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venerdì 16 febbraio 2024

Il colore viola (2023)

Altro giro di Oscar, altro regalo! Oggi tocca a Il colore viola (The Color Purple), diretto nel 2023 dal regista Blitz Bazawule, tratto dall'omonimo musical (a sua volta ispirato a Il colore viola di Steven Spielberg e al romanzo di Alice Walker ) e candidato a un Oscar per la migliore attrice non protagonista.


Trama: A quattordici anni, Celia si è vista togliere dalle braccia i figli generati dalle violenze del padre. Finita in sposa al gretto Mister, Celia viene anche privata dell'affetto della sorella Nettie, di cui perde le tracce poco dopo il matrimonio. Un giorno, però, la donna incontra la cantante Shug, un flebile raggio di speranza in una vita all'insegna del dolore...


Il colore viola
, nella versione diretta da Steven Spielberg, è uno di quei film che devo avere (intra)visto da bambina durante uno dei tanti passaggi televisivi senza ovviamente capire una mazza, o non si spiega perché ci sia rimasta letteralmente di tolla quando, all'inizio, si è cominciato a parlare di incesti e, in seguito, di amore per persone dello stesso sesso. Poco danno, appena finirà la Award Season ho intenzione di rivederlo ma, nel frattempo, è uscito il film tratto dal musical di Broadway che, come la maggior parte dei candidati di quest'anno, mi ha lasciata abbastanza freddina. Il film racconta la triste vita di Celie, vittima di abusi sessuali da parte del padre fin da ragazzina, la sua disperazione nel vedersi togliere i due figli nati da queste violenze, il suo rapporto con l'amata sorella Nettie, il matrimonio infelice con l'orribile Mister, la scomparsa di Nettie e l'arrivo di Shug, ex amante di Mister e cantante dall'animo libero e disnibito; attorno a Celie, si sviluppano altre storie di donne di colore che affrontano, ognuna a modo loro, la subordinazione femminile, il razzismo e persino la vita in un Paese in guerra. Converrete con me che ce n'è abbastanza per far piangere come vitelli e per scatenare un'indignazione senza limiti, anche perché ogni singolo uomo del film meriterebbe di venire appeso per le palle come lo strange fruit di Billie Holiday; purtroppo, Il colore viola è, credo, l'unico musical che non è riuscito a veicolare in me alcuna emozione, anche perché i numeri musicali che mi sono piaciuti (o che ricordo ancora) sono giusto quelli più allegri, che poco hanno a che fare con la storia raccontata, come Push Da Button o, al limite, Hell No!. Mi è sembrato, piuttosto, che le canzoni spezzassero la naturale drammaticità di un film che, visti gli argomenti trattati, avrebbe dovuto abbracciare in toto il dramma dei personaggi e approfondire maggiormente le questioni razziali (la malvagia moglie del sindaco è un mero plot device, nemmeno si capisce cosa succeda a Sofia dopo il carcere), col risultato di peccare di superficialità e trasformare la maggior parte dei protagonisti in figurine monodimensionali.


Probabilmente, però, la cosa che mi è piaciuta meno de Il colore viola è la regia, accompagnata da una fotografia inguardabile che fa risultare tutto posticcio. La scena finale, in particolare, con quei terribili raggi di sole (Dio? Spero davvero non simboleggiassero la luce divina...) che imbibiscono i personaggi, fa sanguinare gli occhi, ma in generale è tutto il film a sembrare un tremendo abuso di ritocchi digitali, e non giova una regia statica sia nelle scene "realistiche" che nei numeri musicali. Ne soffrono, va da sé, le interpretazioni dei coinvolti, che in realtà non mi sono dispiaciute. Ecco, il fatto che Danielle Brooks sia stata candidata all'Oscar per quella che, indubbiamente, è la performance migliore del film ma rapportata ad altre non spicca neppure per sbaglio, è l'ennesima riprova della malafede di un'Academy costretta a spuntare determinate quote "black" per ogni categoria, però Sofia è l'unico personaggio che mi ha smosso qualche lacrimuccia. Gli altri, a partire dall'intensa Fantasia Barrino nel ruolo di Celie, si impegnano al massimo nel rendere vivi ed emozionanti i loro personaggi, e indubbiamente tutti sono bravissimi quando si tratta di cantare e ballare; purtroppo, come ho scritto sopra, né i numeri musicali né le canzoni sono granché, quindi mi è parso si siano trovati costretti a cavare sangue dalle rape. In definitiva, per quanto mi riguarda, questo Il colore viola musicarello è un grosso "Hell no!", ma se non altro mi è venuta voglia di leggere il libro.


Di Taraji P. Henson (Shug Avery), Colman Domingo (Mister), 
Corey Hawkins (Harpo) e Whoopi Goldberg (non accreditata, interpreta l'ostetrica) ho già parlato ai rispettivi link.

Blitz Bazawule (vero nome Samuel Bazawule) è il regista della pellicola. Ghanese, ha diretto film come The Burial of Kojo. Anche produttore, sceneggiatore, attore e compositore, ha 42 anni.


Danielle Brooks
interpreta Sofia. Americana, ha partecipato a serie come Orange is the New Black e Peacemaker. Anche produttrice e regista, ha 35 anni. 


La Sirenetta Halle Bailey interpreta Nettie da giovane. Sia Fantasia Barrino, che interpreta Celie, che Danielle Brooks hanno ripreso i ruoli che avevano nella versione teatrale del musical mentre Oprah Winfrey (Sofia nell'omonimo adattamento di Spielberg, che vi consiglio di recuperare se vi è piaciuto Il colore viola) ha declinato l'invito a partecipare al film. ENJOY!

martedì 13 settembre 2022

Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo (2022)

Ho lasciato scemare un po' le orde di pargoli in vacanza, quindi ho recuperato con calma Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo (Minions: Rise of Gru), diretto dai registi Kyle Balda, Brad Ableson e Jonathan del Val.


Trama: un undicenne Gru tenta di entrare nei Malefici 6, la sua squadra di supercattivi preferita. Quando il piano va a rotoli, i Minions devono cercare di salvare il loro mini-boss.


Avevamo lasciato i Minions, alla fine del film a loro dedicato, pronti a seguire il piccolo ma già cattivissimo Gru, e Minions 2 comincia per l'appunto con gli omini gialli al servizio del giovane wannabe villain, segregati in una cantina casalinga non ancora trasformata in laboratorio segreto e pronti a combinare disastri. Come da titolo originale, Minions 2 non è dunque la storia di "come Gru diventa cattivissimo", ché la malvagità c'è ed è innegabile, bensì dell'"ascesa" di Gru da aspirante a supercattivo a tutti gli effetti, a partire dal legame con un mentore (per quanto involontario) fino ad arrivare all'accettazione dei suoi stranissimi e pasticcioni collaboratori, i quali questa volta, a differenza della precedente, condividono il titolo col loro boss. Ciò rende Minions 2 molto più legato alla trilogia da cui deriva e, di conseguenza, più articolato, a livello di trama, rispetto al suo predecessore, poiché diventa un altro tassello posto a formare la personalità di Gru, presentato nel primo Cattivissimo me come malvagio tout court ma, in realtà, dotato di saldi principi (im)morali: all'interno della pellicola viene data molta importanza alla lealtà verso i propri compagni o amici, si insegna a non guardare agli altri con superficialità e persino a fare tesoro di chi è dotato di maggiore esperienza, grazie all'introduzione di un nonno "sui generis" che si rivelerà importantissimo per il futuro del giovane protagonista. 


E i Minions, in tutto questo? I buffi omini gialli sono, come al solito, veicolo di gag infinite affidate al già collaudato trio composto da Stuart, Bob e Kevin, con le loro rispettive e strabordanti personalità, ai quali si aggiunge l'ancor più pasticcione e logorroico Otto, il vero portatore di caos della pellicola. L'allegro quartetto si ritrova ad avere a che fare con moltissimi topoi del cinema "di serie Z" anni '70 e di altrettanti titoli cult della Nuova Hollywood, il che offre allo spettatore adulto la possibilità di divertirsi parecchio con citazioni e parodie che, come al solito, rischiano di non arrivare ai bambini: i riferimenti a Easy Rider, L'aereo più pazzo del mondo e le pellicole di arti marziali che spopolavano all'epoca in cui il film è ambientato sono solo la punta dell'iceberg, perché, al di là della colonna sonora vintage, ogni fotogramma è zeppo di riferimenti ironici alle mode di quegli anni, per non parlare della mamma di Gru, in fissa con Tupperware e strani metodi di rilassamento psicofisico. Altro elemento parodico che, ahimé, è andato perduto nella versione italiana, risiede nel doppiaggio. Mezza squadra dei Malefici 6 è stata infatti affidata alle voci di durissimi eroi (spesso anti-eroi o direttamente malvagi) del cinema action internazionale, quali Jean-Claude Van Damme, Dolph Lundgren e Danny Trejo, cosa che mi porta a sottolineare come l'unico vero difetto del film sia l'avere sprecato il potenziale di un gruppo di supercattivi che, di fatto, non risultano particolarmente efficaci... ma siccome il pubblico va al cinema per vedere i Minions, è innegabile che, anche questa volta, i realizzatori abbiano centrato l'obiettivo con un film perfetto per una serata in famiglia.   


Del regista Kyle Balda ho già parlato QUI. Steve Carell (voce originale di Gru), Pierre Coffin (Minions), Alan Arkin (Willy Krudo), Taraji P. Henson (Belle Bottom), Michelle Yeoh (Maestra Chow), Julie Andrews (Mamma di Gru), Russell Brand (Nefario), Jean-Claude Van Damme (Claude-Chelà), Dolph Lundgren (Svendicator), Danny Trejo (Mano di Ferro), RZA (Motociclista), Will Arnett (Mr. Perkins) e Steve Coogan (Silas Caprachiappa) li trovate invece ai rispettivi link. 

Lucy Lawless è la voce originale di Monachacku. Neozelandese, indimenticabile Xena, la ricordo per film come Spider-Man, Boogeyman - L'uomo nero e per altre serie quali Hercules, X-Files, Tarzan, Due uomini e mezzo, Veronica Mars, CSI: Miami, Agents of S.H.I.E.L.D. Ash vs. Evil Dead; come doppiatrice, ha lavorato in I Simpson, Celebrity Deathmatch e American Dad!. Anche produttrice, ha 54 anni. 


Ad aiutare Kyle Balda come co-registi ci sono Brad Ableson, che aveva già diretto il corto Minions Holiday Special, e Jonathan del Val, che invece aveva co-diretto Pets 2 - Vita da animali. Il film segue Minions e, come quest'ultimo, è un prequel di Cattivissimo me, Cattivissimo me 2 e Cattivissimo me 3; ovviamente, e vi piace il genere, recuperateli tutti! ENJOY!

mercoledì 8 marzo 2017

Il diritto di contare (2016)

Forte di tre candidature all'Oscar (Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Octavia Spencer come Miglior Attrice Non Protagonista), arriva finalmente anche in Italia Il diritto di contare (Hidden Figures), diretto e co-sceneggiato nel 2016 dal regista Theodore Melfi e tratto dal libro omonimo di Margot Lee Shetterly. Con questo film è proprio il caso di augurare buona festa della donna a tutte le lettrici del blog!!


Trama: negli anni '60, un gruppo di donne di colore tra le quali spicca la matematica Katherine Goble aiuta i tecnici della NASA a spedire il primo uomo nello spazio.



Nonostante lo scorno degli "addetti ai lavori" per non avere avuto la possibilità di vedere per tempo sul grande schermo uno dei film candidati all'Oscar, stavolta la distribuzione italiana ci ha azzeccato e lo stesso vale per i titolisti. Il diritto di contare è un bellissimo titolo che gioca sia sull'aspetto razziale della vicenda narrata nel film, sia sul lavoro svolto dalle protagoniste, tre "cervellone" di colore impegnate ad eseguire incredibili calcoli matematici per conto della NASA; allo stesso modo, distribuirlo proprio l'8 marzo, giorno della festa della donna, potrebbe non solo spingere più gente al cinema a vederlo ma potrebbe anche scatenare qualche riflessione sulla condizione lavorativa delle donne, che a ben vedere non è cambiata molto dagli anni '60, soprattutto negli ambienti "piccoli". Katherine, Dorothy e Mary sono tre capacissime donne che, oltre ad avere lo svantaggio di appartenere al cosiddetto sesso debole, sono anche nate con la pelle di un colore diverso in un'America ancora piagata dalle leggi di segregazione razziale. Nonostante questo, pur compiendo lavori che non rendono giustizia alle loro capacità individuali, tutte e tre sono impiegate alla NASA e un giorno Katherine, la quale può essere tranquillamente definita un genio della matematica, viene richiesta per svolgere le funzioni di un computer nel corso della delicata preparazione che avrebbe portato al primo viaggio spaziale americano, quello della capsula Friendship 7 e dell'astronauta John Glenn. La sceneggiatura de Il diritto di contare segue dunque le vicende di queste tre donne, all'interno del rispettivo ambito lavorativo (fonte di dolori e soddisfazioni in pari misura) e anche in quello familiare o sociale, focalizzandosi non solo sulla lotta per essere rispettate al pari dei loro colleghi e colleghe bianche, ma anche su quella affrontata quotidianamente contro i pregiudizi di amanti e mariti che ancora riconoscono in loro il "sesso debole" nonostante il cervello, la passione e la determinazione che le rende assai superiori a moltissimi uomini. Il tutto è raccontato con mano lieve, con alcuni momenti divertenti capaci di stemperare situazioni assai spiacevoli (gli episodi più violenti della lotta razziale vengono solo suggeriti o appena mostrati ma le parole fanno più male delle aggressioni fisiche, si sa) ed altri genuinamente commoventi, mentre le vicende di queste signore realmente esistite sono contestualizzate all'interno dei momenti chiave di un pezzo importante di storia americana.


Lo stile proposto da Melfi e soci richiama molto quello di The Help e non solo perché ritroviamo nel cast la simpatica Octavia Spencer, alla quale il film di Tate Taylor aveva portato già parecchia fortuna. Ne Il diritto di contare viene riproposto il cameratismo di chi si trova reietto all'interno della società e condivide modi di essere e tradizioni lontani da quelli dei bianchi, il mix dolceamaro di commedia e dramma, la presenza di personaggi (sia bianchi che neri) a tratti stereotipati ma sui quali riversare comunque tutto il nostro amore o il nostro odio, infine un gusto delizioso per quel che riguarda costumi e scenografie, soprattutto quando il film mostra la vita familiare di Katherine e compagne, le quali meriterebbero la visione della pellicola in lingua originale anche solo per il modo in cui cambiano accento a seconda che parlino tra di loro o con i superiori della NASA. A tal proposito, le attrici sono tutte molto brave, soprattutto quelle principali (sebbene la nomination di Octavia Spencer mi sia sembrata un po' eccessiva) e anche il cast di supporto è molto valido: Kevin Costner offre un'interpretazione assai misurata e adatta al suo phisique du rol, Mahershala Ali e il Chaaaad sono entrambi molto simpatici, Kirsten Dunst ormai pare mia nonna ma è perfetta nel ruolo del colletto bianco femmina alla "non sono razzista ma...". L'unico neo è Jim Parsons che, poveraccio, è costretto per contratto a riprendere i tic di Sheldon anche in un film ambientato negli anni '60 e si è visto superare persino da Wolowitz, che per Florence si è beccato invece una bella nomination ai Golden Globes, In definitiva, Il diritto di contare è un film delizioso che vi consiglio di recuperare, sicuramente uscirete dal cinema con un bel sorriso stampato sulle labbra e di questi tempi non è roba da poco!


Del regista e co-sceneggiatore Theodore Melfi ho già parlato QUI. Octavia Spencer (Dorothy Vaughan), Kevin Costner (Al Harrison), Kirsten Dunst (Vivian Mitchell), Jim Parsons (Paul Stafford), Mahershala Ali (Colonnello Jim Johnson) li trovate invece ai rispettivi link.

Taraji P. Henson interpreta Katherine G. Johnson. Americana, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button e a serie come E.R. Medici in prima linea, Dr. House e CSI; come doppiatrice, ha lavorato per serie quali The Cleveland Show e I Simpson. Anche produttrice, ha 47 anni e un film in uscita.


Glen Powell interpreta John Glenn. Indimenticabile Chad della serie Scream Queens, ha partecipato a film come Spy Kids - Missione 3-D: Game Over, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, I mercenari 3 e ad altre serie quali CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e stuntman, ha 29 anni e un film in uscita.


La cantante Janelle Monáe, che interpreta Mary Jackson, ha partecipato ad un altro dei film in lizza per l'Oscar quest'anno, Moonlight. Se Il diritto di contare vi fosse piaciuto recuperate The Help e Apollo 13. ENJOY!

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