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martedì 13 settembre 2022

Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo (2022)

Ho lasciato scemare un po' le orde di pargoli in vacanza, quindi ho recuperato con calma Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo (Minions: Rise of Gru), diretto dai registi Kyle Balda, Brad Ableson e Jonathan del Val.


Trama: un undicenne Gru tenta di entrare nei Malefici 6, la sua squadra di supercattivi preferita. Quando il piano va a rotoli, i Minions devono cercare di salvare il loro mini-boss.


Avevamo lasciato i Minions, alla fine del film a loro dedicato, pronti a seguire il piccolo ma già cattivissimo Gru, e Minions 2 comincia per l'appunto con gli omini gialli al servizio del giovane wannabe villain, segregati in una cantina casalinga non ancora trasformata in laboratorio segreto e pronti a combinare disastri. Come da titolo originale, Minions 2 non è dunque la storia di "come Gru diventa cattivissimo", ché la malvagità c'è ed è innegabile, bensì dell'"ascesa" di Gru da aspirante a supercattivo a tutti gli effetti, a partire dal legame con un mentore (per quanto involontario) fino ad arrivare all'accettazione dei suoi stranissimi e pasticcioni collaboratori, i quali questa volta, a differenza della precedente, condividono il titolo col loro boss. Ciò rende Minions 2 molto più legato alla trilogia da cui deriva e, di conseguenza, più articolato, a livello di trama, rispetto al suo predecessore, poiché diventa un altro tassello posto a formare la personalità di Gru, presentato nel primo Cattivissimo me come malvagio tout court ma, in realtà, dotato di saldi principi (im)morali: all'interno della pellicola viene data molta importanza alla lealtà verso i propri compagni o amici, si insegna a non guardare agli altri con superficialità e persino a fare tesoro di chi è dotato di maggiore esperienza, grazie all'introduzione di un nonno "sui generis" che si rivelerà importantissimo per il futuro del giovane protagonista. 


E i Minions, in tutto questo? I buffi omini gialli sono, come al solito, veicolo di gag infinite affidate al già collaudato trio composto da Stuart, Bob e Kevin, con le loro rispettive e strabordanti personalità, ai quali si aggiunge l'ancor più pasticcione e logorroico Otto, il vero portatore di caos della pellicola. L'allegro quartetto si ritrova ad avere a che fare con moltissimi topoi del cinema "di serie Z" anni '70 e di altrettanti titoli cult della Nuova Hollywood, il che offre allo spettatore adulto la possibilità di divertirsi parecchio con citazioni e parodie che, come al solito, rischiano di non arrivare ai bambini: i riferimenti a Easy Rider, L'aereo più pazzo del mondo e le pellicole di arti marziali che spopolavano all'epoca in cui il film è ambientato sono solo la punta dell'iceberg, perché, al di là della colonna sonora vintage, ogni fotogramma è zeppo di riferimenti ironici alle mode di quegli anni, per non parlare della mamma di Gru, in fissa con Tupperware e strani metodi di rilassamento psicofisico. Altro elemento parodico che, ahimé, è andato perduto nella versione italiana, risiede nel doppiaggio. Mezza squadra dei Malefici 6 è stata infatti affidata alle voci di durissimi eroi (spesso anti-eroi o direttamente malvagi) del cinema action internazionale, quali Jean-Claude Van Damme, Dolph Lundgren e Danny Trejo, cosa che mi porta a sottolineare come l'unico vero difetto del film sia l'avere sprecato il potenziale di un gruppo di supercattivi che, di fatto, non risultano particolarmente efficaci... ma siccome il pubblico va al cinema per vedere i Minions, è innegabile che, anche questa volta, i realizzatori abbiano centrato l'obiettivo con un film perfetto per una serata in famiglia.   


Del regista Kyle Balda ho già parlato QUI. Steve Carell (voce originale di Gru), Pierre Coffin (Minions), Alan Arkin (Willy Krudo), Taraji P. Henson (Belle Bottom), Michelle Yeoh (Maestra Chow), Julie Andrews (Mamma di Gru), Russell Brand (Nefario), Jean-Claude Van Damme (Claude-Chelà), Dolph Lundgren (Svendicator), Danny Trejo (Mano di Ferro), RZA (Motociclista), Will Arnett (Mr. Perkins) e Steve Coogan (Silas Caprachiappa) li trovate invece ai rispettivi link. 

Lucy Lawless è la voce originale di Monachacku. Neozelandese, indimenticabile Xena, la ricordo per film come Spider-Man, Boogeyman - L'uomo nero e per altre serie quali Hercules, X-Files, Tarzan, Due uomini e mezzo, Veronica Mars, CSI: Miami, Agents of S.H.I.E.L.D. Ash vs. Evil Dead; come doppiatrice, ha lavorato in I Simpson, Celebrity Deathmatch e American Dad!. Anche produttrice, ha 54 anni. 


Ad aiutare Kyle Balda come co-registi ci sono Brad Ableson, che aveva già diretto il corto Minions Holiday Special, e Jonathan del Val, che invece aveva co-diretto Pets 2 - Vita da animali. Il film segue Minions e, come quest'ultimo, è un prequel di Cattivissimo me, Cattivissimo me 2 e Cattivissimo me 3; ovviamente, e vi piace il genere, recuperateli tutti! ENJOY!

martedì 22 febbraio 2022

Assassinio sul Nilo (2022)

Siccome è uno di quei generi che unisce me, l'amico Toto e l'amica Elena, mercoledì siamo andati a vedere tutti assieme Assassinio sul Nilo (Death on the Nile), diretto nel 2022 dal regista Kenneth Branagh e tratto dal giallo omonimo di Agatha Christie


Trama: in Egitto per un altro caso, l'investigatore Poirot viene coinvolto nel viaggio di nozze di Linnet e Simon, ma la traversata del Nilo si trasforma nell'ennesimo caso di omicidio da risolvere...


A causa della mia ormai proverbiale mancanza di tempo, non sono riuscita a riguardare Assassinio sull'Orient Express come avrei voluto, quindi sono andata a rileggermi il post scritto all'epoca (vedete che a qualcosa serve avere un blog!) per capire un po' cosa avrei potuto dire di diverso su Assassinio sul Nilo, secondo excursus branaghiano nell'universo di Hercule Poirot. Alla fine della rilettura ho pensato che, probabilmente, è stato un bene non avere rivisto Assassinio sull'Orient Express, in quanto Assassinio sul Nilo sembra aver mantenuto tutti i difetti della precedente pellicola senza compensare con eventuali pregi. Anche questa volta, ovviamente, c'è un comparto tecnico di prim'ordine, nel quale spiccano scenografie, costumi e una fotografia sontuosa che sottolinea l'(in)naturale bellezza dei paesaggi egiziani (il film è stato interamente girato in Inghilterra, quindi c'è da porre enfasi anche sugli effetti speciali di prim'ordine), ma tutto ciò non basta a nascondere una generale aria di sciatteria e desiderio di far solo dei soldini. Branagh mi è parso con la testa impegnata già nell'acchiappaOscar Belfast (che ovviamente devo ancora vedere), perché qui mancano gli interessanti virtuosismi di regia e i momenti action che avevo apprezzato in Assassinio sull'Orient Express e, ancor peggio, Poirot è antipatico e mollo più di quanto ricordassi. Parlo da persona che non ha mai letto un libro di Agatha Christie, ma onestamente dubito che il famoso investigatore lo sia diventato a fronte dei suoi interminabili pipponi sull'amore, la solitudine e il rimpianto, che spezzano il ritmo del racconto in maniera vergognosa, al punto che (giuro) alla fine del primo tempo la storia non era ancora entrata nel vivo (!), persa in un atroce desiderio di appagare l'occhio del pubblico con una lunghissima introduzione all'interno della quale, col senno di poi, ci saranno giusto un paio di momenti o dettagli fondamentali per la risoluzione del caso.


Il risultato, posso dirlo?, è quello di avere davanti un giallo abbastanza noioso che non decolla quasi mai, neppure davanti all'arrivo, finalmente, del primo cadavere e che, come già accadeva nel primo film, fa un uso smodato del baffo tracotante di Kenneth Branagh a discapito del resto dei protagonisti, non memorabili né incisivi, neppure a fronte di un paio di cambiamenti che (a costo di passare per uno di quei bonobi razzisti e sessisti che infestano l'internet) mi sono parsi delle inutili forzature per strizzare l'occhio all'inclusività. Al solito, dunque, abbiamo un ottimo cast sprecato. Nessuno dei protagonisti, infatti, mi è rimasto particolarmente impresso e gli unici attori in grado di distinguersi dagli altri sono Gal Gadot, bella ed inarrivabile come al solito, il buon Tom Bateman a cui viene letteralmente affidato il cuore del film e quel minimo di vivacità necessaria a rendere un po' più simpatico e umano Poirot, una Sophie Okonedo molto affascinante nei panni di cantante agée, ed Emma Mackey, anche se la sua interpretazione di Jackie mi è sembrata persino troppo caricata. Gli altri svaniranno dalla mia mente probabilmente in un paio di giorni, così come succederà ad Assassinio sul Nilo nella sua interezza, un film che consiglio giusto come divertissement, se siete davvero appassionati del genere oppure se siete maniaci della completezza (esempio: se vi siete chiesti come sia nato il baffo d'ordinanza di Poirot qui vi verrà spiegato nei minimi dettagli e se siete delle persone brutte come me vi sbellicherete dalle risate per l'assurdità del tutto e per la serietà con cui i coinvolti hanno affrontato una simile baffonat... ehm, buffonata) sperando che Branagh torni a dedicarsi ad altro. 


Del regista Kenneth Branagh, che interpreta anche Hercule Poirot, ho già parlato QUI. Armie Hammer (Simon Doyle), Gal Gadot (Linnet Ridgeway), Annette Bening (Euphemia Bouc), Rose Leslie (Louise Bourget) e Russell Brand (Windlesham) li trovate invece ai rispettivi link. 

Letitia Wright interpreta Rosalie Otterbourne. Nata in Guyana, ha partecipato a film come Black Panther, Ready Player One, Avengers: Infinity War, Avengers: Endgame e serie come Doctor Who e Black Mirror. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 29 anni e quattro film in uscita, tra cui Black Panther: Wakanda Forever. 


Sophie Okonedo
interpreta Salome Otterbourne. Inglese, ha partecipato a film come Ace Ventura - Missione Africa, The Jackal, Hotel Rwanda (che le è valso la nomination all'Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista), Hellboy e serie come Doctor Who. Ha 55 anni e un film in uscita. 


Tom Bateman
aveva già interpretato Bouc in Assassinio sull'Orient Express mentre Ali Fazal era l'Abdul di Victoria e Abdul. Dawn French e Jennifer Saunders, che interpretano rispettivamente l'infermiera Bowers e Marie Van Schuyler sono invece un duo comico parecchio famoso in Inghilterra. Ciò detto, se Assassinio sul Nilo vi fosse piaciuto, recuperate la versione del 1978 e, ovviamente, Assassinio sull'Orient Express. ENJOY!

venerdì 4 ottobre 2019

Bollalmanacco On Demand: Penelope (2006)

Torna a distanza di pochissimo tempo il Bollamanacco On Demand. Forse per farsi perdonare del travaglio che è stato Inland Empire, l'amica Silvia mi ha proposto la visione di Penelope, diretto nel 2006 dal regista Mark Palansky. Il prossimo film On Demand sarà invece Underground. ENJOY!


Trama: Penelope è una ragazza di buona famiglia che non è mai uscita di casa sua a causa di una maledizione. Per spezzarla, la madre apprensiva cerca da anni di combinarle un matrimonio con qualche giovane esponente dell'aristocrazia ma tutti scappano quando vedono il volto della povera Penelope.



Adoro l'On Demand. No, non è vero. Spesso lo odio, per svariati motivi, ma lo adoro quando mi consente, come in questo caso, di scoprire film assai poco conosciuti che alla fine toccano le mie corde nonostante la loro natura di sciocchezzuola divertente. Ecco, Penelope rientra nella categoria, essendo una deliziosa favola moderna a base di "principesse" maledette, in dolce attesa di un principe azzurro che corra a liberarle. In realtà, Penelope proprio una principessa non è. Definirla una versione dolce e intelligente di Paris Hilton potrebbe calzare a pennello e lo stesso dicasi per il principe azzurro (interpretato da un James McAvoy che avrebbe dovuto aspettare ancora un paio di annetti prima di assurgere al rango di attore di fama mondiale), scapestrato ex musicista col vizio del gioco d'azzardo. Date le premesse, si potrebbe pensare ad una versione ironica de La bella e la bestia a ruoli invertiti, in realtà Penelope sottolinea quasi fin da subito l'inutilità dei principi azzurri di qualunque schiatta, buoni o cattivi che siano, e il vero fulcro della questione è invece il rapporto tra Penelope e la madre, donna che, pur con le migliori intenzioni, rende la maledizione della ragazza ancora più pesante, costringendola ad isolarsi da resto del mondo invece di insegnarle ad accettarsi per quello che è: "la vera te stessa è dentro di te", in questo caso, non è proprio una massima da seguire al 100%, perché presuppone una scissione tra la Penelope maledetta e quella post-maledizione, denigrando la prima quando, di fatto, sono la stessa bellissima persona. E' per questo che Penelope, oltre ad essere popolato di personaggi borderline e divertenti, riesce spesso ad essere commovente, in particolare se lo spettatore si lascia conquistare dagli occhi dolci e sognanti di Christina Ricci, com'è successo a me. E ci fosse solo lei nel cast!


Tolti la Ricci e McAvoy, caruccissimo nonostante la capigliatura inguardabile, ad arricchire Penelope ci sono la mai troppo apprezzata Catherine O'Hara nei panni della madre petulante ed esageratamente emotiva, l'elegantissimo Richard E. Grant, al quale non servono parole per esprimere tutta l'esasperazione inglese davanti alle mattane della moglie, e due guest star d'eccezione come Peter Dinklage (al quale viene riservato uno degli esordi più esilaranti di un personaggio sullo schermo) e Nick Frost che, a onor del vero, non fa granché ma è sempre bello da vedere. E sì, c'è anche Reese Witherspoon ma siccome si limita a ritagliarsi una particina per benedire la sua prima impresa da produttrice direi che non c'è molto di cui parlare in merito. Il cast già "stellare" viene supportato inoltre da un comparto scenografie e costumi davvero niente male, che conferisce a Penelope un'aria svagata, da colorata favola moderna. La stanza di Penelope, colma di richiami alla natura e di terrari, di piante protette da cupole di vetro in parallelo con la condizione della protagonista, è un piccolo paradiso casalingo mentre gli abiti da lei indossati, al di là dell'inquietante sciarpa utilizzata per nascondere gli effetti della maledizione, sono deliziosi, perfetti per la personalità raffinata e un po' sognatrice di colei che li indossa. Come al solito, concludo l'On Demand ringraziando in questo caso Silvia per la dritta, è stato molto divertente guardare Penelope e lo consiglio a chi non avesse ancora avuto l'occasione di "incrociarlo".


Di Richard E. Grant (Frankilin Wilhern), Catherine O'Hara (Jessica Wilhern), Christina Ricci (Penelope Wilhern), Peter Dinklage (Lemon), James McAvoy (Johnny/Max), Nick Frost (Max), Reese Witherspoon (Annie) e Russell Brand (Sam) ho già parlato ai rispettivi link.

Mark Palansky è il regista della pellicola. Canadese, ha diretto film come Rememory ed episodi di serie quali Una serie di sfortunati eventi. Anche produttore e sceneggiatore, ha un film in uscita.


domenica 29 luglio 2018

Io, Dio e Bin Laden (2016)



Dopo avere visto il trailer non potevo assolutamente perdere Io, Dio e Bin Laden (Army of One), diretto nel 2016 dal regista Larry Charles e arrivato proprio giovedì sugli schermi italiani.


Trama: Gary Faulkner, costretto a sedute di dialisi settimanale e non proprio sano di mente, ha una visione in cui Dio gli dice di andare in Pakistan e catturare Bin Laden. L'uomo, galvanizzato, cerca di ottemperare alla missione divina in tutti i modi possibili...


Io, Dio e Bin Laden è l'ennesimo one man show di Nicolas Cage, all'interno del quale il nostro asseconda tutta la sua verve e la follia, profondendosi in un atto di overacting talmente commovente che è quasi un peccato guardare il film doppiato, anzi, togliete pure il quasi. Anche perché durante i titoli di coda viene mostrato il vero Gary Faulkner, colui che un giorno ha deciso di partire per il Pakistan e catturare Bin Laden (come se io, un giorno, m'intestardissi e volessi andare a dare una zuccata in fronte a Trump) e vi giuro che, a parte il sembiante da hippy e una tendenza a parlare come se fosse il depositario del sapere mondiale, costui sembrerebbe una persona normale. Così non è, ovviamente, per il Gary Faulkner interpretato da Cage, un logorroico barbone urlante con un accento aMMeregano marcatissimo, fatto di vocali allungate a dismisura, costantemente in agitazione, occhi da pazzo, tendenze psicotico/patriottiche, sincero al punto da essere disarmante. Eppure, guardando il film, ci si ritrova ad amarlo come succede all'amica d'infanzia e alla figlioletta adottiva, a sperare che questa creatura rincoglionita, in missione per conto di Dio, venga a bussarci alla porta per condividere una birra, una canna, i suoi racconti di vita. Davvero, se i patrioti filoamericani fossero tutti come il Gary Faulkner ritratto da Cage il mondo sarebbe probabilmente un mondo migliore visto che costui ha nel cuore la gioia dell'incoscienza e il cuore grande dello sballone, anche quando si ritrova in un paese sconosciuto e potenzialmente nemico come il Pakistan; lo so che non bisognerebbe prendere sul serio un film simile, per di più girato dal realizzatore di Borat con intenti meno che imbecilli, però non posso fare a meno di pensare che il Faulkner di Cage sia una persona da cui si potrebbe imparare qualcosa, fosse anche il coraggio di perseguire le proprie folli idee a prescindere dagli inevitabili limiti, oppure la capacità di essere così incredibilmente generosi, benché sconsiderati, colmi di affetto per gli altri e di amore per la vita. E ok, sto straparlando per l'effetto Cage mi sa.


E comunque, se Cage è pazzo, Russell Brand non è da meno. I momenti più genuinamente esilaranti del film (tolto quando Faulkner si spacca il dente, ché le urla del vecchio Nicolas sono impagabili e mi hanno letteralmente fatta piegare in due dalle risate) sono quelli in cui il protagonista si confronta con un Dio che si atteggia come un gangsta, una sboccata rockstar da due soldi zeppa di autostima e con poca voglia di essere presa per il naso, mentre il suo "discepolo" si accartoccia disperato sotto il peso del suo giudizio. La cosa valida di questo Dio è che, fortunatamente, viene centellinato in modo che non solo non venga a noia al pubblico, magari già fiaccato dall'esageratissimo Cage, ma anche che rimanga un minimo d'incertezza relativamente alla missione di Faulkner, forse pazzo o forse veramente eletto dal Signore, chi lo sa. Quindi, Io, Dio e Bin Laden non funziona bene solo per la presenza di un Nicolas Cage in formissima ma anche per i comprimari che lo affiancano, impossibilitati a rubargli la scena ma comunque in grado di conquistarsi uno spazietto nel cuore dello spettatore sia che compaiano solo per poche scene (come gli agenti della CIA oppure i messicani/colombiani di Las Vegas), sia che abbiano ruoli più preponderanti, come quello della dolce Marci, personaggio che ancora adesso non ho capito se ci è o ci fa ma comunque molto carino. Insomma, di questo Io, Dio e Bin Laden salvo tutto, persino il titolo italiano che invoglia alla visione sicuramente più di "Army of One", a rischio di far pensare allo spettatore all'ennesimo action scrauso con un Nicolas Cage svogliato; non fatevi ingannare, ché il film di Larry Charles è una commedia magari non perfetta ma di sicuro assai divertente... soprattutto se, come me, non vi vergognate di proclamare ai quattro venti il vostro amore per Nicolas Cage!


Di Nicolas Cage (Gary Faulkner), Denis O'Hare (Agente Doss) e Rainn Wilson (Agente Simons) ho già parlato ai rispettivi link.

Larry Charles è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Borat: Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, Brüno e Il dittatore. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 62 anni.


Russell Brand interpreta Dio. Inglese, ha partecipato a film come Non mi scaricare, In viaggio con una Rock Star, Arturo e Rock of Ages; come doppiatore ha lavorato in Cattivissimo me, Cattivissimo me 2 e I Simpson. Anche produttore e sceneggiatore, ha 43 anni e due film in uscita.


Paul Scheer interpreta Pickles. Americano, ha partecipato a film come Piranha 3D, Piranha 3DD, The Disaster Artist e a serie quali 30 Rock e C'era una volta; come doppiatore ha lavorato in Robot Chicken, Adventure Time e Big Mouth. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 42 anni e tre film in uscita.


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