Visualizzazione post con etichetta mario casas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mario casas. Mostra tutti i post

venerdì 28 luglio 2023

Bird box: Barcellona (2023)

Vittima delle condizioni disagiate dell'Aurelia ogni qualvolta c'è un incidente in autostrada, la settimana scorsa ho saltato la visione di La maledizione della Queen Mary e ho ripiegato su Bird box: Barcellona (Bird Box: Barcelona), diretto e sceneggiato dai registi David Pastor e Àlex Pastor.


Trama: un uomo vaga con la figlia in una Barcellona dove le persone sono costrette ad uscire bendate, pena suicidarsi dopo avere incrociato lo sguardo con delle misteriose creature che hanno invaso la terra...


Nel 2019, quando è uscito Bird Box, credo di essere stata una delle tre persone in tutto il pianeta a trovarlo bello, nonostante un paio di ovvi difetti tra cui la faciloneria della trama e le troppe similitudini con A Quiet Place, decisamente superiore in tutto. Ciò che chiunque ha contestato a Bird Box (la regia poco horror di Susanne Bier, l'eccesso di flashback sentimentali, ecc.) è proprio quello che, per me, dava valore aggiunto a un'opera popolata da personaggi magari stereotipati, ma comunque in grado di coinvolgere lo spettatore, la Malorie di Sandra Bullock in primis. Bird box: Barcellona è MOLTO più horror del suo predecessore, e i personaggi, salvo il protagonista Sebastián e un paio d'altri, hanno ben poco screentime a disposizione prima di morire male. Attenzione però, "molto più horror" non significa che sia un horror innovativo o capace di raccontare qualcosa di diverso, anche perché parte dall'assunto iniziale di Bird Box limitandosi a spostare l'azione a Barcellona per mostrarci un'altra versione dell'"invasione" di creature con le quali non conviene incrociare lo sguardo, a meno di non volere impazzire e/o suicidarsi. Quindi lo spettatore sa già più o meno dove vuole andare a parare la trama e le variazioni sul tema sono davvero poche; anzi, la carta migliore (e la sequenza più bella) Bird box: Barcellona se la gioca a dieci minuti dall'inizio, dopodiché i realizzatori nascondono la mano che ha tirato il sasso invece di spingere l'acceleratore su una china sgradevole ma interessante e, ancor peggio, cominciano ad inserire piccoli spiegoni volti a spianare la strada ad eventuali sequel/spin-off , quando, a mio avviso, la forza delle creature di Bird Box è proprio l'alone di mistero che le circonda fin dal loro esordio.


Sulla realizzazione, non c'è granché da dire. Mi è sembrato che i fratelli Pastor sapessero il fatto loro a livello di regia, soprattutto per quanto riguarda non solo la gestione della tensione, coadiuvati da un montaggio dinamico, ma anche quel "piccolo" particolare che differenzia Bird Box: Barcellona dal suo predecessore e ne stravolge completamente la trama. Inoltre (ma qui la colpa è mia che soffro di vertigini "riflesse") le sequenze finali ambientate sulla teleferica per Montjuïc mi hanno mozzato il fiato e, dovessi dire, ho apprezzato anche la scelta di mostrare cosa, presumibilmente, avviene dopo che le persone hanno avuto la sventura di guardare le creature. Nulla di eclatante, invece, nel reparto attori. Avevo enormi speranze sia per Diego Calva, che avevo adorato in Babylon, che per la brava Georgina Campbell di Barbarian, ma a nessuno dei due viene dato tempo o modo di brillare, sia per esigenze di trama che per una scrittura dei personaggi pigra e banalotta. Tra l'altro, mi è piaciuto ben poco Mario Casas, che interpreta il protagonista, il che un po' mi perplime visto che il ragazzo ha collaborato spesso e volentieri con de la Iglesia; anche in questo caso, però, temo che la colpa sia di una sceneggiatura trattenuta che ha impedito all'attore di esprimersi quanto avrebbe potuto. Per quanto mi riguarda, Bird box: Barcellona è dunque l'ennesima occasione sprecata targata Netflix, un film dimenticabile che ha il solo pregio di avermi fatto riguardare Bird Box, e spero sinceramente che il tentativo di creare un Bird Box Universe finisca qui. 


Di Mario Casas, che interpreta Sebastián, ho già parlato QUI

David e Àlex Pastor sono i registi e sceneggiatori della pellicola. Spagnoli, hanno diretto film come Contagio letale. Entrambi anche produttori, David ha 45 anni, Àlex 42.


Georgina Campbell interpreta Claire. Inglese, ha partecipato a film come King Arthur - Il potere della spada e Barbarian. Ha 31 anni e due film in uscita. 


Diego Calva, che interpreta Octavio, è il protagonista di Babylon. Se Bird box: Barcellona vi fosse piaciuto, recuperate ovviamente Bird Box, tanto sono entrambi su Netflix, e aggiungete A Quiet Place e A Quiet Place 2. ENJOY!

martedì 2 gennaio 2018

El Bar (2017)

Ultimamente Netflix mi ha fatto una bella sorpresa e ha messo in programmazione El Bar, l'ultimo film diretto e co-sceneggiato dal regista Álex de la Iglesia.


Trama: otto persone rimangono chiuse in un bar di Madrid mentre all'esterno le persone sembrano prese di mira da cecchini invisibili...



De la Iglesia è pazzo, non c'è dubbio. Un pazzo adorabile ed imprevedibile, che parte lento e divertente e finisce lasciando lo spettatore con un'angoscia incredibile. El Bar è, mi si passi il paragone azzardato, il The Mist di de la Iglesia, con una minaccia esterna non meglio identificata (almeno all'inizio) al posto della nebbia e dei mostri assetati di sangue, ma a tratti ricorda anche un altro grande esponente dell'horror spagnolo, l'indimenticato [Rec], soprattutto quando la situazione comincia a farsi più chiara, benché non meno terribile. Perché ho nominato The Mist? Perché il fulcro della pellicola è mostrare cosa succede quando delle persone normalmente civilizzate vengono rinchiuse per lungo tempo all'interno di quattro mura mentre "qualcosa" ne alimenta la paura e mette in pericolo la loro incolumità fisica, privandole persino dei fondamentali appigli di sicurezza presenti nella società attuale: televisione e telefoni cellulari. Gli avventori del bar per prima cosa accendono la TV per vedere se qualcuno sta parlando della situazione esterna e la loro confusione aumenta quando l'apparecchio mostra solo programmi spazzatura ed inquietanti film horror, come se nulla fosse successo nel centro di Madrid; ancora peggio, il 90% dei loro cellulari o è quasi scarico (la vita appesa ad una tacca di batteria, aiuto!) oppure non prende, quindi ricevere notizie dall'esterno o chiedere aiuto è praticamente impossibile. Rimane quindi solo da affidarsi ai compagni di sventura ma come si fa quando la paura comincia a mordere con forza e chiunque potrebbe essere un terrorista, un nemico, un folle pronto a fare una strage? Nella prima parte di El Bar, più commedia surreale che thriller, si rincorrono senza sosta dialoghi atti non solo ad indagare sul mistero esterno all'esercizio ma soprattutto a sottolineare l'incomunicabilità che vige tra gli esseri umani, l'innato disprezzo verso persone di ceto sociale diverso, i pregiudizi verso chi non corrisponde al proprio ideale di "probo cittadino", la strenua volontà di indossare una "maschera" che possa o isolarci dalla società oppure farci spiccare agli occhi delle persone: emblematico è non solo Nacho, con le sue pose da hipster, ma anche la bella Elena che "mai sarebbe entrata in un posto come questo" oppure la sanguigna proprietaria del bar, preoccupata solo della sua pelle. Ironicamente, l'unica voce della verità è quella del folle barbone Israel, che approfitta della situazione non tanto per ricoprire gli astanti con le sue vaneggianti citazioni bibliche ma per svelare a poco a poco, col suo comportamento imprevedibile e violento, la vera personalità di tutti quelli che, dall'alto del loro essere integrati nella società, si credono superiori a lui e meno istintivi o bestiali.


Nella seconda parte del film esplode invece la personalità esagerata di de la Iglesia, quel cinema dell'eccesso sanguinolento e chiassoso che fa un po' da corollario alle opere del regista, anche le più poetiche (come per esempio Ballata dell'odio e dell'amore). Lì il buon de la Iglesia non si risparmia tra momenti di claustrofobia pura, sangue, merda (chiamiamola col suo nome anche perché giuro che a me veniva schifo), violenza, follia e altri scomodi momenti di verità persino commovente (la rivelazione di Trini fa vergognare persino lo spettatore per averla malgiudicata); il montaggio si fa serrato, la regia diventa quella di un incubo, il paragone tra El Bar e un prodotto come [Rec] diventa ancora più calzante (anche se per fortuna qui non abbiamo riprese da found footage) e nonostante l'ambiente cupo di cantine e fogne le immagini sono molto belle e il regista non smette di usare l'ironia, per quanto amara e terribile. Sul finale, non si capisce bene se ciò che viene mostrato sia frutto di sceneggiatura oppure, in parte, sia stato ripreso dal vero, come in una candid camera; nel secondo caso, la direbbe lunga sul punto di degrado raggiunto dalla nostra società, all'interno della quale la gente tende a farsi i fatti suoi anche davanti a persone ridotte quasi a brandelli, e confermerebbe la tesi portata avanti dal regista per tutto il film. La tristezza di un bar dove non solo i proprietari o i dipendenti fingono empatia per attirare i clienti o perché "è il loro lavoro" ma anche di habitué che in realtà non si conoscono, non parlano, non vanno oltre le dicerie, o di persone sole che sembrano lottare con le unghie e con i denti per trovare un minimo di felicità o di empatia nel prossimo ma, in sostanza, sono concentrati esclusivamente su loro stessi. Un piccolo bar di Madrid diventa così metafora del mondo intero e quanto fa male assistere all'ironica, ridicola e geniale scena di dialogo in cui ognuno parla di ciò che lo preoccupa senza nemmeno ascoltare quello che hanno da dire gli altri...


Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI.

Blanca Suárez interpreta Elena. Spagnola, ha partecipato a film come Shiver, La pelle che abito, Gli amanti passeggeri e Mi gran noche. Ha 29 anni e un film in uscita.


Mario Casas interpreta Nacho. Spagnolo, ha partecipato a film come Tres metros sobre el cielo, Tengo ganas de ti, Le streghe son tornate e Mi gran noche. Ha 31 anni e tre film in uscita.


Terele Pávez interpreta Amparo. Spagnola, ha partecipato a film come Il giorno della bestia, Film per non dormire: La stanza del bambino, Ballata dell'odio e dell'amore, Le streghe son tornate e Mi gran noche. E' morta proprio quest'anno, all'età di 78 anni, tuttavia devono ancora uscire tre pellicole che la vedono protagonista.


In El Bar c'è abbondanza di attori che avevano già collaborato con de la Iglesia: Carmen Machi, alias Trini, ha partecipato a Mi gran noche assieme a Jaime Ordóñez (Israel, l'attore è apparso anche in Le streghe sono tornate) mentre Secun de la Rosa, che interpreta Sátur, era nel cast di Le streghe son tornate e Joaquín Climent, ovvero Andrés, è comparso in Ballata dell'odio e dell'amore. Se El Bar vi fosse piaciuto recuperate The Mist e The Divide. ENJOY!


Se vuoi condividere l'articolo