In questi giorni in cui si fa tanto parlare di Fertility Day, sarebbe giusto guardare film come Antibirth, scritto e diretto dal regista Danny Perez.
Trama: dopo una notte "brava" passata tra alcool e droga, Lou scopre di essere molto probabilmente incinta. Tuttavia, la gravidanza non procede proprio come previsto...
Quest'anno è già il secondo horror a tema gravidanza che vedo e nessuno dei due film ha dipinto l'"evento più importante nella vita di una donna" come felice, anzi. In Hellions la protagonista adolescente viveva la sua condizione come un incubo surreale all'interno del quale il bambino non ancora nato era già in grado di condizionare la sua esistenza in modi terrificanti, in Antibirth il punto di vista è differente ma non per questo più lieto. Diciamo che Lou è altrettanto sconcertata all'idea di essere incinta, tuttavia sceglie di non cambiare la sua esistenza di una virgola, anzi: disoccupata, ai margini della società e probabilmente ultratrentenne, Lou continua imperterrita a spaccarsi di crack, alcool e fumo, alla faccia di chiunque (o di qualunque cosa) abbia deciso di risiedere nel suo utero. Il punto di forza di Antibirth, non a caso, non è l'aspetto body horror che permea l'intera vicenda ma il modo in cui il regista e sceneggiatore dipinge una donna che tale non è, un uomo mancato in piena crisi autodistruttiva affiancato dall'intera società di tristissimi reietti che vivono nelle periferie di un'America squallida e fredda. Non esistono né spirito di solidarietà né amicizia in Antibirth, se non quelli incarnati da una pazza che, apparentemente, ha vissuto le stesse confuse esperienze di Lou, mentre invece gli amici di quest'ultima si guardano bene dal recarle consigli o parole di conforto, quando addirittura non sono implicati negli oscuri avvenimenti che le hanno causato la gravidanza. Lou è l'espressione vivente di un corpo malato che rigetta la vita (ad un certo punto si scopre che la ragazza aveva già subito un aborto spontaneo), specchio di una società che, allo stesso modo, cova dentro di sé tutto il marciume generato da una povertà fatta di dolore ed ignoranza, alimentato da chi non ha altro interesse se non fare soldi sulla pelle dei reietti.
Personalmente, ho apprezzato Antibirth proprio per questo suo aspetto "sociale", la parte horror mi ha invece un po' tediata. Sapete bene che non amo molto l'horror contaminato dalla fantascienza e purtroppo, nonostante un paio di sequenze d'impatto adatte giusto agli stomaci forti, Antibirth patisce la presenza di entità aliene e deliri paranoici da cospirazione militare che lo afflosciano senza possibilità di recupero, soprattutto sul finale. D'altra parte, la condizione perennemente strafatta di Lou consente al regista di girare un paio di sequenze allucinanti capaci di essere squallide, trash ed inquietanti allo stesso tempo, il tentativo malato della mente della ragazza di recuperare i ricordi della "fatidica notte", popolato, tra le altre cose, da coloratissimi e pelosi pupazzi. Natasha Lyonne, dal canto suo, da vita ad un personaggio disgustoso, per il quale è praticamente impossibile provare un minimo di pietà: la voce arrochita dall'alcool, il trucco pesante, una tutina a rete che la fa sembrare più un volgarissimo insaccato che una donna, la grazia di un portuale a completare il tutto, fanno di Lou la perfetta figlia di un ambiente squallido e poverissimo, un'antieroina ancora più fastidiosa per la palese mancanza di coraggio e la rassegnazione con la quale sceglie di non modificare minimamente la sua vita. I comprimari sono altrettanto fastidiosi ed inquietanti, a partire da una Chloë Sevigny scazzata ed inespressiva (non è una critica, eh. Per il personaggio di Sadie è perfetta) per arrivare ad una Meg Tilly sfatta e completamente folle, schiacciata dal peso dei suoi quasi 60 anni al punto da dimostrarne 70. In definitiva, Antibirth non è un film per tutti i gusti e personalmente mi sarei aspettata qualcosina di più ma la materia prima c'è e sono sicura che Danny Perez avrà ancora molto da dire nel futuro.
Di Chloë Sevigny, che interpreta Sadie, ho già parlato QUI mentre Mark Webber, che interpreta Gabriel, lo trovate QUA.
Danny Perez è il regista e sceneggiatore della pellicola. Probabilmente canadese o americano, è al suo primo lungometraggio.
Natasha Lyonne interpreta Lou. Americana, la ricordo per film come Dennis la minaccia, American Pie, Scary Movie 2, American Pie 2, American Pie: Ancora insieme e Yoga Hosers, inoltre ha partecipato a serie come Will & Grace, Weeds, Orange is the New Black e doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttrice, ha 37 anni e tre film in uscita.
Meg Tilly interpreta Lorna. Americana, ha partecipato a film come Saranno famosi, Psycho II, Il grande freddo, Valmont, Ultracorpi - L'invasione continua e Il tuo amico nel mio letto. Anche sceneggiatrice, ha 56 anni e un film in uscita.
Se Antibirth vi fosse piaciuto recuperate Hellions e Brood - La covata malefica. ENJOY!
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martedì 11 ottobre 2016
venerdì 9 settembre 2016
Green Room (2015)
Spinta da varie recensioni positive scorte in rete, ho deciso di recuperare in questi giorni Green Room, diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Jeremy Saulnier.
Trama: convocati per un concerto all'ultimo minuto, i membri di un gruppo punk si ritrovano a testimoniare un omicidio e conseguentemente ad essere presi di mira da un branco di neonazisti...
Musicisti punk contro neonazi, cosa ci potrebbe essere di meglio, cinematograficamente parlando? Da questo punto di vista, in effetti Green Room è un film con le contropalle, oltre che intriso di una cattiveria di altissimo livello. In soldoni, trattasi di revenge movie in cui i protagonisti, capitati per caso in un ambiente a loro poco consono (ragazzi punk costretti a suonare in un magazzino zeppo di personaggi di estrema destra e che scelgono, molto coraggiosamente, di esordire con Nazi Punks, Fuck Off! prima di conquistarli comunque col potere della musica), finiscono dalla padella alla brace per aver assistito a qualcosa che non dovevano vedere. Finito lo spettacolo, sale la tensione alle stelle: noi sappiamo che il proprietario del prefabbricato adibito a sala concerti non ha alcuna intenzione di farla passare liscia ai nostri ma i suoi sgherri sono così poco psicopatici, almeno in apparenza, che per una volta il gioco tra gatto e topo favorisce ampiamente la suspension of disbelief, facendoci così accettare il fatto che i protagonisti non li crivellino di proiettili e fuggano senza guardarsi alle spalle alle prime avvisaglie di pericolo. Poi, ovviamente, scoperte le carte il discorso cambia e sebbene il vecchio Darcy del freddissimo Patrick Stewart continui a fare i ragionamenti tipici e pragmatici di un imprenditore, il sangue comincia a scorrere copioso grazie a soluzioni omicide di particolare crudeltà, rese ancora più intollerabili dal fatto che i protagonisti sono ragazzotti simpatici, bravi musicisti, persino un po' sfigati se vogliamo, caratterizzati da quella punta di cameratismo che trasformerebbe ogni dipartita nella morte di un pezzetto del cuore dello spettatore, se non fosse per l'atavico scazzo che pare ammantare i personaggi principali.
Di fatto, la freddezza di Darcy e lo scazzo dei protagonisti sono quei due aspetti che frenano un po' Green Room, al netto della crudeltà di ciò che viene scagliato contro Yelchin (che la terra ti sia lieve) e compagnia cantante; passato il primo momento di tensione concitatissima, la pellicola di Saulnier non perde in cattiveria ma diminuisce sicuramente il ritmo della narrazione, smorzandosi nei discorsi se vogliamo un po' superficiali dei personaggi e nell'intima mancanza di voglia di vivere che caratterizza la Amber di Imogen Poots, peraltro anche piuttosto brava. Come leggevo dalle parti de I 400 calci, se cercate approfondimento psicologico cascate davvero malissimo, e lo stesso vale per l'originalità dello svolgimento, però se siete assetati di sangue non vi preoccupate che Saulnier mostra tutto e bene, dall'esplosione di sanguinosa violenza che proprio non ti aspetti a quella che ti aspetti ma non così lenta ed ostentata, al punto che ho dovuto un po' girarmi dall'altra parte e pensare ad altro per non mettermi ad urlare come una ragazzina. Probabilmente, anche se Green Room mi è piaciuto, me lo sarei goduta un po' di più se avessi avuto delle conoscenze musicali migliori, o se avessi bazzicato da giovinetta la scena punk delle mie zone, così da potermi immedesimare maggiormente coi personaggi o sorridere delle loro battute. Invece a me da giovane piaceva Madonna e se andassi su un'isola deserta farei come Imogen Poots, mi porterei dietro i dischi di quella vecchia strega. Ma solo quelli fino agli anni '90, mi raccomando, che la produzione recente è fuffosella.
Di Anton Yelchin (Pat), Mark Webber (Daniel), Imogen Poots (Amber) e Patrick Stewart (Darcy) ho già parlato ai rispettivi link.
Jeremy Saulnier è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Murder Party e Blue Ruin. Anche produttore, ha 39 anni.
Alia Shawkat interpreta Sam. Americana, ha partecipato a film come Three Kings, Damsels in Distress, The Final Girls e a serie come Senza traccia e Veronica Mars, inoltre ha doppiato episodi di Robot Chicken e Adventure Time. Anche produttrice e regista, ha 27 anni e due film in uscita.
Se Green Room vi fosse piaciuto cercate Blue Ruin, film dello stesso regista che però devo ancora vedere. ENJOY!
Trama: convocati per un concerto all'ultimo minuto, i membri di un gruppo punk si ritrovano a testimoniare un omicidio e conseguentemente ad essere presi di mira da un branco di neonazisti...
Musicisti punk contro neonazi, cosa ci potrebbe essere di meglio, cinematograficamente parlando? Da questo punto di vista, in effetti Green Room è un film con le contropalle, oltre che intriso di una cattiveria di altissimo livello. In soldoni, trattasi di revenge movie in cui i protagonisti, capitati per caso in un ambiente a loro poco consono (ragazzi punk costretti a suonare in un magazzino zeppo di personaggi di estrema destra e che scelgono, molto coraggiosamente, di esordire con Nazi Punks, Fuck Off! prima di conquistarli comunque col potere della musica), finiscono dalla padella alla brace per aver assistito a qualcosa che non dovevano vedere. Finito lo spettacolo, sale la tensione alle stelle: noi sappiamo che il proprietario del prefabbricato adibito a sala concerti non ha alcuna intenzione di farla passare liscia ai nostri ma i suoi sgherri sono così poco psicopatici, almeno in apparenza, che per una volta il gioco tra gatto e topo favorisce ampiamente la suspension of disbelief, facendoci così accettare il fatto che i protagonisti non li crivellino di proiettili e fuggano senza guardarsi alle spalle alle prime avvisaglie di pericolo. Poi, ovviamente, scoperte le carte il discorso cambia e sebbene il vecchio Darcy del freddissimo Patrick Stewart continui a fare i ragionamenti tipici e pragmatici di un imprenditore, il sangue comincia a scorrere copioso grazie a soluzioni omicide di particolare crudeltà, rese ancora più intollerabili dal fatto che i protagonisti sono ragazzotti simpatici, bravi musicisti, persino un po' sfigati se vogliamo, caratterizzati da quella punta di cameratismo che trasformerebbe ogni dipartita nella morte di un pezzetto del cuore dello spettatore, se non fosse per l'atavico scazzo che pare ammantare i personaggi principali.
Di fatto, la freddezza di Darcy e lo scazzo dei protagonisti sono quei due aspetti che frenano un po' Green Room, al netto della crudeltà di ciò che viene scagliato contro Yelchin (che la terra ti sia lieve) e compagnia cantante; passato il primo momento di tensione concitatissima, la pellicola di Saulnier non perde in cattiveria ma diminuisce sicuramente il ritmo della narrazione, smorzandosi nei discorsi se vogliamo un po' superficiali dei personaggi e nell'intima mancanza di voglia di vivere che caratterizza la Amber di Imogen Poots, peraltro anche piuttosto brava. Come leggevo dalle parti de I 400 calci, se cercate approfondimento psicologico cascate davvero malissimo, e lo stesso vale per l'originalità dello svolgimento, però se siete assetati di sangue non vi preoccupate che Saulnier mostra tutto e bene, dall'esplosione di sanguinosa violenza che proprio non ti aspetti a quella che ti aspetti ma non così lenta ed ostentata, al punto che ho dovuto un po' girarmi dall'altra parte e pensare ad altro per non mettermi ad urlare come una ragazzina. Probabilmente, anche se Green Room mi è piaciuto, me lo sarei goduta un po' di più se avessi avuto delle conoscenze musicali migliori, o se avessi bazzicato da giovinetta la scena punk delle mie zone, così da potermi immedesimare maggiormente coi personaggi o sorridere delle loro battute. Invece a me da giovane piaceva Madonna e se andassi su un'isola deserta farei come Imogen Poots, mi porterei dietro i dischi di quella vecchia strega. Ma solo quelli fino agli anni '90, mi raccomando, che la produzione recente è fuffosella.
Di Anton Yelchin (Pat), Mark Webber (Daniel), Imogen Poots (Amber) e Patrick Stewart (Darcy) ho già parlato ai rispettivi link.
Jeremy Saulnier è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Murder Party e Blue Ruin. Anche produttore, ha 39 anni.
Alia Shawkat interpreta Sam. Americana, ha partecipato a film come Three Kings, Damsels in Distress, The Final Girls e a serie come Senza traccia e Veronica Mars, inoltre ha doppiato episodi di Robot Chicken e Adventure Time. Anche produttrice e regista, ha 27 anni e due film in uscita.
Se Green Room vi fosse piaciuto cercate Blue Ruin, film dello stesso regista che però devo ancora vedere. ENJOY!
venerdì 8 maggio 2015
Jessabelle (2014)
So che è paradossale ma non c'è nulla di meglio di un bell'horror per rilassarsi e Jessabelle, diretto nel 2014 dal regista Kevin Greutert, rientra tranquillamente nel novero di quelli più gradevoli.
Trama: incinta e in procinto di andare a convivere col fidanzato, Jessie ha un incidente al quale sopravvive per miracolo. Costretta ad una lunga riabilitazione e all'uso temporaneo di una sedia a rotelle, Jessie torna quindi nella casa dov'è nata e dove ancora abita suo padre ma col suo arrivo cominciano anche ad accadere cose strane...
Jessabelle è uno di quegli horror che, pur non essendo innovativi né eclatanti, sono comunque molto piacevoli da vedere perché raccontano una storia e la raccontano bene, cosa di cui spesso tendiamo a dimenticare l'importanza. La trama del film è semplice e lineare, non ci sono spiegoni né tentativi di accattivarsi un pubblico disattento e l'orrore che è costretta ad affrontare Jessie affonda le radici nell'affascinante mitologia del voodoo e negli oscuri riti del bayou, rinomato luogo di misteri, paludi, superstizioni e demoni da sempre a me molto caro. Al piacere di scoprire cosa si nasconda dietro la misteriosa entità che perseguita la protagonista si aggiunge l'intelligente scelta di aumentare la naturale empatia nei confronti di quest'ultima confinandola in una sedia a rotelle, limitandone i movimenti e aumentando la sua dipendenza verso persone sconosciute sia a noi che a lei; Jesse non vede il padre da molti anni, quest'uomo è un inaffidabile ubriacone soggetto ad improvvisi scoppi d'ira che nasconde palesemente qualcosa alla figlia, le videocassette che mostrano la madre defunta si interrompono sempre sul più bello e infine l'ex fidanzatino si è ormai rifatto una vita eppure è disponibilissimo nei confronti di Jesse e, soprattutto, anche troppo informato sui misteri che nasconde il bayou. Pur essendo sicuramente più smaliziati di lei, noi spettatori viviamo quindi la storia assieme a Jesse e riusciamo in questo modo a perdonare ogni ingenuità sia a lei (la signorina non è esente da quella sorta di "noncuranza" per la propria incolumità tipica di tutti i protagonisti dei film horror) che alla trama non proprio originalissima.
Per quel che riguarda il raggiungimento di questa non facile empatia, buona parte del merito va a Sarah Snook, l'attrice che interpreta Jesse, sicuramente l'elemento migliore del film. La peculiare condizione del personaggio aveva tutte le potenzialità per fare di Jesse una ragazzetta sciocca e lamentosa oppure un'isterica senza speranza ma Sarah Snook la interpreta con misura ed equilibrio, anche grazie a un aspetto delicato che nasconde comunque una tempra forte e ad una bellezza non convenzionale che nel finale acquista un'ulteriore, sensualissima connotazione. Ho molto apprezzato anche la scelta di Kevin Greutert di non utilizzare i soliti, disgustosi effetti computerizzati per realizzare l'entità "infestante" e di limitarsi ad sfruttarli per cambiare i colori della fotografia e renderla più cupa ad ogni ingresso di questa "presenza" nella nostra realtà, anche perché l'elemento più perturbante e caratteristico di Jessabelle sono la scenografia e gli esterni e sarebbe stato un peccato rovinarli. Assieme alla naturale ed inquietante bellezza del bayou, infatti, è la casa dove si ritrova costretta a stare Jesse la seconda e fondamentale protagonista del film, un luogo dove il tempo si è letteralmente fermato (bellissima la scena in cui il padre di Jesse sposta l'armadio per rivelare una stanza chiusa ed inutilizzata da decenni, dove tutto è stato lasciato com'era), zeppa di oggetti vecchi e stranianti e dove ogni cosa viene filtrata attraverso il punto di vista di una ragazza spaventata, diffidente ed impossibilitata a salire delle scale che sembrano così ancora più minacciose ed ostili. Come avrete ormai capito, Jessabelle è un buon horror d'atmosfera, valido più per le suggestioni che offre piuttosto che per gli effettivi spaventi o per l'originalità. Guardandolo, mi è sembrato quasi di leggere un racconto sotto una copertina calda ed era esattamente quello che mi serviva sul momento: se anche voi vi trovate nello stesso stato d'animo dategli una chance!
Kevin Greutert è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Saw VI e Saw 3D - Il capitolo finale. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 50 anni e un film in uscita.
Sarah Snook interpreta Jesse. Australiana, ha partecipato a film come These Final Hours. Ha 28 anni e cinque film in uscita.
Mark Webber interpreta Preston. Americano, ha partecipato a film come Animal Factory, Broken Flowers, Scott Pilgrim vs. The World, 13 Sins e a serie come Medium. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita.
Se Jessabelle vi fosse piaciuto recuperate Oculus - Il riflesso del male, The Babadook, Sinister e The Skeleton Key. ENJOY!
Trama: incinta e in procinto di andare a convivere col fidanzato, Jessie ha un incidente al quale sopravvive per miracolo. Costretta ad una lunga riabilitazione e all'uso temporaneo di una sedia a rotelle, Jessie torna quindi nella casa dov'è nata e dove ancora abita suo padre ma col suo arrivo cominciano anche ad accadere cose strane...
Jessabelle è uno di quegli horror che, pur non essendo innovativi né eclatanti, sono comunque molto piacevoli da vedere perché raccontano una storia e la raccontano bene, cosa di cui spesso tendiamo a dimenticare l'importanza. La trama del film è semplice e lineare, non ci sono spiegoni né tentativi di accattivarsi un pubblico disattento e l'orrore che è costretta ad affrontare Jessie affonda le radici nell'affascinante mitologia del voodoo e negli oscuri riti del bayou, rinomato luogo di misteri, paludi, superstizioni e demoni da sempre a me molto caro. Al piacere di scoprire cosa si nasconda dietro la misteriosa entità che perseguita la protagonista si aggiunge l'intelligente scelta di aumentare la naturale empatia nei confronti di quest'ultima confinandola in una sedia a rotelle, limitandone i movimenti e aumentando la sua dipendenza verso persone sconosciute sia a noi che a lei; Jesse non vede il padre da molti anni, quest'uomo è un inaffidabile ubriacone soggetto ad improvvisi scoppi d'ira che nasconde palesemente qualcosa alla figlia, le videocassette che mostrano la madre defunta si interrompono sempre sul più bello e infine l'ex fidanzatino si è ormai rifatto una vita eppure è disponibilissimo nei confronti di Jesse e, soprattutto, anche troppo informato sui misteri che nasconde il bayou. Pur essendo sicuramente più smaliziati di lei, noi spettatori viviamo quindi la storia assieme a Jesse e riusciamo in questo modo a perdonare ogni ingenuità sia a lei (la signorina non è esente da quella sorta di "noncuranza" per la propria incolumità tipica di tutti i protagonisti dei film horror) che alla trama non proprio originalissima.
Per quel che riguarda il raggiungimento di questa non facile empatia, buona parte del merito va a Sarah Snook, l'attrice che interpreta Jesse, sicuramente l'elemento migliore del film. La peculiare condizione del personaggio aveva tutte le potenzialità per fare di Jesse una ragazzetta sciocca e lamentosa oppure un'isterica senza speranza ma Sarah Snook la interpreta con misura ed equilibrio, anche grazie a un aspetto delicato che nasconde comunque una tempra forte e ad una bellezza non convenzionale che nel finale acquista un'ulteriore, sensualissima connotazione. Ho molto apprezzato anche la scelta di Kevin Greutert di non utilizzare i soliti, disgustosi effetti computerizzati per realizzare l'entità "infestante" e di limitarsi ad sfruttarli per cambiare i colori della fotografia e renderla più cupa ad ogni ingresso di questa "presenza" nella nostra realtà, anche perché l'elemento più perturbante e caratteristico di Jessabelle sono la scenografia e gli esterni e sarebbe stato un peccato rovinarli. Assieme alla naturale ed inquietante bellezza del bayou, infatti, è la casa dove si ritrova costretta a stare Jesse la seconda e fondamentale protagonista del film, un luogo dove il tempo si è letteralmente fermato (bellissima la scena in cui il padre di Jesse sposta l'armadio per rivelare una stanza chiusa ed inutilizzata da decenni, dove tutto è stato lasciato com'era), zeppa di oggetti vecchi e stranianti e dove ogni cosa viene filtrata attraverso il punto di vista di una ragazza spaventata, diffidente ed impossibilitata a salire delle scale che sembrano così ancora più minacciose ed ostili. Come avrete ormai capito, Jessabelle è un buon horror d'atmosfera, valido più per le suggestioni che offre piuttosto che per gli effettivi spaventi o per l'originalità. Guardandolo, mi è sembrato quasi di leggere un racconto sotto una copertina calda ed era esattamente quello che mi serviva sul momento: se anche voi vi trovate nello stesso stato d'animo dategli una chance!
Kevin Greutert è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Saw VI e Saw 3D - Il capitolo finale. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 50 anni e un film in uscita.
Sarah Snook interpreta Jesse. Australiana, ha partecipato a film come These Final Hours. Ha 28 anni e cinque film in uscita.
Mark Webber interpreta Preston. Americano, ha partecipato a film come Animal Factory, Broken Flowers, Scott Pilgrim vs. The World, 13 Sins e a serie come Medium. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita.
Se Jessabelle vi fosse piaciuto recuperate Oculus - Il riflesso del male, The Babadook, Sinister e The Skeleton Key. ENJOY!
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