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giovedì 27 ottobre 2011

Paranormal Activity 3 (2011)

Non c’è due senza tre. La rapidissima franchise di Paranormal Activity è arrivata infatti quest’anno al terzo episodio, diretto stavolta dai registi Henry Joost ed Ariel Schulman. Potevo mancare all’appuntamento? No! Sei euro e passare alla cassa a ritirare il premio fedeltà, grrazie!



Trama: stavolta facciamo un bel salto indietro nel tempo e torniamo agli anni ’80, quando Kristie e Katie erano ancora piccole ma già assillate dall’entità del primo e secondo capitolo (entità che a ‘sto giro, per comodità, chiameremo Toby. Non Tony. Ehi, vi ricorda qualcuno? A me un po’ sì).



Cosa c’è da dire su Paranormal Activity 3? Per pigrizia vi direi di andarvi a vedere le prime due recensioni che ho scritto perché la formula è sempre la stessa: telecamere opportunamente piazzate da qualche peerla che cerca di capire come mai una casa nuova (sempre a due piani, e nulla mi toglie dalla mente che sia sempre quella utilizzata nei primi due episodi, giuro…) debba essere già colma di rumoracci e scricchiolii con aggiunta di  fenomeni inspiegabili che diventano sempre più invadenti, pericolosi ed evidenti all’occhio di chi guarda i filmati che però, ovviamente, non se ne va di casa fin quando qualcosa di invisibile non lo morde/ferisce/sevizia. Per dire, che a me basterebbe vedere la porta di casa che si chiude da sola per prendere baracca e burattini e trasferirmi nell’emisfero opposto. Vabbé.



A questa ormai consolidata tradizione di effetti più o meno speciali e riprese di gente che dorme mentre alle loro spalle si manifesta qualsiasi cosa, nel terzo episodio si aggiunge la sempre inquietante idea dei bambini che vedono quello che gli adulti ignorano, parlano con gli spiriti e, poveracci, a loro modo mettono in guardia o cercano di difendere la famiglia, invano. A voler ben vedere aumenta anche il tasso di stupidità dei coinvolti: ora, passi la mocciosa che vive nel suo mondo, ma il nerd che accetta di giocare con lei a Bloody Mary chiudendosi in uno stanzino buio davanti ad uno specchio, quando sa benissimo che in quella casa c’è uno spirito incazzato, è qualcosa che travalica la mia comprensione. La cosa divertente è che poi se la prende con il migliore amico (già condannato dall’essere patrigno delle due pargole, ché sappiamo la fine che fanno i maschi di casa…) che immagino sia l’unica persona, negli anni ’80, ad essersi fatto direttamente impiantare la telecamera sulla spalla, visto che non la molla un secondo. Anche la verosimiglianza quindi, a sto giro, va a farsi friggere. Insomma, non è plausibile che questo si alzi la notte per cercare la moglie e si carichi sulla schiena la pesantissima telecamera, vagando come un picio in una casa sconosciuta.



Anche come prequel, Paranormal Activity 3 aggiunge poco a quanto già detto. O meglio, sviscera quello che lo spettatore attento aveva già capito guardando i primi due film, che qualcuno in quella famiglia del menga aveva fatto un patto col diavolo per motivi sconosciuti, e regala un non disprezzabile finale alla Rosemary’s Baby che, tuttavia, lascia un po’ con l’amaro in bocca: invece di menarsela per tutto il film con le solite riprese, avrebbero dovuto lasciar perdere i giochini con le telecamere (che comunque qualche salto sulla poltrona lo fanno fare, eh… aggiungo anche che stanotte ho dormito maluccio, pensando di trovarmi Toby in camera al minimo rumore) e concentrarsi un po’ sulla storia, creando l’inquietudine attraverso il sospetto e l’atmosfera, non attraverso lo spavento facile. Per esempio, a mio avviso la scena più bella di Paranormal Activity 3 è quella, poco prima della fine, dove compare il gruppo di vecchiacce sbucando all’improvviso da una stanza completamente buia… e il pezzo che più mi ha messo ansia è proprio quello finale, piano di inquietanti rivelazioni. Insomma, se dovranno fare un quarto episodio spero proprio che useranno i miliardi che hanno fatto in tre anni per avvalersi di sceneggiatori con le palle e che troveranno il coraggio di staccarsi dal modello dei primi capitoli. Altrimenti, meglio evitare… anche perché non so negli anni ‘60/’70 quanta gente poteva permettersi di avere quattro telecamere in casa!  



All’inizio del film rispuntano le vecchie conoscenze Katie Featherston, nei panni di Katie, e Sprague Grayden in quelli di Kristi. Delle due attrici trovate il solito trafiletto cliccando sui loro nomi.

Henry Joost ed Ariel Schulman, di cui non si trovano praticamente notizie in rete, avevano già collaborato assieme l’anno scorso, girando un documentario dal titolo Catfish. Sono entrambi alla loro seconda esperienza cinematografica.



Eccoli qui: Ariel sulla sinistra e Henry sulla destra.



E ora, siccome è spuntata l’ennesima pagliacciata legislativa italiana, per la quale non si possono più mettere trailer sui siti a meno che non si paghino alla SIAE 400 e fischia euro trimestrali per un massimo di 30 trailer al mese, non posso lasciarvi al solito filmatino finale ma posso mettere il link dove potete guardare, se lo volete, il trailer di Paranormal Activity 3. ENJOY!

domenica 7 novembre 2010

Paranormal Activity 2 (2010)

Dalle mie parti, appena esce un horror ci si butta a capofitto, a prescindere o quasi. Non deve stupire, dunque, che io sia andata a vedere Paranormal Activity 2, del regista Tod Williams, seguito diretto (e sicuramente girato in fretta e furia, prima che il successo del capostipite si raffreddasse) del campione d’incassi Paranormal Activity, nonostante quest’ultimo mi fosse piaciuto ma non mi avesse entusiasmato troppo. Per la serie “squadra che vince non si cambia”, questo secondo episodio è una fotocopia del primo con pochissime varianti.

paranormal-activity-2-poster

Trama: un paio di mesi prima rispetto agli eventi accorsi nel primo film, un sistema di telecamere ci mostra la serie di inquietanti episodi, mano a mano sempre più invasivi e pericolosi, che si manifestano in casa della sorella di Katie, Kristi, da poco mamma di un pargoletto e con marito e figlia adolescente a carico.

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Paranormal Activity 2 aggiunge veramente poco a quanto già mostrato nel primo film. Sicuramente gli sceneggiatori ed il regista hanno avuto a disposizione più fondi e più mezzi per realizzarlo, inoltre molto probabilmente hanno fatto propria l’esperienza derivante dalle reazioni suscitate dal primo episodio, quindi sono riusciti a confezionare una pellicola leggermente più dinamica, un po’ più “elaborata” e anche a creare collegamenti più o meno sensati con il primo film. Il risultato, nonostante tutto, non è eccelso. Il punto di forza di Paranormal Activity era la (non)novità: una storia ridottissima, un mero canovaccio che fungeva da scheletro per una serie ininterrotta di episodi paranormali che diventavano sempre più evidenti ed inquietanti, fino a giungere ad un finale da salto sulla sedia. Ovvio quindi che lo spettatore scafato sappia già cosa aspettarsi dal secondo episodio e più o meno immagini quando e dove arriveranno gli spaventi e che il tutto risulti così meno efficace. Gli sceneggiatori quindi hanno deciso di sopperire alla mancanza di “suspence” stupendoci con effetti speciali (se prima dovevamo solo immaginare la gente presa per le gambe dal demone adesso la vediamo proprio volare via trascinata per tutta la casa) e telecamere ad infrarossi alla Rec, ed aggiungendo un paio dei più classici clichè horror: animali e bambini. Effettivamente è inquietante vedere il pastore tedesco abbaiare al nulla, uggiolare impaurito, oppure il piccoletto di un anno guardare fisso qualcosa che può vedere solo lui o mettersi a piangere terrorizzato mentre le porte sbattono però alla lunga anche questo diventa noioso ed alcune riprese, soprattutto quelle con la telecamera a mano, risultano palesemente forzate ed inverosimili.

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Quello che ho apprezzato, invece, è stato il rendere Paranormal Activity 2 così coerentemente legato al primo. La storia di Kristi all’inizio sembrerebbe successiva a quella della sorella Katie, invece a poco a poco scopriamo come gli eventi del nuovo film siano precedenti, anche se di poco, a quelli del primo. Una punta di nostalgia ci coglie nel rivedere un redivivo Micah, imbecille come lo ricordavamo, segnato per sempre da un’impietosa didascalia che ci indica come, nel giro di 60 giorni, il poveraccio verrà ucciso. E qui lo spettatore si chiede se le due “infestazioni” avvengano in parallelo oppure se c’è dell’altro sotto: effettivamente quello che si viene a scoprire la fine mi è piaciuto parecchio, peccato per il modo idiota in cui il film arriva a collegarsi direttamente alle primissime immagini di Paranormal Activity. Infatti agli appassionati di horror tocca sorbirsi non solo una giustificazione a dir poco banale sulla presenza del demonio (ovviamente trovata su internet…) ma anche l’esorcismo più ridicolo dai tempi dell’Esorciccio: un bel crocefisso pucciato nell’olio extravergine d’oliva e passa la paura!! Ma scherziamo?! Ne L’esorcista ci vogliono DUE preti professionisti che riescono a malapena a liberare la ragazzina e qui basta il proprietario di un Burger King? Inconcepibile, per fortuna che il crudelissimo finale si vendica di tutto questo scempio e ci lascia, nuovamente, a bocca aperta come dei tacchini a chiederci se ci sarà un Paranormal Activity 3 e su cosa verterà, visto che carne al fuoco ne è stata messa molta.

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Per farla breve, nonostante qualche calo di credibilità e nonostante sia inferiore al primo, Paranormal Activity 2 merita la sufficienza sia per il raggiungimento dello scopo, che alla fine è quello di tenere gli spettatori in tensione fino alla fine, sia perché gli attori, anche questa volta, sono molto bravi e danno vita a personaggi meno stupidi rispetto a quelli del primo episodio (anche se gli uomini, bontà loro, sono sempre mostrati come dei dementi…). Personalmente ho una passione per la spessissima (in senso fisico) e scazzata Katie Featherston, che torna appunto nei panni di Katie, ma anche le attrici che interpretano Kristi e l’adolescente Ali non sono male. In definitiva, però, questo è un film che può piacere solo agli appassionati di horror o a chi è rimasto folgorato dall’incipit della serie. Gli altri, si astengano.

Tod Williams è il regista della pellicola. Newyorchese, è al suo quarto lavoro. Ha 42 anni e un film in uscita, il remake di un film islandese del 2006.

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Katie Featherston interpreta Katie. Attrice texana al suo quarto film, già protagonista di Paranormal Activity, ha 28 anni.

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Sprague Grayden interpreta Kristi. Giovane veterana della tv USA ha partecipato a parecchi episodi di film come Six Feet Under, CSI: NY, Weeds, Senza traccia, CSI Miami, 24, Criminal Minds, Law & Order e Dr. House.

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Vi lascio con una curiosità e un paio di consigli. Come avranno capito gli spettatori più attenti, la casa utilizzata per le riprese è la stessa che compariva nel film precedente, ovvero quella del regista Oren Peli, che ovviamente dopo il successo del primo film ha modificato qualcosa. A quelli che, come me, rimangono a sorbirsi tutti i titoli di coda sperando che ci sia qualcosa dopo, dico di alzarsi pure tranquilli, non c’è niente dopo, solo un’ininterrotta di rumori e lamenti inquietanti. Se vi piace il genere, infine, non potete non guardare Paranormal Activity oppure gli assai più inquietanti Rec e Rec2. E ora vi lascio al trailer del film... ENJOY!!


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