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venerdì 7 marzo 2014

La grande bellezza (2013)

Come l'80% degli italiani, martedì mi sono seduta comoda sul divano assieme alla mamma e alla gatta Bedelia per guardare La grande bellezza, diretto nel 2013 da Paolo Sorrentino e vincitore dell'Oscar come miglior film straniero. Sorvolando sull'orrida tempistica delle interruzioni pubblicitarie me**asettare, cerchiamo di scrivere due righe sensate su un film non semplice che ha fatto discutere chiunque, dalla vecchietta vicina di casa ai colleghi d'ufficio...


Trama: Jep Gambardella è un mondano sessantacinquenne che vive del successo di un unico libro scritto in gioventù. Attraverso i suoi occhi, scorrono sullo schermo le immagini di una Roma squallida e gloriosa e di un passato impossibile da rivivere...


Cominciamo con una premessa. Questo è il mio blog, lo gestisco da non competente amante di Cinema e mi vanto di aver affrontato ogni recensione con la massima sincerità. Quindi, molto sinceramente, non mi vergogno a dire che la prima ora de La grande bellezza mi è pesata come un macigno. L'ho trovato visivamente bellissimo, anzi, meraviglioso, un trip psichedelico e onirico come raramente si può vedere nel cinema italiano recente, ambizioso da morire e sicuramente lontanissimo da qualsivoglia ottica commerciale... ma freddo, freddo come il cuore di un usuraio. Impietoso e grottesco, con Sorrentino e il suo alter ego Toni Servillo che mettono in scena la rovina di un Paese fatto di vuoto, stupidità e trasgressioni da operetta, è riuscito sì e no a strapparmi un paio di amare risate ed è riuscito soprattutto a farsi odiare per il modo compiaciuto in cui si impegna ad intrappolare lo spettatore nello stesso "gioco" subito dal pubblico presente alla performance del teatro d'avanguardia all'aperto mostrato quasi all'inizio del film, dove la gente applaude cose incomprensibili solo perché spacciate per arte ed è lo stesso Gambardella a sputtanare la pazza "artista" che ha inscenato quell'obbrobrioso spettacolo. Difficile mitigare questo tipo d'irritazione, anche davanti alla bravura di Servillo e di un'inaspettata Sabrina Ferilli che dimostra di possedere insospettabili doti di attrice. Difficile persino davanti alla bellezza di palazzi segreti esplorati nottetempo e colori talmente sgargianti da non sembrare nemmeno veri. Difficile provare qualcosa, persino di fronte all'orrore di vedere una Serena Grandi vergognosamente sfatta e gonfia, quando il protagonista appare così distaccato da assomigliare al freddo marmo delle statue e il regista sembra soltanto volerti far capire quanto tu, italiano, sia ignorante, burino e stronzo mentre Lui possiede la sapienza e la bravura. Difficile, non impossibile.


Perché ad un certo punto arriva, quasi strappato da quel cinema popolare per cui tutti noi lo conosciamo e amiamo, il buon Carlo Verdone. Ora, io non vado particolarmente matta per Verdone e, dico la verità, il personaggio di Romano non l'avevo quasi calcolato, povero zerbinaccio sfigato che striscia dietro a Gambardella e ad una donnaccia che non gliela darà mai. Eppure, quando Romano si convince a salire sul palcoscenico mettendosi a nudo per la prima volta e vede che le uniche due persone che avrebbe voluto tra il pubblico, Gambardella e la donnaccia in questione, o non ci sono o se ne vanno schifate mentre tutti gli altri applaudono, gli sono bastate un paio di frasi per farsi amare e, finalmente, farmi cominciare ad aprire il cuore a La Grande Bellezza: "Roma mi ha deluso. Me ne torno al paese". Roma intesa come metafora di una realtà in cui sopravvivono solo gli squali, di un palcoscenico di cui bisogna conoscere a menadito le regole per essere in grado di "far fallire le feste" e diventare gli unici, adorati protagonisti. Un mondo che non è fatto per tutti: chi cerca di adattarsi senza esserne in grado, come Romano, come la maggior parte di noi, viene perennemente relegato in un angolo e trattato come una nullità... e allora l'unica soluzione è "tornare al paese", cercare la propria dimensione anche fuori dalle luci della ribalta. Automaticamente, ecco che anche Jep diventa così più umano. Perché Jep, poveraccio, arrivato a 65 anni è stanco di recitare, stanco di seguire le regole, stanco di disumanizzarsi al punto da non riuscire nemmeno più ad apprezzare le meraviglie di Roma e della vita. Lui è, letteramente, il RE di Roma ma non è tanto diverso da quel giapponese che muore all'inizio, che si allontana dalle noiose spiegazioni storiche per immortalare con uno scatto una bellezza ideale ed irreale: Gep è CIRCONDATO dalla bellezza ma non può vederla perché, ormai da anni, il concetto di bellezza per lui non è più sinonimo di semplicità bensì di eccesso, di novità, di trasgressione, di "cultura", di superiorità, di falso. E' la cosa più banale del mondo, ma tutti noi italiani siamo così. Abbiamo un patrimonio artistico che va in rovina e guardiamo, smaniosi, verso l'estero, verso la tecnologia, verso la ricchezza materiale e diventiamo sempre più annoiati, più inutili, più vecchi e più sospettosi verso qualunque cosa provenga dal nostro Bel Paese.


Quindi, grazie a Verdone che torna al paese, ma non solo. Grazie alle singole foto che documentano ogni giorno di vita testimoniandone l'importanza e l'unicità prima che arrivi la morte, in ogni sua forma, a spezzare la gioventù, la bellezza e l'amore. Grazie al gesto innocente e malizioso di una ragazza davanti al suo primo (e forse unico?) amore, un momento talmente unico, irripetibile e sacro che una vita fatta di trenini che non portano da nessuna parte può soltanto bloccare per l'eternità le parole necessarie a descriverlo. Grazie alle radici mangiate da una vecchia Santa, che in un gesto di ribellione riesce ad esprimere tutta la dignità di una religione altrimenti schiacciata dalle stesse ipocrisie, convenzioni e regole che quotidianamente lordano la mondanità. Grazie, infine, alle lacrime di Jep Gambardella davanti al terribile abisso della solitudine, un abisso che nessuna festa o abito di lusso potranno mai mascherare o mitigare, non per sempre almeno. L'importante è rendersene conto prima che sia troppo tardi, aprire gli occhi e ricominciare a vivere per davvero, o almeno provarci. D'altronde, ci sono tante piccole cose in grado di renderci felici o, perlomeno, soddisfatti e in pace con noi stessi, alla faccia di quello che pensano gli altri di noi. Una di queste, per me, è questo piccolo blog, dove spero di essere riuscita a trasporre un po' delle sensazioni che mi ha smosso La grande bellezza dopo la prima e finora unica visione. Mi rendo conto che dovrei rivederlo più volte per cogliere ciò che sicuramente mi è sfuggito e mi rendo anche conto che, nonostante l'Oscar, il film di Sorrentino non potrà mai incontrare totalmente i miei gusti... ma, come si dice, se una pellicola ti fa riflettere e pensare per giorni, allora forse si tratta davvero di Grande Cinema. E siccome proviene dall'Italia credo che dovremmo esserne tutti, a prescindere, maledettamente orgogliosi prima che snobismo, invidia ed esterofilia ci impediscano di cogliere la vera, grande bellezza. Qualunque essa sia.


Del regista e sceneggiatore Paolo Sorrentino ho già parlato qui.

Toni Servillo interpreta Jep Gambardella. Originario di Afragola lo ricordo per film come Le conseguenze dell’amore, La ragazza del lago, Gomorra, Il divo e Bella addormentata. Anche sceneggiatore, ha 55 anni e un film in uscita. 


Carlo Verdone  interpreta Romano. Originario, per l’appunto, di Roma, lo ricordo per film come Un sacco bello, Bianco, rosso e Verdone, Borotalco, Grand Hotel Excelsior, In viaggio con papà, 7 chili in 7 giorni, Io e mia sorella, Compagni di scuola, Il bambino e il poliziotto, Maledetto il giorno che t’ho incontrato, Viaggi di nozze, Sono pazzo di Iris Blond!, Gallo cedrone, Zora la vampira, Manuale d’amore, Manuale d’amore 2 (Capitoli successivi), Manuale d’am3re e Sotto una buona stella, inoltre ha doppiato il gatto Zorba in La gabbianella e il gatto. Anche sceneggiatore, regista e produttore,  ha 64 anni. 


Sabrina Ferilli interpreta Ramona. Romana, la ricordo per film come Rimini Rimini – Un anno dopo, Il signor Quindicipalle, I fobici, Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me, Natale a New York, Natale a Beverly Hills e Vacanze di Natale a Cortina. Inoltre, ha partecipato a serie come I ragazzi della 3 C, Valentina e Due imbroglioni e mezzo. Ha 50 anni.


Carlo Buccirosso interpreta Lello Cava. Originario di Napoli, lo ricordo per film come L’amico del cuore, Febbre da cavallo – La mandrakata, Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me e Il divo, inoltre ha partecipato a serie come Due imbroglioni e mezzo. Ha 60 anni.


Giorgio Pasotti interpreta Stefano, il custode. Originario di Bergamo, ha partecipato a film come L'ultimo bacio, Baciami ancora e a serie come Distretto di polizia. Anche regista e sceneggiatore, ha 41 anni e tre film in uscita.


Serena Grandi (vero nome Serena Faggioli) interpreta Lorena. Originaria di Bologna, la ricordo per film come Antropophagus, Pierino la peste alla riscossa, Pierino colpisce ancora, Sturmtruppen 2 (Tutti al fronte), Acapulco, prima spiaggia... a sinistra, Miranda, Rimini Rimini, Roba da ricchi, Saint Tropez Saint Tropez, Monella e Radio Freccia. Ha 56 anni.


Isabella Ferrari (vero nome Isabella Fogliazzi) interpreta Orietta. Originaria di Ponte dell'Olio, ha partecipato a film come Sapore di mare, Sapore di mare 2 – Un anno dopo, Il ras del quartiere, Fracchia contro Dracula, Il ragazzo del pony express, Willy Signori e vengo da lontano, La lingua del santo e alla serie Distretto di polizia. Ha 50 anni e un film in uscita.


Nel film compaiono anche Fanny Ardant, Antonello Venditti nei panni di sé stesso e Lillo (al secolo Pasquale Petrolo) di Lillo & Greg come, per l'appunto, Lillo De Gregorio. Se La grande bellezza vi fosse piaciuto, infine, potreste guardare anche La dolce vita, 8 1/2 e Roma. ENJOY!!

lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014


Buon lunedì a tutti! Stanotte è stata una delle più importanti per gli amanti del Cinema perché, come sapranno anche i sassi, sono stati assegnati i premi Oscar. Ammetto (ma per certi versi me lo aspettavo) che la premiazione in generale è stata un mezzo diludendo almeno per me, visto che The Wolf of Wall Street è stato snobbato in TUTTE le categorie, mortacci loro… tuttavia è bene cominciare il post con un minimo di orgoglio italiano, visto che l’Oscar come miglior Film Straniero è andato a La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Domani sera mi metterò comoda sul divano assieme alla mamma e mi preparerò a bestemmiare in turco per le infinite interruzioni pubblicitarie.. ma almeno, finalmente, avrò occasione di guardarlo ed esprimere un giudizio in merito. Nel frattempo, sulla fiducia, complimenti a Sorrentino (che pure poteva evitarsi i ringraziamenti a Maradona, possibile che dobbiamo farci SEMPRE riconoscere all'estero???) e a Tony Servillo!


Passiamo ora ai premi più attesi. Senza troppe sorprese, 12 anni schiavo e la storia vera del povero Solomon Northup (che ha vinto, oltre all’Oscar come Miglior Pellicola, anche quello per la miglior Sceneggiatura Non Originale) sbaragliano la concorrenza confermando la prevedibilità dell’Academy che, lungi dal premiare pellicole “scomode” come il mio favorito The Wolf of Wall Street, ha preferito assegnare gli Oscar a qualcosa di più patriotticamente impegnato. Pazienza, il film è bello e sono contenta lo stesso, ma mi duole assai per Martin Scorsese, che si è visto anche soffiare il premio per la miglior regia, finito nelle mani di Alfonso Cuarón. Il regista messicano, d’altronde, è riuscito nella non facile impresa di trasformare le sale cinematografiche di mezzo mondo in squarci di claustrofobico spazio profondo e ha conquistato l’Academy: nonostante la trama un po’ insulsa, Gravity è stato il film più premiato di questa edizione (ha vinto anche nelle categorie Miglior Fotografia, Miglior Montaggio, Miglior Colonna Sonora Originale, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro e Migliori Effetti Speciali). Chapeau ma, ribadisco, il mio cuore rimane fedele a Scorsese.

Altrettanto scontato lo scorno Di Capriano. Il povero Leo si è visto spernacchiare per l’ennesima volta e nientemeno che dal suo impronunciabile co-protagonista Matthew McConaughey. L’ex bellone di Hollywood si è devastato il fisico e  ha giustamente portato a casa l’Oscar come miglior Attore Protagonista per la sua intensa performance in Dallas Buyers Club, quindi complimentoni anche a lui!


A trionfare nella categoria Miglior Attrice Protagonista è Cate Blanchett. Effettivamente, la sua presenza è l’unico elemento fuori dal comune dell’altrimenti ordinario Blue Jasmine e sono molto contenta che la statuetta sia andata alla bellissima attrice australiana.


Ad affiancare McConaughey nella vittoria post Dallas Buyers Club si aggiunge il bellissimo Jared Leto che conquista la statuetta come miglior Attore Non Protagonista, altro premio indiscutibilmente meritato nonostante la presenza di altri bravissimi sgnoccoloni in gara: il travestito Rayon è un personaggio difficilissimo da interpretare, a rischio macchietta, ma il giovane attore si è profuso in un’interpretazione delicata e molto credibile. Bravo!! E bravi anche parrucchieri ed esperti del make up che, sempre per Dallas Buyers Club, hanno vinto l’Oscar.


Felicissima anche per la (fino ad ora) sconosciuta Lupita Nyong’o, che ha vinto l’Oscar come miglior Attrice Non Protagonista per 12 anni schiavo. Vederla duettare con un mostro sacro come Michael Fassbender e tenergli testa, per quel che riguarda la bravura, in una delle scene più crude e tese degli ultimi anni è stata sicuramente una sorpresa. Le auguro una bella carriera anche se, al momento, non mi pare che l’attrice messicana abbia delle pellicole in uscita.


Passiamo adesso ai premi "minori" che minori non sono. Nonostante non l’abbia ancora visto, sono molto contenta che Spike Jonze abbia vinto il premio per la miglior sceneggiatura originale con il suo Her che, indubbiamente, dev’essere un bel delirio. Altrettanto felice, ovviamente, per la vittoria dello splendido Frozen – Il regno di ghiaccio come miglior Film d’Animazione e della canzone Let it Go, punta di diamante della bellissima colonna sonora di questo gioiellino firmato Disney. Fa quasi pena, invece, il riconoscimento “postumo” a Il grande Gatsby, che conquista due meritatissimi Oscar tecnici, Miglior Scenografia e Migliori Costumi. Troppo poco, troppo tardi mi sa. Per quest’anno è tutto, ragazzi… ci si risente nel 2015! ENJOY e... coraggio, Leo!!





giovedì 23 maggio 2013

WE, Bolla! del 23/05/2013

Buon giovedì!! Settimana piena di uscite questa ma, nonostante il Festival di Cannes, non è che ci sia molto di cui gioire per noi cinefili. ENJOY!!

Fast and Furious 6
Reazione a caldo: mi stupisco siano arrivati al 6…
Bolla, rifletti!: niente, per me il binomio Vin Diesel + motori è sinonimo di disgustorama. Se ci si aggiungono anche quel tamarro di The Rock e quell’uomo mancato di Michelle Rodriguez mi vengono proprio i sudori freddi. Lascio il film agli appassionati e aspetto I mercenari 3, che almeno una sua dignità dovrebbe averla.

Epic – Il mondo segreto
Reazione a caldo: Mah…
Bolla, rifletti!: animazione 3D a parte, mi ricorda parecchio il vecchio Ferngully – Le avventure di Zach & Krista, che mi aveva fatto parecchio schifo. Non è che sia molto persuasa nell’andare a vedere quest’avventura ecologista, nonostante Chris Wedge sia comunque una garanzia.


La grande bellezza
Reazione a caldo: Ecco, l’unico film degno d’interesse!!
Bolla, rifletti!: La Dolce vita ai tempi della tamarreide, uno dei film più apprezzati a Cannes. Siccome nutro molte speranze su Sorrentino e Servillo credo proprio che andrò a vederlo, nonostante l’idea che ci siano di mezzo la Ferilli e un cast italiano non mi sorride affatto. 


Miele
Reazione a caldo: m’ispira poco
Bolla, rifletti!: sono sincera, mi sono informata ben poco su questo film, che segna l’esordio alla regia di Valeria Golino. Il tema della morte assistita è sicuramente molto interessante e contemporaneamente difficile da affrontare sia per lo spettatore che per i registi che se ne occupano, perché si rischia il melodramma facile. E al momento sono in cerca di pellicole un po’ meno impegnate, sorry.

Tanto cinema italiano questa settimana, e la saletta d’élite non si sottrae a questo trend.


Viaggio sola
Reazione a caldo: che pesantezza…
Bolla, rifletti!: l’accoppiata Margherita Buy/Stefano Accorsi basta da sola a farmi venire un’orticaria spaventevole, per di più il film tratta l’argomento “donna quarantenne sola” che, al momento, mi fa persino più paura de L’esorcista. Quindi, evito molto volentieri.


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