Trama: Owen è un ragazzino solitario, timido e preso in giro dai compagni. Un giorno nel suo stesso palazzo arriva una strana bambina, Abby, accompagnata dal padre. Mentre tra i due nasce una profonda amicizia, nel vicinato cominciano a venire commessi dei delitti, e Owen piano piano comincerà a capire la vera natura della piccola Abby…
Lo ammetto, temevo l’ammeriganata. Ho amato talmente tanto il libro Lasciami entrare di Lindqvist e il film di Tomas Alfredson da essermi semplicemente indignata quando ho letto di un remake USA. Immaginavo che la dolce storia di Eli e Oscar sarebbe stata trasformata in un’indegna porcata piena di sangue, inopportune scene d’azione, tamarrate assortite e via dicendo. Quando ero riuscita a vedere il trailer originale la sensazione non era sparita, anzi, si era via via accentuata, e quando ho saputo che i De Laurentis avrebbero prodotto e che il titolo italiano sarebbe stato il terribile Blood Story ho pianto. Poi sulla rete sono spuntate alcune recensioni molto positive, e ho deciso di dare una chance al film. Aggiungerei per fortuna e cospargo il capo di cenere.
Blood Story vive infatti dell’assoluto rispetto dell’atmosfera dolce, malinconica ed inquietante che caratterizza il film originale (ed è per questo che non mi dilungherò sui significati della trama, visto che ho già recensito qui il bellissimo Lasciami entrare). Merito, innanzitutto, di una sceneggiatura rispettosa che si prende giusto qualche licenza (tipo il metodo scelto dal “padre” di Abby per procurarsi le vittime, in perfetto stile Urban Legend, l’introduzione del personaggio dell’investigatore e la perdita di ambiguità di Abby, la cui sessualità non viene mai messa in dubbio), della splendida, intensa interpretazione di Chloe Moretz e di tutti gli attori coinvolti, delle musiche evocative di Michael Giacchino mescolate a qualche hit dell’epoca come la sempre bella Let’s Dance di David Bowie. La regia di Matt Reeves regala immagini evocative e porta avanti delle scelte stilistiche di tutto rispetto, come quella di non mostrare mai il volto della madre di Owen per sottolineare ulteriormente la solitudine del ragazzo, o come la splendida idea di mostrare l’incidente automobilistico dall’interno della macchina, seguendo il punto di vista del passeggero sul sedile posteriore oppure, infine, come la terribile ed efficacissima immagine dove la mano insanguinata del poliziotto si protende verso quella di Owen… che sceglie invece di afferrare la maniglia della porta e chiudersela alle spalle . Ovviamente e per fortuna vengono anche riprese le sequenze chiave del film originale, come quella scioccante della piscina o quella in cui Abby entra in casa di Owen senza permesso, terribile e dolce allo stesso tempo.
Da buon remake, Blood Story non è comunque esente da difetti. L’”americanata” è subito dietro l’angolo, nella fattispecie in ogni scena dove la natura vampira di Abby diventa evidente, come negli omicidi da lei commessi o nelle orride inquadrature dove si arrampica sugli alberi come un maffissimo gatto (di marmo, o in computer graphic, che è più o meno la stessa cosa). Altra cosa che mi ha fatto storcere un po’ il naso è la riduzione del personaggio di Virginia a mero “intrattenimento gore” un po’ privo di logica; nel film e nel libro è il suo compagno a seguire tutti gli indizi fino ad arrivare ad Abby, spinto dalla morte di qualche amico e dall’orrendo destino della donna, mentre qui il suo ruolo viene ricoperto dall’investigatore interpretato da Elias Koteas. Inutile quindi introdurre la vampirizzazione di Virginia se non per quei tre minuti in cui lo spettatore assiste ad un atto cannibalico in perfetto stile Antropophagus. Ah, iattura. E un po’ di iattura anche al doppiaggio italiano: mi chiedo infatti se Owen parla con la “s” di Paperino anche nella versione inglese. In caso, mi cospargerò di nuovo il capo di cenere, consigliandovi di andare a vedere comunque questo malinconico, atipico e “rispettoso” horror.
Di Chloe Moretz, che interpreta Abby, ho già parlato qui. Richard Jenkins interpreta il padre, lo trovate qua, mentre Elias Koteas, che interpreta il poliziotto (e da anche la voce telefonica al padre di Owen), lo trovate qui.
Matt Reeves è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto il film Cloverfield, che sarà una delle mie prossime visioni. Anche produttore, ha 45 anni e un film in progetto, un probabile seguito di Cloverfield.
Kodi Smit – McPhee interpreta Owen. Australiano, ha partecipato a due episodi della serie Incubi e deliri. Ha 15 anni e tutta una carriera davanti a sé: ha infatti quattro film in uscita, tra cui un’ennesima versione di Romeo e Giulietta, dove lui sarà Benvolio e la Hailee Steinfeld de Il Grinta sarà Giulietta.
Cara Buono interpreta la madre di Owen. Americana, ha partecipato al film Hulk e a serie come CSI, Law & Order, I Soprano, La zona morta e ER medici in prima linea. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 40 anni e due film in uscita.
Sasha Barrese (vero nome Alexandra Barrese) interpreta Virginia. Americana, ha partecipato a film come American Pie, The Ring, Una notte da leoni e Una notte da leoni 2, oltre a serie come CSI: Miami e Supernatural. Inoltre, ha prestato la voce per alcuni episodi di Robot Chicken. Ha 30 anni.
Per dovere di completezza, il messaggio in codice morse che Owen ed Abby si scambiano alla fine è questo: lei, bussando, gli comunica “Hi”, e lui risponde con “OX”, ovvero abbraccio e bacio. Amori meravigliosi. Ok, mi ricompongo dopo tanta melassa per me inusuale e vi suggerisco di recuperare il meraviglioso Lasciami entrare, ovviamente, di cui vi metto il trailer per par condicio, visto che nel post a lui dedicato avevo messo quello di Blood Story. ENJOY!!