Dopo la visione di The Running Man, avevo scritto anche un post su L'implacabile (The Running Man), diretto nel 1987 da Paul Michael Glaser, molto liberamente tratto dal romanzo L'uomo in fuga di Richard Bachman. Non ho mai avuto occasione di pubblicarlo, quindi ve lo ciucciate oggi, visto che torna buono per il tema odierno della Nuovi Incubi Halloween Challenge, "Giochi mortali".
TRAMA
L'ex poliziotto Ben Richards fugge dal carcere in cui è stato ingiustamente rinchiuso solo per venire ricatturato e condannato a partecipare a Running Man, un gioco televisivo in cui il vero premio è riuscire a sopravvivere...
Mentre sto scrivendo queste righe, sono passate settimane dalla visione de L'implacabile e giuro su tutto ciò che ho di più caro, non ricordo quasi nulla. L'unica cosa di cui sono certa è che da bambina/ragazzina non mi era mai capitato di guardarlo, nonostante Schwarzenegger fosse praticamente un'istituzione a casa mia (ma meno di Stallone), quindi non sono cresciuta, come alcuni, nel mito del film. E onestamente, visto per la prima volta a 44 anni, a me è parso una baracconata della peggior specie, in più è riuscito ad annoiarmi mortalmente. Per chi non si fosse mai imbattuto ne L'implacabile, sappiate che del romanzo L'uomo in fuga riprende soltanto il nome del protagonista e l'idea di farlo partecipare a un gioco televisivo mortale. Il resto è pura fantasia dello sceneggiatore Steven E. de Souza, che ha riscritto la prima bozza dello script, più fedele al romanzo, modellandola sulle possenti spalle di Arnold Schwarzenegger. Di conseguenza, Richards è diventato un ex poliziotto, il testosteronico leader di una rivolta carceraria e, infine, il pozzo di frasi culto pronunciate tra un cazzotto e l'altro, fortemente voluto da un presentatore a caccia di talenti da inserire nei suoi mortali giochi a premi. Al posto di un'intera America, inoltre, il campo da gioco di Schwarzy è rappresentato da quattro quadranti in cui i partecipanti devono sfuggire alla versione macho delle guerriere Sailor, armati di ghiaccio, elettricità e fuoco, e della versione da discount di Leatherface, armato di motosega (mentre mi sono addormentata e non capito cosa facesse di preciso la versione wrestler di Ron Jeremy nei panni di Captain Freedom). La critica sociale presente del romanzo la si ritrova, all'acqua di rose, anche nel film, ma se cercate il pessimismo cosmico Bachmaniano, a parte un paio di morti eccellenti "dovute" per cementare la coscienza di classe del protagonista, cascate male: Schwarzy non è tipo da buttarsi giù, anzi, per non lasciare nemmeno un minimo dubbio, gli hanno pure affiancato un love interest peperino al punto giusto.
Preso per il trionfo del camp che è, L'implacabile potrebbe anche funzionare. Schwarzenegger ci crede e gigioneggia come solo lui sa fare, e i comprimari che gli hanno affiancato hanno fatto comunque la storia di un certo cinema di genere, Yaphet Kotto in primis. Anche Maria Conchita Alonso, pur ingabbiata in un personaggio abbastanza prevedibile e "limitato" nel suo essere prima di tutto un corpo, man mano che il film prosegue tira fuori una personalità discreta, a patto di sorvolare sul terrificante accento col quale pronuncia le parole in v.o. L'altro che si è palesemente divertito molto, assieme ai vari(opinti) Cacciatori, è Richard Dawson, che trasforma il pacato Killian del romanzo in un affabulatore nato, un bastardo dall'ironia nerissima che è forse una delle cose più indimenticabili del film. Purtroppo, il vero problema de L'implacabile è la regia di Paul Michael Glaser, sicuramente funzionale e priva di sbavature, ma anche meno emozionante di una partita a bocce tra ultraottantenni. C'è da dire che l'ex Starsky è entrato a giochi fatti come il rimpiazzo di almeno quattro registi che hanno rifiutato il progetto, come vi racconterò a fine post, e a quel punto forse serviva giusto un mestierante che non ci mettesse troppo del suo, e rispettasse i tempi di produzione, quindi non gliene si può nemmeno fare una colpa. D'altronde, non è solo la regia ad essere invecchiata male, ci sono anche gli effetti speciali e le scenografie, di sicuro divertenti all'epoca ma pacchianissime al giorno d'oggi, vittime di un'estetica sciatta che non apprezzavo granché all'epoca, figuriamoci oggi. So che L'implacabile è un film cult per molti e mi spiace parlarne in modo così antipatico, ma probabilmente c'era un motivo se non lo avevo mai guardato prima e posso dire che avrei continuato a vivere serena anche mantenendo l'ignoranza!
Mentre sto scrivendo queste righe, sono passate settimane dalla visione de L'implacabile e giuro su tutto ciò che ho di più caro, non ricordo quasi nulla. L'unica cosa di cui sono certa è che da bambina/ragazzina non mi era mai capitato di guardarlo, nonostante Schwarzenegger fosse praticamente un'istituzione a casa mia (ma meno di Stallone), quindi non sono cresciuta, come alcuni, nel mito del film. E onestamente, visto per la prima volta a 44 anni, a me è parso una baracconata della peggior specie, in più è riuscito ad annoiarmi mortalmente. Per chi non si fosse mai imbattuto ne L'implacabile, sappiate che del romanzo L'uomo in fuga riprende soltanto il nome del protagonista e l'idea di farlo partecipare a un gioco televisivo mortale. Il resto è pura fantasia dello sceneggiatore Steven E. de Souza, che ha riscritto la prima bozza dello script, più fedele al romanzo, modellandola sulle possenti spalle di Arnold Schwarzenegger. Di conseguenza, Richards è diventato un ex poliziotto, il testosteronico leader di una rivolta carceraria e, infine, il pozzo di frasi culto pronunciate tra un cazzotto e l'altro, fortemente voluto da un presentatore a caccia di talenti da inserire nei suoi mortali giochi a premi. Al posto di un'intera America, inoltre, il campo da gioco di Schwarzy è rappresentato da quattro quadranti in cui i partecipanti devono sfuggire alla versione macho delle guerriere Sailor, armati di ghiaccio, elettricità e fuoco, e della versione da discount di Leatherface, armato di motosega (mentre mi sono addormentata e non capito cosa facesse di preciso la versione wrestler di Ron Jeremy nei panni di Captain Freedom). La critica sociale presente del romanzo la si ritrova, all'acqua di rose, anche nel film, ma se cercate il pessimismo cosmico Bachmaniano, a parte un paio di morti eccellenti "dovute" per cementare la coscienza di classe del protagonista, cascate male: Schwarzy non è tipo da buttarsi giù, anzi, per non lasciare nemmeno un minimo dubbio, gli hanno pure affiancato un love interest peperino al punto giusto.
Preso per il trionfo del camp che è, L'implacabile potrebbe anche funzionare. Schwarzenegger ci crede e gigioneggia come solo lui sa fare, e i comprimari che gli hanno affiancato hanno fatto comunque la storia di un certo cinema di genere, Yaphet Kotto in primis. Anche Maria Conchita Alonso, pur ingabbiata in un personaggio abbastanza prevedibile e "limitato" nel suo essere prima di tutto un corpo, man mano che il film prosegue tira fuori una personalità discreta, a patto di sorvolare sul terrificante accento col quale pronuncia le parole in v.o. L'altro che si è palesemente divertito molto, assieme ai vari(opinti) Cacciatori, è Richard Dawson, che trasforma il pacato Killian del romanzo in un affabulatore nato, un bastardo dall'ironia nerissima che è forse una delle cose più indimenticabili del film. Purtroppo, il vero problema de L'implacabile è la regia di Paul Michael Glaser, sicuramente funzionale e priva di sbavature, ma anche meno emozionante di una partita a bocce tra ultraottantenni. C'è da dire che l'ex Starsky è entrato a giochi fatti come il rimpiazzo di almeno quattro registi che hanno rifiutato il progetto, come vi racconterò a fine post, e a quel punto forse serviva giusto un mestierante che non ci mettesse troppo del suo, e rispettasse i tempi di produzione, quindi non gliene si può nemmeno fare una colpa. D'altronde, non è solo la regia ad essere invecchiata male, ci sono anche gli effetti speciali e le scenografie, di sicuro divertenti all'epoca ma pacchianissime al giorno d'oggi, vittime di un'estetica sciatta che non apprezzavo granché all'epoca, figuriamoci oggi. So che L'implacabile è un film cult per molti e mi spiace parlarne in modo così antipatico, ma probabilmente c'era un motivo se non lo avevo mai guardato prima e posso dire che avrei continuato a vivere serena anche mantenendo l'ignoranza!
CAST
Di Arnold Schwarzenegger (Ben Richards), Maria Conchita Alonso (Amber Mendez) e Yaphet Kotto (Laughlin) e Lin Shaye (agente della propaganda) ho già parlato ai rispettivi link.
- Paul Michael Glaser è il regista della pellicola, ma i più lo conoscono come il detective Starsky della serie Starsky e Hutch. Americano, ha diretto altri film come Kazaam - Il gigante rap ed episodi di serie quali Starsky e Hutch e Miami Vice. Anche produttore e sceneggiatore, ha 82 anni.
- Jesse Ventura (vero nome James George Janos) interpreta Captain Freedom. Americano, ex wrestler e persino ex governatore del Minnesota, ha partecipato a film come Predator, Una pallottola spuntata, Riposseduta, Demolition Man, Batman & Robin e a serie quali Super Vicky, Hunter, Renegade e X-Files. Anche produttore, ha 74 anni.
CURIOSITÀ
Le guest star presenti all'interno del film sono parecchie. Si comincia con "l'eroe di Hogan" Richard Dawson, che interpreta Damon Killian, per passare al Mr. Blue Edward Bunker, che interpreta Lenny, Mick Fleetwood dei Fleetwood Mac, nei panni di Mic, il figlio di Frank Zappa e veri wrestler come il già citato Jesse Ventura o il Professor Toru Tanaka (Subzero), per arrivare a Jim Brown, famoso giocatore di football americano, qui nei panni di Fireball. Sven-Ole Thorsen, che interpreta Sven, era invece lo stuntman di Schwarzenegger in Predator. Il ruolo di Killian era stato offerto a Burt Reynolds, ma l'attore ha rifiutato dopo avere saputo che il suo nome sarebbe stato messo come ultimo nel cast, mentre lui voleva venire subito dopo Arnold Schwarzenegger. La situazione "registi" è stata invece ancora peggiore. Prima di Paul Michael Glaser, il produttore Rob Cohen si era rivolto ad altri quattro registi, il primo dei quali era George P. Cosmatos. Cosmatos, tuttavia, avrebbe voluto ambientare il film in un centro commerciale, quindi Cohen si è rivolto a Carl Schenkel, che è scappato intimorito all'idea di dover affrontare una produzione così grande, a Ferdinand Fairfax, il quale aveva un approccio troppo grottesco al tema, e a Andrew Davis, che dopo otto giorni di riprese aveva già sforato il budget di 8 milioni ed era in ritardo di quattro giorni. Ciò detto, se L'implacabile vi fosse piaciuto, recuperate Atto di forza e, ovviamente, The Running Man. ENJOY!
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