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martedì 27 novembre 2018

A Quiet Passion (2016)



Attirata da non so bene cosa, recentemente ho recuperato A Quiet Passion, diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Terence Davies.


Trama: la vita di Emily Dickinson, dall'adolescenza al giorno della sua morte, tra poesie e drammi famigliari...



Come spesso accade, comincerò il post palesando la mia crassa ignoranza. Non essendo particolarmente appassionata di poesia e non avendo seguito un programma di studi valido, per quel che riguarda la letteratura in lingua inglese, né alle superiori né all'università (il che è imbarazzante visto che l'indirizzo del liceo era linguistico e la facoltà universitaria era quella di lingue...), di Emily Dickinson conosco poco o nulla e forse per questo A Quiet Passion non mi ha coinvolta più di tanto. Purtroppo, il film di Terence Davies non mi ha nemmeno spinta a volerne sapere di più, visto l'approccio anche troppo "quiet" all'argomento; si vede che il regista e sceneggiatore teneva moltissimo alla pellicola, è una sensazione che traspare da ognuno dei curatissimi fotogrammi, dai movimenti di macchina eleganti e lenti, dalla fotografia che sfrutta le luci naturali così da immergere ancor più lo spettatore nell'epoca riportata sullo schermo... eppure, a me è parso di percepire una sorta di "spaccatura" tra questo desiderio palese di eleganza e perfezione e la necessità di trasmettere qualcosa al pubblico, arrivando a trovare il film mancante proprio di un'empatia che personalmente ritengo indispensabile. Non è che il personaggio della Dickinson non venga sviscerato alla perfezione, anzi. Il suo progressivo distacco dalla famiglia e dalla società segue tempistiche lente, che consentono allo spettatore di capirne i motivi e farli propri senza per questo privare la poetessa di un'aura di eccentrico ma malinconico mistero, accentuata dalla scelta di utilizzare le poesie della Dickinson, lette da lei stessa a mo' di narratore esterno, per accompagnare le fasi della sua esistenza. La lotta della protagonista si concretizza in un desiderio di indipendenza (da un'idea retrograda della condizione femminile, da un "revival" cristiano tipico della società borghese dell'epoca) unito alla disperata ricerca della perfezione e della purezza, cristallizzata in una testarda intransigenza che nel tempo l'ha portata ad allontanarsi sempre più dalla famiglia e dalla possibilità di indulgere in qualsivoglia storia d'amore, a vivere da reclusa prima ancora che subentrasse la malattia. Mentre la vita scorre fuori dalla sua stanza, Emily si veste di bianco e scrive, ininterrottamente, cucendo a mano i raccoglitori dei fogli manoscritti in cui riversare aspirazioni, speranze, incertezze, l'amore per la natura e la fascinazione per la morte, quasi invocando quest'ultima in una sequenza particolarmente ambigua e riuscita.


Pur nella convinzione che A Quiet Passion sia dunque un film visivamente bellissimo e fortemente "sentito" da Terence Davies, ciò che mi ha realmente perplessa e forse allontanata dall'argomento trattato, è l'approccio degli attori ai personaggi, soprattutto il modo teatrale di interpretarli. Immagino fosse voluto dal regista ma sia Cynthia Nixon che tutti i suoi comprimari non sembrano recitare quanto piuttosto "declamare", sia che si tratti di una poesia  sia che si tratti di interazioni quotidiane più o meno "profonde" (benché non vi sia un solo dialogo nel film meno che intellettuale e profondo, persino durante i litigi tra Emily e il fratello sul finale); gli attori si muovono e parlano come se fossero consapevoli di stare su un palcoscenico, ponendo un'enfasi particolare su ogni parola pronunciata, impegnati in una gara di arguzia che a lungo andare sfianca proprio per l'assenza di emozioni "sincere", che affiorano solo nei pochi momenti in cui Emily è arrabbiata oppure prostrata dal dolore, come se solo queste sensazioni forti fossero in grado di "scuotere" la perfezione tanto ricercata dalla protagonista. Se posso permettermi, inoltre, a parte Cynthia Nixon e Keith Carradine, gli unici dotati di un carisma e di un sembiante particolare, in grado di farsi ricordare dallo spettatore, il resto del cast non è degno di nota e rende i vari personaggi poco più di figurine sullo sfondo, per quanto eleganti. Probabilmente, ribadisco, chi dovesse essere appassionato di Emily Dickinson sorvolerà su queste caratteristiche che io ho trovato leggermente fastidiose ma io, da profana, avrei preferito una pellicola un po' più coinvolgente e più "ignorante", che venisse incontro alle mie limitate capacità mentali. Oh beh, non si può mica accontentare tutti!


Di Emma Bell (la giovane Emily), Keith Carradine (il padre), Jennifer Ehle (Vinnie Dickinson) e Cynthia Nixon (Emily Dickinson) ho già parlato ai rispettivi link.

Terence Davies è il regista e sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come Voci lontane... sempre presenti, La casa della gioia e Of Time and the City. Ha 73 anni.




mercoledì 21 settembre 2016

Bollalmanacco On Demand: Amadeus (1984)

Povero Toto. L’ho fatto aspettare millenni per assecondare il suo On Demand, sono finalmente riuscita a guardare Amadeus, diretto nel 1984 da Milos Forman (tratto dalla pièce teatrale di Peter Shaffer e vincitore di 8 premi Oscar per Miglior Film, F. Murray Abraham Miglior Attore Protagonista, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura non Originale, Miglior Scenografia, Migliori Costumi, Miglior Sonoro e Miglior Trucco), e ora gli toccherà sorbirsi l’ignorantissima recensione di uno dei film più belli che abbia mai avuto l’onore di vedere. Aggiungo che il prossimo On Demand sarà Jeepers Creeper! ENJOY!



Trama: la vita e lo straordinario genio di Wolfgang Amadeus Mozart vengono raccontati dalla voce dell’anziano compositore Salieri, portato alla follia e al suicidio dai sentimenti contrastanti di invidia e profonda ammirazione nei confronti del giovane musicista…



Prima di cominciare a scrivere il post alzerò una prece al “Santo della mediocrità”, Antonio Salieri, al quale oserò anche dare del tu. Antonio, illuminami. Illuminami perché sulla rete ci saranno di sicuro almeno un migliaio di recensioni, analisi e finanche post amatoriali dedicati ad Amadeus che saranno cento volte migliori dei miei. Ma secondo te, perché Cthulhu o chi per lui mi ha dato la passione per il cinema e il desiderio di scriverne assieme alla consapevolezza che non riuscirò MAI a magnificare le lodi di film meravigliosi in maniera originale, interessante ed intelligente? Finirò anche io pazza e in manicomio, convinta di aver portato alla morte fior di critici cinematografici? Mah, speriamo di no ma tu mettici la manina santa e consentimi di arrivare perlomeno alla fine del post senza rendermi ridicola. Bando a tecnicismi, analisi profonde e giri intorno al mondo quindi, siamo mediocri fino in fondo: Amadeus è un film della Madonna. Quando ho cominciato a guardarlo quelle tre ore si stagliavano davanti a me come il monolite nero di 2001 Odissea nello spazio, presagio di probabile camurrìa ed imminente calar di palpebre. Fortunatamente è subito comparso sullo schermo un favoloso F. Murray Abraham, che urlava di avere ucciso Mozart e che cercava di spiegare le sue ragioni ad un prete incredulo, e il suo modo di raccontare una vicenda per me nuova e misteriosa mi ha catturata come mai avrei creduto possibile, forse proprio per la complessità di un personaggio come Salieri. E’ stata la voce narrante incredibilmente umana di Salieri a prendermi per mano e portarmi ad amare Mozart, a riascoltare melodie conosciute apprezzandone l’intrinseca genialità, a disprezzarlo per la boriosa superiorità mostrata nei confronti di tutto e tutti, a vergognarmi per essere riuscita ad empatizzare sia con “Wolfie” (nei momenti di crisi) che con un Salieri al massimo dell’abiezione, comprensibilmente pronto ad arrivare a qualsiasi estento pur di prendersi la sua rivincita su un Dio crudele. Ah, l’Amadeus, l’ “amato da Dio”, incarnato nientemeno che da un reduce di Animal House affetto da una risatina fastidiosa e insinuante! L’odio di Salieri è più che condivisibile ma alla fine ci si affeziona anche a questo geniale folletto del Caos, costretto nelle maglie retrograde di una società ancora legata alle tradizioni dell’Opera e ai voleri di un Imperatore illuminato ma comunque moscio ed ignorante come una capra di Biella, al punto da affermare che la musica di Mozart è bella ma “ha troppe note”. A differenza di Mozart, il bieco ma furbo Salieri sa come trattare con gente simile, come muoversi a Corte e come, senza esporsi troppo, fare terra bruciata attorno ad un nemico il cui genio nulla può senza le giuste conoscenze; schietto ed onesto, Amadeus è fin troppo vulnerabile alle regole di una realtà che non lo accetta e, come i migliori artisti, viene consumato sia da essa che dalla sua smania creativa.


L’interessantissima trama (che, come ama sempre ricordarmi Toto, è MOLTO romanzata rispetto alla realtà della vita di Mozart) consente al film di incastrarsi in due dei generi che più prediligo, quello storico-biografico e, ovviamente, il musical. Un montaggio ispiratissimo e, oserei dire, geniale quanto Mozart, porta lo spettatore a rimanere a bocca aperta davanti al modo in cui le sensazioni ispirate dalla musica in sottofondo animano non soltanto le espressioni ed il linguaggio corporeo degli attori ma diventano una propaggine indispensabile per gli eventi che scorrono sullo schermo; la melodia del Flauto Magico che nasce attraverso prove con gli attori ma anche, e soprattutto, grazie al disastroso incontro con la suocera di Mozart, la composizione del Requiem che si interrompe al momento della morte del musicista (e la cui melodia viene “costruita”, letteralmente, a beneficio delle orecchie dello spettatore), le espressioni di pura meraviglia e sofferenza mentre Salieri legge gli spartiti del rivale figurandosi la musica nella mente, sono tutti momenti di altissimo Cinema che difficilmente spariranno dalla mia memoria. La mia parte "musicalofila" si è poi immensamente goduta non soltanto la bellezza delle esecuzioni musicali (che apprezzo a mo’ di bue Crasso nella mia ignoranza, come il 90% penso delle persone) ma anche e soprattutto dei costumi e delle scenografie, beandomi in particolare del trionfo della Regina della Notte poco prima del finale, senza dimenticare ovviamente Papageno e Papagena, e di quel bel donnino imparruccato di Katerina Cavalieri, vero motore della vicenda, almeno per ciò che riguarda la Director’s Cut. Col senno di poi mi pento di non avere affrontato prima Amadeus, timorosa di trovarmi davanti una vicenda complicata o ad uso esclusivo degli appassionati di musica classica, quando invece avrei dovuto dare fiducia a Milos Forman e al suo modo irriverente e particolare di fare Cinema. Chissà, forse è proprio così che si raggiunge la mediocrità, assecondando la paura di affrontare ciò che è “nuovo”, lontano dal proprio gusto in quanto composto da “troppe note”? In tal caso, continuerò imperterrita a promuovere l’On Demand, così che il genio di qualche lettore illuminato mi porti a scoprire continuamente gemme come questo splendido Amadeus!


Del regista Milos Forman ho già parlato QUI. F. Murray Abraham (Antonio Salieri), Tom Hulce (Wolfgang Amadeus Mozart), Simon Callow (Emanuel Schikaneder), Jeffrey Jones (l'Imperatore Giuseppe II) e Vincent Schiavelli (il cameriere di Salieri) li trovate invece ai rispettivi link.

Cynthia Nixon interpreta Lorl. Americana, famosa per il ruolo di Miranda in Sex and the City, ha partecipato anche a film come La famiglia Addams 2, Il rapporto Pelican, Baby Birba - Un giorno in libertà e ad altre serie quali Nash Bridges, Oltre i limiti, E.R. Medici in prima linea, Dr. House, 30 Rock e Hannibal. Anche regista, ha 50 anni e tre film in uscita.


Tim Curry e Mark Hamill, che avevano entrambi interpretato Mozart a teatro (il primo assieme a Ian McKellen, tra l'altro!), hanno fatto il provino per il ruolo di protagonisti in Amadeus; oltre a questo, nell'autobiografia di Forman si legge che uno studio si era offerto di produrre il film a patto che fosse Walter Matthau ad interpretare Mozart, in quanto grande estimatore del musicista (Ovviamente, Forman ha rifiutato visto che Matthau aveva all'epoca già 60 anni) mentre pare che fosse nelle intenzioni del regista affidare il ruolo ad un giovanissimo Kenneth Branagh, prima di decidere per Tom Hulce. Meg Tilly avrebbe dovuto invece interpretare Constanze ma un infortunio accorsole proprio il giorno prima delle riprese le ha impedito di partecipare al film. Detto questo, se Amadeus vi fosse piaciuto recuperate The Prestige. ENJOY!

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