venerdì 8 settembre 2023
Tartarughe Ninja - Caos mutante (2023)
mercoledì 23 marzo 2022
Licorice Pizza (2021)
martedì 22 giugno 2021
Luca (2021)
Intristita dalla scelta di destinarlo solo allo streaming, domenica ho comunque recuperato Luca, l'ultima fatica Pixar diretta e co-sceneggiata dal regista Enrico Casarosa.
Trama: Luca Paguro è un piccolo mostro marino che, dopo l'incontro con un suo simile, scopre di poter acquistare sembianze umane appena uscito dall'acqua. I due decidono di conquistare la libertà partendo con l'esplorazione della cittadina di Porto Rosso...
Sfortunato questo Luca, ultimo, poetico frutto della Pixar. Sfortunato perché, in quanto ambientato durante una mitica estate ligure, sarebbe stato perfetto per venire proiettato nelle arene all'aperto della nostra regione, invece la Disney ha deciso di non distribuirlo al cinema e di gettarlo nel calderone del suo servizio di streaming online, penalizzando non poco le belle immagini della pellicola. Da una parte, meglio così: guardare Luca doppiato è un delitto punibile con la pena di morte visto l'assoluto divertimento derivante dal mix di inglese, pesantissimo accento italiano e frasi interamente pronunciate nella nostra lingua che rende il cartone una festa non solo per gli occhi ma anche per le orecchie; a mio avviso, l'unica cosa intelligente da fare per evitare l'inevitabile piattume dell'adattamento nostrano sarebbe stato calcioruotare Orietta Berti, la Litizzetto e Fazio e affidare ogni locuzione italiana ai Pirati dei Caruggi (che hanno realizzato questo geniale trailer) così da creare un favoloso mix di italiano e dialetto genovese, ma purtroppo questo non è un mondo perfetto e non lo sarà mai. Frustrazioni linguistiche a parte, com'è questo Luca? Delizioso, non c'è altro modo per descriverlo. Fresco come una vacanza al mare negli anni '60 (fidatevi, la poesia nel frattempo si è persa o forse sono io che ormai detesto i turisti con tutta me stessa), filtrato dagli enormi occhioni di un mostriciattolo a cui il mare sta stretto, tutto in Luca profuma dell'innocenza dell'infanzia, della fantasia di chi ancora deve scoprire non solo il mondo ma anche ciò che si staglia appena fuori dall'uscio di casa, della malinconica consapevolezza che prima o poi l'estate/infanzia finirà per lasciare spazio all'autunno e alle scelte di vita, che implicano anche lasciarsi alle spalle amicizie ed affetti o mettere da parte alcuni sogni per inseguirne altri, senza mai dimenticare la spinta dei primi entusiasmi.
Alla faccia della Sirenetta, a Luca e Alberto basta uscire dall'acqua per ottenere sembianze umane, ma ciò non rende le cose più facili: i genitori di Luca minacciano di confinarlo nientemeno che negli abissi, a Porto Rosso è aperta la caccia ai mostri marini, in generale piccoli e grandi inconvenienti incombono su due caratteri molto diversi, due amici (Luca, più piccolino ed innocente, Alberto, di qualche anno più grande e più smaliziato) che anelano alla libertà che solo la mitica Vespa può offrire. Si unisce alla coppia una ragazzina, Giulia, vacanziera genovese che risulta strana agli occhi dei ragazzini del posto, outsider nonostante la sua natura di essere umano perché presa di mira dal bulletto del paese. Giulia e Alberto diventano così i due poli necessari allo sviluppo della personalità di Luca, perché l'energia e il coraggio "rozzi" del secondo vengono in qualche modo "incanalati" dalla vivacità intelligente della prima, in un continuo scambio reciproco di esperienze, divertimento e anche litigi che farà crescere tutti e tre, non solo Luca. A fare da sfondo a questa rocambolesca amicizia e alla fuga di Luca dal fondo del mar c'è la bellissima Porto Rosso, un compendio di tutta la bellezza che potete trovare nelle Cinque Terre nonché luogo che tira fuori il meglio dell'arte dei disegnatori della Pixar, tra colori vivaci e scorci talmente realistici che parrebbe davvero di essere in Liguria, nonché tutta una serie di elementi iconografici per chiunque sia capitato in Italia almeno una volta. Si potrebbe discutere sull'abbondanza di stereotipi presenti in Luca, ma poiché Casarosa è italianissimo e il film è filtrato dai suoi ricordi di vacanze infantili la cosa è anche normale e d'altronde io d'estate mi ammazzo di pesto e gelato, un po' come fanno i protagonisti del film, e posseggo persino una Vespa quindi non sono la persona adatta per un pippone antinazionalista; inoltre ho apprezzato molto anche la colonna sonora con successi anni '60 o canzoni un po' più recenti ma debitrici di un certo stile pop (come Il gatto e la volpe di Bennato, calzantissima), nonché le mille citazioni di Mastroianni, Fellini e persino I soliti ignoti, quindi direi che con me Luca ha fatto proprio centro anche se continuo a preferirgli Pierluca, ça va sans dire.
Di Jacob Tremblay (voce originale di Luca Paguro), Maya Rudolph (Daniela Paguro), Peter Sohn (Ciccio) e Sacha Baron Cohen (zio Ugo) ho parlato ai rispettivi link.
Enrico Casarosa è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio dopo il corto La luna (inoltre doppia il giocatore di carte e il pescatore furioso). Nato a Genova, anche animatore, ha 51 anni.
Non vi venga in mente di saltare i titoli di coda. Non tanto per la scena post credit quanto per i deliziosi disegni che raccontano, in parte, il destino dei personaggi dopo la fine del film. ENJOY!
venerdì 7 maggio 2021
I Mitchell contro le macchine (2021)
Lo aspettavo da quando ancora lo avevano intitolato Connected e finalmente è arrivato su Netflix I Mitchell contro le macchine (The Mitchells vs the Machines), diretto e sceneggiato da Mike Rianda e Jeff Rowe.
Trama: un viaggio in macchina per portare la figlia maggiore al college si trasforma per i Mitchell in un'odissea quando la tecnologia di tutto il mondo improvvisamente impazzisce...
Ma quanto diamine è carino I Mitchell contro le macchine? Definirlo un piccolo miracolo di animazione è riduttivo, ma è così, perché sia nella sceneggiatura che nella realizzazione riesce a mantenere in equilibrio perfetto tutte le anime di cui è composto: coming of age, road movie, parodia, action, commedia demenziale, fantascienza distopica, lungo episodio di Lizzie McGuire, horror, tutto ciò convive all'interno di un film di quasi due ore che non perde di ritmo nemmeno per un secondo e che, in tutto questo, porta persino lo spettatore a commuoversi e riflettere. La famiglia Mitchell, infatti, sarà anche strana ma dentro ognuno di loro ci sono pezzi di noi. Abbiamo la protagonista, Katie, che vorrebbe scappare da una famiglia che, pur volendole bene, non capisce le sue aspirazioni; un papà, Rick, che con tutte le buone intenzioni e l'amore smisurato per la figlia, non accetta minimamente la deriva tecnologica della società (quanto mi ha ricordato il mio, di padre. Se gli avessero messo in bocca un paio di bestemmie e un bonario "strunsate" davanti ai video girati da Katie, avremmo avuto un perfetto signor Bolla) e si è ormai dimenticato di quando anche lui aveva mille strani desideri di indipendenza e libertà; abbiamo una mamma e un fratellino che cercano di mediare con due caratteri affatto facili, affermando nel frattempo anche le loro personalità peculiari (ed adorabili. Linda è già la migliore madre di sempre, Aaron il fratellino scemo che tutti vorremmo avere nonché uno dei pochissimi bambini animati privo di quelle caratteristiche che pungolano la sindrome di Erode) e ovviamente tutti i problemi di questa famiglia disfunzionale esploderanno e verranno risolti all'interno di un viaggio che li vedrà unici superstiti della razza umana contro la tecnologia che si è finalmente ribellata.
Voi direte, giustamente, che la trama è trita e ritrita, la morale per cui dobbiamo tutti venirci incontro e parlare un po' di più, accettandoci per quello che siamo, già sentita mille volte (e lo sottolinea il film stesso, attraverso la cinica PAL), ma I Mitchell contro le macchine è talmente realistico nella spietatezza con cui sviscera tutti i nostri difetti e scoppiettante nella realizzazione da risultare nuovo e fresco come poche altre opere recenti, perché spesso ciò che serve è solo l'intelligenza di rimescolare elementi noti e ricombinarli in maniera diversa e genuina. E' quello che accade ne I Mitchell contro le macchine, a partire dalla colonna sonora elettronica che fa tanto videogame o episodio di Stranger Things, per arrivare ai già citati momenti di ancor più cartoonesca introspezione alla Lizzie McGuire, durante i quali la realtà viene completamente filtrata dallo sguardo creativo e un po' pazzo di Katie, per non parlare poi dei veri meme o video di Youtube che, a differenza di quella schifezza vile di Jem e le Holograms, qui vengono utilizzati con criterio per rendere il tutto ancora più "empatico" e divertente, come se già non bastassero le bellissime animazioni, efficaci soprattutto nei tic quasi impercettibili che caratterizzano i singoli personaggi. Non starò ad elencare tutti i momenti di pura esaltazione e incredulo divertimento che mi hanno fatto venire voglia di alzarmi dalla poltrona per una standing ovation (dico solo una cosa: Furby. Ma ce ne sarebbero mille altre, in primis tutte le gag legate al cagnolino Monchi) e andare ad abbracciare Rianda e Rowe, vi dico solo di guardare senza indugio I Mitchell contro le macchine perché rischia di essere il motivo principale per farsi un abbonamento a Netflix. Ah, si astengano leghisti, puristi, broflakes, complottisti del "ci stanno facendo diventare gay" e fautori del "Pensiamo ai bambini" visto che Katie è lesbica. E i genitori, guarda un po', la amano lo stesso, anzi, la adorano. Dove andremo a finire, signora mia.
Di Danny McBride (Rick Mitchell), Maya Rudolph (Linda Mitchell) e Olivia Colman (PAL) ho già parlato ai rispettivi link.
Mike Rianda è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio, inoltre doppia Aaron Mitchell. Americano, ha 37 anni.
Jeff Rowe è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lavoro come regista (ma è uno degli sceneggiatori di Disincanto). Americano, doppia il tizio che ama divertirsi.
Tra gli altri doppiatori originali segnalo il cantautore John Legend (Jim Posey), sua moglie Chrissy Teigen (Hailey Posey), Conan O'Brien (Glaxxon 5000) e persino il famosissimo cane Doug the Pug, che ovviamente doppia il cagnolino Monchi. Se I Mitchell contro le macchine vi fosse piaciuto recuperate Gli Incredibili e Ralph Spaccatutto, entrambi disponibili su Disney + . ENJOY!
mercoledì 11 marzo 2015
Vizio di forma (2014)
Trama: l'investigatore privato Doc (un "hippie" perennemente in botta) si ritrova a dover indagare sulla scomparsa dell'ultimo, facoltoso amante dell'ex fidanzata Sashta, che a sua volta diventa irrintracciabile. A questo caso già intricato si aggiungono altri delitti e misteri...
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| Dopo mezz'ora avevo la stessa faccia di Bigfoot |
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| Dopo un'ora avevo la stessa faccia di Japonica |
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| La bellezza. |
Michael Kenneth Williams interpreta Tariq Khalil. Americano, ha partecipato a film come Al di là della vita, L'incredibile Hulk, 12 anni schiavo, Anarchia - La notte del giudizio e a serie come I Soprano, Alias, CSI:NY, CSI - Scena del crimine e Broadwalk Empire. Anche produttore, ha 48 anni e quattro film in uscita.
Christopher Allen Nelson, che "interpreta" il cadaverico Glenn Charlock, era lo sposo in Kill Bill Vol. 1 e 2. Parliamo come al solito di chi non ce l'ha fatta ora, cosa che mi spezza particolarmente il cuore perché se Paul Thomas Anderson non avesse voluto a tutti i costi tornare a lavorare con Phoenix il ruolo di Doc sarebbe andato a Robert Downey Jr. Dio, quanto avrei voluto rivederlo nei panni di uno sballone!! Per quel che riguarda la varia umanità femminile che popola il film invece, Charlize Theron era stata presa in considerazione per il ruolo di Shasta. Detto questo, se Vizio di forma vi fosse piaciuto, recuperate Il grande Lebowski e A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare. ENJOY!
martedì 24 febbraio 2015
Big Hero 6 (2014)
Trama: il giovane studente prodigio Hiro, assieme al robot guaritore Baymax e un gruppetto di geni, si mette alla ricerca di un uomo misterioso che ha provocato un terribile incidente per impossessarsi dei nanobot inventati dal ragazzino...
Quando ero piccola la morte nei cartoni animati era qualcosa di tangibile e sempre presente ma mai interamente sviscerato. Molti personaggi orfani, come Biancaneve o Cenerentola, venivano presentati già in età post-adolescenziale, con il trauma della morte dei genitori ormai alle spalle e col problema molto più pressante della matrigna perfida; per altri, come il povero Simba o l'ancor più povero Bambi, la morte del padre o della madre erano necessari e terribili catalizzatori per il loro passaggio all'età adulta, quasi una sorta di "sacrificio" tribale che scatenava un meccanismo di vendetta oppure di perdita dell'innocenza; altri ancora non avevano i genitori e punto, la cosa non influiva minimamente nella trama del cartone animato, come accadeva per esempio in La bella e la bestia, Aladdin o La sirenetta. Big Hero 6, invece, è il primo film Disney (almeno, che io ricordi) a mostrare finalmente il protagonista messo di fronte alla perdita di una persona amata e alla difficoltà di elaborare un lutto che non può essere messo da parte tanto facilmente. Al di là del tema supereroistico un po' bambinesco, questo aspetto della trama è secondo me fondamentale e trattato con una buona dose di sensibilità; senza entrare troppo nei dettagli per non fare eccessivi spoiler, Hiro non è mai completamente distolto dalla terribile perdita che ha subito, il ricordo del caro estinto è sempre presente nella sua mente e per tutto il film guida non solo le sue azioni ma anche quelle del robot Baymax, creatura "terapeutica" e quindi programmata per curare i mali sia fisici che psicologici del suo giovane paziente. All'interno alla trama avventurosa vengono inseriti momenti in cui eventuali piccoli spettatori (ma anche grandi) che dovessero avere subito un trauma simile a quello di Hiro possano avere qualche elemento da cui partire per superarlo, affidandosi agli amici, alla famiglia e facendo tesoro delle esperienze condivise con chi non c'è più, senza cedere al dolore e alla disperazione che portano a compiere gesti estremi.
Dite che sono andata un po' troppo sul pesante? Avete ragione e mi scuso. Big Hero 6 non è malinconico come vi ho dato a intendere, anzi, a tratti è decisamente esilarante... però è stato proprio il suo lato triste ad avermi colpita maggiormente durante la visione e ammetto di essermi innamorata del morbidoso e dolcissimo Baymax fin dal primo momento in cui l'ho visto e di essermi convinta che tutti, soprattutto i bimbi tristi e soli, dovrebbero avere un amicone così, premuroso, paziente e interamente votato a far del bene al suo protetto. Guardando all'aspetto più generale, il film in sé è simpatico e divertente, sfrutta i vari cliché supereroistici con discreta originalità e mette in campo una banda di personaggi che sono uno più matto dell'altro (devo forse specificare che il mio aMMore sconfinato non va solo a Baymax ma anche allo schizzato Fred? Non credo, soprattutto non dopo aver visto l'indimenticabile e geniale scena post credits che farà la felicità di qualunque nerd che si rispetti!). La qualità Disney si avverte palpabile non solo nella sceneggiatura ma anche nella realizzazione di Big Hero 6. Il character design dei vari personaggi strizza l'occhio ai manga e ai supereroi senza esagerare né risultare ridondante o parodico, Baymax è talmente pacioccoso e morbido che verrebbe voglia di crearlo davvero solo per poterlo abbracciare e le sequenze d'azione sono così ben fatte che è stata la prima volta in cui mi sono pentita di non aver visto un film in 3D; peraltro, è stata anche una delle poche volte in cui ho guardato i titoli di coda senza stancarmi un attimo perché i disegni di Scott Watanabe e Shiyoon Kim, con quel tocco manga e leggermente underground, sono una gioia per gli occhi. Insomma, signori, la Disney colpisce ancora. Per il 2015, prometto solennemente che non salterò mai più il film natalizio della Casa del Topo!
Di Jamie Chung (Go Go), James Cromwell (Robert Callaghan) e Maya Rudolph (Zia Cass) ho già parlato ai rispettivi link.
Don Hall è il co-regista della pellicola e ha diretto anche Winnie the Pooh - Nuove avventure nel Bosco dei Cento Acri. E' anche sceneggiatore, animatore e doppiatore.
Chris Williams è il co-regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Bolt - Un eroe a quattro zampe. Anche sceneggiatore, animatore e doppiatore, ha 46 anni.
Scott Adsit (vero nome Robert Scott Adsit) è la voce originale di Baymax. Americano, ha partecipato a film come The Italian Job, St. Vincent e a serie come Friends, Dharma & Greg, Ally McBeal, CSI: Miami, Alias, Streghe, Malcom, Monk e 30 Rock; come doppiatore ha inoltre lavorato anche per serie come Robot Chicken. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 49 anni e due film in uscita.
T.J. Miller è la voce originale di Fred. Americano, ha partecipato a film come Cloverfield, L'orso Yoghi e I fantastici viaggi di Gulliver; come doppiatore ha inoltre lavorato anche per i film Dragon Trainer, Dragon Trainer 2 e per le serie American Dad!. Anche sceneggiatore e produttore, ha 33 anni e due film in uscita tra cui Deadpool.
Alan Tudyk è la voce originale di Alistair Krei. Americano, ha partecipato a film come Patch Adams, Cuori in Atlantide, Dodgeball - Palle al balzo, Tucker and Dale vs. Evil, La leggenda del cacciatore di vampiri e a serie come Firefly, CSI - Scena del crimine e Dollhouse; come doppiatore ha inoltre lavorato anche per i film L'era glaciale, L'era glaciale 2 - Il disgelo, Alvin Superstar 3 - Si salvi chi può!, L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva, Frozen - Il regno di ghiaccio e per le serie I Griffin, Phineas e Ferb, Robot Chicken, American Dad! e Adventure Time. Ha 43 anni e tre film in uscita.
Tra gli altri doppiatori segnalo Damon Wayans Jr. (la voce di Wasabi), che nella serie Tutto in famiglia era l'amico infamino di Junior. Nel fumetto originale compaiono due personaggi piuttosto conosciuti dell'Universo Marvel in generale e delle storie degli X-Men in particolare, Silver Samurai e Sole Ardente, che tuttavia non hanno potuto partecipare al film in quanto è la Fox che ne detiene i diritti; tra le altre differenze del fumetto rispetto al film ci sono inoltre il passato criminale giapponese di GoGo o il fatto che la borsa di Honey Lemon sia un luogo dove si può stipare praticamente qualsiasi oggetto, a prescindere dalle dimensioni; inoltre, Baymax ha un tipico design mecha ben diverso dal paffuto robottone della pellicola e può anche prendere la forma di un dragone, mentre Wasabi è un cuoco asiatico e Fred, detto Fredzilla, può generare un'aura solida a forma di Kaiju. Purtroppo il fumetto in questione non è mai arrivato in Italia ma se Big Hero 6 vi fosse piaciuto potete compensare recuperando magari Il gigante di ferro. ENJOY!
martedì 6 agosto 2013
Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie (2004)
Trama: mentre Veronica continua l'inarrestabile ascesa verso il successo, un gruppo di ladri attivisti chiamato Alarm Clock da del filo da torcere a Ron Burgundy e al suo news team.
Wake Up, Ron Burgundy: The Lost Movie non è altro che un simpatico modo per raccogliere tutto il materiale scartato dal film originale. Invece di inserire nel DVD uno sterminato elenco di scene eliminate Ferrell e McKay hanno deciso di creare uno spin-off che le unisse tutte e realizzare, di fatto, una seconda pellicola. I limiti dell'operazione, purtroppo, si vedono e si percepiscono soprattutto nella prima parte del video, finché la presenza degli Alarm Clock non diventa preponderante: in pratica assistiamo ad un concatenarsi di gag palesemente tratte dalle sequenze cult di The Anchorman con il narratore che fa da collante e cerca di dar loro compattezza, non mancano quelle che sono fondamentalmente delle ripetizioni, come la scena in cui Ron chiama a raccolta il news team soffiando in una conchiglia (cambia solo il barista che non è più Danny Trejo) e anche dei momenti in cui si ha difficoltà a dare un senso alle immagini, soprattutto se non si è visto il film originale, come quando Ron piange sotto la doccia abbracciato a un cane di pezza. Questa prima parte risulta così poco divertente e parecchio derivativa, con giusto un paio di chicche che giustificano però l'intera operazione.
La seconda parte del Lost Movie è invece migliore perché si distacca quasi completamente dal film originale e racconta una storia nuova in cui ci vengono mostrati anche alcuni aspetti sorprendenti dei personaggi che pensavamo di conoscere a menadito. Gli Alarm Clock sono un gruppo di sballoni esilaranti tra cui spicca soprattutto la falsa nera interpretata da Maya Rudolph, il personaggio del mentore di Ron, un porco naturista dall'esotico nome di Jess Moondragon, riesce a conquistare con un paio di deliranti monologhi e alcuni degli sketch nuovi superano persino quelli classici di The Anchorman, soprattutto quelli che riguardano Carell e Koechner. Per le ragioni di cui sopra, per quel che riguarda il reparto tecnico e attoriale vale tutto ciò che ho detto nella recensione del primo film quindi, in generale, anche questo The Lost Movie può tranquillamente considerarsi un validissimo e divertente intrattenimento, anche se non riesce a sconfinare nel cult come il suo predecessore. Il mio consiglio è quello di acquistare l'edizione speciale di Anchorman: La leggenda di Ron Burgundy e immergersi completamente nel folle mondo del numero uno degli anchorman televisivi.
Del regista Adam McKay ho già parlato qui. Will Ferrell (Ron Burgundy), Christina Applegate (Veronica Corningstone), Paul Rudd (Brian Fantana), Steve Carell (Brick Tamland), Dave Koechner (Champ Kind), Fred Willard (Ed Harken), Seth Rogen (il cameraman), Justin Long (Chris Harken) e Vince Vaughn (Wes Mantooth) ho già parlato ai rispettivi link.
Kevin Corrigan interpreta Paul Hauser. Americano, ha partecipato a film come L’esorcista III, Quei bravi ragazzi, Una vita al massimo, Il bacio della morte, Mosche da bar, The Departed – Il bene e il male, 7 psicopatici e alle serie Medium e CSI: Miami. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 44 anni e quattro film in uscita.
Maya Rudolph interpreta Kanhasha X. Attrice comica americana per anni in forza al Saturday Night Live, ha partecipato a film come Gattaca la porta dell’universo, Qualcosa è cambiato, Shrek Terzo (come doppiatrice) Un weekend da bamboccioni, Un weekend da bamboccioni due e ha doppiato un episodio de I Simpson. Ha 41 anni e due film in uscita.




























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