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martedì 17 ottobre 2023

Saw IV - Il gioco continua (2007)

Nonostante un mal di testa incipiente, il recupero della saga dedicata a Jigsaw continua, per l'appunto, con Saw IV - Il gioco continua (Saw IV), diretto nel 2007 dal regista Darren Lynn Bousman.


Trama: John Kramer è morto, tuttavia il suo gioco mortale non finisce e, a farne le spese, è un poliziotto...


Mi ritengo una persona mediamente intelligente e in grado di seguire trame un po' più articolate della media, ma mentirei se dicessi di non aver faticato con questo Saw IV. Il film comincia dov'è finito il precedente: John Kramer è morto e due medici gli stanno facendo l'autopsia, quand'ecco che dallo stomaco del cadavere ciccia fuori una cassettina che il killer aveva ricoperto di cera ed inghiottito in Saw III. Questa, in realtà, è l'unica cosa che abbia senso all'interno di una trama assurda, perché il resto del film (nel quale non figura Whannell come sceneggiatore) è una lunghissima, contorta buffonata che non tiene conto di quanto, nella vita reale, non avrebbe senso sistemare trappole e cassettine "per supposizione". Ma chi diavolo ti dice, caro John, che le tue vittime non sbaglino strada, non decidano di fermarsi a grattarsi il naso sbagasciandoti la tempistica calcolata al millimetro, non decidano all'ultimo di fare un viaggio oppure, meglio ancora, che non si rompano 'ste cazzo di cassette? Addirittura, Saw IV arriva al punto di mostrare un John in grado di prevedere, in un luogo pubblico, CHI dei presenti ascolterà i messaggi, dichiarando nome e cognome del predestinato. In tutto questo, se nei film precedenti la trama seguiva la distorta filosofia punitiva di Jigsaw, qui a me è parso tutto pretestuosissimo, con l'agente Rigg "reo" di volere salvare la gente (ma da quando è peccato capitale?), quelli dell'FBI "rei" di volere arrestare John Kramer (ok, è una bella menata di belino e te lo concedo, ma ammazzali con le tue mani e sii sportivo, cosa devono imparare loro?) e una ragazzina resa orfana per nessun motivo plausibile, salvo quello di punire il padre, senza riflettere sulle conseguenze di un gioco affidato alle mani di una matta solo per testarla (sta cosa mi manda ai pazzi, giuro).


Lasciando da parte la trama completamente stupida, confronto alla quale i film precedenti erano capolavori di sceneggiatura (tra l'altro, mi stavo dimenticando, allungata a dismisura da flashback sulla triste vita di John e dell'ex moglie Jill), mi è sembrato che anche le trappole fossero svogliate. Le uniche degne di nota sono quella iniziale, molto ironica, e la sedia coi pugnali, più efficace in virtù della natura repellente della vittima, così come del resto quella riservata allo stupratore seriale. Anche la regia di Darren Lynn Bousman è un compitino svogliato che riprende lo stile dei capitoli precedenti ma senza la stessa cattiveria o verve, come se il regista lo avesse fatto così perché era quello che il pubblico si aspettava. Voto pessimo anche agli attori. A parte che Costas Mandylor e Scott Patterson sono talmente simili che a un certo punto faticavo a distinguerli, i "siparietti" con Tobin Bell Betsy Russell sono degni di una telenovela noiosa e l'unico che si salva, per poco, è Lyriq Bent, promosso da caratterista di supporto a protagonista. Se Saw III mi aveva portata, a causa dello schifo provato, a riflettere sulla possibilità di continuare o meno la saga, Saw IV - Il gioco continua ha avuto su di me lo stesso effetto, ma per noia. Ora, si capisce che Saw V sarà una diretta continuazione della saga, ma giuro che mi chiedo come abbiano fatto gli spettatori a non dimenticarsi tutto da un anno all'altro di distanza e, soprattutto, a volere ancora altri capitoli di 'sta roba.


Del regista Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Tobin Bell (Jigsaw / John), Donnie Wahlberg (Eric Matthews), Shawnee Smith (Amanda) e Dina Meyer (Kerry) li trovate invece ai rispettivi link.

Scott Patterson interpreta l'agente Strahm. Americano, famoso per avere interpretato Luke nella serie Una mamma per amica, lo ricordo per film come Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI, e per altre serie quali Will & Grace e CSI: Miami. Anche produttore, ha 65 anni. 


Betsy Russell interpreta Jill. Americana, ha partecipato a film come Saw III - L'enigma senza fine, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI, Saw 3D - Il capitolo finale, e per serie quali Casa Keaton, A- Team, La signora in giallo. Come doppiatrice, ha lavorato in Robot Chicken. Anche produttrice, ha 60 anni. 


Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmistaSaw II - La soluzione dell'enigmaSaw III - L'enigma senza fine, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI - Credi in lui, Saw 3D - Il capitolo finale, Saw: Legacy e lo spin-off Spiral - L'eredità di Saw. ENJOY!

venerdì 13 ottobre 2023

Saw III - L'enigma senza fine (2006)

Continua, inaspettatamente, il recupero dei vari Saw. Oggi tocca a Saw III - L'enigma senza fine (Saw III), diretto nel 2006 dal regista Darren Lynn Bousman.


Trama: ormai divorato dal cancro e desideroso di portare a termine il suo ultimo "gioco", Jigsaw rapisce una dottoressa con l'aiuto dell'assistente Amanda.  


Correva l'anno 2006 ed ero quasi alla fine dei miei 9 mesi di permanenza lavorativa in Australia. Ricordo ancora, come fosse oggi, la richiesta all'amico Toto: "Dai, mi accompagni a vedere Saw III?" e, soprattutto la sua risposta: "Te sei scema, non ci penso neppure". Così, sola come un gambo di sedano italiano, mi ero accinta a sedermi in sala, consapevole che non avrei capito una mazzafionda dei dialoghi ma pronta a inorridire di sommo disgusto davanti alle nuove torture concertate da Whannell, Bousman e compagnia. Probabilmente ero tornata a casa correndo per timore di venire rapita da qualche aborigeno con la maschera da maiale, non rammento, e neppure ricordo se avessi giurato di non guardare mai più un Saw, perché il terzo capitolo ha segnato la fine della mia esperienza con la saga, almeno fino ad oggi. Potrebbe essere, in quanto durante il rewatch ho messo spesso il film in pausa per andare a farmi un giro e smaltire un po' la tachicardia e lo schifo. Saw III - L'enigma senza fine segna, infatti, l'inizio della definitiva deriva horror/torture porn della saga, con lunghe sequenze da voltastomaco realizzate con dovizia di dettagli e veicolate, per buona parte, dal personaggio di Amanda, "scheggia" impazzita priva del "fair play" di Jigsaw. Sul quale, al terzo film, è arrivato il momento di spendere due parole. John Kramer è uno dei personaggi moralmente più ambigui della storia del genere horror, in quanto gestito, fin dall'inizio, da autori che speravano di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Nel primo Saw le motivazioni "filantropiche" del nostro (punire chi non è in grado di apprezzare la vita sottoponendolo a ordalie inenarrabili con lo scopo di cambiarlo ed evitare che sprechi ancora il dono dell'esistenza) erano comunque subordinate a una sua connotazione molto negativa, mentre già nel secondo capitolo le vittime risultavano talmente sgradevoli da generare uno switch nella percezione dello spettatore e insinuare il germe del dubbio, della serie "e se avesse ragione lui?". Il terzo film la fa ancora più sporca, perché affianca a Jigsaw la psicopatica Amanda, rea di non giocare secondo le regole e di privare di una possibilità (per quanto minima) di salvezza gli involontari partecipanti ai test; della serie, se incontri Jigsaw e non sopravvivi cavoli tuoi, lui si impegna in ogni modo a farti capire la soluzione per salvarti, mentre se incontri Amanda fai prima a suicidarti da solo risparmiandoti la pena. In realtà, le azioni di John Kramer nel terzo film sono di un'ipocrisia e una cattiveria fuori scala (il finale fa venire il nervoso a più livelli) e l'unico sprazzo di lucidità viene proprio dalla stessa Amanda, nel momento in cui ribadisce l'impossibilità di cambiare vita dopo esperienze così traumatiche e livelli di stress così alti. Purtroppo, essendo Amanda connotata come la villain pazza del capitolo, il rischio è quello di far passare un messaggio completamente sbagliato, il che, in tempi di giustizieri vendicativi, mi fa forse più paura del film.


Tornando al quale, come ho detto su, è la sagra della gente che muore non male, peggio. Sono quasi convinta che Saw III - L'enigma senza fine abbia iniziato il trend che consisteva nel guardare i film della saga solo per scoprire a quali estremi sarebbero arrivate le torture di Jigsaw; in realtà, per quanto mi riguarda, la sequenza peggiore è quella dell'operazione a cranio aperto, davanti alla quale ho distolto spesso lo sguardo, ma l'apice dello schifo l'ho toccato in una scena priva di sangue ma zeppa di fluidi innominabili. Per appiccicare l'una all'altra le varie torture, Whannell imbastisce una trama che sfida più volte la suspension of disbelief e l'attenzione dello spettatore, con una serie di twist concatenati che lasciano basiti, flashback come se piovessero e parecchi dettagli ininfluenti per la situazione contingente ma indispensabili per apprezzare al meglio Saw IV. Detti dettagli, a onor del vero, rischiano di perdersi nella consueta regia isterica di Bousman (tra ralenti, accelerazioni improvvise, badilate di verde acido, diverse angolazioni di gente che urla trasformata in Giani quadrifronti e stacchi di montaggio sincopati c'è da diventare scemi), ma state tranquilli: il recap finale dove ogni scena importante del film viene condensata in un minuto di spezzoni rapidissimi intervallati da flash bianchi verrà in vostro soccorso come sempre, a salvarvi dall'eventuale incomprensione o a darvi il colpo finale dopo quasi due ore di urla e disperazione. Per quanto mi riguarda, l'idea è di aspettare qualche giorno prima di buttarmi sul quarto capitolo, a rischio di dimenticare elementi fondamentali della trama, perché ho bisogno di ripulirmi un po' il cervello da tanta ferocia travestita da thriller a incastro. Nei prossimi giorni scoprirete se sono arrivata al game over o se, per me, il gioco continua.  


Del regista Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Tobin Bell (Jigsaw /John), Shawnee Smith (Amanda), Donnie Wahlberg (Eric Matthews), Dina Meyer (Kerry) e Leigh Whannell (anche sceneggiatore, interpreta Adam) li trovate invece ai rispettivi link. 


Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmista, Saw II - La soluzione dell'enigma, Saw IV - Il gioco continua, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI - Credi in lui, Saw 3D - Il capitolo finale, Saw: Legacy e lo spin-off Spiral - L'eredità di Saw. ENJOY!

mercoledì 11 ottobre 2023

Saw II - La soluzione dell'enigma (2005)

In occasione dell'uscita dell'ultimo Saw, ho pensato bene di TENTARE una maratona. Non so se riuscirò nell'impresa ma, intanto, cominciamo con Saw II - La soluzione dell'enigma (Saw II), diretto e co-sceneggiato dal regista Darren Lynn Bousman.


Trama: un poliziotto deve cercare di salvare il figlio e altre persone dalle trappole dell'Enigmista, in una folle corsa contro il tempo...


Saw II è un capitolo della saga che avevo già visto ai tempi, ma probabilmente sono passati molti anni perché ho cominciato a ricordare, vagamente, twist e finale ben oltre la metà del film. Non farò spoiler, ovviamente, perché di sicuro c'è qualcuno che ancora non conosce la serie, però, giusto per rinfrescarvi la memoria, Saw II è quello con il buco pieno di siringhe, una "meravigliosa" sequenza che, ancora oggi, mi porta a tenere ostinatamente la testa voltata dall'altra parte. Ciò è indice di come Saw, con il secondo capitolo, avesse già cominciato a sconfinare nell'horror contaminato dal torture porn, nonostante la struttura del thriller cupo continuasse ad essere una parte assai importante della trama. In questo caso, la storia è incentrata sul "duello" (a onor del vero, non particolarmente raffinato) tra il disilluso agente Matthews e il killer Jigsaw, una corsa contro il tempo per la salvezza del figlio del primo; l'azione si alterna tra il rifugio di Jigsaw, in cui appunto si svolge il confronto di cui sopra, e la casa abbandonata dove le vittime del killer devono trovare il modo per sopravvivere a un agente nervino che minaccia di ucciderli. Dal punto di vista thriller, è interessante scovare tutti gli indizi lasciati non solo da Jigsaw, ma anche dai realizzatori del film, porre attenzione alle parole rivelatrici incise su cassetta e setacciare le immagini in cerca di dettagli che non tornano, con la consapevolezza di avere sulla testa la spada di Damocle di una scadenza imminente e mortale che rende il ritmo del film ancora più travolgente. Dal punto di vista horror, le terribili ordalie inflitte da Jigsaw sono ancora "sopportabili" e si mettono al servizio di una trama principale assai intrigante, senza diventare una sorta di checklist del cattivo gusto.


Darren Lynn Bousman, al suo primo film importante, si appropria delle suggestioni visive introdotte da James Wan nel precedente Saw - L'enigmista e le esaspera fino a definire la cifra stilistica dei seguiti: ogni tortura inflitta dall'Enigmista viene ribadita attraverso flash schizoidi ed ipervelocizzati dai colori malati, ripresa da più angolazioni con le quali il regista bombarda lo spettatore, e, sul finale, c'è persino un recap rapidissimo di tutto ciò che è avvenuto fino a quel momento, come se fosse possibile dimenticarlo. Salvo questi momenti e l'abbacinante, bianchissimo omaggio al primo capitolo della saga, Saw II è fotografato con tinte sporche quanto i pavimenti e i muri delle scenografie utilizzate, e ogni cosa è avvolta da ombre cupe che rendono l'atmosfera del film ancora più straniante e opprimente. Per contro, alla sua prima apparizione consistente, Tobin Bell è bianchissimo, probabilmente per dargli una connotazione quasi sovrannaturale, e "rallenta", letteralmente, il tempo attorno a sé, contrastando la giusta freneticità degli attori che lo circondano. Tra questi ultimi, spicca Donnie Wahlberg, il quale incarna la summa di tutti i poliziotti indisponenti e dal passato torbido mai visti al cinema, mentre il casting delle vittime risulta valido non tanto per la bravura degli interpreti, quanto per le facce interessanti che i realizzatori sono riusciti a scovare. Dopo quasi 20 anni, Saw II - La soluzione dell'enigma è ancora un thriller horror piacevole (passatemi il termine improprio) da guardare se vi piace il genere, basta approcciarsi con "leggerezza" e non farsi venire in mente di impelagarsi in questioni morali, che lo farebbero uscire con le ossa rotte da qualsiasi punto di vista.


Del regista e co-sceneggiatore Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Tobin Bell (Jigsaw / John), Shawnee Smith (Amanda) e Donnie Wahlberg (Eric Matthews) li trovate invece ai rispettivi link. 

Erik Knudsen interpreta Daniel Matthews. Canadese, ha partecipato a film come Scott Pilgrim vs. the World e Scream 4. Ha 35 anni. 


Dina Meyer interpreta Kerry. Americana, ha partecipato a film come Johnny Mnemonic, Dragonheart, Starship Troopers - Fanteria dello spazio, Bats, Saw - L'enigmista, Saw III - L'enigma senza fine, Saw IV - Il gioco continua, Piranha 3D e serie quali Beverly Hills 90210, Friends, Ally McBeal, Oltre i limiti, Six Feet Under, CSI - Miami, Detective Monk, Nip/Tuck, CSI - Scena del crimine, Criminal Minds e American Horror Story. Anche produttrice, ha 55 anni e un film in uscita. 

Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmista, Saw III - L'enigma senza fine, Saw IV - Il gioco continua, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI - Credi in lui, Saw 3D - Il capitolo finale, Saw: Legacy e l'orribile spin-off Spiral - L'eredità di Saw, di cui potete anche fare a meno. ENJOY!

domenica 19 luglio 2020

Dead Silence (2007)

Sono una cinefila delle balle e un horroromane della domenica, lo sapete, spesso arrivano a mancarmi le basi. Non avevo mai visto, per esempio, Dead Silence, diretto nel 2007 dal regista James Wan, e l'ho recuperato qualche tempo fa in TV.


Trama: dopo aver ricevuto un pacco anonimo contenente un burattino, la moglie di Jamie muore in circostanze misteriose. Rimasto vedovo, il ragazzo torna al suo paese natale, dove tenta di trovare delle risposte.



Un film come Dead Silence rischierebbe di farmi morire d'infarto sin dalla locandina, forse è questo il motivo per cui non mi ero mai accinta alla visione. Passato lo shock da locandina, rimane lo shock di vedere, per buona parte del metraggio del film, l'inquietante pupazzo Billy roteare gli occhi e girare la testa nei momenti meno opportuni, aggiungendo al fatto di essere già brutto come la morte (un perfetto compagno, in effetti, della bambolaccia Annabelle) quello di rischiare di essere semovente e persino parlante, ma tant'è: c'è chi trova gli horror stupidi perché "i  fantasmi non esistono", per le scene splatter irrealistiche, perché la gente va in cantina quando sa che la casa è stregata, io l'unica cosa che non concepisco è l'idea che qualcuno possa rimanere solo in casa con un pupazzo palesemente demoniaco. Ovviamente, la moglie di Jamie lo fa, la sconsiderata, e muore ma questa è solo la punta dell'iceberg dell'enigma scritto da Leigh Whannell e James Wan, all'interno del quale si intersecano misteriosi eventi di un violento passato che hanno per teatro una cittadina abbandonata o quasi, zeppa di luoghi storici tra il decadente e il gotico. Lì, tra teatri abbandonati, cimiteri inquietanti e obitori dove i proprietari si dilettano nella fotografia mortuaria, serpeggia la leggenda di Mary Shaw, burattinaia ventriloqua protagonista di una terrificante nursery rhyme che consiglia, a ragion veduta, di non urlare in sua presenza. Perché mai lo spettro di Mary Shaw abbia esteso le sue mire anche su un ragazzo che è scappato dalla squallida cittadina dov'è nato il mito bisognerà scoprirlo nel corso di Dead Silence, un film non esente dai cliché del genere ma divertente ed inquietante dall'inizio alla fine, complice il riuscitissimo personaggio del cinico poliziotto e, ovviamente, i terrificanti "figli" di Mary Shaw, maledetti burattini che cicciano fuori nei momenti più inaspettati.


Ma ciò che più colpisce di Dead Silence, al di là di una trama comunque "normale" per i canoni horror, è la bellezza della messa in scena e l'incredibile cura della regia. I titoli di testa e quelli di coda sono dei piccoli capolavori vintage, fatti di immagini e disegni inquietantissimi, ovviamente tutti a tema burattino, e sono la cornice ideale di un film che presenta almeno tre sequenze genuinamente terrificanti e perfettamente orchestrate; una, ovviamente, è quella della morte della moglie di Jamie, un'altra è il flashback ambientato nel teatro, all'interno della quale al divertimento del pubblico si aggiungono giochi di sguardi nei quali serpeggia un'inquietudine tangibile, e l'ultima è il finale, peraltro spettacolare e passabile di esecuzione capitale per chiunque venga in mente di spoilerarlo. Se i burattini di Mary Shaw e il trucco della vecchia sono necessariamente perfetti, questo vale anche per le scenografie, dal già citato teatro (ma quant'è bella l'idea di un teatro costruito su un isolotto appena fuori dalla città?) alla casa della famiglia Ashen, senza dimenticare i sotterranei dell'obitorio, dov'è ambientata un'altra bella sequenza ad alto tasso di tachicardia. Onestamente, l'unica cosa che non ho particolarmente apprezzato di Dead Silence sono gli attori ma è anche vero che ho guardato il film in italiano, passato in TV, e il doppiaggio del film utilizza buona parte del cast italiano de I Simpson, cosa che inficia parecchio la visione, con tutto il rispetto per chi è così efficace all'interno dell'adorata serie animata. Quindi, se possibile, vi consiglio di recuperarlo perché è l'ennesimo esempio della bravura della premiata ditta Wan/Whannell, ma cercatelo in lingua originale se potete!


Del regista James Wan ho già parlato QUI. Donnie Wahlberg (Det. Lipton) e Bob Gunton (Edward Ashen) li trovate invece ai rispettivi link.

martedì 4 ottobre 2011

Il sesto senso (1999) - Recensione

Sono sempre un po’ timorosa quando devo affrontare la recensione di un film che mi è piaciuto particolarmente, perché penso sempre che quello che scrivo non sia nemmeno lontanamente degno di parlare di qualcosa di bello. Quindi è questo lo stato d’animo con cui recensirò il bellissimo Il sesto senso, diretto nel 1999 dal regista M. Night Shyamalan.



Trama: Malcom Crowe è uno psichiatra infantile di fama riconosciuta, che si ritrova a dover aiutare il piccolo Cole, un ragazzino i cui problemi nascono dalla sua capacità di vedere i fantasmi.



Il sesto senso è senza ombra di dubbio l’unico film veramente bello girato dal sopravvalutatissimo regista Shyamalan (o Sciabadà. A me piace chiamarlo così). Quest’uomo ci ha fatto i miliardi speculando sull’unica, vera, interessante idea “ad effetto” che gli è venuta, e negli anni ha provato a ricreare qualcosa di simile, propinandoci uomini – supereroi, villaggi sperduti nei boschi, incurabili virus, persino ninfe acquatiche che compaiono nelle piscine altrui per scassare i cabasisi al prossimo. Il mio consiglio spassionato è quello di chiudere gli occhi di fronte a tanta immondizia e concentrarsi soltanto su Il sesto senso, facendo attenzione a che nessuno sia così bastardo da rivelarvi il finale se non lo avete mai visto. In tal caso, siete autorizzati a spedire l’eventuale chiacchierone di turno dritto dritto nelle schiere di fantasmi che il piccolo Cole dice di vedere.



Non mi sarà facile, quindi, recensire questo film senza scendere nei particolari e rimanendo molto vaga sulla trama. Facendola breve, Il sesto senso ha tutto. La sua sceneggiatura è un perfetto meccanismo ad orologeria, dove ogni singolo dettaglio, anche il più insignificante, acquista significato con il proseguire della storia e arricchisce il film di rinnovata bellezza anche dopo numerose visioni. Il colore rosso, le ferite di Cole, i silenzi, gli sguardi, sono tutti elementi che concorrono a svelare nuovi aspetti della vicenda e a creare contemporaneamente ulteriori misteri, aumentando incertezze ed inquietudine. Anche l’aspetto sovrannaturale de Il sesto senso è dosato con parsimoniosa furbizia. Gli spiriti dei morti incombono più come una presenza silenziosa o violenta, raramente si vedono perché il regista preferisce mostrarci gli effetti del loro passaggio e le reazioni che questo suscita su coloro che non li percepiscono. E quando i morti si mostrano sono sempre raccapriccianti e spaventosi, nonostante la loro intenzione sia semplicemente quella di comunicare; per questo non possiamo fare altro che rimanere terrorizzati assieme a Cole, un bimbo dalla situazione familiare disagiata, ulteriormente oppresso da quello che, più che un dono, è una maledizione.



Come avrete capito, quindi, l’aspetto umano è fondamentale per Il sesto senso. Ben lontano dall’essere un semplice horror, infatti, la pellicola è una riflessione sulla vita, sull’importanza dei legami familiari e sulla necessità di superare ed elaborare il lutto. Essenziale, quindi, la presenza di attori eccellenti. Se devo dire la verità, in questo film Bruce Willis è bravo e a tratti la sua interpretazione è toccante, ma viene completamente eclissato dalle performance di Haley Joel Osment e Toni Collette. Il primo regala un’interpretazione straordinaria, considerata anche la giovanissima età, riuscendo a passare dall’inquietante, al commovente, al divertente, persino all’irritante, senza mai risultare fasullo o irreale. E’ impossibile, infatti, non provare pena per il piccolo Cole o rabbia per la stupidità delle persone che lo circondano e che lo etichettano come mostro. Impossibile anche ignorare la forza che Toni Collette infonde al personaggio di Lynn, una madre single provata dalla vita con un figlio che vede soffrire senza riuscire ad intuirne il motivo, combattuta tra l’amore che prova per lui e la razionalità che le impedisce di capire i mille, inequivocabili segni lasciati dalle invisibili presenze che tormentano Cole. Rileggendo la recensione mi rendo conto di avere detto troppo. Fate come Cole, abbiate fiducia e guardate Il sesto senso, anche se avete paura di quel che potrete vedere. Non ve ne pentirete.

 

Di Bruce Willis, che interpreta il Dr. Crowe, ho già parlato qui, mentre un trafiletto su Toni Collette (che interpreta Lynn, la madre di Cole, ruolo che le è valso la nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista), lo trovate qua.

M. Night Shyamalan (vero nome Manoj Nelliyattu Shyamalan) è il regista della pellicola ed interpreta anche il dottore che visita Cole. Vorrei mettere agli atti il fatto che, pur detestandolo con forza, ho visto praticamente ogni suo film, e questo non depone a favore della mia sanità mentale. Indiano, è il responsabile (e sottolineo la parola responsabile) di film come Unbreakable – Il predestinato, Signs, The Village, Lady in The Water e E venne il giorno. Anche sceneggiatore e produttore (il già recensito Devil alla fine è completamente o quasi farina del suo sacco), ha 41 anni.



Haley Joel Osment interpreta Cole, ruolo che gli è valso la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Sicuramente l’attore prodigio più bravo della sua generazione, anche se di lui si sono ora un po’ perse le tracce, lo ricordo per film come Forrest Gump, Bogus l’amico immaginario, il lacrimevole Un sogno per il domani e A.I. Intelligenza artificiale. Ha inoltre doppiato La Bella e la Bestia: un magico Natale, un episodio dei Griffin e partecipato alle serie Walker Texas Ranger, Jarod il camaleonte e Ally McBeal. Americano, anche produttore, ha 23 anni e due film in uscita.



Olivia Williams interpreta la moglie di Malcom, Anna. Inglese, la ricordo per film come Rushmore, Peter Pan e X – Men – Conflitto finale, inoltre ha partecipato alle serie Friends e Dollhouse. Ha 43 anni e tre film in uscita.



Donnie Wahlberg interpreta Vincent. Americano, lo ricordo per film come l’orrendo L’acchiappasogni, Saw II – La soluzione dell’enigma, Saw III  - L’enigma senza fine e Saw IV. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni.  



Tra gli altri interpreti segnalo la partecipazione di Mischa Barton, la sgallettata protagonista dell’orrida serie televisiva The O.C., nei panni della piccola Kyra. Se Il sesto senso vi fosse piaciuto, vi consiglio di cercare e guardare l’altrettanto bello The Others. E ora... sdrammatizziamo! Non vi lascio al trailer del film, a quello di un oscuro capolavoro del thriller... Il sesto scemo.... ENJOY!!

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