Finalmente riesco a trovare il tempo di scrivere due righe su
Napoleon, diretto da
Ridley Scott. Astenersi cinèfili seriosi, fanboys et similia.
Trama: il giovane ufficiale dell'esercito Napoleone Bonaparte riesce, grazie alle sue doti di stratega e approfittando della tumultuosa realtà politica della Francia, ad ottenere sempre più fama e prestigio, fino ad assurgere al ruolo di imperatore. Sua compagna nel cammino, la nobildonna decaduta Giuseppina...

Eravamo in sala a vedere, mi pare,
C'è ancora domani, quando è partito il trailer di
Napoleon. "Uuuuh, questo dobbiamo venirlo a vedere!" urliamo, come tre sgallettate qualsiasi, io e due mie colleghe. Mi giro verso l'amico Toto: "Toto, tu vieni, vero?" "Col cazzo." Ecco. Io me lo immagino Toto, quel martedì sera funesto, sdraiato sul letto al caldo di una coperta, a leggere un libro con una tazza di tisana in mano, felice nella sua bolla dorata, mentre noi tre eravamo ad ammorbarci con quell'incredibile palla al cazzo che è
Napoleon. Sì,
Ridley, se vuoi te lo ripeto, poi sfanculami pure:
an unbeliavable ball hanging from the cock. Non ti basta?
Une boule incroyable accrochée à la bite. Potrei andare avanti per ore a giocare con google translate e dizionari online per trovare mille altre traduzioni di "palla al cazzo", sicuramente mi divertirei di più che a guardare
Napoleon, ma poi sarei scortese e anche poco equilibrata a livello critico, perché non è che il film sia una ciofeca immonda. Anzi, durante i primi minuti mi sono quasi commossa. E' palese, infatti, che quasi ogni scena di
Napoleon sia ispirata agli stupendi quadri di
Jacques-Louis David, ai quali si rifanno la morbidezza della fotografia, le geometrie dell'inquadratura, le ombre ed i colori, ma fosse solo quello. Le battaglie mostrate nel film sono epiche, splendidamente brutali: nel primo attacco al castello, durante la gioventù di Napoleone, si percepisce tutta la paura (prima ancora del fomento della guerra) di chi rischia di morire per un colpo vagante, ma l'apoteosi si ha durante quell'inferno ghiacciato che è Austerlitz, dove ogni sequenza racchiude in sé una spietatezza, un tale disgusto per la vita del nemico, da mettere i brividi, e non di freddo, e anche la famosa battaglia di Waterloo è notevole. Insomma,
Ridley Scott non è un cretino e, all'età di 86 anni, con la macchina da presa riesce ancora a meravigliare ed affascinare. Peccato che le emozioni veicolate dalla sceneggiatura siano pari a zero e che l'imbarazzo regni sovrano (o, per essere più calzanti, imperi).

Va bene, abbiamo visto tutti la versione di due ore e mezza, e ormai lo sanno persino le mie zie che su
Apple TV+ uscirà un
director's cut di più di quattro ore, quindi voglio sperare che ci sarà maggiore coesione e un approfondimento dei fatti storici che permetta anche a chi non conosce a menadito Napoleone di capire rapporti di causa/effetto che qui sono lasciati cadere come pere cotte. Lungi da me insegnare a
David Scarpa come si scrivono le sceneggiature, ma io mi sarei concentrata di più su un periodo circoscritto della vita di Napoleone, perché così si consegna al pubblico un elenco di fatti storici (più o meno verosimili, ma questa è un'altra storia, ché la mia conoscenza a menadito della storia francese si limita alla Rivoluzione) a mo' di bignami e, soprattutto, un personaggio che non si capisce come dovrebbe venire interpretato. A tal proposito, e con tutto il bene che posso volere a
Joaquin Phoenix, non lo sa nemmeno lui: l'attore sembra essere uscito dal set di
Beau ha paura per entrare direttamente in quello di
Napoleon, e io capisco che quello con
Aster dev'essere stato un tour de force, ma sarebbe stato gradevole un cambiamento di espressione, un guizzo di vitalità, un afflato di carisma. Il Napoleone del film è un fine stratega e un generale amatissimo perché sì, perché "è Napoleone", ma nulla nel film riesce a convincere lo spettatore di questa cosa, anzi. Spesso, lo spaesato
Phoenix dà l'idea di un imperatore minchione, di un cretino dall'ego enorme capace solo di combattere, ma basta una parola o il pensiero di mammà per gettarlo nello sconforto come un Principe Giovanni qualsiasi. E mica solo mammà, attenzione. Solo Dio sa perché,
Scarpa ha deciso di basare buona parte del film sul legame tra Napoleone e Giuseppina, toccando momenti di imbarazzo talmente alto da farmi rivalutare il "eeeehhhhbuff!" di
Jared Leto in
House of Gucci. Anche in questo caso, vuoi per un minutaggio "corto", vuoi per altro, non si capisce dove volesse andare a parare questo focus: la storia d'amore tra Napoleone e Giuseppina nasce come l'attrazione tra due animi affini, una scintilla come tante nella storia del Cinema, poi si sviluppa nel rapporto più tossico e mal interpretato visto negli ultimi decenni, con la
Kirby bloccata tra espressioni perenni di dolore e disgusto (Giuseppina la darebbe a cani e porci e sta con Napoleone solo per non finire in mezzo a una strada ma oh, lo amo tanto, mi sacrifico per la patria, ogni tanto invito in casa lo zar di Russia, perché?, mah!) e
Phoenix impegnato in coiti scult, caricato a "mmm-mmm-mmm-mmmm", voglioso di patata ma anche un po' intimidito dalla stessa, padre padrone di assoluta gelosia ma anche un po' vermicello strisciante che non vale una cicca senza la sua Giuse. L'ho detto e lo ripeto: ridatemi il trash volontario dello
Scott impegnato a screditare i Gucci, tenetevi 'sta mattonata
cringe spacciata per autorialità.
