ferrell (Ron Burgundy), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), David Koechner (Champ Kind), Seth Rogen (il cameraman), Danny Trejo (il barista), Ben Stiller (Arturo Mendes), Jack Black (Steve Graff), Missi Pyle (la custode dello zoo), Tim Robbins (il bieco presentatore della tv pubblica) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.

Adam McKay è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby (rifiuto di usare il titolo italiano, perdonate…) e Fratellastri a 40 anni. Anche produttore e attore, ha 45 anni e un film in uscita, Ron Burgundy: The Legend Continues.


Christina Applegate interpreta Veronica Corningstone. Americana, ha partecipato a film come Non dite a mamma che la babysitter è morta, Mars Attacks!, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e ha doppiato Alvin Superstar 2 e Alvin Superstar 3 – Si salvi chi può!. Ha inoltre partecipato alle serie Casa Keaton, 21 Jump Street e Friends. Anche produttrice, ha 42 anni e due film in uscita, tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues.


Fred Willard interpreta Ed Harken. Americano, ha partecipato a film come Le notti di Salem, Roxanne, Giovani diavoli, Austin Powers – La spia che ci provava, American Trip – Il primo viaggio non si scorda mai, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie e a serie come Love Boat, Saranno famosi, La signora in giallo, Friends, Otto sotto un tetto, Clueless, Pappa e ciccia, Sabrina vita da strega, Innamorati pazzi, Ally McBeal, That’ 70s Show e Wizards of Waverly Place. Come doppiatore, ha lavorato per le serie I Simpson, I Griffin, Il laboratorio di Dexter, Kim Possible e per il film Monster House. Anche sceneggiatore, ha 74 anni e tre film in uscita.


Luke Wilson (vero nome Luke Cunningham Wilson) interpreta Frank Vitchard. Fratello “serio” di Owen Wilson, lo ricordo per film come Scream 2, Rushmore, Charlie’s Angels, I Tenenbaum, Charlie’s Angels – Più che mai, Il giro del mondo in 80 giorni, Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, My Super Ex-Girlfriend e Vacancy, inoltre ha partecipato alle serie X-Files e That’ 70s Show. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 42 anni e sette film in uscita tra cui Ron Burgundy: The Legend Continues


La prima bozza di sceneggiatura proponeva questi attori per i vari ruoli: John C. Reilly (Champ Kind, per come non sopporto quest'attore preferisco di gran lunga la scelta di Koechner), Ben Stiller (Brian Fantana, sarebbe stato perfetto!!), Ed Harris (Ed Harken), Dan Aykroyd (Garth Holliday, sarebbe stato sprecato per il ruolo), Alec Baldwin (Frank Vitchard, sarebbe stato simpatico da vedere!) e William H. Macy nella parte di un giornalista che poi non è stato usato per il film. Maggie Gyllenhaal, invece, aveva sostenuto il provino per il ruolo di Veronica. Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy è il primo di una trilogia non propriamente ufficiale denominata "Trilogia dell'uomo americano mediocre", il cui secondo capitolo sarebbe Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby e che, molto probabilmente, verrà conclusa a dicembre quando uscirà in America Anchorman: The Legend Continues. Non vedo l'ora di poterci mettere le mani sopra, sperando che gli inetti titolisti italiani rifuggano l'orrenda idea di chiamarlo Fotti la notizia, sarebbe una delle peggiori bestemmie dopo Se mi lasci ti cancello. Nell'attesa che il film, comunque vogliano chiamarlo, esca, vi consiglio il recupero di Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie, uscito solo in video e spin-off della pellicola principale, e di Nacho Libre (altro must australiano!) e Starsky & Hutch. ENJOY!!

martedì 22 novembre 2011

I predatori del Bollalmanacco perduto: Psycho (1998)

Siccome col passaggio da Splinder a Blogger si è perso un intero mese di Bollalmanacco (ottobre 2010, nientemeno!!) ho deciso di ripostare i pezzetti mancanti, anche a beneficio dei nuovi lettori. Ovviamente copierò i post paro paro, quindi eventuali errori/refusi vanno guardati con assoluta indulgenza, vi prego!

Comincerò con Psycho di Gus Van Sant... ENJOY!!

Ci sono dei film che sono capolavori assoluti, a prescindere dal genere. E poi, ovviamente, ci sono i remake, più o meno belli, i prequel e i sequel (spesso pessimi) e cose come lo Psycho di Gus Van Sant che non si limita ad essere un remake, ma un omaggio scena per scena, una copia precisa ed aggiornata dell’opera di Hitchcock, una testimonianza dell’allievo verso il Maestro indiscusso impreziosita da una colonna sonora che, aggiornata dal dio Elfman, non penalizza affatto le splendide e famosissime musiche di Bernard Herrmann.

La trama, per chi non la sapesse, è questa: Marion Crane lavora in banca, un’umile impiegatuccia che ha una tresca con un altro poveraccio che non arriva alla fine del mese. L’occasione per cambiare vita si presenta quando un miliardario deposita nella sua banca una somma di denaro spropositata, che le viene affidata. Marion prende i soldi e scappa, finendo a rifugiarsi nel Bates Motel, gestito da Alan Bates, tassidermista vessato da una madre carogna. Rifugio infausto, visto che la povera Marion, come da leggenda, viene fatta fuori nella doccia dalla madre di Bates… e lì cominciano le indagini (e il vero fulcro del film).

Come dicevo sopra, più che un remake questo è un omaggio, rifatto scena per scena, dello Psyco originale, ambientato ai nostri giorni ma con un gusto molto retrò, sia per gli ambienti che per i costumi (si vedano le splendide mise di Anne Heche o l’abito molto “bogartiano” del detective Arbogast) che, a mio avviso, anziché esaltare i pregi dell’originale, affossa completamente una trama che, per chi ha già visto la pellicola di Hitchcock, si rivela essenzialmente banale e anche un po’ kitsch (Vince Vaughn imparruccato e caramellomane non si può vedere!). Certo, l’analisi della schizofrenia è sempre interessante, soprattutto per l’inquietante finale che si discosta un po’ dall’originale, e gli attori sono bravini (seppure ogni personaggio sia una figuretta bidimensionale eclissata da quello di Norman Bates) ma alla fine questo film è stato così tante volte ridotto a clichè e parodia che qualunque cosa si discosti dal Capolavoro del regista inglese sa un po’ di presa in giro commerciale.

Rammento infatti che ai tempi ci fu un gran battage pubblicitario per questo remake.. oggetti ora introvabili come la tenda da doccia completamente rossa sangue con il logo della pellicola, per esempio. Mentre invece, parlando di parodie, a mio avviso la migliore è e resterà sempre Il Silenzio dei Prosciutti del nostrano Ezio Greggio, che vanta nel cast la presenza di Martin Balsam (il detective Arbogast dello Psyco originale), Billy Zane, Dom DeLuise e anche John Astin, il Gomez della vera Famiglia Addams. Impareggiabile… IGHIBU’!!


Gus Van Sant è un regista americano esperto di film stilosi, patinati e soprattutto commerciali. Non ne vado proprio matta, ma tra le sue pellicole ricordo Belli e dannati, Cowgirls il nuovo sesso, Will Hunting e Elephant. Ha 56 anni e due film in uscita.

Vince Vaughn interpreta Norman Bates ed è, lo ammetto, una mia debolezza, da quando mi sono vista almeno cinque o sei suoi film in Australia. In originale è incomprensibile, ha una parlantina velocissima ed è logorroico da morire. Però è un fico, c’è poco da fare. Tra i suoi film ricordo Il mondo perduto: Jurassic Park, l'orrendo The Cell - La cellula, Starsky and Hutch, Dodgeball, l'esilarante Anchorman: The Legend of Ron Burgundy, Due single a nozze. Ha 38 anni e due film in uscita.

Anne Heche interpreta Marion Crane. Salita alla ribalta ai tempi per essere la fidanzata di Ellen DeGeneres, la prima attrice ad essersi dichiarata liberamente lesbica e fiera di esserlo, ha interpretato tra gli altri Donnie Brasco, So cosa hai fatto, Sei giorni sette notti e ha partecipato, per la tv, a serie come Allie McBeal, Ellen, Nip/Tuck. Ha 39 anni e un film in uscita.


William H. Macy, che interpreta il Detective Arbogast, è uno dei miei attori/caratteristi preferiti, sposato con la splendida Felicity Hauffman. Assieme alla lunga partecipazione al serial ER lo ricordo in Radio Days, Il cliente, Fargo, Air Force One, Boogie Nights - L'altra Hollywood, Pleasantville, Magnolia, oltre che alla serie Incubi e deliri. Ha 58 anni e sei film in uscita.

Viggo Mortensen interpreta il fidanzato di Marion, Sam Loomis, ed è l’unico attore mostro, che diventa un fico assurdo quando è spettinato, zozzo e barbone. Artista, cantante e scrittore, oltre che attore, ha recitato in film come Non aprite quella porta III, Carlito's Way, L'ultima profezia, Ritratto di Signora, Insoliti criminali, Daylight - Trappola nel tunnel, Il delitto perfetto (è abbonato ai remake di Hitchcock XD) la trilogia de Il Signore degli Anelli, A History of Violence. Ha 50 anni e 3 film in uscita.

Julianne Moore è una delle mie nemesi. Interpreta Lila, la sorella di Marion, e al pari di Nicholas Cage non capisco perché un’attrice col carisma e l’espressività di una patata molla e lessa debba essere protagonista di film splendidi. Tra le pellicole che ho visto e di cui è protagonista: I delitti del gatto nero, Body of Evidence, America oggi, Il mondo perduto: Jurassic Park, I segreti del cuore, Boogie Nights - L'altra Hollywood, Il grande Lebowski, Magnolia, Hannibal, The Shipping News, Far From Heaven, The Hours. Ha 48 anni e cinque film in uscita.

Nel post originale mettevo qualche foto e concludevo con un paio di video de Il silenzio dei prosciutti, ma visto che Blogger ha qualche problema con le foto e i video non sono più disponibili e che comunque ora non metto più video l'intento filologico è andato a farsi benedire. Pertanto... ENJOY il resto del blog u__u!

Già pubblicato anche su The Ed Wooder

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