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venerdì 8 settembre 2023

Tartarughe Ninja - Caos mutante (2023)

Nei panni di zia vecchia/Ornella Vanoni, in settimana sono andata a vedere Tartarughe Ninja - Caos mutante (Teenage Mutant Ninja Turtles: Mutant Mayhem), diretto e co-sceneggiato dai registi Jeff Rowe e Kyler Spears.


Trama: quattro tartarughe mutanti tentano di trovare il loro posto nel mondo cercando di sconfiggere un altro mutante deciso ad annientare l'umanità.


Tanto è l'amore che provo per Seth Rogen che, appena saputo del suo coinvolgimento in Tartarughe Ninja - Caos mutante, ho subito inserito il film in wishlist e, vergognandomi un po' di andare in sala da sola, ho chiesto al mio fido compare di visioni horror di prestarmi il figlio maschio. Così, aggiuntosi al gruppo anche l'amico fraterno del giovane "delfino", mi sono goduta lo spettacolo sentendomi un po' come la paziente di un ospizio accompagnata da BEN due badanti e sono tornata mentalmente bambina, quando non vedevo l'ora che iniziasse l'episodio quotidiano di Tartarughe Ninja alla riscossa, uno dei miei cartoni preferiti. A onor del vero, mi sentivo anche un po' in ansia per l'eventualità che ai miei due giovani accompagnatori il film non piacesse, ma il mio timore si è rivelato infondato: Tartarughe Ninja - Caos mutante è stato gradito da entrambi, sia per la storia che per le animazioni particolari, e l'amico fan delle Turtles ha apprezzato l'originalità dei cambiamenti apportati alla origin story del quartetto di tartarughe e del loro papà/sensei Splinter (sui quali non farò spoiler). La marea di sceneggiatori coinvolti nel progetto ha scelto una via piuttosto "universale" di ripresentare personaggi assai popolari, preferendo enfatizzarne non tanto le caratteristiche di abili guerrieri ninja, quanto piuttosto la loro volontà di integrarsi ed essere accettati, seguendo un canovaccio à la X-Men, che coniuga il desiderio di una vita normale al terrore di un'umanità pronta ad odiare il diverso da sé. Il fatto che le Turtles siano anche state introdotte alle arti marziali è un di più che consente al discorso di ampliarsi e concretizzarsi nella presenza di un nemico potente da combattere, con tutto il bestiario di assurdi mutanti che hanno fatto la fortuna della serie, ma ciò che ho trovato interessante è stata proprio la rappresentazione fanciullesca dei protagonisti. Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello, ognuno dotato di una spiccata e adorabile personalità, sono dipinti, giustamente, come quattro ragazzini più immaturi della media (d'altronde sono stati tutta la vita nelle fogne, ci sta!), attirati da cose sciocche quanto i dialoghi e gli scherzi tirati per le lunghe che si palleggiano l'un con l'altro, e da bravi ragazzini inesperti hanno paura e tendono a scoraggiarsi; come nel più classico dei racconti di formazione (talmente classico, in effetti, che a un certo punto viene persino citato il Pinocchio di Collodi e il Paese di Bengodi), sia loro che quel vecchio barbogio di Splinter devono tirare fuori il coraggio di crescere e cambiare, e lo stesso vale per il 90% dei comprimari.


A proposito di personaggi e comprimari. Il character design del film è spettacolare e oltremodo spietato. Gli unici ad essere gradevolmente cartooneschi sono solo i quattro protagonisti, gli altri mutanti sembrano usciti da un horror o, comunque, vengono enfatizzati gli aspetti sgradevoli della loro condizione animale (lo stesso Splinter fa schifo a livelli inenarrabili, soprattutto se non vi piacciono i ratti, ma c'è chi lo batte), e lo stesso vale per esseri umani dai tratti somatici pesantissimi, quasi delle caricature, tra i quali si salva solo una April O'Neal piena di difetti eppure graziosissima. Questo design assai vicino al fumetto underground si ripropone anche in un'animazione ibrida, nella quale convivono elementi della street art, dei comics anni '90 e dello steampunk, il tutto frullato dallo stile pop e flu(uu)ido di Jeff Rowe, che già mi aveva dato tantissime gioie col suo I Mitchell contro le macchine; durante la visione di Tartarughe Ninja - Caos mutante mi è sembrato, a tratti, di avere davanti un'opera realizzata con lunghe sequenze in stop motion (nonostante sapessi benissimo che il film è in CGI) e questa sensazione di "artigianalità" è stata accresciuta dalla scelta vincente di rendere gli ambienti in background quanto più sporchi e rozzi possibili, offrendo allo spettatore un ambiente urbano degradato che non vedevo su schermo dai tempi de Il corvo, alla faccia della commozione provata davanti alle abbacinanti luci di Broadway. Ciò detto, Tartarughe Ninja - Caos mutante non è per nulla cupo e i momenti esilaranti si sprecano, anche se si percepisce chiaramente l'età dei realizzatori coinvolti: Rogen e soci sono sicuramente stati attenti al target di riferimento principale, ovvero i ragazzini, ma l'utilizzo delle 4 Non Blondes o della famigerata Ninja Rap di Vanilla Ice che ciccia fuori da un'autoradio come la "vergognosa" sigla di Dawson's Creek in Urban Legend è qualcosa che può colpire al cuore solo gli anziani come me. Mi dichiaro dunque conquistata da Tartarughe Ninja - Caos mutante, signor*, e spero vivamente che esca presto non solo il sequel introdotto dalla scena mid-credits, ma anche un lungometraggio, simile per stili e temi, dedicato a un'altra mia enorme passione, i Biker Mice da Marte. I Want to Believe (ma non fatemi aspettare troppo, o i miei accompagnatori diventeranno maggiorenni e avranno altro a cui pensare!!).     


Del regista e co-sceneggiatore Jeff Rowe ho già parlato QUI. Maya Rudolph (voce originale di Cynthia Utrom), Seth Rogen (anche co-sceneggiatore, doppia Bebop), Rose Byrne (Leatherhead), Giancarlo Esposito (Baxter Stockman), Jackie Chan (Splinter), Paul Rudd (Mondo Gecko) e Michael Badalucco (Bad Bernie) li trovate invece ai rispettivi link.

Kyler Spears è il co-regista del film, al suo primo lungometraggio. Americano, principalmente storyboarder, ha 31 anni.


Tra i doppiatori originali d'eccellenza ci sono John Cena, che presta la voce a Rocksteady, e Ice Cube, che interpreta Superfly. Se l'argomento Turtles vi interessa, ecco i titoli dei film da recuperare per essere veri completisti: Tartarughe Ninja alla riscossa, Tartarughe Ninja II - Il segreto di Ooze, Tartarughe Ninja III (tutti e tre disponibili con abbonamento Prime Video),TMNT, Tartarughe Ninja Tartarughe Ninja - Fuori dall'ombra. ENJOY!
 
   


martedì 8 ottobre 2013

L'uomo che non c'era (2001)

In questi giorni ho riguardato, dopo un sacco di anni, L'uomo che non c'era (The Man Who Wasn't There), diretto nel 2001 da Joel ed Ethan Coen. La recensione che segue sarà un po' atipica e vi spiegherò meglio il perché...


Trama: Ed Crane, un silenzioso barbiere sposato ad una moglie infedele, per ottenere denaro ricatta l'amante di lei e mette in moto una serie di tragici eventi...


Prima di cominciare la recensione dovete sapere che io, tutte le mattine, mi concedo mezz'ora di film da guardare mentre faccio colazione. Vivendo ancora con i miei, capita che mmadree sia ancora a letto mentre io sono già in piedi e ovviamente tengo basso il volume per non disturbare. La decisione, inoltre, di acquistare DVD in Inghilterra a causa del prezzo notevolmente più basso e l'assenza di spese di spedizione fa sì che, spesso, la traccia audio preveda solo la lingua inglese e, ahimé, l'assenza di sottotitoli. Questo è stato il caso di L'uomo che non c'era, di cui ho ovviamente capito gli aspetti salienti della trama perdendo però almeno il 50% del costante monologo del protagonista Ed Crane, che accompagna come nella migliore tradizione noir le immagini della pellicola. Premesso che, prima o poi, riguarderò per la terza volta L'uomo che non c'era in condizioni migliori, l'inconveniente mi ha fatta però concentrare sulle tre cose che rendono questo film l'ennesimo capolavoro dei Fratelli Coen e cioé la bellezza delle immagini, la delicatezza della colonna sonora e l'incredibile bravura di un Billy Bob Thornton praticamente perfetto.


L'uomo che non c'era è un bellissimo omaggio al cinema degli anni '50, girato in un bianco e nero talmente nitido che ogni dettaglio risalta alla perfezione, dai capelli tagliati dal barbiere al fumo di sigaretta che avvolge costantemente Ed Crane, sia nelle riprese esterne, che siano notturne o diurne, sia in quelle girate in interni. La colonna sonora è composta da una semplice ma intensa partitura per pianoforte, che comincia ad insinuarsi maggiormente nelle orecchie dello spettatore dopo l'arrivo di Birdy, la ragazzina pianista interpretata da una giovanissima Scarlett Johansson, mescolandosi alla voce roca e monocorde del protagonista e sottolineando i momenti più amaramente tragici e riflessivi della vicenda. Come quasi tutte le opere dei Coen, infatti, il film racconta la tragica banalità delle quotidiane vicende umane e quello che accade quando persone prive di nerbo decidono (o si trovano costrette a) di cambiare, seppur brevemente, il loro modo di essere: quando Crane, il laconico, passivo e rassegnato Crane decide di investire soldi in quella che è palesemente una fregatura "moderna", mette in moto eventi ampiamente prevedibili e per questo ancora più grotteschi e a loro modo tristi, sanguinosi. L'assurdità dell'intera faccenda viene sottolineata da riferimenti costanti a quei terribili giornaletti come Life magazine, a credenze popolari legate agli alieni e da personaggi sopra le righe come l'avvocato di Tony Shalhoub, profittatore e pieno di sé, perfetta incarnazione di una giustizia a dir poco kafkiana.


Billy Bob Thornton, come ho detto, è perfetto e avrebbe meritato l'Oscar. Sono ben pochi i moti di sorpresa o dolore che donano espressività al volto del suo personaggio, che diventa così un perfetto "Uomo che non c'era": Crane è inesistente sia per la moglie, una scazzata e bravissima Frances McDormand, sia per il logorroico cognato, sia per il padre di Birdy che si assopisce in sua presenza come se non avesse nessuno in salotto, sia per l'avvocato che non crede alla sua confessione di colpevolezza. Le uniche tre persone che si accorgeranno della presenza di Crane (tra le quali spicca il mio adorato James Gandolfini) saranno, molto ironicamente, quelle che poi lo porteranno alla rovina definitiva, chi in un modo chi in un altro... ma la verità è che, come tutti i perdenti del cinema dei Coen, Crane era già destinato ad una vita (o una morte) come minimo insignificante o insoddisfacente. L'uomo che non c'era, dunque, è un film particolare, forse uno dei più assurdi e di difficile interpretazione dei fratelli Coen ma anche uno dei più belli ed eleganti, dei più tristi e definitivi. Recuperatelo e, magari, ascoltate bene i dialoghi, non fate come me!


Dei registi e sceneggiatori Joel ed Ethan Coen ho già parlato qui mentre Billy Bob Thornton (Ed Crane), Frances McDormand (Doris Crane), Michael Badalucco (Frank), Scarlett Johansson (Birdy Abundas), Richard Jenkins (Walter Abundas) e Tony Shalhoub (Freddy Riedenschneider) li trovate ai rispettivi link.

James Gandolfini (vero nome James Joseph Gandolfini Jr.) interpreta Big Dave Brewster. Grandissimo attore purtroppo prematuramente scomparso, ha raggiunto il successo con la serie I Soprano ma lo ricordo anche per film come L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Una vita al massimo, Get Shorty, She’s So Lovely – Così carina, Mezzanotte nel giardino del bene e del male, Il tocco del male, 8MM – Delitto a luci rosse, The Mexican, Il castello, Cogan – Killing Them Softly e Zero Dark Thirty. Anche produttore, è morto quest’anno all’età di 51 anni ma ha ancora un film in uscita. 


Jon Polito (vero nome John Polito) interpreta Creighton Tolliver. Americano, lo ricordo per film come Highlander – L’ultimo immortale, Il corvo – The Crow, Il grande Lebowski, Stuart Little – Un topolino in gamba e Gangster Squad, inoltre ha partecipato alle serie Miami Vice, La signora in giallo, Innamorati pazzi, NYPD, Pappa e ciccia, Millennium, Nash Bridges, Una mamma per amica, Scrubs, Tutto in famiglia, Desperate Housewives, Masters of Horror, Medium, Ghost Whisperer, Two and a Half Men e Monk. Ha 63 anni e due film in uscita tra cui Big Eyes, l’ultima pellicola di Tim Burton.


Nel cast figura anche, nei panni di Ann Brewster, l’attrice Katherine Borowitz, moglie di John Turturro. Il film, candidato all’Oscar per la miglior fotografia, è stato girato a colori e poi virato in bianco e nero ma, per errore, ne era stata distribuita una copia “non trattata” che è finita poi, in alcuni Paesi, nell’edizione speciale del DVD. A prescindere da questa curiosità, se L’uomo che non c’era vi fosse piaciuto consiglio la visione di Sin City, Blood Simple e l’originale Il postino suona sempre due volte. ENJOY!

martedì 12 giugno 2012

Leon (1994)

E’ arrivato il momento di recensire uno dei miei film preferiti, ovvero Leon (Léon), diretto nel 1994 da Luc Besson.


Trama: quando la famiglia della dodicenne Mathilda viene massacrata da alcuni poliziotti corrotti, il killer Leon prende la ragazzina sotto la sua ala protettrice, anche se di malavoglia. Lo strano rapporto tra i due li porterà a maturare, cambiare e vedere la vita con occhi diversi…


 Il personaggio di Leon nasce qualche anno prima in un altro capolavoro di Luc Besson, Nikita. Se ricordate, nel corso del film compare Jean Reno, baschetto d’ordinanza, occhialini e pastrano lungo, nei panni del “pulitore” Victor. Questo killer era appena abbozzato, ovviamente, rispetto alla protagonista, ma era già una figura di forte impatto che lo spettatore attento sicuramente avrebbe faticato a dimenticare, e che nel tempo si è umanizzato fino a diventare, appunto, il protagonista della pellicola che sto recensendo. Per quanto mi riguarda, ho sempre adorato Leon, lo ritengo il film più bello mai girato da Luc Besson. Il personaggio di questo killer freddo ma ingenuo, quasi ritardato pur essendo il migliore in quello che fa è di una tenerezza e, allo stesso tempo, di un fascino abissali, caratteristiche accentuate ancor più dalla presenza della sboccata, triste e dolce figura di Mathilda, una ragazzina segnata dalla vita che vorrebbe mostrarsi più dura e menefreghista di quello che in realtà non sia. Nonostante la violenza, il cinismo e in generale lo squallore che soffocano i due personaggi, infatti, si può dire che Leon sia un film molto ottimista, quasi una favola, per quanto nera; nel corso della pellicola, Leon torna a vivere un’esistenza quasi umana e comincia a sognare di mettere radici, di dormire in un letto, di tornare ad amare, mentre Mathilda non perde mai la sua innocenza, tutelata da questa strana figura di protettore, padre e primo amore, che introduce comunque delle regole nella trasandata vita della ragazzina. Nonostante quello che vorrebbe Mathilda e il palese imbarazzo del killer, inoltre, il rapporto tra i due non diventa mai ambiguo al punto da sfociare in una presunta pedofilia di Leon, il cui amore per la protetta viene sempre e solo mostrato come un goffo ed incerto sentimento paterno.


Sentimenti positivi a parte, Leon è comunque pur sempre un film che affonda le radici nell’ambiente della malavita, e una pellicola di genere che si rispetti non sarebbe tale senza la presenza di personaggi ambigui o moralmente abietti. E qui entrano in campo il “maestro” di Leon, interpretato magistralmente da Danny Aiello, e il meraviglioso, imprevedibile, deviato, folle poliziotto corrotto interpretato da un Gary Oldman in stato di grazia ed assolutamente ispirato, un uomo dallo sguardo inquietante che inghiotte pasticche come fossero caramelle, annusa le sue vittime e ascolta musica classica per mantenere la calma. Il film, inoltre, è un concentrato di esempi di  bravura attoriale e registica, come le sequenze in cui Leon mostra tutta la sua abilità di assassino, arrivando a piombare sulle vittime a testa in giù come un grosso pipistrello, quella terribile e mozzafiato in cui la famiglia di Mathilda viene massacrata, sottolineata da uno stupendo score musicale e dallo struggente sguardo della bravissima Natalie Portman, all’epoca solo undicenne, o quella in cui Leon salva la ragazzina dagli scagnozzi di Stansfield, con la macchina da presa che inquadra i piedi dei due protagonisti mentre il killer abbraccia Mathilda sollevandola letteralmente da terra. Detto questo, aggiungo anche che il valore della pellicola aumenta esponenzialmente, se si pensa che Leon doveva essere solo un divertissement dovuto al ritardo nella realizzazione de Il quinto elemento. Ad avercene di “riempitivi” così, e se non avete mai visto il film rimediate subito!!


Del regista Luc Besson, Jean Reno (Leon), Gary Oldman (Stansfield), Natalie Portman (Mathilda) ed Ellen Greene (la madre di Mathilda) ho già parlato nei rispettivi link.

Danny Aiello (vero nome Daniel Louis Aiello Jr.) interpreta Tony. Americano, lo ricordo per film come Il Padrino – Parte II, C’era una volta in America, The Stuff – Il gelato che uccide, Radio Days, Hudson Hawk, il mago del furto e Fa’ la cosa giusta, che gli è valso la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Anche produttore e sceneggiatore, ha 79 anni e tre film in uscita.  


Michael Badalucco interpreta il padre di Mathilda. Americano, lo ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Nei panni di una bionda, Un giorno per caso, Fratello, dove sei? e L’uomo che non c’era, inoltre ha partecipato a serie come Ally McBeal, Bones e Cold Case. Anche produttore, ha 58 anni e due film in uscita. 


Tra gli altri attori segnalo un piccolissimo cameo di Maiwenn (il cui amore per Luc Besson, nato  quando lei aveva 15 anni e lui 32, pare abbia ispirato parte della trama del film) nei panni di una prostituta bionda e, per i Buffy geeks come me, la presenza di Adam Bush in quelli del piccolo Manolo. Liv Tyler era stata presa in considerazione per il ruolo di Mathilda, ma siccome all’epoca aveva 15 anni è stata ritenuta alla fine troppo vecchia. Per quanto riguarda il finale, invece, lo script originale ne prevedeva uno molto più pessimista e cupo, in cui la ragazza, dopo la morte di Leon, si faceva esplodere per uccidere Stansfield. Credete a me, meglio il finale che hanno mantenuto! ENJOY!

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