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mercoledì 10 aprile 2024

Priscilla (2023)

Mercoledì sono andata a vedere Priscilla, diretto e co-sceneggiato nel 2023 dalla regista Sofia Coppola a partire dall'autobiografia Io ed Elvis di Priscilla Presley.


Trama: cronaca dell'amore tormentato tra la giovanissima Priscilla Beaulieu e il famoso Elvis Presley.


Per parafrasare l'Elvis del film: "non sei tu, è che io...". E' che io, a 43 anni, probabilmente mi sono rotta le scatole di vedere film dalla confezione perfetta che, per tutta la loro durata, ribadiscono un unico concetto, ricamandoci sopra sfruttando sequenze e dinamiche sempre uguali. E' che io probabilmente non mi sono ancora ripresa dagli Oscar di quest'anno. E' che io, Sofia mia dolce, ti voglio bene al punto da aver amato anche Bling Ring, inviso credo persino ai tuoi parenti, ma stavolta non posso fare finta di niente, continuando a subire per amore senza mai dirti una parola di biasimo. A 43 anni, mi dispiace, mi tocca prendere le valigie e andarmene, canticchiando I Will Always Love You di Dolly Parton. Ma, ripeto, non sei tu. Il tuo modo di raccontare lo spleen dell'esistenza è sempre lo stesso: malinconico ed elegante, con le tue protagoniste all'apparenza tanto fragili che basterebbe un soffio per spezzarle, che nascondono tuttavia una tempra d'acciaio, la solida volontà di seguire il loro cuore, anche se ciò può nuocere. La solitudine, anche nella ricchezza e nel lusso, della tua Priscilla, richiama quella dell'amata Maria Antonietta, un'altra sposa bambina ritrovatasi suo malgrado sotto i riflettori e costretta ad inghiottire lacrime di infelicità, lei che voleva solo l'amore e la spensieratezza. Quella fotografia soffusa, che ammorbidisce i contorni di una realtà dolorosa e, allo stesso tempo, la rende poco chiara, filtrata da un velo quasi onirico, non impedisce allo spettatore di cogliere tutti gli importantissimi dettagli legati al lusso, alla moda, al trucco, al parrucco, agli accessori, quelle piccole cose materiali che rendono la vita più sopportabile e spesso ci abbagliano fino a farci sbagliare strada; la colonna sonora, vintage ma moderna, con canzoni che accompagnano Priscilla nella gioia di essere la "Venere" che ha fatto perdere la testa ad Elvis, la cullano nell'illusione d'amore, e infine la portano a schiantarsi contro la dura personalità di un uomo complicato ed egoista, sempre pronto a farle richieste impossibili (Dolly Parton avrebbe voluto che I Will Always Love You la cantasse proprio Elvis, ma le pretese assurde del Colonnello Parker l'hanno portata a rifiutare). Non sei tu, ripeto, che hai scelto la bravissima Cailee Spaeny per inorridire lo spettatore con un rapporto che nasce già "strano", filtrato dagli occhioni innocenti di una ragazzina acqua e sapone desiderata da un uomo all'apice del suo successo e, in seguito, plasmata secondo i canoni di bellezza di Elvis, costretta a diventare donna prima del tempo pur vedendosi negare la conferma di essere matura per una relazione fisica.


Sono io, va bene? Sono io. Io che, all'ennesima inquadratura di Priscilla truccatissima, piccola e sola all'interno dell'immensità di Graceland, ti dico "ho capito. Ha tutto quello che una ragazzina della sua età vorrebbe avere ma è sola, terribilmente sola, però non ha il coraggio di tornare alla vita di prima perché comunque è innamorata di Elvis. Passiamo oltre: come affronterà quest'empasse?". La risposta è un numero imprecisato di sequenze in cui Priscilla cerca di risvegliare il desiderio sessuale di Elvis in camera da letto, con lui che, ogni volta, la rifiuta (arrivando, a un certo punto, persino a ricordare un'involontaria  - spero - parodia del finale di Frankenstein Junior). "Ho capito. Elvis era uno stronzo manipolatore, vittima di stronzi ancora più manipolatori di lui che, però, in questo film che si intitola Priscilla vengono soltanto nominati oppure mostrati di striscio, anche perché c'è già Elvis di Baz Luhrmann a dare un quadro chiaro della situazione. C'era un altro modo di far passare il concetto, diverso dall'alternare scatti di violenza ad avance sessuali rimandate al mittente, evitando così l'effetto barzelletta?". Al netto della mia intelligenza, della sensibilità individuale e anche della disposizione d'animo contingente, in tutta onestà questo Priscilla non mi ha smosso altro che un'enorme perplessità (per non dire di peggio) relativamente alle radici del sentimento di Elvis verso la bambolotta che è riuscito a manipolare per parecchi anni sfruttandone la giovanissima età. Quanto alla protagonista, rimane la tristezza davanti alla sua gioventù perduta e ai sogni infranti, ma dico anche che ho trovato il film molto superficiale nel tratteggiare ciò che si cela nell'animo di Priscilla, al punto da arrivare a chiedermi perché mai a qualcuno dovrebbe interessare un film che racconta la noia di giornate tutte uguali passate ad attendere con pazienza, quando forse poteva essere più illuminante concentrarsi su ciò che è successo a Priscilla dopo la fuga dalla prigione dorata di Graceland. Ciò detto, Sofia, io non smetto di volerti bene. Ci risentiamo al tuo prossimo film!


Della regista e co-sceneggiatrice Sofia Coppola ho già parlato QUI mentre Jacob Elordi, che interpreta Elvis, lo trovate QUA.

Cailee Spaeny interpreta Priscilla. Americana, ha partecipato a film come 7 sconosciuti a El Royale, Vice - L'uomo nell'ombra e How It Ends. Ha 26 anni e un film in uscita, Alien: Romulus


Se Priscilla vi fosse piaciuto recuperate Marie Antoinette, Elvis e Spencer. ENJOY!


martedì 2 aprile 2024

Saltburn (2023)

Con la mia solita, bradipesca lentezza ho recuperato il film che a Natale era sulla bocca di tutti, ovvero Saltburn, diretto e sceneggiato nel 2023 dalla regista Emerald Fennell.


Trama: Oliver è una matricola che fatica ad integrarsi ad Oxford in virtù del suo aspetto dimesso e delle sue origini umili. Nonostante ciò, riesce comunque a fare amicizia con Felix, ricco ragazzo da cui è affascinato, e a passare l'estate nell'enorme tenuta della sua famiglia. Ma non è tutto oro quello che luccica...


Saltburn è uno di quei film che, grazie al passaparola, è diventato conosciuto (almeno di fama) persino tra chi non bazzica il cinema, anche perché le iperboli si sono sprecate: chi ha parlato di capolavoro assoluto, chi di assoluta porcata, con entrambe le fazioni impegnate a darsi addosso nei vari gruppi Facebook. Pomo della discordia, in particolare, sono state le scene "disturbanti" che hanno scioccato più di uno spettatore, col risultato di bollare Saltburn come un abominio perverso o, viceversa, come un'opera geniale che sbatte in faccia ai benpensanti/puritani/beghini un po' di sano disgusto. Come spesso accade, io mi pongo nel mezzo. Ridurre Saltburn a quelle quattro scene "scandalose" (le ho contate, sono proprio 4: il sogno erotico di ogni vampiro, la vasca, la tomba e il balletto finale) significa fare un torto al film della Fennell, i cui pregi sono la totale mancanza di simpatia sia verso l'alta borghesia inglese di cui la stessa regista fa parte, che genera sequenze di esilarante, britannico nonsense, sia verso il protagonista, un working class hero più interessato all'egoistico benessere che a segnare un punto per i disagiati meno abbienti. Seguire l'evoluzione del rapporto tra Oliver e i Catton e il ribaltamento della prospettiva sui rispettivi giochi di forza è l'aspetto più interessante del film, questo nonostante alla Fennell manchi un po' di quella sottigliezza che avrebbe conferito più equilibrio alla vicenda. Il cambiamento di personalità di Oliver è, infatti, talmente repentino che ci si chiede quanto debbano essere imbecilli i personaggi secondari per non calcioruotarlo fuori dalla tenuta dopo mezza giornata, soprattutto quando, nell'ombra, si aggira un maggiordomo dalle potenzialità inutilizzate, che avrebbe potuto dare delle gioie come nemesi dell'ambiguo protagonista. La scrittura di Promising Young Woman era molto più centrata e tesa verso un obiettivo, mentre qui sembra che la Fennell si perda un po' nell'edonismo che critica, confezionando una storia "banale" (passatemi il termine) anche nei suoi twist, ermetica per quanto riguarda le motivazioni del protagonista e quasi troppo prolissa per tutto ciò che riguarda il castello di carte montato da quest'ultimo, cosa che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.


La cosa brucia anche di più (non come il sale, per carità!) perché Barry Keoghan è favoloso. Il suo Oliver, narratore inaffidabile se mai ce n'è stato uno, respinge ed affascina contemporaneamente, come se fosse una versione più posh del Martin de Il sacrificio del cervo sacro, ma la sua natura machiavellica sembra quasi troppo per un film che fa del vuoto pneumatico la sua ragion d'essere. Attorno a lui gravitano fior di attori che riescono, non si sa come, a tenergli testa quanto basta per non venire inghiottiti dall'assoluto carisma dell'irlandesotto e, soprattutto, a smuovere qualche sentimento nonostante la natura caricaturale dei personaggi che interpretano. A Jacob Elordi basta essere figo, non gli si chiede nient'altro, ma è comunque una bella sorpresa, al pari di Alison Oliver, mentre Rosamund Pike Richard E. Grant sono incredibili come al solito; la prima, in particolare, paga un ottimo contrappasso per il ruolo giocato sia in Gone Girl che in I Care a Lot, due film che consiglio (soprattutto il primo) se le atmosfere di Saltburn vi fossero congeniali. Da rivedere la regia, nel senso che, come sempre, ogni dettaglio inserito dalla Fennel nelle sequenze è funzionale al racconto in maniera non solo ironica, ma anche rivelatoria, di conseguenza vorrei riguardare presto Saltburn col senno di poi, senza farmi soverchiare dall'accuratezza e dall'eleganza di abiti, ambienti, pettinature, costumi e musiche, tutti ovviamente scelti con palese puntiglio certosino. Nell'attesa di riuscire nel mio intento, quel che è certo è che l'occhio della Fennell riesce a confezionare un film splendido a livello visivo, zeppo di artifici e citazioni, riconfermando la bravura di una regista di cui aspetterò il prossimo film con trepidazione, anche se questo non mi ha folgorata quanto avrei voluto.


Della regista e sceneggiatrice Emerald Fennell ho già parlato QUI. Barry Keoghan (Oliver Quick), Richard E. Grant (Sir James Catton), Rosamund Pike (Elspeth Catton) e Carey Mulligan (Povera, cara Pamela) li trovate invece ai rispettivi link.

Jacob Elordi interpreta Felix. Australiano, ha partecipato a film come The Mortuary Collection e a serie quali Euphoria. Anche sceneggiatore e produttore, ha 26 anni e due film in uscita. 


Se Saltburn vi fosse piaciuto, recuperate Una donna promettente, Il sacrificio del cervo sacro, Il talento di Mr. Ripley e Un piccolo favore. ENJOY! 

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