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martedì 2 luglio 2024

I Saw the TV Glow (2024)

Era un film che mi attirava tantissimo fin dal titolo, così, appena è stato reso disponibile, ho recuperato I Saw the TV Glow, diretto e sceneggiato dalla regista Jane Schoenbrun.


Trama: il dodicenne Owen, dal carattere schivo, rimane affascinato da Maddy, ragazza più grande e appassionata del telefilm The Pink Opaque. Proprio questo show li fa diventare amici, finché Maddy non scompare in concomitanza con la sua cancellazione...


Non sono particolarmente esperta di indie horror e non ho mai guardato il primo lungometraggio di Jane Schoenbrun, We're All Going to the World Fair, tuttavia questo I Saw the TV Glow mi ha attirata a causa del titolo particolare e di un paio di locandine tutte giocate sui toni del rosa fluo, che mi ricordavano un po' quelle di The Stuff. Ammetto, dunque, di essere giunta impreparata allo stile di Schoenbrun e a una pellicola che viene classificata come horror quando, per buona parte della sua durata, si affida tantissimo a suggestioni, immagini di spazi liminali, personaggi scollegati dalla realtà che trasmettono disagio anche solo vivendo, distanti come sono dai tipici adolescenti e solitari nella loro battaglia contro il peso dell'esistenza. Sì, sparuti lettori, We're All Going to the World Fair richiede impegno e tantissima pazienza da parte dello spettatore, perché il rischio che decidiate di non finirlo dopo mezz'ora buona di ragazzini che interagiscono attraverso dialoghi scarni e impercettibili shift temporali è concreto; per quanto mi riguarda, probabilmente mi sono intestardita nel voler capire dove andasse a parare il film quindi ho resistito persino al sonno (giuro, non mi è calata la palpebra nemmeno per un secondo) e sono stata ripagata con un'angoscia che mi ha presa da metà pellicola per non lasciarmi più. D'altronde, dev'essere molto angosciante scoprire che la propria identità sessuale non corrisponde al genere che ci è stato assegnato alla nascita e probabilmente il risultato degli stadi iniziali della disforia sarà quello di percepirsi "distaccati" dal proprio corpo e dalla realtà, e I Saw the TV Glow è, come dichiarato da Schoenbrun, una sorta di metafora della transizione e di tutto ciò che comporta in termini di traumi psicologici. I Saw the TV Glow non tratta direttamente di questi temi (alcuni dialoghi sono comunque rivelatori) e ci arriva per vie traverse raccontando la strana amicizia, o non-amicizia, tra Owen e Maddy. Sconnessi dagli altri coetanei e dalle loro famiglie, i due si avvicinano grazie a un telefilm intitolato The Pink Opaque, che Owen, essendo più piccolo e per giunta maschio (lo show viene percepito dal padre assente come destinato a un pubblico femminile), non ha il permesso di vedere. The Pink Opaque, che racconta di due amiche unite da un legame psichico e in lotta contro terribili mostri, diventa il collegamento tra i protagonisti ma anche la loro ossessione, un telefilm "proibito" ed accattivante che parla a entrambi molto più di quanto facciano scuola, genitori e società, contribuendo allo stesso tempo ad alienarli maggiormente. La scomparsa di Maddy, che coincide con l'improvvisa cancellazione dello show, non sprona Owen a crescere e cambiare, anzi, il tempo sembra perdere ogni significato mentre le giornate si ripetono sempre uguali, squallide e tristi come solo la quotidianità di un'anonima cittadina di provincia sa essere.   


Questa generale immobilità dei personaggi e la malinconia che sembra volerli inghiottire dal primo minuto di pellicola, viene enfatizzata dalla natura estremamente inquietante del mondo di finzione in cui vanno a rifugiarsi. The Pink Opaque, i cui titoli di testa richiamano prepotentemente quelli di Buffy the Vampire Slayer (ripetutamente citata, assieme a mille altre serie anni' 90) ha la qualità onirica e, di nuovo, liminale della serie protagonista della prima stagione di Channel Zero. Allo spettatore vengono dati in pasto suggestioni, un'idea generale degli episodi o della trama, ma le immagini rovinate tipiche delle vecchie VHS aprono squarci su uno show da incubo, fatto di personaggi grotteschi usciti dalla mente di un pazzo e trame crudeli; The Pink Opaque è privo degli aspetti "cool" che alleggerivano uno show come Buffy e l'atmosfera generale che circonda le due protagoniste e di angoscia costante e tragedia ineluttabile. Lo stesso colore rosa che tanto mi aveva attirata dalla locandina è la rappresentazione fasulla di un ingannevole potere salvifico e serve solo ad enfatizzare le ombre di camere da letto, case e ambienti bui, l'aspetto spoglio di strade deserte, la presenza di un'entità malevola che osserva Owen e Maddy. Più in generale, questo "TV Glow" è il barlume di qualcosa di indefinito, un disagio al quale i due protagonisti non riescono a dare un nome ma che diventa sempre più reale e concreto. I Saw the TV Glow, infatti, è uno di quei film che acquistano significato a fine visione e che ne richiedono una seconda. E' come avere un prurito che non si riesce a grattare, o vedere qualcosa di familiare (oh, hi, Amber!) reso sbagliato da un dettaglio stridente che, lì per lì, non riusciamo a mettere a fuoco, per poi rimanere agghiacciati col proverbiale senno di poi. Oppure no, ché Jane Schoenbrun non dà risposte univoche e non solleva mai quel velo che separa la realtà dalla fantasia, la sanità mentale dalla follia, la triste consapevolezza da una terribile speranza. Se avete voglia di stare al gioco e lasciarvi trasportare da I Saw the TV Glow, rischiate di incappare in una delle opere più soddisfacenti dell'anno. Viceversa, c'è anche la possibilità che vi faccia talmente schifo da chiedervi se non sono diventata finalmente pazza a consigliarlo, giusto per rimanere in tema di incertezza. Provate e fatemi sapere!


Di  Fred Durst (Frank) e Amber Benson (la mamma di Johnny Link) ho già parlato ai rispettivi link.

Jane Schoenbrun ha diretto e sceneggiato la pellicola. Di origine americana, ha diretto film come We're All Going to the World Fair. Oltre a dirigere e sceneggiare, produce e recita. Ha 37 anni. 


Justice Smith
interpreta Owen. Americano, ha partecipato a film come Jurassic World - Il regno distrutto, Pokémon Detective Pikachu e Jurassic World Il dominio. Ha 29 anni e tre film in uscita. 


Ian Foreman
, che interpreta Owen da bambino, era parte del cast della serie tratta da Let the Right One In; la coreografa Emma Portner, ex moglie di Eliott Page, interpreta invece i villain della serie The Pink Opaque e anche l'amica di Maddy, Amanda. ENJOY!


sabato 11 settembre 2010

436 - la profezia

Nella sterminata produzione cinematografica mondiale, vengono girati anche dei film che finiscono direttamente su dvd o cassetta, senza essere distribuiti al cinema. La maggior parte delle pellicole in questione sono degli obbrobri inguardabili, ovviamente. Questo 436: la profezia (Population 436), diretto nel 2006 dalla regista Michelle Maxwell MacLaren, sta esattamente in mezzo. Non è completamente improponibile ma neppure meraviglioso.


Trama: un impiegato dell’ufficio censimenti viene incaricato di indagare sulla cittadina di Rockwell Falls, che da tempo immemorabile ha una popolazione fissa di 436 persone. Peccato che non sia molto conveniente varcare i confini della cittadina in questione, e cercare di capire cosa si nasconde dietro a questo numero fisso…


images2Come ho detto all’inizio, 436: la profezia è un film prodotto per il mercato dell’home video. Sapete, come quei seguiti pacco dei meravigliosi film Disney, tipo Il Re Leone 2, Il ritorno di Jafar o simili, che non sono nemmeno degni di leccare le scarpe agli originali, anche a causa di budget ovviamente limitati. Quindi il film in questione non è particolarmente degno di nota, sia per quanto riguarda gli effetti speciali, sia per quanto riguarda la regia, prevalentemente di stampo televisivo ed intervallata da sporadici flash composti da inquietanti immagini apparentemente senza senso. Anche la trama in sé è abbastanza idiota ed infarcita di riferimenti alla numerologia biblica, francamente ridicoli e tirati per i capelli, e non nego che all’inizio mi è venuta voglia di smettere di guardarlo tanta era la noia che incombeva alla vista dell’ennesima cittadina sonnolenta ma misteriosa, popolata da abitanti sonnolenti ma misteriosi, con un protagonista impegnato a risolvere l’ennesimo mistero o perire nel tentativo. Una puntata di Scooby Doo, insomma, se non fosse che verso metà film ci si da una svegliata.


Infatti è quando viene finalmente mostrato cosa accade durante la plurinominata festa del raccolto che 436: la profezia comincia a diventare interessante e la follia degli abitanti diventa davvero inquietante. La razionalità dello spettatore cerca di tenere duro fino all’ultimo, ma chi è particolarmente attento riuscirà a capire almeno dieci minuti prima come andrà a finire il film ed effettivamente la soluzione è comoda ma non del tutto stupida.. posso dire che lascia con un senso profondo di correttezza matematica? Direi di sì, è la sensazione giusta. Guardare per credere. Aggiungo inoltre che le ambientazioni arcaiche e soprattutto i manicomi che ancora praticano lobotomie e affini sono come sempre di mio gusto, ciò nonostante l’uso improprio dei banjo come mezzo per sottolineare l’ingenuità e la perversione di fondo degli autoctoni ormai mi ha saturato il cervello, basta con questi clichè! Detto questo, gli attori a parte tutto non sono male, anche se la protagonista femminile, come sempre, è una moscia campagnoletta sexy e Fred Durst, che interpreta il suo fidanzato cornuto, incarna un personaggio di rara sfiga e ancor più rara mancanza di spina dorsale. In poche parole, se non avete nulla di meglio da fare guardatelo e senza troppi pregiudizi. Ci sono film ben peggiori, con questo si può passare un’oretta e mezzo di relax. Solo una cosa, però, mi chiedo.... a che pro la manfrina degli orologi che devono essere fermati e poi rimessi a posto? Mah...


Di Jeremy Sisto, che interpreta il protagonista, ho già parlato qui.

Michelle Maxwell MacLaren è la regista del film. Canadese, oltre alla pellicola in questione ha girato principalmente episodi di serie televisive, tra cui X – Files, Senza traccia, Law & Order e Lie To Me. La regista ha 45 anni e al momento è impegnata a dirigere un episodio della serie The Walking Dead, prodotta da Frank Darabont, che non vedo l’ora di gustarmi!!


Fred Durst interpreta lo sfigatissimo Bobby. Inutile dire che il motivo principale per cui ho guardato questo film è stata la sua presenza perché, nonostante i Limp Bizkit non fossero il mio gruppo preferito (un intero cd non sono mai riuscita ad ascoltarlo e prima che qualcuno lasci commenti idioti, sì: sono ignorante come una scarpa per quanto riguarda la musica, non mi vergogno a dirlo), non si può negare che avessero un front man da perderci le bave. Chiusa parentesi, il buon Fred ha anche girato qualche film e partecipato a telefilm come Dr. House. Poca roba, via. Americano, ha 40 anni.


Premiere+Speed+Racer+2008+Tribeca+Film+Festival+10ZQYB2l9dDlE ora vi lascio al trailer del film in questione... ENJOY!!






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